La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha emesso una dettagliata contestazione della critica della Fraternità Sacerdotale di San Pietro alle sue consacrazioni episcopali pianificate, sostenendo che lo "stato di necessità" rimane decisivo. Secondo don Jean-Michel Gleize il legalismo della Fraternità San Pietro fugge davanti ai lupi e abbandona le pecore.
L’ecclesiologia ingannevole della Fraternità San Pietro
«Delle consacrazioni legittime?»: è questo il titolo di un testo firmato «Theologus» e pubblicato sulla pagina dell’11 aprile 2026 del sito internet «claves.org» (1) dai sacerdoti della Fraternità San Pietro.
Il testo cerca di dimostrare che l’argomentazione presentata dalla Fraternità San Pio X per stabilire la legittimità delle consacrazioni episcopali che essa si accinge a compiere il prossimo 1 luglio, sarebbe futile.
Questo genere di discorso non è nuovo. Infatti, fin dall’inizio, cioè dall’estate 1988, i sacerdoti decisi a non seguire Mons. Lefebvre nella sua decisione di darsi dei successori nell’episcopato, si sono sforzati di giustificare il loro atteggiamento. Furono principalmente i sacerdoti della allora nascente Fraternità San Pietro, e fra loro Don Josef Bisig (2). E l’hanno fatto presentando l’iniziativa delle consacrazioni come effettuate da un episcopato non cattolico, un episcopato scismatico, un episcopato che veicolava una eresia implicita. Riattualizzato da Don de Blignieres (3), lo studio di allora di Don Bisig ispira in gran parte l’attuale riflessione dei sacerdoti della Fraternità San Pietro, in particolare come esso è presentato nel testo pubblicato lo scorso 11 aprile (4).
La novità, se c’è, consiste nel confutare gli argomenti presentati dalla Fraternità San Pio X in occasione dell’annuncio delle future consacrazioni del 1 luglio 2026. E di accompagnare lo studio con un «forte omaggio» del cardinale Sarah.
Il cardinale Sarah qualifica il testo come «luminoso», «meraviglioso, chiaro e ben studiato». Egli ribadisce soprattutto quello che appare come uno dei postulati adottati da tutti coloro che contestano la validità delle consacrazioni di Ecône: «Dobbiamo sapere che non siamo noi a salvare le anime. È solo Cristo che salva. Noi siamo solo degli strumenti nelle Sue mani».
E Don Bisig scriveva (5): «Non siamo noi che salviamo la Chiesa, ma è la Chiesa che ci salva». Come se il Corpo Mistico di Cristo fosse qualcosa di diverso dalle membra di Cristo …
Abbiamo qui una concezione della Chiesa che tende a fare dei suoi membri dei semplici strumenti inerti, o dei puri spettatori, e non degli attori della propria salvezza.
Lutero e Calvino l’avevano già pensato, ma il Concilio di Trento ci ricorda che Dio ci invita a fare ciò che possiamo e a chiedere ciò che non possiamo (6).
E fare ciò che possiamo non è forse fare ciò che è in nostro potere, ciascuno al suo livello, contribuendo con le grazie ricevute da Dio per salvare la Chiesa, salvando le anime nella e tramite la Chiesa?
La confutazione degli argomenti presentati si potrebbe riassumere in due punti, e noi ne dimostreremo l’infondatezza in un prossimo articolo del Courrier de Rome.
Quello che è importante sottolineare qui è che, prima di arrivare a tale confutazione, i sacerdoti della Fraternità San Pietro cominciano col presentare i detti argomenti come «l’argomentazione fondamentale della Fraternità San Pio X in difesa delle consacrazioni previste per il 1 luglio 2026».
Ed è qui che tutto crolla, poiché in verità non è quella «l’argomentazione fondamentale» della Fraternità San Pio X. D’altronde, gli stessi autori della Fraternità San Pietro lo confessano quando presentato questa argomentazione come «ufficialmente riassunta in un allegato alla risposta di Don Pagliarani al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, del 18 febbraio 2026».
Per la precisione, si tratta né più né meno che di un «allegato» il cui oggetto è un punto tecnico di ecclesiologia, la cui spiegazione serve solo come appoggio – un appoggio annesso – all’argomentazione principale della Fraternità, che si trova altrove.
Si trova precisamente nel testo della lettera inviata da Don Pagliarani al cardinale Fernandez (7).
E si trova anche nel sermone pronunciato dallo stesso Don Davide al Seminario di Flavigny lo scorso 2 febbraio, in occasione della cerimonia di consegna della talare e quando il Superiore Generale della nostra Fraternità annuncia le consacrazioni per il prossimo 1 luglio (8).
Essa si trova infine, nelle risposte che Don Davide ha dato, lo scorso 7 febbraio, ai giovani riuniti per l’Università d’Inverno organizzata dal Distretto di Francia della Fraternità (9).
Questa «argomentazione fondamentale» si basa sulla realtà dello stato di necessità, realtà notevolmente aggravata rispetto all’estate 1988, che richiede, ancora una volta, la consacrazione di nuovi vescovi pienamente cattolici, per la salvezza delle anime.
Peraltro, non sono forse gli stessi sacerdoti della Fraternità San Pietro i primi a riconoscere che le promesse fatte a loro il 2 luglio 1988 col Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta non sono state mantenute? … Promesse che continuano ad essere avanzate dal Motu proprio Traditionis custodes.
Di tale stato di necessità, i sacerdoti dell’ambito Ecclesia Dei, come si vede chiaramente, evitano troppo spesso di parlare.
Il padre de Blignieres continua a minimizzarlo (10). I sacerdoti della Fraternità non ne parlano.
Eppure è proprio questo stato di necessità che giustifica l’iniziativa delle consacrazioni. E la giustifica perché la legge suprema nella Chiesa è esattamente la salvezza delle anime, contro la quale nessuna disposizione del diritto della Chiesa potrebbe prevalere.
Nel testo dell’11 aprile di cui ci stiamo occupando questo argomento fondamentale è totalmente occultato.
I sacerdoti della Fraternità San Pietro, in una analisi pungente e complessa, deviano l’attenzione dei loro lettori su questo o sul quel punto della nuova ecclesiologia del Vaticano II, di cui la Fraternità San Pio X ha giustamente denunciato la falsità. Ma non è nella confutazione di questi punti della nuova ecclesiologia che risiede la ragione profonda sulla quale intende appoggiarsi la Fraternità per giustificare le consacrazioni episcopali.
Certamente, la Fraternità San Pio X contesta l’idea assolutamente nuova secondo la quale la consacrazione conferirebbe di per sé, non solo il potere di Ordine, ma anche il potere di Giurisdizione, e la stessa Fraternità dimostra anche che conferire l’episcopato contro la volontà del Papa non è per niente un’azione intrinsecamente cattiva o contraria al diritto divino.
Ma queste discussioni da specialisti, pur conservando la loro importanza, costituiscono uno specchietto per le allodole: esse evitano di affrontare la vera ragione che giustifica le consacrazioni: lo stato di necessità, lo stato di crisi generalizzata da cui la Chiesa è lungi dall’essere uscita e nella quale coloro che detengono l’autorità suprema abusano del loro potere con grande e grave pregiudizio per la salvezza delle anime.
Indubbiamente, se non vi è stato di necessità, se la Chiesa si trova un uno stato normale, se il Papa agisce da vero Vicario di Cristo esercitando il suo potere a beneficio della salvezza delle anime, condannando tutti gli errori che minacciano la fede dei fedeli, allora sì, non è legittimo consacrare del vescovi contro la volontà del Papa e le norme ordinarie del diritto della Chiesa conservano tutta la loro forza per vietare tale iniziativa.
Ma è la circostanza straordinaria della crisi, è la situazione insolita in cui la persona di un Papa, come dice il Gaetano, rifiuta di sottomettersi al suo ufficio di Papa, che fa tutta la differenza. Nascondere queste circostanze e ragionare come se la Chiesa di dopo il Vaticano II si trovasse nello stesso contesto di quando c’era San Pio X o Pio XII, significa sprofondare nel legalismo più ristretto, e vietarsi di venire in aiuto delle anime.
«Noi siamo obbligati a constatare»: è la frase chiave che riassume tutto il comportamento di Mons. Lefebvre; frase del Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore.
Il legalismo della Fraternità San Pietro fugge davanti ai lupi e abbandona le pecore. Fonte
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1 - https://claves.org/des-sacres-legitimes/2 - « Du sacre épiscopal contre la volonté du Pape, avec application aux sacres conférés le 30 juin par Mgr Lefebvre ». Saggio teologico collettivo dei membri della Fraternità San Pietro, sotto la direzione di Don Josef Bisig, 1988, 2° edizione parzialmente aumentata e corretta, senza data.
3 - Sulla pagina del 30 settembre 2022 del sito della Fraternità Saint-Vincent-Ferrier.
4 - Questo non è il solo. In una conferenza dell’8 aprile scorso a Parigi, Don Hilaire Vernier svolge lo stesso tipo di argomenti per cercare di provare che sarebbe « contrario al diritto divino conferire l’episcopato contro la volontà del Papa, anche senza volergli conferire una giurisdizione ».
5 - Come citazione conclusiva, nella pagina 75 de Saggio già citato.
6 - Concilio di Trento, sessione 6 sulla giustificazione, capitolo 11 (DS 1536).
7 - https://laportelatine.org/actualite/lettre-de-labbe-pagliarani-au-cardinal-fernandez in italiano: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV7699_Lettera_di_Don_Davide_ Pagiarani_al_Cardinale_Fernandez_18_febbraio_2026.html
8 - https://laportelatine.org/actualite/abbe-pagliarani-des-sacres- par-fidelite-a-leglise-et-aux-ames in italiano: https://fsspx.news/it/news/don-davide-pagliarani-delle-consacrazioni-episcopali-fedelta-alla-chiesa-e-alle-anime-57017
9 - https://laportelatine.org/actualite/labbe-pagliarani-repond- aux-questions-des-jeunes-sur-les-sacres-video in italiano: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV7748_FSSPX_Pagliarani_risponde.html
10 - https://laportelatine.org/formation/crise-eglise/rapports- rome-fsspx/le-pere-de-blignieres-et-lunite-de-leglise
* Don Jean-Michel Gleize è stato per quasi trent'anni professore di apologetica, di ecclesiologia e di dogma al Seminario San Pio X di Ecône.
È il principale redattore del Courrier de Rome.Ha partecipato alle discussioni dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio X tra il 2009 e il 2011.
Oggi esercita il suo apostolato a Parigi, nella chiesa Saint-Nicolas-du Chardonnet, dove le sue conferenze sulla Chiesa sono molto seguite.

6 commenti:
Segue:
Finché Dio, Uno e Trino, non metterà sul soglio pontificio un Papa in grado di far silenzio e sedersi, da arbitro, in mezzo alla Chiesa e al mondo, non usciremo dal caos innestato dal modernismo e legiferato con il cvii.
Non prendo le difese della Fraternità San Pietro, ma mi dispiace dover dire che questo articolo a difesa delle consacrazioni è molto debole e confuta accusando, il che è un "non-metodo" in filosofia / teologia, ovvero non va da nessuna parte, non provando nulla.
Con questo tipo di risposte la FSSPX si tira la zappa sui piedi da sola. Non farebbe meglio a proseguire per la sua strada senza tante polemiche e, se ritiene di essere nel giusto, senza il bisogno di giustificare pubblicamente ad libitum le sue scelte? Si ispiri al compianto Mons. Williamson, che improvvidamente fu buttato fuori dalla Fraternità perché era inamovibile nella sua fedeltà a Mons. Lefebvre...
Il mettere le proprie scelte in piazza per essere dibattute dalla pubblica opinione e sui social, del tutto incompetenti a farlo e ondivaghi nel "sentiment", è una strategia fallimentare, cari amici.
Smettetela di sentirvi attaccati e perseguitati e di mettervi nei panni della vittima... Andate avanti per la vostra strada a schiena dritta, senza curarvi dell'opinione che può avere di voi Tizio, Caio o Sempronio, la casalinga disperata di Voghera o l'operatore ecologico di Canicattì. L'unico a cui dovete e dovrete rispondere è N.S. Gesù Cristo.
E spero che questa mia accorata esortazione non venga usata da qualche troll per fare dell'ulteriore vittimismo.
Però una plausibile spiegazione di tanto agitarsi può esistere: forse si temono numerose defezioni di sacerdoti e fedeli come successe nel 1988?
Aggiungerei solo che il grossissimo problema di FSSP, IBP, ICRSS, è che essendo sottomessi a "Roma" potrebbero all'improvviso trovarsi di fronte a qualche ubbidienza drammatica. Per esempio, cosa proverebbero nel sentirsi dire "per tutto il 2027 celebrerete Messa e liturgia delle ore solo in Novus Ordo, per ordine del Papa"?
E sono già fortunatissimi a non avere qualche "poliziotto" curiale alle calcagna che verifichi la loro generosa ed entusiastica applicazione dei vari Fiducia Supplicans, Amoris Laetitia, dichiarazione di Abu Dhabi, ecc. Mi chiedo anche se in caso di visita canonica dovranno esporre statuette di Lutero e della Pachamama, insieme al quadretto del re d'Inghilterra (premiato con una cattedra al Laterano) e dell'«arcivescovessa».
Non condivido l' opinione che la fraternità non debba esprimersi ma andare avanti per la sua strada a modo di carrarmato. Lo stato di necessità peraltro è veramente l' unico che possa giustificare le scelte della stessa. Inoltre (non lessi la tesi della san Pietro ma ..) l'affermarzione di scismatica, di fatto lo è formalmente se non sostanzialmente, non rende ragione del caos attuale dove scismatici sostanziali sono accolti ( tedeschi e olandesi e altri) e ove persino il vertice, la primazia, è sotto severo giudizio di ortodossia almeno dal 2013( ma con gravi errori precedenti) col doppio papato a suon di eresie conclamate. Non si vive una situazione di retta Dottrina e di retta applicazione da nessuna parte.. Pure Trump sembrerebbe aver denunciato l' elezione non canonica di Leone. Si sa poi da tempo del blocco bancario di Obama con Benedetto. Quello che invece per me è un darsi la zappa sui piedi è il negare la giurisdizione con la consacrazione episcopale, lessi di Ordine completo e giurisdizione..... Al di là del fatto che presumo sia innegabile che il mandato a santificare governare giudicare sia stato dato a tutti gli Apostoli fin dalla prima apparizione del Risorto: a chi rimetterete...certamente tutti sotto Cristo Sommo Pontefice, e non ognuno a modo proprio . Ma il mandato è dato a tutti prima del mandato papale: pasci... Certo che Pietro erà già vice Capo dagli anni di vita pubblica di Gesù. CERTO pure che in una non anarchia, e l' attuale nostrra epoca pare questo, non possa esserci che un mandato di Pietro successivo alla consacrazione di incarico effettivo, giurisdizione aggiunta, per garantire l' ordine di una Gerarchia, l'ordine ma non l' Ordine .
L'' aver voluto attribuire ai vescovi anche il potere di giurisdizione con la loro consacrazione, è servito ai modernisti per intaccare il primato di Pietro con la collegialità farlocca insinuata nel Vaticano II, quella dell'art. 21 della Lumen Gentium, costituzione sulla Chiesa.
Caro E.P. gli ex ecclesia dei dicono già il novus ordo.
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