venerdì 12 giugno 2020

Il Sensus Fidei: una speranza per il futuro? Don Antonio Bislenghi

Tavolo di lavoro sul dopo-coronavirus
Il sensus Fidei: una speranza per il futuro?
Don Antonio Bislenghi

Premessa
Il periodo del lockdown è stato un momento difficile. Rinunciare alle nostre libertà di movimento e di culto ci ha provato, le tensioni all’interno della società sull’utilità di questa misura adottata hanno lasciato tutt’ora ferite difficili da guarire. In particolare, nella Chiesa vi sono state polemiche nate riguardo alla sospensione dei riti liturgici. Si sono contrapposti due atteggiamenti: il primo presente nella gerarchia ufficiale e il secondo diffuso invece in una parte consistente del popolo di Dio.
È possibile sintetizzare l’atteggiamento della gerarchia, cosiddetta Chiesa docens, in uno slogan “obbedienza e legalità” ossia noi Cattolici dobbiamo essere cittadini modello ed eseguire gli ordini dello Stato senza discutere. La “barca di Pietro”, sulla quale siamo saliti con il Battesimo, deve attraversare la tempesta del Covid 19 e solo una volta uscita dal mare in burrasca, porremo un giudizio sulla traversata. In questo modo, senza batter ciglio, abbiamo vissuto la privazione e abbiamo assistito alla “sospensione” del diritto al culto pubblico, a quello di seppellire i nostri morti cristianamente e ci è stato intimato l’alt dalle Forze dell’Ordine all’ingresso delle nostre chiese.

Cercando una motivazione profonda di questa abdicazione della gerarchia ufficiale ecclesiastica alle sue funzioni pare scorgere una impostazione teologica di fondo e precisamente una radicalizzazione della teologia apofatica. Questa prospettiva nega la fattibilità di scorgere il volto di Dio[1] nell’immanenza. L’unica dimensione accessibile è scorgere il Divino quando è già transitato nella storia, è l’esperienza della teofania di un Dio visibile solo alle spalle.

Le conseguenze sono l’obbedienza alle regole dell’ordine temporale e la demonizzazione delle voci dissonanti. Tale prospettiva ha dato forza alla invadenza anticattolica in quanto la negazione al trascendente hic et nunc ha ridotto l’azione liturgica a un semplice convenire sociologico sovrastrutturale e la preghiera a una dimensione privata.

È utile rileggere Benedetto XVI, nell’udienza generale del 16 gennaio 2013, in una meditazione sul mistero del volto di Dio[2]. In sala Nervi il Papa affermava che questa tradizione veterotestamentaria, apofatica, viene superata in Giovanni 14,8-9 nel momento in cui il Signore, rispondendo all’apostolo Filippo, afferma: «Chi ha visto me, ha visto il Padre». L’esperienza sacramentale è nella sua essenza il “segno reale” dell’infinito nel finito, la presenza di Dio che guida e salva la sua Chiesa.

Essere cattolici significa saper stare in equilibrio attraverso un et-et e mai un aut-aut. L’univocità della teologia negativa conduce ad una fede non cattolica; occorre pertanto il bilanciamento della teologia catafatica e ammettere la possibilità, attraverso l’armonia tra ragione e fede, di cogliere il volto di Dio nella storia.

Il secondo atteggiamento assunto dal popolo in questa emergenza sanitaria rappresenta la reazione da parte del laicato, libero nella Chiesa dal voto di obbedienza religioso e dallo stipendio dell’otto per mille, di avanzare una sempre più vibrante protesta. L’intuizione è di essere stati, durante la pandemia, in presenza di posizioni sbagliate assunte dalla Ecclesia docens. Tali obiezioni sono state dettate dall’emotività o da una sensibilità nella Fede aperta alla Verità? Sono critiche pertinenti ispirare dallo spirito (come si ama dire oggi) o nostalgie tradizionaliste? Superare questi dualismi è fondamentale e ricorrere alla nozione teologica del sensus fidei potrebbe essere la soluzione.

Il Sensus Fidei
La sospensione delle attività pastorali mi ha offerto la possibilità di dedicarmi alla lettura approfondita di alcuni testi che erano nei miei desiderata da tempo. Il documento su cui mi sono particolarmente e finalmente dedicato si intitola Il Sensus Fidei nella vita della Chiesa[3], è stato scritto nel 2014 dalla Commissione Teologica Internazionale con l’approvazione dal Card. Mueller allora prefetto della Congregazione per la Dottrina e la Fede. Ritengo lo scritto di capitale importanza per il dopo Covid 19, perché potrebbe aiutare a riscoprire i rapporti di correzione all’interno della Chiesa e in special modo tra Chiesa docente e Chiesa discente. Sebbene al suo interno vi siano alcuni punti che necessitano di maggior precisione teologica e critica terminologica, il suo impianto potrebbe essere utile al dibattito attuale qui affrontato.

Lo studio della commissione si propone di approfondire la natura del sensus fidei e definire il suo ruolo nella vita della Chiesa. I fedeli possiederebbero un istinto soprannaturale per la verità del Vangelo[4] che permetterebbe loro di riconoscere la dottrina e la prassi cristiana autentica. Questa definizione di “istinto” rimane ancora piuttosto ambigua e, se banalizzata, rischia di essere intesa come un’accettazione dell’opinione comune senza nessun discernimento reale. Per evitare questa deriva si descrivono due tipologie di sensus fidei: quello personale (sensus fidei fidelis) e quello ecclesiale nel suo insieme (sensus fidei fidelium).

L’apprezzabile ricerca della commissione, per altro di facile lettura, non si perde in tecnicismi teologici ma cerca di chiarire le tematiche attraverso un approccio tradizionale. Una prima parte ricerca i fondamenti biblici e storici, una seconda parte approfondisce gli aspetti sistematici e dogmatici. La struttura nasce dall’esigenza di rispondere ad alcune domande iniziali:
  • Quali sono le basi bibliche del sensus fidei
  • Quale funzione ha assunto nella Tradizione della fede? 
  • Quale è la relazione tra Chiesa docens e Chiesa discens
  • Come si configura il rapporto con la teologia? 
  • Come esercitare in modo autentico il sensus fidei
  • Quale differenza con l’opinione pubblica comune?
Nella stesura del testo vi è un punto, che rischia di invalidare il tutto e merita maggior approfondimento. Nel paragrafo 46 si fa riferimento allo sviluppo della dottrina, citando la Dei Verbum[5], e si parla di una Tradizione che progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo in una comprensione sempre maggiore della verità. Il rischio di fraintendimento sul termine “progredire” rimane in tutto il documento e non si specifica mai chiaramente cosa esso intenda. Appare evidente il rischio di una sua interpretazione in chiave modernista. Ci può aiutare a superare l’impasse J. Maritain[6] che, esponendo il suo pensiero sulla progressione dogmatica, individuò all’interno della Tradizione ecclesiale la presenza di due chiavi interpretative. Il filosofo francese definisce due tipologie di progresso, una per “approfondimento” e una per “sostituzione”. La tipologia per approfondimento fa avanzare la Fede in una comprensione sempre maggiore della verità immutabile e attraverso una conoscenza più “approfondita” rimane in continuità col già saputo. La tipologia per sostituzione, invece, fa progredire il dogma sostituendo un modello interpretativo con un altro senza nessun rapporto di continuità e in una totale differenza.

Tale sostituzione, lasciando identico solo il fenomeno esteriore, altera la verità in esso contenuta privandola della sua immutabilità. Purtroppo, il documento su questo aspetto non prende una posizione chiara e il rischio di un inserimento del sensus fidei in un paradigma modernista-scientista è possibile mentre, la sua validità, dovrebbe essere basata sul paradigma ontologico-tomista.

La mia intenzione in questo articolo è di rendere appetibile un lavoro critico sul documento e perciò vorrei mettere in risalto alcune aspetti, a me parsi utili, per il dopo Covid 19.
Interessante, come primo aspetto positivo, risulta la funzionalità del sensus fidei fidelis all’interno del rapporto con la Chiesa docente:
Si possono segnalare tre manifestazioni principali del sensus fidei fidelis nella vita personale del credente. Il sensus fidei fidelis permette a ogni credente: 1) di discernere se un insegnamento particolare o una prassi specifica che incontra nella Chiesa sono coerenti o meno con la vera fede per la quale egli vive nella comunione ecclesiale; 2) di distinguere nella predicazione l’essenziale dal secondario; e 3) di determinare e mettere in pratica la testimonianza da rendere a Gesù Cristo nel contesto storico e culturale particolare nel quale egli vive[7]».

Nel dialogo fraterno, tra magistero e fedeli, questo “senso delle fede dei fedeli” è fondamentale per il momento presente. Esso funge da sistema immunitario contro le eresie e attualizza la possibilità per i Cattolici di capire la volontà di Dio. In tale modo è possibile superare il pericolo del clericalismo tanto strombazzato dai vertici ecclesiali e mai veramente eliminato.

Un secondo aspetto positivo è la possibilità di acquistare questo sensus fidei fidelis solamente con una vita santa, in un’unità realizzata tra l’intelligenza e l’amore. Nel paragrafo 60 si parla esplicitamente di “adesione dell’intelletto mosso dall’amore alla verità rivelata[8]”. La funzionalità delle virtù cardinali e dei sette doni dello Spirito Santo perfezionano nel Cristiano questo dono ricevuto nel battesimo. L’esercizio delle virtù teologali completa questo “sesto senso” e lo rende presente proporzionalmente al risultato cioè alla santità della vita[9]:
«Essendo una proprietà della virtù teologale della fede, il sensus fidei fidelis si sviluppa in proporzione allo sviluppo della virtù della fede. Più la virtù della fede si radica nel cuore e nello spirito dei credenti e informa la loro vita quotidiana, più il sensus fidei fidelis in essi si sviluppa e si fortifica. Ma poiché la fede, intesa come forma di conoscenza, è fondata sull’amore, per animarla e informarla si rende necessaria la carità, al fine di farne una fede viva e vissuta (fides formata). Il rafforzamento della fede nel credente dipende dunque particolarmente dalla crescita in lui della carità, e il sensus fidei fidelis è per questa ragione proporzionale alla santità della sua vita».
Un terzo aspetto positivo riguarda la definizione della diversità del sensus fidei dall’opinione pubblica comune. Il primo passo è capire le condizioni necessarie per il riconoscimento di un autentico sensus fidei fidelium et fidelis.
Esse sono da ricercare in alcuni fattori: a) la partecipazione alla vita della Chiesa per cui non basta una semplice adesione formale; b) un ascolto della Sacra Scrittura nella consapevolezza che la Chiesa riceve dallo Spirito Santo una continua comprensione, non di una parola umana ma della Parola di Dio; c) l’apertura della ragione illuminata dalla fede; d) la santità che si concretizza nella imitatio Christi della vita spirituale e morale.
Il tutto avviene in un contesto ecclesiale e non individualistico per l’edificazione della Chiesa:
«Costruire la Chiesa significa impegnarsi a scoprire e sviluppare i propri doni, come pure aiutare gli altri a scoprire e sviluppare i loro carismi; correggere i loro errori e accettare anche per sé la correzione, in uno spirito di carità cristiana; collaborare con gli altri e pregare insieme a essi; condividere le loro gioie e le loro pene»[10].
L’ultimo aspetto positivo è la specificazione della diversità dell’opinione pubblica. Alcune affermazioni di principio sarebbero da tenere a memoria in ogni atto di governo dell’ordinario ecclesiastico:
«La Chiesa apprezza gli alti valori umani e morali adottati dalla democrazia, ma non è strutturata secondo i principi di una società politica secolare. La Chiesa, che è il mistero della comunione degli uomini con Dio, trae la propria costituzione da Cristo. È da lui che deriva la sua struttura interna e i suoi propri principi di governo. L’opinione pubblica non può dunque rivestire nella Chiesa il ruolo determinante che questa legittimamente ha nelle società politiche, le quali si fondano sul principio della sovranità popolare»[11].
Si ribadisce che l’idea della maggioranza come garanzia per formulare una legge giusta non è condivisibile da parte della Chiesa. In realtà questa teoria non può essere applicata nemmeno alla società secolare in quanto, senza una verità oggettiva, non vi può essere una legge giusta. Oggi i mezzi di comunicazione e le lobby internazionali stanno spingendo la Chiesa verso una nuova configurazione; il ricorso alla sinodalità sembra essere un cavallo di Troia per far entrare visioni mondane ed eterodosse camuffando il sensus fidei.
Il documento ne è cosciente e lancia l’allarme:
«Le nuove reti di comunicazione, sia all’interno sia all’esterno della Chiesa, richiedono nuove forme di attenzione e di critica, come pure un rinnovamento dei metodi di discernimento. Determinate influenze provenienti da gruppi di interesse particolari non sono compatibili, o non lo sono del tutto, con la fede cattolica. Determinate convinzioni non possono applicarsi che in luoghi o in epoche particolari ed esistono pressioni per indebolire il ruolo della fede nel dibattito pubblico o per adattare la dottrina cristiana tradizionale a interessi e opinioni moderni»[12].
Considerare il sensus fidei come un sondaggio di maggioranza tra i Cristiani non è garanzia di fedeltà alla Verità evangelica e questo vale sia per la Chiesa docente e per la Chiesa discente:
«È evidente che non è possibile identificare in modo puro e semplice il sensus fidei con l’opinione pubblica o della maggioranza. Non sono in alcun modo la stessa cosa»[13].
Proprio come abbiamo visto in precedenza questo dono dato alla Chiesa aumenta in modo proporzionale alla santità del suo clero e dei suoi fedeli:
Innanzitutto, il sensus fidei ha un legame evidente con la fede, e la fede è un dono che non tutti possiedono necessariamente; dunque, il sensus fidei non si può affatto assimilare all’opinione pubblica della società nel suo insieme[14].

Conclusione
I Padri della Chiesa credevano che il popolo credente, considerato come il corpo mistico di Cristo, nell’esercizio unanime del sensus fidei, non potesse errare su una determinata verità della rivelazione. Nel 1946 Pio XII inviò una lettera a tutti i vescovi del mondo per avere notizie circa il culto dell’Assunzione di Maria al cielo. Veniva confermata l’usanza di consultare il sensus fidei fidelium del popolo di Dio. Il risultato positivo del suffragio confermava la credenza unanime tra la Chiesa docente e tutta la Chiesa discente. Il Papa nel 1950 poté proclamare il dogma dell’assunta perché verificò la presenza del sensus fidei e non di una maggioranza dettata dall’opinione pubblica.

Nel XIX secolo uno dei maggiori studiosi in questo campo fu il Card. J.H. Newman. Egli vedeva nel senso della fede un locus theologicus e cercò di spiegare in che modo lo Spirito Santo conserva la Chiesa intera nella verità. Inoltre, nei suoi trattati affrontò la tematica della fede dei laici che egli considera alla pari della fede della gerarchia; soprattutto evidenziava che la verità non è proprietà di nessuna delle due parti.

Vorrei concludere con due citazioni dal documento della commissione teologica che richiamano la crisi ariana del IV secolo e le crisi susseguitesi nel tempo sulla dottrina della presenza reale di Cristo. In questi periodi storici la fede dei laici, spesso in minoranza, ha sempre corretto le vacillanti convinzioni dei teologi e del clero coevo:
«Spesso nella storia del popolo di Dio non è stata la maggioranza, ma piuttosto una minoranza a vivere autenticamente la fede a renderle testimonianza»[15].
Infine, a conferma delle tesi del Card. Newman:
«è opportuno ricordare che l’esperienza della Chiesa dimostra come alle volte la verità della fede sia stata conservata non dagli sforzi dei teologi né dall’ insegnamento della maggioranza dei vescovi, ma nel cuore dei credenti»[16].
Il tempo che stiamo vivendo e quello che ci attende saranno sicuramente annoverati tra questi momenti storici di crisi.
don Antonio Bislenghi - Fonte
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[1] L’episodio biblico di riferimento è Esodo 3, 21-23: «Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. 23Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere». 
[2] http://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2013/documents/hf_ben-xvi_aud_20130116.html 
[3] http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_20140610_sensus-fidei_it.html. D’ora in avanti: Il sensus Fidei
[4] Ivi, 2. 
[5] Ivi, 46: «Il sensus fidei è evocato anche nell’insegnamento del Concilio sullo sviluppo della dottrina, nel contesto della trasmissione della fede apostolica. La Dei Verbum dice che la Tradizione apostolica “progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo”. “Cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse”. E il Concilio identifica tre strade attraverso le quali ciò si verifica: “Sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con l’intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro [i vescovi] i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità”». 
[6] Come riportato da G. CAVALCOLI, Progresso nella continuità. La questione del Concilio Vaticano II e del post-concilio, Fede e Cultura, Verona 2011, 90. J. Maritain espose queste sue teorie in sept leçons sur l’etre et les première principes de la maison spéculative, Tequi, Paris, 1934. La definizione dei due metodi appare in La filosofia della natura, Morcelliana, Brescia 1974. 
[7] Il sensus Fidei, 60. 
[8] Ivi, 48. 
[9] Ivi, 57. 
[10] Ivi, 104. 
[11] Ivi, 114. 
[12] Ivi, 117. 
[13] Ivi, 118. 
[14] Ivi, 118. 
[15] Ivi, 118. 
[16] Ivi, 119.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

https://rivelazione.net/notizie/dallamerica-latina-si-innalza-una-voce-potente-un-sacerdote-gladiatore-sfida-limperatore-bergoglio-direttore-di-rivelazione-samuel-colombo-intervista-don-ruben-martinez-cordero/

Anonimo ha detto...

"Il male può avere la sua ora, ma Dio avrà i suoi giorni".
(Fulton Sheen)

Anonimo ha detto...

Stavo riflettendo sul fatto che è difficile interpretare le profezie, il loro vero significato si manifesta di solito nel tempo in cui si avverano. Tempo addietro ne lessi una scritta da una mistica qualche secolo fa, che diceva pressappoco che "quando tornerà Gesù Cristo le campane delle chiese suoneranno da sole", e i contemporanei della veggente avevano pensato a ciò come a un prodigio. Ma in realtà forse essa si riferiva al fatto che la tecnologia di quel tempo avrebbe permesso ciò che infatti ormai succede: non ci sono campanari e le campane suonano automaticamente! Sottile ironia celeste?
(Salvatore Canto)

Anonimo ha detto...

"Libertà calpestata e fisime igieniste da Covid a Reggio Emilia: dopo mesi di quarantena, al primo incontro protetto una mamma "esplode" con baci e abbracci al figlioletto. L’educatrice che assiste per i servizi sociali chiama i carabinieri perché non rispetta il distanziamento: multa di 400 euro. La coop sociale in silenzio si nasconde dietro la legge. Che è ingiusta. La legale: «Assurdo, in carcere gli incontri sono più tutelanti. Cosa è più importante? Un rischio Covid inesistente o che il bambino si relazioni con la mamma?». Alla fine la vittima è sempre la famiglia."
Andrea Zambrano

Anonimo ha detto...

12 Giugno 2020: Beata Hildegard Burjan (1883 - 1933)
Nata in una famiglia ebraica tedesca non praticante nell'allora Impero Austriaco, ragazza molto intelligente, fu una delle prime donne a studiare Filosofia a Zurigo, città dove conobbe il suo futuro marito, con cui andò a convivere a studiare assieme Scienze Politiche ed Economia a Berlino; ottenuto il Dottorato in Filosofia e sposatasi, rischiò la vita a causa di una seria malattia renale, ma guarì miracolosamente e per questo motivo, e anche perchè colpita dall'attività di preghiera e di assistenza delle suore nell'ospedale dove era ricoverata, desiderò ricevere il Battesimo ed entrare nella Chiesa Cattolica.
Rimasta incinta, i medici le consigliarono di abortire a causa delle difficoltà dovute ai postumi della sua malattia renale, ma lei si rifiutò e diede alla luce una bambina sana; trasferitasi a Vienna col marito e la bambina per motivi di lavoro, rimase sconvolta dalla situazione di crisi politica e soprattutto sociale ed economica dell'allora capitale austriaca, e decise per questo di fondare la Congregazione delle Suore della Carità Sociale, che in breve tempo fondarono un ufficio di collocamento, alloggi per persone convalescenti, ospedali e case per ragazze madri e ragazze e donne adulte senza tetto, e organizzarono la distribuzione di piatti caldi per i poveri.
Fu la prima donna a far parte del Consiglio Comunale di Vienna, eletta tra le file del Partito Socialcristiano, e per la medesima formazione venne poi eletta al Parlamento Nazionale austriaco; sia come consigliera comunale che come deputata si impegnò per la difesa dei diritti dei più poveri.
Morì prematuramente a causa delle grandi fatiche cui si sottoponeva e della malattia renale che l'aveva afflitta fin dalla giovinezza; è Patrona dei politici e dei poveri.

Anonimo ha detto...

Prete di non so quale religione. Ho letto il tuo articolo sull'uso delle pianete. Un articolo inquietante, nel quale intravedo tutta la psicopolizia modernista e l'odio per la bellezza della liturgia romana. Nella folle invettiva contro l'uso di "belle pianete" perché il perito chimico Bergoglio non le usa, noto la solita vecchia fissazione dei sessantottini repressi, ai quali le devastazioni liturgiche degli ultimi decenni ancora non bastano, ma bisogna disprezzare e cancellare anche ultimi richiami alla liturgia romana. Quale norma liturgica impedisce di usare per il Culto di Dio le pianete preziose, se non il vostro furore ideologico? Ma che avete studiato in Seminario? ODIO PURO CONTRO LA LITUTGIA ROMANA. Ma un confronto con i riti orientali di antichissima tradizione non riuscite a farlo? Anche nei venerabili riti orientali la celebrazione della Santa Messa avviene con il celebrante "parato" al massimo di indumenti preziosi, per il semplice motivo che nei riti sacri dedicati al Signore, ci vogliono le cose più preziose. Non è officio comune e ordinario. Voi volete svilire la Sacra Liturgia che anticipa la Celeste Gerusalemme. Per fortuna che fai il prete e puoi solo fare la SPIA di confratelli. Un soggetto come te in Magistratura avrebbe rovinato sai quanta gente innocente, con l'odio ideologico e la cattiveria che covi dentro. Povera chiesa cattolica in che mani indegne è finita! (Stefano Gizzi)

http://blog.messainlatino.it/2020/06/in-piemonte-il-nemico-sono-le-pianete.html

Anonimo ha detto...

Il senso della fede del popolo di Dio non è che quello che la Chiesa di XX secoli definisce come infallibilità del credente, infallibilità ordinaria, non sostituiva, che è invenzione apostata, che è di tutti nella Chiesa (tranne il caso di chi ne faccia parte solo in apparenza).
L'ho scoperto leggendo testi del 1800.

Anonimo ha detto...

12 giugno - San Gaspare del Bufalo apostolo del preziosissimo sangue di Gesù
Che interceda per noi.

Anonimo ha detto...


San Gaspare del Bufalo era famoso anche per il coraggio con il quale cercava di convertire i briganti dell'allora Stato Pontificio, endemici, numerosi e feroci.
Rischiò più volte la vita, affrontando col crocefisso in mano quelle belve, affinché restituissero il maltolto, le vittime dei loro sequestri, si convertissero.

Anonimo ha detto...

https://www.facebook.com/1178387032/posts/10220390148201967/
CLAUDIO PRANDINI
[IL RAPPORTO TRAPELATO RIVELA PIANI RADICALI PER LA CHIESA AUSTRALIANA.- CHE SI APPRESTA AD ESSERE LA COPIA DI QUELLA TEDESCA.
Il "clericalismo" è assimilato all’abuso sessuale – (In pratica i vescovi australiani ripetono le mistificazioni di Papa Francesco sugli abusi sessuali, tanto per non chiamare le cose col loro nome, ndr) .... ]

https://www.churchmilitant.com/news/article/leaked-report-reveals-radical-plans-for-australian-church

fabrizio giudici ha detto...

OT Qualche giorno fa discutevamo della scarsa visibilità che la stampa italiana stava dando alla lettera-appello di mons. Viganò che, partendo dalla pandemia, denunciava le manovre per il nuovo ordine mondiale. Dopo che Viganò a scritto a Trump e quello ha risposto, la cosa è finita su tutti i giornali. Bene.

Anonimo ha detto...

http://blog.messainlatino.it/2020/06/procedure-eucaristiche-parma-neppure.html#more
Molto di questa circolare si attua nella mia parrocchia . Due domeniche orsono ho sentito che per evitare eventuali infezioni da virus il parroco avrebbe confessato all'aperto , nel cortile . Massì ormai siamo "sportivi"anche in questo Sacramento :non serve piu' stare in ginocchio , si puo' fare in piedi, camminando , seduti, distanziati . Mi domando se e' questa la dignita' da riservare ad un'anima !?

Va bene così , per Te Signore qualunque nostra umiliazione/penitenza sarebbe sempre troppo poco .