martedì 4 aprile 2017

FSSPX - Il Papa concede la convalida per i matrimoni

CITTÀ DEL VATICANO, 04 aprile, 2017 (ACI Stampa)
Ancora un altro passo distensivo tra il Papa e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Francesco, infatti, ha autorizzato la Pontificia Commissione Ecclesia Dei a pubblicare la lettera inviata ai Presuli delle Conferenze Episcopali interessate circa la licenza per la Celebrazione di Matrimoni dei fedeli lefebrviani.
"Il Santo Padre ha deciso - ricorda nella missiva il Cardinale Müller, Presidente della Commissione -di concedere a tutti i sacerdoti del suddetto istituto le facoltà per confessare validamente i fedeli . Nella stessa linea pastorale mirata a contribuire a rasserenare la coscienza dei fedeli il Santo Padre ha deciso di autorizzare gli Ordinari del luogo perché possano concedere anche licenze per la celebrazione di matrimoni dei fedeli che seguono l’attività pastorale della Fraternità" secondo specifiche modalità.
"La delega dell’Ordinario per assistere al matrimonio - precisa il Cardinale Müller - verrà concessa ad un sacerdote della diocesi pienamente regolare perché accolga il consenso delle parti nel rito del Sacramento, seguendo poi la celebrazione della Santa Messa votiva da parte di un sacerdote della Fraternità".
Qualora non vi siano sacerdoti "regolari" disponibili, "l’Ordinario puὸ concedere di attribuire direttamente le facoltà necessarie al sacerdote della Fraternità che celebrerà anche la Santa Messa, ammonendolo del dovere di far pervenire alla Curia diocesana quanto prima la documentazione della celebrazione del Sacramento".
Nella missiva - approvata dal Papa lo scorso 24 marzo - il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede rammenta tuttavia la attuale "oggettiva persistenza della situazione canonica di illegittimità in cui versa la Fraternità di San Pio X".

56 commenti:

Bellarmino ha detto...

Chissenefrega, tutti i sacramenti amministrati dalla Fraternità sono sempre stati validi e legittimi, per lo stato di necessità. E questo va ribadito ben chiaro.

berni/exodus ha detto...

Infatti anche per me tutti i Sacramenti amministrati dalla Fraternità ....... confermo quanto sopra. Perchè soprattutto ora siamo in uno stato di enorme necessità per le difficoltà degli ultimi 50 anni.

mic ha detto...

Amici miei,
potete fare tutte le affermazioni apodittiche che volete; ma la realtà è quella che è e, se quello che pensate voi non è sancito canonicamente, potete ripeterlo all'infinito ma non dispiega i suoi effetti, appunto, canonici...
Intanto. un aspetto dopo l'altro, alcuni passi avanti sono stati fatti. Per il resto continuiamo a sperare e a pregare.

Anonimo ha detto...

http://www.lastampa.it/2017/04/04/vaticaninsider/ita/vaticano/la-convalida-del-papa-per-i-matrimoni-celebrati-dai-lefebvriani-tqAKHuBUVR3NaMhoZ3MEyO/pagina.html

... Senza la delega dell’ordinario diocesano o del parroco del luogo, il matrimonio è infatti nullo per difetto di forma canonica, anche se la nullità va provata in sede giudiziale. Questo ovviamente non vuol dire che tutte le nozze celebrate fino ad oggi per i fedeli della Fraternità siano nulle: è sempre esistita la possibilità di chiedere la delega, o di chiedere una “sanatio” (una sanatoria ex post) dopo il matrimonio. Ora questa difficoltà non esisterà più, dato che grazie alla lettera pubblicata oggi viene superato ogni dubbio giuridico: qualsiasi vescovo diocesano è espressamente autorizzato per volontà del Papa a concedere la delega e dunque a permettere che anche i matrimoni celebrati da sacerdoti lefebvriani siano validi e leciti.
Nel rito preconciliare secondo il messale del 1962 promulgato da Giovanni XXIII, quello usato dalla Fraternità San Pio X, il sacramento del matrimonio viene celebrato all'inizio della messa. Non è cioè incorporato nella celebrazione liturgica come avviene normalmente nel rito della riforma post-conciliare, pur essendo sempre possibile celebrarlo al di fuori della messa. Il vescovo è dunque ora autorizzato a nominare un sacerdote suo delegato per ricevere il consenso degli sposi quando il matrimonio è celebrato da un prete della Fraternità e può decidere di delegare direttamente il sacerdote lefebvriano. Dopo la pubblicazione del documento odierno, il vescovo non può più addurre come motivazione per negare il consenso e la delega il fatto che i sacerdoti della Fraternità non abbiano uno status giuridico nella Chiesa cattolica.
Il gesto di Francesco è dunque un ulteriore passo di attenzione e benevolenza nei confronti della Fraternità, con l’auspicio, dichiarato anche nel testo della lettera, che presto si possa giungere alla piena riconciliazione. Com’è noto, la Santa Sede ha proposto nei mesi scorsi al superiore della San Pio X, il vescovo Bernard Fellay, una nuova versione della dichiarazione dottrinale da sottoscrivere, praticamente concentrata nella “Professio fidei”, la professione di fede cattolica. Quando la Fraternità l’avrà accettata, si perfezionerà in tempi brevi la concessione dello status giuridico per i vescovi e i preti lefebvriani. La formula scelta da tempo è quella della “prelatura personale” direttamente dipendente dalla Santa Sede.

Alessandro P ha detto...

Cara Mic io sono stato sposato da un sacerdote della FSSPX e quando è Dio stesso che ha sancito questo atto non vedo cos'altro ci sia da sancire.

Anonimo ha detto...

qualsiasi vescovo diocesano è espressamente autorizzato per volontà del Papa a concedere la delega e dunque a permettere che anche i matrimoni celebrati da sacerdoti lefebvriani siano validi e leciti.

Dunque, il SP diceva che sostanzialmente i preti potevano celebrare VO anche senza l'esplicita autorizzazione del proprio vescovo. Giusto? Ma nei fatti i vescovi che si vogliono mettere di traverso riescono ad impedire il VO. Se tanto mi da' tanto...

--
Fabrizio Giudici

irina ha detto...

Una lettura dei documenti da firmare,insieme ad un esperto giurista dell'Opus Dei,da sempre vicino alla Fraternità, è auspicabile. Doverosa. La loro esperienza sul campo, pluridecennale, può vedere ciò che nessun altro può.

Bellarmino ha detto...

Gli effetti canonici come li chiama lei mic sono suppliti nello stato di necessità altrimenti non sarebbe stato di necessità. Davanti a un morente si può fare tutto per salvarlo e fatte le dovute analogie col Corpo Mistico è proprio quello che prevede il codice di diritto canonico. Siccome però ci si dimentica spesso, errore che fanno tutti i siti Conservatori, che il diritto canonico è una legge positiva ecclesiastica, e che quindi se lede il diritto divino vale meno di zero. Ed è assolutamente falso che la legge canonica anche emanata dalla più alta autorità possa essere ratifica dal Cielo cioè che qualsiasi cosa facciano le autorità è di diritto divino, è vero il contrario come detto. Non c'è nessun effetto canonico che possa privare il diritto divino. Quale legge canonica mi obbliga a sposarmi con un rito bastardo inviso a Dio e al suo diritto(che non è il diritto canonico attuale)? L'autorità mi nega effetto canonico? Decisione nulla, questa e altre come la confessione, visto che va contro il diritto divino in stato di necessità e presa da autorità che contraddicono il diritto divino, l'unico che fa testo ripeto, tutti i giorni. E lo ripeteremo all'infinito come mons. Lefebvre "fino alla conversione di Roma nullam partem habemus" con questi qua. Con buona pace delle amebe accordiste.

Luisa ha detto...

Effetto canonico, o no, io posso solo dire che non mi è mai passato nemmeno per l`anticamera del cervello di pensare che i matrimoni delle coppie di membri della FFSPX, che ho il privilegio di conoscere, fossero nulli, non validi e illeciti, tanto la loro vita, le loro famiglie, testimoniano la bellezza, la gioia e la forza della loro fede cattolica.

Luisa ha detto...


Magister dà maggiori dettagli sul convegno internazionale che avrà luogo il 22 aprile attorno alla A.L.

"I "dubia" dei quattro cardinali fanno scuola. È l'ora dei laici"


http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/04/04/i-dubia-dei-quattro-cardinali-fanno-scuola-e-lora-dei-laici/

marius ha detto...

"Com’è noto, la Santa Sede ha proposto nei mesi scorsi al superiore della San Pio X, il vescovo Bernard Fellay, una nuova versione della dichiarazione dottrinale da sottoscrivere, praticamente concentrata nella “Professio fidei”, la professione di fede cattolica. Quando la Fraternità l’avrà accettata, .....

"Quando la Fraternità l’avrà accettata, ....."
C'è chi ha dubbi al proposito?
o piuttosto non sarebbe più logico scrivere
"quando la S.Sede l'avrà accettata?"

mic ha detto...

A chi continua a tirare in ballo lo stato di necessità:
non facciamo finta di non capire che c'è una validità davanti a Dio ma ci sono anche prescrizioni giuridiche davanti agli uomini. Questa concessione tocca le prescrizioni giuridiche, alle quali lo "stato di necessità" scuce un baffo...

Dico a Bellarmino che se aspetta la conversione di Roma sta fresco...

Chi assimila il comportamento dei vescovi rispetto a questa concessione a quello nei confronti del Summorum, dico che forse avrebbero ragione se la stessa concessione l'avesse fatta l'inascoltato Benedetto XVI invece dell'oracolo Bergoglio....

marius ha detto...

il Santo Padre ha deciso di autorizzare gli Ordinari del luogo perché possano concedere anche licenze per la celebrazione di matrimoni dei fedeli che seguono l’attività pastorale della Fraternità" secondo specifiche modalità. (...)
Qualora non vi siano sacerdoti "regolari" disponibili, "l’Ordinario puὸ concedere di attribuire direttamente le facoltà necessarie al sacerdote della Fraternità che celebrerà anche la Santa Messa,


Qui parla di potere.
Ciò lascia supporre che l'Ordinario non sia obbligato, cioè può esercitare la facoltà di farlo se ne ha voglia e se lo ritiene opportuno?

marius ha detto...

il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede rammenta tuttavia la attuale "oggettiva persistenza della situazione canonica di illegittimità in cui versa la Fraternità di San Pio X".

Mi vien da sottolineare quanto sia vergognoso che per anni e anni i sacerdoti e i fedeli di una comunità cattolica fiorente e ricca di vocazioni siano stati emarginati dalla vita ecclesiale fino a questi punti.

E come se non bastasse questa dopo novità di rendere validi i matrimoni celebrati dalla Fraternità (oltre già in precedenza alle confessioni) il prefetto non trova niente di meglio che puntualizzare (malgrado non sia scomunicata) è ancora in una situazione canonica illegittima?

Anonimo ha detto...

"Ciò lascia supporre che l'Ordinario non sia obbligato, cioè può esercitare la facoltà di farlo se ne ha voglia e se lo ritiene opportuno?"

Anch'io lo leggo così - non sono esperto in cose canoniche, ma suppongo che basti interpretare la lingua italiana...

@mic, non fraintendermi, anch'io spero che la FSSPX trovi un modo ragionevole per rientrare: ho trovato convincenti, a suo tempo, le parole del vescovo Schneider. Tuttavia, non ce lo vedo proprio Francesco che punisce severamente un vescovo che ostacoli un matrimonio FSSPX. D'altronde, la questione dell'AL procede kasperianamente: ogni singolo vescovo o conferenza episcopale decide autonomamente per la comunione ai divorziati. Figuriamoci se altri aspetti minori non potrà valere questo "cattolicesimo federale"...

--
Fabrizio Giudici

Anonimo ha detto...


\ Possono concedere, gli Ordinari

Trattandosi di una concessione, sembra legittimo che il Papa abbia scritto che gli Ordinari "possano concedere" la licenza etc. Quella del Papa è una autorizzazione, quindi concede l'esercizio di un potere legittimo degli Ordinari. L'unica forma linguistica logica di una autorizzazione a fare qualcosa sembra proprio quella secondo la quale l'autorizzato può farla, questa cosa. Si tratta, sembra di capire, di una licenza che gli Ordinari normalmente concedono, salvo la presenza di impedimenti o altro. Non mi esprimo qui in modo tecnico ma a senso. Un margine di discrezionalita' proababilmente c'è, ma credo sia del tutto normale. Il Papa non poteva scrivere che gli Ordinari devono concedere questa licenza, altrimenti non avrebbe dato un'autorizzazione ma avrebbe impartito un ordine. Il che, nella materia, sarebbe stato un abuso, da parte sua.

Stefano78 ha detto...

Il Motu Proprio Summorum Pontificum è diecimila volte meglio, canonicamente e giuridicamente, di queste "concessioni"...

Inoltre, questa presunta "empatia" con la SPX, è EVIDENTE che sia assolutamente strumentale. Stesso discorso per la, nei fatti, assoluta aria fritta delle "belle parole".

Nei fatti si configura una possibile regolarizzazione solo sulla carta. Meglio che niente, certamente. Ma mi sconcerta la linea morale tenuta dai vertici della SPX.

mic ha detto...

Il Motu Proprio Summorum Pontificum è diecimila volte meglio, canonicamente e giuridicamente, di queste "concessioni"...

Siamo in pieno pragmatismo e prendiamo quello che viene.
Parlare di "linea morale" di chi non ha mai smesso di parlar chiaro mi sembra improprio...

Sacerdos quidam ha detto...

Se qualcuno ha dei dubbi sull'accoglienza che i vescovi interessati potrebbero fare a questa Concessione papale, si rassicuri.
Basterà che legga le seguenti parole finali del documento della CDF:

«Certi che anche in questo modo si possano rimuovere disagi di coscienza nei fedeli che aderiscono alla FSSPX e incertezza circa la validità del sacramento del matrimonio, e nel medesimo tempo si possa affrettare il cammino verso la piena regolarizzazione istituzionale, questo dicastero confida nella sua collaborazione».

Beh, dopo quest'ultima dichiarazione di 'fiducia' nella buona volontà collaborativa dell'Ordinario locale in perfetto stile curiale (si sente perfino il tono di voce vagamente intimidatorio: 'Lei collaborerà, VERO?') con la sovrastante minacciosa ombra del 'mite Francesco' pronto a decapitare l'incauto che gli mettesse i bastoni tra le ruote, non credo che saranno in molti a sfidare Papa Bergoglio.
Anche ai peggiori nemici della FSSPX, non conviene. Cattivi sì, ma mica stupidi.

Come diceva Mic, i vescovi sanno benissimo che l''affaire FSSPX' sta MOLTO a cuore al Papa (sul perché, se la vedrà lui davanti a Nostro Signore: ma il fatto resta).
E che metterglisi di traverso non sarebbe - come dire - molto salutare...

Anonimo ha detto...

Beh, in regime di Summorum Pontificum non mi è stato possibile (pur frequentando da anni con mia moglie la Messa V.O.) di sposarmi "more antiquo". Magari ora, sapendo in principio di doverlo fare "altrove", ci sarebbe stato possibile.
M

boldie ha detto...

Mic, vorrei conoscere la tua opinione sul fatto di seguire le Sante Messe domenicali officiate da sacerdoti della FSSPX. Io da un annetto circa frequento le celebrazioni eucaristiche Vetus Ordo, e quando non ci sono quelle di sacerdoti che seguono il Motu Proprio vado a quelle della FSSPX.
Mi auguro tanto che tu non sostenga che la S. Comunione in tali casi sia nulla. Lo stesso don Curzio Nitoglia aveva scritto​ che assistere persino ad una Santa Messa celebrata da un sedevacantista è lecito purché in cuor proprio si sia "una cum".
Ho dibattuto a lungo con alcuni miei amici su questo punto, in quanto loro sostengono che in base al diritto canonico se non c'è il "celebret" non sia lecito assistere a tali Messe.
Gradirei proprio tanto un parere.

Anonimo ha detto...


@ La concessione alla FSSPX circa il matrimonio non è affatto solo sulla carta

Prima di essa, quando un vescovo non voleva concedere la licenza per il matrimonio ad una coppia che volesse sposarsi con il rito antico presso una chiesa della Fraternità, invocava il fatto che il prete della Fraternità apparteneva ad una congregazione a suo tempo soppressa dall'Ordinario locale (invalidamente, lo sappiamo, ma ciò non contava) e comunque non ancora inquadrata nelle nuove figure previste dal codice del 1983. Questa situazione della Frat. il cardinale Mueller ha ritenuto opportuno ricordarla, come abbiamo visto.
Ora, con la concessione papale, un vescovo ostile alla Frater. non può più invocare l'argomento di cui sopra. Infatti, il Papa (questo è il senso, in termini profani) lo autorizza a concedere in ogni caso la licenza, senza tener conto del fatto della posizione canonicamente ancora "irregolare"(per il Vaticano) della suddetta Fraternità. Questo fatto dell'irregolarità canonica diventa irrilevante, ai fini della concessine della licenza, è come se non esistesse. E'come se il Papa avesse stabilito un'eccezione, una dispensa.
Naturalmente, il vescovo può sempre non concedere la licenza, rientra nei suoi poteri, ma non può più rifiutarsi di concederla sulla base del motivo precedente, sopra spiegato, coinvolgente la FSSPX. Può non concederla solo in base ai motivi tradizionali, di vario tipo, ammessi dal diritto, p.e. se si scopre che uno dei due nubendi è bigamo, etc.
La concessione non è dunque affatto irrilevante.
Prima di fare del moralismo ad ogni costo, bisognerebbe porsi questa domanda: le concessioni unilaterali di Bergoglio, fatte senza contropartita dottrinale alcuna e vertenti sulla validita'di sacramenti fondamentali per la salvezza delle anime, quali il matrimonio e la confessione, come poteva un ordine religioso, quale che fosse, rifiutarle? Ma come: il Papa riconosce in sostanza che i matrimoni celebrati dalla Frat. siano da considerarsi perfettamente validi anche per tutti i vescovi, ed io, Superiore della Fraternità, dico: no grazie, non accetto questo riconoscimento? Cerchiamo di restare lucidi, per favore. Tra l'altro, qui non si prevede una accettazione da parte dell'ordine beneficiato, accettazione che non avrebbe senso, del resto.
Ricordiamoci che i Papi passano, in quanto individui, mentre la Chiesa resta. Quali che siano i motivi personali che spingono Papa Francesco a questa politica della mano tesa verso la FSSPX, non ci deve interessare. Come dice il proverbio, l'uomo propone e Dio dispone.

Anonimo ha detto...

Scusate, ma parroci o rettori amici hanno sempre concesso la delega.

Poi, chi è davvero fedele della FSSPX, non ha problema di coscienza veruna nello sposarsi in priorato, senza deleghe o altro: far registrare il matrimonio SOLO nei registri INTERNI della FSSPX. Magari mezz'ora dopo essere passato in comune per i matrimonio civile. Nel frattempo non ha scrupolo per passare per "convivente" agli occhi dei frequentatori di parrocchie. Dio lo sa come stanno le cose. Aspettando per la registrazione anche in parrocchia la fine della Crisi.

dal Web ha detto...

A proposito di nozze tridentine:a) Una coppia di amici ha parlato con il parroco. Prima il parroco ha accettato, poi ci ha ripensato. Alla fine i due sposi, "ob torto collo", hanno scelto il compromesso di sposarsi senza messa. Hanno fatto solo il rito dell'espressione del consenso, tra la perplessità dei rispettivi genitori, la soddisfazione degli invitati già presenti ed il disappunto di quelli che non erano ancora arrivati, fidando nel solito ritardo delle spose;
b) Altra coppia di amici: il parroco per poco non li consegna all'esorcista. Soluzione radicale: matrimonio civile e religioso separati;
c) Altra soluzione ancora più radicale: una coppia fissa temporaneamente la residenza in una parrocchia di rito orientale e si sposa con il rito bizantino (la buon'anima di padre Alessio Floridi SJ, di matrimoni del genere ne celebrò tanti);
d) Situazione particolare. I protagonisti sono dei convertiti. Sono già sposati da anni solo civilmente. Desiderano sposarsi in un celebre santuario. Vanno a parlare con il rettore che chiede loro:
– "POTETE GARANTIRE PER ISCRITTO CHE TUTTI I VOSTRI INVITATI SANNO IL LATINO?"
In conclusione li sposa un altro anziano sacerdote, a casa loro e in rito tridentino.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Ho capito che come esistono i liberali di destra (ratzinger) esistono pure i liberali di sinistra (bergoglio) ma sempre liberalismo è. Comunque pragmaticamente prendo quel che viene e se posso chiedo al rev.do di illuminarmi su quali motivi secondo lui spiegano queste aperture del Pontefice nei confronti di Econe..

Rr ha detto...

Credo che in quel di Baires l'FSSPX deve aver svolto un'opera pastorale eccellente ed eccezionale, nei confronti dei poveri delle Villas miserias, e magari pure anche nei confronti di qualcuno vicino, molto vicino, a Jorge.
E poiché tutto ruota intorno a lui, si è convinto che sono buoni e giusti, e quindi approva i loro Sacramenti.
Del resto lui di dottrina, teologia, ecc., non si cura, e anche di diritto canonico, perciò, se si possono celebrare i Vespri in S.Pietro con gli Anglicani, perché non lasciare che la FSSPX porti avanti la sua missione ?
Pastoralita', poastoralita'...

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Se preferisce mandarmi una mail in privato mi faccia sapere rev.do che le scrivo l'indirizzo oppure lo chieda a colei che gentilmente ci fornisce questo utilissimo spazio di confronto..

Sacerdos quidam ha detto...


Se Lei, Michele Durighello, si riferisce a me, debbo dire che potrei fare solo delle ipotesi.
Comunque è non solo certo, ma anche evidente - e questo i vescovi l'hanno già 'fiutato', per cui si guarderanno bene dal porre ostacoli - che la soluzione giuridica per la FSSPX gli sta davvero molto a cuore.

E' ovvio comunque che a lungo termine è previsto un tentativo di 'normalizzazione' della FSSPX, ma questo era l'identico obiettivo anche di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tutti vaticansecondisti convinti esattamente come Papa Bergoglio.
E questo lo sapeva bene anche Mons. Lefebvre, quando tentò ripetutamente di ottenere un riconoscimento giuridico alla FSSPX, senza alcun problema morale, perché sapeva anche che con l'aiuto della Divina Provvidenza la Tradizione cattolica avrebbe ugualmente vinto la battaglia nonostante la superiorità materiale delle forze neomoderniste sul campo.

Comunque faccio mie le parole conclusive dell'anonimo delle ore 17.57, del quale approvo anche l'intero intervento:
"Ricordiamoci che i Papi passano, in quanto individui, mentre la Chiesa resta. Quali che siano i motivi personali che spingono Papa Francesco a questa politica della mano tesa verso la FSSPX, non ci deve interessare. Come dice il proverbio, l'uomo propone e Dio dispone."

boldie ha detto...

Mic, scusa, ho visto che non hai pubblicato il mio intervento, ma vorrei sinceramente un parere a proposito di quanto ho scritto oggi. Se preferisci rispondere in privato, ti do il mio indirizzo e-mail: frapicin@gmail.com. Grazie mille. Per me è importante ricevere un chiarimento, perché sono rimasta un po' sconcertata da quanto hai risposto sul blog. Devo decidere in fretta se andare domenica a Rimini alla S. Messa delle Palme celebrata al Priorato, per farlo sapere agli amici che dovrebbero prendermi a bordo della loro auto, e quindi è urgente che mi chiarisca di nuovo un po' le idee.

mic ha detto...

Boldie,
Nessuno, neppure la Santa Sede, ha mai negato la validità delle Messe celebrate dalla FSSPX.

boldie ha detto...

Grazie mille, mic. Temevo di aver finora frainteso: siccome la Comunione è un sacramento come gli altri, mi chiedevo a questo punto se non necessitasse anch'esso di un'espressa autorizzazione pena la sua "nullità" o invalidità.

@boldie ha detto...

Da wikipedia:
Dato che, al riguardo, le autorità romane si sono più volte espresse in modi differenti, è complesso darne una definizione chiara ed univoca. Ai sensi del codice di diritto canonico (CIC) del 1917, le messe e quei sacramenti, per i quali è prevista la necessità della sola "potestas ordinis" (detta anche "ab intrinseco") dei sacerdoti illecitamente ordinati sono validi, ma illeciti, vale a dire contrari al diritto della Chiesa. Quei sacramenti, per i quali è prevista anche la "potestas jurisditionis" (detta anche "ab extrinseco"), ovvero confessione e matrimonio, sono dubbi. I sacerdoti "lefebvriani", appellandosi ad alcune interpretazioni circa il Codice di diritto canonico (CIC) del 1983 (codice circa il quale, comunque, non hanno mai nascosto perplessità e riserve) che ha modificato la materia, invocano una sorta di "potestas jurisditionis" "di supplenza", per cui sarebbero certamente validi anche confessione e matrimonio. Tanto più che, alcuni teologi, che credono alla tesi dello scisma, osservano che, con la consacrazione episcopale del 30 giugno 1988, preti e vescovi della FSSPX, hanno smesso di essere degli illecitamente ordinati, per diventare ministri di un'altra Chiesa, di successione apostolica certa. Pertanto tutti i loro sacramenti sono da considerarsi validi, quanto quelli delle Chiese ortodosse. I vescovi della FSSPX ordinano validamente sacerdoti e altri vescovi. Quando c'è la successione apostolica, infatti, le ordinazioni – anche compiute da vescovi scomunicati – sono pienamente valide .

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Ringrazio sentitamente SACERDOS QUIDAM e gli chiedo di scrivermi all'indirizzo miduri82@gmail.com perché ho apprezzato il suo punto di vista sia sulla faccenda don Minutella sia sulla questione che è oggetto di questo post.
Anche io sono in fase di formazione, sono nato sotto Wojtyla, e se avesse modo di istruirmi come Dio comanda gliene sarei davvero grato..

Anonimo ha detto...


M. Durighello e l'istruzione ad hoc

Per le fonti non teologiche credo le sarebbe assai utile leggere "Iota Unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX" di Romano Amerio, Ricciardi, 1986, sec. ediz., pp. 656, ristampato alcuni anni fa da altri editori. Si tratta di un testo non facilissimo ma fondamentale per capire l'origine della crisi attuale della Chiesa cattolica. PP

Michele MAcIK Durighello ha detto...

La ringrazio professore, me lo procuro. Rivolgo comunque anche a lei l'invito di cui sopra. Leggere un libro è cosa certamente utile ma diversa dal rapporto personale..

mic ha detto...

Leggo solo ora, con due giorni di ritardo la seguente comunicazione:

Potete far girare la notizia che stasera h 21.10 e domani h 9.30 su RAI STORIA CAN RAI 54 documentario su PAPA BENEDETTO XVI UN RIVOLUZIONARIO INCOMPRESO per i suoi 90 anni , grazie antonia pillosio

Comunque chi fosse interessato può vedere la trasmissione su RAI replay

Caterina63 ha detto...

epperò non posso che farmi alcune domande..... non è chiaro l'ultimo passaggio: Nella missiva - approvata dal Papa lo scorso 24 marzo - il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede rammenta tuttavia la attuale "oggettiva persistenza della situazione canonica di illegittimità in cui versa la Fraternità di San Pio X".

E no! i conti non tornano: se in una comunità persiste una situazione CANONICA DI ILLEGITTIMITA' , va da se che, canonicamente, quei matrimoni, non sono legittimi, altrimenti perché sottolinearlo?.... non si scappa!
E allora viene un dubbio atroce: ma non è che stanno usando la FSSPX per fare prove tecniche di amministrazione per arrivare ad rendere "cattolici" anche i matrimoni protestanti? staremo a vedere....
ma la cosa non è affatto chiara, come si fa a dire a degli sposi: il vostro matrimonio è valido sì, ma CANONICAMENTE ILLEGITTIMO??? Altra cosa anomala, comunque, non esiste al momento alcun testo ufficiale della cosa.....
addio quel sì, sì-no, no..... a che cosa stanno puntando?

N.C. ha detto...

http://www.lastampa.it/2017/04/05/vaticaninsider/ita/documenti/lateranense-bianchi-maradiaga-e-boschi-per-il-cammino-verso-il-sinodo-dei-giovani-vjIC0Fpayzp5gvKQArg8QM/pagina.html

Anonimo ha detto...

A proposito :
Bimbe , come stanno i vostri due cuori appassionati ?
Spero bene , fuori pericolo .

Anonimo ha detto...

Un po' di respiro
https://gloria.tv/video/AoUxPdJwDqcv2yjvvVxD1YxzK

Sacerdos quidam ha detto...

Signora Caterina '63',
quando si parla di illegittimità non si fa riferimento ad un articolo di Fede cattolica, ma ad una semplice disposizione legislativa punitiva da parte dell'Autorità ecclesiastica (disposizione che dunque, in quanto tale, potrebbe essere anche nulla perché a sua volta illecita).

Per fare un esempio alquanto banale ma comprensibile: Lei può punire un suo figlio proibendogli per un po' di tempo di giocare a calcetto con gli amici, ma allo stesso modo con cui glie lo ha proibito, in seguito può autorizzarlo di nuovo a giocare.

Allo stesso modo, il Papa può ridare facoltà che prima aveva tolto, senza alcun problema.

L'illegittimità canonica dei sacerdoti FSSPX che ancora persisterebbe (in realtà non c'è, poiché fu dichiarata in modo abusivo e, di fatto, contra Fidem) verrebbe così ‘sanata’, anche se per il momento solo in casi specifici: ora anche nel caso di celebrazioni di Matrimoni, come già lo era prima, dall'inizio dell'ultimo Anno Santo, per quanto riguarda le confessioni sacramentali, ed anche per il conferimento degli Ordini sacri da parte dei Vescovi della FSSPX i quali, come Lei saprà, sono stati autorizzati a procedere in seguito ad esplicita concessione papale (questo sotto Papa Bergoglio).
Il problema dunque non sussiste.

Anonimo ha detto...


@ "matrimonio valido ma che resta canonicamente illegittimo"?

No, perché l'intervento del Papa elimina l'illegittimità canonica. Come si è cercato di spiegare, quando il Papa dice ai vescovi: potete concedere la licenza matrimoniale anche per i matrimoni celebrati dai sacerdoti della FSSPX, questa sua semplice affermazione significa che la "illegittimità" della FSSPX dal punto di vista del diritto canonico non ha più alcun valore ai fini della concessione della suddetta licenza, è come se non ci fosse. Oggettivamente tale illegittimità ancora esiste, come ha ricordato il cardinale Mueller, forse per chiarire ai vescovi che la concessione del Papa non significa che la Fraternità debba considerarsi in quanto tale canonicamente legittima. Per questo fatto, occorre che essa venga inquadrata secondo le norme del Codice di Dir. can. del 1983,attualmente vigente o meglio secondo la figura particolare della "prelatura personale" per essa prevista, della quale tanto si è parlato, che la inquadrerebbe in modo speciale nell'ordinamento stabilito dal suddetto codice.
Però, ai fini della concessione della licenza matrimoniale, il Papa ha stabilito, con la sua riportata autorizzazione, che tale "illegittimità" è ininfluente ed è pertanto come se non esistesse. D'ora in poi un vescovo, se vuole rifiutare una licenza matrimoniale per un matrimonio celebrato da un sacerdote della FSSPX, non può comunque invocare questa "illegittimità".
Il Papa, in quanto supremo legislatore nella Chiesa, può esercitare in questo modo la sua summa potestas iurisdictionis su tutta la Chiesa, stabilendo con decreto delle eccezioni alla normativa vigente, con l'unico limite di non violare la legge naturale e quella divina.

Anonimo ha detto...

Boldie... Vai tranquillo alla fraternità. È molto più cattolica di tanti altri.me una realtà perfettamente cattolica e certo non fa male andarci anzi... È una grande fonte di grazie... È tutto valido sempre perché ci sono più certezze a livello dottrinale là che tra i modernisti....

marius ha detto...

"...occorre che essa venga inquadrata secondo le norme del Codice di Dir. can. del 1983,attualmente vigente..."

e come sarebbe se non ci fosse il codice 83, se fosse valido quello del 17?

Anonimo ha detto...

Socci:
http://www.antoniosocci.com/bergoglio-arriva-ad-affermare-chiesa-gesu-si-diavolo-tutti-fanno-finta-nulla-la-sua-strategia/

Bergoglio ha bestemmiato!

Anonimo ha detto...


# "E come sarebbe se non ci fosse il codice 83, se fosse valido quello del 17"?

La questione della natura giuridica della FSSPX è analizzata dettagliatamente, sulla base della dottrina giuridica tradizionale, da P. PASQUALUCCI, "La persecuzione dei "lefebvriani" ovvero l'illegale soppressione della Fraternità Sacerdotale San Pio X", Solfanelli editore, Chieti, 2014, pp. 148, E. 12. Il saggio è diviso in tre capitoli: I. I fatti essenziali. II.L'illegale procedura di soppressione della Fraternità. III. La vera natura giuridica della Fraternità, che, secondo l'Autore, sulla base della dottrina tradizionale, "continua ad esistere in perpetuo come persona morale di diritto diocesano"; Appendice, nella quale si riportano dichiarazioni del card. Castrillón Hoyos del 2005 in base alle quali si ricava che: - è falso che la Fraternità debba considerarsi "eretica"; --La Fraternità non può considerarsi "scismatica" in senso proprio o formale; ---Non è vero che i vescovi e i sacerdoti della Fraternità siano stati invalidamente ordinati. All'Appendice è acclusa una Postilla nella quale si dimostra l'insostenibilità della tesi del card. Mueller secondo la quale la Fraternità si troverebbe in una situazione di "scisma sacramentale o di fatto", nozioni oscure, in particolare la prima.

Nella mentalità comune si tende ad identificare illegittimità ed invalidità: se un atto è considerato illegittimo sarà anche invalido, nei suoi effetti. Ma nei concetti giuridici non è così. Queste due qualità negative di un atto possono coincidere ma anche no. La differenza, nel diritto can., è ben marcata. L'illegittimità, come ha anche ribadito Sacerdos quidam, significa solo questo: che il soggetto che ha posto in essere l'atto (che resta in se stesso valido) è passibile di una sanzione da parte dell'autorità legittima, avendogli quest'ultima proibito a suo tempo di compiere l'atto stesso, attuatosi perciò senza il suo mandato (autorizzazione). Si tratta quindi, nel nostro caso, di un risvolto disciplinare tra i vescovi e sacerdoti ordinati e la Prima Sedes, una questione interna alla gerarchia ecclesiastica che non riguarda i fedeli, nel senso che non incide né sulla validità di quelle ordinazioni né sulla validità degli atti successivamente posti in essere da quelle persone ordinate, nell'esercizio legittimo dei poteri derivanti dall'ordinazione stessa.

marius ha detto...

grazie anonimo 7 aprile 2017 12:24

La differenza tra validità e legittimità mi è chiara.
Ciò che non mi è chiaro invece è come mai la Fraternità, a norma del cdc vigente, debba essere inquadrata secondo la figura particolare della prelatura personale.

Come sarebbe con il cdc 1917?

A me sembra che una congregazione possa essere o scomunicata o in comunione (senza vie di mezzo)
Questa storia della piena o non piena comunione, di cui si sente spesso parlare, non mi convince.
Mi risulta sia una innovazione postconciliare.
Per questo motivo chiedo come si sarebbe regolata la questione con il codice preconciliare, dato che allora non esisteva la forma della prelatura personale.
Grazie.

Stefano78 ha detto...

Vi saluto tutti quanti, e che Dio vi benedica.
Speriamo di vedere la Luce, alla fine di questa prova gigantesca.

Anonimo ha detto...


Domande sulla FSSPX

Cercherò di rispondere. Nel CIC del 1917 esisteva il prelato o abate nullius (dioceseos) ossia "di nessuna diocesi", ricompreso nella denominazione di "vescovo", posto a capo di abbazie e prelature nullius, costituite di territorio autonomo, con clero e popolo, e che, quando hanno almeno tre parrocchie, sono equiparate alle diocesi. A tali abati e prelati nullius competevano le potestà ordinarie e gli obblighi relativi ai vescovi (CIC 1917, c. 319-328 - V. Del Giudice, Nozioni di diritto canonico, 12a ediz. rifatta etc., Giuffré, Milano, 1970, p. 221 n. 14). La "prelatura nullius" sembra la prefigurazione dell'attuale prelatura personale (CIC 1983, c. 294-297). Essa vine giustificata con il fine di attuare "speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali" (c. 294). L'opera pastorale-missionaria della FSSPX come prelatura personale potrebbe essere quella (immagino) di mantenere e diffondere la celebrazione della Messa OV etc.
Non credo che la Frat. "d e b b a esser inquadrata nella prel pers.". Il fatto è che l'istituto della prelatura personale, per la sua maggiore elasticità, si presta meglio ad una societas come la Frat., per gli ovvi motivi, che non occorre ripetere.
Anche l'Opus Dei, mi sembra, è una prelatura personale. Quindi, il fatto dell'esser in comunione meno piena (nozione poco chiaraa) non c'entra con l'erezione in prelatura personale.

Nemmeno c'entra, io credo, il fatto della pregressa scomunica. La scomunica è stata rimessa dal Papa e si applicava alle persone dei quattro vescovi. La Frat. non è stata scomunicata ma soppressa. Ma mons. Lefebvre ha sempre considerato invalida la soppressione e ha continuato nella sua opera, invocando lo stato di necessità. Ma questo non significa che la Frat. sia fuori della Chiesa a causa di quell'infausto decreto di soppressione: significa che essa è fuori dell'ordin. canon. del 1983 e si mantiene come societas che continua ad esistere "in perpetuo" secondo le norme del CIC del 1917, riprese dal CIC attuale: la "persona morale" si estingue se è soppressa dall'autorità legittima o cessa di esistere per 100 anni (CIC 1917, 102 par. 1; CIC 1983 c. 120 par. 1). Non si è estinta perché la soppressione è stata illegittima ed essa ha continuato sempre a vivere di rigogliosa vita propria.
Poiché la Frat. non è fuori della Chiesa e nello stesso si trova in una posizione indubbiamente particolare nei confronti dell'ordinamento canonico, la sua posizione, nel linguaggio corrente, viene considerata come quella di un ente che non è in piena comunione con la Chiesa.

marius ha detto...

Grazie mille delle esaurientissime spiegazioni caro Professore.
Se non abuso troppo della Sua pazienza, avrei ancora un residuo di interrogativo:
questo lasciare (la Fraternità) per decenni in uno stato sospeso, con quella dicitura così strampalata "non in piena comunione", questa negazione di giurisdizione, è un unicum postconciliare oppure è una prassi già seguita dalla Chiesa in passato?
Oppure in passato vigeva la regola che o si è in comunione a pieno titolo o non lo si è per nulla?

Paolo Pasqualucci ha detto...


@ Un'ulteriore domanda sulla Fraternità

Prego. Lei mi pone domande che entrano in dettagli richiedenti conoscenze particolareggiate. Per quanto riguarda la mia limitata competenza, osservo, in risposta:
prescindiamo per un momento dalla nozione ambigua rappresentata dallo "esser in comunione in modo imperfetto", inflazionatasi nella Chiesa a partire dal Vat. II e soffermiamoci invece su questo aspetto:
l'esser in comunione viene meno quando uno viene scomunicato cioè cacciato dalla comunione con la Chiesa. Ma un ente ecclesiastico che si ritiene ingiustamente soppresso e, invocando lo stato di necessità, continua a sopravvivere (e in modo fiorente), nella speranza che un giorno la Prima Sedes riveda la sua posizione negativa nei suoi confronti, possiamo dire che sia fuori della comunione con la Chiesa? Secondo me, no. Si trova in una situazione di fatto alla quale si può applicare il binomio valido-illegittimo, sopra visto. Si trova tra "coloro che son sospesi", in attesa di una revisione del giudizio ingiusto che l'ha escluso dall'ordinamento canonico ma non dalla Chiesa.
Del resto, quando mons. Lefebvre procedette nel mantenere in vita il suo Seminario e nell'ordinare i nuovi sacerdoti, fu sospeso a divinis, non scomunicato. Ora, non vorrei sbagliarmi, ma un clericus sospeso a divinis non si può considerare fuori della Chiesa. Il chierico che la subisce viene sospeso dall' ufficio o dal beneficio o da tutti e due (CIC 1917 c. 2278 par. 1: Suspensio est censura qua clericus officio vel beneficio vel utroque prohibetur). Quando essa è "a divinis" riguarda gli atti della potestà di ordine (c. 2279, par. 2.2). Dunque: sospeso dall'esercizio degli atti inerenti alla potestà di ordine ma non certo cacciato dalla comunione con la Chiesa universale.
La scomunica, che riguarda solo le persone singole anche quando si applica ad un ente, è stata rimessa, resta la sospensione a divinis applicata a suo tempo, la quale non pone affatto la Frat. fuori della Chiesa e può esser revocata.
Per come la vedo io, qui non si applica l'aut-aut : o in comunione con la Chiesa o scomunicata, senza via di mezzo, dato che (ripeto e chiudo) la sanzione inflitta a suo tempo a mons. Lefebvre e ai sacerdoti da lui ordinati li sospendeva dall'esercizio del potere dell'ordine (loro conferito validamente anche se illegittimamente) non le cacciava affatto dalla Chiesa.
PP

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Posso rispondere a Marius con una certa sicurezza perché la Siccardi nella sua biografia di Lefebvre, nella cronologia che sta al termine del libro, dice che nel '70 il Vescovo di Friburgo qualificó la Fraternità come pia unione. Presumo che la pia unione d'allora corrisponda all'attuale associazione pubblica di fedeli ma attendo anch'io le precisazioni che il professore magnanimamente spero vorrà fare..

Anonimo ha detto...

Perchè strepitate e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme" (Marco
V,39)
15 Marzo 2009 a.D., III Domenica di Quaresima, San Longino soldato e Martire
In un testo da me inviato il 18 febbraio c.a. 2009, avevo scritto le
seguenti note:
NEgli anni '90 del XX Secolo, l'apostolato
della FSSPX nell'Est europeo (apostolato di cui il sottoscritto ha visto la
nascita, si può dire sotto i propri occhi, ma questa è un'altra storia), ha
mietuto immensi successi. Non l'ultimo dei mezzi usati in tale apostolato, è
stato la grande diffusione militante data al testo della tesi di dottorato
in Diritto Canonico (premiata "Summa cum laude,medaglia, bacio accademico,
pubblicazione e complimenti della commissione") presso l'Università
Gregoriana di Roma, del prete newyorkese Gerard Murray. Tesi che sosteneva e
dimostrava, Diritto Canonico del 1983 alla mano, che la scomunica dei sei
vescovi (Mons. Lefebvre, i quattro vescovi ordinati il 30 giugno 1988, e
Mons. De Castro Mayer-quest'ultima più "leggera", poichè comminata in "via
presuntiva"-) era NULLA, INVALIDA, INEFFICACE,Giuridicamente IRRITA e,
quindi, INUTILE, oltre che INGIUSTA. *Nel 1999, i vescovi polacchi, per
cercare di arginare i successi della FSSPX, fecero un documento, con il
quale affermarono che: " Ci dite di non credere all'efficacia della
scomunica del 1988? NON ENTRIAMO NEL MERITO. FACCIAMO CONTO che avete
ragione voi, quindi, vi colpiamo, a nostra volta, con la scomunica
diocesana". Proprio in quei giorni, ne parlai sul presente NG, ed uno dei
principali "postatori" di allora commentò "Che imbecilli i lefebvriani".
Ora,
vorrei sapere che ne è stato di tale scomunica polacca.
DIO ci benedica
vostro
UomochenonfuMAI
C'è Qualcuno che ne sa nulla?
Grazie

Anonimo ha detto...


"La Fraternità non era una pia unione

Era una società di vita in comune senza voti (pubblici), una società di sacerdoti, comunemente chiamata in vari modi, il più comune dei quali era "congregazione". La formula della "pia unione" era una fictio iuris usata al momento della sua erezione, secondo una prassi consolidata. Dagli statuti regolarmente approvati risulta che la Frat. non era una pia unione ma una congregazione. Una congregazione poteva esser dissolta solo dal Papa. L'Ordinario al tempo competente territorialmente la presentò come pia unione, la cui soppressione poteva esser appunto attuata dal vescovo competente.
Nel codice attuale la nuova forma, in parte diversa da quella precedente della congregazione, sarebbe quella della società di vita apostolica, non della associazione pubblica di fedeli. Infatti, nella bozza di accordo del 1988 poi saltata, tra il card. Ratzinger e mons. Lefebvre, questo era l'inquadramento canonico previsto per la Fraternità e senza difficoltà alcuna da parte del card. Ratzinger.
La questione richiederebbe approfondite spiegazioni. Poiché me ne sono occupato dettagliatamente nel libro sopra citato (nel terzo cap., intitolato: "La vera natura giuridica della Fraternità"), mi sia consentito rimandare di nuovo a questo libro, che credo sia ancora disponibile presso l'editore:
Paolo Pasqualucci, La persecuzione dei "lefebvriani" ovvero etc., Solfanelli, Chieti, 2014, E. 12. Numeri dell'Editore: tel. 0871 561806 - Fax 0871 446544 - Cell. 335 6499393 - www.edizionisolfanelli.it - edizionisolfanelli@yahoo.it [questi numeri si trovano sul libro stesso]. Il libro si occupa di argomenti tecnici ma è scritto in modo semplice e accessibile.
Grazie dell'attenzione e dei gentili apprezzamenti e Buona Domenica a tutti.
PP

marius ha detto...

Grazie mille professor Pasqualucci

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Mi associo ai ringraziamenti e auguro a tutti fin d'ora una proficua settimana santa..