domenica 20 gennaio 2013

Canto e preghiera


Scrive Rino Cammilleri: « Chi canta prega due volte ». Pare che l’abbia detto sant’Agostino. Ma con ogni evidenza si riferiva al canto dei suoi tempi, quello che il suo padrino, sant’Ambrogio, stava sistematizzando (canto «ambrosiano», ben più solenne e austero del successivo «gregoriano»; e, soprattutto, privo di strumenti musicali). Mica poteva sapere che la sua frase sarebbe stata utilizzata dal clero del terzo millennio per ottenere la tanto sospirata «partecipazione» dei fedeli all’«assemblea liturgica» che il prete «presiede». Così, quando l’intero uditorio si mette a cantare a squarciagola i pezzi numerati imposti dal complessino, finalmente la «celebrazione eucaristica» può dirsi pienamente «partecipata», con grande soddisfazione del «presidente» che non di rado ha interrotto a metà il rito per arringare l’uditorio che cantava poco o piano.

Vien fatto notare che la giusta citazione di S. Agostino è « quis bene cantat bis orat »...

18 commenti:

il vandeano ha detto...

Mi permetto di non essere d'accordo col grande S.Agostino.
Secondo me, chi canta non prega due volte, e nemmeno una volta sola, ma crea una molestia e un disturbo che impedisce ai vicini di pregare. Quante volte vengo molestato da canti melensi e insulsi , specialmente durante l'offertorio e la Comunione, che rendono difficile il raccoglimento e la preghiera e il vivere la partecipazione alla S.Messa con il dovuto spirito. Ho letto che, per evitare questo, S.Pio X aveva avuto intenzione di proibire qualsiasi tipo di musica durante la Messa, peccato che poi non ha dato seguito a questa sua ottima intuizione. Per non sbagliare, seguo la S.Messa col messale del 1963, leggo le orazioni previste nelle sue varie fasi dalla liturgia v.o., e lascio cantare le loro tiritere ai modernisti.

Anonimo ha detto...

Di quel che io, e penso non essere la sola, non ne posso più, sono gli abusi sempre e ancora tollerati, è l`incoerenza fra parole a atti, è la connivenza dei cosidetti Custodi della dottrina e liturgia con chi le sta devastando.
Come le cose stanno, lo si sa, e ancora non si sa tutto, ma quel che sappiamo basta e avanza!


Caro Vandeano,
ci sono dei canti che fanno volare alto e trascinano lo spirito: penso a certi brani di gregoriano a ad altri di musica davvero Sacra, che ti fanno sentire in Paradiso. E non è solo un fatto emozionale, come certi martellamenti ritmici che purtroppo vanno per la maggiore; ma qualcosa di davvero sottile e profondo...

Ricordo di essermi svegliata, durante la notte, dopo una giornata trascorsa condividendo la liturgia delle ore dei pp. Trappisti -e relativa salmodia-, ancora immersa nella pace e nella gioia spirituale mentre, quelle salmodie continuavano a risuonarmi dentro...

Marco Marchesini ha detto...

Dipende dal canto.
Il canto gregoriano durante la Santa Messa fa elevare l'anima. Mi è capitato di assistere a delle Sante Messe cantate dove davvero non si sapeva se si era in Cielo o terra.

Al di fuori della Liturgia anche i canti di Taizé con la loro melodia e le brevi frasi ripetute (prese dalla Sacra Scrittura e dagli scritti dei Santi) sono molto belli ed adatti per creare una giusta atomosfera di raccogliemento e preghiera.

Sicuramente Sant' Agostino non si riferiva a certi canti insulsi e da rigettare.

Jacobus ha detto...

"Quante volte vengo molestato da canti melensi e insulsi , specialmente durante l'offertorio e la Comunione, "

hai mai sentito cantare i Francescani/e dell'Immacolata nelle Messe tridentine?

Anonimo ha detto...

hai mai sentito cantare i Francescani/e dell'Immacolata nelle Messe tridentine?

Io li ricordo al pontificale di Mons. Burke a conclusione di un Convegno Summorum: celestiali!

Anonimo ha detto...

I canti per la messa di requiem:

http://www.youtube.com/watch?v=C4DWe0aEH2U

e del periodo pasquale:

http://www.youtube.com/watch?v=hw9FQYwQc1I

Cesare Baronio ha detto...

...veramente Sant'Agostino dice:

QUIS BENE CANTAT, BIS ORAT
Chi canta BENE prega due volte


B.

Luisa ha detto...

Anche la Liturgia cede alla dittatura delle emozioni, la Liturgia deve essere emozionale o non è liturgia!
Una Liturgia che mira a suscitare emozioni, a coinvolgere i fedeli emozionalmente, che deve farsi attrattiva, è schiava della cultura moderna, con il pretesto della "participazione attiva" mal compresa( altro inganno e manipolazione di un popolo reso ignorante) si è adattata al "tutto all`emozione" del mondo moderno, "sento dunque sono", emozioni passaggere, effimere, fini a se stesse.
Altro sono i canti contemplativi che elevano l`animo, non è un cerchio chiuso fra me e me, l`anima è attirata verso nostro Signore, la gioia sentita e vissuta non è effimera ma nella sua ineffabile leggerezza ci eleva e nel contempo si radica in profondità, ci fa "toccare" l`indicibile, la Bellezza.

Ho trovato questo testo di San Pio X:
http://www.museosanpiox.it/sanpiox/motu02commenti.html

Fabio ha detto...

http://www.augustinus.it/ricerca/index.htm
Motore di ricerca su tutte le opere di sant'Agostino (in latino ed in italiano).
La frase citata non sembra comparire nelle opere del Santo.

Anonimo ha detto...

Fate vobis

Anonimo ha detto...

Per quanto mi riguarda, niente è più celestiale del silenzio. O meglio, del silenzioso tentativo del proprio cuore di sfiorare l'infinità dei misteri che lo circondano durante il Santo Sacrificio della Messa. Che poi questo silenzio si possa anche trasformare in una sanguinosa battaglia, è un'altro paio di maniche. Sta di fatto che per me il canto svia dall'una (quiete) e dall'altra (lotta), privando così il fedele di un'esperienza non da poco.

Steph

Anonimo ha detto...

Steph,
convengo con il tuo sentire sul Sacro silenzio aggiungendo, tuttavia, la consapevolezza e l'esperienza che c'è canto e canto...

Domenicano ha detto...

mi stupisco che in un sito tradizionalista si trovino posizioni veramente da riformate. La Messa è sempre stata in canto. Addirittura Plinio descrive i cristiani come coloro che si ritrovano per cantare inni. E' solo col Medioevo che, per far prima, si sacrifica il canto e si accelerano i tempi. Queste tentazioni modernisti ci furono già a Trento (vedi il famoso Papa Marcello), ma tutti si resero conto che una messa in cui è vietato cantare non è una messa cristiana (provate a fare una messa "silenziosa" in Oriente...).

Anonimo ha detto...

Sul fatto che ci siano da fare dei distinguo non ci piove, ci mancherebbe. Se per quanto mi riguarda vale quanto ho detto, sono allo stesso momento consapevole che un canto adeguato alla Liturgia può aiutare l'anima nel suo naturale tendere all'Eterno. Oppure a sorreggerla nella lotta a cui sopra facevo cenno.

Steph

P.S.: Mi fai una cortesia, 'mic'? Pur essendo anonimo, provo una certa vergogna con me stesso nell'essermi fatto sfuggire l'apostrofo scrivendo 'un'altro'... lo potresti correggere? Grazie

Anonimo ha detto...

Caro Steph,
non ho alcuna opzione che mi consenta di modificare i messaggi.
Ma non preoccuparti, capita a tutti di sbagliare nella fretta :)

Anonimo ha detto...

Mi sembra che uno dei riferimenti più vicini alla frase attribuita a S.Agostino sia nell'Esposizione sul Salmo 72:1, "Qui enim cantat laudem, non solum laudat, sed etiam hilariter laudat: qui cantat laudem, non solum cantat, sed et amat eum quem cantat. In laude confitentis est praedicatio: in cantico amantis affectio. In laude confitentis est praedicatio: in cantico amantis affectio." (qui in latino: http://www.augustinus.it/latino/esposizioni_salmi/esposizione_salmo_091_testo.htm, qui in traduzione: http://www.augustinus.it/italiano/esposizioni_salmi/esposizione_salmo_091_testo.htm).
Quindi, mi sembra che più che "chi canta [bene] prega due volte", sarebbe più opportuno attribuirgli qualcosa come "chi canta una lode unisce all'elogio l'amore".


C'è poi un altro brano significativo, citato anche da Mario Delli Ponti nel suo "Musica Maledetta", nell'Esposizione sul Salmo 99:2, che suona così: "Qui iubilat, non verba dicit, sed sonus quidam est laetitiae sine verbis: vox est enim animi diffusi laetitia, quantum potest, exprimentis affectum, non sensum comprehendentis."


"Chi giubila non pronunzia parole ma emette dei suoni indicanti letizia, senza parole. Il giubilo è la voce di un cuore inondato dalla gioia, d'un cuore che, per quanto gli riesce, vuol manifestare i suoi sentimenti, pur senza comprenderne il significato." [http://www.augustinus.it/italiano/esposizioni_salmi/esposizione_salmo_120_testo.htm http://www.augustinus.it/latino/esposizioni_salmi/esposizione_salmo_120_testo.htm]


A.C.

Giuseppe Vitrani ha detto...

Chi prega cantando, prega due volte e se suoni anche uno strumento (aggiungo io) preghi pure per tre... bisogna ovviamente stare attenti a farlo bene... l'essenziale è che il cuore e la mente siano sempre rivolti a Dio in adorazione, ringraziamento e lode. E' con questo spirito che anche noi di Rinnovamento Carismatico Cattolico offriamo i nostri canti al Signore nei nostri incontri settimanali e ne riceviamo gioia ogni volta. Lode!!!

Anonimo ha detto...

Se ci sono stonature canti che irrompono come cannonate provocando vibrazioni negative non arriva al cuore e non eleva l animo. Se poi diventa esibizione ancora peggio. Occorrono regole.