venerdì 18 novembre 2011

Il rito Latino nella sua forma extraordinaria vede il ripristino del servizio all'Altare e quindi degli "ordini minori"

Il Blog Rorate Caeli un paio di settimane fa ha riportato la notizia che alcuni seminaristi della Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) avevano ricevuto gli ordini minori di Esorcista e Accolito da Sua Eccellenza l'Arcivescovo Pendergrast di Ottawa. Ora altri cinque seminaristi sono stati ordinati Portiere e Lettore. La foto a lato riguarda l'evento e mostra tutta la sua suggestiva bellezza e sacralità.

Gli ordini minori sono di origine molto antica nella Chiesa. Ci sono quattro ordini minori e tre ordini principali, l'ultimo dei quali è il sacerdozio. Così, gli ordini minori segnano passi importanti nella formazione verso il sacerdozio. Ogni ordine minore porta con sé alcune funzioni ad esso proprie che consentono al chierico di partecipare più da vicino nella sacra liturgia.

Oggi, con la Universae Ecclesiae:
31. Soltanto negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica che dipendono dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei e in quelli dove si mantiene l’uso dei libri liturgici della forma extraordinaria, è permesso l’uso del Pontificale Romanum del 1962 per il conferimento degli ordini minori e maggiori.

Secondo la Tradizione della Chiesa:
  • l'episcopato si identifica nel sacerdozio di Melchisedech e ricorda quello di Aronne
  • i sacerdoti - presbiteri (anziani) (come i 72 mandati da Gesù) sono come i 70 anziani (i "cohanim" ebraico=cohen è "colui che sta in piedi" davanti e alla guida dell'Assemblea); gli ordini maggiori o sacri (suddiacono, diacono, sacerdote)
  • tutti gli altri ordini minori (accolito, esorcista, lettore, portiere) si identificano con i leviti, e cioè gli aggiunti gli aiutanti
Fu nel 1972 che Paolo VI (con la Ministeria quaedam) abolì i cosiddetti "ordini minori" (ostiariato, esorcistato -svolto in altre forme -, suddiaconato) e cambiò la definizione stessa degli "ordini sacri" in "ministeri", rendendoli parzialmente accessibili anche ai laici, secondo l'indirizzo del Concilio Vaticano II. Giustificava Paolo VI la sua decisione con queste parole: "Corrisponde inoltre alla realtà stessa e alla mentalità odierna che i menzionati uffici non siano più chiamati ordini minori e che il loro conferimento sia denominato non «ordinazione» ma «istituzione», ed ancora che siano e vengano ritenuti propriamente chierici soltanto coloro che hanno ricevuto il Diaconato."

L'abolizione da parte di Paolo VI degli ordini minori ha cambiato la "scaletta" più esterna del sacerdozio e aggiornato l'ordine-taxis-ordo voluto da Dio per il culto pubblico che è innanzitutto uno ius divinum, modificando il lettorato e l'accolitato, che sono diventati ministeri per far posto ai laici. In questo modo, non solo Paolo VI ha rivisitato il sacerdozio, ma ha inteso dare una nuova immagine di servizio all'Altare, ottenendo però di essere preso troppo alla lettera: l'Altare, col Novus Ordo, si è praticamente ovunque trasformato in mensa... Ecco perché nella Chiesa (e nel mondo) tutto è sovvertito. E il sovvertimento va aggravandosi sempre più: gli abusi e gli arbìtri vanno moltiplicandosi. Non c'è bisogno di essere disfattisti. Basta guardarsi intorno... Non per questo la fiducia (che è Fede, adesione, attenzione amorosa, fedeltà) viene meno, così come non vengono meno la Speranza e l'Attesa... Il Signore è Risorto ed è con noi se rimaniamo in Lui e, quindi, non dobbiamo aver timore di nulla!

Ma le cose stanno così. Chi ha sovvertito e continua a sovvertire la Tradizione sostituendo l'antropocentrismo dell'assemblea al Cristocentrismo del Sacrificio se ne infischia. C'è chi sa ed è connivente. C'è chi non sa. C'è chi minimizza per ignoranza o per incuria o per eccessiva fiducia nell'uomo messo al posto di Dio.

Dunque un adeguamento della Chiesa "alla mentalità moderna" che non solo ha introdotto le figure dei diaconi permanenti cui è lecito amministrare alcuni sacramenti e persino essere sposati (dei preti a metà, insomma). Ma ha anche introdotto quelle figure di zelanti catechisti e affini che amano mettere un piede nello stato clericale, diventando lettori e accoliti.

Cosa ha eliminato Paolo VI? Ha eliminato l'ordine ossia la "classe sacerdotale" cui venivano introdotti i giovani seminaristi attraverso la tonsura. Così il clero stesso si è trasformato ideologicamente in "servizio", visto che tutti i fedeli sono anch'essi sacerdoti. Una riforma che se nelle intenzioni era volta ad eliminare la distanza fra fedeli e clero, e a ridurre gli effetti del clericalismo degli "ordinati", in realtà non ha fatto altro che portare un certo scompiglio nel cattolicesimo, producendo ciò che Benedetto XVI ha definito saggiamente "la clericalizzazione dei laici e la laicizzazione del clero".

Con la tonsura è stato eliminato quindi l'ingresso nello stato sacerdotale. Pertanto, fino al diaconato i futuri sacerdoti sono dei semplici laici. La cerimonia della tonsura non consta infatti soltanto del taglio di alcune ciocche di capelli, simbolo della rinuncia al mondo e dell'appartenenza a Cristo. Nel corso del rito i futuri sacerdoti vestono per la prima volta la veste sacerdotale, veste che, se non abbandoneranno il seminario prima della loro ordinazione presbiteriale, resterà la stessa per tutta la loro vita futura.

La "nuova" Chiesa. Cambiamenti ed arbìtri: un esempio che è una conseguenza.
L'iniziatore del Cammino neocatecumenale, durante le “cerimonie” per l’invio di famiglie o catechisti o seminaristi in missione, o soltanto per una “missione popolare” alla quale partecipano tutte le comunità, è solito far proclamare il Vangelo Luca 1-22 (l'invio dei 72 da parte di Gesù), per perorare il “mandato” a quei “piccoli” che hanno accolto tale Parola e la vogliono mettere in pratica.

Dobbiamo invece ricordare, senza alcuna intenzione di sovvertire il significato del Battesimo, che, se è vero che il rito e la Grazia santificante del Sacramento sollecita e rende capace ogni cristiano a farsi “piccolo” ed essere sempre pronto a rispondere sulle ragioni della speranza che è in lui, i 72 discepoli che Gesù chiama “piccoli” sono principalmente, se non esclusivamente i Ministri ordinati della Chiesa.

Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, in una sua Lettera ai sacerdoti del 1999, come in molte catechesi del mercoledì da marzo a settembre 1993, ne ha spiegato i motivi; per di più, basta esaminare cosa dice chi, da questo Vangelo, trae ragioni per difendere la struttura gerarchica della Chiesa voluta da Gesù Cristo stesso.

E tuttavia, oltre alla prassi segnalata e relativi insegnamenti, non mancano nella Chiesa documenti e discussioni che, alla chiamata dei 72 discepoli, attribuiscono il significato più esteso dell’apostolato dei laici. Di conseguenza, si entra in confusione perché così facendo i laici potrebbero ritenersi giustificati - pur nel nome di Gesù Cristo – a scacciare i demoni, come del resto si fa già nel RnS imponendo le mani e proferendo preghiere – se non di esorcismo vero e proprio – di guarigione e liberazione, quando sappiamo invece che tale “mandato” viene impartito esclusivamente ai Sacerdoti e solo dal loro Vescovo.

Questo è il nuovo volto della Chiesa, che l'epoca post-conciliare ci consegna irriconoscibile, anche se in qualche oasi ancora la Tradizione è custodita intatta anche in relazione al culto autentico dovuto a Dio, funzione primaria della Chiesa e Sorgente della sua edificazione.

26 commenti:

Jonathan ha detto...

E’ la Chiesa tutta che è ridotta in brandelli. E per questo oggi vivere la fede esige secondo me un coraggio nuovo, rinnovato, purificato. Come diceva Stefano, la parresia è sì un dovere, ma anch’essa, come tutti i doni, può degenerare e diventare temerarietà se non sa arrestarsi alle soglie del mistero, fosse pure quello dell’iniquità che tante volte qui abbiamo chiamato in causa. Non ci resta, io credo, che tenerci stretto il Vangelo così come la Chiesa ce lo ha trasmesso, e testimoniarlo in ogni modo, lasciando al Padrone della messe il raccolto. Lasciando che sia Lui a sconfiggere i nemici davanti a noi. Il martirio della perseveranza fedele e onesta e operosa anche è oggi il pane quotidiano da consumare con la letizia di lacrime condivise. E amate. Perché la letizia vera non è fare grandi cose, salvare il mondo, partire con grandi eserciti addestrati. Ma è stare e sapersi nella volontà di Dio.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Pieno consenso.
Un'altra delle picconate sapientemente assestate all'edificio della Chiesa ad opera del presunto servo di Dio Paolo VI.

cattolico ha detto...

Potremo gioire il giorno che la soppressione da parte di Paolo VI degli ordini minori e del suddiaconato, nonché l'eliminazione della tonsura, sarà abrogata formalmente e pienamente.

Non ha portato nulla di buono, ma ha indebolito la fede sia dei laici che degli ordinati e ha anche offuscato la fondamentale distinzione ontologica tra laici e chierici.

mic ha detto...

Il n. 31 della Universae: "Soltanto negli Istituti ... che sono sotto la Pontificia Commissione Ecclesia Dei ..." Mi chiedo se la parola "soltanto" è la traduzione corretta. "Dumtaxat" ha diversi significati: oltre a solo, almeno,...

Poiché ci sono altri errori nelle traduzioni del documento, anche questo passaggio rimane dubbio.

Sta di fatto che recentemente anche il vescovo Rey ha fatto una ordinazione diocesana con rito tradizionale.

Luciana Cuppo ha detto...

Non ho visto il testo latino, ma a naso direi che piu' che di errore puo' trattarsi d'ambiguita'. "Dumtaxat" puo' voler dire "soltanto", pero' nel senso di "almeno." Sarebbe comunque interessante vedere testo e traduzione/traduzioni nella loro interezza su questo blog - se Mic lo ritiene opportuno.

mic ha detto...

"Dumtaxat" puo' voler dire "soltanto", pero' nel senso di "almeno."

ci sono dei testi classici in cui può benissimo acquistare il senso di "in prima battuta"... ma sappiamo come l'"ermeneutica" egemone tenda ad applicare restrittivamente o addirittura a disapplicare!

mic ha detto...

Per Luciana.
Mi pare che i testi nella traduzione nelle lingue volgari siano in evidente sintonia restrittiva...

31. Dumtaxat Institutis Vitae Consecratae et Societatibus Vitae Apostolicae Pontificiae Commissioni Ecclesia Dei subditis, et his ubi servatur usus librorum liturgicorum formae extraordinariae, licet Pontificali Romano anni 1962 uti ad Ordines maiores et minores conferendos.

31. Only in Institutes of Consecrated Life and Societies of Apostolic Life which are under the Pontifical Commission Ecclesia Dei, and in those which use the liturgical books of the forma extraordinaria, is the use of the Pontificale Romanum of 1962 for the conferral of minor and major orders permitted.

31. Seuls les Instituts de vie consacrée et les Sociétés de vie apostolique qui dépendent de la Commission pontificale Ecclesia Dei ainsi que ceux dans lesquels se maintient l’usage des livres liturgiques de la forme extraordinaire peuvent utiliser le Pontifical romain en vigueur en 1962 pour conférer les ordres mineurs et majeurs.

31. Sólo en los institutos de vida consagrada y en las sociedades de vida apostólica que dependen de la Pontificia Comisión Ecclesia Dei y en aquellos donde se mantiene el uso de los libros litúrgicos de la forma extraordinaria se permite el uso del Pontificale Romanum de 1962 para conferir las órdenes menores y mayores.

31. Nur in den Instituten des geweihten Lebens und in den Gesellschaften des apostolischen Lebens, die der Päpstlichen Kommission Ecclesia Dei unterstehen, und in jenen, die weiterhin die liturgischen Bücher der forma extraordinaria verwenden, ist der Gebrauch des Pontificale Romanum von 1962 für die Spendung der niederen und höheren Weihen erlaubt.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Non v'arrampicate sugli specchi col "dumtaxat". Solamente, non più che, semplicemente. Gli altri significati son più rari e dal contesto si capisce che vuol dire solamente. Le traduzioni, qualcuna delle quali ero andato a veder nel primo pomeriggio e MIC ora le riporta, tolgono ogni dubbio.
I biritualisti, tipo Francescani dell'Immacolata son serviti. A meno che i vescovi non facciano, come sogliono, di testa propria, infischiandosene altamente delle disposizioni vaticane e questa volta a nostro vantaggio, ma c'è da sperar poco.

mic ha detto...

A meno che i vescovi non facciano, come sogliono, di testa propria, infischiandosene altamente delle disposizioni vaticane e questa volta a nostro vantaggio, ma c'è da sperar poco.

L'unico che l'ha fatto è a Tolone il vescovo Rey.
Il problema è che è di quelli che io chiamo double face: va a farsi evangelizzare dall'iniziatore dei neocat alla Domus Galileae e celebra indifferentemente la Messa Gregoriana ed altro...
La cosa che più mi ripugna che, tolta qualche rarissima eccezione (Schneider, Oliveri ad esempio) ambiguità e cerchiobottismo sono ormai la regola e non l'eccezione!

Grazie, caro Dante, della tua precisazione

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ma anche le ottime episcopali eccezioni citate, salvo indulto, non potrann'ordinar nelle loro diocesi sacerdoti e diaconi col Pontificale romano del '62.
Anch'essi resteran vittima dell'infelice e direi folle definizione-concetto "forma extraordinaria".

Luciana Cuppo ha detto...

Per l'onore del mio vecchio liceo, che fu anche quello di mons. Pozzo, devo riprendere il discorso sulle ordinazioni 'solo' (dumtaxat) negli Istituti, etc. Monsignor Pozzo ed io abbiamo dunque in comune che frequentammo lo stesso liceo, pur con docenti diversi, perche' a quei tempi le ragazze andavano nella sezione femminile ed i giovani in quella maschile. Ma il latino ce lo insegnavano a pari opportunita', per cui ritengo altamente improbabile che mons. Pozzo, che e' un latinista, non abbia usato o approvato l'uso di 'dumtaxat' a ragion veduta. E questo ci interessa.
Mic ha pienamente ragione, 'dumtaxat' ha vari significati (solo, almeno, purche') che si desumono dal contesto. Chi avesse voluto dire "solo negli Istituti" avrebbe scelto un vocabolo univoco - io ho pensato a 'tantummodo', che vuol dire 'soltanto' e basta. 'Dumtaxat', invece, si presta a varie interpretazioni, e Mic ha ben rilevato che i traduttori hanno concordemente scelto quella piu' restrittiva. Ma si potrebbe benissimo tradurre: "Le ordinazioni sono permesse, purche' negli Istituti, etc.'; o 'le ordinazioni sono permesse, almeno negli Istituti, etc.' Il 'dumtaxat' lascia la porta aperta ad ulteriori sviluppi, mentre le traduzioni proposte li escludono. Sarebbe auspicabile una nota esplicativa da chi di competenza; od almeno un rimando al Thesaurus od all'Oxford Latin Dictionary, visto che i traduttori evidentemente ne hanno fatto a meno.

mic ha detto...

Chi avesse voluto dire "solo negli Istituti" avrebbe scelto un vocabolo univoco - io ho pensato a 'tantummodo', che vuol dire 'soltanto' e basta.

Anch'io cara Luciana avevo fatto questo stesso pensiero; ma non ho insistito oltre perché mi sembrava un confronto impari.

Ora che anche tu intervieni con la stessa riflessione, penso di promuovere un chiarimento ufficiale, proprio direttamente a Mons. Pozzo coinvolgendo anche qualcun altro che tuttavia, nel frattempo, rispetto agli anni scorsi, agendo dalla Curia, mi pare si sia via via "allineato".

Mi parrebbe buona cosa cogliere l'occasione anche per spulciare tutto il documento e tirar fuori altre ambiguità analoghe chiedendo un unico chiarimento.

Si potrebbe altresì allargare il discorso ai comportamenti dei vescovi, compreso quello -ripugnante- delle esequie negate nella forma extraordinaria del Rito, rivendicando anche spazi e tempi, soprattutto nei seminari e nelle facoltà teologiche per farlo conoscere, altrimenti esso (ma soprattutto ciò che rappresenta e produce) soffre per una forzosa ed esecrabile apnea imposta proprio dai vescovi che dovrebbero "promuovere" e invece affossano.

Già qualche anno fa ho fatto avere nelle mani di mons. Pozzo attraverso P. Nuara, questo documento, rimasto purtroppo senza alcun esito, cdd...

Allora era un discorso generico di richiamo ad una promozione di cui non si vedeva alcun segnale e che ora appare tradita. Oggi potremmo formulare qualcosa di più circostanziato e, speriamo, incisivo...

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ch'io sappia, e me lo confermano un paio di dizionari che ho alle spalle - gli altri son in campagna li ho regalati -, anche "tantummodo" significa "purché", oltre che "solamente".
Comunque esegesi a parte, le traduzioni nella lingua nazionali parlano chiaro in modo univoco. Da dove sono uscite? Chi le ha autorizzate? Mons. Pozzo almeno quella italiana l'ha letta? E se non l'ha letta vi sembra un modo d'operar serio?
E vi sembra serio usar nell'originale latino astuzie aperturiste, invece di dir pane al pane e vino al vino?

Luciana Cuppo ha detto...

Per Mic:

Si', in linea di principo credo che sia bene chiedere una nota esplicativa per tutto il documento, segnalando i punti che possono dar adito a dubbi, sia nel testo latino che nelle traduzioni. Credo sia bene parlarne su questo blog, e piu' partecipanti/firmatari si raccolgono, meglio e'. Ma un passo alla volta: per quel che riguarda me, devo innanzitutto studiare il testo di Mic di circa un anno fa, e fino a giovedi' sono impegnata in altre cose, quindi ci risentiamo giovedi' o venerdi'. Riguardo a mons. Pozzo, nel 2007, poco dopo la promulgazione del Motu Proprio, gli inviai per conoscenza copia di una letteraccia che avevo scritto al vescovo di Trieste a proposito dell'opposizione del settimanale diocesano al Motu Proprio teste' promulgato. Qualche risultato vi fu, e chissa' chi fu il responsabile - mons. Pozzo o mons. Ravignani, allora vescovo di Trieste.

Per Dante:

Una nota esplicativa risponderebbe proprio alle domande da Lei poste, quindi perche' non chiederla?

Luciana Cuppo ha detto...

Per Mic:

Si', in linea di principo credo che sia bene chiedere una nota esplicativa per tutto il documento, segnalando i punti che possono dar adito a dubbi, sia nel testo latino che nelle traduzioni. Credo sia bene parlarne su questo blog, e piu' partecipanti/firmatari si raccolgono, meglio e'. Ma un passo alla volta: per quel che riguarda me, devo innanzitutto studiare il testo di Mic di circa un anno fa, e fino a giovedi' sono impegnata in altre cose, quindi ci risentiamo giovedi' o venerdi'. Riguardo a mons. Pozzo, nel 2007, poco dopo la promulgazione del Motu Proprio, gli inviai per conoscenza copia di una letteraccia che avevo scritto al vescovo di Trieste a proposito dell'opposizione del settimanale diocesano al Motu Proprio teste' promulgato. Qualche risultato vi fu, e chissa' chi fu il responsabile - mons. Pozzo o mons. Ravignani, allora vescovo di Trieste.

Per Dante:

Una nota esplicativa risponderebbe proprio alle domande da Lei poste, quindi perche' non chiederla?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Si badi: io non sono affatto contrario alla richiesta d'una nota esplicativa, tutt'altro.
Mi limitavo a sottolineare che i responsabili dell'Ecclesia Dei, Levada e Pozzo, non posson non aver autorizzato le traduzioni nelle lingue vernacole. Se il significato di "tumtaxat" fosse, come ho scritto, un'astuzia "aperturista", saremmo davvero al più sonoro ridicolo. Di fronte a previste e giustificate reazioni si potrebbe optare naturalmente per un'interpretazione più vasta e tutt'a posto. Che melma!
Mi chiedo, inoltre, è possibile che questi geni della teologia, della liturgia e del latino, non sappiano usar espressioni precise?
E' mai possibile che ogni documento della S. Sede abbia bisogno di note esplicative?
Già, leggete una pagina e c'è il cattolico, girate pagina e troverete l'eretico (o l'imbecille: gli eretici, quelli veri, in genere son molto intelligenti, grandi nel male; questa grandezza orribiele è scomparsa per lasciar posto alla miseria intellettuale).

Eruanten ha detto...

Cara Mic, scusa l'ot. Volevo dolcemente ricordarti che la mia mail attende risposta. :)

Vi pongo la grande DOMANDA ha detto...

METTIAMO CHE,
Di qui a cento anni, o perchè la crisi è finita, e la Chiesa, tornata in ordine, ha chiarito tutto, o perchè abbiamo lasciato questa Valle di lacrime e vediamo le cose come stanno, senza i veli del mito della caverna, ci dovessimo rendere conto che i più vicini (o, se preferite, i meno lontani) dalla Verità, erano proprio don Floriano e Mons. Williamson (mi riferisco al piano religioso, non parliamo di quello storico, e faccio presente che, in senso proprio, non sono nè sedevacantisti, nè sedeprivazionisti) COME CI RESTERESTE? Non vi sentireste da un lato, vittima di una solenne burla, e, dall'altro, complici della stessa?

mic ha detto...

faccio presente che, in senso proprio, non sono nè sedevacantisti, nè sedeprivazionisti) COME CI RESTERESTE? Non vi sentireste da un lato, vittima di una solenne burla, e, dall'altro, complici della stessa?

Faccio presente che conosco la posizione del sacerdote e del Vescovo, sugli insegnamenti cattolici dei quali non ho alcun dubbio.
In ogni caso non li uniformerei, anche se un po' li accomuna una certa vis polemica ed uno stile intransigente nel sostenere le proprie posizioni.

Burla perché e di cosa saremmo complici?

Questa è la Chiesa in cui è nata e si è irrobustita e si nutre la mia fede. Purtroppo lo vedo bene il suo volto deturpato e gli errori che la inquinano; ma non per questo sono indifferente né ho alcuna solidarietà né propensione con l'errore. Credo che entrambi amiamo la Tradizione di sempre e cerchiamo di seguirla.
E allora?

mic ha detto...

Cara Mic, scusa l'ot. Volevo dolcemente ricordarti che la mia mail attende risposta. :)

grazie di avermelo ricordato e scusami per l'attesa.
Vado a ripescarla e ti rispondo.
Ti sono grata per la pazienza e ti abbraccio.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Vi pongo la domanda: beh, consulta una maga della tua zona.

Io non mi sento né vittima né complice: sono e resto cattolico e quel che non condivido di posizioni ufficiali non attinenti al magistero obbligante lo combatto a viso aperto.

Anonimo ha detto...

Dante Pastorelli SCRIPSIT:
Io non mi sento né vittima né complice: sono e resto cattolico e quel che non condivido di posizioni ufficiali non attinenti al magistero obbligante lo combatto a viso aperto.
Immagini un po' se, il suo bisavolo, avese letto una dichiarazione come quella contenute nelle righe precedenti.
Penso che l'idea di un cattolico che, per sottomettersi a ciò che dicono coloro che, lui stesso, reputa essere le autorità legittime, esige che, queste ultime, lo obblighino espressamente ed esplicitamente a tale sottomissione e, pertanto, reputa che ciò che da tale (presunta)autorità, giunge sotto forma di semplici consigli sia abitualmente sbagliato (al punto da meritare di essere combattuto a viso apertto) lo AVREBBE FATTO RIDERE. pENSO che, se il bisavolo avesse ricevuto da una autorità ecclesiastica, dei consigli, anche solo circa come si cucinano i polli, avrebbe fatto i salti di gioia e non avrebbe visto l'ora di metterli in pratica.
ERGO, coloro che danno consigli, in campo religioso, regolarmente sbagliati, credono di essere autorità, ma non è illogico pensare che potrebbero NON esserlo.
ATTENZIONE!!! Non sto dicendo che NON siano l'autorità. Sto dicendo che non è del tutto campata in aria l'ipotesi per cui potrebbero non esserlo.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Una volta, soprattutto i frati e i monaci, sapevan cucinar magnificamente non meno delle suore o delle monache, perché oltre ai frati e monaci-preti c'erano i frati-laici addetti ai servizi vari.
Nel passato, inoltre, raramente la Verità, per smania d'adeguamento al linguaggio del tempo o alla pastorale, veniva espressa in modo ambiguo, per cui quando un fedele, meno acculturato, aveva dei dubbi, venivam chiariti immediatamente già a livello di confessore o predicatore. E nessuno rideva: la Verità dei nostri bisavoli era quella dei loro trisavoli.
La Messa era anch'essa quella dei trisavoli.
Quindi non avevan proprio niente da ridere: consigli da un fedele cattolico obbediente alla Tradizione non sarebbero stati avanzati perché immotivati: era chiara la distinzione tra Chiesa docente e Chiesa discente.
Ciò detto, però, non è la prima volta nella storia che, in periodi di crisi e confusione dottrinale, anche per motyivi non strettamente religiosi, basso clero e fedeli non solo consigli ma anche grosse bacchettate e fendenti riservano all'Autorità. Preghiere, pressanti inviti, richiami e rimproveri, e sempre da persone che rimanevan nella Chiesa, rimanevan Chiesa anche se malvisti e persino perseguitati.
Periodi bui la Chiesa li ha attraversati.
Il presentar come possibile, se non reale, l'assenza delll'Autorità, è un modo astuto d'insinuar il sedevacantismo.
L'Autorità c'è, ma purtroppo non esercita come dovrebbe i suoi poteri. Ad altro non mi presto.

bernardino ha detto...

Grazie Prof. Pastorelli, - "Pieno consenso ad un'altra delle picconate"...... mi trova pienamente d'accordo con te.

Anonimo ha detto...

Una volta accedevano all'istruzione solo gli aristocratici e i religiosi. Il popolo ignorante si fidava. Ora le cose sono un po cambiate, fortunatamente le bacchettate sono state sostituite con un piu' proficuo livello di istruzione. Pertroppo a certi taluni, la troppa istruzione ha dato alla testa, ed e' il vero motivo delle numerose, troppe, sciocchezze che circolano. La chiesa di oggi deve denunciare gli abusi di queste menti eccelse. E lo deve fare con un certo vigore perche' questi abusi ne stanno minacciando la credibilita'.
Lo Spirito Santo fara' il resto.

mic ha detto...

Pertroppo a certi taluni, la troppa istruzione ha dato alla testa, ed e' il vero motivo delle numerose, troppe, sciocchezze che circolano.

Purtroppo a certi taluni (vedi attuale situazione dei seminari) è stata data un'istruzione carente o addirittura sviata... Denunce di abusi sia di menti che di prassi non se ne vedono, da parte dell'Autorità, che desiste da un esercizio pieno ed efficace...