sabato 29 aprile 2017

Invito alla Lettura ~ “Spiritualità Contro Psicoterapia. La Vera Pace dell’Anima”, di Don Curzio Nitoglia

Introduzione a cura di Antonio De Angelis

L’editore effedieffe ha pubblicato recentemente il libro di don Curzio Nitoglia intitolato Spiritualità contro psicoterapia. La vera pace dell’anima (Proceno di Viterbo)[1]

Cristo contro Jung e Freud

Don Curzio Nitoglia in questo libro confronta gli insegnamenti della psicoterapia freudiana e junghiana con i princìpi della teologia ascetica e mistica per dimostrare che solo quest’ultima può aiutare, con la grazia soprannaturale, l’uomo a guarire dalle sue “malattie spirituali”, ossia dai peccati; mentre la prima al massimo aiuta l’uomo a prendere coscienza delle sue patologie psichiche, ma non può far nulla perché ne esca fuori, anzi spesso non solo insegna ad accettarsi come si è ma addirittura spinge l’uomo a praticare il male morale per liberarsi dalle sue patologie.

Occorre distinguere lo psichico, che ha come oggetto le malattie nervose o mentali, dallo spirituale, che ha come oggetto la virtù da praticare e il peccato da fuggire. Purtroppo oggi si confondono i due campi così che lo psicoterapeuta si mette a fare il prete con risultati paradossali (accettazione del male morale o vizio se non la pratica parossistica di esso) e il prete si mette a fare lo psicologo riducendo il peccato ad una sorta di malattia da curare con mezzi umani, naturali e psicologici, invece che mediante la grazia di Dio e l’aiuto della sana spiritualità cristiana.

L’epoca attuale è dominata dal freudismo che nega l’esistenza di Dio, ritiene la religione fonte di patologie psichiche e fa del piacere sessuale disordinato, ovvero non ordinato alla procreazione e quindi a Dio, il fine ultimo della vita umana. La concezione cristiana è diametralmente opposta: crede in Dio e ritiene che la facoltà sessuale è stata data da Dio all’uomo per perpetuare la specie umana su questa terra conformemente al piano di Dio e va quindi utilizzata in ordine alla natura e alla Legge di Dio. L’ascetica, perciò, tende a far riacquistare all’uomo l’ordine perduto col peccato adamitico e finalizza la facoltà spirituale alla natura e a Dio e la rende subordinata all’amore di Dio. Rinunziare al piacere sessuale per amor di Dio è una sublimazione di esso ed è fonte di salute fisica e spirituale, non di disturbi psichici. In breve il vero male spirituale, ben distinto da quello psichico, viene dalla ferita del peccato originale chiamata dis-integrità la quale ci inclina più al male morale che al bene e ci rende difficile volere il bene e fuggire il male. Quindi l’uomo tende a ciò che gli procura piacere fisico e rifugge da ciò che gli procura dolore o fatica. Questa forte attrazione al piacere e repulsione alla fatica o al dolore è alla fonte di ogni disordine spirituale o morale e ci porta al peccato che è l’unica vera malattia spirituale. Perciò la vera terapia spirituale è quella che raddrizza le malvagie tendenze umane e le porta al loro ordine primordiale, ossia alla piena sottomissione a Dio.

Rimembranza psicanalitica o confessione riparatrice?

La differenza tra spiritualità e psicoterapia è totale. Infatti la psicoterapia vuol far riaffiorare nella mente del paziente tutti i ricordi del passato nei minimi dettagli, mentre la spiritualità ci insegna che il male morale, una volta confessato e vinto, non deve più tormentarci, è cancellato dal Sangue di Gesù e sarebbe pericoloso ripensarvi poiché farebbe rinascere in noi le tentazioni e potrebbe riportarci al “vomito” o all’antica sporcizia. 

Asceticamente dobbiamo far morire il vecchio uomo con i suoi vizi e far crescere il nuovo uomo con le sue virtù scagliando lontano da sé, con la confessione sacramentale, tutto ciò che non è conforme alla Legge naturale e divina. Oggi non ci si vuol confessare più, si nega il valore del sacramento della confessione istituito da Gesù, ma resta il bisogno di aprirsi e allora si va in televisione o dallo psicoterapeuta pagandolo profumatamente e si dicono le cose più segrete che non si vogliono dire al prete, che agisce gratis et in persona Christi e che non solo non deve ricordarsele più, ma ha il potere soprannaturale di cancellarle e di portarci pian piano alla guarigione dello spirito individuando il difetto che ci opprime e poi dandoci i rimedi spirituali e soprannaturali che ci aiuteranno a guarire dalle nostre infermità morali e spirituali.

La Madonna “rifugio dei peccatori” e “speranza dei disperati”

Per quanto miserabili siamo, per quanto disperato possa essere lo stato della nostra anima, se ci rifugiamo sotto la protezione di Maria, lei ci accoglierà come suoi figlioli malati, e siccome non esistono, su questa terra, malattie spirituali che siano incurabili e Maria è onnipotente per grazia, nessuna piaga spirituale potrà resisterle, e, una volta guariti, Maria ci otterrà la santa perseveranza. Preghiamo dunque la Madonna, dicendole: “Ricordatevi, o piissima Vergine Maria, che non si è mai sentito dire che qualcuno che è ricorso a voi sia stato abbandonato; animato da tale confidenza, io ricorro a voi, non vogliate disprezzare le mie preghiere ma ascoltatele propizia ed esauditele. Così sia”.

Occorre dare un senso alla vita

Ricordiamoci che siamo figli di Dio, “creati a sua immagine e somiglianza” (Genesi), che abbiamo un fine ben preciso, quindi non dobbiamo essere schiavi di falsi idoli, che possono distruggerci. Ad esempio il rispetto umano (o “timore dei mondani”) che vorrebbe impedirci di diventare in atto ciò che siamo in potenza: un beato per tutta l’eternità.

L’uomo, intelligente e libero, se è cosciente della sua natura e del suo ruolo, non deve sminuirsi né vergognarsi mai; solo chi non conosce se stesso ed è schiavo di pregiudizi può provare vergogna di un “fantasma” che esiste solo nella sua immaginazione ma non nella realtà. È l’immaginazione che “crea” fantasmi che possono condizionare il comportamento in bene o in male a seconda che le immagini o idee siano positive o negative. Cerchiamo di vivere spiritualmente, ossia facendo discendere le nostre immagini o idee, decisioni, comportamenti e scelte dalla nostra spiritualità di uomo creato da Dio per la felicità eterna ed infinita del Paradiso.

Le creature sono solo mezzi utili al conseguimento del fine ultimo, onde se ne deve usare “tanto quanto aiutano ad arrivarvi, né più né meno” (S. Ignazio) e si deve essere “indifferente nella volontà” di fronte ad esse. Ciò non significa essere fatalisti o pigri, ma scegliere o accettare – se la vita ce le impone – quelle creature che sono più utili al raggiungimento del fine ultimo, e spesso sono proprio quelle che amiamo di meno, anzi che temiamo, a portarci, dopo la sofferenza affrontata, alla felicità.

La sola psicologia (come si vorrebbe oggi) non basta a risolvere i vostri problemi, poiché non siamo solo un ente razionale fornito di pensiero (o “psiche”), ma siamo chiamati a partecipare alla vita divina, tramite la grazia santificante.Per vivere bene è necessario sapere chi siamo, avere uno scopo di vita, cercare di raggiungerlo, anche se è arduo, senza scoraggiarci di fronte alle nostre deficienze che sono coessenziali all’essere umano limitato, finito e defettibile per natura. 

Non sono i problemi e le difficoltà o gli scacchi ed i fallimenti a rendere pesante la nostra vita, ma il significato che noi diamo ad essi. Se li vediamo come qualcosa di insuperabile, di irrimediabile e definitivo, ci condanniamo da soli a vivere da disperati, come Caino o Giuda; invece, se li vediamo come elementi coessenziali alla caducità della nostra natura, possiamo affrontarli con fiducia e sormontarli serenamente con l’aiuto di Dio che ci conduce, passo dopo passo, per mano, verso il fine per cui ci ha creati.

La vera personalità

Ogni uomo, finito e ferito dal peccato originale, ha una personalità non perfetta, deficiente. La personalità umana perfetta non esiste, tuttavia possiamo sforzarci di acquistarla, combattendo i nostri lati negativi (che con l’esame di coscienza dobbiamo mettere a nudo, come anche i ricordi depositati nella memoria [oggi chiamata – erroneamente – “subconscio o inconscio”] di cui non abbiamo più coscienza esplicita) e chiedere a Dio di far morire la nostra vecchia indole inferma perché possa vivere in noi la personalità del Verbo Incarnato, Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, con tutta la sua perfezione. Questo è stato il segreto della vita eroica dei santi. 

Se non esistono uomini perfetti, vi sono uomini più o meno normali a seconda del significato e dello scopo che danno alla loro vita e del lavoro che svolgono per migliorare se stessi, togliendo da sé ogni disordine con l’aiuto di Dio. Essi si sforzano di avere in ogni loro azione uno scopo, che li nobiliti e li motivi, cosicché non è impossibile per loro di usare bene della loro libertà che è la facoltà che sceglie i mezzi più atti a cogliere il fine, di agire subito e con coraggio dopo aver preso una risoluzione ben ponderata, di essere costanti, disciplinati, con volontà ferma e virile, senza dimenticare che “nihil violentum durat”, non si può avere tutto e subito, ma poco a poco si può acquistare qualcosa di importante e non superficiale. 

Le deficienze di carattere, più che ereditarie, sono effetto di una falsa lettura che noi stessi abbiamo fatto di episodi soprattutto della nostra infanzia, ed anche della nostra vita adulta (la morte di un familiare, ad esempio). Certo il codice genetico ha la sua importanza, ma il nostro modo di interpretare gli avvenimenti, le circostanze del nostro passato, dell’ambiente in cui siamo vissuti, sono ancora più importanti per lo sviluppo di una personalità distorta e di una mentalità errata, che rendono difficile il progresso spirituale.

La maturità è necessaria per crescere spiritualmente

La vita spirituale, come ogni vita, implica crescita, sviluppo, maturazione, e ciò è frutto di un incontro continuo tra grazia divina (soprannaturale) e risposta umana (offerta e prodotta da intelletto e volontà). Occorre non disgiungere senza confonderle l’antropologia o psicologia dalla spiritualità, dacché la grazia divina perfeziona la razionalità e la libertà dell’uomo (S. Tommaso). In un certo senso la santità consiste nel recuperare lo stato di “giustizia originale”, in cui si raggiunge l’integrità o rapporto pieno e maturo tra corpo e anima e la piena sottomissione del corpo allo spirito. Tuttavia non bisogna idealizzare troppo ed esagerare (sarebbe l’errore per eccesso, una sorta di naturalismo pelagiano) asserendo che solo le persone psicologicamente e fisicamente perfette possono svilupparsi spiritualmente.

Si correrebbe il rischio di demoralizzare, nel cammino spirituale, i soggetti psicologicamente limitati, mentre abbiamo esempi di santi affetti da anomalie psicologiche (S. Teresina, Pio IX, Liebermann, S. Paolo Apostolo) subentrare con l’aiuto di Dio e l’impegno ascetico. “Il mondo è bello perché è vario” e “lo Spirito soffia dove vuole” (Vangelo), “ogni spirito loda il Signore”.

Non mi sembra neppure di poter dire che solo i “deboli” sono privilegiati da Dio perché significherebbe confondere l’eccezione con la regola (è l’errore per difetto, una sorta di religione dei deboli per essenza, che conduce ad un soprannaturalismo esagerato e falso). La verità si trova in medio et culmine tra queste due concezioni che non si escludono a vicenda, ma debbono integrarsi, dacché una sola teoria spiega solo parzialmente il problema e quindi non lo risolve. Come lo sviluppo umano comporta una crescita fisica ed un progresso cosciente e libero così la crescita spirituale presuppone: 
  1. lo sviluppo conoscitivo:che permette al soggetto di conoscere sempre meglio il sovrannaturale per amarlo sempre di più (“nihil volitum nisi praecognitum”, Aristotele); 
  2. lo sviluppo morale: la fede senza le opere è morta; 
  3. lo sviluppo affettivo-emotivo, che risente dell’infanzia e del rapporto coi genitori del soggetto. I parenti psicologicamente maturi e forti possono favorire nel soggetto l’ottimismo, il realismo, il buonsenso, la fiducia, l’altruismo, il coraggio di agire, che, pur non essendo di per sé qualità spirituali, favoriscono comunque una sana vita spirituale; mentre i genitori immaturi normalmente trasferiscono le loro problematiche ed insicurezze affettivo-emozionali sui figli, i quali, però, possono correggersi con lo sforzo ascetico e la grazia divina perché non sono determinati o necessitati ma solo inclinati ad un comportamento non completo dal quale possono uscire se vogliono; 
  4. lo sviluppo sociale che non è adattamento passivo all’ambiente, alla moda, al conformismo, ma apertura intelligente, saggia e prudente, al riconoscimento del valore altrui, alla comprensione dei difetti e pregi di ogni creatura e alla possibilità di redenzione insita in chiunque non si ostini a vivere nel passato e a resistere alla grazia. «La prima via purgativa dello sviluppo spirituale o vita ascetica, corrisponde – grosso modo – alla pubertà, i 12-14 anni, in cui l’essere umano comincia a svilupparsi fisiologicamente e psicologicamente, ed inizia a diventare un uomo atto a generare cessando di essere un bambino; la seconda via illuminativa o mistica iniziale corrisponde all’adolescenza, in cui si continua a crescere dalla pubertà e si tende alla maturità, dai 15 ai 20 anni; la terza via unitiva o mistica perfetta corrisponde alla maturità dell’adulto, che ha completato lo sviluppo e si trova nella maturità fisiologica e psicologica; è cresciuto negli anni, possiede un certo grado di discernimento, di prudenza, di giudizio e di equilibrio, ossia è giunto al pieno sviluppo delle potenze intellettuali e morali, al compimento e perfezione. Essa è imperfetta dai 21 ai 35 anni e perfetta dopo i 35 anni» (Garrigou-Lagrange). La spiritualità comporta tutti questi elementi (conoscenza e amore di Dio, di sé e del prossimo, ossia sana vita morale individuale e sociale).
È errato misconoscere il sano sviluppo della sfera affettiva nel cammino spirituale, che è acquisito nelle prime esperienze familiari e che ci permette di controllare più facilmente le nostre reazioni, modificare e correggere i sentimenti negativi (sfiducia, disistima, vergogna, senso di colpa, paura). Questi sentimenti negativi hanno origini lontane, sono sepolti nella nostra memoria anche se non ne abbiamo piena coscienza attuale ed esplicita, e possono influire sulla nostra vita individuale e sociale. I difetti dovuti ad una carente sfera affettiva possono essere corretti con la direzione spirituale, l’esame di coscienza, la meditazione, la conoscenza di sé e soprattutto la fiducia in Dio.

Bisogna accettarsi per migliorarsi con la grazia di Dio

Spesso abbiamo difficoltà ad accettare la volontà di Dio e vorremmo fare ciò che piace a noi, ma alcune circostanze che non ci aggradano si presentano alla nostra porta e allora bisogna fare i conti con esse. L’ideale è rinunciare ai nostri gusti e inclinazioni, che sono deviati dal peccato originale, per uniformare la nostra volontà a quella divina che è perfettissima in sé anche se a noi può apparire incomprensibile e perfino sgradevole.

Non sempre ci riusciamo e certe volte cerchiamo una scappatoia. Ma ciò lungi dall’appagarci ci rende insoddisfatti, perché realmente disordinati anche se ci sembra di aver ottenuto ciò che ci piaceva. Cerchiamo, nel corso di questa seconda parte, di vedere ogni avvenimento con l’occhio della Fede per poter abbracciare con amore ciò che avremmo voluto evitare. Soltanto così troveremo la vera pace interiore. Il segreto è quello di lasciar agire Dio e di agire in subordinazione con il suo piano.

Purtroppo alcune volte ci intestardiamo a voler far noi e così impediamo la realizzazione del progetto divino e ci mettiamo in uno stato di disordine, di disarmonia, di de-finalizzazione che ci rende scontenti, fuori posto, senza vera pace. Una delle condizioni per permettere alla grazia divina di agire in noi e a noi di cooperare con essa è quella di accettarci per quel che siamo con tutte le nostre caratteristiche, le qualità e i difetti. Se ci incaponiamo a non voler accettare un difetto che abbiamo, un avvenimento che si è prodotto, allora perdiamo la pace.

Forza e fortezza, superomismo ed eroismo soprannaturale

Oggi si ritiene comunemente che il Cristianesimo svirilizzi l’uomo, lo indebolisca o lo droghi (come dicevano nell’antichità Proclo, Porfirio e Giàmblico, nella modernità Machiavelli e poi nella post-modernità Nietzsche, Freud e Marx). Il neopaganesimo e il naturalismo post-moderni e attuali (Scuola di Francoforte e Strutturalismo francese sessantottino) riprendono tale accusa dell’antichità pagana e della modernità immanentistica e vedono nell’umiltà cristiana una degradazione di sé e un atteggiamento senza coraggio né forza. Alla fonte di queste polemiche vi sono due concezioni diametralmente opposte della vita:
  1. quella dell’antico paganesimo (come religiosità popolare degenerata, orgiastico/politeistica, ben distinta dalla filosofia classica pre-cristiana), dell’immanentismo naturalista moderno e del nichilismo postmoderno o contemporaneo e
  2. quella della metafisica perenne e del cristianesimo.
La prima (paganesimo/immanentismo/nichilismo) concepisce l’uomo come un assoluto, completamente autonomo e senza nessuna relazione con un Dio personale e trascendente: egli è sottomesso ad un destino cieco che lo determina e che deve affrontare impassibilmente. Il Cristianesimo, invece, crede in un Dio personale, trascendente, creatore e provvido, di cui l’uomo è una creatura limitata e finita ma intelligente e libera, in rapporto con Dio che ha un piano provvidenziale su di lui; pertanto l’uomo deve accettare con fortezza le circostanze più dure della vita, nella fiducia che Dio si serve di esse per affinare la sua anima, e nello stesso tempo deve essere fortissimamente risoluto ad essere fedele, a qualsiasi costo, alla legge naturale e divina, che è inscritta nell’animo di ogni uomo, anche del pagano, e quindi è nota a tutti (anche all’uomo di oggi), tranne a chi non vuole ammetterla perché non gli fa comodo.

Come si vede, queste due concezioni sono inconciliabili e quindi era inevitabile che si accusassero vicendevolmente di essere una storpiatura della fortezza. Il paganesimo come religiosità popolare (poiché come filosofia ha toccato i più alti vertici della speculazione teoretica e morale: vedi Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone e Seneca), il neopaganesimo moderno immanentista e il nichilismo contemporaneo apostatico fanno consistere la fortezza soprattutto nella forza fisica, nel coraggio spietato, nella volontà di potenza, nella durezza crudele e nell’impassibilità di fronte alle difficoltà e nel far mostra della propria superiorità sino ad umiliare e distruggere il concorrente. Il Cristianesimo, invece, ci presenta la forza umana come partecipazione dell’onnipotenza divina, la quale si degna di comunicare o partecipare all’uomo una porzione della sua forza. Quindi è in Dio che l’uomo acquista una sicurezza invincibile: conscio dei suoi limiti, l’uomo sa, tuttavia, che “può tutto in Colui che gli dà forza” (S. Paolo).

Conclusione

In questo libricino l’Autore aiuta il lettore a percorrere le tappe che lo conducono alla felicità soprannaturale ancora imperfetta in terra e pienamente completa in cielo.

Che il lettore possa, con l’aiuto di Dio e della Corredentrice percorre passo dopo passo questa via che sola porta alla beatitudine eterna contro le lusinghe della psicanalisi, che è un avangusto delle pene eterne dell’inferno.
Antonio De Angelis
_________________________________________ 1. Il libro può essere richiesto a www.effedieffeshop.com; tel. 0763.71.00.69.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

Wilhelm Reich, sul cui pensiero si fonda una scuola di psicoterapeuti che, usciti con diploma, applicano le sue direttive su pazienti, oggi, nessun accenno.

Anonimo ha detto...

https://www.gloria.tv/article/SghrZqEyHmSh1qS66BTRePCtb

irina ha detto...

Voglio aggiungere qualche pensiero riguardo a tutta la parte invisibile dell'uomo, sia la psiche, sia l'anima, sia lo spirito. Primo, tutte queste suddivisioni, corpo compreso, vengono divise e disgiunte per necessità di studio. Nei fatti sono tutte assemblate insieme. Lo vediamo molto bene nel corpo umano. Corpo che l'uomo ha studiato al meglio, da cadavere, potendolo sezionare, cioè guardando da vicino le diverse parti, i diversi pezzi. Anche con la componente non tangibile del corpo umano si sono distinte, intuitivamente, parti più o meno strettamente connesse con il corpo fisico. Ogni studioso ha elaborato e portato avanti quello che altri avevano più o meno individuato di questa parte non visibile. Riconoscendo gli elementi già individuati in precedenza, ampliandoli e cercando il legame di questi elementi, che molti definiscono genericamente sottili, con la biografia ed il contesto dell'essere umano che hanno davanti.Sforzandosi di individuare caratteristiche comuni delle loro patologie, che possano essere parimenti curate. In questo sforzo terapeutico si passa da un estremo all'altro. E ogni estremo è quasi sempre stato accolto come risolutivo. Così non è. E' sempre solo una parte che cade sotto la lente di ingrandimento. E ogni uomo è irripetibile. Unico. Non c'è un altro con cui lo si possa confrontare. Creatura di Dio, ogni volta nuova di zecca. Che viene consegnata ferita ma con il compito, affidato agli adulti, di essere curata e,il compito affidato a lei a se stessa, di cominciare a curarsi, per tempo. Qui la responsabilità è in modo particolare religiosa. Solo la religione ha questa visione dell'uomo completa, fisico e spirituale, terrestre e celeste.Solo il Cattolicesimo, vissuto nella sua Verità, che è libertà dall'errore, dalla menzogna, dal condizionamento sociale, è in grado di accompagnare, giorno per giorno l'essere umano al suo risanamento, che è Vita rinnovata dalla Grazia e dai Sacramenti. Se la religione si ammala, non solo lei cade in discredito ma, tutto il corpo sociale si ammala. Allora non c'è luminare che tenga, per curare l'uomo. Tutti faranno leva sui meccanismi e gli automatismi che conoscono, siano essi fisici, farmaceutici,
chirurgici, psicologici, psichiatrici, sociali, anche politici. Un sacerdote apostata è molto di più di un sacerdote apostata. Un sacerdote politico, ha dimenticato che il suo compito è quello di curare, santificando, insegnando, governando. Se non ha questa consapevolezza della chiamata che NSGC gli ha rivolto, sappia che il suo venir meno è delitto maggiore di qualsiasi altro delitto. Concludendo, l' essere umano è sano nella sua interezza, se la religione, il Cattolicesimo,lo è nella sua interezza.

Anonimo ha detto...


O.T. Dans le "Figaro" d'aujourd'hui :

"En Égypte, le pape François dénonce «l'hypocrisie» religieuse des catholiques"
Par Jean-Marie Guénois Publié le 29/04/2017 à 13:07


http://www.lefigaro.fr/international/2017/04/29/01003-20170429ARTFIG00070-en-egypte-le-pape-francois-denonce-l-hypocrisie-religieuse-des-catholiques.php

Il travaille pour qui, le mec Bergoglio, à votre avis ?

tralcio ha detto...

La nozione di cattolicità porta immediatamente il pensiero all'universalità; eppure, insieme, c'è anche la ricerca della totalità e ancora dell'unificazione.

All'opposto serpeggiano la separazione, la divisione e la frammentazione.
Questo vale per l'uomo (nella sua specialissima unità di spirito-corpo-anima) prima in rapporto a Dio e poi, in Cristo, nei rapporti con gli altri uomini e il resto delle creature.

L'opera del Grande Inquisitore -la mente di chiunque voglia edificare la terra senza il Cielo- genialmente descritto da Dostoevskij, può nascondersi in ogni ambito delle cose umane: certamente nei sistemi politici che autodeificano una struttura organizzativa o di potere, certamente nello scientismo positivista autodeificante un sapere o una tecnica umana, ma altrettanto in un ambito religioso (persino ecclesiale) laddove la Sposa non sia più sottomessa allo Sposo (nel senso della lettera agli Efesini) e la gerarchia pretenda obbedienza a motivo di se stessa e non del servizio alla verità che dovrebbe assolvere.

Lo spirito del Grande Inquisitore detesta chi proponga parole vere, preferendo parole utili per l'uomo che è il proprio termine di culto.

La psicologia come scienza e come mezzo per indagare/possedere la psiche, confondendola con lo spiritualità e la capacità della grazia, è l'ennesimo colpo da maestro del Grande Inquisitore. L'ennesimo tentativo per cercare una felicità possibile acquietandosi in un sistema/schema in cui trovare un equilibrio comodo, grazie all'analisi e a certe premesse "scientifiche", sollevandoci dalla responsabilità di certe scelte e offrendoci benessere dopo averci ingabbiati in una tutela, in un recinto, dicendo che tentare di uscirne provoca "complessi" e "conflitti". Naturalmente la malattia è data dal tentativo di guarire davvero (vincendo vizi e peccati), mentre la "soluzione" è data nell'accettarsi, qui e ora.

La vittima principale del Grande Inquisitore, colui che ama il temporaneo e nega l'eternità, è proprio l'amore per Dio, sostituito dall'amore per l'io. E' la filosofia di chi ritiene il tempo superiore allo spazio, rinunciando proprio all'eterno, come insignificanza del tempo, in Dio, nella pace che può dare Lui e non come la dà il mondo.

L'umanità psichica è sedotta dalle tre tentazioni che Gesù vinse nel deserto: oggi i sassi diventano pane (tecnologia), gli effetti speciali si sprecano (informatica, astronautica, medicina, persino illusionismo e magia...) e -assoggettandosi organizzazioni terrene sempre più sovraqualcosaltro- possibilità di raggiungere un'uniformità nell'egalitè, la libertè e la fraternitè di certe elites lobbistiche...

Gesù (il Dio fatto uomo) ci libera con una libertà senza tempo, eterna cone Lui.
Vince la morte, che è la padrona del nostro tempo, superandone lo scoglio fatale al mondo.
Lui è Signore (è Dio), ed è Cristo (è il consacrato, Colui che ha lo Spirito santo), pur essendo anche uomo! Toglie il peccato, con il suo sangue, ed è così che ci guarisce dal male. Che fastidio per il Grande Inquisitore! Ed è anche Sacerdote del Suo essere Vittima!

Altro che psicologi d'accatto o sacerdoti a cui piace fare lo psicoterapeuta...
Altro che complessi e debolezze da cui liberarsi seguendo le proprie pulsioni...
Bisogna liberare il cuore da ciò che appartiene al principe di questo mondo.
La fede in Nostro Signore Gesù Cristo è l'unica via, non fa media con dell'altro.
Vale anche per certi religiosi, anche molto in vista nella Sposa, che paiono trasferire all'uomo ciò che è proprio dello Sposo, correggendoLo per ridirne le cose in modo più utile "per mettersi tutti insieme", per "il bene di tutti", nascondendosi dietro il nome di Gesù, al quale però sembrano proprio dire "Tu non servi più".

Anonimo ha detto...

Meglio credenti peccatori (chi non lo è?) che non credenti.

http://www.corriere.it/esteri/17_aprile_29/papa-egitto-bagno-folla-la-messa-all-air-defense-stadium-almeno-30-mila-presenti-65ee8294-2cb6-11e7-92e1-82e88da53692.shtml

Ps: a proposito del post, andrei più cauto nell'accostare Freud e Jung ...

mic ha detto...

Ps: a proposito del post, andrei più cauto nell'accostare Freud e Jung ...

Attenzione a non confondere lo "spiritualismo" di Joung, che sfocia nell'occultismo, con una sana spiritualità!
La complessa e ricca congerie di simbolismi nei rapporti tra alchimia e inconscio è per certi versi affascinante. Alcune intuizioni sono attendibili; ma gratta gratta, chi ha la grazia nel cuore riconosce gli inganni.

Luisa ha detto...

Già il titolo mi fa sobbalzare: "Spiritualità CONTRO psicoterapia" come se l`una escludesse l`altra, come se non si potesse essere cristiano e fare una psicoterapia o essere cattolico e psicoterapeuta, o ancora essere un consacrato e nel contempo psicanalista, invece le due realtà possono coesistere, coabitare e completarsi , un cattolico in analisi può sentire il bisogno di un accompagnamento spirituale e non trovare alcuna contraddizione in quella coabitazione.

http://www.la-croix.com/Religion/Spiritualite/Comment-concilier-les-demarches-psy-et-spi-_NP_-2011-06-03-621498

Dal momento che sono già stata qui bollata come "nostalgica di Ratzinger" e in tanto quale modernista, vaticanosecondista e favorevole alla nuova Messa, ultimamente come "cattobuddista" che farebbe meglio a tornare a sguazzare dentro quella "pozza fangosa" che non voglio dimenticare :):), non rischio più niente se dico che sono cattolica e junghiana, una cattojunghiana insomma, mi servo la minestra da sola, ho considerato e considero Carl Gustav Jung uno dei maestri che mi ha accompagnata sul mio cammino di vita, erano i tempi in cui ero lontana dalla Chiesa, con il mio ritorno ho preso le distanze senza nulla disconoscere dell`apporto che la psicologia analitica ha avuto nella mia vita.

irina ha detto...

Luisa, ognuno di noi ha preso qui e là, senza sbandierarlo e senza farne un punto nè di onore, nè di disonore, nè di provocazione perenne del prossimo. Nessuno di noi ti conosce come come ti conosce NSGC, Lui sa che quello che è stato, è stato bene per te. Per un'altra persona sono state buone altre esperienze, per quel tanto che sono servite alla sua conversione e al suo riconoscere che in queste esperienze una mano dal Cielo l'ha protetta. Nessuno giustamente rinnega il suo passato e giustamente ringrazia di poter aver gustato quanto a lui/lei era necessario, in quel momento della vita, per non morir di fame nè avvelenato.

Sacerdos quidam ha detto...

A proposito di autori profani, o peggio, mi sembra interessante quanto ne dice San Girolamo di Stridone nella sua famosa Lettera ad Eustochio al cap. 30.
Il fatto è che San Girolamo non riusciva a staccarsi dalle sue passate letture pagane, pur essendo sinceramente convertito, e pur facendo vita eremitica, in quell'epoca, nel deserto siriano. Finché non ebbe una visione particolare, che così egli racconta ad Eustochio:

“ «Ma quale rapporto vi può essere fra la luce e le tenebre? Quale accordo fra Cristo e Belial?»
Che c'entra Grazio col Salterio, Virgilio col Vangelo, Cicerone con gli Apostoli? Come non si scandalizzerà il fratello, vedendoti seduta a mensa nel tempio degli idoli? È vero! «Tutto è puro per i puri, e nulla si deve rigettare di ciò che si riceve con rendimento di grazie» .
Non ci è lecito, però, bere nello stesso tempo al calice di Cristo e a quello del demonio! A questo proposito ti voglio raccontare un episodio della mia dolorosa esistenza.

Ne è passato del tempo da allora! Casa, padre e madre, sorella, parenti, e - questo m'era più difficile - l'abitudine a lauti pranzi: tutto avevo tagliato via per il regno dei cieli, e me n'ero andato a Gerusalemme a militare per Cristo. Ma dalla mia biblioteca, messa assieme a Roma con tanto amore e tanta fatica, proprio non avevo saputo staccarmi.
Povero me! Digiunavo, e poi andavo a leggere Cicerone. Dopo molte notti trascorse vegliando, dopo aver magari versato fiumi di lacrime che sgorgavano dal profondo del cuore al ricordo dei peccati d'un tempo, prendevo in mano Plauto.
Se talvolta, rientrando in me stesso, aprivo i libri dei Profeti, il loro stile disadorno mi dava nausea. Era la mia cecità ad impedirmi di vedere la luce, ed io m'illudevo che la colpa non fosse dei miei occhi, ma del sole! Era un tiro birbone dell'antico serpente.

A mezza Quaresima una febbre acutissima mi penetra nelle ossa, m'invade il corpo già stremato di forze senza lasciarmi un minuto di requie, e - al sentirlo raccontare è anche facile non crederlo! - mi consuma a tal punto le povere membra da ridurle a un fascio d'ossa. Già mi si preparano i funerali. Tutto il corpo è agghiacciato. Solo il povero cuore, tiepido appena, da ancora qualche palpito, come se là si sia rifugiato l'ultimo soffio di vita.

(segue)

Sacerdos quidam ha detto...

... D'un tratto ho come un rapimento spirituale. Mi sento trascinato davanti al tribunale del Giudice, e mi vengo a trovare tra un tale sfolgorio di luce che irradia da ogni parte, che io, sbattuto a terra, non oso levare in alto lo sguardo. Mi si chiede chi sono.
«Un cristiano!» - rispondo.
Ma il Giudice dal suo trono esclama: «Bugiardo! sei ciceroniano, tu, non cristiano! Dove è il tuo tesoro, là è il tuo cuore!».

Resto di colpo senza parola. Sotto le vergate (il Giudice, infatti, aveva dato ordine di battermi), mi sento lacerare ancor più dal rimorso della coscienza, e dentro di me vado ripetendo: «Nell'inferno, chi canterà le tue lodi?». Da ultimo comincio a gridare, a lamentarmi, a dire: «Pietà di me, Signore! Pietà!».
I gemiti risuonano tra il sibilo delle staffilate, quando finalmente gli astanti si buttano in ginocchio ai piedi del Giudice, lo supplicano di perdonare i trascorsi della mia vita giovanile e di darmi il tempo sufficiente per farne penitenza.
Si sarebbe riservato un'ulteriore punizione, nel caso fossi ancora tornato a leggere autori pagani.
Io che, posto con le spalle al muro in una posizione così critica, ero disposto a promettere ancora di più, comincio a giurare, a dar la mia parola, invocando lui stesso a testimone:

«Signore, se d'ora innanzi avrò ancora fra mani un'opera profana, o la leggerò, vorrà dire che t'ho rinnegato!».
Dopo simile giuramento vengo rimesso in libertà, ritorno sulla terra, e, fra lo stupore dei presenti, apro gli occhi così inzuppati di lacrime da convincere anche i più scettici della sincerità del mio dolore.

Non è stato, quello, un sogno o una vana fantasia, come può succedere spesso. Ne fa fede il tribunale davanti al quale ero prostrato, mi è testimone quel Giudice così terribile. Voglia il cielo che non mi trovi mai più impigliato in un processo del genere!
A lungo ho portato le lividure sulle spalle, e appena sveglio ho sentito il bruciore delle piaghe.
Da quel giorno mi sono messo a leggere la Scrittura con un ardore che mai ne avevo messo l'eguale nelle letture pagane.”

Fa meditare, no?

Luisa ha detto...



"Luisa, ognuno di noi ha preso qui e là, senza sbandierarlo e senza farne un punto nè di onore, nè di disonore, nè di provocazione perenne del prossimo."

Scusa irina, devo dedurne che secondo te sbandiero e provoco sempre?
Così tanto per capire.
Nell`ipotesi che sia quel che tu pensi mi piacerebbe sapere perchè dici questo a me che non penso essere, in tutti gli anni che son presente su questo spazio, nello sbandieramento del mio percorso, salvo a ricordare, quando ha un senso nella discussione, la mia "relazione" con la Chiesa.
Se poi provocare è non lasciarsi etichettare, e di etichette negli ultimi post ne ho ricevute più d`una e mi son limitata a ricordarle, se provocare è non lasciare che chi non condivide il mio pensiero parli su di me affibiandomi quelle etichette che dicono più di loro che non di me, se provocare è non essere d`accordo con il titolo del libro di Nitoglia e sull`introduzione sulla quale ci sarebbe molto da dire ma che ho evitato di fare appunto per non essere nello "sbandieramento" pedante, allora non dobbiamo avere la stessa concezione della parola "provocazione"per di più perenne!

irina ha detto...

" allora non dobbiamo avere la stessa concezione della parola "provocazione"per di più perenne! "

Sicuramente, Luisa, ognuno di noi, vuoi nell'emissione, vuoi nella ricezione, colora di sè anche le parole che usa e che ascolta. Pur il significato di fondo restando lo stesso. Entri armata, di solito, nei commenti e procedi con i tuoi fendenti. Che va benissimo. Siamo qui per combattere. Per la Verità. Non tanto per le etichette che gli altri ci incollano in fronte.Bisognerebbe invece capire se quelle etichette hanno una ragion d'essere. Questo è quello che ognuno può fare. Gli altri dicono e dicono ma non sempre a vanvera. Sta a noi capire se nel dire altrui c'è un pizzico di verità, utile a noi per la nostra correzione. Ormai siamo vecchi, un po' conosciamo noi stessi e sappiamo quali sono i nostri punti di forza e debolezza. La mia intenzione era quella di metterti sull'avviso: non prendere tutto sul personale, nella ricezione. Molto probabilmente non ce ne è ragione. O forse sì, allora fanne tesoro e lavoraci su. Buona Domenica.

Anonimo ha detto...

Fratelli, non perdiamoci in polemiche. Sacerdos quindi ha risposto per tutti.

Anonimo ha detto...

@ gent. Luisa,
le vorrei consigliare di mettere da parte il suo risentimento riguardo ai vari "autori" da lei amati e spec. sul citato Jung che lei ritiene (così pare) un suo maestro e guida verso il ritorno alla Fede (? o mi corregga) al quale è grata ancor oggi, leggo.
Ha letto qui sopra l'episodio riportato da Sacerdos circa S. Girolamo, amante della classicità, anche dopo la sua convdersione ? a me che esso sia molto istruttivo, riportandoci sempre a quelle parole di Gesù:
"Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro..."
e anche:
"Chi ama suo padre, sua madre......più di me, non è degno di me"
-------------
Segnalo infine una frase famosa di Jung, che potrà spegnere le illusioni di molti che credono ad una sua presunta spiritualità o vaga stima della religione cattolica:

La parola credere è una cosa difficile per me. Io non credo. Devo avere una ragione per certe ipotesi. Anche se conosco una cosa non è detto che debba crederci.
Più chiaro di così! io penso che se lei è tornata alla Fede è soltanto opera della Grazia, che l'ha riportata sul retto sentiero, NONOSTANTE i suoi percorsi errabondi ed erronei, non "grazie a quelli", che l'avevano condotta sempre più lontana dalla Verità che è Cristo, unica Via a Lui stesso.
Quei percorsi e falsi maestri non erano un "arricchimento", come a torto molti ritengono.

Anonimo ha detto...

http://it.aleteia.org/2016/09/12/5-principi-fondamentali-guarigione-interiore-bibbia/

Anonimo ha detto...

Avrei una domanda per sacerdos quidam...

Premesso che la discussione mi interessa assai, pur non toccandomi personalmente (devo ammettere dinnanzi a voi tutta la mia ignoranza, non avendo mai letto né seguito né un pensatore classico, né un filosofo, né Freud, Jung e compagnia cantante; tranne, s'intende, per alcuni di loro quello che studiai al liceo scientifico e alcuni articoli contemporanei pro o contro)...

Suppongo che nell'episodio di San Girolamo il "leggere" non si riferisca alla semplice lettura di Cicerone o all'apprezzamento di qualche sua qualità, quanto al considerarlo un maestro di vita. D'altronde il Giudice dice "tu non sei cristiano, sei ciceroniano": mi pare una contrapposizione di maestri. Intendo bene?

D'altronde la posizione di Sant'Agostino, per esempio, mi pare diversa: certo ha parole pesanti sui classici che lesse nella dissolutezza della gioventù, e li menziona esplicitamente come possibile fonte tentazione da cui cautelarsi; ma non mi pare li anatemizzi totalmente. Nel Medioevo abbiamo poi San Tommaso d'Aquino che prende a larghe mani da Aristotele; la cosa viene anche vista con sospetto; ma poi viene accettata.

Proprio a proposito di San Tommaso c'è questo commento che mi pare chiarisca perfettamente la questione:

“Nell’Aquinate c’è ben poco del vero spirito filosofico. A differenza del Socrate platonico, egli non segue il ragionamento ovunque questo possa condurlo. Non è impegnato in una ricerca di cui è impossibile conoscere in anticipo il risultato. Prima di cominciare a filosofare, conosce già la verità, che è quella annunciata dalla fede cattolica. Se Tommaso può trovare argomenti apparentemente razionali in appoggio a qualche parte della sua fede, tanto meglio; se non può, deve solo rifarsi alla Rivelazione. Trovare argomenti a sostegno di una conclusione già data in anticipo non è filosofia, ma solo una forma particolare di apologetica. Non posso quindi accettare che Tommaso meriti di essere posto su uno stesso piano con i migliori filosofi della Grecia o dei tempi moderni”.

Il commento è di Bertrand Russell. Evidentemente per lui l'atteggiamento di San Tommaso è una critica, per me un complimento.

--
Fabrizio Giudici

Luisa ha detto...

Anonimo, non sono affatto ritornata non alla fede ma alla pratica della fede grazie a Jung e dove lo avrei detto, mi sembra di aver detto l`esatto contrario...inoltre "i miei percorsi" non erano affatto erronei ma tutti aveva un senso e tutti mi hanno portato là dove mi trovo oggi.

A irina che mi suggerisce di "non prendere tutto sul personale", se quel "tutto" mi pare fuori luogo ho preso sul personale certi commenti di recenti post perchè è sulla mia fronte che sono state incollate quelle etichette che rifiuto e rispedisco ai mittenti, perchè non suggerire piuttosto agli incollatori di riflettere prima di ridurre una persona nei limiti delle loro opinioni, ma se è loro libertà farlo che ci sia allora un`eguale libertà all`oggeto di cotanta attenzione di reagire. Tutto qui.

Anonimo ha detto...

Segnalo Maurizio Blondet su spirito e anima e il concilio di Costantinopoli :
http://www.maurizioblondet.it/guida-alle-molte-dimore-dellaldila-tenere-sottomano/
e, sempre di Blondet, sulla realtà del satanismo:
http://www.maurizioblondet.it/un-culto-lucifero-nellalta-finanza/

Sacerdos quidam ha detto...

@ Fabrizio Giudici :

Prima di tutto una precisazione: San Girolamo era in quel momento eremita, ed il rimprovero di Nostro Signore aveva per oggetto l’ambiguità delle scelte del neoconvertito. Il quale leggeva, peraltro, quegli autori pagani per puro diletto, poiché li conosceva già molto bene.
Allo stesso tempo invece, come confessava egli stesso, non si impegnava troppo nella Lectio divina, ossia nella lettura e meditazione della Sacra Scrittura, urtato com’era dallo stile disadorno e dal linguaggio ‘scarno’ dei sacri Testi, in confronto al linguaggio fiorito ed elegante dei testi pagani, in specie ciceroniani.
Diciamo che non era certo il massimo, per un eremita... Ed il Signore gli diede una buona e salutare lezione, che lo fece poi diventare il grande esegeta biblico che tutti conosciamo, almeno per fama.

Seconda precisazione: nella Rivelazione divina abbiamo già tutto ciò che è necessario per la nostra ed altrui salvezza eterna. Ciò che di buono può trovarsi in testi pagani è quindi già presente nella Chiesa e lo è senza ambiguità e senza rischi di ‘inquinamento’, mentre invece la frequentazione di autori pagani espone fatalmente al rischio di essere coinvolti anche nei loro errori, filosofici e morali (ciò vale anche per testi di false religioni).

Naturalmente queste opere si possono leggere per motivo di studio, ad esempio nel corso di studi liceali od universitari, ma occorre avere un retroterra dottrinale assai saldo (e quanti cattolici lo hanno?), oppure lo si può fare sotto la guida di persone in grado di mostrare i vari errori presenti in quelle opere. Altrimenti ci si espone a pericoli gravi.
Un alunno di Liceo classico - scrivo anche per esperienza personale - al termine del corso di Storia della filosofia durante il quale il docente si guarda bene, in genere, dall’istruire gli alunni sugli errori presenti nei vari sistemi studiati (in larga maggioranza prodotti da non cattolici) potrà avere solo un’immensa confusione in testa, ed optare infine per un atteggiamento agnostico ed indifferentista, che poi l’accompagnerà – tranne un miracolo – per tutta la vita, con esiti fatali.

Per quanto riguarda l’utilizzo di alcune filosofie di autori pagani, in particolare di Aristotele, va precisato che:
- di per sé, una filosofia non è strettamente necessaria per l’elaborazione di una teologia, anche se è assai utile: e comunque essa rimane sempre un’ancella, una serva nei suoi confronti.
- San Tommaso nell’utilizzare la filosofia aristotelica ha dovuto per forza di cose ‘depurarla’ da tutti gli elementi errati che essa comprende. Un’operazione delicatissima, che ha condotto a buon termine (ma era San Tommaso…).

In conclusione, l’invito a tutti è quello di procurarsi anzitutto una salda formazione cattolica, con la lettura e meditazione della Sacra Scrittura (ma qui il discorso è critico, e va precisato per evitare guai grossi, viste le attuali edizioni della Bibbia con commenti ereticali), dei Catechismi realmente cattolici (Trento, San Pio X) e di molte opere ascetico-mistiche di cui è ricca la santa Chiesa.
Abbiamo avuto la grazia immensa di conoscere la vera Fede e l’immenso amore che Dio ha per noi: cercare ciò che già abbiamo a casa, andando a peregrinare come il figlio prodigo in paesi lontani col rischio di non trovare più la strada del ritorno, è – se ci si pensa bene - anche indice di poca gratitudine e fiducia in Lui.

Sacerdos quidam ha detto...

Alla signora Luisa:

non si senta urtata da qualche espressione buttata lì magari in un momento di nervosismo, o senza pensarci.
Nessuno, a cominciare da me, dubita della Sua fede cattolica, che ha dimostrato in tanti suoi interventi su questo Blog.
San Paolo scrive che siamo come vasi di creta trasportati qua e là, che durante il viaggio si urtano tra loro... Qualche incomprensione può sempre avvenire.
Tutt'al più, a volte possiamo 'litigare' su Ratzinger... :)

Luisa ha detto...

@Sacerdos quidam
La ringrazio per le sue parole.
Sono i limiti di questo strumento pur molto utile che ci permette di comunicare rapidamente senza aver la persona in faccia, ed è vero che può succedere a tutti, me compresa, di scrivere di getto senza riflettere che quelle parole implicano o impattono una persona , personalmente mi son sentita molto allo stretto negli abiti che ultimamente taluni han voluto cucirmi addosso, lo dico e passo ad altro.
"La nostalgica di Ratzinger":) :)

Anonimo ha detto...

Grazie a sacerdos quidam per il chiarimento. Siamo perfettamente allineati.

--
Fabrizio Giudici