giovedì 2 luglio 2015

NON ARCHEOLOGISTI, MA FIGLI DELLA CHIESA

L'Editoriale di Luglio di "Radicati nella fede" ci ripropone con chiarezza il problema del biritualismo
A questo riguardo, mentre apprezzo la fermezza dei Sacerdoti di Vocogno e credo che siano una oasi di irraggiamento della Fede autentica di grande efficacia e respiro nel contesto in cui operano (ce ne fossero!), vi propongo di seguito, prima del testo - insieme ad una mia riflessione che fa i conti con la realtà in cui siamo - il pensiero di un carissimo lettore, al quale risponderemo insieme da qui. 
Recentemente, col mio Sacerdote, si era toccato l'argomento dell'integrazione dell'offertorio tradizionale nel NO, perché lui si mostrava entusiasta della proposta del cardinale Sarah [qui]. Anche Mons. Fellay ne parla positivamente nell'intervista che hai tradotto (grazie!) anche se fa capire (però forse un po' troppo di sfuggita) che l'obiettivo non è il biritualismo ma la vera autentica Messa di sempre.
Ora Radicati nella Fede tocca il medesimo argomento in modo molto chiaro dando un giudizio sul biritualismo che mi trova molto concorde.
Io stesso mi trovo nell'ambito biritualista, ma trovo che si può vivere il biritualismo in due modi diversi:
primo, credendo che il NO può essere salvato con una riforma della riforma e impegnarsi in tal senso;
secondo, credendo che nello stato attuale delle cose lo stare nel NO è per essere di aiuto nel traghettare le persone verso il VO, il rito che non correrà mai il rischio di essere spurio (abusi liturgici a parte).
Al sacerdote, che propende per la prima opzione, l'ho riassunto con un motto tratto dal famoso detto sull'identità del cristiano, che è nel mondo ma non del mondo:
noi siamo NEL NO ma non DEL NO. Cosa ne pensi?
Che ci siano realtà come Vocogno è una grazia grande; ma nella situazione in cui siamo, c'è l'enorme difficoltà di far conoscere ai fedeli - perché possano accostarvisi e ritrovarne le Sorgenti - il Rito antiquior (quello certamente non spurio); difficoltà perdurante nonostante lo sdoganamento del Summorum a causa della viscerale avversione di vescovi e sacerdoti, ormai quasi tutti modernisti con rare eccezioni. Nel frattempo, molti sacerdoti che hanno riscoperto l'antico Rito si scontrano con la difficoltà di introdurvi i fedeli che negli ultimi decenni hanno interiorizzato (senza esserne consapevoli) un diverso approccio teologico ed ecclesiologico alla celebrazione liturgica. E alcuni di loro stanno introducendo graduali - chiamiamole sanatorie - per recuperarne la sacralità. 
Ed è questa anche la ragione per cui era venuta fuori la "Riforma della riforma" e la consapevolezza di un'esigenza di gradualità, a causa dello iato generazionale che peraltro si va facendo sempre più profondo. C'è tuttavia un rischio da non sottovalutare: la possibilità che si resti in una Terra di mezzo che avrebbe come conseguenza di fare del NO un ibrido o di introdurre contaminazioni nel Rito mai abrogato, tesoro prezioso per tutta la Chiesa, che diventerebbe (Dio non voglia!) un ibrido a sua volta! Già, purtroppo, in alcuni contesti, ci sono sacerdoti che celebrano il VO introducendo varianti arbitrarie (avendo assimilato la creatività senza rete conciliare e post), che sono veri e propri abusi liturgici, che la forma mirabile del Rito, se rispettata, di per sé non consentirebbe. Questo è un rischio assolutamente da non correre; ma è difficile arginarlo perché non tutti i fedeli sono consapevoli della portata (e quindi delle conseguenze a lungo termine) delle variazioni introdotte in alcuni casi. Questa è la realtà in cui siamo. A voi ulteriori riflessioni e testimonianze, sull'onda dell'articolo che segue. (M.G.)

Non archeologisti ma figli della Chiesa

 È per amore alla Chiesa che restiamo nella Tradizione.
 È per amore alla Chiesa che ci ostiniamo, contro tutto e tutti, a celebrare solo la messa in rito tradizionale. È per amore alla Chiesa che resistiamo alla Chiesa stessa quando questa ci chiede di celebrare e di assistere anche al nuovo rito della messa.

  E non è assolutamente per archeologismo, non è per un amore al passato in quanto passato.

  Invece l'ultima riforma liturgica, che ha stravolto da cinquant'anni la vita della Chiesa, nasce da un non amore alla Chiesa e alla sua storia, nasce da un vizio di archeologismo.

  Infatti con l'ultima riforma liturgica, con la messa nuova per intenderci, si è di fatto voluto cancellare con un colpo di spugna tutta la storia bimillenaria della Chiesa cattolica, volendo tornare ad una mitica epoca d'oro, ad un mitico tempo d'oro d'inizio della Chiesa, inventando una liturgia super semplificata che falsamente si vuol far risalire agli Apostoli e quindi a Nostro Signore. Se si chiede alla gente semplice, questa vi dice proprio così, cioè che la liturgia moderna, nella sua scarna semplicità, corrisponde di più alla semplicità del Vangelo. In fondo molti, anche tra i preti, la pensano così. E pensano che gli amanti della Tradizione siano dei soggetti deboli, che hanno bisogno ancora di inutili orpelli per vivere la fede.

  In fondo, anche la svolta del biritualismo post Summorum Pontificum è figlio di questa errata posizione: concedere le cose vecchie a quei fedeli che ne hanno ancora bisogno, ma sostenendo in modo inequivocabile la nuova liturgia, che è nata per sbarazzarsi della tradizione liturgica della Chiesa stessa.

  Invece il problema è serissimo e chiede un giudizio serio, rigoroso. La riforma liturgica seguita al Vaticano II è malata, perché nasce da un giudizio negativo su tutto ciò che la Chiesa ha prodotto, dall'epoca Costantiniana in poi, in campo liturgico. Nasce da una disistima per tutto ciò che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha aggiunto nella sua liturgia, per aiutare la fede e la preghiera. Non è qui il momento di fare un trattato di liturgia, ma con semplicità possiamo fare un esempio tra tutti, quello del caso dell'offertorio. La nuova messa ha completamente tolto l'antico offertorio, con la scusa che questo fu aggiunto solo nel medioevo, e lo ha sostituito con una preghiera ebraica di benedizione dei doni della terra. Il ragionamento fatto per sostenere questa operazione è tipico: essendo un'aggiunta medievale, la preghiera dell'offertorio della messa tradizionale non appartiene alla vera messa, è un'inutile anticipazione ripetitiva della consacrazione, va eliminata.

  Invece le cose stanno diversamente: le parole pronunciate nell'offertorio dal sacerdote erano state aggiunte nel medioevo per esplicitare con più chiarezza l'intenzione della Chiesa nel celebrare il Santo Sacrifico del Signore, onde evitare che il celebrante e i fedeli si allontanassero dalla vera natura della messa. In sostanza, l'offertorio tradizionale è sì un'aggiunta medievale, ma un'aggiunta che approfondisce, rendendola più chiara, la messa di sempre; un'aggiunta che aiuta ad essere fedeli all'unica messa di sempre, quella di Cristo e degli Apostoli.

  Eh sì, il problema è tutto qui: la nuova liturgia moderna nasce da un rifiuto di tutte le “aggiunte” che la Chiesa ha fatto, nel corso della sua storia, ai riti.

  È chiaro che questo rifiuto del “lavoro” della Chiesa è pericolosissimo, perché fa nascere nella mente e nel cuore un giudizio sulla Chiesa in se stessa, che quando è all'opera tradirebbe Cristo stesso. È questa l'anima di tutte le eresie: Cristo sì, Chiesa no. Separare Cristo dalla Chiesa è l'opera di ogni eretico, e ha come esito perdere Cristo stesso.

  Per noi invece è importante tutto ciò che la Chiesa ha operato per trasmettere la fede, per far pregare con più chiarezza e purezza i suoi figli, per trasmettere con più limpidità la grazia che salva.

  La Chiesa ha sempre aggiunto per rendere più pura la preghiera, per renderla mai ambigua, per precisarne sempre più la retta intenzione. E quando ha tolto, ha tolto le aggiunte non pure, le incrostazioni culturali che erano figlie degli uomini e non della Rivelazione. Ha tolto ciò che poteva prestare il fianco all'eresia, ma non ha mai tolto ciò che chiariva maggiormente la preghiera cristiana.

  Per questo noi tradizionali ci sentiamo più figli della Chiesa.

  Lo sono infinitamente di meno tutti quelli che stanno continuamente ammodernando la sua liturgia con disprezzo per la sua storia. Chi non ama la storia della Chiesa, chi non le riconosce il suo valore, non ama la Chiesa stessa.

  Siamo più figli della Chiesa noi, anche quando dobbiamo resistere a tutte quelle nuove leggi che vorrebbero imporci; leggi nuove scritte da coloro che, saltando duemila anni, vogliono risalire a un Gesù che, non portatoci dalla Chiesa e dalla sua storia, è frutto di ideologia e non di verità. Senza la Chiesa non hai il vero Gesù, hai l'idea che di Gesù si fa l'ideologia dominante. Ma hai la Chiesa, quando hai tutta la sua storia, e non solo un riferimento all'istituzione ecclesiastica del presente disancorata dal suo passato.

  Saltano duemila anni e vogliono legare la Chiesa di oggi a un mitico inizio della Chiesa stessa; e per farlo devono dire che oggi lo Spirito ha soffiato e ha liberato i Cattolici dal loro ingombrante passato.

  È per amore alla Chiesa, mistico Corpo del Signore, che non possiamo, che non dobbiamo obbedire a questi signori dell'innovazione arcaicizzante. Non dobbiamo obbedire loro, ma alla Chiesa, che con continuità ha lavorato, ha fatto la sua fatica di duemila anni, perché ogni anima incontri la Salvezza di Cristo.

13 commenti:

Marius ha detto...

RATIONABILIS et ACCEPTABILIS

La nuova messa ha completamente tolto l'antico offertorio, con la scusa che questo fu aggiunto solo nel medioevo, e lo ha sostituito con una preghiera ebraica di benedizione dei doni della terra. Il ragionamento fatto per sostenere questa operazione è tipico: essendo un'aggiunta medievale, la preghiera dell'offertorio della messa tradizionale non appartiene alla vera messa, è un'inutile anticipazione ripetitiva della consacrazione, va eliminata.
Invece le cose stanno diversamente: le parole pronunciate nell'offertorio dal sacerdote erano state aggiunte nel medioevo per esplicitare con più chiarezza l'intenzione della Chiesa nel celebrare il Santo Sacrifico del Signore, onde evitare che il celebrante e i fedeli si allontanassero dalla vera natura della messa. In sostanza, l'offertorio tradizionale è sì un'aggiunta medievale, ma un'aggiunta che approfondisce, rendendola più chiara, la messa di sempre; un'aggiunta che aiuta ad essere fedeli all'unica messa di sempre, quella di Cristo e degli Apostoli.
” (da Radicati nella Fede, luglio 2015).

Non sono un teologo, lo chiarisco fin da subito, ma vorrei esprimere con parole mie un particolare aspetto che mi sembra di riuscire a comprendere riguardo a questo sublime mistero. Non nascondo anche il timore di dire delle cavolate, ma scrivo qui appositamente per ricevere delle aggiustature da chi è maestro, un po’ come fa un allievo quando presenta il suo tema scolastico.

Vedo dunque delle parole-chiave nell’inizio dell’Offertorio, parole che mi appaiono come la chiave di lettura di tutte quelle che seguono. Se si omettessero le prime, le altre seguenti darebbero l’impressione di un corpo senza testa:
“Suscipe, sancte Pater, omnipotens aeterne Deus, hanc IMMACULATAM HOSTIAM...”.

Maria Guarini ne aveva più volte esplicitato molto chiaramente l’importanza. Cito:
"E nessun documento conciliare autorizzava a operare tagli selvaggi all'Offertorio, sostituendo all'Hostia (vittima) pura santa e immacolata il “frutto della terra e del nostro lavoro”, trasformando così l'Offerta di Cristo, alla quale uniamo la nostra offerta al Padre, in una berakah ebraica (preghiera di lode e benedizione), che il Signore ha certamente pronunciato, ma che non è il punto focale della sua Azione, del Novum che egli ha introdotto nell'Ultima Cena."

Quindi Hostia = Vittima.
Cristo è la Vittima sacrificale che si offre al Padre per la nostra salvezza.
In ciò consiste dunque l’Offertorio quale autentica premessa anticipante il Canone della Messa, perfettamente solidale con esso nel suo significato intrinseco. Non è la semplice offerta (o peggio presentazione) del pane e del vino affinché siano trasformati in Corpo e Sangue di Gesù, come si apprende dal NO.

Senza l’elemento fondante, che è la Vittima Sacrificale (Hostia), ossia con la riduzione ad una prosaica offerta del pane e del vino come frutto del lavoro dell’uomo, mi sembra che la seguente Transustanziazione appaia come una sorta (scusate il termine blasfemo, ma purtroppo la percepisco così) di magia, cioè come un’incomprensibile trasmutazione del pane in corpo e del vino in sangue di cui non è possibile comprendere coerentemente la logica e la finalità, trasmutazione che alla fin fine può essere accettata come soltanto simbolica: diventa irrazionale, impossibile da credere e da accettare.
Al massimo si può accettarla per fideismo, ma non per fede (l’effetto di intrattenimento, eventualmente di magia, sembra rafforzato anche dal fatto che il sacerdote-presidente sta rivolto verso il pubblico, o per narrargli la storia o, nel caso migliore, come per riuscire a stupirlo, analogamente al mago, del prodigio che sta per compiere sotto gli occhi di tutti, con lo svantaggio che, rispetto al mago, per il sacerdote-presidente la procedura è monca in quanto, dopo le “fatidiche” parole, con i sensi non si avverte alcun effetto tangibile).
(segue)

Marius ha detto...

... segue

Al contrario, l’oblazione è perfettamente razionabile; infatti a chiunque è comprensibile che ci si possa offrire per amore, è un’esperienza umana comune a tutti, che però nel caso di Gesù è portata alle estreme conseguenze come soltanto Lui poteva fare:
Quam oblationem tu, Deus, in omnibus, quaesumus benedictam, adscriptam, ratam, RATIONABILEM, ACCEPTABILEMQUE facere digneris ut nobis Corpus e Sanguis fiat dilectissimi Filii tui Domini nostri Jesu Christi”.

Il constatare fin dal primissimo momento dell’Offertorio che è Cristo stesso ad offrirsi in sacrificio al Padre è l’elemento chiave che apre la nostra mente all’essenziale che sta per seguire, altrimenti sembrerà che Egli in seguito faccia riduttivamente un atto in un certo senso esterno a sé di trasmutazione del pane e del vino (come nelle nozze di Cana), pur col nobilissimo fine di lasciarci se stesso per sempre tramite l’incomparabile dono dell’Eucarestia.

L’ottica giusta è quella che rispecchia la realtà dei fatti accaduti. Infatti il Corpo ed il Sangue sono già stati offerti sul Calvario, e di conseguenza possono sempre venire ugualmente di nuovo offerti, ma in modo incruento, nel sublime mistero della Messa.
Allora la Transustanziazione non può più essere confusa con una sorta di generosità da Lui escogitata con la Sua onnipotenza per far sì che noi ci ricordiamo di Lui per sempre; ma dalla nostra anima viene riconosciuta come una perfezione di amore, il Mistero per eccellenza, così da Lui voluto in questa precisa modalità, affinché con gli umili mezzi che noi uomini avremo sempre a disposizione (il pane ed il vino) possa riattualizzarsi in modo incruento il Suo Sommo Sacrificio, l’offerta al Padre del Suo Corpo e Sangue sotto le Sacre Specie, di cui noi potremo nutrirci, unendoci a Lui anche con i nostri sacrifici, per la nostra salvezza.

Se qua e là ho espresso delle eresie, per favore correggetemi subito, ma non giudicatemi, non l’ho fatto apposta. Grazie

marius ha detto...

Cito da
http://www.corrispondenzaromana.it/lequivoco-perdono-degli-eretici-valdesi/

"La seconda questione, che sappiamo quanto sia delicata, è quella dell’ospitalità eucaristica. Tra le cose che abbiamo in comune ci sono il pane e il vino della Cena e le parole che Gesù ha pronunciato in quella occasione. Le interpretazioni di quelle parole sono diverse tra le chiese e all’interno di ciascuna di esse. Ma ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che Egli ci offre e le Sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell’Evangelo. Sarebbe bello se anche in vista del 2017 [500 anni dalla Riforma ndr] le nostre chiese affrontassero insieme questo tema»."

Marco P. ha detto...

Visto che il NO venne imposto d'imperio, non vedrei difficoltà alcuna ad agire in senso opposto per ristabilire il giusto ordine, ovvero: dalla domenica X l'unico rito consentito è quello tradizionale, il resto sarà considerato aperta disubbidienza e come tale sanzionato con le relative pene canoniche.

Rispetto alla situazione precedente si imporrebbe il rito che la Chiesa ha utilizzato per due millenni, e non invece un rito costruito a tavolino con il beneplacito di eretici di varia estrazione.

Considero il biritualismo un pericolo: un gioco dialettico che potrebbe sfociare in una sintesi sicuramente peggiore del VO ed altrettanto sicuramente negativa quanto il NO.

Per Marius, consiglio la lettura del libro di Dom Prosper Gueranger La Santa Messa.

Per il testo estratto da Corrispondenza Romana ("...Ma ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che Egli ci offre e le Sue parole"...);
ciò che unisce i Cristiani (Cattolici) è la Fede, il Sacrificio, i Sacramenti, la continuità Apostolica. Chi le ha è unito con chi condivide tutto ciò (dico t.u.t.t.o.) chi non le ha, no! Da qui al 2017 sarebbe bene fare penitenza piuttosto che organizzare tavole rotonde, simposi etc con eretici.

Josh ha detto...

Marius,
se ti avanza tempo,
dei temi ora ripresi anche dall'art. di Corrispondenza Romana, avevo parlato l'altra settimana nei commenti a questo pezzo:

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/06/il-papa-che-non-si-inginocchia-davanti.html

marius ha detto...

@Josh
avevo letto e ora ho riletto volentieri i tuoi azzeccatissimi commenti a cui attingo sempre con grande interesse.
Dall'articolo di C.Siccardi ho voluto estrarre quel passaggio del moderatore della tavola valdese che bene si aggancia al nostro tema in oggetto, l'Offertorio cattolico originale.
Egli secondo la sua mentalità orizzontalista mette in risalto il minimo comune denominatore che accomuna tutte le confessioni cristiane riguardo alla Santa Cena e, secondo lui, tutti dovrebbero essere pronti ad appiattirsi su di esso per sentirsi uniti, meglio detto per sentirsi uguali. D'altronde ben sappiamo con che termini dissacratori Lutero aveva definito l'Offertorio: era la prima cosa che voleva eliminare!
L'ho citato per far risaltare che la questione inerente l'Offertorio nel VO e nel NO ha un addentellato importante nel famigerato dialogo ecumenico.

marius ha detto...

L’Offertorio nel rito ambrosiano antico

Ci è capitato di assistere ad una Messa VO in rito ambrosiano.
Avendo ormai ben appreso che lo specifico dell’Offertorio VO (in rito romano) è l’offerta dell’Ostia Immacolata, cioè della Vittima Sacrificale che è Gesù stesso, e non semplicemente del pane e del vino come nel NO, siamo rimasti piuttosto spiazzati dal fatto che lì, nel VO ambrosiano, l’Offertorio iniziava esattamente come nel nostro NO, come si può constatare scaricando il messalino ( http://www.ambrosianeum.com/wp-content/uploads/2013/08/ORDINARIUM_MISS%C3%86_ibook.pdf ). Eccone un estratto:

(Dapprima vi è una “Oratio super Sindonem” (specifica del rito ambrosiano) che fa parte del Proprio. In seguito...)

Il Sacerdote prende la patena e levando gli occhi in alto fa l’offerta dicendo:
“Suscipe, clementissime Pater, hunc Panem sanctum, ut fiat Unigeniti tui Corpus, in nomine Patris et Filii, et Spiritus sancti. Amen.”

Riposta l’Ostia sul Corporale, il Sacerdote versa nel Calice un po’ di vino dicendo:
“De latere Christi exivit Sanguis (benedice l’acqua dicendo) et acqua pariter, in nomine Patris et Filii, et Spiritus sancti. Amen.”

Versa alcune gocce d’acqua nel calice. Il Sacerdote alza il Calice e lo offre, dicendo:
“Suscipe, clementissime Pater, hunc Calicem, vinum aqua mixtum, ut fiat Unigeniti tui Sanguis, in nomine Patris et Filii, et Spiritus sancti. Amen.”

Non conoscendo per nulla il rito ambrosiano antico, abbiamo avuto il sospetto che il Messale fosse stato “taroccato” in vista di un adeguamento al NO (eravamo nella diocesi del card. Martini: ci si può aspettare di tutto e di più), anche perché le letture erano impostate come è peculiare nel NO, con 1a. lettura / Salmo / 2a. lettura / Alleluja / Vangelo; inoltre le due prime letture venivano proclamate da dei laici;
poi il Canone veniva recitato ad alta voce (solo) nella sua parte centrale;
il Pater Noster era cantato ad alta voce dal popolo.

Sottolineo con certezza che si trattava di un VO, non di un NO in latino.
Ci è stato spiegato che il tipico impianto delle letture è stato il NO a ereditarlo dall’Ambrosiano, non viceversa.
Il fatto che fossero i laici a leggere era una imposizione della Curia, “conditio sine qua non” per ricevere l’indulto per la Messa antica (l’Ambrosiano antico è infatti ancora sotto indulto come ai tempi di GPII in quanto non è contemplato nel Summorum Pontificum!).
Il Canone recitato ad alta voce è stato dai nostri interlocutori in loco riconosciuto come un abuso liturgico sotto l’influenza del NO in quanto il prete proprio non riesce rinunciarvi: è più forte di lui; abuso che con pazienza e col tempo si spera di poter correggere (aspetta e spera).
Riguardo al Pater Noster cantato da tutti si deduce, sulla scorta del messalino, che è un altro abuso, ma non abbiamo altre notizie al riguardo.

A riguardo del Messale in quanto tale rimane ancora il sopraccennato sospetto, che potrà essere smentito solo da chi ben conosce il Messale originale detto del Cardinal Schuster del 1954, o meglio ancora il Missale Ambrosianum del 1594.
Dei messalini esistono poi diverse versioni (2012, 2013, 2014) che differiscono leggermente tra loro, altra cosa che desta qualche giustificato dubbio. Il messalino della chiesa era del 2014.
Qui di seguito ecco un condensato storico del Messale Ambrosiano, dai manoscritti fino alle versioni stampate dei giorni nostri:
http://www.ambrosianeum.com/?page_id=32

Dulcis in fundo: abbiamo scoperto che l’autore è pure l’artefice degli abusi sopraelencati.

mic ha detto...

Di tutto questo dovremo riparlare...

dedra ha detto...

riguardo ai presunti vantaggi del biritualismo (o peggio, di queste segnalate "integrazioni" del NO, per redimerlo forse dalla sua origine e conseguenze?...), consiglio di leggere:

...Oggi a distanza di 8 anni dal Summorum Pontificum ci è possibile fare un bilancio, giacché il nocciolo della questione sembra ormai manifestarsi pienamente: quale convivenza potrebbe mai sussistere tra il rito quasi bimillenario della Chiesa di Roma e il rito assemblato artificialmente dalla commissione Bugnini dopo il Concilio Vaticano II?...
ottimo -tanto acuto quanto lucido- articolo di G. Z. su radiospada:

http://radiospada.org/2015/07/biritualismo-lattuale-avversario-della-messa-tradizionale/

ove si dimostra che il vero nemico della Messa di S. Pio V non è il NO, bensì il BIRITUALISMO, come ben sanno i sacerdoti di Vocogno e consimili eroi di questo travagliato passaggio epocale, da Lefebvre ad oggi...

Urge che si gettino le maschere perché solo la Verità ci renderà liberi. La Messa di Paolo VI-Bugnini partorita da volontà umana, ricorda il concepimento di Ismaele frutto di un compromesso umano per realizzare i piani di Dio senza e contro l’intervento di Dio. La convivenza dei due riti è impossibile, tanto meno una fusione. Solo Isacco fu scelto da Dio per essere immolato, mentre Ismaele fu rigettato. Il Sacrificio è Unico perché Unica è la Vittima.
Il Figlio legittimo, cioè l’erede, e il figliastro non avranno parte insieme

[...]
Bisogna immolarsi per amore, rinunciando ad ogni doppiezza e ambiguità per dare la vita per la Santa Messa di sempre, per dare la vita per Cristo, per dare la vita per la Chiesa.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Questo sacerdote ha il suo bel dire, la Vergine e il Signore ben sanno quanto vorrei essere in parrocchia da lui...ma m'è assolutamente impossibile. E quindi il suo argomentare...lascia il tempo che trova.
Deve scendere Cristo a battere in testa a qualcuno perché dicano che sulla base di SC 4 (documento conciliare!!) e della giurisdizione universale del Pontefice l'opera di Ratzinger sul rito antico vale per il romano antico quanto (con l'ultimo messale approvato nel XX secolo in analogia con quello del '62) per l'ambrosiano antico (a meno che non vogliamo dichiarare gli ambrosiani eretici, in quanto resistenti all'autorità pontificia) ?

Anonimo ha detto...

@ Marius:
Alcune 'innovazioni' riguardante il NO provengono, infatti, dal Rito Ambrosiano Antico. Come, ad esempio, la doppia lettura nei giorni festivi (sempre esistita nel RA, anche se poi la 1ma veniva d'abitudine omessa dal celebrante) o la brevità nei riti d'ingresso (senza salmo, presente invece nel Rito Romano).

"le letture erano impostate come è peculiare nel NO, con 1a. lettura / Salmo / 2a. lettura / Alleluja / Vangelo"

Ma nel Rito Ambrosiano Antico è proprio così.

“le due prime letture venivano proclamate da dei laici;”

Se si tratta di due “ministranti” non credo che ciò comporti poi un grosso problema (se invece fossero proprio due fedeli allora il discorso cambia …)

“il Canone veniva recitato ad alta voce (solo) nella sua parte centrale;
il Pater Noster era cantato ad alta voce dal popolo.”

Questi sono proprio errori. Bisognerebbe vedere dove ciò accade. Certamente non è la prassi consueta nelle celebrazioni in Rito Ambrosiano Antico.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

PS: apprendo ora che Scola nel 2014 ha dato l'imprimatur per l'ambrosiano antico, bontà sua :)

Anonimo ha detto...

Il sussidio citato da "marius" non ha un unico autore ma più autori (al plurale) ed è stato sottoposto e autorizzato a suo tempo dal delegato arcivescovile responsabile per il rito antico in Diocesi, mons. Claudio Fontana. Circa gli "abusi" che denuncia (ad esempio i lettori laici) segnalo la lettura e lo studio del seguente link con le rubriche pre-conciliari del 1960 in vigore per il rito ambrosiano antico: http://www.ambrosianeum.net/wp-content/uploads/2015/01/Rubriche_montiniane.pdf