Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 14 aprile 2023

Dall’importanza del latino all’indefettibilità della Chiesa Romana. Un discorso di Pio XII ai giovani

Dall’importanza del latino all’indefettibilità della Chiesa Romana. Un attualissimo discorso di Pio XII ai giovani. Qui l'indice degli articoli sul Latino: Lingua classica, sacra e vincolo di unità tra popoli e culture

Discorso di Sua Santità Pio XII
alle Rappresentanze dei Gruppi
degli Istituti superiori di Roma

Aula della Benedizione – Domenica, 30 gennaio 1949

Voi avete un duplice titolo, diletti figli e figlie, alla Nostra accoglienza cordialmente paterna, voi che rappresentate la gioventù studiosa di Roma, Nostra città natale ed episcopale, a Noi quindi doppiamente unita; voi che godiamo oggi di vedere adunati intorno a Noi, guidati dai vostri illustri Presidi e Professori. La vostra manifestazione è dedicata alla Cattedra di S. Pietro, primo Vescovo di Roma, alla cui venerazione è diretto anche l’atto di omaggio, che tributate al suo, benché indegno, Successore.
Voi siete la gioventù romana. Avete voi piena consapevolezza di questo vostro privilegio? L’abitudine non ne ha forse attenuata in voi l’intensità e la vivezza? La gioventù, che viene, commossa, nella città eterna da lontane regioni, soltanto per pochi giorni o settimane, sa spesso apprezzare meglio di voi quel privilegio, e ve lo invidia. Voi crescete in una città, come nessuna altra sulla terra, ricca di storia mondiale. L’aura di Roma è pregna dei più grandi ricordi; le pietre dei suoi monumenti, delle sue vie e delle sue piazze parlano dei secoli e dei millenni, trascorsi dalle oscure origini del periodo regio, e continuati fino ad oggi dal tempo in cui, ignoto al mondo, l’umile pescatore di Galilea, l’Apostolo Pietro, faceva nascere sotto i suoi passi un’altra Roma anche più risplendente, e, in ben più alto senso, il populum late regem (Verg. Aen. r, 2I). Vivere in quest’aura unica al mondo in guisa da poter far agire tutte queste impressioni sugli occhi, sullo spirito e sul cuore, secondo tutta la ricettività dell’anima giovanile: ecco il privilegio incomparabile della gioventù romana.

Romano Amerio. Per nazismo e comunismo in principio non è il Verbo ma l'Azione

Il rischio di scindere l’amore dalla verità – il che vale anche per il modernismo in genere – in un inedito di Romano Amerio. Vedi anche: Quando l'azione, l'amore e la volontà prendono il sopravvento sull'idea, sul pensiero, sulla verità, sulla conoscenza qui. Unica nota stonata l'accostamento a don Milani nella presentazione su L'Osservatore Romano.

Per nazismo e comunismo
in principio non è il Verbo ma l'Azione

Estratto di un inedito di Romano Amerio, gentilmente concesso da Enrico Maria Radaelli, pubblicato da « L’Osservatore Romano » il 18 marzo 2009 (p. 4); titolo originale: « La questione del Filioque. Ovvero la dislocazione della divina Monotriade », (trascrizione della relazione appositamente registrata e poi letta da Enrico Maria Radaelli – per conto dell’Autore ancora vivente – al Convegno organizzato dalla rivista “antimodernista” «Sì sì no no», Albano Laziale, 8-10 dicembre 1994 ). La presentazione su OR è di Raffaele Alessandrini.
[Presentazione di Raffaele Alessandrini] Noto soprattutto per alcune sue posizioni critiche non prive di asperità nei confronti della teologia moderna e dello stesso concilio ecumenico Vaticano II, Romano Amerio fu sempre fedele e rispettoso alla Chiesa istituzionale. Ciò gli consentì di proporre un singolare contributo personale di pensiero e di meditazione avvalorato dall'umiltà e dallo spirito d'ubbidienza filiale che sempre dovrebbe connotare chi nella Chiesa si ponga in ricerca. Quello stesso spirito di ubbidienza che risalta, come già capitò di osservare, anche nelle posizioni di un personaggio in apparenza lontano da Amerio quale fu don Lorenzo Milani. In realtà la prossimità tra i due non si limita solo all’ubbidienza e al profondo senso dell’unità ecclesiale.
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Il fatto è che quando l’uomo riconosce il primato alla verità, il Lògos, essa attira e costringe a sé l’amore, la volontà e la libertà; richiede di conformarsi alla sua luce. Via obbligante, ma certo non obbligata, dal momento che l'uomo può scegliere lucidamente di aderire a essa come di dissentire, è nondimeno una strada su misura per gli umili; per chi sa credere come un bambino. [-ndr]

giovedì 13 aprile 2023

Sabato 15 aprile a Reggio Emilia, proiezione docufilm: “Mons. Lefebvre- Un vescovo nella tempesta”

Sabato 15 aprile a Reggio Emilia, alle ore 14:30, presso il Cinema Al Corso, avrà luogo la proiezione del docufilm sul vescovo francese Marcel Lefebvre dal titolo: “Mons. Lefebvre - Un vescovo nella tempesta”.
Al termine della proiezione si terrà una breve tavola rotonda, con la partecipazione e la testimonianza di don Pierpaolo Maria Petrucci — che ha personalmente conosciuto Lefebvre — e di don Gabriele D’Avino.
Introduce l’evento Cristiano Lugli e modera la scrittrice e storica modenese Elena Bianchini Braglia.
L’evento è a cura del gruppo Arma Lucis, con ingresso ad offerta libera.
Un’ottima occasione per approfondire una figura dal noto peso storico ed ecclesiastico, e per comprendere ancora meglio, guardando a cosa successe in passato, ciò che sta accendendo oggi.

Per ulteriori informazioni si può scrivere una mail a info.armalucis@gmail.com o contattando il numero 3934825963

13-14 Aprile 2023 / Giornata mondiale della Lingua Latina

Combinazione, proprio mentre in questi giorni vado elaborando diversi testi sul Latino, scopro che il 13-14 Aprile 2023 si celebra la Giornata mondiale della Lingua Latina. Di seguito avevo riesumato l'evento del 2021. Ora arricchisco le citazioni per meglio celebrarlo in diretta. Peccato che la realtà poco corrisponda alle celebrazioni.  Qui l'indice degli articoli su Latino, Lingua classica, sacra e vincolo di unità tra popoli e culture.

Alcune citazioni dalla Veterum sapientia di Giovanni XXIII

«La lingua latina, che “possiamo veramente chiamare cattolica”1, essendo consacrata dal costante uso che ne ha fatto la Sede Apostolica, madre e maestra di tutte le Chiese, è da ritenersi “un tesoro […] di incomparabile valore”2, una porta che mette a diretto contatto con le cristiane verità tramandate dalla tradizione e con i documenti dell’insegnamento della Chiesa3; e, infine, un vincolo efficacissimo che ricollega in mirabile e inalterata continuità la Chiesa di oggi con quella di ieri e di domani.
Non v’è poi nessuno che possa mettere in dubbio l’efficacia tutta speciale che hanno sia la lingua latina sia, in generale, la cultura umanistica nello sviluppare e formare le tenere menti dei giovani. Essa infatti coltiva, matura, perfeziona le migliori facoltà dello spirito; dà destrezza di mete e finezza di giudizio, allarga e consolida le giovani intelligenze perché possano abbracciare e apprezzare giustamente ogni cosa; e, infine, insegna a pensare e parlare con ordine sommo» (Giovanni XXIII, Cost. ap. Veterum sapientia §§ 8-9)

Novità e offerta: Parole, chiare sulla Chiesa (don Daniele Di Sorco; postfazione di Aldo Maria Valli)

Riprendo da Radio Spada. Segue il Comunicato della FSSPX
Novità e offerta: Parole, chiare sulla Chiesa
(di don Daniele Di Sorco; postfazione di Aldo Maria Valli)

Nel campo ecclesiale da tempo regna la confusione e mai come ora c’è bisogno di avere punti fermi. A questa esigenza risponde Parole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne.

Il libro, curato da don Daniele Di Sorco con il contributo di altri sacerdoti, ha un’ampia e precisa postfazione di Aldo Maria Valli.

Che accade nella Chiesa? Abbiamo un Papa? Ratzinger ha rinunciato? L’elezione di Bergoglio è valida? La Sede è vacante da molti decenni? Ci sono finte opposizioni al modernismo? Si può “disobbedire” all’Autorità ecclesiastica? Quando è infallibile il Papa? Gli “ortodossi” sono una soluzione? Che possiamo fare?

Queste e altre domande troveranno risposta nel volume, caratterizzato da uno stile agile, con capitoli facilmente leggibili e, allo stesso tempo, fondati su validi riscontri e arricchiti di efficaci note.

I tradizionalisti sono "ribelli di Core"?

Nella nostra traduzione da Unam Sanctam un articolo sul fatto che a quanto pare c'è chi, tra gli avversari della Tradizione, è arrivato a confrontare i tradizionalisti con "i ribelli di Core". Vi si mostra chiaramente chi è, invece, che corrisponde realmente alla descrizione biblica.

I tradizionalisti sono "ribelli di Core"?

Le cattive analogie bibliche sono la rovina del discorso religioso moderno, e quelle esercitate dagli oppositori del tradizionalismo sono tra le peggiori. 
Botticelli, Punizione dei ribelli
Un esempio calzante è il confronto tra i tradizionalisti e i ribelli di Core dal Libro dei Numeri dell'Antico Testamento. Numeri 16 ci dice che Core era un levita e parente di Mosè che si oppose all'autorità di Mosè. Core e i suoi partigiani furono colpiti dal potere di Dio come punizione per la loro ribellione; nel Nuovo Testamento, alcuni "empi" che "rifiutano l'autorità" sono paragonati ai ribelli di Core (cfr Gd 1,8.11).

"Ribelli di Core" è quindi un'etichetta generica per coloro che disobbediscono alla legittima autorità ecclesiastica; applicare questo nome ai cattolici tradizionali è un'iterazione della vecchia calunnia secondo cui i trad sono sleali.

L’uso della lingua latina nella liturgia cattolica

Il 7 marzo 1965 Paolo VI celebrava la prima messa NO. Il Messale del 1965 è soltanto la prima tappa delle successive riforme che sono andate oltre le prescrizioni conciliari. Nel 2008, durante il pontificato di Ratzinger è uscita una versione corretta della terza edizione. L'ultima, del 2020 [vedi] è una ulteriore versione corretta della terza edizione che pone ulteriori variazioni. Le revisioni e cambiamenti dei nuovi messali non risentono soltanto dell'adeguamento linguistico, ma del nuovo impianto teologico ed ecclesiologico conciliare calibrato sull'antropocentrismo [qui - qui]. Qui l'indice degli articoli su Latino, Lingua classica, sacra e vincolo di unità tra popoli e culture.

L’uso della lingua latina nella liturgia cattolica
di don Matthias Gaudron FSSPX [1]

Premessa del Traduttore
Nella sua opera apologetica del 1852 Réponses courtes et familières aux objections les plus réprendues contre la religion («Risposte brevi e abituali alle obiezioni più diffuse contro la religione»), scrive Mons. Louis–Gaston De Ségur (1820-1881): «Ai dogmi immutabili, occorre una lingua immutabile che preservi da ogni alterazione la formulazione stessa di questi dogmi […]. I protestanti e tutti i nemici della Chiesa cattolica gli hanno sempre duramente rimproverato l’uso del latino. Essi avvertono che l’immobilità di questa corazza difende meravigliosamente da ogni alterazione queste antiche tradizioni cristiane la cui testimonianza li schiaccia. Vorrebbero rompere la forma per raggiungere il fondo. L‘errore parla volentieri una lingua variabile e mutevole». Nel suo voluminoso libro Institutions Liturgiques (1878), dom Prosper Guéranger (1805-1875), abate benedettino di Solesmes, scrive: «L‘odio per la lingua latina è innato nel cuore di tutti i nemici di Roma: costoro vedono in essa il legame dei cattolici nell’Universo, l’arsenale dell’ortodossia contro tutte le sottigliezze dello spirito settario, l‘arma più potente del papato […]. La separazione dal latino, per un motivo inspiegabile, che non conosciamo, quasi sempre, anche ottenuta la dispensa del Sommo Pontefice, ha condotto allo scisma e alla piena separazione dalla Chiesa cattolica». Papa Pio XI (1857-1939), nella Lettera Apostolica Officiorum omnium (del 1º agosto 1922), scrive: «Infatti, la Chiesa, poiché tiene unite nel suo amplesso tutte le genti e durerà fino alla consumazione dei secoli […] richiede per sua natura un linguaggio universale, immutabile, non volgare». Nella sua bellissima Enciclica sulla liturgia Mediator Dei (del 20 novembre 1947), scrive Papa Pio XII (1876-1958): «L’uso della lingua latina, come vige nella gran parte della Chiesa, è un chiaro e nobile segno di unità e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina». Il 22 febbraio 1962, Giovanni XXIII (1881-1963) emanò la Costituzione Apostolica Veterum Sapientia, sullo studio e sull’uso del latino.

mercoledì 12 aprile 2023

Mercoledì di Pasqua

Vedi, tra l'altro, La Benedizione degli Agnus Dei e le sue stupende preghiere, tenendo presente che è una delle diminutio di cui la Chiesa oggi soffre: «(...) Sino a Montini, il mercoledì di Pasqua era dedicato, nella Chiesa romana, alla benedizione dei cosiddetti “Agnus Dei” — medaglioni di cera benedetti dal Papa, che recano impresso da un lato un Agnus Dei, che dà loro il nome, e dall’altro un’altra immagine sacra, spesso un santo canonizzato dal Pontefice che li benedice; è il più potente sacramentale (oggetto benedetto) che esista al mondo»

Mercoledì di Pasqua

Liberazione dall'Egitto e dal peccato.

La parola Pasqua, in ebraico, significa "passaggio" e noi ieri abbiamo spiegato come in principio questo gran giorno divenne sacro, a causa del Passaggio del Signore; ma nel termine ebraico non se ne esaurisce tutto il significato. Gli antichi Padri, d'accordo con i Dottori Giudei, ci insegnano che la Pasqua è anche per il popolo eletto il Passaggio dall'Egitto alla terra promessa.

Effettivamente questi tre avvenimenti si riuniscono in una medesima notte: il banchetto religioso dell'Agnello, lo sterminio dei primogeniti degli Egiziani, e l'uscita dall'Egitto. Oggi riconosciamo una nuova figura della nostra Pasqua in questo terzo fatto che continua lo sviluppo del mistero.

Il momento in cui Israele esce dall'Egitto per avanzare verso la terra predestinata ad essere la sua patria è il più solenne di tutta la sua storia; ma quella partenza e tutte le circostanze che l'accompagnano formano un insieme di figure che non vengono svelate e non si sviluppano che nella Pasqua Cristiana. Il popolo eletto sfugge a quello idolatra ed oppressore dei deboli; nella nostra Pasqua abbiamo visto i neofiti uscire coraggiosamente dall'impero di Satana che li teneva prigionieri e rinunciare solennemente a quell'orgoglioso Faraone, alle sue opere, alle sue pompe.

12 Aprile. La prima apparizione della Vergine alle Tre Fontane

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12 Aprile. La prima apparizione
della Vergine alle Tre Fontane

Il 12 Aprile del 1947 a Roma è una bella giornata di primavera, e Bruno Cornacchiola con i suoi tre figli vuole raggiungere il Lido di Ostia; ma dopo aver perso il treno il loro piano cambia e decidono di dirigersi sulla Via Laurentina alle Tre Fontane, luogo famoso per il martirio di San Paolo e per la cioccolata dei Trappisti. 

Bruno cerca un luogo tranquillo per preparare il discorso che dovrà pronunciare il giorno seguente sul tema: “Maria non è sempre Vergine e Immacolata”. È l’occasione per diventare pastore avventista e riscattarsi da un passato trascorso nella miseria e nell’ignoranza, anche religiosa. Egli è diventato acerrimo nemico della Chiesa Cattolica durante la guerra civile in Spagna (1936-1939) dove è convinto da un militare tedesco luterano ad accettare il protestantesimo. Accecato dall’odio, a Toledo compra un pugnale per uccidere il Papa. Tornato a casa, impone alla moglie Iolanda di seguirlo nel protestantesimo. Lei accetta dopo aver tentato di dissuaderlo chiedendogli, come ultima speranza, la pratica dei nove primi venerdì al Sacro Cuore di Gesù.

Lo splendore della Pasqua nel Messaggio di Pio XII in occasione della Benedizione Urbi et Orbi del 1955

I tesori della Chiesa sono lì per la nostra edificazione; solo che dobbiamo disseppellirli perché continuino a irradiare la loro vita perenne. Oggi editiamo su un Messaggio di Pio XII per la Pasqua del 1955, scoprendovi spunti nutrienti sul momento puntale, sulla funzione della Chiesa e sulla sua posizione nei confronti delle sfide che cominciavano a delinearsi e che oggi gravano minacciose sulle sorti dell'umanità, perché non più affrontate nella loro pretesa transumanante in chiave materialistica.

Messaggio Urbi et Orbi
di Sua Santità Pio XII

Pasqua 1955


Surrexit
, è risorto (Matth. 28, 6): fu il lieto annunzio che l’angelo sul vuoto sepolcro del Redentore diede alle pie donne all’alba della Risurrezione. Il medesimo grido di vittoria e la promessa di Gesù della sua perenne assistenza alla Chiesa, ormai da secoli provata realtà (cfr. Matth. 28, 20), Noi desideriamo, in nome di Lui, di ripetere oggi, come saluto pasquale a voi tutti, diletti figli e figlie, qui convenuti dalla Nostra Città vescovile di Roma, dall’Italia, e da tante regioni del mondo, affinché il beatificante conforto e la pace celeste, che irraggiano dal Salvatore divino, penetrino nelle vostre anime e informino il vostro pensiero, il vostro sentimento e il vostro volere.
Egli è risorto e vive in mezzo a noi! Quale più sicura verità, quale più consolante realtà, nel presente esilio terreno, che questo duplice fatto, su cui si fondano la certezza della fede e la speranza di ogni salvezza!
Cristo è risorto! Sfavilla senza ombra di dubbio questa storica verità, e il suo splendore permane avvalorato dalla testimonianza viva della Chiesa, che non avrebbe retto al peso dei secoli, se Cristo non fosse risorto.