Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 31 luglio 2026

Germania: 26 sacerdoti sfidano il cardinale Marx sulle benedizioni alle coppie omosessuali

Germania: 26 sacerdoti sfidano il cardinale Marx
sulle benedizioni alle coppie omosessuali

Arriva dalla Germania una presa di posizione forte e coraggiosa a difesa del Magistero e della Verità della Chiesa cattolica.
26 sacerdoti dell'Arcidiocesi di Monaco e Frisinga hanno inviato una lettera formale di aperta contestazione al Cardinale Reinhard Marx, criticando duramente le linee guida diocesane che incoraggiano e promuovono la benedizione liturgica delle coppie dello stesso sesso e delle unioni irregolari.
I sacerdoti hanno espresso profonda preoccupazione per la deriva dottrinale e pastorale che queste direttive stanno generando, sottolineando punti fondamentali:
  • Fedeltà alla Scrittura e al Magistero: Le benedizioni alle coppie dello stesso sesso contrastano con l'insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio e sulla morale sessuale.
  • Confusione tra i fedeli: Presentare la benedizione di unioni contrarie al disegno divino rischia di generare enorme sbandamento e smarrimento tra il popolo di Dio.
  • Il dovere della verità pastorale: La vera carità e l'autentica cura pastorale non consistono nel conformarsi allo spirito del tempo o nel benedire il peccato, ma nell'accompagnare le persone verso la conversione, la grazia e la verità del Vangelo.
E Leone cosa dice, oltre a scomunicare la cattolica FSSPX?
Di fronte alla spinta eversiva del "Cammino Sinodale" tedesco e ai tentativi di annacquare i dogmi cattolici, la voce di questi 26 sacerdoti rappresenta un segno di speranza, fermezza e resistenza per tantissimi fedeli in Europa e nel mondo.
La Verità non si vota a maggioranza e non si adegua alle mode del momento!

Inghilterra: la messa tradizionale ritorna tra le rovine dell'abbazia di Bayham, soppressa nel 1525.

Riprendiamo da Infovaticana. Un aspetto della rinascita della Tradizione.
Inghilterra: la messa tradizionale ritorna tra le rovine dell'abbazia di Bayham, soppressa nel 1525.

Per la seconda volta dalla Riforma protestante, l'11 luglio è stata celebrata nuovamente la Santa Messa tra le rovine dell'abbazia di Bayham, situata nella contea del Kent, nel sud-est dell'Inghilterra.

Padre Stephen Morrison, O.Praem., ha celebrato la Messa secondo il rito romano tradizionale, in conformità con le consuetudini dei canoni premonstratensi. La cerimonia ha concluso una giornata dedicata al recupero della memoria norbertina dell'antico monastero, fondato nel 1208 e soppresso dal cardinale Thomas Wolsey nel 1525.

31 Luglio. Il Sangue del costato aperto

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
31 Luglio. Il Sangue del costato aperto

Settima effusione: il colpo di lancia
Il mese del Preziosissimo Sangue si conclude davanti al costato aperto di Cristo. Dopo la morte del Signore, un soldato gli colpisce il fianco con la lancia, e subito ne escono sangue e acqua. La settima effusione ci porta al centro più profondo del mistero: il Cuore trafitto del Redentore, da cui sgorga la vita della Chiesa.

Gesù ha già consegnato lo spirito. Tutto sembra finito. La voce si è spenta, il corpo è immobile, il sacrificio è compiuto. E proprio allora il suo costato viene aperto. Dal corpo morto del Figlio scaturiscono sangue e acqua. La Chiesa ha sempre contemplato questo segno con stupore. Non è un dettaglio marginale. È una rivelazione. Dal Cristo addormentato nella morte nasce la Sposa. Dal nuovo Adamo nasce la Chiesa. Dal costato trafitto sgorgano i sacramenti che comunicano la vita nuova.

Il Sangue e l’acqua richiamano l’Eucaristia e il Battesimo, il sacrificio e la purificazione, la redenzione e la nascita. Il Sangue ci parla dell’amore versato fino all’estremo. L’acqua ci parla della vita nuova donata nello Spirito. In quel fianco aperto si manifesta che Cristo non ha trattenuto nulla. Anche dopo la morte, il suo corpo continua a donare. L’amore del Figlio resta aperto.

Un resoconto speculativo sull'origine della piegatura del corporale

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement un resoconto sull'uso di un panno di lino bianco (il corporale) – presente in tutte le principali tradizioni liturgiche – utilizzato sull'altare e a diretto contatto con le specie sacre. Esso viene spiegato all'inizio della liturgia eucaristica, all'Offertorio vi viene deposta l'Ostia dopo il Suscipe sancte Pater (qui) e viene ripiegato alla fine, dopo la Comunione e le abluzioni, prima dei riti di congedo. Ho inserito questo articolo nell'indice di quelli sulle formule del latino liturgico.

Un resoconto speculativo sull'origine della piegatura del corporale
Peter Kwasniewski
Il seguente articolo è stato scritto da Zsolt Orbán.

Nella liturgia romana, il corporale è il nome dato al panno quadrato posto sulla tovaglia dell'altare durante la Santa Messa, sotto il calice e l'ostia. Tuttavia, questo panno non è esclusivo della tradizione liturgica romana; si ritrova in molte antiche tradizioni, e il suo scopo è lo stesso ovunque: impedire che anche una sola briciola o goccia del Santo Corpo e Sangue cada in un luogo indegno.

Le dimensioni, il colore e la forma dei panni usati nella liturgia – siano essi rettangolari o quadrati – variano notevolmente, ma condividono una caratteristica comune: vengono piegati sempre allo stesso modo, sempre verso l'interno da due direzioni in tre sezioni, per impedire che eventuali briciole dell'Eucaristia che vi si trovino sopra si disperdano. Questo è il modo in cui vengono piegati secondo la tradizione romana e allo stesso modo i Copti li piegano nello stesso modo (lo fanno con ogni panno usato sull'altare, poiché ne hanno diversi), ed è anche il modo in cui viene piegato l'antimension secondo la tradizione bizantina.

giovedì 30 luglio 2026

Il sinodo interminabile della sinodalità sinodale assembleare

Riprendiamo da Infovaticana un commento esaustivo a quanto annunciato qui. Si governa per processo ciò che non si potrebbe governare per decreto, perché un decreto andrebbe fondato sul diritto e firmato. Storicismo ormai consolidato senza appello: un organismo consultivo diventa ptopulsore e contesto di un dinamica permanente. E dov'è più l'universalità de La Catholica? Qui la eadice del problema. Corsivi miei anche nel testo che segue.

Il sinodo interminabile della sinodalità sinodale assembleare

Un sinodo è (era) per definizione un evento: veniva convocato, celebrato, chiuso. Così è stato per venti secoli. Il Sinodo sulla sinodalità si è concluso nell’ottobre 2024. Il suo Documento Finale è stato consegnato. Questione chiusa, si potrebbe pensare.

E invece no. Al Sinodo concluso è seguita una «fase di attuazione» (2025-2028). All’attuazione segue ora una «valutazione dell’attuazione»: assemblee diocesane nel primo semestre del 2027, assemblee delle Conferenze Episcopali nel secondo, assemblee continentali nel 2028 e un’«Assemblea ecclesiale» in Vaticano nell’ottobre 2028. E nel caso qualcuno sperasse che la cosa finisse lì, le Note lo avvertono: «il cammino non si conclude, ma si apre a una nuova fase». Tra i criteri per selezionare i partecipanti alle assemblee figura, nero su bianco, che «siano disponibili a sostenere il processo oltre il 2028».

30 Luglio. Il Sangue delle mani e dei piedi inchiodati

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
30 Luglio. Il Sangue delle mani e dei piedi inchiodati

Sesta effusione: la crocifissione
La sesta effusione ci pone davanti al momento in cui Gesù viene inchiodato alla croce. Le mani che hanno benedetto, guarito, spezzato il pane e rialzato i peccatori vengono aperte dai chiodi. I piedi che hanno percorso le strade della Galilea, cercando i poveri, i malati, i lontani, vengono fissati al legno. Il Sangue scorre dalle ferite del Crocifisso e la terra riceve il dono dell’Agnello.

La crocifissione è il compimento della consegna del corpo. Gesù non può più muoversi. Non può più andare incontro a nessuno con i piedi. Non può più stendere le mani per toccare e guarire. Eppure proprio in questa immobilità apparente Egli compie l’opera più grande. Inchiodato, abbraccia il mondo. Fissato al legno, apre a tutti la via del Padre. Privato di ogni libertà esteriore, manifesta la libertà suprema dell’amore che si dona.

Le mani inchiodate di Cristo redimono le opere dell’uomo. Le nostre mani possono servire o ferire, costruire o distruggere, benedire o trattenere, accogliere o respingere. Quante volte le mani diventano strumento dell’egoismo: prendono senza ringraziare, tengono senza condividere, lavorano senza offrire, si chiudono davanti al bisogno altrui. Il Sangue delle mani di Cristo purifica il nostro agire e ci restituisce la vocazione del servizio.

I piedi inchiodati redimono i nostri cammini. Anche i nostri passi hanno bisogno di salvezza. Andiamo verso ciò che ci fa bene e verso ciò che ci rovina, verso Dio e verso le nostre fughe, verso il fratello e verso l’isolamento, verso la fedeltà e verso i compromessi. Il peccato non è solo una macchia interiore. È anche direzione sbagliata, strada percorsa lontano dal Padre. Il Sangue dei piedi di Cristo ci richiama al cammino vero.

Nella crocifissione, il corpo di Gesù diventa preghiera totale. Non vi è più parte di Lui che non sia offerta. Le mani aperte, i piedi trafitti, il capo coronato, il cuore prossimo a essere aperto, tutto parla di dono. La croce è l’altare sul quale Cristo sacerdote offre se stesso al Padre per la salvezza del mondo. Non offre qualcosa. Offre sé stesso. E qui ogni nostra idea superficiale di amore viene messa seriamente in crisi, con grande dispiacere dei sentimentalismi comodi.

Questa effusione ci chiede di guardare il nostro modo di usare il corpo. Il corpo non è estraneo alla vita spirituale. Si prega con il corpo, si serve con il corpo, si pecca anche con il corpo, si ama attraverso il corpo. La fede cristiana non salva anime disincarnate. Cristo ha assunto un corpo e lo ha offerto. Anche noi siamo chiamati a fare del corpo uno strumento di carità, di purezza, di servizio, di adorazione.

La pratica spirituale può essere molto semplice. Guardiamo le nostre mani e chiediamoci: oggi, a chi posso fare del bene concretamente? Poi guardiamo i nostri passi e chiediamoci: verso dove sto andando? Non in astratto. Nella scelta di oggi, nella relazione di oggi, nell’abitudine di oggi. Possiamo pregare così: “Gesù crocifisso, lava le mie opere e orienta i miei passi nel tuo Sangue”.

La crocifissione ci insegna anche la fecondità dell’impotenza offerta. Ci sono momenti in cui non possiamo più fare ciò che vorremmo. Una malattia limita, l’età rallenta, una situazione impedisce, una responsabilità costringe, un fallimento blocca. L’uomo vive questi momenti come inutilità. Cristo inchiodato alla croce mostra che anche l’impotenza, se unita all’amore, può diventare feconda. Quando non possiamo più agire come prima, possiamo ancora offrirci. E questa, nel Vangelo, non è una cosa piccola.

Il Sangue delle mani e dei piedi inchiodati ci renda più liberi nel fare e più fedeli nel camminare. Ci liberi dall’attivismo senza offerta e dalla fuga senza direzione. Ci insegni a mettere ogni opera sotto la croce e ogni passo dentro la volontà del Padre. Davanti al Crocifisso, comprendiamo che la vera libertà non consiste nel poter fare tutto, ma nel potersi donare fino in fondo.

Alla scuola di san Gaspare
San Gaspare vedeva nella Croce la cattedra della verità. Le mani e i piedi inchiodati di Cristo insegnano che la vera libertà consiste nel potersi donare interamente al Padre. (cfr. S. Gaspare del Bufalo, Lettera 834, Epistolario III.)

Preghiera
Gesù crocifisso, il Sangue delle tue mani redima le mie opere e il Sangue dei tuoi piedi orienti i miei passi. Mostrami quale bene concreto posso compiere oggi e da quale strada devo allontanarmi. Fa’ che il mio corpo, il mio lavoro, le mie scelte e il mio cammino diventino offerta unita alla tua Croce.

Giaculatoria
Sanguis Christi, in Cruce effúsus, salva nos.
Sangue di Cristo, versato dalle mani e dai piedi inchiodati, guida le nostre opere e i nostri passi.
Don Mario Proietti 

Incredibile /Il Vaticano esorta le diocesi a invitare le altre religioni a partecipare al processo sinodale

Una Chiesa sempre più sfigurata, irriconoscibile dalle generazioni che hanno conosciuto la Tradizione! Apprendiamo da AdVaticanum (nella nostra traduzione) che il Vaticano ha pubblicato, per la prossima fase del Sinodo sulla Sinodalità, nuove linee guida che propongono alle diocesi di valutare la possibilità di invitare rappresentanti di altre comunità cristiane e di altre religioni a partecipare, sia pure in qualità di osservatori. Il documento definisce inoltre le modalità con cui ogni diocesi dovrà valutare l'attuazione del Sinodo in vista dell'Assemblea Ecclesiale del 2028. Qui trovate commenti interessanti. Qui l'indice degli articoli dedicati al Sinodo sulla sinodalità.

Incredibile /Il Vaticano esorta le diocesi a invitare
le altre religioni a partecipare al processo sinodale


Il Vaticano ha pubblicato nuove linee guida per le diocesi di tutto il mondo, in vista della prossima fase del Sinodo sulla Sinodalità, invitando le diocesi a valutare la possibilità di invitare rappresentanti di altre Chiese e comunità cristiane o di altre religioni in qualità di "osservatori".

Il 27 luglio, la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato il documento "Raccogliere: Accompagnare la preparazione dell'Assemblea di valutazione della Chiesa locale". Il testo, destinato principalmente a vescovi, eparchi e gruppi sinodali diocesani, offre una guida pratica e spirituale per la prima metà del 2027, periodo in cui ogni Chiesa locale è chiamata a tenere un'assemblea di valutazione per verificare le modalità  del consolidamento del processo sinodale, dal suo inizio nel 2021.

mercoledì 29 luglio 2026

Pellegrinaggio Oviedo-Covadonga 2026 /Foto del Capitolo italiano 'Salus populi romani'

Ecco le foto del Pellegrinaggio Oviedo-Covadonga (annunciato qui - qui) del Capitolo italiano, che ha camminato sotto la protezione della Beata Vergine Maria venerata col titolo Salus Populi Romani (cui è dedicato il nome del Capitolo). Quest'anno i pellegrini erano circa 20.000.

In 20 anni, hanno chiuso i battenti 91 monasteri, nessuno dei quali tra quelli il cui ufficio è esclusivamente in latino

Nella nostra traduzione da Rorate caeli un aspetto della crisi, che riguarda anche la vita consacrata. Precedenti: Perché il Vaticano se la prende con la vita contemplativa qui e qui.

In 20 anni, hanno chiuso i battenti 91 monasteri, nessuno dei quali tra quelli il cui ufficio è esclusivamente in latino.

Solo nel 2026 – un anno non ancora finito – hanno chiuso la Grande-Trappe de Soligny (Orne), il Carmelo di Compiègne (Oise) e Notre-Dame du Port du Salut (Mayenne).

La sociologa Isabelle Jonveaux ha esaminato i monasteri contemplativi cattolici e ha pubblicato i risultati delle sue ricerche su La Vie.

Negli ultimi vent'anni, quasi un terzo dei monasteri (circa il 30%) ha chiuso i battenti. I monasteri femminili sono stati colpiti in modo proporzionalmente più duro: ha chiuso il 32% di essi, rispetto al 21% dei monasteri maschili. E il ritmo sta accelerando: fino al 2015, si registravano in media meno di quattro chiusure all'anno. Ora questa cifra si aggira intorno alle dieci all'anno.

29 Luglio. Il Sangue del cammino verso il Calvario

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
29 Luglio. Il Sangue del cammino verso il Calvario

Quinta effusione: Gesù porta la croce
La quinta effusione ci fa contemplare Gesù lungo la via del Calvario. Dopo la condanna, la flagellazione e la coronazione di spine, il Signore viene caricato della croce e condotto fuori dalla città. Il corpo è già ferito, il volto segnato, le forze diminuite. Eppure il cammino continua.

La via della croce non è soltanto uno spostamento da un luogo a un altro. È il cammino dell’Agnello che porta su di sé il peccato del mondo. Ogni passo di Gesù è offerta. Ogni caduta, ogni fatica, ogni respiro spezzato parla di un amore che non torna indietro. Il Sangue che scende lungo quella strada consacra il peso della croce e apre una via nuova per tutti coloro che, nella vita, devono portare un peso che non hanno scelto.

Usus Antiquior--Pater Noster

Nella nostra traduzione da Substack. Qui l'indice degli articoli dedicati alle formule del Latino liturgico.

Usus Antiquior--Pater Noster

È vergognoso che ANCORA non preghiamo correttamente l'unica preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato. Perché non iniziare? È ciò che Gesù intendeva e confonderebbe i protestanti.

Il rito della comunione inizia ufficialmente con il Padre Nostro. A differenza di altre parti della Messa che non vengono recitate ad alta voce, la preghiera viene pronunciata chiaramente dal sacerdote affinché tutti possano udirla, perché Gesù la insegnò ai discepoli su loro richiesta. Il Padre Nostro non è mai stato concepito come una preghiera privata del sacerdote, come le parole della Consacrazione insegnate da Gesù agli apostoli e ai loro successori [qui]. Era una preghiera veramente destinata a tutti. I pronomi usati nella preghiera sono plurali, non singolari, perché il sacerdote si rivolge a una folla. Purtroppo, a causa di una grave errata traduzione di San Girolamo, per generazioni si è persa di vista la verità che il Padre Nostro non è una semplice preghiera di supplica generica, bensì una preghiera di supplica eucaristica esplicita.

martedì 28 luglio 2026

Luoghi liturgici interessanti durante un recente viaggio in Europa: Venezia

Nella nostra traduzione di uno dei più recenti articoli di New Liturgical Movement. Una delle tante cose del nostro Paese che su questo blog abbiamo l'opportunità di condividere e ammirare, che diversamente ci passerebbero inosservate.  In questo caso a parlare: di arte, di storia, di spiritualità sono le immagini, tutte da godere!

Luoghi liturgici interessanti durante
un recente viaggio in Europa: Venezia

Peter Kwasniewski

In maggio, mia figlia ed io abbiamo visitato alcuni luoghi in Austria e in Italia e, anche se non sono un gran fotografo (sto cercando in questi giorni di lasciare la mia macchina fotografica quasi inutilizzata), devo ammettere che l'ho tirata fuori ogni volta che vedevo qualcosa che pensavo potesse piacere ai lettori di NLM. Come al solito, cliccate sulle immagini per ingrandjrle.

Nella chiesa francescana di Santa Maria Gloriosa “dei Frari”, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel constatare che l'altare della cappella del Santissimo Sacramento era stato adornato con una nuova e piuttosto bella icona di San Massimiliano Kolbe.

28 Luglio. Il Sangue del Re coronato di dolore

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
28 Luglio. Il Sangue del Re coronato di dolore

Quarta effusione: la coronazione di spine
La quarta effusione ci pone davanti a Cristo coronato di spine. I soldati intrecciano una corona, la pongono sul suo capo, lo rivestono di un mantello, gli mettono una canna tra le mani e lo salutano per scherno come re. È una scena di derisione, e proprio dentro questa derisione risplende una verità che gli uomini non comprendono: Gesù è davvero Re.

Il suo Sangue scende dal capo ferito. Le spine penetrano nella carne. Il volto del Signore viene deformato dalla violenza e dall’umiliazione. Eppure la sua regalità non viene distrutta. Anzi, proprio qui si manifesta nel modo più paradossale. Cristo regna non perché schiaccia i suoi nemici, ma perché non permette all’odio dei nemici di spegnere il suo amore. Regna perché resta Figlio. Regna perché offre. Regna perché la sua mitezza è più forte della derisione.

Usus Antiquior – Consacrazione

Nella nostra traduzione da Substack
Qui l'indice degli articoli dedicati alle formule del latino liturgico. 

Usus Antiquior – Consacrazione
Cristo rientra nel tempo sequenziale sull'altare proprio davanti a noi: corpo, anima e divinità.

La Messa tradizionale ha una struttura circolare, a differenza del Novus Ordo lineare. Spesso accadono diverse cose contemporaneamente, soprattutto dopo la Messa dei Catecumeni e l'inizio dell'offertorio. Quando il sacerdote è pronto a iniziare la consacrazione del pane e del vino, i suoni del coro che canta il Sanctus si sono già spenti. Il clero e gli accoliti nel presbiterio sono ai loro posti davanti all'altare. I peccati del popolo sono stati posti sul Sacrificio all'Hanc Igitur e accettati. Tutti gli occhi e i cuori sono rivolti a una sola cosa. Tutto è silenziosa attesa in cielo e in terra, in attesa del grande mistero della rimanifestazione della Presenza Reale alle Parole della Consacrazione, seguita dalla ripresentazione del Sacrificio sulla Croce con la Consacrazione. Il sacerdote in persona Christi è davanti al tabernacolo, il Santo dei Santi, e sta per entrarvi con l'offerta sacrificale dell'Agnello.

lunedì 27 luglio 2026

Perché a Covadonga?

Perché a Covadonga [qui], che successe  a Covadonga? Fu la prima vittoria cristiana contro i Mori invasori, nell'anno 718. Gli arabi musulmani avevano già occupato rapidamente parte consistente del paese e avanzavano verso nord. Nelle zone montagnose del nord principi locali stavano organizzando piccoli eserciti per difendersi e contrastarli. I mussulmani fecero una puntata offensiva in una valle delle Asturie orientali mentre le forze cristiane si occultavano nelle grotte di Covadonga, prospicienti la medesima valle. Esse poi assalirono di sorpresa i mussulmani accampati nel fondo valle attorno ad un fiume e li travolsero. Una parte degli invasori annegò nel fiume, gonfiato da un'improvvisa pioggia.
Questa in sintesi la battaglia, importante per il morale dei cristiani e perché dimostrò che gli arabi non erano capaci di occupare tutto il paese. Nel 719 essi però occuparono Narbonne, nella Francia meridionale, e cominciarono ad effettuare poderose puntate offensive verso il nord del paese. Ma nel 732 subirono una pesante sconfitta da parte di Carlo Martello, Re di Francia. La loro espansione si bloccò, anche se nel sud del paese per diverso tempo si consolidarono.

In quegli stessi anni, gli arabi mussulmani tentarono invano di prendere Costantinopoli. Vi subirono cocenti sconfitte da parte dei Bizantini, perdendovi eserciti e flotte a ripetizione, le flotte bruciate dal micidiale "fuoco greco" delle navi bizantine. La disfatta presso Costantinopoli fu quella che salvò effettivamente l'Europa. 

Celebrando col pellegrinaggio la prima vittoria cristiana contro l'anticristo mussulmano, ci auguriamo che la Beata Vergine ci assista affinché possiamo di nuovo riportate la vittoria sui nemici della fede che ci incalzano da ogni lato, anche dall'interno della Chiesa.
Historicus

PS. Questa in poche parole la storia da non dimenticare. Le immagini inserite risalgono al 2022 e mostrano la Santa Messa ancora nella Cattedrale. Oggi, purtroppo, per via delle note restrizioni, vedremo le immagini di celebrazioni all'aperto. Le aggiornerò appena disponibili (M.G.).

A tavola sulla tomba di Pietro. Un ristorante per turisti sulla terrazza monumentale di San Pietro

Già se ne parlava qui.
A tavola sulla tomba di Pietro.
Un ristorante per turisti sulla terrazza monumentale di San Pietro

Lavori finiti, cucina operativa, degustazione già fatta. A settembre si aprirà salvo che Leone XIV dica l'unica parola che finora nessuno ha pronunciato: no.

Una location straordinaria alla base della Cupola, affacciata sulla piazza, a ridosso delle statue degli Apostoli, sopra la tomba del primo Papa della cristianità.
Il Vaticano lo chiama "ampliamento del punto ristoro." Come chiamare un incendio doloso "riscaldamento autonomo."

27 Luglio. Il Sangue del corpo consegnato

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
27 Luglio. Il Sangue del corpo consegnato

Terza effusione: la flagellazione
La terza effusione ci riporta davanti a Cristo flagellato. Il corpo del Signore viene consegnato alla violenza, colpito, lacerato, umiliato. La carne santissima del Verbo incarnato porta i segni della brutalità umana e del peccato del mondo.

La flagellazione è una delle scene più difficili da contemplare, perché ci obbliga a guardare la concretezza della redenzione. Il Figlio di Dio non ci salva con un gesto simbolico. Non resta protetto nella distanza della sua divinità. Il suo corpo viene ferito. La sua pelle è aperta dai colpi. Il suo Sangue scorre. L’amore entra nella carne fino a lasciarsi spezzare dalla violenza.

Qui appare la serietà del peccato. Ogni volta che l’uomo tratta l’altro come oggetto, ogni volta che la forza diventa prepotenza, ogni volta che la dignità viene calpestata, ogni volta che il corpo è umiliato, il mistero della flagellazione si rende terribilmente vicino. Il corpo ferito di Cristo raccoglie tutte le violenze della storia, quelle visibili e quelle nascoste, quelle gridate e quelle taciute.

Ora che il polverone si è fatto più denso

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine un articolo interessante che ci offre una riflessione onesta intellettualmente da parte di un credente di ultima generazione che quindi conosce solo il post-concilio, ma riesce a fare adeguati distinguo. Rispetto alle nostre articolate trattazioni appare di certo naïf; ma è proprio questo che lo rende interessante, perché – pur senza identificarne le cause specifiche – riconosce le contraddizioni, che risultano enfatizzate dalla vicenda della FSSPX.

Ora che il polverone si è fatto più denso
Quanto tempo deve durare una situazione definita "crisi" prima di diventare semplicemente la normalità?

Con la scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X da parte di Roma, una cosa è chiara: la situazione è tutt'altro che chiara. Se da un lato la scomunica ha definito lo status di alcuni membri della Fraternità, dall'altro non risolve i problemi di fondo. È probabile che questi problemi rimarranno irrisolti per generazioni.

Per chi desidera approfondire la questione, suggerisco di guardare un podcast di Conor Gallagher con padre Gerard Murray e padre Jonathan Loops della Fraternità Sacerdotale San Pio X. È piuttosto lungo (circa quattro ore), ma entrambe le parti si esprimono con carità e chiarezza. Vorrei semplificare le presentazioni (per come le ho comprese) e poi aggiungere altre considerazioni per mostrare perché l'atto di scomunica, seppur a breve termine (ma forse necessario), non apporta grandi benefici al cattolico medio.

domenica 26 luglio 2026

In Illo Tempore / IX Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale qui. Sono lieta che anche questa settimana siamo riusciti a tradurre in contemporanea.

In Illo Tempore / IX Domenica dopo Pentecoste

Pio Parsch ha osservato che le domeniche dopo Pentecoste possono essere suddivise in tre movimenti. Il primo pone l'accento sulle guarigioni operate da Cristo e, attraverso di esse, sulla salvezza delle anime. Il secondo, dalla settima alla quattordicesima domenica, contrappone il regno di Dio al mondo. L'ultimo gruppo si volge verso la Parusia. La nona domenica appartiene al secondo movimento, pur recando gli accenti del terzo. Cristo giunge come Re nella sua città, giudica nel suo Tempio e preannuncia una distruzione che prefigura il giudizio che attende ogni anima. Allo stesso tempo, piange. Il Re che fa i conti è il Salvatore che desidera che il peccatore riconosca l'ora della grazia e si converta liberamente finché c'è tempo.

La Colletta offre una chiave per comprendere l'Epistola (1 Cor 10,6-13) e il Vangelo (Lc 19,41-47):

26 Luglio/ Il Sangue dell'obbedienza nella notte

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
26 Luglio /Il Sangue dell'obbedienza nella notte

Seconda effusione: l’agonia nell’orto
La seconda effusione ci conduce nel Getsemani, nella notte in cui Gesù entra nell’agonia e il suo sudore diventa come gocce di sangue che cadono a terra.

Il Getsemani non è soltanto una tappa della Passione. È il luogo in cui il Figlio consegna la propria volontà al Padre nel momento più oscuro. Gesù ha appena celebrato la Cena, ha donato il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, ha parlato ai discepoli con parole di amore e di addio. Poi si ritira a pregare. La notte si stringe attorno a Lui. I discepoli dormono. Giuda si avvicina. L’ora è venuta.

Nel Getsemani Gesù non appare distante dalla nostra paura. Non attraversa l’angoscia come un attore che recita una parte già saputa. La vive realmente. La sua anima è triste fino alla morte. Egli conosce il peso dell’abbandono, della violenza imminente, del peccato del mondo che sta per essere caricato sulle sue spalle innocenti. Il Sangue che scende a terra nell’agonia rivela la profondità di questa lotta interiore.

Domenica IX dopo Pentecoste Messa “Ecce, Deus”

Ed ecco la nostra fedeltà alla Liturgia settimanale. Ripetere è interiorizzare sempre più, approfondire...

Domenica IX dopo Pentecoste

Messa “Ecce, Deus
 
Ho un vecchio Messalino del 1958, intitolato "Sacrificium nostrum".  Prima di ogni Messa - e di ogni momento topico della celebrazione - reca scritte che aiutano a viverla con maggiore partecipazione. Riprendo qui, prima di completare con i testi successivi, la scritta che precede la Santa Messa di oggi, Domenica IX dopo Pentecoste. Giudicatene voi la pertinenza con la temperie che stiamo vivendo e sulla condizione umana di ogni tempo. Meditiamo e preghiamo,

Il castigo della colpa
I castighi e le calamità pubbliche sono causati dalla inosservanza della legge divina: questo l'insegnamento della liturgia odierna. Quando gli Ebrei rinnegarono il loro Dio, preoccupati solo di «mangiare bere e... divertirsi», furono colpiti dal castigo; pestilenza, fame, guerra, distruzione (Epistola - Vangelo). Raccogliamo la lezione. Anche in fondo al male dei nostri tempi c'è il peccato come ultima causa, sebbene non ci si pensi. Purifichiamoci, e viviamo secondo i precetti del Signore (Offertorio): allora ci sarà amico e protettore (Introito, Graduale) ed avremo portato il miglior contributo alla pace sociale. Guardate con particolare attenzione il Vangelo e il commento: Le lacrime di Gesù sulla città che s'era scelta... Ma è la fine che attende tutti i nemici della Chiesa di tutti i tempi.

sabato 25 luglio 2026

1.700 pellegrini partono per Covadonga nella 6a edizione della Nuestra Señora de la Cristiandad

Nella nostra traduzione da Infocatolica. Il pellegrinaggio tradizionale a Covadonga ha battuto ogni record con 1.700 partecipanti registrati, 200 in più rispetto all'anno scorso [qui], e ha inaugurato un percorso per famiglie con neonati integrato nella marcia principale. I pellegrini si organizzano in capitoli, che sono gruppi di pellegrini che rispondono a una realtà naturale: una parrocchia, un gruppo di giovani, un apostolato... Ogni pellegrino, dunque, cammina e si accampa con il suo capitolo [quello italiano, Salus populi romani, è organizzato dal gruppo giovani di S. Anna al Laterano]. Il Pellegrinaggio di quest'anno lo annunciavamo qui.

1.700 pellegrini partono per Covadonga
nella 6a edizione della Nuestra Señora de la Cristiandad

Il tradizionale pellegrinaggio a Covadonga ha battuto ogni record con 1.700 partecipanti registrati, 200 in più rispetto all'anno scorso, e ha inaugurato un percorso per famiglie con neonati integrato nella marcia principale.

I pellegrini iniziano già a riconoscersi il giorno prima a Oviedo. Non tutti, però; quest'anno si sta battendo di nuovo il record di partecipanti, e ci sono parecchi "nuovi".

Oggi, sabato 25 luglio, inizia presso la Cattedrale di Oviedo la sesta edizione del Pellegrinaggio di Nostra Signora della Cristianità-Spagna. Il pellegrinaggio condurrà 1.700 partecipanti iscritti al Santuario di Covadonga in tre giorni di cammino, all'insegna del motto "Per fede conquistarono i regni", tratto dalla Lettera agli Ebrei. Si tratta di un nuovo record: duecento pellegrini in più rispetto ai 1.500 dell'edizione precedente e tre capitoli in più, per un totale di 39.

Segni dei tempi: una sfida difficile Preludio a una discussione sull'escatologia

Per chi è consapevole delle dimensioni senza precedenti della crisi attuale nel mondo e nella Chiesa, nessun tema potrebbe essere più scottante della riflessione sui segni dei tempi.

Segni dei tempi: una sfida difficile
Preludio a una discussione sull'escatologia

Pieter Brueghel il Vecchio (1526/1530–1569), La caduta degli angeli ribelli - 1562

Interpreti canonici e il vizio del sensazionalismo; la questione dello “zero”
Qualsiasi seria discussione sui “segni dei tempi” richiede non solo una buona dose di cautela, ma anche una comprensione ampia e approfondita di tutte le interpretazioni tradizionali, da San Paolo al Venerabile Bartolomeo Holzhauser e alla Beata Anna Caterina Emmerich, inclusi i santi Ildegarda di Bingen, Roberto Bellarmino e Sant'Alfonso Maria de' Liguori. Inoltre, è assolutamente necessaria una saggia selezione dei testi, soprattutto considerando che, in ogni epoca, molti hanno creduto che la fine del mondo fosse imminente. Tuttavia, il rischio maggiore da evitare è quello del sensazionalismo.

25 Luglio. Il primo Sangue del Figlio

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue. Precedenti sulla Circoncisione qui - qui - qui.

25 Luglio. Il primo Sangue del Figlio

Prima effusione: la circoncisione di Gesù
Il nostro cammino del mese entra nella contemplazione delle sette effusioni del Sangue di Cristo. La prima ci conduce all’infanzia del Signore, al momento della circoncisione, quando il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, riceve il segno dell’alleanza e gli viene imposto il nome di Gesù.

È una scena piccola, quasi nascosta, lontana dalla violenza del Calvario. Non vi sono folle, soldati, accuse, flagelli, spine o chiodi. Vi è un bambino. Vi sono Maria e Giuseppe. Vi è l’obbedienza alla Legge di Israele. Vi è il primo Sangue versato dal Verbo incarnato, un Sangue che già annuncia il mistero della redenzione.

La 'fractio' e la mescolanza

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo su La fractio e la mescolanza. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico. 

La fractio e la mescolanza

Mentre il sacerdote recita l'abluzione all'Embolismo ( per eumdem Dominum nostrum...) [qui], spezza l'Ostia in due e poi ne stacca una piccola particella. Adagiando le due grandi metà sulla patena, tiene la particella sopra il calice, fa tre volte il segno della croce con essa e dice Pax Domini sit semper vobiscum, cioè: «La pace del Signore sia sempre con voi». I ministranti, l'assemblea o il coro rispondono: Et cum spiritu tuo. Il sacerdote poi lascia cadere la particella nel calice mentre dice:
Haec commixtio et consecratio Corporis et Sanguinis Domini nostri Jesu Christi, fiat accipientibus nobis in vitam aeternam. Amen.
Che traduco come:
Possa questa unione e consacrazione del Corpo e del Sangue del nostro Signore Gesù Cristo essere, per noi che la riceviamo, fonte di vita eterna. Amen.

venerdì 24 luglio 2026

Due pesi e due misure: il rigore particolare nei confronti della FSSPX

Qui l'indice dei precedenti sulla questione sino/vaticana. 
Due pesi e due misure:
il rigore particolare nei confronti della FSSPX


La Santa Sede annuncia: "Oggi, mercoledì 22 luglio 2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Giuseppe Chang Yanfeng, che il Santo Padre, in data 15 giugno 2026, ha nominato Vescovo di Chifeng (Provincia della Mongolia Interna, Cina), avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese".

Peccato, però, che il 15 giugno 2026 non sia stata pubblicata alcuna nomina nel bollettino. L'ennesimo tentativo di Pietro Parolin di mascherare quanto il governo cinese fa in barba a Roma. In sostanza, per evitare rotture, oggi si approva una ordinazione decisa dal governo e avvenuta senza che Roma dicesse nulla. Le differenze con Écône, sinceramente, non si vedono.

Riflessioni di una giovane cattolica tradizionalista moderna

Gli archivi sulla Messa antica hanno cose incredibilmente belle. Ecco un articolo del 2023 che condivide i pensieri di una giovane donna sulla sua scoperta della Messa dei secoli che traduciamo da New Liturgical  Movement. Lo pubblico sia per chi ci legge solo ora e ancora non conosce i nostri nutriti indici sul tema, ma anche per tener desta l'attenzione su ciò che ci sta a cuore e rischieremmo di perdere se non ci fossero ancora sacerdoti secondo il cuore del Signore. Precedente interessante qui. Qui l'indice degli articoli più recenti.

Riflessioni di una giovane cattolica tradizionalista moderna
Peter Kwasniewski

Molti lettori dei miei libri decidono a un certo punto di voler condividere con me le loro reazioni o riflessioni. Accolgo con piacere questo tipo di richieste, anche se comportano un notevole flusso di email, ma finora posso affermare con onestà di non averne mai lasciata una senza risposta, a eccezione di quelle che erano, o quasi, spam.

Tra questi corrispondenti, spicca una persona che, dopo aver letto il mio libro "Reclaiming Our Roman Catholic Birthright" (Riconquistare il nostro diritto di nascita cattolico romano), ha deciso di condividere con me i suoi pensieri. Sono rimasto molto colpito dalle sue intuizioni e vorrei condividerle qui. (Non userò le virgolette per i suoi commenti; si può presumere che tutto il commento che segue sia opera sua).

24 Luglio. Il Sangue che manda in missione

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
Anche oggi la giaculatoria non è presa dalle Litanie. Quella più corrispondente è Sanguis Christi, virtus Confessórum, salva nos. Sangue di Cristo, vigore dei Confessori della Fede, salvaci! Forse l'Autore tiene conto della nuova formulazione in analogia di quanto accaduto alle Litanie Lauretane in cui, alla vecchia dizione “Regina dei confessori” si è sostituita la seguente “Regina dei testimoni della fede”. In ogni caso la meditazione è nutriente e ci rafforza.

24 Luglio. Il Sangue che manda in missione

Sangue di Cristo, forza della missione
Oggi la nostra meditazione sul Sangue di Gesù compie uno sguardo missionario: il Sangue di Cristo è la forza della missione. (Nell'immagine: Gesù e l'annuncio del Regno)

Chi contempla davvero il Sangue di Cristo non può restare chiuso in una devozione privata. Il Sangue versato è amore donato per la salvezza del mondo. Dal Calvario nasce la Chiesa missionaria. Dal costato aperto del Signore nasce un popolo inviato. La redenzione non è un tesoro da custodire gelosamente in una stanza devota, magari ben arredata e spiritualmente profumata. È fuoco da portare. È annuncio da condividere. È misericordia da testimoniare.

Gesù ha forse ripudiato sua madre?

Nella nostra traduzione da Substack. Questo testo, le cui letture sono tratte dal NO, ci interessa per l'approccio alla Sacra Scrittura e le implicazioni che ci fanno meditare.

Gesù ha forse ripudiato sua madre?

Matteo 12 mostra perché la Bibbia non è mai stata pensata per essere letta isolatamente dalla Chiesa.
Oggi la lettura del Vangelo è Matteo 12,46-50, l'acclamazione al Vangelo è Giovanni 14,23, il Salmo responsoriale è Sal 85 (84), 2-4. 5-6. 7-8. Responsoriale 8a, e la prima lettura è Michea 7,14-15. 18-20.

Trovo sempre questo Vangelo piuttosto difficile da interpretare isolatamente: è uno di quei Vangeli impegnativi che potrebbero facilmente essere fraintesi, il che lo rende particolarmente affascinante! Il senso letterale del testo sembra indicare che Gesù stia in qualche modo denigrando la sua famiglia. In effetti, molte denominazioni protestanti lo interpretano proprio in questo modo, vedendolo come Gesù che rinnega sua Madre! Da quando i Riformatori hanno rifiutato dottrine come l'Immacolata Concezione, l'Assunzione, l'intercessione mariana e la devozione a Maria (sebbene Lutero stesso abbia mantenuto una teologia mariana ben più elevata rispetto a molti protestanti successivi), i protestanti hanno sviluppato un'ermeneutica del sospetto e, di conseguenza, la tendenza a cercare testi che sembrino "rimettere Maria al suo posto". Matteo 12 e Luca 11 diventano naturalmente i testi di riferimento preferiti.

giovedì 23 luglio 2026

Se c'è qualcosa di divino, nei fatti umani

Una bellissima affermazione della Presenza reale del Signore.

"Se c'è qualcosa nei fatti umani che è assolutamente divino, qualcosa che i cittadini del cielo (se ci fosse invidia in loro) potrebbero invidiare, è, senza dubbio, il Sacro Sacrificio della Messa, attraverso cui è possibile per gli uomini possedere il cielo in anticipo sulla terra, avendo davanti ai loro occhi e toccando con le loro mani il stesso Creatore del cielo e della terra".
Papa Urbano VIII (Bolla Si quid est sul Missale Romanum)

Stringere amicizia con il Mammona dell'iniquità?

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge. La meditazione che segue si aggiunge alle precedenti di domenica scorsa [qui - qui] e le completa.

Stringere amicizia con il Mammona dell'iniquità?
Un approccio letterario e linguistico a un brano evangelico di difficile interpretazione
Robert Keim, 21 luglio

Tutte le illustrazioni in questo post raffigurano l'amministratore ingiusto.
Domenica scorsa, secondo il rito romano tradizionale, cadeva l'Ottava Domenica dopo Pentecoste. Nonostante il nome poco significativo, per me è una delle domeniche più memorabili dell'anno. Perché? Perché la lettura del Vangelo è straordinariamente enigmatica. Nessun'altra domenica o festa importante ci presenta un brano evangelico che non sia semplicemente oscuro, ma addirittura così confuso da risultare scandaloso. Il brano in questione è Luca 16,1-9, che potete leggere qui nella cosiddetta Bibbia Douay-Rheims; questa è la versione che molti hanno nel loro messale e che molti sacerdoti leggono dal pulpito prima dell'omelia. Nota come la parabola dell'amministratore disonesto, questa parabola descrive le azioni di un uomo senza scrupoli e astuto che cerca di salvarsi la pelle truffando il suo datore di lavoro. La parabola si conclude così:
Il Signore lodò l'amministratore disonesto, perché aveva agito con saggezza: poiché i figli di questo mondo sono più saggi nella loro generazione dei figli della luce.

23 luglio. Il Sangue che custodisce la Chiesa

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
La meditazione di oggi non è presa dalle Litanie; ma la facciamo nostra, pur senza perdere la libertà di non astenerci (quando occorre; il che oggi è purtroppo inevitabile) da una critica seria e rispettosa, basata sulla Verità, da non confondere con "le lamentele" o con la divisione per la tanto decantata unità a tutti i costi che, se non è nella Verità, è fasulla. Dunque senza tacere, per la salus animarum di quanti è possibile raggiungere...

23 luglio. Il Sangue che custodisce la Chiesa

Sangue di Cristo, vita della Chiesa
Il Sangue di Gesù è la vita per la Chiesa. In effetti, quando guardiamo ad essa, sappiamo che la Chiesa non nasce da un’idea religiosa, né da un’organizzazione ben riuscita, né dal consenso di un gruppo di discepoli generosi. Nasce dal Cristo crocifisso e risorto. Nasce dal suo costato aperto, dal quale sgorgano sangue e acqua. I Padri della Chiesa hanno visto in questo mistero il segno della nascita della Chiesa e dei sacramenti. Come Eva fu tratta dal fianco di Adamo addormentato, così la Chiesa nasce dal fianco del nuovo Adamo, addormentato nella morte e glorificato nella risurrezione.

Il Sangue di Cristo è vita della Chiesa perché la Chiesa vive della redenzione. Senza il Sangue del Signore, essa diventerebbe una struttura religiosa tra le altre, una realtà sociologica, un’istituzione morale, una comunità di memoria. Potrebbe avere edifici, uffici, assemblee, documenti, progetti, riunioni, sottoriunioni e relative sintesi, quel piccolo paradiso burocratico che l’umanità produce quando perde il senso del mistero. La Chiesa, però, non vive anzitutto di questo. Vive del Sangue dell’Agnello.

Questi sono antagonisti al popolo, altro che al potere!

Per Fakir - marocchino e pregiudicato - mobilitazioni quotidiane, trasmissioni h24, sentenza già scritta e urlata prima ancora che inizino gli accertamenti del caso. Per Alessandro Ambrosio - bravo ragazzo, pulito, niente droga ma soprattutto era un italiano... morto accoltellato per mano di un croato - niente mobilitazioni, niente sdegno, niente trasmissioni quotidiane. Entrambi i fatti a Bologna, abbiamo visto le due facce di Bologna, solidale con i delinquenti e stranieri, muta con gli italiani.

Questi sono antagonisti al popolo, altro che al potere!
(post lungo ma “sintetico”, scritto di e con la “pancia” intorno ai fatti di Bologna)

Sono tra quelli che da anni sostiene che sia tramontata la dicotomia destra/sinistra per come l’abbiamo conosciuta nel XX secolo. Quella dicotomia, espressione di riferimenti sociali, e di classe ben differenti, addirittura antagonisti, è andata sfumando dalla fine degli anni Settanta poi è stata definitivamente superata dall’affermazione della stagione liberista e globalista che negli anni Novanta vive la sua apoteosi.

Le differenze tra destra e sinistra diventano “cosmetiche”, cioè irrilevanti sul piano strutturale, riguardano aspetti sovrastrutturali che non mettono assolutamente in discussione il nuovo assetto di potere poggiante sulla dominanza assoluta del mercato in tutti gli ambiti della vita sociale. E anche gli elettorati cominciano a migrare da una parte all’altra, in cerca di nuove rappresentanze. La sinistra, storicamente roccaforte del voto operaio e popolare, perde via via consenso tra questi fino a perderlo del tutto.

Differenze cosmetiche che comunque devono tener conto delle sensibilità e degli umori dei settori sociali che sostengono i due schieramenti. Ora, e qui taglio con l’accetta, non posso articolare più di tanto il discorso, rischierei di scrivere un papiello che nessuno poi leggerebbe, mi sforzo di essere chiaro chiaro, così ci capiamo bene. La sinistra raccoglie prevalentemente consensi negli ambienti istituzionali della “cultura” (scuola, università, accademie, teatri…) e tra quei ceti medio-alti della borghesia urbana. La destra, andate per sottrazione. Alcune volte le due aree in alcuni tratti possono sovrapporsi, ma in linea di massima le cose stanno così, non a caso quando ci si riferisce a quelli di sinistra si parla di “popolo ztl” quando di destra di popolo che si esprime di “pancia”.

mercoledì 22 luglio 2026

La crisi ammessa, il diritto che la dimentica

Ringrazio Andrea Mondinelli per la riflessione che segue che traccia la via retta tra i percorsi, a volte intricati, della crisi epocale che stiamo vivendo.

La crisi ammessa, il diritto che la dimentica
Note in margine a «Facta sunt potentiora verbis»

L'articolo di Roberto de Mattei apparso su Corrispondenza Romana il 15 luglio («Facta sunt potentiora verbis qui. Parole e fatti nel diritto della Chiesa») è giuridicamente raffinato, e proprio per questo merita di essere preso sul serio fino in fondo: fino alla frase che, a metà del percorso, ne rivela il punto debole. Scrive l'autore: «La questione non sta nell'accertare se esiste una crisi nella Chiesa, che è a tutti evidente».

È una concessione, e di peso. La crisi c'è, ed è evidente a tutti. E nessuno può sospettare che si tratti di una clausola di stile: pochi studiosi hanno documentato la profondità di quella crisi quanto l'autore stesso, la cui storia del Concilio e le cui pagine sulla Tradizione restano tra le ricostruzioni più serie della rottura consumatasi negli ultimi sessant'anni. Chi ammette la crisi, qui, la conosce d'archivio. Ma da quel punto in poi l'argomentazione procede come se la crisi non esistesse: la dichiara evidente, e la esclude dal giudizio. Non la definisce — crisi disciplinare, dottrinale, di fede? — non la pesa, non la fa entrare tra le parti in causa. Applica le norme come se la Chiesa fosse in stato di normalità: come se il magistero proponesse la fede con chiarezza, come se la struttura ordinaria funzionasse. È questa la contraddizione che attraversa l'intero articolo: ammettere la crisi e poi giudicare come se non ci fosse.

22 Luglio. Il Sangue degno di ogni adorazione

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
22 Luglio. Il Sangue degno di ogni adorazione

Sangue di Cristo, degnissimo di ogni gloria e onore
La litania di questa mattina è molto solenne. È un inno al Sangue di Cristo che suscita il grido del fedele a riferirsi a lui come degnissimo di ogni gloria ed onore.

Dopo aver contemplato il Sangue del Signore nella sua opera di redenzione, nella vita sacramentale della Chiesa, nella fortezza dei martiri, nella consolazione degli afflitti e nella speranza dei morenti, arriviamo quasi spontaneamente all’adorazione. Il Sangue di Cristo non è soltanto utile per noi. Non va contemplato soltanto a partire dai benefici che riceviamo. È degno di gloria e onore perché è il Sangue del Figlio di Dio fatto uomo, il Sangue dell’Agnello immolato e risorto, il Sangue che appartiene alla Persona divina del Verbo.

Questa precisazione è importante. A volte anche nella preghiera rischiamo di essere sottilmente interessati. Cerchiamo consolazione, perdono, forza, protezione, pace. Tutte cose buone, necessarie, cristiane. Eppure l’adorazione ci porta oltre. Davanti al Sangue di Cristo impariamo a dire: “Tu sei degno”. Non soltanto “aiutami”, non soltanto “perdonami”, non soltanto “salvami”. Tu sei degno di essere amato, lodato, adorato, glorificato.

Usus Antiquior – Elevazione minore Il sacrificio del Figlio viene offerto al Padre

Nella  nostra traduzione da Substack. Osservazioni sulla elevazione semplicemente sublimi. Sono felice di averlo trovato e di condividerlo. Qui l'indice degli articoli dedicati alle formule del latino liturgico in relazione allo svolgersi del Rito Romano antiquior.

Usus Antiquior – Elevazione minore Il sacrificio del Figlio viene offerto al Padre

Al termine del Canone, il diacono rimuove il sudario dal calice per simboleggiare che è effettivamente finito: l'esecuzione pubblica è conclusa e Gesù è morto sulla croce. Il Vittima sacrificale deve essere uccisa e immolata per essere completamente consacrata a Dio. Il sangue, che rappresenta la vita, deve essere versato. Sebbene Cristo sia pienamente presente in entrambe le specie, il sangue è separato dal corpo e non è ancora risorto. Il cielo si è oscurato, il centurione ha pronunciato la sua professione di fede e l'anima umana di Cristo è discesa agli inferi. L'improvviso rintocco del campanello dell'altare scuote l'assemblea, a indicare che la terra ha tremato e il velo del Tempio si è squarciato dall'alto in basso. È proprio qui che il Nobis Quoque [qui] e il Canone silenzioso [qui] ci lasciano. Il sacrificio è pienamente compiuto. Sangue e acqua sono stati versati dalla seconda costola del Nuovo Adamo, stabilendo l'eterno Terzo Tempio. Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo hanno calato con cura il corpo morto, martoriato e insanguinato, dal legno della croce.

martedì 21 luglio 2026

Mercoledì 22 luglio Santa Messa a Pavia

Carissimi,
Nel calendario delle Sante Messe di luglio ho inavvertitamente omesso di inserire la celebrazione di Mercoledì 22 Luglio nella festa di Santa Maria Maddalena: come di consueto reciteremo il S. Rosario alle ore 17,45 cui seguirá la S. Messa (letta) alle ore 18,15.
Mi scuso per l'omissione e saluto tutti cordialmente nel Signore, 
Don Fabio Besostri

Sinodalità: il meccanismo attraverso il quale la dottrina rimane e tutto cambia

Nella nostra traduzione da Substack, riprendiamo la riflessione che segue sulla sinodalità, tornata in ballo in seguito alle recenti dichiarazioni del card. Burke [qui]. Il problema è che non si vede nessun cambiamento — anzi arrivano conferme — da questo pontificato. Qui l'indice dei precedenti.
Noi è da tempo che ne affrontiamo i risvolti [qui] e continuiamo a parlarne e così pure alcuni cardinali, oltre a Burke. E tuttavia il problema di fondo è che, a partire dell'indiscutibile Concilio, qualunque affermazione basata sulla teologia e l'ecclesiologia dei secoli, sull'insegnamento costante della Chiesa, non fa presa e prevale il discorso fluido, non definitorio, mutevole a seconda delle mode del tempo. È l'effetto della continuità storicista basata sul soggetto-chiesa e non più sull'oggetto-rivelazione... Ma finché chi ha autorità si limita a critiche attraverso interviste invece di agire in concreto e solidalmente, non potrà venir fuori alcuna soluzione. (M.G.)

Sinodalità: il meccanismo attraverso il quale la dottrina rimane e tutto cambia
Mark Lambert, 16 luglio
La domanda, apparentemente semplice, del cardinale Burke mette a nudo la contraddizione irrisolta che si cela nel cuore del pontificato di Francesco [e sembra continui con Leone-ndT]
In una recente intervista [qui], il cardinale Raymond Burke si sofferma a lungo sulla sinodalità e ritengo fermamente che le sue affermazioni meritino di essere considerate un intervento di grande serietà. Il cardinale Burke pone una domanda talmente elementare che la persistente mancanza di una risposta soddisfacente è di per sé rivelatrice: che cos'è esattamente la sinodalità?

È importante chiarire che la sua preoccupazione non riguarda i sinodi in quanto tali. La Chiesa cattolica ha sempre tenuto concili e sinodi. I vescovi si sono sempre consultati con sacerdoti, religiosi e fedeli. Né Burke contesta i doveri cristiani di ascolto, preghiera, discernimento o cooperazione reciproca. La sua critica è rivolta all'elevazione della "sinodalità" a principio ecclesiologico determinante, senza una descrizione sufficientemente precisa di cosa sia, da dove provenga la sua autorità, quali siano i suoi limiti o come si relazioni al deposito della fede. Un sinodo è un'istituzione ecclesiale identificabile. La sinodalità è un'astrazione e, come abbiamo visto nell'ultimo decennio circa, un'astrazione straordinariamente elastica.

La sua elasticità contrasta con la precisione della teologia cattolica, e questo ha permesso al termine di acquisire uno status quasi talismanico. Può descrivere la consultazione, la collegialità episcopale, la partecipazione parrocchiale, il decentramento, l'ascolto dei gruppi emarginati, il discernimento spirituale, la riforma istituzionale e l'esercizio dell'autorità papale. Può significare la Chiesa che ascolta lo Spirito Santo, i vescovi che ascoltano i laici, i laici che si ascoltano a vicenda, o Roma che devolve le decisioni alle Chiese locali. A volte sembra significare tutte queste cose simultaneamente. Più si invoca la sinodalità, meno chiaramente sembra essere definita.

Non è così che Papa Francesco l'ha presentata inizialmente: nel suo importante discorso in occasione del cinquantesimo anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi, nell'ottobre del 2015, Francesco ha offerto quella che rimane forse la sua più chiara interpretazione teologica del concetto. «È proprio questo cammino di sinodalità», ha dichiarato, «che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio» (un'affermazione non da poco!).

Descrisse la Chiesa sinodale come una Chiesa in ascolto, in cui i fedeli, i vescovi e il Vescovo di Roma si ascoltano a vicenda e insieme ascoltano lo Spirito Santo. Insistette sul fatto che il processo culmina nel Papa, non come espressione delle sue convinzioni personali, ma come garante dell'obbedienza della Chiesa a Dio, al Vangelo e alla Tradizione. Affermò inoltre che un sinodo deve sempre agire cum Petro et sub Petro, con Pietro e sotto Pietro, proprio come garanzia di unità.

A prima vista, gran parte di ciò è ineccepibile e persino attraente. La Chiesa dovrebbe ascoltare. I vescovi dovrebbero conoscere la vita, le sofferenze e le domande del popolo a loro affidato. Il Papa dovrebbe confermare i suoi fratelli nella fede piuttosto che governare secondo le proprie preferenze personali. L'autorità pastorale dovrebbe essere esercitata come servizio piuttosto che come dominio. La consultazione dovrebbe essere ampia, improntata alla preghiera e attenta alle ispirazioni dello Spirito Santo.

Il problema non risiede principalmente in questa descrizione, ma in ciò che la sinodalità ha ripetutamente prodotto nella pratica. Francesco è andato ben oltre la semplice raccomandazione della consultazione. Nello stesso discorso ha definito la sinodalità un "elemento costitutivo della Chiesa" e "il quadro interpretativo più appropriato per comprendere il ministero gerarchico stesso". Ha parlato di una "Chiesa interamente sinodale", di un maggiore decentramento e di un dinamismo sinodale che ispira "tutte le decisioni ecclesiali". Si tratta di affermazioni di enorme portata. La sinodalità non è più semplicemente un metodo con cui i vescovi consultano i fedeli, ma diventa un quadro interpretativo attraverso il quale la Chiesa comprende la propria costituzione, autorità e processo decisionale.

Eppure la difficoltà pratica... Alcuni direbbero un’evidente incoerenza interna... si presenta immediatamente. Se sinodalità significa ascolto, a chi sta ascoltando la Chiesa e con quale criterio viene inverato il discernimenyo delle voci? L’opinione pubblica non è il sensus fidei. Le richieste più insistenti ripetute da attivisti, teologi, gruppi di pressione e delegati scelti per professione non rappresentano necessariamente la fede dei battezzati. Né si può invocare lo Spirito Santo come spiegazione di conclusioni che contraddicono quanto la Chiesa ha costantemente insegnato.

Francesco stesso ha riconosciuto questo pericolo nel 2015. I vescovi, disse, devono distinguere l'autentica fede della Chiesa dalle «correnti mutevoli dell'opinione pubblica». Ma non si può negare che il successivo processo sinodale abbia ripetutamente portato proprio queste correnti all'interno delle deliberazioni della Chiesa.

Questioni riguardanti l'omosessualità, la morale sessuale, l'ordinazione delle donne, l'identità di genere, l'autorità ecclesiale e la disciplina sacramentale sono state rimesse in discussione come se la Chiesa non si fosse mai espressa in modo definitivo su questi temi. La giustificazione addotta è che nessuno dovrebbe temere il dialogo, che lo Spirito può parlare attraverso voci inaspettate e che la Chiesa deve ascoltare l'esperienza vissuta. Ma l'ascolto non viene mai presentato come un esercizio neutrale. Le questioni ammesse alla riconsiderazione si muovono in modo schiacciante in un'unica direzione e la sinodalità raramente sembra riaprire i quesiti al fine di recuperare una comprensione più rigorosa della dottrina o della disciplina cattolica. Di norma non invita a riconsiderare la Comunione sulla mano, la contraccezione, gli annullamenti senza colpa, la sperimentazione liturgica, il crollo della disciplina clericale o la perdita di un chiaro insegnamento sulle cose ultime. Non parla mai della chiamata alla santità, dell'importanza delle devozioni o della necessità di una solida catechesi. Al contrario, genera ripetutamente pressioni per un adattamento ai presupposti morali dell'Occidente contemporaneo.

Si potrebbe forse obiettare che ciò non dimostra necessariamente che Papa Francesco abbia consapevolmente ideato la sinodalità come strumento disonesto. Le motivazioni sono difficili da stabilire e non dovrebbero essere affermate al di là delle prove. Tuttavia, dopo più di un decennio, credo sia ragionevole giudicare un metodo di governo in base ai suoi effetti costanti. Tali effetti suggeriscono che la sinodalità abbia funzionato come un meccanismo attraverso il quale è possibile aggirare un insegnamento consolidato senza che venga formalmente smentito.

Il genio (?!?) del meccanismo sta nel fatto che la dottrina non ha bisogno di essere modificata. Può essere ripetutamente riaffermata anche mentre vengono autorizzate pratiche pastorali che sembrano contraddirla. Questo schema è diventato inequivocabile per la prima volta in Amoris Laetitia (vedi). L'esortazione apostolica seguì due sinodi sulla famiglia molto controversi. La dottrina cattolica sul matrimonio fu formalmente preservata. Il matrimonio rimase indissolubile. I rapporti sessuali al di fuori di un matrimonio valido rimasero oggettivamente contrari alla legge morale. Nessuna proposizione dottrinale fu apertamente ribaltata. Eppure il capitolo otto introdusse una nuova enfasi sull'accompagnamento, sul discernimento, sulle circostanze attenuanti e sulla graduale integrazione nella vita sacramentale della Chiesa. Francesco mise in guardia dall'applicare meccanicamente regole generali a ogni situazione concreta e affermò che il discernimento poteva riconoscere che una persona, pur vivendo in una situazione oggettivamente peccaminosa, potrebbe non essere soggettivamente colpevole di peccato mortale.

Considerato isolatamente, ciò riflette la consolidata teologia morale cattolica. La Chiesa ha sempre distinto il carattere oggettivo di un atto dalla colpevolezza soggettiva della persona che lo commette. L'innovazione risiedeva nell'uso che veniva fatto di tale distinzione.

La nota a piè di pagina 351 affermava che in certi casi l'aiuto della Chiesa poteva includere i sacramenti. Il documento non definiva con precisione tali casi. Non specificava chiaramente se si riferisse a persone divorziate e risposate civilmente che continuavano ad avere rapporti sessuali pur ricevendo la Santa Comunione. Né ribadiva la disciplina articolata da Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, secondo la quale coloro che non potevano separarsi per gravi motivi potevano ricevere i sacramenti a condizione che vivessero come fratelli e sorelle. L'ambiguità rimase quindi irrisolta, con conseguenti diverse prassi pastorali nelle diverse giurisdizioni.

Diversi vescovi adottarono politiche contraddittorie. Alcuni mantennero la disciplina precedente. Altri permisero l'ammissione alla Santa Comunione dopo un processo di discernimento personale, anche laddove la coppia non si impegnasse a vivere in continenza. Nel 2023 il Dicastero per la Dottrina della Fede dichiarò esplicitamente che Amoris Laetitia aveva aperto la possibilità di accesso alla Riconciliazione e all'Eucaristia in casi particolari in cui la responsabilità e la colpevolezza erano diminuite. La dottrina dell'indissolubilità non era cambiata. La dottrina sull'adulterio non era cambiata. L'insegnamento della Chiesa sulla degna ricezione della Santa Comunione non era formalmente cambiato. Ma la disciplina che dava espressione concreta a tali insegnamenti era cambiata.

Questa è la distinzione su cui si fonda ripetutamente l'intero progetto di Francesco. La dottrina rimane verbalmente intatta, mentre la pratica pastorale è svincolata dalle sue necessarie conseguenze dottrinali. Il risultato non è semplicemente flessibilità pastorale. È una condizione in cui la stessa relazione oggettiva può essere considerata un ostacolo alla Comunione in una diocesi e non in un'altra. [In pratica si affida all'arbitrio del singolo vescovo la possibilità di fabbricare una sorta di "diritto giurisprudenziale", costituito cioè dalla "giurisprudenza" elaborata dalle sue decisioni, in alternativa a quanto stabilito dal Codice del Diritto canonico. Si creerebbe così un corpo di eccezioni (giuridico-teologiche) alla norma, ossia al dogma della fede. Dov'è più l'universalità de La Catholica? -ndT].
L'ordine morale e sacramentale, presumibilmente universale, diventa dipendente dalla geografia, dall'interpretazione episcopale e dall'esito di un processo di discernimento individuale. A questo punto bisogna chiedersi cosa significhi affermare che la dottrina è rimasta immutata. Una dottrina le cui implicazioni pratiche possono essere sospese indefinitamente non è stata esplicitamente rinnegata, ma non governa nemmeno la vita della Chiesa...
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