venerdì 11 novembre 2011

Un piccolo angolo di Inghilterra che entra nella "Riforma della Riforma"

Ogni tanto una spigolatura anche da blog esteri: ritengo importante che si favorisca la circolarità di comunicazione anche nell'ottica di universalità che è una delle prerogative della nostra Chiesa appunto cattolica.


Il blog « A Reluctant Sinner », ripreso da Riposte Catholique, alla fine di ottobre pubblica una foto presa in una parrocchia di Gran Bretagna. Il blogger prudentemente non indica il nome della parrocchia e ha cancellato la firma del sacerdote sulla fotografia riprodotta. Sono precauzioni che dimostrano come in certe parti della Chiesa regni un certo terrorismo morale (e non unicamente in Francia e in Italia, evidentemente...) !

Si potrebbe dire: perché tante precauzioni? Molto semplicemente perché il tabellone di questa parrocchia inglese indica che in quel luogo non è possibile ricevere la comunione sulla mano. Un avviso conforme alla dottrina cattolica sulla ricezione della santa comunione.

E pensare che non mancano sacerdoti formati dal liberale "spirito del Vaticano II" i quali ormai accettano il fatto che è necessario prendere serie misure per rendere debita riverenza a Nostro Signore nella Santa Comunione. Sappiamo bene come il Santo Padre mostri e, quindi, inviti, a ricevere la comunione in ginocchio e sulla lingua.

Fin dall'epoca dei Padri della Chiesa, è nata e si è consolidata la tendenza di distribuire la Santa Comunione sulla lingua. La motivazione di questa pratica è duplice (vedere ulteriori indicazioni che seguono, tratte dalla Memoriale Domini, Istruzione della Congregazione del Culto Divino 1969):
  1. in primo luogo, al fine di evitare, per quanto possibile, la dispersione di frammenti eucaristici;
  2. in secondo luogo, per aumentare la devozione tra i fedeli alla presenza reale del Signore nel Sacramento dell'Eucaristia.
Anche San Tommaso d'Aquino si riferisce alla pratica di ricevere la Santa Comunione solo sulla lingua. Egli afferma che toccare il corpo del Signore è prerogativa solo del sacerdote ministeriale. A questo proposito l'allora cardinale Ratzinger affermava che: " La comunione raggiunge la sua vera profondità quando è sostenuta e circondata da adorazione" [Lo Spirito della liturgia]. Per questo motivo, egli sosteneva che "la pratica di inginocchiarsi per la Santa Comunione ha in suo favore una secolare tradizione, ed è un segno particolarmente espressivo di adorazione, del tutto appropriato alla luce della presenza vera, reale e sostanziale di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate"... Per questo, a partire dalla solennità del Corpus Domini nel 2008, Benedetto XVI ha cominciato a distribuire il Corpo del Signore ponendolo direttamente sulla lingua dei fedeli inginocchiati.

Integro, dal “Memoriale Domini” (29 maggio 1969) dei tempi di Paolo VI, il quale si dichiarò contrario a concedere la comunione sulle mani, perché era una prassi “praticamente pericolosa e discutibile”. Il documento, una Istruzione diramata dalla Congregazione del Culto Divino, risulta stranamente introvabile soprattutto sul sito della Santa Sede. Ecco i motivi che esso riporta come controindicazioni:
  1. facilita la caduta e la dispersione dei frammenti; espone il Santissimo a furti sacrileghi e profanazioni orrende: “…ut Sacra Communio qua par est reverentia decore atque dignitate distribuentur ut quodvis periculum arceatur species eucharisticas profanandi…” (cfr Memoriale Domini, 29.5.1969, in “Acta Apostolicae Sedis”, 61, 1969, pag. 541-545): “…ut denique diligenter cura servetur, quam de ipsis panis consecratis fragmentis Ecclesias semper commendavit…” (ivi);
  2. perché favorisce la diffusione di gravi errori contro il dogma eucaristico: “…ne scilicet perveniatur (...) ad rectae doctrinae adulterationem…” (ivi). “C’è pericolo – avvertì infatti il “Concilium” con Lettera del 30.7.1968 – che l’audacia degli innovatori troppo spinti si diriga su altri settori che recherebbero danno irreparabile alla Fede e al culto dell’Eucaristia” (cfr A. Bugnini, La riforma Liturgica 1948-1975. Ed. Liturgiche, Roma 1983, p. 628);
  3. perché l’antica consuetudine assicurava assai più efficacemente la devozione e il fervore dei fedeli, una consuetudine che fu il termine di un processo evolutivo delle fede nella Chiesa, nel più vitale dei suoi dogmi. “In sequenti tempore, postquam mysterii veritas, eius virtus ac praesentia Christi in eo altius explorata sunt, urgente, sensu sive reverentiae oportet, consuetudo inducta est ut per se minister panis consecrati particulam in lingua Communionem suscipientium deponeret” (ivi);
  4. perché la prassi precedente era già stata collaudata da una tradizione bimillenaria, in base alla quale se ne sperimentarono i benefici: “…mutatio enim in re tanti momenti (…) antiquissima et veneranda traditione innititur…” (ivi) Mentre ora – come osservava lo stesso Paolo VI – tale “Cambiamento importante di disciplina…rischia di disorientare i fedeli, che non ne sentono la necessità e che mai si son posti questo problema…” (cfr A. Bugnini, op. cit., pag. 627);
  5. perché la proposta del “nuovo rito” era stata respinta dalla maggioranza dell’Episcopato mondiale: “…Episcopos longe plurimos consere hodiernam disciplinam haudquaquam esse immutandam; quae immo, si immutetur, id tum sensui tum spirituali cultui eorundem Episcoporum plurimorumque fidelium offensione fore…” (ivi).
Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004)
[92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca, [Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 161.] se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli. [Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Dubium: Notitiae 35 (1999) pp. 160-161.]

Nonostante tutto ciò, mi scrive un lettore: "mi ritrovo alla S. Messa mattutina alla Scala Santa (Roma, retta dai Passionisti, ndR), mi inginocchio per ricevere la comunione sulla lingua che il sacerdote mi dà dopo una evidente esitazione. Alla fine della celebrazione, egli tuona dall'altare: "la comunione si riceve in piedi e sulla mano!". Che dire, dunque? Nella Chiesa, oggi è possibile tutto e il contrario di tutto. Vengono date direttive, che subito dopo presentano l'eccezione la quale diventa a sua volta regola... Il prevalere delle tendenze è di conio decisamente modernista o neo-protestante, quando -in alcuni casi noti- non siamo costretti a dire addirittura eretico. Meminisse horret!...

12 commenti:

DANTE PASTORELLI ha detto...

Anch'io, qualche volta, e ne ho scritto pubblicamente, sono stato ripreso da qualche prete a cui poi ho fatto ringoiar arroganza ed ignoranza delle norme ecclesiastiche vigenti.
Il Papa dà l'esempio da tre anni - con quale ritardo, viste le sue convinzioni! -. Ma se l'esempio, come dimostra la realtà, non basta, allora ricorra all'imposizione. Ci vuol tanto a scrivere un breve documento in cui si ordina che la comunione sia data solo in ginocchio, salvo casi particolari dovuti a problemi di salute ed età, ed in bocca? Ma da quest'orecchio Benedetto XVI non ci sente. E quest'ambiguo ondeggiar non giova affatto alla Chiesa.

perplesso ha detto...

E quest'ambiguo ondeggiar non giova affatto alla Chiesa.


soprattutto se e quando riguarda la Liturgia, fonte e culmine delle Fede!

Anonimo ha detto...

La motivazione di questa pratica è duplice:

in primo luogo, al fine di evitare, per quanto possibile, la dispersione di frammenti eucaristici;

in secondo luogo, per aumentare la devozione tra i fedeli alla presenza reale del Signore nel Sacramento dell'Eucaristia.


Io invertirei i due 'luoghi', anche perché con l'Ostia il problema dei frammenti è in pratica inesistente. Mentre il secondo 'luogo', se rispettato nel miglior modo, riuscirebbe ad evitare anche il primo 'luogo', data la cautela che riuscirebbe ad implicare. Non so se ho reso l'idea, mi sono un perso con tutti questi 'luoghi'.

Stefano

mic ha detto...

Sono d'accordo, Stefano.
Oltretutto il "secondo luogo" è la ragione principale!

DANTE PASTORELLI ha detto...

In un certo senso Stefano ha ragione: evitar la dispersione dei frammenti rientra nel "secondo luogo" ed è conseguenza del rispetto e dell'adorazione dovuti all'Eucaristia. Ma nello stesso tempo il "primo luogo" indica qual sia l'oltraggio più grave al Corpo di Cristo. Comunque non è qui l'importante ch'è la validità delle ragiioni addotte da Paolo VI.
In complesso, mi sembra ch'esse siano molto sagge ed ancor oggi non "superate".
Quanto al problema dei frammenti, per ormai antica esperienza posso affermar che sussiste. Onde evitarne al massimo la dispersione, a parte le precauzioni del sacerdote accorto -ad es.dopo aver dato una particola sfrega indice e pollice sul piattino perché vi cada l'infinitesimo granellino eventualmente rimasto sulle dita - io son solito stacciare ben bene in un colino le particole prima di riporle nella pisside: eppure, a pisside svuotata, un po' di minutissima polverina ci resta, come resta sul lino su cui staccio le particole.
Non sottovalutiamo questa realtà.

Anonimo ha detto...

come mai Paolo VI ha potuto dire tante cose ineccepibili sulla dottrina e, poi, permettere una riforma liturgica come la sua?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Perché doveva togliere dalla liturgia ogni pietra d'inciampo sulla strada del dialogo coi protestanti.

Eruanten ha detto...

"Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche."

In genere i sacerdoti/diaconi/ministri straordinari mi sembra siano un po' distratti.

"Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli."

Molto interessante questo punto.

Un'altra cosa poi mi vien in mente, pochi giorni fa ho parlato con un sacerdote anziano del problema delle persone divorziate che vanno a fare la comunione. Un giorno è accaduto in una parrocchia che il parroco si rifiutò di dar l'Ostia Santa a una persona divorziata. Successe il finimondo, il vescovo trasferì quel parroco. Da quel giorno nella mia diocesi c'è l'ordine di dar la particola a tutti, per evitare scandalo.

Il sacerdote anziano ha sbuffato:"eh ma c'è tanta ignoranza nelle persone!Quei parrocchiani erano arrabbiati perchè non capiscono la gravità del problema, tutti conoscevano la situazione irregolare della persona."

E' più importante evitare lo scandalo o evitare caritatevolmente di far mangiare la propria condanna?

Eruanten ha detto...

Aggiungo per chiarezza: tutte i parrocchiani sapevano che la persona era divorziata, ma pensavano fosse comunque un suo diritto ricever la comunione, poichè non è mica un criminale!
Si sono poi scatenati contro il parroco.

Altra domanda:se il vescovo invece che trasferirlo l'avesse difeso pubblicamente e, magari proprio in un'omelia in quella parrocchia, avesse spiegato la gravità nel ricevere l'Eucarestia non in stato di Grazia, avrebbe fatto cosa buona e giusta?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Lo scandalo è nel dar la comunione al divorziato. E ricordar la Verità comporta punizioni. I vescovi son questi e qulcuno li ha eletti.

berni ha detto...

Ai Padri Passionisti della Scala Santa di Roma - Riguardo la comunione nelle mani vorrei sapere perche' non seguite l'esempio del Papa che da' la comunione in bocca ed in ginocchio. La particola che date ai fedeli e' Cristo, nel caso non lo sappiate, e Cristo e' il Re dei Re. Leggetevi le istruzioni, la comunione in mano e' un indulto, nella norma va data in bocca. Seguite anche la stampa ci sono chiese dove sono state profanate e rubate le ostie consacrate, ma non vi mette paura che Cristo venga usato per fare le messe sataniche? Ma non avete paura che Dio un giorno, e quel giorno viene per tutti, vi guardi in faccia e vi giudichi per cio' che avreste dovuto fare e non avete fatto? Ma pensate davvero che il concilio VII e' stato un concilio cattolico?

berni ha detto...

Riguardo ai commenti qui sopra sia della comunione nella mano che ai divorziati vorrei spendere una parola sui vescovi e sui sacerdoti: prima del concilio VII i vescovi ed i sacerdoti erano ministri e si sentivano ministri del culto cattolico, dopo il concilio si sono cambiati il termine, si fanno chiamare un po' come i protestanti "presidenti di assemblea" forse non si sentono piu' in dovere di nulla tantomeno di essere sacerdoti o vescovi. Questo, lo preciso, non per tutti. Ci sono ancora veri preti e veri vescovi della Chiesa Cattolica Apostolica che fanno i veri ministri consacrati.