Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 28 aprile 2026

Mons. Viganò. Felix cœli Porta /Omelia nella Benedizione della Cappella privata intitolata a Maria Santissima “Janua Cœli”

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Carlo Maria Viganò
Felix cœli Porta
Omelia nella Benedizione della Cappella privata
intitolata a Maria Santissima “Janua Cœli


Amen, amen, dico vobis:quia plorabitis et flebitis vos,
mundus autem gaudebit:vos autem contristabimini,
sed tristitia vestra vertetur in gaudium.
Gv 16, 20
È per me motivo di grande gioia poter essere qui con voi, in un’occasione speciale e molto intima, quasi clandestina. Come i Cattolici inglesi ai tempi del puritano Cromwell o i Vandeani al tempo della Rivoluzione francese, anche noi siamo costretti a organizzare cappelle e oratori di fortuna, mentre le nostre belle chiese — le stupende chiese del Veneto! — ci sono proibite. E come i Cattolici inglesi o i Vandeani, nemmeno noi abbiamo cambiato nulla della nostra Fede, del nostro modo di pregare, della nostra fedeltà alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana e al Papato. Sono invece coloro che ci accusano di scisma e ci scomunicano ad aver introdotto errori – che i Papi hanno sempre condannato – e deviazioni, che sono riusciti ad imporre in sessant’anni di martellante indottrinamento.

Ma come diceva Sant’Atanasio degli Ariani, Loro hanno le chiese, noi la Fede. Ed è questa, cari amici, la realtà dinanzi alla quale ci troviamo. Una realtà escatologica, di “apocalisse”, ossia di rivelazione, di scoprimento. Assistiamo impotenti alla grande apostasia, allo scatenamento del Male e all’imposizione di una pseudo-religione sincretista massonica. Le nostre città sono irriconoscibili, sfigurate da criminali e barbari, invase da quell’Islam contro cui la Serenissima combatté e vinse a Lepanto. Le nostre famiglie sono sempre più povere, il futuro per i nostri figli sempre più incerto. Eppure, i media ci parlano di libertà mentre censurano le voci critiche, di democrazia mentre si consolida la tirannide, di accoglienza mentre ostracizzano il dissenso. Ma sappiamo che quanto avviene non si spiega se non leggendo gli eventi e comprendendoli con gli occhi della Fede, con uno sguardo soprannaturale; con la trepidazione di chi sente avvicinarsi i tempi della prova e della persecuzione, ma allo stesso tempo scopre nuove amicizie, nuovi compagni d’armi, persone fino a ieri senza nome di cui scopriamo la determinazione, il generoso coraggio, lo spirito soprannaturale, il desiderio di condividere con altri fratelli le piccole e grandi consolazioni che il Signore ci concede.

Se in questo luogo è possibile accogliere dei Cattolici tradizionali intorno all’altare, è perché la Fede che vi anima ha naturale bisogno di tradursi concretamente in buone opere. E quale opera più meritoria del mettere a disposizione un oratorio domestico, dove un sacerdote viene a celebrare il Santo Sacrificio e nutrire le vostre anime alla Mensa eucaristica? Che grande dono è collaborare alla fedele conservazione della Santa Messa e della sana dottrina, come voi state facendo con tanto zelo!

I vostri sacrifici, il vostro impegno, la virtù di Carità che si traduce in azioni concrete e la Grazia che le porta a compimento, hanno reso possibile tutto questo. E a suggellare l’indole eminentemente spirituale di questo nostro incontro vi è la speciale protezione su questo luogo, intitolato alla Beatissima Vergine Janua Cœli, un’invocazione antica e profondamente radicata nella Tradizione della Chiesa che esprime il ruolo di Maria Santissima come via di accesso al Cielo, in quanto Madre di Dio, Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie. Attraverso di Lei Nostro Signore Gesù Cristo, unica Porta della salvezza, è entrato nel mondo con l’Incarnazione e noi possiamo entrare nella gloria eterna riconoscendoLo come nostro Salvatore e obbedendo alla Sua santa Legge. Ego sum ostium. Per me si quis introierit, salvabitur (Gv 10, 9): Io sono la porta. Chi entra attraverso di Me, sarà salvo.

Terribilis est locus iste: hic domus Dei est, et porta cæli (Gen 28, 17); questo luogo è terribile: questa è la casa di Dio e la porta del Cielo. Sono le parole con cui Giacobbe riconosce la presenza di Dio dopo la visione della scala Paradisi e la promessa di una copiosa discendenza. Questa domus Dei non splende per marmi e fregi ma del Sangue dell’Agnello, dal momento che anche su questo altare, come sul Golgota, si rinnova misticamente il Sacrificio della Croce. Anche Maria Santissima è Domus Dei, perché ha accolto nel suo seno il Figlio eterno del Padre; anch’Ella è Janua Cœli perché attraverso il suo fiat il Verbo è entrato nel mondo, aprendo a noi l’accesso alla salvezza. Questa cappella diventa così il luogo dove Dio abita tra gli uomini, come Maria è il santuario vivente — Fœderis Arca — e la porta che Nostro Signore ha scelto come unica via attraverso la quale giungere a Lui, e da Lui al Padre. Ad Jesum per Mariam. Ella è Domus aurea, ossia Reggia dell’Imperatore: Ecco la dimora di Dio con gli uomini, Egli dimorerà tra di loro (Ap 21, 3).

Come la Vergine Madre è unica via per giungere al divin Figlio, in ragione della Sua universale Mediazione; così anche la Santa Chiesa è unica arca di salvezza per attraversare il mare tempestoso della vita terrena e raggiungere la meta della beatitudine eterna. Nessuno infatti può salvarsi se non mediante la Chiesa e attraverso Colei che ne è Madre e Regina.

Una sola — dice la divina Sapienza nel Cantico dei Cantici — è la mia perfetta (Ct 6, 8). Una sola, come una è la Santa Chiesa. Ed è a questa Chiesa che continuiamo a guardare come nostra Madre, anche quando essa è sfigurata, disprezzata e tradita da coloro che dovrebbero difenderla, proteggerla, esserle fedeli, amarla. Loro hanno le chiese, noi la Fede. E guai a noi se dopo aver ricevuto tante Grazie dalla Provvidenza, ce ne dovessimo mostrare indegni e sprecassimo le occasioni di santificarci e compiere il bene che essa ci offre.

Permettetemi infine di ricordare la festa di San Marco Evangelista, che cade quest’oggi insieme alle Rogazioni. Nel corso del viaggio di ritorno da Alessandria d’Egitto, dopo il trafugamento delle Reliquie da parte dei mercanti veneziani Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, San Marco apparve in sogno a un frate a bordo della nave, avvisandolo dell’imminente scoppio di una violenta tempesta e ordinandogli di ammainare le vele. L’intervento permise di salvare l’imbarcazione dal naufragio. Anche oggi noi ci troviamo su una nave minacciata da terribili tempeste, senza capitano, abbandonata dagli ufficiali. Preghiamo San Marco Evangelista di intercedere presso il trono di Dio, affinché la Barca di Pietro resista all’ammutinamento e allo sconquasso delle onde, per giungere finalmente al porto sicuro del Cielo, dove la Vergine Janua Cœli ci accolga nella gloria eterna. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Bassano del Grappa, 25 Aprile MMXXVI
S.cti Marci Evangelistæ

Nessun commento: