Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 4 giugno 2026

Il vescovo Eleganti: «Gli omosessuali nella gerarchia continuano a sbatterci in faccia i colori dell’arcobaleno»

Nella nostra traduzione da Lifesitenews anche Mons. Marian Eleganti, benedettino e vescovo ausiliare di Coira (Svizzera) dice la sua sul nuovo documento sinodale. Precedenti qui.

Il vescovo Eleganti: «Gli omosessuali nella gerarchia continuano a sbatterci in faccia i colori dell’arcobaleno»

Ciò che proviene da Roma – mi riferisco al laboratorio del cosiddetto «processo sinodale» proclamato dalla Chiesa universale – è saggezza puramente umana. Evidentemente, i protagonisti non hanno di meglio da fare che emanare ripetutamente direttive alle Chiese locali su come il processo sinodale – un’impresa nata morta fin dall’inizio – debba essere gestito e tenuto in essere. Credono di poter incanalare lo Spirito Santo e che Egli troverà la Sua strada verso i fedeli attraverso i canali creati da loro. Il risultato è la burocratizzazione di un rinnovamento e di una missione desiderati.

L'ampio e semplice popolo di Dio resta in disparte. Sono gli attori a tempo pieno di questa Chiesa disfunzionale, guidata da comitati, ad essere occupati, a caro prezzo, con i meccanismi di governo incaricati e i documenti sinodali. Ne derivano documenti da leggere a ripetizione, risultati di studi eterodossi e comitati di nuovo conio (da aggiungere ai molti già esistenti).
Eppure basterebbe che ogni cattolico fosse veramente ciò che il nome implica: il sale della terra. È attraverso questi che opererebbe. Ma sono all’opera “cattolici professionisti” che nel tempo libero si prendono una pausa dall’essere cattolici. Molti di loro non frequentano nemmeno regolarmente la Messa domenicale. Tuttavia sanno come la Chiesa debba essere rinnovata; e se ne possono leggere idee concepite in modo ingegnoso.

Ciò vale anche per gli artefici dell'attuale processo sinodale a Roma. Ormai è chiaro a cosa miri il processo: una ristrutturazione delle posizioni dottrinali di lunga data e incrollabili della Chiesa riguardo al divorzio e al “nuovo matrimonio”, all’omosessualità (l’intera agenda queer), alla democratizzazione sinodale della gerarchia ecclesiale, ai nuovi ruoli per le donne e al progresso ecumenico e interreligioso a scapito della propria identità cattolica. Bisogna davvero cercarla questa identità.

La tanto decantata inclusione riguarda principalmente la normalizzazione dell’omosessualità all’interno della Chiesa e non è altro che una revisione della sua dottrina su questioni rimaste immutate per 60 anni. Tanto clamore per un programma che è facile da smascherare. A quanto pare, abbiamo abbastanza omosessuali nel clero e nella gerarchia ecclesiastica che, insistenti e instancabili quanto il resto della società, ci sbattono in faccia i colori dell’arcobaleno in ogni occasione e credono di essere più vicini che mai al loro obiettivo.

Ma il fatto che i documenti del Concilio Vaticano II non siano più validi è davvero sorprendente. Il Concilio parlava ancora di una differenza fondamentale tra il sacerdozio ordinato e i laici non ordinati; parlava dell’unità tra ordinazione e giurisdizione/governo, di un Popolo di Dio ordinato gerarchicamente. Acqua passata! Oggi, questa unità di ordinazione e governo (giurisdizione) auspicata dal Concilio viene distrutta non solo dalla Fraternità San Pio X (con i suoi vescovi ausiliari privi di giurisdizione), ma anche da coloro che a Roma e tra noi nominano laici capi o prefetti di dicasteri, con i vescovi come loro assistenti subordinati o co-leader, a capi di parrocchie e di unità pastorali con i cosiddetti sacerdoti “collaboratori” loro subordinati.

Ma stanno facendo i conti senza l'oste – senza tenere conto del tanto citato Spirito Santo. Egli prende strade completamente diverse. Guardate i tanti giovani candidati al battesimo – un fenomeno in crescita, ma per nulla frutto del processo sinodale.

La Chiesa farebbe meglio a rivolgere l'attenzione alla questione liturgica se non vuole restare a guardare mentre la sua barca continua ad andare alla deriva. Questo è esattamente ciò che auguro a questo processo sinodale, dal quale non mi aspetto nulla. Finora, infatti, non ha prodotto altro che un’attività frenetica a tempo pieno, un eccesso di parole e direttive, ma nessuna vita soprannaturale nei cuori dei fedeli. Questa deriverebbe da una vera conversione, dal versamento del proprio sangue. I processi, al contrario, sono mero frutto dell’ingegno; non entrano nel sangue, almeno non nel mio. Probabilmente non sono l’unico.

Diventerà chiaro che questo tentativo di rinnovare la Chiesa e di riformarla nell’interesse della propria agenda – si pensi al tanto decantato cambiamento di paradigma dalla Chiesa apostolica a quella sinodale – fallirà. Peggio ancora, è già oggi un acceleratore di forze centrifughe e di nuove minacce di scisma, sia interne che esterne!

Forse dovremmo riportare l’altare al centro della Chiesa. Forse tutti nella Chiesa dovrebbero considerare che senza il sacerdote non c’è Santa Messa, e senza Santa Messa non c’è Chiesa. Una Chiesa senza sacerdoti – che alcuni sognano: coloro che emarginano o soppiantano il sacerdote e credono che sia giunta l’ora dei laici – scomparirà.

Molti giovani sono quindi così attratti dalla vecchia liturgia [Messa tradizionale in latino]. Ma è silenziosa (soprattutto nel momento culminante). Nella Chiesa post-conciliare, si parla costantemente, sia a livello liturgico che sinodale. C’è praticamente una compulsione a farlo, perché si è perso il mistero davanti al quale ci si inginocchia per ricevere da CRISTO tutto ciò che porta la vera vita.

Dobbiamo tornare indietro, volgerci verso di Lui e guardare a Lui. I sacerdoti, tuttavia, guardano verso l'assemblea, che si definisce secondo categorie secondarie e poi celebra la liturgia come soggetto di quelle liturgie categoriali. Il sacerdote è semplicemente il presidente dell’assemblea. CRISTO, l’attrazione principale (in senso letterale e figurato!) di ogni funzione, sfugge alla loro vista. Persino il Papa lo mette da parte nelle messe papali, che diventano soprattutto un incontro con lui, il Papa (una “superstar”?), non con CRISTO. Dovremmo riflettere su tutto questo – non necessariamente parlarne, ma cambiarlo, ognuno di noi per sé stesso!

+Marian Eleganti, vescovo

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

1 commento:

Anonimo ha detto...

A livello nazionale, le singole Conferenze Episcopali (si pensi alla CEI in Italia o alla Chiesa in Germania) dipendono strettamente dal denaro pubblico o dal gettito fiscale dei cittadini (come la Kirchensteuer tedesca o l’otto per mille). I vescovi sanno benissimo che se la Chiesa ingaggiasse una battaglia frontale, aspra e identitaria contro le leggi dello Stato su temi come i “nuovi diritti”, il gender o l’eutanasia, la reazione della politica e dei media progressisti sarebbe immediata: minacciare la revisione del Concordato, l’abolizione delle esenzioni fiscali sui luoghi di culto o campagne mediatiche per spingere i cittadini a firmare altrove. In Germania, dove la Chiesa è ricca proprio grazie alla tassa ecclesiastica, la paura di perdere contribuenti progressisti ha letteralmente dettato l’agenda ultra-modernista del loro Cammino Sinodale. Questa morsa finanziaria e psicologica potrebbe spiegare in gran parte la deriva secolarista riscontrabile in molti episcopati europei e nelle stesse istituzioni vaticane. Per evitare il martirio economico e l’isolamento culturale, si assiste a un progressivo allineamento alle parole d’ordine del pensiero unico e della mentalità dominante: documenti come Fiducia supplicans, Amoris laetitia e la forte insistenza sui temi ambientali e sul multiculturalismo globalista, nonché il declassamento pratico e comunicativo di sanzioni morali un tempo invalicabili, come la scomunica legata all’aborto… Vi è infine il fondato e drammatico sospetto che questa medesima logica di condizionamento piloti ormai dall’alto la stessa selezione della classe dirigente ecclesiale, favorendo la nomina di vescovi scelti non in base alla solidità della loro conoscenza teologica o alla profondità della loro vita di fede, bensì in virtù della loro docile plasmabilità ai dettami del politicamente corretto; un meccanismo di arruolamento ideologico che solo può spiegare l’allarmante ignoranza teologica manifestata da gran parte dell’odierno episcopato e il conseguente tragico collasso della vita di fede nelle diocesi del nostro continente.