Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 31 maggio 2026

Monsignor Rey difende la Messa tradizionale e sottolinea l'aumento dei battesimi in Francia.

Nella nostra traduzione da Infovaticana

Monsignor Rey difende la Messa tradizionale
e sottolinea l'aumento dei battesimi in Francia.


Il vescovo emerito di Fréjus-Toulon, Dominique Rey, ha difeso la necessità di tenere le porte aperte ai cattolici legati alla liturgia tradizionale e ha avvertito che la Chiesa deve saper integrare i diversi carismi che rimangono fedeli alla dottrina cattolica.

In un'intervista con Advaticanum, Rey ha affrontato il tema della secolarizzazione in Francia, la situazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, le conseguenze della Traditionis custodes e i segnali di rinnovamento che cominciano a manifestarsi in una società profondamente scristianizzata.

31 maggio. Festa della Beata Vergine Maria Regina

La festa della Regalità di Maria Vergine nel calendario liturgico era prevista il 31 maggio, a conclusione del mese mariano per eccellenza. Fu istituita da Pio XII con la lettera Enciclica Ad caeli Reginam nel 1954. Oggi si celebra il 22 agosto; ma il calendario liturgico antiquior ce la ricorda oggi. E così concludiamo il mese a Lei dedicato.

Festa della Beata Vergine Maria Regina
Introitus
Gaudeamus omnes in Domino, diem festum celebrantes sub honore beatae Mariae Virginis Reginae: de cuius solemnitate gaudent Angeli, et collaudant Filium Dei.
Ps 44:2- Effundit cor meum verbum bonum: dico ego carmen meum Regi. 
~~  Glória  ~~ 
Gaudeamus omnes in Domino, diem festum celebrantes sub honore beatae Mariae Virginis Reginae: de cuius solemnitate gaudent Angeli, et collaudant Filium Dei.
Introito
Rallegriamoci tutti nel Signore celebrando questo giorno di festa in onore della Beata Vergine Maria Regina! Della sua festa gioiscono gli angeli, e insieme lodano il Figlio di Dio. 
Ps 44:2- Vibra nel mio cuore un ispirato pensiero, mentre al Sovrano canto il mio poema. 
~~  Gloria  ~~ 
Rallegriamoci tutti nel Signore celebrando questo giorno di festa in onore della Beata Vergine Maria Regina! Della sua festa gioiscono gli angeli, e insieme lodano il Figlio di Dio.

Che cosa è la regalità.
Analizzando le note fondamentali della regalità, per dimostrare poi la loro presenza in Cristo, fin dall’inizio della sua vita terrena, Bossuet definì, con una magnifica frase, la sua essenziale grandezza: « La regalità – disse – consiste nella forza di fare il bene del popolo che si domina; il nome di re è come il nome di un padre comune, di un universale benefattore ».
Questa è la regalità che Cristo rivendicò davanti a Pilato. Per farne meglio capire e onorare il carattere. Pio XI, al termine dell’Anno Giubilare del 1925, istituì la Festa della Regalità universale e sociale di Cristo ed esortò i fedeli a sottomettere a Cristo Re le loro intelligenze e le loro volontà, a consacrargli le famiglie, la patria, e tutta la società per poter ricevere da Lui, con più abbondanza, quelle grazie di cui sempre più abbiamo bisogno.

Domenica dopo Pentecoste/ Festa della Santissima Trinità

Riscopriamo approfondiamo e meditiamo i tesori della nostra fede secondo i ritmi dell'Anno liturgico. Qui il Simbolo Atanasiano.

Festa della Santissima Trinità

Intróitus
Tob. 12, 6 - Benedícta sit Sancta Trínitas, atque indivísa únitas: confitébimur ei, quia fecit nobíscum misericórdiam suam.
Ps. 8, 2 - Dómine, Dóminus noster, quam admirábile est nomen tuum in univérsa terra. Glória Patri…
Tob. 12, 5 - Benedícta sit Sancta Trínitas…
Introito
Tobia 12, 6 - Sia benedetta la Santa Trinità e indivisa Unità: glorifichiamola, perché ha fatto brillare in noi la sua misericordia.
Sal. 8, 2 - O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra. Gloria al Padre…
Tobia 12, 5 - Sia benedetta la Santa Trinità

Ragioni della festa e della sua tarda istituzione.

Abbiamo visto gli Apostoli nel giorno della Pentecoste ricevere lo Spirito Santo e, fedeli all'ordine del Maestro (Mt 28,19) partire subito per andare ad ammaestrare tutte le genti, e battezzare gli uomini nel nome della Santissima Trinità. Era dunque giusto che la solennità che ha per scopo di onorare il Dio unico in tre persone seguisse immediatamente quella della Pentecoste alla quale è unita da un misterioso legame. Tuttavia, solo dopo lunghi secoli essa è venuta a prender posto nell'Anno liturgico, che si va completando nel corso del tempo.

Tutti gli omaggi che la Liturgia rende a Dio hanno per oggetto la divina Trinità. I tempi sono per essa così come l'eternità; essa è l'ultimo termine di tutta la nostra religione. Ogni giorno ed ogni ora le appartengono. Le feste istituite per commemorare i misteri della nostra salvezza finiscono sempre ad essa. Quelle della Santissima Vergine e dei Santi sono altrettanti mezzi che ci guidano alla glorificazione del Signore unico nell'essenza e triplice nelle persone; quanto all'Ufficio divino della Domenica in particolare, esso offre ogni settimana l'espressione formulata in modo particolare, dell'adorazione e dell'omaggio verso questo mistero, fondamento di tutti gli altri e sorgente di ogni grazia.

sabato 30 maggio 2026

Domenica 31 Maggio a Tolentino

Domenica 31 Maggio 2026 ore 16,30
Tolentino, Chiesa del Sacro Cuore,
Centro Storico, via Corridoni, 16

SANTA MESSA CANTATA NEL
VENERABILISSIMO RITO ROMANO ANTICO

Recita del Santo Rosario e delle
Litanie Lauretane

Nell’Oratorio parrocchiale SANTE
CONFESSIONI FINO ALLE ORE 16,10 (due confessori)

Ore 16,15 ingresso in chiesa di Sua Eccellenza Péter Kveck, Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta accompagnato dal nostro cappellano don Alexandre Saphy.

Accoglienza dei rappresentanti delle confraternite dei “sacconi” di Tolentino (padroni di casa) di San Ginesio, di Recanati e di Ripatransone.

La Confraternita detta dei “sacconi” ed i fedeli della “messa in latino” di Tolentino desiderano ringraziare ancora una volta la Nazione Ungherese per avere nel 2016, provveduto all'immediato restauro antisismico della Chiesa del Sacro Cuore : evento unico del cratere del terremoto del Centro Italia.

“Magnifica humanitas” e il problema metafisico sottostante

Leone XIV era indubbiamente motivato da nobili intenzioni e da un sincero amore per la verità; nonostante ciò, a differenza di quelle di Leone XIII, il suo documento mostra la mancanza di un solido fondamento metafisico, che potrebbe ostacolare una corretta comprensione di problemi complessi come quelli posti dall'intelligenza artificiale. La riflessione di Roberto De Mattei.

"Magnifica humanitas" e il problema metafisico sottostante
Alcuni punti meritano una discussione.

La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, è stata presentata all’opinione pubblica mondiale il 25 maggio nell’aula nuova del Sinodo. Il Papa ha voluto dare all’evento un tono solenne, partecipando in persona alla presentazione, fiancheggiato da tre cardinali, due teologhe (una inglese e l’altra congolese) e da Christopher Olah il cofondatore (ateo) dell’azienda di intelligenza artificiale Anthropic. Magnifica humanitas è uscita il 25 maggio, ma porta la data del 15 maggio, lo stesso giorno in cui Leone XIII, pubblicò nel 1891 l’enciclica Rerum Novarum. Papa Gioacchino Pecci, 135 anni fa, dedicò la sua enciclica sociale alla rivoluzione industriale del suo tempo. Leone XIV ha voluto porre al centro della riflessione della Chiesa la rivoluzione digitale della nostra epoca, con particolare riguardo all’intelligenza artificiale (IA). Il ritorno della dottrina sociale della Chiesa, accantonata negli anni successivi al Concilio Vaticano II con l’eccezione della Centesimus Annus (1991) di Giovanni Paolo II, va certamente salutato con soddisfazione. Va ricordato però che la dottrina sociale della Chiesa è una parte integrante della teologia morale cattolica e questa, a sua volta, possiede un fondamento metafisico, poiché la morale si radica nell’ordine dell’essere. Come insegna san Tommaso d’Aquino, agere sequitur esse: l’agire deriva dall’essere; di conseguenza, l’ordine morale e sociale non può essere compreso indipendentemente dalla natura dell’uomo e dal suo fine ultimo (Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2). Per questo il padre Réginald Garrigou-Lagrange precisa che «i veri diritti dell’uomo derivano dai suoi doveri verso Dio» (Doctor Communis, 2-3 (1949), p. 158), sottolineando il principio metafisico della dottrina sociale della Chiesa.

Milano 2026, il Corpus Domini e il caso serio delle processioni

Il Vescovo di Milano sceglie di non far uscire dal Duomo la millenaria processione del Corpus Domini, da sempre la più importante e solenne manifestazione pubblica cristiana. Il profondo significato di questa processione è proprio la presenza salvifica del Corpo e Sangue si Gesù tra la gente ed ha un valore non simbolico ma reale. Il Vescovo motiva la sua scelta adducendo problemi di traffico e di confusione data dalla presenza numerosa dei turisti. Proprio questa dimensione, quella del Santissimo Corpo di Cristo, innanzi al quale, tutto diventa relativo, viene clamorosamente meno. Le piazze e le vie principali vengono bloccate per tutto e per tutti, dalle manifestazioni sindacali a quelle per rivendicazioni di tutti i tipi, dalle feste civili, dagli spettacoli, ai festeggiamenti per le vittorie sportive. È chiaro che qui si parla di una plateale rinuncia a manifestare la cristianità per non turbare quell'opinione pubblica per la quale bisogna sacrificare tutto, anche la propria essenza. La Chiesa moderna che si dice "in uscita" esce solo per curare i malati del corpo e i disagi materiali (cosa che riescono a fare - anche meglio- le organizzazioni caritative laiche) ma non esce più per l'annuncio della Fede, per portare agli uomini il Vero Medico e curatore dal quale promana tutto il bene del mondo. Forse non ci credono più nemmeno loro.

Milano 2026, il Corpus Domini e il caso serio delle processioni

Ho davanti a me un Rituale Romanum stampato a Venezia nel 1735, dalla tipografia Balleoniana. È un libro robusto, le pagine ingiallite ma ordinate. A pagina 169 si apre un capitolo intitolato semplicemente De Processionibus. Per quasi trenta pagine il vecchio libro non descrive soltanto parole da dire o riti da celebrare: descrive un modo di camminare. Chi precede, chi segue, che cosa si porta, che cosa si canta, come si ornano le strade, come si conclude il gesto.

L’inizio è una formula brevissima:

Procedamus in pace. In nomine Christi. Amen.

Procediamo nella pace. Nel nome di Cristo. Ogni processione del rito romano, dalla Purificazione alle Palme al Corpus Domini, comincia così. Non con un proclama, non con un’identità da affermare: con un invito a camminare nella pace.

Sfoglio fino a pagina 180. Lì il libro spiega come deve svolgersi la processione del Santissimo Sacramento nella solennità del Corpus Domini. Prima di tutto — è la rubrica più sorprendente — chiede che le strade attraversate siano decenter ornentur: parietes viarum… tapetibus, & aulaeis, & sacris imaginibus, non autem profanis, aut vanis figuris, seu indignis ornamentis. Le pareti delle vie, drappi, tappeti, immagini sacre. Non figure profane o vane.

Il libro presuppone una città. Una città in cui la strada può, per un giorno, diventare navata. In cui il passaggio del Sacramento e lo sguardo di chi lo riceve appartengono allo stesso gesto. È una presupposizione antropologica, prima ancora che liturgica.

L’ottava settimana: la sapienza dell’ottava di Pentecoste tradizionale

Ripropongo nell'ottica della ripetizione [vedi nota qui] per l'approfondimento. Oggi si conclude l'Ottava di Pentecoste. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement acquistiamo sempre più consapevolezza delle profondità spirituali inesorabilmente perdute con l'abolizione della stessa nel Novus riformatore. Delle usanze dimenticate dell'Ascensione abbiamo già parlato qui, mentre qui abbiamo ricordato le Quattro tempora di Pentecoste, anch'esse tra le pratiche abbandonate col Novus Ordo ma ancora vive nella Tradizione. Sulle variegate manipolazioni subite dai testi latini liturgici tradizionali utilizzati dagli artefici della Messa riformata, interessante trattazione generale qui - qui.

L’ottava settimana:
la sapienza dell’ottava di Pentecoste tradizionale 
Gregory Dipippo

Siamo molto grati a un monaco benedettino per aver condiviso con noi queste sagge osservazioni sull’importanza di celebrare l’ottava di Pentecoste.

Quando il Consiglio per l’attuazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia post-Vaticano II affrontò la questione del ciclo temporale, vale a dire la celebrazione annuale dei misteri della salvezza dall’Incarnazione all’invio dello Spirito Santo a Pentecoste, il suo principio fondamentale (come in tutti gli altri ambiti, secondo la prescrizione della Sacrosanctum Concilium) sembra essere stata la “semplificazione”, un processo che imporrebbe necessariamente una serie di soppressioni e accorciamenti. Se il cuore stesso dell’anno liturgico, la Settimana Santa e la Pasqua, è rimasto pressoché intatto all’interno del calendario, i tempi preparatori e conclusivi della celebrazione hanno registrato due significative perdite, vale a dire la Settuagesima e l’ottava di Pentecoste. Mentre il calendario tradizionale prepara la Quaresima con le due settimane e mezza di Settuagesima e chiude il periodo pasquale con un’ottava per la venuta dello Spirito Santo, i riformatori sembrano aver creduto di dover applicare alla lettera le parole di Sant’Agostino: “Celebriamo quaranta giorni di penitenza prima della Pasqua; con gioia però, avendo ricevuto la nostra ricompensa, cinquanta giorni dopo la Pasqua” (Tratto 17 su san Giovanni; questo testo si legge nel Breviario del venerdì di Quaresima).

venerdì 29 maggio 2026

La fine dei francescani mariani?

Nella nostra traduzione da Substack.com. Perché una fiorente comunità tradizionale non riusciva più a trovare una casa nella Chiesa della Gran Bretagna post-francescana. L'accaduto si riallaccia alla tanto dolorosa quanto inquietante vicenda dei Francescani dell'Immacolata, da noi seguita passo passo qui (nutrito archivio).

La fine dei francescani mariani?
Mark Lambert, 28 maggio

Lo scioglimento silenzioso dei Francescani Mariani segna la fine di uno degli apostolati cattolici tradizionali più intriganti e simbolicamente importanti emersi in Gran Bretagna durante il pontificato di Papa Francesco. Le dichiarazioni ufficiali rilasciate dalla comunità stessa, insieme alle successive dichiarazioni delle diocesi di Dunkeld e Portsmouth, sono sobrie, addolorate e improntate a un tono volutamente ecclesiale. Non vi sono accuse, denunce, né appelli all'indignazione di parte. Al contrario, si percepiscono gratitudine, obbedienza, preghiera e un inconfondibile senso di dolore.

Eppure, al di sotto di questa apparente moderazione si cela una storia profonda sullo stato della Chiesa nel cattolicesimo post-francescano e sulla cultura ecclesiale sempre più frammentata che ora caratterizza la vita diocesana stessa.

Magnifica humanitas: la sfida dell’ordine mondiale nell’era dell’algoritmo

Manca ancora la mia lettura attenta, che richiede tempo e ponderatezza: la materia è complessa, le implicazioni tecniche, geopolitiche, morali, teologiche sono molteplici e interconnesse. 
Quella che segue è una robusta analisi che, tra le diverse implicazioni, evidenzia la chiave geopolitica oltre che teologica del documento sulla governance globale dell’intelligenza artificiale e della potenza tecnica. La sottolineata geopolitica della dignità diventa una questione di giustizia internazionale, non solo di morale individuale. Il Papa chiede che si passi da una interdipendenza subita a una solidarietà scelta.
L'impressione che ne ricavo sul piano generale è che, nell'offerta cornice di principi per negoziare il nuovo patto tra potenza e limite, prevale l'umanesimo e manca la metafisica. Penso all'incipit del documento — confortevole su Cristo Signore e l'Incarnazione — che, però, sfocia immediatamente nel coinvolgimento globale secondo l' "attitudine al dialogo come parte integrante della vocazione della Chiesa, perché essa, costituita «in Cristo, in qualche modo il sacramento […] dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» [Gaudium et Spes, 22 vedi]. E mi sorprende la scomoda possibilità perfino di un deficit del cristianesimo conciliare, così abile nel preservare il linguaggio della fede, pur abbassandone velatamente le aspettative. Qui trovate l'indice degli articoli dedicati.  (Maria Guarini)

Magnifica humanitas: la sfida dell’ordine mondiale nell’era dell’algoritmo
di Gianni Lattanzio

Con Magnifica Humanitas, Leone XIV entra sulla scena internazionale non solo come capo spirituale, ma come interlocutore strutturale del dibattito sulla governance globale dell’intelligenza artificiale e della potenza tecnica. L’enciclica non è un pronunciamento settoriale sulla tecnologia, ma un testo che ambisce a ridefinire i parametri entro cui leggere i rapporti di forza, le istituzioni multilaterali e le derive conflittuali del sistema internazionale nel tempo dell’IA.

La scelta di firmare il documento nel 135° anniversario della Rerum novarum è in sé un gesto politico. Come Leone XIII osò affrontare il cuore della “questione sociale” nel pieno della rivoluzione industriale, così Leone XIV comprende che la “questione algoritmica” non è un capitolo aggiuntivo dell’agenda digitale, ma il luogo in cui si decidono oggi sovranità effettive, redistribuzione del potere, inclusione o esclusione di interi popoli dalle opportunità del progresso. L’analogia non è retorica: segnala la volontà di dotare la Chiesa, e più ampiamente la comunità internazionale, di un quadro concettuale per affrontare una quarta rivoluzione industriale che rischia di consolidare nuove asimmetrie strutturali tra Nord e Sud del mondo, tra centri di calcolo e periferie dei dati.

Il problema islamico è presente anche da noi

E c'era chi si lamentava delle campane... E purtroppo è solo un aspetto: c'è un marea montante. Vedi indice articoli sull'argomento.

Il problema islamico è presente anche da noi

A Genova la sveglia la punta il muezzin. Nel quartiere Cornigliano l'adhān risuona cinque volte al giorno. Telenord lo ha filmato. I residenti lo subiscono. La politica finge di non sentire.

"Pregare è meglio che dormire." È la formula del fajr, la preghiera islamica dell'alba che d'estate in Italia cade prima delle quattro di mattina.

Non viene sussurrata a porte chiuse. Attraversa i muri, entra nelle camere di chi non l'ha scelta, sveglia chi l'indomani lavora.

E non proviene da moschee riconosciute, in tutta Italia se ne contano dieci, ma da garage, capannoni, ex supermercati, appartamenti, che i Comuni chiamano "centri culturali" per non doverli chiudere.
Genova non è un'eccezione. È la regola. Gli esempi si moltiplicano più velocemente della capacità di raccontarli.

giovedì 28 maggio 2026

Giovedì della Pentecoste. Lo Spirito Santo e l'insegnamento della verità

Siamo ancora nell'Ottava di Pentecoste. Acquistiamo sempre più consapevolezza delle profondità spirituali inesorabilmente perdute con la sua abolizione nel Novus riformatore. È un testo lungo e importante; val la pena spendervi il tempo per meditarlo.

Giovedì della Pentecoste.
Lo Spirito Santo e l'insegnamento della verità


Lo Spirito Santo che tiene uniti in un «tutto» unico i membri della Santa Chiesa, perché unico è egli stesso, non è stato inviato solamente per assicurare l’unità inviolabile della Sposa di Cristo. Questa Sposa di un Dio che si è chiamato da se medesimo la Verità (Gv. 14, 6), ha bisogno di essere nella verità, e non può essere accessibile all’errore. Gesù le ha affidato la sua dottrina, e l’ha istruita nella persona dei suoi Apostoli. « Vi ho manifestato tutto quello che ho sentito dal Padre» (ibid. 15, 15). Ma come potrà questa Chiesa, lasciata all’umana debolezza, conservare attraverso i secoli senza miscugli e senza alterazioni, quella parola che Gesù non ha scritto, quella verità che da sì in alto è venuto a portare sulla terra? L’esperienza prova che tutto si altera quaggiù, che i testi scritti sono soggetti a false interpretazioni, e che le tradizioni, che non sono scritte, diventano irriconoscibili nel corso degli anni.

Humanitas?

Una visione di massima di Martino Mora della prima enciclica di Leone XIV. Occorre leggerla con attenzione prima di un'analisi più accurata. Vedi anche un pensiero di seguito. Qui l'indice di quanto osservato finora.

Humanitas?

Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Francis Prevost, critica giustamente alcune attuali derive tecno-capitaliste anticristiane a antiumane. Ma nonostante tutto offre un’analisi spuntata e scarsamente incisiva. Ci sono ovviamente i riferimenti d’obbligo a Dio e a suo Figlio, ma l’impostazione di Prevost é chiaramente antropocentrica.

Essa contrappone, per semplificare al massimo, l’umanesimo (buono) al transumanesimo (cattivo).
Quindi la modernità (buona )alla postmodernità e alle sue derive (potenzialmente cattive).

Exitus et Reditus: il fondamento di tutta la letteratura?

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge

Exitus et Reditus: il fondamento di tutta la letteratura?
«Rimase solo un uomo, / che ancora desiderava la sua casa, sua moglie, il suo riposo.»

Martedì abbiamo approfondito la storia della scala di Giacobbe [qui] e il suo significato nell'esegesi medievale. Il saggio includeva la seguente immagine:

Un lettore attento ha osservato che la narrazione scritturale del sogno di Giacobbe sembra richiamare il concetto di exitus et reditus, espressione latina che significa "partenza (o processione, un'uscita) e ritorno". Tale concetto è enfatizzato nell'immagine con le due scale, poiché possiamo facilmente immaginare gli angeli partire dal cielo attraverso la scala discendente, compiere sulla terra la missione per cui sono stati inviati, per poi tornare in cielo attraverso la scala ascendente. È interessante notare che la narrazione non esclude questa interpretazione ciclica dei movimenti angelici.
E [Giacobbe] sognò: ecco una scala appoggiata sulla terra, la cui cima giungeva fino al cielo; ed ecco gli angeli di Dio che salivano e scendevano per essa. Ed ecco, il Signore stava sopra di essa.

Sette fortunati: le 'Opere di misericordia' di Caravaggio

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing una vibrante sottolineatura di un'opera di Caravaggio (noto come il maestro della luce) "tenebrosa". In effetti, questo aspetto è molto presente. Ma i particolari, analizzati uno per uno, appaiono in tutta la loro drammaticità, proprio irrorati dalla luce, utilizzata sapientemente come elemento narrativo capace di squarciare l'oscurità e rendere visibile tutta la crudezza della realtà rappresentata. Precedenti su Caravaggio qui - qui.

Sette fortunati: le 'Opere di misericordia' di Caravaggio

Le sette Opere di misericordia Caravaggio, c. 1607 [Pio Monte della Misericordia, Napoli]
(ingrandire l'immagine per meglio studiarla nei dettagli)

Innanzitutto, esaminiamo le opere di misericordia corporali, che sono sette:
  1. Dare da mangiare agli affamati
  2. Dare da bere agli assetati 
  3. Vestire gli ignudi 
  4. Dare riparo ai senzatetto 
  5. Visitare i malati 
  6. Visitare i carcerati 
  7. Seppellire i morti
C'è una chiesa a Napoli, in Italia, dedicata a loro. E la sua fondazione è una storia bellissima.

Nel 1601, sette (quanto appropriato) giovani nobili napoletani, tutti tra i venti e i trent'anni, si unirono per fondare il Pio Monte della Misericordia. Ogni venerdì si riunivano presso l'Ospedale degli Incurabili per assistere i malati. Decisero poi di dare un significato più profondo al loro impegno fondando il Monte e, al suo interno, una chiesa. L'istituzione caritatevole e la chiesa esistono ancora oggi; l'ospedale, invece, non esiste più.

mercoledì 27 maggio 2026

Veni Creator Spiritus

Veni Creator Spiritus
, in italiano Vieni Spirito Creatore, è un inno liturgico dedicato allo Spirito Santo ed attribuito a Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza, vissuto nel IX secolo.
È stato musicato da numerosi autori di musica polifonica, classica e contemporanea.
Ma la versione più conosciuta è quella gregoriana (qui per l'ascolto).
Viene regolarmente cantato nell'ufficio delle Lodi e dei Vespri della festa di Pentecoste e viene spesso accostato alla sequenza Veni Sancte Spiritus.
Oltre che a Pentecoste, viene anche cantato in particolari avvenimenti solenni, quali la messa del primo giorno dell'anno, durante il rito di canonizzazione o di ordinazione episcopale, in occasione di concili e sinodi, e, in aggiunta, viene intonato nella Cappella Sistina dai cardinali immediatamente prima dell'inizio del conclave.
L'inno fu inoltre arrangiato e musicato da Gustav Mahler, che lo utilizzò per la prima parte della sua Sinfonia n. 8.

In Illo Tempore: Domenica di Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta  circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente qui. Già il primo periodo ci ricorda molte cose e l'ottava di Pentecoste rende la meditazione più densa.

In Illo Tempore: Domenica di Pentecoste 
P. John Zuhlsdorf – 24 maggio 2026

Fra tutti i tesori della sacra liturgia della Santa Chiesa Cattolica Romana, la Pentecoste è certamente uno dei più ricchi, forse il più ricco, specialmente così come ci è giunta nel Vetus Ordo. La Pasqua ha la sua Veglia con la benedizione dell’acqua battesimale, la sua ottava, le sue aggiunte al Canone Romano. La Pentecoste, rispecchiando la Pasqua come una sorta di Pasqua dello Spirito Santo, ha una propria Veglia il sabato [qui] con la benedizione dell’acqua battesimale, poiché coloro che non avevano ricevuto il sacramento fondamentale a Pasqua potevano essere battezzati e cresimati. Ha un’Ottava durante la quale la Chiesa canta la straordinaria Sequenza Veni Sancte Spiritus [qui]. Ha inserzioni proprie nel Canone Romano, il Communicantes [qui] e l’Hanc igitur [qui]. Contiene, entro la sua ottava, le Quattro Tempora di primavera [qui] il mercoledì, il venerdì e il sabato. In altre parole, la Pentecoste possedeva un peso liturgico, uno spessore, una consistenza.

Indice degli articoli sulla 'Magnifica humanitas'

Indice degli articoli sulla 'Magnifica humanitas'


La Casa Generalizia annuncia i nomi dei futuri vescovi

Resi noti i nomi dei sacerdoti della FSSPX che riceveranno la consacrazione episcopale.
La Casa Generalizia annuncia i nomi dei futuri vescovi
26 Maggio 2026

COMUNICATO DELLA CASA GENERALIZIA

In questa ottava di Pentecoste, don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha la gioia di annunciare i nomi dei sacerdoti della Fraternità scelti per ricevere la consacrazione episcopale il prossimo 1º luglio a Écône.

In uno spirito di rispetto verso l’autorità suprema della Chiesa universale, i dossier di questi sacerdoti sono stati presentati al Santo Padre, accompagnati da alcune spiegazioni necessarie per una corretta comprensione di questa iniziativa, nel contesto molto particolare ed eccezionale di queste consacrazioni episcopali.

I quattro sacerdoti sono:
  • Reverendo don Pascal Schreiber, di nazionalità svizzera;
  • Reverendo don Michael Goldade, di nazionalità statunitense;
  • Reverendo don Michel Poinsinet de Sivry, di nazionalità francese;
  • Reverendo don Marc Hanappier, di nazionalità francese.

martedì 26 maggio 2026

Card. Burke a Chartres: «Non cediamo allo scoraggiamento né alla disperazione»

Dopo una breve introduzione trovate il testo integrale dell'Omelia pronunciata nella messa pontificale di chiusura del pellegrinaggio di Pentecoste Parigi-Chartres 2026.

Card. Burke a Chartres:
«Non cediamo allo scoraggiamento né alla disperazione»


Il pellegrinaggio di Notre-Dame de Chrétienté si è concluso questo lunedì di Pentecoste a Chartres con una solenne messa pontificale celebrata dal cardinale Raymond Leo Burke secondo il rito romano tradizionale. Davanti a circa 20.000 pellegrini giunti da diversi Paesi, il porporato americano ha pronunciato un’omelia caratterizzata dall’appello alla fedeltà, alla perseveranza e alla difesa della tradizione cattolica in mezzo alla crisi spirituale contemporanea.

Il pellegrinaggio Parigi-Chartres, ormai diventato uno dei grandi simboli della rinascita del cattolicesimo tradizionale tra i giovani europei, ha battuto anche quest’anno nuovi record di partecipazione. In un contesto segnato dalle restrizioni al rito antico dopo Traditionis Custodes, il fenomeno continua a crescere e attira sempre più giovani lontani dalla Chiesa, famiglie numerose e convertiti.

Mistica del tempo dopo la Pentecoste

Ci riappropriamo dei tesori della nostra Chiesa attraverso i testi che illustrano le ricchezze inesauribili dell'Anno Liturgico, la cui ripetizione è salutare per l'interiorizzazione sempre ulteriore dei miseri salvifici della nostra Fede. Vedi anche  Storia del tempo dopo la Pentecoste qui ; Pratica del Tempo dopo la Pentecoste qui

Tempo dopo la Pentecoste

Capitolo II


Mistica del Tempo
dopo la Pentecoste


Scopo di questo periodo.
Per comprendere bene l'intento e l'importanza di questa stagione dell'Anno liturgico alla quale siamo giunti, è necessario rendersi conto di tutta la serie dei misteri che la santa Chiesa ha celebrati dinanzi a noi e con noi. La celebrazione di questi misteri non è stata un vano spettacolo posto sotto i nostri occhi. Essi hanno apportato con sé ciascuno una grazia speciale che produceva nelle anime nostre ciò che significavano i riti della Liturgia. A Natale, Cristo nasceva in noi; nel tempo della Passione, ci incorporava alle sue sofferenze e ai suoi meriti; nella Pasqua, ci comunicava la sua vita gloriosa; nell'Ascensione, ci trascinava al suo seguito fino al cielo; in una parola, per usare l'espressione dell'Apostolo, "Cristo si formava in noi" (Gal 4,19).

Oggi è lo stesso Vaticano II che condanna Roma piuttosto che la FSSPX

Nella nostra traduzione da Remnant.
Chi aderisce realmente di più agli insegnamenti del Concilio Vaticano II: la Fraternità Sacerdotale San Pio X o il Vaticano attuale? Il che dimostra quanto la famigerata 'pastorale' applicata ad libitum abbia operato cambiamenti oltre ogni previsione... Attingendo ampiamente ai testi stessi del Concilio Vaticano II, questa analisi esplosiva sostiene che Roma oggi contraddice molti degli insegnamenti ortodossi che i Padri conciliari conservatori si sono battuti per preservare. Il Vaticano II viene costantemente trasformato in arma contro la SSPX, ma se il Concilio stesso condannasse più di ciò che Roma stessa promuove oggi? Dalla soppressione del latino e del falso ecumenismo al compromesso morale e all'ambiguità dottrinale, l'articolo che segue dimostra come il Vaticano moderno contraddice anche gli insegnamenti ortodossi del Vaticano II molto più di quanto faccia la SSPX. Attingendo direttamente da Dei Verbum, Lumen Gentium, Gaudium et Spes e altro ancora, questo è un caso devastante per cui l'arcivescovo Lefebvre credeva che la vera crisi fosse dentro Roma stessa. 
N.B. Ho inserito alcune chiose riferite a distorsioni non rilevate perché l'accento è sulle concordanze. 

Oggi è lo stesso Vaticano II
che condanna Roma piuttosto che la FSSPX


Uno dei passaggi più interessanti del libro dell'arcivescovo Marcel Lefebvre, "Lo hanno detronizzato", è la sua descrizione del modo in cui furono redatti i documenti del Concilio Vaticano II. Dopo aver discusso gli sforzi dei Padri conciliari conservatori per aggiungere passaggi ortodossi ai documenti conciliari al fine di controbilanciare le affermazioni liberali, egli scrive degli sforzi dei liberali per promuovere le loro idee eterodosse:
«Ma la cosa fastidiosa è che gli stessi liberali mettevano in pratica questo sistema nel testo degli schemi: affermare un errore, un'ambiguità o un orientamento pericoloso, e subito dopo o prima, un'affermazione nella direzione opposta, intesa a tranquillizzare i Padri conciliari conservatori.» (p. 168)
Chi ha studiato i documenti del Concilio Vaticano II può notare la tensione tra posizioni liberali e conservatrici in molti di essi, poiché vi è stato scarso sforzo reale per armonizzare i punti di vista opposti in un testo coerente. Ma per coloro che hanno meno familiarità con i documenti conciliari, potrebbe essere utile considerare come si svolgerebbe questo stesso processo di redazione in un'ipotetica dichiarazione sulla matematica di base (piuttosto che sulla teologia cattolica):

Covadonga tornerà a riunire centinaia di pellegrini nel VI Pellegrinaggio di Nostra Signora della Cristianità

Alcuni precedenti a partire da qui - qui. Qui il video dello scorso anno.
Covadonga tornerà a riunire centinaia di pellegrini
nel VI Pellegrinaggio di Nostra Signora della Cristianità

Iscrizioni aperte dal 15 maggio al 15 luglio

Covadonga sarà nuovamente la meta di centinaia di pellegrini che intraprenderanno la marcia il prossimo 25 luglio dalla Cattedrale di Oviedo, in quella che sarà già il VI Pellegrinaggio Nuestra Señora de la Cristiandad – España.

Questo modello di pellegrinaggio è ispirato alla tradizionale Pellegrinaggio de Pentecoste da Parígi a Chartres (Notre-Dame de Chrétienté) [vedi], con più di 40 anni di storia e che quest’anno conterà circa 20.000 pellegrini. Negli ultimi anni diversi paesi hanno avviato iniziative simili: Argentina (2010), Spagna (2021), Regno Unito, Portogallo (2025) e Italia (2026)

La scelta di Covadonga come meta del cammino non è casuale. Lì dove iniziò la Reconquista di Spagna con l’aiuto della Santissima Vergine, si cerca di iniziare una reconquista spirituale della nostra patria, con l’obiettivo della restaurazione dell’ordine sociale cristiano.

Questo evento —spiegano gli organizzatori— ha un carattere penitenziale, segnato dalla sua stessa natura: quasi 100 km a piedi percorsi in tre giorni, dormendo in tende e senza accesso a comodità. Il pellegrino sa che non va in vacanza, ma a offrire queste sofferenze —e anche le gioie— per la Chiesa, specialmente nella persona del Santo Padre, e per la Spagna.

lunedì 25 maggio 2026

Chartres, ventimila giovani in cammino

Precedenti di quest'anno quiqui. Ma c'è di più: vedi di seguito. Qui video della diretta della Messa di conclusione dalla Cattedrale di Chartres (vedi ultime foto).

Chartres, ventimila giovani in cammino: il pellegrinaggio tradizionale che parla all’Europa scristianizzata, basato su tre pilastri: tradizione, cristianità e missione. La liturgia è celebrata secondo il rito romano antiquior
I pellegrini sono organizzati in capitoli di circa quaranta persone, ciascuno con il nome di un santo o di un beato e legato a una regione con i propri capi laici, un cappellano, meditazioni, i canti, il rosario.
Gli adulti percorrono l'intero tragitto di cento chilometri, mentre famiglie, adolescenti, bambini e pellegrini con disabilità seguono itinerari adattati. Quest'anno è stata introdotta anche una novità: la «Route de Jérusalem», un percorso ridotto a meno di 70 chilometri, con ritmo più lento, destinato a persone anziane, fragili o a chi desidera scoprire gradualmente il pellegrinaggio.
Guardate in questo video come distribuiscono la Comunione. E di seguito alcune foto nuove e quelle della Messa di Pentecoste (qui il video su Youtube).


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Quasi 50.000 pellegrini sulle strade della Francia in questo fine settimana

In questo lungo fine settimana di Pentecoste, dal 23 al 25 maggio, lo Spirito Santo soffia sulla Francia! 20.000 pellegrini in cammino verso Chartres, 17.000 militari in pellegrinaggio a Lourdes, 12.000 ragazzi delle scuole medie riuniti al FRAT…
Le cifre quasi fanno girare la testa se si immaginano tutte queste anime in preghiera sulle strade della Francia tra venerdì 22 e lunedì 25 maggio. Quasi 20.000 pellegrini sono in marcia da Parigi a Chartres, 17.000 militari provenienti da tutto il mondo sono riuniti in pellegrinaggio a Lourdes e 12.000 ragazzi dell’Île-de-France si ritrovano al FRAT a Jambville, nelle Yvelines. Il soffio dello Spirito è forte, molto forte, in questa Pentecoste 2026!
Tutte le età, tutti i profili, tutte le sensibilità, ma un unico Dio verso il quale tutti questi pellegrini si rivolgono, per un fine settimana di preghiera, di incontro e di rafforzamento della fede.
La preghiera e l’interiorità sono proprio ciò che molti giovani cercano, ed è ciò che il FRAT propone dando sempre più spazio, negli ultimi anni, a momenti di silenzio e di adorazione.
L’unità e l’universalità della Chiesa si vivranno concretamente la sera della domenica di Pentecoste, durante un momento di adorazione del Santissimo Sacramento proposto nello stesso momento sia ai pellegrini di Chartres sia a quelli del FRAT, con la recita simultanea del Padre Nostro, “affinché ciascuno preghi per le intenzioni degli altri”.
Quanto ai 17.000 militari riuniti a Lourdes per il 66° Pellegrinaggio Militare Internazionale (PMI), essi pregheranno Maria, Regina della Pace, per essere “sentinelle della pace”, in un tempo in cui il mondo appare particolarmente diviso.
Con quasi 50.000 pellegrini sulle strade della Francia in questo fine settimana, lo Spirito Santo offre una bellissima testimonianza di ciò che significa la speranza.

La vera Pentecoste e il Sacramento della Confermazione

La vera Pentecoste e il Sacramento della Confermazione 
Perché non vediamo più segni straordinari?
Robert Lazu Kmita, 22 maggio

Lettera miniata S (per Spiritus Domini ) dal Messale di Sherbrooke: Aberystwyth, Biblioteca Nazionale del Galles, ca. 1310-1320, raffigurante la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli a Pentecoste. 

La testimonianza delle Sacre Scritture
Il Vangelo secondo Giovanni riporta gli insegnamenti del nostro Salvatore Gesù Cristo pronunciati nella notte prima della sua passione e crocifissione. In questo contesto, emerge ripetutamente l'idea dell'invio di un Consolatore, la terza persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo. Ciò che ci consola veramente è la consapevolezza che Egli, il Paraclito, sarà con i fedeli fino alla fine dei tempi. Ecco come lo esprime lo stesso Salvatore:

"L'antica liturgia non cerca di compiacere i tempi, ed è per questo che i tempi vi ritornano."

Nella nostra traduzione da La CroixPer Philippe Darantière, presidente dell'associazione Notre-Dame-de-Chrétienté, che organizza il pellegrinaggio di Chartres, la liturgia si incarna e permette all'anima di elevarsi con il corpo. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

"L'antica liturgia non cerca di compiacere i tempi,
ed è per questo che i tempi vi ritornano."


Alla vigilia del pellegrinaggio di Chartres organizzato da Notre-Dame-de-Chrétienté, il presidente dell'associazione riflette sul fascino che la liturgia tradizionale esercita sulle giovani generazioni di cattolici. Per Philippe Darantière, in un mondo saturo di strutture orizzontali, la verticalità dei riti ancestrali si distingue e libera.

Scrivendo il 18 marzo 2026 a nome di Papa Leone XIV ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes, il cardinale Parolin ha sottolineato "la crescita delle comunità legate al Vetus Ordo". Il fatto è innegabile: la liturgia tradizionale attrae le persone, e attrae i giovani. Questa Pentecoste, 20.000 persone partecipano al pellegrinaggio tradizionalista da Parigi a Chartres, con un'età media di 22 anni e un aumento medio dell'8% delle presenze negli ultimi dieci anni. Come si spiega tutto ciò?

domenica 24 maggio 2026

Mons. Viganò /Beata gens Omelia nella Domenica di Pentecoste

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Beata gens
Omelia nella Domenica di Pentecoste

Beata gens, cujus est Dominus Deus ejus
Beata la nazione di cui Dio è il Signore.
Ps 32, 12
La Santa Chiesa si gloria di celebrare oggi l’evento storico della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima, cinquanta giorni dopo la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il grado di questa festa è pari a quello della Santa Pasqua, e nella vigilia di questo giorno benedetto – secondo i riti precedenti l’infausta riforma della Settimana Santa ad opera di Annibale Bugnini – si celebra proprio, come per il Sabato Santo, una Veglia con il canto delle Profezie e una identica liturgia battesimale. Il Cero pasquale riappare durante questa notte di grazia, simbolo del Verbo Incarnato, Luce del mondo (Gv 8, 12). E nel rigoglio del mese di Maggio, Pentecoste era detta Pasqua delle rose, perché i loro petali vermigli richiamano le fiammelle che scesero su ciascuno dei centoventi discepoli radunati nel Cenacolo. Celebriamo dunque lo Spirito Santo; il Paraclito, il divino Consigliere dell’anima; il Signore Vivificante, che dà la vita, il soffio vitale – πνεῦμα, in greco. La Terza Persona della Santissima ed Individua Trinità: quell’Amore divino che spira tra il Padre e il Figlio in modo così sublime da essere Dio anch’Esso, Qui ex Patre Filioque procedit, il Quale procede dal Padre e dal Figlio. Questo Amore, fratelli carissimi, è Dio. Deus caritas est, dice San Giovanni (1Gv 4, 16). Dio è carità, Dio è amore; e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Un Amore che essendo divino non può non volerSi comunicare. Non può non voler dare la vita. Non può non creare, redimere e santificare. Perché in Dio l’Amore — la Carità — è la Sua stessa essenza. Una Carità che è fondata nella Verità, come nella fiamma il calore e la luce sono distinti ma provenienti dallo stesso fuoco.

Shavuot e Pentecoste /Due feste, il fuoco

Riprendo il testo che segue, per coloro cui può interessare, da un mio vecchio lavoro sulle radici ebraiche del cristianesimo. L'importanza non sta tanto nel conoscere certi dettagli per sapere da dove veniamo quanto nel meditarli per approfondire la nostra vita vissuta e offerta secondo la volontà del Signore.

Shavuot e Pentecoste /Due feste, il fuoco

Ieri era il secondo e ultimo giorno di Shavuʿot, la festa ebraica delle settimane, e con il tramonto, la festa si è conclusa e il mondo cristiano è entrato nella domenica di Pentecoste. La coincidenza non è casuale. È strutturale, antica e merita una riflessione.

Le radici ebraiche del cristianesimo sono riconoscibili anche nella strettissima corrispondenza tra la festa di Pentecoste ebraica (Shavuot), dove si ricorda il dono della Legge, e la Pentecoste cristiana, in cui — cinquanta giorni dopo la Pasqua — celebriamo la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa radunata nel cenacolo.

Il conteggio — noto come סְפִירַת הָעֹמֶר (sefirat ha-ʿomer), il Conteggio dell'Omer(1) — è un atto di anticipazione, un ponte liturgico tra liberazione e alleanza.

Il santo giorno della Pentecoste

Da queste meditazioni domenicali cogliamo l'occasione per approfondire o anche per conoscere i tesori della nostra Fede. L'Ordinario della Messa è consultabile o scaricabile qui. Il Proprio della Messa qui. Precedente qui.

Il Santo giorno della Pentecoste

Intróitus
Sap. 1, 7 - Spíritus Dómini replévit orbem terrárum, allelúia: et hoc quod cóntinet ómnia, sciéntiam habet vocis, allelúia, allelúia, allelúia. Ps. 67, 2 - Exsúrgat Deus, et dissipéntur inimíci eius: et fúgiant, qui odérunt eum, a fácie eius. Glória Patri… Sap. 1, 7 - Spíritus Dómini…
Introito
Sap. 1, 7 - Lo Spirito del Signore riempie l’universo, allelúia: e abbraccia tutto, e ha conoscenza di ogni voce, allelúia, allelúia, allelúia. Sal. 67, 2 - Sorga il Signore, e siano dispersi i suoi nemici: e coloro che lo òdiano fuggano dal suo cospetto. Gloria al Padre… Sap. 1, 7 - Lo Spirito del Signore…

La venuta dello Spirito Santo
La grande giornata che compie l'opera divina sull'umanità, riluce finalmente sul mondo. "I giorni della Pentecoste, ci dice san Luca, sono compiuti" (At 2,1). Dopo la Pasqua noi abbiamo visto trascorrere sette settimane; ed ecco il giorno che ne segue e porta il numero misterioso di cinquanta. Oggi è la domenica consacrata dai ricordi della creazione della luce e della Risurrezione di Cristo; ora le dovrà essere imposto il suo ultimo carattere e riceverne "la pienezza di Dio".

La Pentecoste ebraica.
Già durante il regno delle figure il Signore marcò la gloria futura del cinquantesimo giorno. Israele aveva compiuto, sotto gli auspici dell'Agnello Pasquale, il suo passaggio attraverso le acque del mar Rosso. Sette settimane erano trascorse nel deserto che doveva condurre nella terra promessa, ed il giorno che le seguì, fu quello in cui si suggellò l'alleanza tra Dio e il suo popolo. La Pentecoste (il cinquantesimo giorno) fu segnata dalla promulgazione dei dieci comandamenti della Legge divina, e questo grande ricordo restò in Israele, insieme alla commemorazione annuale di tale avvenimento. Ma, come la Pasqua, la Pentecoste era profetica: vi doveva essere una seconda Pentecoste, per tutti i popoli, come vi fu una seconda Pasqua per il riscatto del genere umano. Al Figlio di Dio, vincitore della morte, la Pasqua con tutti i suoi trionfi; allo Spirito Santo la Pentecoste, che lo vede entrare come legislatore nel mondo, posto ormai sotto la sua legge.

sabato 23 maggio 2026

Pellegrinaggio Parigi-Chartres 2026/Inizio

Pellegrinaggio in rito romano antiquior. Questa mattina, la Messa di apertura del pellegrinaggio di Chartres è stata celebrata a Saint-Sulpice, la seconda chiesa più grande di Parigi. Circa 20.000 pellegrini hanno intrapreso il cammino di 110 km verso la Cattedrale di Chartres, dove il pellegrinaggio si concluderà con la Santa Messa celebrata dal Cardinale Burke. All'inizio, i pellegrini hanno ricevuto una benedizione inviata dall'Arcivescovo di Parigi. Qui un video della Messa di apertura.

Gli sputi sui sacerdoti e le aggressioni: nella Città Santa i cristiani vivono da perseguitati

Il Rossing center ha registrato 155 incidenti in Israele e a Gerusalemme Est nel 2025. Ieri oltraggiata la statua della Madonna nel convento della Custodia. Precedenti qui.
Gli sputi sui sacerdoti e le aggressioni:
nella Città Santa i cristiani vivono da perseguitati


Folla nazionalista davanti al Muro Occidentale per la "marcia delle bandiere" che ricorda l'annessione di Gerusalemme Est nel 1967/ Reuters

Nei giorni in cui gli arabi sbarrano gli antichi portoni e la Città Vecchia si veste solo del bianco e azzurro della Stella di David, l’anziano religioso che non rinuncia al saio sa già che cosa lo aspetta nelle ore dell’orgoglio nazionalista. «Se le toppe venissero analizzate al microscopio, troverebbero il Dna di tre generazioni di israeliani», dice il frate. Da sistematica ostilità il clima si sta facendo di reiterata e impunita violenza. Al Rossing center for education and dialogue hanno fatto i conti anche per il 2025: 155 incidenti contro cristiani, chiese o simboli religiosi in Israele e Gerusalemme Est di cui 61 attacchi fisici, 52 contro proprietà ecclesiastiche, 28 molestie e 14 deturpamenti. La Cisgiordania è esclusa. Lì i coloni hanno insediato il loro far west dove la notizia, semmai, sono le giornate senza aggressioni. Le pietre bianche e lisce della Via Dolorosa salgono verso il Santo Sepolcro, tra botteghe chiuse, archi bassi incombenti, pattuglie ferme agli angoli. Vengono allontanati gli attivisti non violenti, non la marmaglia violenta che gridando «morte agli arabi», dichiara che in Israele non c’è spazio per chiunque non sia ebreo, musulmano o cristiano che sia.