domenica 27 novembre 2011

Il preambolo dato alla FSSPX visto da un domenicano modernista su "La Croix". Osservazioni.

IL PREAMBOLO PER I “LEFEVRIANI”? COME PER I LUTERANI!
Così titola il suo articolo il nostro amico Stefano: mi è stata segnalata questa intervista, pubblicata sul suo blog, tratta da un articolo apparso qualche tempo fa su la Croix.

L'ho rivista ed ho corretto qualche sfumatura imprecisa di traduzione. La trascrivo di seguito e aggiungo alcune osservazioni alla fine.


Traduzione dell'articolo di "La Croix" e osservazioni.


Padre Jean-Paul Durand, domenicano, professore di diritto canonico e consultore del Consiglio Pontificio per l’interpretazione dei testi legislativi, spiega in cosa consiste l’accordo preliminare su un preambolo dottrinale.

P. Durand, Domenicano
P. Jean-Paul Durand: “I Lefebvriani devono riconoscere la legittimità dell’insegnamento del Concilio”


La Croix: Qual è il significato di questo “preambolo dottrinale”, che è stato posto dalla Santa Sede come condizione per l’accordo con la Fraternità?


P.J-P D.: Era impossibile diversamente arrivare ad un accordo. Benedetto XVI ha avvertito che lo si accusava di essersi mostrato troppo accogliente, ed era importante impostar bene le cose. D'altronde in un certo numero di discorsi, lui ha avuto a cuore di sottolineare l’importanza del Concilio Vaticano II. Perciò questo preambolo ha due obiettivi. In primo luogo la stessa Fraternità di San Pio X , ma soprattutto i terzi, gli altri cattolici. E' importante che questi ultimi non possano accusare Roma di essersi lasciata convincere, di aver fatto troppo marcia indietro. Questo preambolo dottrinale, una sorta di esposizione dei motivi, comporta un aspetto forte di comunicazione.


Perchè, da un lato, porre questo preambolo e dall’altro lasciare aperte “legittime discussioni”, sulle espressioni o formulazioni presenti nei testi del concilio Vaticano II?


Si tratta di un metodo di dialogo, che si utilizza anche nel dialogo ecumenico, con altre confessioni cristiane. E' stato così anche con i luterani, per l’accordo sulla dottrina della giustificazione, si è riconsociuta una base comune, ma differenze di applicazione, e c’è una maniera per non bloccare le cose. E' la stessa cosa qui: si chiede agli integristi [brutto questo termine!] di inserire un minimo indispensabile, il preambolo dottrinale, e si prende il tempo di discutere in seguito su alcune interpretazioni.


Minimo indispensabile?


Il rispetto “in blocco” del Concilio, cioè della sua autenticità, della legittimità dei suoi insegnamenti. Non si può transigere se non c’è un minimo di punto di partenza. I membri della Fraternità sono obbligati ad accettare questo. la Sede apostolica non li può accogliere se essi non si sono impegnati a riconoscere il Concilio, a non squalificarlo. Tuttavia è consentito continuare a lavorare sull’interpretazione del Concilio. Così come la libertà religiosa fa parte dell’insegnamento del concilio vaticano II. Tuttavia si può parlare di loro interpretazioni. I responsabili lefebvriani devono così accettare che il Vaticano II è un momento storico per la chiesa, nel quale il signore ha continuato a parlare agli uomini. Dio si rivolge ad ogni generazione storica, ma si tratta dello stesso Dio e della stessa religione.


E' prevista la creazione di una prelatura personale. Che senso ha questa struttura?


Dopo quella dell’OPUS DEI questa sarebbe la seconda. Una prelatura personale non è una chiesa particolare, contrariamente ad una diocesi. Una prelatura personale dona al prelato, alla sua testa, competenze sugli individui che appartengono a quel prelato ma non sul territorio dove vivono. Essa non ha un popolo di fedeli propri. E' una istituzione d’appartenenza. La chiesa nella sua organizzazione ha già una opzione generale in favore di territorialità (parrocchia e diocesi). Ma ha previsto, a fianco, particoloari forme di appartenenza non territoriale. Tuttavia la mission de france è una prelatura territoriale dunque è circoscritta ad un territorio e conta preti legati al solo territorio. Per tornare alla prelatura personale, il prelato ha una autorità cheche si può apragonare a quella del superiore di un ordine religioso sui religiosi o religiose del suo ordine. Quindi una prelatura personale non può sostituirsi ad una diocesi. Dovrebbe quindi in teoria stipulare accordi con i vescovi delle diocesi dove si trova.


Il nostro amico Stefano mette in risalto i tre aspetti fondamentali di questa intervista:
  1. L’accettazione “in blocco” del Concilio
  2. E’ il minimo indispensabile
  3. E’ un metodo di dialogo ecumenico qualunque
In linea di principio Stefano ha ragione. Tuttavia, dobbiamo partire dal dato che il preambolo non è noto nella sua formulazione e si tratta quindi di considerazioni di carattere generale. Tutto sommato l'interlocutore, evidentemente modernista, non fa altro che metter in risalto la posizione della Curia, anche se tira in ballo il Papa. Del resto è un deja vu, se ricordate, al momento del famoso ultimatum in 5 punti posto a suo tempo da Castrillon Hoyos, poi caduto come un castello di carte dopo l'intervento diretto di Mons. Fellay nei confronti del Santo Padre.

Non calcherei troppo la mano sul fatto che la Fraternità sia stata messa sullo stesso piano dei Luterani, perché è un fatto abominevole che non sta né in cielo né in terra. Intanto ai Luterani non è stato proposto alcun rientro che per loro è impossibile se non accettano gli importanti Dogmi di fede che hanno rinnegato. La Dichiarazione congiunta sulla "giustificazione", che viene citata, è un atto ibrido che comunque coglie solo un aspetto del loro distacco da Roma e non può essere presa a modello per il tipo di trattativa con la Fraternità. Inoltre il loro è un vero distacco. Invece, la FSSPX non ha mai rotto la comunione col Papa, mentre custodisce la Tradizione. Questo è un distinguo che va fatto. Ma purtroppo i 'novatori' sono abituati a discorsi pressappochisti e superficiali che mettono in luce solo le loro interpretazioni mai rigorose, ma sempre "di parte". Del resto quel che si è perso dal concilio in poi è proprio il rigore e la chiarezza del linguaggio definitorio, che non si presta né ad equivoci né ad ambiguità.

Quel che dobbiamo purtroppo riconoscere è che effettivamente il deleterio metodo dell'"inclusivismo" non è estraneo alle trattative con la Fraternità. E tuttavia, si può ben andare oltre per la salus animarum, se questo comporta non dover scendere a compromessi e non inficia la libertà di poter portare avanti la pastorale Tradizionale in tutte le sue implicazioni.

Quanto all'intervista, non prenderei per oro colato quello che dice un modernista come P. Durand che parla a titolo personale.

Ci è stato reso noto che il testo del preambolo contiene delle espressioni ambigue. Ma è compito di questa fase interlocutoria e del discernimento della Fraternità dirimerle per non scendere eventualmente a impossibili compromessi. Credo che la situazione sia obiettivamente difficoltosa, ma spero che la Provvidenza e il discernimento dei responsabili della Fraternità e della Santa Sede facciano il resto.

Quanto al ventilato incombere dei vescovi diocesani, mi pare avventato perché, se la Prelatura serve proprio per dare alla Fraternità la giusta indipendenza da vescovi notoriamente ostili, gli accordi dovrebbero contenere la soluzione idonea. Comunque non dimentichiamoci che il preambolo nasce in Curia, mentre l'ultima parola, come ha ricordato Mons. Fellay, spetterà al Papa.

Per cui, confidiamo nel Signore e andiamo avanti.

3 commenti:

Luisa ha detto...

Ho letto l`intervista a Padre Durand, a me basta leggere una parola (che del resto non è stata tradotta nel testo linkato) : "integristi", per qualificare o, meglio, squalificare i suoi propositi, è la solita prosa di una persona che, seppur competente nel suo campo, resta pur sempe un postsessantottino fedele e coerente con la sua ideologia.
E poi quante ambiguità e contraddizioni, insomma, secondo Durand, che NON conosce il contenuto del Preambolo dottrinale, il CVII è da accettare in blocco, la libertà religiosa pure, ma poi si può discutere sull`interpretazione.
Un linguaggio di cui ho orrore, quel linguaggio che genera, alimenta e diffonde la confusione di cui vediamo e subiamo gli effetti nefasti.

don Camillo ha detto...

Saranno due pesi e due misure, scordiamoci il "minimocomundenominatore" per la FSSPX, almeno per ora.

I Luterani hanno da parte loro tutta la Chiesa Conciliarista, i tradizionalisti "solo" la Tradizione.

Anonimo ha detto...

concordo con don Camillo.
Se dopo Erfurt abbiamo dovuto imparare che siamo in profonda comunione di fede coi luterani, sarà difficile -secondo il principio di non-contraddizione (ovvero se la logica conta ancora qualcosa)-
che noi cattolici, che siamo in "comunione visibile col Papa" (l'attuale), come dice qualcuno (come se la comunione esteriore, fatta di timbri burocratici, fosse la più importante davanti a Dio) possiamo ritenerci in comunione anche coi lefebvriani, che rifiutano assolutamente tale incredibile novità (cioè la comune fede catto-luterana).
Mi pare che Gesù abbia detto: "Nessuno può servire due padroni"; e inoltre "Chi non è con Me è contro di Me"; "Chi non raccoglie con Me disperde", "Chi disprezza voi disprezza Me" (riferendosi agli Apostoli di sempre, quelli del Magistero perenne, immutabile e inalterabile.....che fa capo a Lui),
e che tutto questo si dovesse intendere come comunione con la Chiesa di sempre, col Pietro di sempre, compreso Pio XI e la sua "Mortalium animos", che condanna roba del tipo Assisi1986-2011.
Ma forse ricordo male.
Anzi, sicuramente dopo Assisi3 mi sbaglio del tutto.
Ci troviamo in una "Chiesa di transizione" verso quella che sarà una nuova grande chiesa che abbraccerà tutte le credenze ed opinioni, e dalla quale i cattolici fanatici e integralisti come la FSSPX dovranno per forza di cose restare fuori. sono troppo esigenti: vorrebbero che il Vangelo fosse applicato alla lettera, e che non fosse modificato o strumentalizzato, e che non passasse mai o non fosse "reinterpretato " ed adattato ai tempi moderni, che si evolvono come un fiume che scorre.
Troppe pretese, questa FSSPX.
E' giusto che essa rimanga fuori dalla nuova grande civiltà dell'amore indenominato che sta crescendo a dismisura, consolidandosi in tutte le nazioni (ex)cattoliche, col permesso "delli superiori". E così rimanga fuori chiunque guarda al suo esempio di fedeltà al Depositum fidei e alla Messa di sempre.
Ma che ingenua che sono !...
mi devo aggiornare, altrimenti anch'io rimarrò fuori.....fuori dalla nuova chiesa che avanza a grandi passi, dove tutte le differenze saranno abbattute, compreso il tabernacolo nelle chiese, che disturba, come si è visto nella "riconsacrazione" del duomo di Reggio.
quella sì che è una chiara manifestazione della nuova-chiesa-dell'amore-che-include-tutti.....
La FSSPX pare ormai incapace di carità....è troppo fissata sulla Verità, e sulla Santa Messa che è il Santo Sacrificio del Calvario.
Tutte fissazioni, tendenze fanatizzanti, estremizzanti, che ci dovremo togliere, noi che siamo cattolici normali, non integristi, adattabili ai tempi che cambiano, elastici....comprensivi verso "la comune umanità" e le "diverse vie alla Verità" che sono state benevolmente ascoltate, accolte e lodate dallo "spiritodiassisi".

Ester