Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 6 marzo 2016

Il voto sulla Cirinnà e il nuovo tradimento dei chierici

Don Samuele Cecotti sul settimanale cattolico Vita Nuova di Trieste.

Nel 1927 Julien Benda dava alle stampe un grido di dolore che era un atto d’accusa rivolto agli intellettuali europei (francesi in particolare), con ricercato anacronismo chiamati chierici, rei di miopia e di pusillanimità, di accidia e di cecità, di faziosità ideologica e di ristrettezza mentale incapaci di cogliere la tragicità del momento e dunque oggettivamente traditori, traditori rispetto il proprio dovere di ceto, di custodi della civiltà.
Benda vedeva il montare cupo del totalitarismo, il suicidarsi della civiltà europea nella follia delle ideologie. È ben vero che l’idea di intellettuale che afferma è discutibile, come ideologica essa stessa l’identità che suppone tra civiltà e liberal-democrazia, nel secondo dopoguerra poi Benda finì, lui stesso, per farsi organico al Partito Comunista Francese ovvero strumento della follia totalitaria, ma il suo “La trahison des clercs” resta una pagina della letteratura e della coscienza occidentale. Ci ricorda il peso storico delle idee e la responsabilità morale di chi è chiamato ad insegnare, di chi esercita il ministero della parola.

sabato 5 marzo 2016

La modernità ha perso il senso del limite

Se a dirlo è un laico non credente...

[....] La domanda è: l’uomo deve fare tutto ciò che la Scienza tecnologicamente applicata gli permette di fare? La risposta che la società moderna dà a questa domanda è sostanzialmente affermativa. Ma non è stato sempre così. I Greci, grazie a Pitagora a Filolao e ad altri straordinari scienziati e pensatori, avevano una teoria della meccanica che gli avrebbe permesso di costruire macchine molto simili alle nostre. Ma non lo fecero. Perché intuivano o capivano che andare a modificare e replicare la Natura è pericoloso. Parlando con i loro termini esprimevano così questo concetto: l’ubris, cioè il delirio di onnipotenza dell’uomo, provoca la fzònos Zeon, l’invidia degli Dei e quindi la conseguente punizione. Sul frontespizio del Tempio di Delfi era scritto: “Mai niente di troppo”. Avevano conservato il senso del limite. Ma perfino Bacone, che è considerato uno dei padri della rivoluzione scientifica, afferma: “L’uomo è il ministro della Natura ma alla Natura si comanda solo obbedendo ad essa”.
Noi è proprio questo senso del limite che abbiamo perso e che ci perderà. Per restare al tema che è attualmente in discussione quello della “maternità surrogata” (l’onorevole Marzano ci dice che il termine corretto è “gestazione per altri”- è tipico di questa società bizantina credere di poter cambiare le cose cambiando le parole) ma il discorso potrebbe estendersi a tantissimi altri ambiti, come le ricerche sul Dna, la pretesa di trovare l’origine della vita, eccetera, è certo che nel campo della procreazione faremo parecchi passi avanti sulla strada della cosiddetta ‘modernizzazione’, come la possibilità di una donna di autofecondarsi prendendo gli elementi essenziali dell’embrione dal proprio corpo (su questo punto la ricerca è già molto avanzata).
Ha ragione Grillo: gli orrori del presente, partoriti dalla mente dei vari Frankenstein, non sono che un pallido fantasma di ciò che ci aspetta nel futuro. I ‘secoli bui’ non sono quelli che, riferendosi al Medioevo, vengono definiti tali. I ‘secoli bui’ sono quelli che stiamo vivendo.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 3 marzo 2016

Avviso. Impossibile celebrare la Santa Messa della Domenica Laetare a Torino

L'Associazione  Card. G. Saldarini per la liturgia latino-gregoriana “Summorum Pontificum” (Coetus fidelium stabiliter existens ex art. 5 M.P. Summorum Pontificum  et art. 15 Instr. Universae Ecclesiae) di Torino, comunica che non essendo stato possibile trovare una sede, la S. Messa della IV domenica di Quaresima (6 marzo - domenica Laetare) non potrà essere celebrata.

Overton Window: la «finestra di Overton». Conoscere per difendersi

Su Effedieffe, già diversi mesi fa, è apparso un interessantissimo articolo di Roberto dal Bosco sulla  cosiddetta «finestra di Overton», che dimostra come con vere e proprie strategie di comunicazione si possa far accettare «l'introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale». Parole usate dal card. Bagnasco, che l'ha citata esplicitamente nel novero delle sue riflessioni sulla famiglia nella prolusione al Consiglio permanente della CEI (settembre 2015).
Non pubblico il testo integrale dell'articolo, soggetto a copyright in quanto disponibile solo per gli abbonati, ma quanto utile per avere un'idea chiara del fenomeno. Spero non me ne vorranno per questa diffusione, che ritengo ineludibile avvenga a più largo raggio, per offrire a più persone possibile maggiori strumenti di comprensione e di difesa.

[...] La finestra di Overton è niente più che una tecnologia di persuasione delle masse, che fa ricadere – e fa evolvere – idee in un semplice «quadro di possibilità politiche» dentro al quale si muove l’opinione pubblica e il legislatore. L’oggetto di questa tecnica di manipolazione politica, sia ben chiaro, siamo noi.

Mai come negli ultimi anni appaiono evidenti gli effetti dell’adulterazione della realtà e della legge naturale. L’ingegneria sociale, tramite il potere di chi fa le leggi e l’amplificazione di chi controlla i media, è un fatto compiuto, visibile ad occhio nudo ogni giorno.

don Elia. Ita et nunc

Come allora colui che era nato secondo la carne
perseguitava quello nato secondo lo spirito,
così anche ora

(Gal 4, 29).
Se i Protocolli dei Savi di Sion fossero stati un falso compilato dalla polizia zarista, non si capisce a che scopo Nicola II ne avesse portato con sé una copia a Ekaterinburg, dove fu trucidato con tutta la sua famiglia. Altro indizio di autenticità è il fatto che buona parte del piano in essi descritto si è già realizzato, a cominciare da quella rivoluzione marxista, finanziata e diretta dalle logge ebraiche, che in una prima fase lo detronizzò e in una seconda lo eliminò fisicamente. Non senza motivo un esperto di massoneria, qual era padre Kolbe, li aveva presi molto sul serio. I figli carnali di Abramo, non sopportando che i suoi figli spirituali li abbiano soppiantati nel godimento dei beni messianici, si sono votati ad una lotta senza quartiere contro di loro, fino all’ultimo cristiano. Non potendo certo sterminarli tutti (nonostante i ricorrenti massacri inaugurati nel 1792 e tuttora in corso per mano islamica), hanno pensato bene di pervertirne la fede al fine di condurli inavvertitamente alla loro stessa apostasia e riassorbirli così nella propria incredulità.

venerdì 4 marzo 2016

Mattia Rossi. I colori musicali nel canto gregoriano

Radio Spada ha pubblicato un interessante intervento esplicativo dei vari colori liturgici. Leggendolo mi sono detto: è vero, la varietà cromatica dei paramenti liturgici, a ben vedere, è l’elemento che prima di qualunque altro denota e contraddistingue il senso e il sentire della celebrazione. Il colore liturgico, anche agli occhi del fedele digiuno di liturgia, diventa il primo elemento esteriore identificativo dell’ethos di una celebrazione liturgica. E’ indiscutibile che il colore nero o viola, ad esempio, che vediamo indossato dal sacerdote appena uscito di sacrestia, sarà immediatamente percepito come più penitenziale rispetto ad un bianco o a un color oro anche senza sapere quale Messa si stia celebrando.

Ebbene, ma il canto gregoriano, nel suo perfetto incarnare la teologia cattolica, possiede anch’esso qualcosa di simile, qualcosa che sappia “colorare” immediatamente dall’esterno un brano? La risposta – incredibile dictu – è naturalmente: sì. Anche il canto proprio della Chiesa ha un suo bagaglio di “colori” dei quali si serve per denotare e “tinteggiare” ogni singolo brano.

Il pericolo ricorrente: esaltare il particolare per negare il resto

Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 3 - Marzo 2016. 
Il testo che segue condensa molte delle nostre reiterate denunce e riflessioni sull'attitudine richiamata nel titolo, che nel corso dell'ultimo cinquantennio ha snaturato diversi ambiti della nostra fede. Ne richiamo solo alcuni: Il dialogo ad oltranza, che investe l'Ecumenismo, la Libertà di religione e il rapporto con i non-credenti; l'enfasi sulla partecipazione in chiave materiale e antropocentrica; l'enfasi sulla nuova concezione del Mistero Pasquale  che esalta la Resurrezione elidendo la Croce; l'accento sull'Incarnazione inopinatamente estesa alla natura umana universale anziché sull'individuo Uomo-Dio Gesù di Nazaret. Venendo meno il concetto di espiazione e Redenzione, acquistataci a caro prezzo dal Sacrificio di Cristo Signore, ecco dunque la misericordia a buon mercato sganciata dalla giustizia e l'afflato umanitaristico tutto orizzontale che crede ottenere la salvezza con le opere di misericordia come atto volontaristico solo umano e non come frutto della grazia che abita in un cuore redento. Solo queste ultime recano in sé la fecondità della divinità che si coniuga con la natura umana del credente che ha accolto il Signore e Gli appartiene. 

C'è un'attitudine del cattolicesimo modernizzato che non è cattolica e che porta, se praticata, ad uno snaturamento del cattolicesimo stesso. Si tratta della valorizzazione del particolare. Si prende un aspetto del Vangelo, un aspetto del cristianesimo, quello che piace, e lo si fa diventare la chiave di interpretazione di tutto.
Così ha fatto anche il demonio nel deserto, quando ha tentato Nostro Signore utilizzando le Scritture in un particolare (Mt 4,1-11):
«Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane».
«Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
Il demonio fa così anche con gli uomini, fa così anche con te, ti dice una parte e con quella parte ti spinge a non servire Dio.
È questa la forma più subdola della tentazione, ed è la modalità più ricorrente oggi.
Molti ci sono cascati e ci cascano nella Chiesa.
E ciò che è ancora più grave è che fanno diventare il particolare, valorizzato e sottolineato, chiave interpretativa di tutta la vita cristiana.

Proposte di lettura. La Pipa di Padre Tomas. Scritti teologici

Gianni Battisti ha un rapporto tutto particolare con p. Tomas Tyn (1950-1990), il Servo di Dio e grande teologo domenicano morto a Bologna in concetto di Santità a 39 anni dopo aver offerto la propria vita in olocausto al Signore per la liberazione della sua patria: l'allora Cecoslovacchia dal regime oppressore. La sua figura lo ha catturato, dapprima attraverso l' ascolto delle registrazioni delle Conferenze - da lui così diligentemente raccolte - e, poi, dalla lettura meditata degli scritti, riguardanti tesi teologiche strettamente connesse col dogma e nel solco degli insegnamenti di San Tommaso, non senza rilievi, tuttavia, su tanti aspetti modernisti che p. Tomas Tyn stava cominciando a intravvedere. 
L'impegno competente e appassionato di Gianni Battisti rende accessibili testi che avvincono per la chiarezza e la precisione del linguaggio, per l'ordine espositivo e per le convincenti argomentazioni arricchite dalle appropriate citazioni di fonti autorevoli.
Il volume da poco uscito è diviso in due parti: la prima contiene un florilegio di scritti teologici di Gianni Battisti, ispirati alla sua frequentazione e grande assonanza spirituale con padre Tomas. Sono testi concepiti in forma colloquiale che rendono la lettura lineare e scorrevole senza nulla perdere del rigore teologico dei contenuti e fungono da apripista per le lezioni contenute nella seconda parte.

Venerdì 4 marzo. La Preghiera di Riparazione

Ricordiamo che oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla Preghiera di Riparazione. Ecco le consuete preghiere, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che [trovate qui].

Altre notizie a avvisi su Riscossa Cristiana [qui]

Gli ultimi avvenimenti politici, con l’approvazione in Senato della legge sulle unioni civili, indicano chiaramente la deriva anticristiana della società. L’offesa a Dio e alle Sue leggi viene codificata e imposta. La campagna propagandista atea predispone l’opinione pubblica ad accettare ormai tutto, complice anche la meschinità di quanti, pur definendosi cattolici, hanno finora saputo solo avviare negoziati, seguire la teoria del “male minore”, ottenendo emendamenti di pura facciata, che servono solo a rimandare e non a evitare il disastro.
Di fronte a questa situazione possiamo apparire umanamente perdenti, anche perché il livello di corruzione è tale che solo l’intervento divino potrà fermarlo.
Si fa quindi quanto mai urgente e necessario un nostro impegno straordinario di preghiera, in riparazione delle offese continue e legalizzate al Sacro Cuore di Gesù e per chiedere al Signore di salvarci e salvare le nostre famiglie e la nostra società.

giovedì 3 marzo 2016

“Quando eravamo femmine”. Il nuovo libro di Costanza Miriano

Ho avuto una grossa difficoltà nello scrivere Quando eravamo femmine. Cioè una in più oltre a quelle solite – la casa gelata di notte, i colpi di sonno tra l’una e le due, la fame atavica verso le tre, la difficoltà nell’approvvigionamento notturno di beni atti a fornire le condizioni minime alla scrittura, quali il chococaviar Venchi, il salame e la Coca light. La difficoltà aggiuntiva di questo libro è stata che io avrei voluto raccontare tutta la sorellanza che ho scoperto da quando le persone che conosco e incontro sono aumentate di circa mille volte rispetto ai tempi in cui avevo un numero di amici normali (i tempi in cui nella mia rubrica i nomi erano salvati come Elisabetta, Luca, Giovanni e non Cristinagenovamammadicinque o Ericareliquiamilano o Federicachiesanuova). Avrei voluto raccontare parte della bellezza conosciuta praticamente in tutta Italia, da Catania a Rovereto (o Pinerolo? È più a nord?), ma era troppa, troppa roba, e troppo pochi i neuroni rimasti liberi dopo le giornate trascorse a lavorare, a star dietro ai figli, a fare tutte le cose che noi mamme sappiamo bene e che tutte facciamo, mettendoci insieme però anche un’esagerazione di mail messaggi telefonate. E così tante sere sono finite in un nulla di fatto, a contemplare lo schermo – rigorosamente bianco – e poi a dormire sfinita con lo sterno sul tavolo e lo spigolo del tavolo in fronte.