venerdì 9 novembre 2018

Occorre avere un punto di appoggio in un altro ordine di esistenza: il Soprannaturale

"Solovev (1853-1900), poche settimane prima di morire, confida ad un amico: sento che si avvicinano tempi in cui i cristiani dovranno radunarsi per la preghiera nelle catacombe.
La fede sarà perseguitata dappertutto, forse meno brutalmente che ai tempi di Nerone, ma più sottilmente e crudelmente, per mezzo della menzogna, dell’inganno, della falsificazione.
Il problema vitale per l’uomo è prendere sul serio il male ed il suo potere, e di credere nella necessità di un intervento salvifico trascendente.
Le parole iniziali del libro di Solovev: “Ѐ forse il male un difetto di natura, una imperfezione che scompare da sé, con lo sviluppo del bene, oppure è una forza effettiva che domina il mondo per mezzo delle sue lusinghe, sicchè per una lotta vittoriosa contro di esse occorre avere un punto di appoggio in un altro ordine di esistenza?”.
Ѐ un interrogativo drammatico che si pone ancora oggi". (Cardinale Giacomo Biffi)

19 commenti:

Catholicus ha detto...

Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a letto. Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava scarpe di onice. Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e lamentosa, la donna gridò verso il cielo: “Ascolta, o cielo: il mio volto è imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso: le mie scarpe sono insudiciate!” E proseguì: “Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo, concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue, quale sua dote, mi ha preso come sua sposa. Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità”. E sentii una voce dal cielo che diceva: “Questa immagine rappresenta la Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura’ (Mc. 16,15)”.
(Lettera a Werner von Kirchheim e alla sua comunità sacerdotale).

Catholicus ha detto...

Bellissima citazione, che non conoscevo, altrimenti l'avrei fatta io; con ciò vorrei pregare questo amico e fratello (in Cristo e nella nostra bellissima fede cattolica bimillenaria) di voler essere così gentile da apporre un suffisso al nickname da lui scelto, così come ho fatto con l'altro nostro amico di Rieti, che adesso usa il pseudonimo Catholicus Rieti.
E' bello ritrovarsi e riconoscersi fratelli in Cristo, professando l'unica, la vera, la sola religione di origine divina, cioè Rivelata, quella Cattolica. Avanti così, caro amico, senza voltarsi indietro, memori della sorte toccata alla moglie di Rut. Christus Vincit !

Anonimo ha detto...

" se la condizione indispensabile della ecclesialità è che niente di nuovo si opponga all'antico, non è a causa del fatto che questo è antico, ma perché esso è il prodotto e l'espressione dello stesso Spirito divino che incessantemente agisce nella Chiesa e che non può contraddire se stesso...noi riconosciamo e veneriamo nella Chiesa ciò che è stato tramandato non solo perché è stato tramandato - perché esistono delle cattive tradizioni -, ma perché riconosciamo nella tradizione non il prodotto di un determinato tempo, luogo o persona, ma di quello Spirito divino che è presente indivisibilmente sempre e dappertutto e tutto riempie, che anche in noi stessi attesta quello che un tempo ha fatto nella Chiesa antica, in modo che noi riconosciamo la verità prima espressa, ma sempre unica, come forza di grazia dello stesso Spirito che un tempo la espresse." "La verità della Chiesa è cattolica e divina nella professione comunitaria della fede, non perché essa abbia espresso definitivamente tutta la pienezza della conoscenza di Dio, e neanche perché sia stata confermata dal pensiero unanime di tutti i membri della Chiesa, ma perché, anzitutto, per quanto riguarda il suo oggetto, questa confessione, anche se non rivela tutte le particolarità della verità divina, offre tali suoi tratti essenziali come interiormente legati con tutto l'insieme e dunque inclusivi in se in modo implicito della verità integrale". (Vladimir Solov'ev - I fondamenti spirituali della vita). Massimo

Anonimo ha detto...

Storie di re e di imperatori, di costruttori, di dottori, di pastori e di persecutori.

Tutti alla fine sono potenti e sapienti secondo il mondo, mentre nella debolezza e nella stoltezza del mondo Dio lo tiene in pugno, conducendo saldamente il tempo verso l'eternità.

Il soprannaturale è più vero dei nostri codici binari, più certo dei nostri conti in banca.

L’episodio narrato nel vangelo letto oggi nella Santa Messa avviene prima dell’arresto del Battista, a ridosso di una delle tre pasque del vangelo di San Giovanni: è il 31 dC.

Ottaviano Augusto visitò le province orientali tra la fine dell’anno 20 aC e la prima metà dell’anno 19 aC. La data è assodata e corrisponde al diciottesimo anno di regno di Erode secondo la cronologia utilizzata da Giuseppe Flavio in “Antichità Giudaiche”, opera che assegna il settimo anno regno al tempo della battaglia di Azio combattuta nel settembre del 31 aC. Questo riferimento è importante, perché sappiamo che la ricostruzione del tempio di Gerusalemme ad opera di Erode iniziò dopo il ritorno a Roma di Augusto (avvenuto nell’ottobre del 19 aC).

Gesù scaccia una prima volta i mercanti dal tempio (la cosa si ripeterà a ridosso della pasqua del 33) dicendo: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Risposta: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”.

All’epoca il tempio ha già, a detta degli interlocutori di Gesù, 46 anni. Risulterebbe così che l'inizio del conto possa essere alla fine del 17 aC (tre mesi dell’anno 31 dC + 30 anni interi "dopo Cristo" + 16 anni interi "prima di Cristo" + qualche mese finale del 17 aC per un totale di 46 anni e mezzo.)

Nel greco usato da San Giovanni, quando Gesù scaccia i mercanti usa “ieron”, ma quando parla del tempio in senso religioso usa “naos”. Lo ieron infatti identifica l’area annessa a quella propriamente religiosa e cultuale, che è il naos, il quale si alzava di circa quattro metri sull’area circostante, permettendo di giungere alla porta d’accesso del tempio vero e proprio, inaccessibile ai Gentili, attraverso un doppio ordine di gradini.
La cosa è logica, sapendo che il tempio era sorto sulla sommità dell’altura del monte Moria.

Erode decise di ricostruire il tempio nel suo diciottesimo anno di regno e la decisione fu presa dopo che Augusto era tornato a Roma. Fu una mossa soprattutto politica, per conquistarsi i favori popolari, ma Giuseppe Flavio scrive che fu accolta da molto scetticismo: le spese che si profilavano erano spaventose. Erode allora tenne un articolato discorso per spegnere le critiche e assicurare che alla certa distruzione dell’esistente avrebbe fatto seguito la ricostruzione. Rassicurò i più riluttanti promettendo che non avrebbe abbattuto nulla finché non fosse disponibile il necessario per costruire (Antichità Giudaiche, libro XV cap. 11, par. 2). Furono assoldati diecimila lavoratori, scegliendoli tra i più capaci. Seguirono imponenti lavori di livellamento dell’area.

Finalmente si mise mano al tempio. La parte religiosa, interessata ai lavori, fu inaccessibile ad Erode stesso e costrinse i sacerdoti a trasformarsi in muratori e carpentieri. Questa prima fase di lavori si completò in 18 mesi, terminando in corrispondenza con l’anniversario della presa di potere da parte di Erode, già alla fine dell’estate del 17 aC. Quarantasei anni dopo è il 31 dC: gli interlocutori di Gesù parlano proprio del tempio “naos” terminato 46 anni prima. L’area “ieron" terminerà solo nel 64 dC.

Curioso particolare: i 46 anni coincidono (secondo la ricostruzione possibile dalle date delle visioni della Beata Caterina Emmerick) con l’età all’epoca di Maria Santissima, la Madre di Dio, colei che diede alla luce il Verbo incarnato. Il “tempio”, distrutto nella parasceve della pasqua del 33 dC, è stato ricostruito -come annunciato- il terzo giorno.

"Occorre avere un punto di appoggio in un altro ordine di esistenza: il Soprannaturale".

Anonimo ha detto...

Dunque nel 1170 si usava l'espressione "popolo di Dio"? Ho qualche dubbio...

mic ha detto...

Non dimentichiamo che l'espressione 'popolo di Dio' in questo testo deriva da una traduzione. Inoltre si tratta di una espressione più generica rispetto a "corpo mistico di Cristo", ma pur sempre biblica, anche se vetero-testamentaria senza necessariamente con afflato vaticansecondista....

Anonimo ha detto...

E anche quella delle "ferite" sta diventando una retorica, buona per tutti gli usi.
Tutto è "ferita", tutto è "desiderio", in una melassa che ormai sta diventando insapore.
In questa "comprensione" universale,
sospetta di "autogiustificazione".
Dove non voler più vedere il male negli altri, aiuta a distrarsi dal proprio, esattamente come accade nella continua smania di indignazione e di denuncia.
Non sarà comunque dalle ferite che verrà la luce, e neppure dalle suture precarie con le quali ci arrangiamo per sopravvivere.
Sapere della "ferita" è buona precondizione per lasciarci curare. Essere consapevoli che spesso ce le infliggiamo da soli però non guasta.
"Donaci desideri buoni perché Tu li possa sempre esaudire".
Franca Negri

Scipione ha detto...

Eccellente anche se l'aver affermato che fu di 46 anni la durata della costruzione del tempio non vuol necessariamente dire che tale costruzione non fosse stata ,si di 46 anni ,ma di inizio anteriore saluti

irina ha detto...

https://www.aldomariavalli.it/2018/11/09/il-guru-che-mi-ha-aperto-gli-occhi/

Marisa ha detto...

https://arcsanmichele.com/index.php/vita-della-chiesa/129-vaticano/11748-parola-d-ordine-resistere

Anonimo ha detto...


Questa, del volersi ridurre a pregare e meditare nelle catacombe, è diventata una vera mania.
E a pregare con quale dottrina e liturgia, quelle inaugurate dal Vaticano II?
Sai che goduria...
Ma a Dio piacerebbero questi catacombali vaticansecondisti?
En passant, Soloviev resta un autore ambiguo.
Che significa dire che "la verità della Chiesa è cattolica e divina nella professione comunitaria della fede, non perché essa abbia espresso definitivamente tutta la pienezza della conoscenza di Dio..."? Che la Chiesa cattolica non possiede ancora la pienezza della Rivelzione ma vi tende incessantemente, come vaneggia il Vaticano II?
Z.

Anonimo ha detto...

@z: ..anche se la rivelazione e' compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli. (66 CCC). Non è difficile da capire il concetto. Oppure lei può affermare che l'Immacolata Concezione, ad esempio, viene compresa dalla Chiesa contestualmente alla discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo? L'espressione "tendere alla pienezza" invece significa altra cosa ed è certamente errata in quanto definisce parziale ciò che invece è completo, anche se non totalmente compreso. Massimo

Anonimo ha detto...


Tendere alla pienezza, come; o esplicitare, come: la caccia all'ambiguità distruttiva

Mi riferivo a Dei Verbum 8.2 non al Catechismo. Il testo conciliare recita, parlando della "tradizione apostolica" che progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo, adun certo punto, alla fine del paragrafo: "Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio". Ora, se si dice che la Chiesa, dopo duemila anni, ancora tende alla pienezza della verità divina, ciò significa che tale verità non la possiede nella sua pienezza e quindi che la Rivelazione non si è ancora compiuta. Mi sembra che qui si contraddica la nozione stessa di deposito della fede e (se non erro) la verità di fede secondo cui la Riv. si è compiuta con la morte dell'ultimo Apostolo. O non è verità di fede ma solo opinione teologica prevalente?
Lo "esplicitare" dell'art. 66 del CCC sembra chiaro, però può dar luogo ad interpretazioni equivoche. Render esplicito ciò che non lo era ma era racchiuso in potenza, in quanto significato? E'questo il senso? Questo avrebbero fatto i Papi nel proclamare i due dogmi mariani (Pio IX e Pio XII)? Ma i due dogmi mariani in questione non erano già "esplicitamente" creduti da una gran parte dei fedeli, anche se non da tutti, sulla base della Tradizione della Chiesa? La stessa tradizione secondo la quale NS risorto sarebbe apparso anche a sua Madre, pur non essendo la cosa riportata dai VAngeli. Nel caso dei due dogmi mariani, i Papi non avrebbero secondo me "reso esplicito" ciò che era implicito ma più sempliciemente sanzionato come dogma di fede una credenza che era già abbondantemente esplicita. Non si è trattato allora di un nuovo sviluppo, dal punto di vista delle verità di fede, del "deposito" in senso sostanziale. Del contenuto, voglio dire. La novità è ora che, se tu non credi ai due dogmi mariani, vai all'inferno. E certo non è "novità" da poco, no?
Ugualmente, pensando alla richiesta di dichiarare formalmente dogma di fede il divieto del sacerdozio per le donne o il carattere di Corredentrice della S.ma Vergine. Qui non mi sembra ci sia niente da "esplicitare": sono cose credute da sempre, si potrebbe dire, manca solo la sanzione della definzione dogmatica applicata dalla suprema autorità (nel caso della co-redenzione anche perché, credo, il concetto andrebbe precisato bene, per evitare pericolosi equivoci).
Tornando a CCC 66, che vuol dire: "toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmene tutta la portata nel corso dei secoli"? Non riappare qui il dubbio concetto di Dei Verbum 8.2, di cui sopra? Se ne deve dedurre che chi è vissuto nei primi secoli del Cristianesimo o nel Medio Evo, dato il "cogliere graduale" della fede, non ha colto "tutta la portata" della Rivelazione cristiana, dato che tale portata si attua "gradualmente" nel corso dei secoli? Per me c'è qui implicito il concetto evolutivo del vero, tipico dei modernisti (Blondel, de Lubac, Teilhard de Chardin, etc).
Z.

Anonimo ha detto...

La definizione dogmatica credo abbia anche carattere esplicativo perché riguarda la Chiesa nella sua interezza in quanto non è detto che tutti i fedeli possano avere la corretta comprensione di quella particolare verità. Ad esempio la teologia domenicana era contraria, opponendosi a quella francescana, alla Immacolata Concezione di Maria. Il tempo quindi permette un percorso di verifica e approfondimento, con l'ausilio dello Spirito Santo, al fine di conseguire una certezza che interessa tutti i fedeli e non solo una parte. E' impossibile che tutte le verità di fede siano conosciute tutte insieme, nel medesimo tempo e da tutti. Comunque è pur vero che questo è un ambito inquinato e più facilmente soggetto alle deviazioni del pensiero evoluzionista e storicista e all'uso strumentale della teologia di segno modernista e neo-modernista caratterizzata dalle fumose e ambigue affermazioni che hanno influenzato palesemente i documenti dell'ultimo Concilio, come giustamente viene rilevato rispetto alla DV 8.2, ma non solo. Massimo

irina ha detto...

"...tendere alla pienezza..."

ritengo che sia una meta della Fede del singolo essere umano, lungo il corso della sua vita, nel periodo in cui gli è dato vivere.

Non è che la Rivelazione deve esplicitarsi secondo i tempi, è l'essere umano che nel suo tempo ha il compito di comprenderla al meglio delle sue possibilità, nella sua completezza, se può.

E parlo del singolo, non di comunità, popolo o altro. La gerarchia, a volte, ha compreso interamente alcuni Santi col passar del tempo e li ha dichiarati tali dopo secoli, perchè oltre ai miracoli, ha riconosciuto in quel Santo le virtù, la loro adesione totale alla Rivelazione, alla Tradizione che, nel tempo presente la dichiarazione della loro santità, erano carenti e andavano additate come esempio.

Quindi non è questione di comprensione che si evolve ma, di una comprensione parziale o ideologica del presente che deve tornare ad essere tale e quale è stata consegnata alla Chiesa.

Questo è compito del singolo e tanto più il singolo cattolico ha responsabilità, tanto più deve avere questa ampia comprensione della Rivelazione, della Tradizione nelle quali vi è tutto il necessario per tutti i tempi.

Il modernismo, il CVII, tutti gli ismi pregressi e presenti, a mio avviso, hanno solo mostrato le carenze di Fede e dottrinali del clero; il clero avrebbe dovuto elaborare rimedi, al suo interno, per il clero. Questo investire i laici di tutte le loro problematiche ha moltiplicato all'infinito la confusione.

E' mancata l'onestà intellettuale di chi ha accolto i giovani e non più giovani all'interno dei seminari,dove non è stata fatta la giusta scrematura.

Non ci sono massoni che tengano, comunisti, invertiti, gnostici, pressioni politiche di tutti i colori e lo stesso Diavolo in persona che possano corrompere chi non vuole farsi corrompere.

Si son fatti entrare politici mancati, scrittori mancati, delinquenti imboscati, perdigiorno di varia estrazione, portaborse con pretese di guide, insomma una marea di persone che stava coprendo la sua vera inclinazione, senza avere una vera vocazione o se l'aveva era mooolto tiepida o strumentale ad un'ascesa sociale o era un ingresso proditorio.

Quindi, a mio parere, il problema è del clero. Se il clero non risolve i suoi problemi da cattolico, noi o ci corrompiamo con lui o siamo costretti a fare ciò che non ci compete. Non abbiamo bisogno di essere ulteriormente corrotti. Peggio ancora sbranati da lupi mascherati da agnelli. No, grazie.

Silente ha detto...

A proposito di bravi pastori, come il cardinal Biffi. Su LaVerità di oggi segnalo un articolo del bravo Paolo Gulisano sull'indimenticata figura di monsignor Alessandro Maggiolini, Vescovo di Como, in occasione dell'uscita di una sua biografia scritta da Daniele Premoli e pubblicata da Ancora.
In un infernale (in senso letterale) periodo di presuli immigrazionisti, incomprensibilmente favorevoli all'invasione afro-musulmana di nostri futuri persecutori e sgozzatori, in un tempo che Maggiolini definiva "dell'agonia della Chiesa", è bene ricordare le sue limpide parole: "Il dovere di ospitalità non va confuso con un presunto dovere di lasciar invadere la nostra terra"
Silente

viandante ha detto...

Sono sempre restio ad entare in discussioni che argomentano a partire dai documenti del CVII (e del Catechismo della Chiesa Cattolica che ne è la logica appendice). Certo vi sono moltissime verità in quei documenti, ma vi è anche la possibilità di imbatersi in altri documenti che mi limiterò a definire dubbi.
Da povero e semplice fedele preferisco rimanere ancorato ai precedenti documenti che in genere sono molto meno ambigui, meno prolissi e più chiari.
Non so voi, ma io sento la necessità di leggere e concentrare la mente su documenti che mi nutrano l'anima senza dover troppo badare a possibili infiltrazioni moderniste o d'altro tipo. Poter concentrarmi su quel che leggo senza dover passare al vaglio tutte le frasi.
Fermo restando che è sicuramente mmeritorio il lavoro di ricerca fatto da altri per snidare tutte le ambiguità, mancanze, errori ecc. contenuti in quasi tutti i documenti prodotti negli ultimi 50-60 anni.

Fuori tema ha detto...

Rino Cammilleri a Volano, 9 novembre 2018 , presenta il suo libro "Il mio nome e' Giuda " , nell'ultimo flash al minuto 18:56 circa ci svela il sogno di Claudia Procula , moglie di Pilato . Non ve lo dico perche' ho piacere che lo scopriate da soli .
https://gloria.tv/video/PV7rJ82qtUbh4dEu91G8onXc7

Anonimo ha detto...

Guardare a chi lui guardava: Solov’ëv
Biffi :

Dove Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente è quando attribuisce all’Anticristo le qualifiche di pacifista, ecologista ed ecumenista.
Prima di tutto pacifista. “Io vi ho promesso la pace, io ve l’ho data”.
Per questo matura in lui la coscienza della superiorità su Gesù Cristo.
Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace.
Ma il sig. Z osserva: Cristo è venuto a portare sulla terra la verità, ed essa, come il bene, innanzitutto divide.
C’è dunque la pace buona, la pace cristiana, basata su quella divisione che Cristo è venuto a portare sulla terra, precisamente con la separazione tra il bene ed il male, tra la verità e la menzogna; e c’è la pace cattiva, la pace del mondo, fondata sulla mescolanza, o unione esteriore di ciò che interiormente è in guerra con se stesso.
Poi un ecologista o almeno un animalista.
L’Anticristo era un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini ma anche amico degli animali.
Era vegetariano.
Proibì la vivisezione e sottopose i mattatoi ad una severa sorveglianza. Le società protettrici degli animali furono da lui incoraggiate in tutti i modi.
Infine l’Anticristo si dimostrerà un vero ecumenista capace di dialogare con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza.
Convocherà i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane in un concilio ecumenico da tenere sotto la sua presidenza.
La sua azione mirerà a cercare il consenso di tutti, non conducendo tutti alla Verità, ma attraverso la concessione dei favori concretamente più apprezzati.
L’Anticristo dirà: se non siete capaci di mettervi d’accordo, metterò d’accordo io tutte le parti, dimostrando a tutti il medesimo amore, la medesima sollecitudine per soddisfare la medesima aspirazione di ciascuno.