mercoledì 8 luglio 2015

Silvio Brachetta risponde a Innocenzo Gargano. Sposi per sempre. Gesù non ha ammesso eccezioni

Con questo scritto Silvio Brachetta replica con puntualità e nel dettaglio all'ultima esegesi di Innocenzo Gargano pubblicata da Sandro Magister [qui]: La legge di Mosè e la proposta di Gesù sul matrimonio che, durante questa fase presinodale densa di interventi, fa seguito ad altre riflessioni e osservazioni, indicate qui. Utile dar risalto a questo dibattito che, tra le tante voci dissonanti ci aiuta ad ascoltare quella della Verità.
Mi limito a poche elementari osservazioni di fronte a una delle tante sottigliezze di conio rabbinico, che contrastano col "sì sì- no no" di conio evangelico.
Gesù Signore non è venuto per cambiare neppure uno iota della legge ma per darvi compimento. E rimarranno nelle paludi di esegesi 'spurie' tutti coloro che non comprendono, vivendolo nel Signore, che il compimento significa renderci capaci di osservare la legge perché è Lui a trasformare il nostro cuore, guarendone la durezza con la quale si misurava Mosè, che aveva la Legge come Orientamento luminoso ma non il Medico e la Medicina: il Verbo fattosi uomo per la nostra salvezza.
In definitiva dall'esegesi accomodante di Innocenzo Gargano, scompare il Soprannaturale e l'azione divino-umana del Figlio nella e attraverso la Chiesa.

Sposi per sempre. Gesù non ha ammesso eccezioni
Ringrazio il padre e monaco camaldolese Innocenzo Gargano per l’attenzione al mio lavoro, anche quando questo l’ha “perfino divertito”, nel punto in cui citavo sant’Agostino. Non sono però un professore, ma un giornalista, un umilissimo cronista, costretto dalla professione e dalla vocazione a scavare nelle parole altrui, come un cane scava per cercare i preziosi tartufi.

Ammiro il carisma di padre Gargano, ne ho apprezzato il piglio umano in tv, ma devo ammettere, purtroppo, che anche stavolta nel suo nuovo studio che fa sulla Legge, di tartufi ne ho trovati ben pochi. Egli ripete che tutto è a posto: avrebbe potuto tenere conto della tradizione e dei Padri, ma non era questo il suo intento. Si è volutamente fermato al contesto storico. E perché mai, mi chiedo, visto che l’approccio storiografico, su temi teologici e magisteriali così delicati, è del tutto parziale? E perché mai, visto che, in quanto delicati, tanto più ora è necessario farsi trasportare sulle spalle dei giganti?
Gesù non asseconda l’impenitenza
La mia critica, secondo il monaco, si ridurrebbe “in sostanza” a questo: la contestazione di un errore di metodo. Sì, anche questo, ma ho sollevato una tesi che egli non ha né colto, né sviluppato. La “sostanza” della mia posizione è invece questa:
  1. non è vero, come sostiene Gargano, che Gesù abbia compiuto la Legge antica nel senso di Mosè, cioè nel senso di una Legge “più accondiscendente”;
  2. ma anzi, e solo nell’ambito del Decalogo, Gesù ha inasprito il precetto, come si evince dal Discorso della montagna;
  3. è vero che la Legge nuova del Cristo è diretta verso la misericordia, ma non depotenziando il Decalogo – dove il Decalogo è solo la prima metà della Legge – ma annullando l’applicazione della pena (“occhio per occhio”), che viene assunta dal Crocifisso, al posto dei peccatori (si evince sempre, ad esempio, dal Discorso della montagna).
Ho fondato il mio discorso non su alcune mie opinioni o supposizioni, ma sulle parole dei Padri e dei Dottori della Chiesa, che saranno pure meno bravi di “teologi” come Dante Alighieri, ma sono di sicuro più numerosi e concordi. Sono intervenuto nel tentativo di bloccare un’operazione non molto chiara nel metodo, ma chiarissima nel traguardo: sdoganare la liceità dell’atto di ripudio, rendere lecito il secondo matrimonio dopo il divorzio e indurre il sinodo sulla famiglia ad ammettere ai sacramenti i divorziati risposati.

Tutta l’operazione di padre Gargano poggia su un presupposto perlomeno discutibile. Si sostiene la differenza tra la Legge del firmamento nel senso di Henoch – astratta, rigida, stabile, eterna – e la Legge nel senso di Mosè – più attenuata, adatta all’”uomo concreto”. E a questa Legge mosaica si sarebbe ispirato anche Gesù, non si comprende bene perché e per quali vie. Le prove, secondo il padre, sarebbero riconducibili al fatto che Dio riscrisse il Decalogo su tavole di pietra e – argomento per lui centrale – che Mosè concesse l’atto di ripudio, attenuando così la rigidità del precetto. Va da sé che, se Gesù avesse effettivamente appoggiato Mosè, l’atto di ripudio diverrebbe lecito e la Chiesa si dovrebbe adattare a questa nuova singolare posizione.
Un’ipotesi debolissima
Ma davvero la Legge mosaica è meno rigida, più accondiscendente e adatta all’”uomo concreto”? Non sembra proprio: la Torah prevede la “legge del taglione”, la lapidazione, l’esilio, il taglio degli arti, l’impiccagione e quant’altro. Un capolavoro di rigidità, che Gesù sorpassa e addirittura annulla, ma solo a favore dei penitenti. Nelle riflessioni del monaco è piuttosto rintracciabile un equivoco di fondo: il comandamento nudo e crudo è percepito come astratto e non si adatterebbe all’”uomo concreto”. Pertanto, bisognerebbe addolcirlo. È un ragionare, questo, in primo luogo antistorico. Tutta la parabola del Dio che si rivela è innestata sull’uomo concreto, fin dall’inizio, nel bene e nel male, nel rigore e nella misericordia. La Torah è consegnata da Dio all’uomo concreto. Le maglie del Decalogo sono ristrette da Gesù per l’uomo concreto. I peccati vengono rimessi a favore dell’uomo concreto. Nulla di astratto s’intravvede in tutto questo. La strada della salvezza, da sempre segnalata dalla Chiesa, non è addolcire la Legge, ma il cuore dei peccatori; non l’oggetto, ma il soggetto. Non c’è colpa o situazione che non possa essere riparata. La dinamica della redenzione non è mai stata precetto debole-perdono senza pentimento-salvezza, ma invece: precetto-eliminazione della condanna dopo il pentimento-salvezza. Dove sarebbe l’astratto?

Eppure Gargano continua a sostenere un presunto appoggio di Gesù al Mosè che concesse il divorzio mediante l’atto di ripudio (cf. Mt 19, 8). Non tiene minimamente conto che sant’Agostino, san Tommaso, san Cassiano e san Giovanni Crisostomo avessero dimostrato il contrario. L’unico argomento che porta a difesa della sua tesi è che ne è “convinto”. Quanto egli afferma è però insostenibile, poiché c’è un “ma” di mezzo. Anzi c’è un “ma” avversativo, che fa crollare logicamente la tesi medesima.

Rileggiamo le parole di Gesù: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio”. Ovvero – dice Gesù – Mosè ha concesso il ripudio, “ma” io vi dico che questa prassi conduce all’adulterio. La pericope è francamente molto chiara. Mosè concede il divorzio e Gesù no. Non sembra proprio un appoggio alla prassi mosaica e i Dottori della Chiesa non l’hanno percepita come tale. Non solo, ma il motivo per cui Gesù non lo concede pare essere la durezza del cuore, che a padre Innocenzo sembra non fare problema, convinto com’è che Gesù non “condanna esplicitamente” il duro di cuore. È proprio così? No, poiché il Maestro, che vorrebbe sostituire i cuori di pietra con cuori di carne, acceca però gli impenitenti: “Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi” (Gv 9, 39). Il Signore infatti, com’è noto, acceca chi vuole perdere, chi ha il cuore duro (cf. Gv 12, 40). Non è rigorismo, è la nuova Legge evangelica.
Dante Alighieri sommo “teologo”
Padre Gargano ignora forse che il senso letterale delle Scritture non può essere scavalcato? No di certo, ma anzi cita, per questo, il detto dei Padri “cardine della salvezza è la carne”, intendendo che tutto si tiene sulla solidità della “littera”. Il monaco cerca non tanto il senso letterale della Scrittura, il senso meramente logico, ma significati ben più profondi; soprattutto l’anagogia, ovvero il senso più recondito. Proposito, questo, più che opportuno. Bisogna, infatti, cercare nel mistero, in profondità. E, nell’intenzione, vorrebbe farlo senza scavalcare il senso letterale. Nell’intenzione, beninteso, perché nei fatti però lo scavalca.

E proprio il “teologo” Dante Alighieri – il gigante amato e citato da padre Innocenzo – casca ora a fagiolo. Nel “Convivio” (II I § 1–7) egli tratta dei quattro sensi delle sue canzoni: letterale, allegorico, morale e anagogico. Sono anche i quattro sensi delle Sacre Scritture e, quindi, il discorso vale anche per i Vangeli. È chiaro che Dante vuole illuminare il mistero, disvelare i divini arcani, mediante i commenti che i commensali sono chiamati a fare al convivio. È anche chiaro, deduttivamente, che i significati cari a Dante sono quelli che più degli altri superano la lettera e l’allegoria, giungendo al fine: il morale e l’anagogico. Detto questo, però, ai seguenti § 8–14 il sommo Poeta afferma una cosa assai importante, ma ancora oggi non molto compresa: è il senso letterale che tiene tutto, ovvero è il fondamento su cui poggiano gli altri tre significati.

Ascoltiamo lo stesso Dante: “Sempre lo litterale dee andare innanzi, sì come quello ne la cui sentenza li altri sono inchiusi, e sanza lo quale sarebbe impossibile ed inrazionale intendere a li altri”. L’Alighieri attinge chiaramente ad Aristotele, che sosteneva il procedere naturale dal più conosciuto al meno conosciuto. Il senso letterale è allora il più superficiale dei significati, il meno importante ma, allo stesso tempo, il garante, l’arbitro, il giudice degli altri tre. Il senso letterale non può essere scavalcato: pena il naufragio ermeneutico, pena l’”inrazionale” dantesco.

Padre Innocenzo tende al “telos” – al fine, all’anagogia – e fa benissimo, ma allora perché vi tende forzando il testo sacro? Non può far dire al testo quello che il testo non dice, secondo un vecchio adagio accademico. Tanto più che continua a bypassare il testo di Matteo, sostenendo imperterrito e sollevato che i “minimi” del Regno dei Cieli si salveranno di sicuro. E questo, sorprendentemente, dopo che anche questa ipotesi è stata esclusa da sant’Agostino, da san Tommaso, da san Cassiano e da san Giovanni Crisostomo!
Altre questioni controverse
Insomma, il camaldolese non sopporta – e a ragione – l’inflessibilità farisaica, il cieco rigorismo, il giudizio inopportuno sugli altri, ma non pare seguire la via già insegnata dalla Chiesa e dalla tradizione sacra – cioè essere sommamente misericordiosi nell’applicazione della Legge – bensì tenta di alleggerire la Legge medesima, come se nella fissità e nel rigore veritativo del precetto vi fosse un ostacolo alla salvezza. Come se, celebrando la regola, si diventasse meccanicamente farisei. Il magistero su questo è però chiaro: il problema non si trova nell’oggetto (nel comandamento), ma nell’impenitenza personale, nel soggetto. Lo si evince, ad esempio, dal Concilio di Trento, che afferma: “Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili a osservarsi: sia anatema” (Sessione VI, n. 18).

È possibilissimo e doveroso, dunque, per l’uomo giustificato e costituito in grazia, osservare i comandamenti, che sono vita, luce, strada, onore, verità e non certo intolleranza, fondamentalismo o rigidità. È solo nell’applicazione fondamentalista e farisaica, che il comandamento perde i suoi connotati originari. Nell’applicazione, nella “legge del taglione” mosaica (o henochica, che dir si voglia), non nella sostanza. E di conseguenza, come insegnano i Padri, come insegna la Chiesa, Gesù Cristo non si è mai sognato di stravolgere la sostanza del precetto, ma l’ha persino appesantita. Addirittura l’amore non sfugge alla dinamica del precetto: l’amore, difatti, non è proposto da Gesù, ma è comandato. “Littera docet”.

Curiosamente, padre Innocenzo ritiene il Signore l’”unico capace di raggiungere il telos”, l’obiettivo della Legge. Assurdo. Anche qui il camaldolese scavalca la “littera”, che impone all’uomo di essere “perfetto” quanto il Padre che sta nei Cieli (cf. Mt 5, 48).

Detto questo, concludo che i divorziati farebbero bene a non risposarsi civilmente e a seguire il ben più santo e perseguibilissimo cammino della castità, per essere riammessi nuovamente nella comunione e nella pace del Signore e dei fratelli.

Padre Innocenzo, comunque, si augura un cammino di conversione, d’”hypakoè”, di obbedienza. L’obbedienza alla Parola, però, dev’essere effettiva, non solo proclamata come intenzione. E se hanno obbedito sant’Agostino (che era sant’Agostino) o san Tommaso (che era san Tommaso) non si vede perché non dovrebbe obbedire padre Gargano e ovviamente – per ultimo, come un aborto – io stesso. “Anánke sténai”.
Silvio Brachetta
- Qua è il primo lavoro di Gargano
- Qua la mia prima replica- Qua la controreplica del Gargano:


26 commenti:

Josh ha detto...

E infatti ha ragione, nei termini in cui è l'unica interpretazione possibile, la chiara lettura di Silvio Brachetta.

la chiesa 2.0 ritiene evidentemente di poter cambiare comandamenti e divieti divini chiari e netti attraverso sillogismi improbabili e insoliti calembour.

Josh ha detto...

riprendo un tratto della presentazione di Maria:

"Gesù Signore non è venuto per cambiare neppure uno iota della legge ma per darvi compimento. E rimarranno nelle paludi di esegesi 'spurie' tutti coloro che non comprendono, vivendolo nel Signore, che il compimento significa renderci capaci di osservare la legge perché è Lui a trasformare il nostro cuore, guarendone la durezza con la quale si misurava Mosè, che aveva la Legge come Orientamento luminoso ma non il Medico e la Medicina: il Verbo fattosi uomo per la nostra salvezza.
In definitiva dall'esegesi accomodante di Innocenzo Gargano, scompare il Soprannaturale e l'azione divino-umana del Figlio nella e attraverso la Chiesa."

Gesù rende capaci di obbedire ai comandamenti perchè ricostituisce in noi una natura obbediente, (certo, in chi lo segue);
perchè espia e redime, e quindi perchè trasforma e santifica l'uomo peccatore, sanandolo. Ecco perchè dopo aver ricevuto Cristo, S. Paolo afferma "resteremo nel peccato affinchè sovrabbondi la grazia? non sia mai"

Non si poteva arrivare all'osservanza senza di Lui, senza la Sua forza. Dopo la Sua venuta, Gesù che vince (perchè la chiave è sempre qui, la fede nella Sua vittoria, certo per chi Lo ama, e non per chi si cerca scorciatoie e vie traverse al "proprio" personale piano) rende anche a noi la possibilità di vincere il peccato, il vizio, la morte se siamo in Comunione con Lui e se camminiamo sempre con Lui.

Ecco perchè non si può tagliare via l'opera soprannaturale del Signore nella nostra vita, e nella vita anche di coloro che hanno divorziato, dando loro licenze e permessi a peccare tutti umani.
Se lo si fa, significa non riconoscere l'opera soprannaturale di Cristo.

O d'altro canto vien da chiedersi se ci si stia rivolgendo a un'umanità non credente, senza Cristo, dichiaratmente fuori dalla Grazia, che non lo conosce, e invece di tentare di convertirla a Lui, gli si danno contentini umani peccaminosi. Non si dica di aver trovato questo "metodo" nelle Scritture, però...

Josh ha detto...

dal testo di Silvio

"Curiosamente, padre Innocenzo ritiene il Signore l’”unico capace di raggiungere il telos”, l’obiettivo della Legge. Assurdo. Anche qui il camaldolese scavalca la “littera”, che impone all’uomo di essere “perfetto” quanto il Padre che sta nei Cieli (cf. Mt 5, 48)."

E infatti, nella I lettera di S. Giovanni al cap. 2 leggiamo

"Da questo sappiamo d'averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato."

quindi il telos è evidente lo deve raggiungere ogni cristiano, se no è in pratica come non fosse nemmeno credente.

In soldoni, a me sembra ci sia da rifare tutta l'evangelizzazione e riparlare del significato vero della conversione. Altro che scorciatoie e benedizioni al peccato...

Josh ha detto...

un'ironia sull'uso di Dante in questo contesto. Chissà che ne penserebbe dei divorziati risposati cui dare la S. Comunione in peccato mortale.

Dante scrive anche la Vita Nuova. La Vita Nuova in senso cristiano è per es. in S. Paolo la vita consacrata a Dio, dopo aver conosciuto Cristo, lasciato indietro il peccato, incamminati in una vita santificata. Idem in S. Agostino e in S. Tommaso e in tanta patristica.

Dante nella Vita nuova compone un itinerario in cui l'amore monogamico per la sola Beatrice si trasfigura in un itinerario in Dio, tanto che anche dopo morta intercede per lui dall'aldilà.

A partire dall'incontro con i pellegrini a Firenze nell'opera, si inaugura il simbolismo del pellegrinaggio di ognuno verso il cielo. Beatrice sarà mostrata nella gloria dei cieli, come figura santa, che porta Dante alla purificazione e alla contemplazione divina. In questo è lo stacco dantesco dal resto dello stilnovismo, non si tratta solo di celebrazione dell'amore terreno, ma di un itinerario, attraverso l'amore come causa iniziale, che purifica, santifica, porta a Dio, all'aumento della virtù e alla salvezza cristiana.

Anonimo ha detto...

Immaginate che un Cattolico dei tempi di Pio XII, legga questo dibattito. Secondo voi, cosa ne penserà? Certamente che, i soggetti coinvolti, per il solo fatto di iniziare la discussione su questi temi, debbono essere anglicani.

Catholicus ha detto...

Non solo, ma anche apertamente in mala fede; contro la cattiva coscienza, infatti, non c'è norma che tenga. Ci sarà sempre un Bergoglio (o un Kasper) di turno che escogiterà bizantinismi, astruserie cervellotiche per far apparire accettabile l'inaccettabile, l'impresentabile, il ributtante. Inutile girarci attorno, un tempo dicevano che, per fare un dispetto, il diavolo non va mai a letto. Benedetto S. Pio X ed il suo catechismo (ma anche Pio IX, Pio XI, Pio XII). Dio ci salvi dai modernisti !

RR ha detto...

Io mi chiedo: ma le migliaia di sposi cristiani che in 2000 anni sono rimasti fedeli al Signore ed a se stessi, cos'erano, tutti superuomini ? Peccato, poi se n'è perso lo stampo, a quanto pare. O forse si sono persi i veri pastori cattolici.:
Per non dimenticare poi Filemone e Bauci, sposi fedeli per la vita e la morte, celebrati da Ovidio (Ovidio, dicasi, non Agostino).
Più passa il tempo di questa discussione e più mi convinco che il divorziato risposato che vuole comunicarsi, sia poco meno che un'araba fenice, ma soprattutto sia il grimaldello per scardinare altri punti dell'etica e della dottrina cristiana (tipo il celibato dei preti, che probabilmente sta molto più a cuore ai vari Kasper e Co. dei divorziati).
RR

Josh ha detto...

dal testo di Silvio:

"Detto questo, concludo che i divorziati farebbero bene a non risposarsi civilmente e a seguire il ben più santo e perseguibilissimo cammino della castità, per essere riammessi nuovamente nella comunione e nella pace del Signore e dei fratelli."

Certamente, sarebbe ovvio, ma nel mondo di oggi non lo è più.

Se si parla di divorziati cattolici, che prima erano in un matrimonio cattolico, dovrebbero sapere che "l'esperienza" sarà anche fallita per vari motivi, ma si sono sposati davanti a Dio in un Sacramento che li ha trasportati in una dimensione ontologica, non si tratta solo di un patto umano reversibile a piacere.

Ma il fine del celibe, come dello sposato, e anche di colui al quale "è andata male", visto che si parla di credenti, è sempre la salvezza eterna in Dio, e non l'atto sessuale indiscriminato, nè la benedizione di 2nde, 3rze o 4rte nozze, stile protestantesimo USA.

Quindi per coloro ai quali col matrimonio "è andata male" e divorziano, restino così, perchè se si sposano commettono adulterio loro e rendono adultero l'altro ex coniuge quanto il nuovo coniuge, queste le parole di Cristo, perchè "l'uomo non separi ciò che Dio ha unito".

E se un divorziato un domani avrà una predilezione, sentirà un'affinità per qualcuno, dico anche che non solo è raccomandata, possibile, la castità, in una vita di Grazia,
ma sottolineo:
da quando in qua anche una semplice affezione deve diventare in automatico un pozzo di lussuria? ma perchè? appunto non dimentichiamo che stiamo parlando, si spera, di cristiani, cioè di spirituali.
Che cosa bisogna ribadire in un mondo come quello di oggi, ha dell'incredibile.

I piccoli che saranno i primi nel Regno domani, sono anche quelli che prendono le parole di Gesù come sono, senza pretendere di far dire loro altro da quel che dicono, a seconda dei propri desideri carnali, travestiti da falsa misericordia.

mic ha detto...

Approvo Josh. E rispetto all'ultimo inteevento aggiungo che tra uomo e donna esiste anche l'amore teologale, non solo quello carnale. Ma non intendo ridurre tutto a questa dicotomia, perché la stessa sessualità tra sposi può raggiungere vette teologali. E lo stesso amore teologale che esclude l'esercizio della sessualitá non è certsmente disincarnato.
Forse non facile da incontrare né da comprendere da chi non va oltre le mode del 'mondo' o si lascia permeare e trascinare dal "pensiero unico". Ma, nel Signore, è possibile....

irina ha detto...

Il Signore Gesù è il modello al quale dobbiamo sempre far riferimento.
A dodici anni Gesù lo troviamo nel Tempio a parlare ed ascoltare i maestri...
Questo particolare dice che a quell'età Gesù era in grado di affrontare con naturalezza una conversazione impegnativa, seria con i dottori. Era Gesù. Sì era Gesù. Mi chiedo quanti ragazzi di dodici, tredici anni siano in grado di affrontare una seria conversazione sul Catechismo della Chiesa Cattolica, pur nella sua forma ridotta ed essenziale. Non lo so. Immagino molto pochi.
Se dalla nascita ai dodici anni un essere umano è esposto a tutti i venti ed a tutte le tempeste del suo tempo, senza riparo alcuno,anzi emancipato precocemente da discorsi e comportamenti di adulti scriteriati, senza aver ricevuto un insegnamento ed un esempio degni di questo nome, come pensiamo possa intendere in gioventù altro diverso da quello che il mondo gli indica come libertà, affermazione di sè e soddisfazione dei suoi istinti cosi sapientemente educati dal mondo precedentemente?
A questo punto si accalcano tutti i problemi legati alla zona sotto la cintola che ottenebrano il giovane e lasciano impotente l'adulto che si nasconde dietro la foglia di fico della potenza della natura e/o delle turbolenze ormonali. E non dice a se stesso, l'adulto, i suoi errori e le sue omissioni.E così la Chiesa che di fronte agli sconquassi presenti pur di non riconoscere i suoi errori di Madre e Maestra, va cianciando di tempi, di dolori e di tutte le fesserie che sentiamo martellarci ogni giorno al fine di convincerci che chi veramente ci trascende è il sesso individualmente genderizzato.
Allora decidiamo qui e ora Nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato qualche cosa o non ci ha insegnato niente?
Sì, Lui ci ha insegnato tutto, ma noi non abbiamo trasmesso niente e come noi i nostri padri ed i nostri figli. Mediamente, fatte salve le eccezioni. Solo da un esame dei nostri fatti, avendo come modello il Signore, possiamo iniziare col suo aiuto un'onesta risalita.

Paolo Pasqualucci ha detto...


Complimenti a Silvio Brachetta per la sua incisiva risposta alle tesi "storicizzanti" dell'esegeta neomodernista di turno. Se ho capito bene dalle involute interpretazioni di quest'ultimo, l'avversativa di Mt 19, 8 non dovrebbe ritenersi tale (ma da principio non fu cosi'. Pero' io vi dico: chi rimanda la propria moglie etc."). L'avrebbero dimostrato esimi specialisti del greco neotestamentario. Bisognerebbe allora ritenere che Gesu' abbia ripetuto lo stesso concetto espresso da Mose'? E allora perche' il testo riporta "de'", che, come ci ricordiamo dal Liceo, esprime l'avversativa? Ma di certo non possiamo metterci a discutere con esimi specialisti che sembrano tutti d'accordo nel sostenere l'interpretazione "storicizzante" del suddetto esegeta.
A noi pero', da semplici credenti, basta, vedi un po', la testimonianza di San Paolo, il quale, in 1 Cr 7, 10-11 scrive: "Ai coniugati invece ordino, non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, ma qualora si separasse, non passi al altre nozze, o si riconcili col marito; e il marito non ripudi la moglie". Non sono esattamente gli stessi concetti espressi da NS in Mt 19,9? Il Signore, che ispirava direttamente San Paolo, non ribadisce quanto da Lui insegnato come Gesu' di Nazareth e riportato da Matteo? Ma, si sa, non e' di moda oggi citare San Paolo, non piace ai giudaizzanti che pullulano nella Santa Chiesa e non solo a loro. Non piace a tutti i falsi cristiani, i quali affermano esser le verita' di fede "scomode", quali p.e. l'indissolubilita' del matrimonio, valide solo per i costumi dell'epoca in cui e' vissuto NS. Oppure, non esser addirittura state mai proclamate da Nostro Signore! E questa e' la via che sembra perseguita da "esegeti" che oggi stanno tentando di costruire una piattaforma teologica alle tesi aberranti di Kasper & Co., per il prossimo Sinodo d'Ottobre.

murmex ha detto...

Sono andata a leggere articolo e controreplica del monaco professor Gargano . Le sue affabulazioni fanno impallidire quelle di un Bianchi , di un Galantino , di un Ravasi ,di Vendola (per citare maestri riconosciuti in arte affabulatoria )! Le considerazioni di Silvio Brachetti sono condivisibilissime , soprattutto rilevo che : a)le opinioni del monaco sono appunto opinioni , senza supporto nel costante insegnamento della Chiesa ; b ) il dichiarato intento di restare in una analisi storica rivelerebbe scarsa attenzione alla pastorale , il rinchiudersi in disputa accademica , se non apparisse chiaro invece che la mens ,scrivendo su un blog e non su rivista specialistica , è quella di trasmettere a un vasto uditorio una propria (distorta ) visione pastorale , senza però , con metodo collaudato , compromettersi troppo, nè far trasparire con eccessiva chiarezza la stortura . Complimenti a chi si sobbarca il compito di confutare punto per punto , contro le affabulazioni occorre la pazienza di Giobbe . Ma come convincere chi, con sprezzo del ridicolo : a)riporta tutto serio l'elogio di un prelato che lo reputa coraggioso , perchè ci vuole veramente taaaanto coraggio-gli dice- per sostenere le posizioni di Francesco ; b) a cuor leggero non dubita di affermare che è "con umiltà"(sic!)e con tantissimo stupore che ora dobbiamo accettare di saperne di più dei Padri ?

murmex ha detto...

Scusatemi , oggi ho un po'più di tempo e mi sfogo un po' sulle affabulazioni : su Avvenire tal Luigino Bruni , economista (come Bianchi , ma allora è una mania professionale quella dell'affabulazione ? )è andato avanti per settimane con sua personalissima esegesi di Giobbe , giungendo ad affermazioni che non esito a definire blasfeme (quale quella che le risposte di Dio non sono di altezza morale pari a quella delle domande di Giobbe , per riportare una cosa scritta in chiaro in mezzo a tante nebulosità parapoetiche, quale l'invenzione del dio-del-non - ancora )Il guaio è che queste persone fanno tantissimo danno . )

Anonimo ha detto...

Cara Murmex,ormai, dato il vento di dottrina,questi fanno a gara a chi va piu` avanti,ovunque c'e` spazio da riempire,c'e` il progressista di turno pronto a scrivere di tutto, di piu` , purche` sia politicamente corretto,massmediaticamente allineato,globalmente condivisibile,ecumenico e conciliante.
A furia di conciliare, fra un po` dialogheranno anche con Temple of Set...

Rr ha detto...

Murmex,
sull' intelligenza, le conoscenze scientifiche e non e la capacita' di pensare " in grande" degli economisti, ti basti osservare la situazione economico- finanziaria negli USA, indebitati fino al collo con la CIna, dell' UE, v. grecia, ma non solo, della Russia ed altri paesi del BRIc, sempre sull'orlo di una catastrofe...e' di oggi il crollo delle borse in Cina. previsto da quale economista???
Quindi, se non c' azzeccano con la loro materia, figurati in campi come la teologia, l' etica cattolica, ecc.
Probabilmente Bianchi si accorse decenni orsono di essere un fallito come economista, a quel punto qualcosa doveva pure inventrasi per sbatcare il lunario, no? solo che per fare il medico devi avere la laurea in Medicina, l' avvocato quella in Legge, il professore a scuola l' abilitazione, l' operaio devi piegare la schiena, il contadino pure peggio, il fornaio devi alzersi presto...a fare il pseudomonaco, pardon priore, non costa fatica e non presuppone titoli. ma se avesse scelto di fare il predicatore protestante, nessuno se lo sarebbe filato, quindi meglio un pseudopriore di un pseudomonastero pseudocattolico. Ah, ci fossero ancora le scomuniche di un tempo!
visto il successo un altro economista, probabilmente anche lui fallito, ne segue le orme.
RR
PS: come gia scritto altre volte, non leggete Avvenire. meglio spendere soldi e tempo su letture più sane ed edificanti.

irina ha detto...

La formazione di Gesù a dodici comprendeva una familiarità con tutte le feste giudaiche,compreso il pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pasqua. Aveva dunque una buona conoscenza delle Scritture e della Liturgia. Era sottomesso ai genitori, che al momento opportuno però riprende, per ricordare loro che tutti e tre sono sottomessi al Padre. Poi l'evangelista scrive che cresceva in sapienza, in età e grazia.Così si dovrebbe essere a dodici anni, questo dovrebbe essere, ritengo, il punto raggiunto a questa età.Questa dovrebbe essere la traccia educativa per tutti,se così fosse sono certa che sapienza e grazia non sarebbero negate a nessuno con il crescere dell'età che vede i più sbandare lungo anni ed anni.
E' tutta una trappola,la chiesa invece di rinforzare con rinnovato slancio la persona nella battaglia verso la Verità la strappa a se stessa offrendole in un piatto d'argento il rinnegamento del suo essere. Così con il matrimonio e con tutte le altre diavolerie a seguire.

marius ha detto...

OT
Ad acco­gliere il papa a La Paz vi saranno anche 20 coca­le­ros di Cocha­bamba, che offri­ranno pasta di coca, men­tre i pro­dut­tori di qui­nua por­te­ranno ostie a base del cereale, prima negletto e ormai rino­mato a livello inter­na­zio­nale: ostie rosse, bian­che e nere.

Tratto da
http://ilmanifesto.info/pasta-di-coca-per-bergoglio/

murmex ha detto...

Gr azie per le vostre risposte .Avvenire non lo compro , arriva gratis e gli do un'occhiata , non per masochismo ma per vedere dove può giungere un giornale di "ispirazione cattolica "(e anche , lo ammetto , perchè ho il vizio di leggere qualsiasi cosa mentre mangio di corsa , ).Ultimo sintomo della deriva vescovile (immagino che la linea editoriale debba in qualche modo assecondarne il sentire ): a un lettore , penso conosciuto dal direttore perchè appellato "professore " , che giustamente stigmatizzava il comportamento dei sedicenti cattolici parlamentari , pronti ad annacquare la dottrina morale in nome del "realismo "(ma saranno veramente così ingenui , veramente non si renderanno conto che il compromesso , oltre a non essere accettabile in se stesso , è comunque una falla nella diga ?) il direttore rispondeva colla solita accusa dell'integralismo , dell'arroccarsi , della paura del confronto ecc .Grazie a tutti , il blog è senpre istruttivo , anzi , di più , induce alla meditazione delle perenni Verità . Per un po' tacerò (non voglio ripetere ciò che dite già voi molto bene , ognuno con i suoi talenti e le sue peculiarità ), ma vi seguo sempre . Sia lodato Gesù Cristo .

Rr ha detto...

Marius,
Il viaggio e' lungo, l' estate calda romana pure...giusto un po' di coca per tirarsi su quel tanto che basta...abbiam appreso che il mate' e' solo un caffe' un po' più forte...
Rr

marius ha detto...

@Rr
io non me ne intendo: la coca e il maté sono la stessa cosa?
Ma il problema non è solo che il vdr si bea di volersi fare di coca approfittando di una tradizione popolare ("il popolo mai sbaglia").

Nelle medesime righe leggiamo che i pro­dut­tori di qui­nua por­te­ranno ostie a base del cereale, prima negletto e ormai rino­mato a livello inter­na­zio­nale: ostie rosse, bian­che e nere.

Ciò significa che saranno usate per la prossima Messa?
Quinua al posto del frumento?
Sarà inaugurata l'era delle ostie multicolori?
Stiamo a vedere fin dove si spinge la fantasia malata...

marius ha detto...

Oggi ho assistito per la prima volta al contrario di un abuso liturgico in una Messa NO.
Il contrario? cosa sarà mai il contrario di un abuso?
Diciamo che potrebbe essere qualcosa che non sembra far parte delle rubriche del NO, ma solo del VO.
Forse però qualche esperto al proposito mi smentirà...
In ogni caso io nel NO non l'ho mai visto fare da nessuno.

Chissà se qualcuno di voi ha già notato una cosa simile?
Il celebrante ha tenuto uniti i pollici e gli indici, dalla Consacrazione in poi fino alla purificazione!
Per fare una cosa simile significa che credeva fermamente a ciò che stava facendo :-)

Catholicus ha detto...

Cara Murmex, anch'io non compro più Avvenire, ma alla domenica in parrocchia lo danno gratis, assieme al settimanale diocesano. Ebbene, a volte non riesco ad andare oltre i titoli, tanto sono sbigottito e nauseato. Ma questo è un giornale cattolico o cattocomunista ? mi chiedo. Quanta falsità, quanta saccenteria ed arroganza; e poi danno dell'integralista al professore, ma che guardassero in casa loro, che hanno tradito Nostro Signore per compiacere il mondo (comunisti, massoni, poteri forti mondialisti). Ed ora Bergoglio riceve in dono un blasfemo crocifisso stile "falce e martello" : se lo avessero dato a Pio XII li avrebbe testè scomunicati. Se questo è il papa (ma lo è poi?), non meravogliamoci dei suoi coriferi, tra cui Avvenire e Famiglia Cristiana, appunto. Laudetur Jesus Cristus, mia cara Murmex.

Rr ha detto...

Marius,
coca e matè non sono la stessa cosa. Ma le sostanze di base (caffeina nel caso del caffè e matè) e cocaina appartengono alla stessa classe farmaocologica delle ammine che stimolano il sistema simpatico, un sistema nervoso che regola, tra l'altro, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la sudorazione, l'erezione (negli uomini), facilita la risposta muscolare allo stimolo nervoso, facilita la trasmissione di ogni impulso nervoso, riduce il senso di stanchezza e il sonno, ecc.
Caffeina, teobromina (tè e cioccolata), nicotina, cocaina: basta aumentare il dosaggio delle prime, e si ottengono i risultati di basse dosi dell'ultima. Tutte, infatti, danno assuefazione e dipendenza.
Rr

RR ha detto...

Già il nome "Avvenire" è più adatto ad un giornale socialista o comunista ("il sol dell'avvenir") che non ad uno cattolico, per cui "nomen omen", ancora una volta.
Ed infatti da quando son diventati cattocomunisti, le loro prediche, i loro articoli, la loro burocrazia è diventata uguale, se non peggio, ai discorsi, ai testi, alla burocrazia dei paesi del "socialismo reale" .
RR
PS: dall'ultimo Avvenire, che riferiva del voto sulla fecondazione assistita in Polonai, non più il termine (scientificamente esatto) di "embrione", ma di "ovulo fecondato". Come se nell'utero non s'impiantasse uno zigote od un vero embrione, otetnuto con la fecondazione "in vitro", ma solo l'ovulo fecondato. Ridicolo, sbagliato e fuorviante.

Silvio Brachetta ha detto...

Grazie Maria per l’ospitalità e a tutti per le integrazioni.
C’era infatti da aggiungere che la Legge va abbordata con la logica dello “jota unum” (Maria), che andava citato san Paolo (Pasqualucci), e san Giovanni (Josh), che va segnalata la superficialità dell’esegesi moderna (Murmurex)
Mi fanno piacere i riferimenti alla castità di Irina. Ottimi tutti gli altri spunti di riflessione.

boldie ha detto...

L'8 luglio avevo postato un commento, ma non mi è stato pubblicato. Gradirei conoscerne il motivo, per regolarmi in avvenire. Si può scrivermi all'indirizzo frapicin@gmail.com. Grazie mille -

Isabella