Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 3 ottobre 2026

Altro documento, altra conferma: Prevost rivendica e rilancia l’indifferentismo di Abu Dhabi – Astana e lo connette al Vaticano II

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Altro documento, altra conferma: Prevost rivendica e rilancia l’indifferentismo di Abu Dhabi – Astana e lo connette al Vaticano II

Appena arrivata una nuova e non necessaria conferma della piena continuità di Prevost con le eterodossie vaticansecondiste in generale e bergogliane in particolare. Una continuità che su queste pagine raccontiamo dalla sera dell’elezione nel maggio 2025.

Dopo il documento Prendersi cura della nostra Casa comune: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario (nel quale Buddha era paragonato a San Francesco) [qui] ora è la volta della nota Un cammino di speranza – Sessant’anni di dialogo e di fratellanza interreligiosa alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra aetate (frutto del lavoro del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero per il Dialogo Interreligioso) [qui]. Al testo – pur nei gravi errori che propala – va riconosciuto il merito di ricondurre i problemi (presentati però come soluzioni) al Vaticano II. Testualmente al punto 1 si scrive: “la Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra aetate «sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane» apriva un nuovo capitolo nella storia dei rapporti tra cattolici, ebrei e credenti di altre fedi e tradizioni spirituali. Molto più di un semplice testo, essa segnava un cambiamento profondo nella comprensione e nell’espressione del rapporto della Chiesa con i credenti di altre religioni”.

Andiamo per colpi d’occhio, con citazioni puntuali. I commenti sono superflui.

Nota 75. Documento a firma di Papa Francesco e di Ahmad Al-Tayyeb sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune (Abu Dhabi, 4 febbraio 2019) [qui]; Dichiarazione finale del VII Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali (Nur-Sultan, 15 settembre 2022) [qui]; Dichiarazione congiunta di Istiqlal firmata da Papa Francesco e dal Grande imam Nasaruddin Umar (Giacarta, 5 settembre 2024)[qui]. Tutti questi testi testimoniano l’impegno continuo per la comprensione reciproca, la collaborazione concreta e la convivenza pacifica tra persone di diverse tradizioni religiose.

51. In questo senso, il dialogo interreligioso può diventare un’occasione per una più grande fedeltà all’amore universale di Dio, manifestato in Gesù Cristo. Trasforma le persone, le comunità e talvolta anche le strutture ecclesiali. Lungi dall’essere un tema marginale, esso è un luogo teologico, dove lo Spirito Santo vuole farsi sentire, attraverso l’incontro con l’altro.

54. Per giungere a tale traguardo, è necessario operare una vera trasformazione delle mentalità: abbandonare le logiche di difesa, di ostilità o di conquista, per adottare un atteggiamento aperto, benevolo, coraggioso. I modelli monolitici e isolati, che incoraggiano una visione chiusa della realtà, risultano sempre più inadeguati e in ultima analisi fonte di violenza e di sofferenza per i più deboli. La difesa indisponente della propria posizione e il proselitismo, come unica modalità di incontro con “l’altro”, non hanno ormai più senso in un mondo che somiglia sempre più a un villaggio globale interconnesso e in continuo fermento. Lo ricorda Papa Francesco nel 2019, all’università Chulalongkorn di Bangkok, davanti a responsabili religiosi buddisti, musulmani, indù, sikh e cristiani: «Sono finiti i tempi in cui la logica dell’insularità poteva predominare come concezione del tempo e dello spazio e imporsi come strumento valido per la risoluzione dei conflitti. Oggi è tempo di immaginare, con coraggio, la logica dell’incontro e del dialogo vicendevole come via, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio; e, in questa maniera, offrire un nuovo paradigma per la risoluzione dei conflitti, contribuire all’intesa tra le persone e alla salvaguardia del creato. Credo che in questo campo le religioni, così come le università, senza bisogno di rinunciare alle proprie caratteristiche peculiari e ai propri doni particolari, hanno molto da apportare e da offrire; tutto ciò che facciamo in questo senso è un passo significativo per garantire alle generazioni più giovani il loro diritto al futuro, e sarà anche un servizio alla giustizia e alla pace»

58. In un mondo al contempo profondamente interconnesso e frammentato, il messaggio di Nostra aetate rimane dunque di grande attualità. La fratellanza tra credenti di diverse tradizioni religiose non è un semplice ideale, ma un’esigenza morale, spirituale e sociale. Di fronte alle sfide contemporanee – estremismi religiosi, migrazioni globali, secolarizzazione, crisi ecologiche e sociali – le religioni sono chiamate a trasformare il mondo e la società perché siano espressioni fraterne della volontà di Dio. Questo impegno passa necessariamente attraverso una rinnovata educazione al dialogo, in particolare presso le giovani generazioni, per superare paure e pregiudizi e radicare una vera cultura dell’incontro. - Fonte

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