sabato 5 marzo 2016

Overton Window: la «finestra di Overton». Conoscere per difendersi

Su Effedieffe, già diversi mesi fa, è apparso un interessantissimo articolo di Roberto dal Bosco sulla  cosiddetta «finestra di Overton», che dimostra come con vere e proprie strategie di comunicazione si possa far accettare «l'introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale». Parole usate dal card. Bagnasco, che l'ha citata esplicitamente nel novero delle sue riflessioni sulla famiglia nella prolusione al Consiglio permanente della CEI (settembre 2015).
Non pubblico il testo integrale dell'articolo, soggetto a copyright in quanto disponibile solo per gli abbonati, ma quanto utile per avere un'idea chiara del fenomeno. Spero non me ne vorranno per questa diffusione, che ritengo ineludibile avvenga a più largo raggio, per offrire a più persone possibile maggiori strumenti di comprensione e di difesa.

[...] La finestra di Overton è niente più che una tecnologia di persuasione delle masse, che fa ricadere – e fa evolvere – idee in un semplice «quadro di possibilità politiche» dentro al quale si muove l’opinione pubblica e il legislatore. L’oggetto di questa tecnica di manipolazione politica, sia ben chiaro, siamo noi.

Mai come negli ultimi anni appaiono evidenti gli effetti dell’adulterazione della realtà e della legge naturale. L’ingegneria sociale, tramite il potere di chi fa le leggi e l’amplificazione di chi controlla i media, è un fatto compiuto, visibile ad occhio nudo ogni giorno.

La Russia reagisce

Sotto il dogma dell’evoluzione della società (il cui riflesso teologico è l’evoluzione sociale del dogma: basta leggere i fondi di Mancuso su Repubblica per capire che la cosa è spacciata in modo massivo) l’umanità può accettare qualsiasi pensiero, anche il più anti­umano, nocivo, folle, suicida.... Gli Stati Uniti d’America, la Superpotenza atomica e finanziaria più grande che il pianeta abbia mai conosciuto, hanno dichiarato guerra alla realtà: ecco l’ultima offensiva intrapresa dalla democrazia sanguinaria. I suoi politici, i suoi giornalisti, artisti, e valanghe di povere masse dipendenti dalla TV o da Facebook applaudono – e attuano – la perversione e l’aberrazione, e tutto questo, fino a pochi anni fa, non era nemmeno vagamente concepibile. Ne abbiamo parlato di recente, cercando di analizzare le standing ovation ricevute da Bruce Jenner, il ricco olimpionico divenuto, a sessant’anni suonati e con un discreto numero di mogli e figli, un transessuale pubblico. Tuttavia, vi è un’altra nazione (pure dotata di migliaia di testate atomiche, deo gratias) che pare non voler giocare a questo gioco distruttivo.
«Possiamo vedere come i Paesi euro­atlantici stanno ripudiando le loro radici – disse Vladimir Vladimirovič Putin nel leggendario discorso di Valdaj 2013 – persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana. La “political correctness” ha raggiunto tali eccessi, che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale».
[...] Joseph Overton, già Senior Vice­President del Mackinac Center for Public Policy, un think tank del Michigan che si occupa di politiche liberiste e che è percepito come conservatore», definì la sua teoria a metà degli anni Novanta.

Morì piuttosto giovane (nacque nel 1960) in un incidente aero: si schiantò con un ultraleggero, dicono le cronache. La teoria che lo rese famoso, quindi, uscì postuma. Overton, a cui i suoi colleghi ancora si riferiscono con un misto di simpatia e deferenza, voleva semplicemente studiare gli effetti sulla popolazione dei think tank e delle centrali di influenza del processo politico.

Secondo lo schema che formulò, ogni idea concepibile in politica (ma non solo) ricade giocoforza in un intervallo di possibilità che la rende più o meno recepibile dalla società. L’uomo politico lo sa, e a meno che non voglia effettuare un suicidio passando per estremista, si attiene alle idee che la Finestra di Overton ritiene accettabili.
Seguendo lo schema, ogni idea evolve secondo sei diversi stadi:
Unthinkable («impensabile», cioè inaccettabile, vietato); Radical («radicale», cioè ancora vietato ma con delle eccezioni); Acceptable («accettabile», cioè non in dissonanza cognitiva totale con il pensiero del soggetto); Sensible («sensata», cioè razionale, dotata di spiegazioni); Popular («popolare», «diffusa», cioè accettata da larga parte della società, rinforzata dai media); Policy («legislazione», «legalizzata», cioè l’idea è divenuta parte concreta della politica statale).

Conoscendo questo diagramma di evoluzione del sentire politico, si rende facile la comprensione di come qualsiasi tabù possa essere infranto e «liberato» nella società grazie alla tecnica di graduale cambiamento (la vecchia tecnica della rana bollita, se alzi la temperatura di colpo salta fuori dalla pentola, se aumenti di un grado alla volta resta immobile sino a farsi lessare), utilizzando magari anche tecniche di shock: all’apparire degli estremisti (coloro che vorrebbero qualcosa che dapprima ci pare «impensabile»), una soluzione di compromesso pare sempre più accettabile, sensata, pronta per essere diffusa e quindi legalizzata.

Si avanza per gradi. Dalla terra incognita di quanto la società può trovare disgustoso e deplorevole, piano piano verso ciò che è da ritenersi giusto, anzi più che giusto: da proteggersi con le leggi dello Stato. Saltano alla mente, ovviamente, gli esempi della sodomia ora resa fatto naturale, e del relativo matrimonio per i sodomiti invocato ora a gran voce dall’Occidente, ovvero ciò era totalmente fuori dallo spettro del possibile per la società di solo pochi anni fa. Poi, gradualmente, ecco che l’omosessualità – che era malattia per l’OMS sino al 1990 e reato in molti Paesi occidentali – si è fatta largo sino al cuore dello Stato.

Riflettiamoci: la stessa parola «omosessuale», termine pseudoscientifico, è stata introdotta nella fase in cui l’idea da impensabile e radicale doveva divenire accettabile, sensata. La razionalizzazione della sodomia, lo sappiamo, passò attraverso l’occupazione materiale dei Convegni delle Associazioni Psichiatriche (come l’American Psichiatric Association) da parte degli attivisti LGBT, con successiva cancellazione dell’omofilia dalla lista delle malattie sessuali del Manuale Diagnostico­Statistico dei disordini mentali (1973).

Tuttavia, l’uranismo è oramai penetrato come «possibilità» anche nella mente del più bigotto conservatore (vuoi essere più cattolico del Papa?
Chi sei tu per giudicare) per cui non si tratta dell’esempio adeguato.
Mikhalkov prova a simulare una finestra di Overton per aberrazione dalla quale ora, in teoria, la società dovrebbe essere immune. Le cose, come vedremo, non stanno esattamente così.

Unthinkable - Impensabile (inaccettabile, vietata);

Allo stato attuale, il tema del cannibalismo pertiene al regno dell’impensabile è nella fase «totalmente inaccettabile», non è discutibile sulla stampa e non si ammette in alcun modo tra gli esseri umani. Apparizioni mediatiche del fenomeno – come nel caso del ribelle anti­Assad che divorava il cuore del suo nemico o gli innumeri episodi di «cannibalismo militare» nei conflitti africani – sono mostrati con terrore e disgusto, a volte perfino – per opportunità politica – celati al grande pubblico.

Radical - Radicale (vietata ma con eccezioni)

L’idea passa dunque da totalmente inaccettabile alla fase «vietato, ma con deroghe». Diviene insomma una realtà pur radicalmente lontana, tuttavia esistente. Entra qui in gioco la tendenza, tutta illuminista, a dichiarare che i tabù vanno discussi, analizzati. È in questa fase che fanno solitamente la loro comparsa “gli scienziati”: nel nostro caso, saranno gli antropologi, gli psicologi, perfino i nutrizionisti. Si organizza un bel convegno sul tema, poi un secondo, poi un terzo. Si parla delle tribù della Papuasia. In TV a notte fonda e nei Cineclub cominciano a riprogrammare capisaldi del genere come pellicole trash tipo Cannibal Holocaust o il più elegante Il Profumo della Signora in nero. In questo momento della finestra, assieme al dibattito «scientifico», emergono immediatamente gruppi oltranzisti, chiassosi estremisti le cui posizioni stanno in fondo allo spettro: immaginate una «Associazione di Liberi Cannibali» che chiede di poter mangiare chi vuole senza essere giudicata dalla morale e dalla legge. Nonostante l’idea pare essere ancora lontana dalla società, questa fase permette la sua penetrazione nella membrana del pensiero collettivo. Non esistono tabù, e questo fenomeno, per quanto tremendo, esiste – lo dice la scienza! –, e bisogna farsene una ragione. L’emersione di gruppi di cannibali dichiarati ci fa capire che – elemento importante, conosciuto da sempre dal potere che alleva i suoi estremismi domestici – l’idea ha delle sue sfumature, si può scegliere comodamente un’opzione “moderata”.

Acceptable - Accettabile

Nella fase successiva, il concetto del cannibalismo passa da «vietato ma con eccezioni» alla dimensione dell’«accettabile». La scienza continua a spingere, e al fenomeno viene fatto un rebranding: non si parla più di cannibalismo, si usa la parola scientifica «antropofagia». Anche questa parola, tuttavia, nel corso di questo momento della finestra, è suscettibile di essere cambiata nuovamente: ecco a voi introdotta la parola «antropofilia» –– pensate al sodomismo, ad un certo punto studiato come «omofilia» (termine che è però troppo contiguo a «parafilia», cioè perversione) e divenuto quindi «omosessualità», un termine scientifico che è di per sé una contradictio in adiecto, in quanto il sexus è etimologicamente «ciò che fabbrica, che tesse» (Dizionario Pianigiani) oppure «ciò che separa, ciò che distingue l’uomo dalla donna» (così la pensavano gli etimologi Benfrey, Corrsen, Pott). Il sesso, quindi non può essere omos, cioè «lo stesso». Eppure, la parola oramai è entrata nel vocabolario comune, come fosse sempre esistita (nel citato dizionario etimologico di Ottorino Pianigiani, del 1907, proprio non esiste), e ogni altra parola è ritenuta offensiva: provate a dire, come si poteva fare neanche trenta anni fa, «invertito», «sodomita», «pederasta».

Queste parole scientifiche, inoltre, hanno la possibilità di creare infiniti derivati: omosessualità diviene «omosessuale», «gli omosessuali», «l’omosessualismo», «omosex», fino alla contrazione «omo» (o all’inglese «homo»). In fondo, il significato «che si accoppia con lo stesso» non suona male, non vi sono echi di punizioni bibliche, di dark room o di virus HIV, è un puro concetto.

Così anche gli antropofili non evocano, con questo bel nome, il sacrificio umano, la carne squarciata, le interiora consumate avidamente: no, è etimologicamente la «passione per gli umani» a definirli. L’aberrazione viene qui disincarnata, concettualizzata, neutralizzata nel suo disgusto organolettico. È in questa fase che subentra il richiamo al «precedente  storico», ad un fatto mitico (reale o inventato, o tutt’e due pettinati alla meglio) che legittimi sub specie aeternitatis l’idea un tempo proibita. Ecco che, in ambiente di retaggio cattolico, vi potranno essere mille riferimenti alla Messa come atto di antropofagia. Il cannibalismo non può che essere accettato, perché in fondo viene celebrato ogni settimana dalla popolazione più pia.
L’illegittimità dell’idea, quindi, è indebolita per sempre: pur non essendo ancora libera di correre per la società, essa viene ritenuta legittima in un determinato recinto storico­-antropologico.

Sensible - Sensata (razionalmente difendibile)

Si passa quindi allo step successivo, quello che dall’idea lava per sempre la patina di inaccettabilità: il concetto viene trasformato in «sensato», «ponderato», «razionale», legato ad una necessità «fisiologica», «naturale», «biologica». Ecco nuovi studi che affermano che il desiderio di mangiare carne umana può essere dovuto ad una predisposizione genetica dell’individuo: esistono già studi, del resto, che abbinano la dieta carnivora a determinati gruppi sanguigni. Qui si introduce il tema d’attualità, quello che spinge l’individuo a fantasticare delle «insuperabili circostanze» nelle quali il destino potrebbe piazzarlo. Immaginate la carestia, o una situazione in cui un essere umano «deve avere il diritto di fare la scelta». Pro­choice: pensate al famoso disastro aereo delle Ande (1972), quando 16 sopravvissuti, dispersi nelle altitudini della Cordigliera, decisero, per sopravvivere, di cibarsi dei morti. Ecco pronta la programmazione TV del film tratto da questo episodio di cronaca, Alive, con il giovane Ethan Hawke: la pellicola ti porta inevitabilmente a vedere il cannibalismo come fatto di pura razionalità, mostrato dal regista anche con una certa pudicizia, al punto che potrebbe anche non capirsi cosa sta accadendo, e il tutto comunque si dimentica facilmente grazie al luminoso finale di salvezza.
Il cannibalismo (pardon, «antropofilia») salva le vite umane. Altro che cosa orrida e inconcepibile.

Popular - Diffusa (socialmente accettabile)

Quinta fase: da «sensato» a «diffuso», e cioè pubblicamente accettato.
Qui intervengono, pesantemente, i dibattiti sui media. Gli intellettuali disquisiscono del cannibalismo come fatto mitico e come tendenza. I talk show intervistano un ragazza di buona famiglia che dichiara di essere cannibale, magari anche con una certa moderazione: «mangio solo cadaveri o persone consenzienti». Nei film e (soprattutto oggi) nelle serie TV tra i personaggi positivi (se non tra i protagonisti) spunta un cannibale, con relativa storia di discriminazione alle spalle.

Immagini di cannibalismo compaiono nei video dei cantanti del momento, sui cui gusti alimentari un po’ si chiacchiera. Viene rivelato che sono «antropofili» numerosi musicisti, attori, politici, VIP di ogni sorta. La serie Hannibal viene rifatta con finalmente il protagonista, il brutale ma raffinato assassino antropofago Hannibal Lecter, reso protagonista senza più comprimari, un eroe positivo e basta.

Poi si delinea la strategia della “pistola puntata”: quanti ragazzi si suicidano perché sono cannibali e la famiglia, la società, non possono capire? È la minaccia che non è mancata nel discorso di Bruce Jenner (che ora si dovrebbe chiamare Caytlin) alla cerimonia della TV sportiva ESPN che lo premiò per il suo coraggio. Molti maschi che vorrebbero andare in giro vestiti da donna, assumere ormoni e mutilarsi gli organi sessuali, oggi stesso sono costretti ad ammazzarsi ha dichiarato l’olimpionico mutante. E la colpa è solo nostra, della società, dei «cosiddetti sani». La storia dei suicidi è tutt’ora probabilmente l’unico – fallace – argomento messo in campo dalle sigle LGBT per giustificare l’«emergenza omofobia». La rivoltella della discriminazione è pronta a tirare sull’innocente incompreso: più tempo attendiamo, più aumenta il numero dei morti.

Così, un’emergenza per i cannibali suicidi comincia a monopolizzare il discorso pubblico. A questo punto gruppi antropofagi (un tempo ritenuti oltranzisti) ora sono entrati appieno nello spettro delle possibilità politica, sia pure con le loro sfumature. L’idea di base è che una grossa parte della popolazione sia cannibale, un’altra, ancora più vasta, lo è in modo latente, sino all’apparizione di una teoria per cui tutti gli uomini nascono in potenza antropofagi, devono solo decidere se esserlo o meno (esattamente come la sessualità per la teoria del gender).

Qui si scatenano gli attivisti. Parafrasando un recente slogan della propaganda di Sodoma, «Il cannibalismo esiste, fattene una ragione». In fondo, si tratta solo di persone culinariamente creative, spesso più raffinate della media. Si sparge la voce che chi odia i cannibali sotto sotto lo è anche lui. E poi ribadiamo ancora una volta la suprema saggezza relativista: «chi siamo noi per giudicare?»
Si comprende che il cannibalismo, a questo punto, è divenuto una variante naturale dell’umanità. Discriminarne i portatori diviene cosa odiosa e ingiusta. Chi disprezza gli «antropofili» è per logica dell’etimo «antropofobo». Ovvero, chi odia il cannibalismo odia l’uomo. L’amore per il prossimo passa attraverso la consunzione della sua carne: ecco che anche la Chiesa «in dialogo con il mondo» recepisce il portato di giustizia umanitaria di questo fenomeno.

È a questo punto che cominciano a programmarsi leggi a protezione del fenomeno: una legge dovrà punire l’«antropofobia», un’altra insegnare il cannibalismo sin dall’asilo, un’altra ancora dovrà sancire il diritto alla «libertà di alimentazione» degli «antropofili».

È davanti a questa ebollizione della massa desiderante, convinta vi sia un bisogno civile «non più rinviabile» che entra in scena il corpo politico, che tenta di cavalcare come deve la novità, fedele a quell’imperativo di «imprenditoria dell’opinione» che forma lo Stato democratico. Nelle fasi precedenti i protagonisti erano gli attivisti e think tank, fondazioni transnazionali, ONG, media: gli evocatori delle «potenze dell’aria» di cui si parla nel Vangelo. Con i politici l’idea comincia ad incarnarsi, ad assumere un sostrato materiale. Vi erano, forse, nei previ momenti del processo, delle figure politiche, ma si tratta di early adopters, precursori, una minoranza rispetto alla massa umana che costituisce il legislatore, la quale, come tutte le masse è pigra, poco fantasiosa, passiva, specialistica quanto vuota, altisonante quanto volubile ed inetta. Il politico medio che vuol stare a galla capisce che in qualche modo con il cannibalismo ci deve avere a che fare. E quindi, ecco realizzate le leggi che trasformeranno il tabù in fenomeno mainstream protetto dalla giurisprudenza e dalle forze dell’ordine.

Policy - Legalizzata (introdotta a pieno titolo) 

Nell’ultima fase assistiamo alla trasformazione definitiva dell’idea, da diffusa a legalizzata. La propagazione sui media è virale, così come i dibattiti in sede parlamentare: l’idea riceve piena importanza politica. I cannibali sono oramai totalmente umanizzati, quindi fatti oggetto di diritti inalienabili.

Qui entrano in campo direttamente le lobby; le ricerche scientifiche storico-­antropologiche lasciano il passo a statistiche sociologiche riguardanti il presente più stretto. I sondaggi tastano l’umore del popolo democratico: legalizzare il cannibalismo, sì o no?

Con il giusto clima socio­-politico, magari pure con una bella spintarella dall’ONU o da Bruxelles, arriva la prima legge. Vietato discriminare i cannibali, mai più l’«antropofobia» che fa suicidare tanti poveri «antropofili». Poi le scuole, con libri per bambini ricchi di disegni di grande chiarezza illustrativa. Infine la libertà di mangiare carne umana quandunque il cittadino lo desideri, certo con alcuni «paletti» tipici della civiltà del compromesso (come la Democrazia Cristiana): il consumato deve essere morto, o aver redatto una richiesta di eutanasia almeno una settimana prima; il consumato può essere anche sano e vivente purché si compili un contratto con il consumatore che autorizzi a quest’ultimo di cibarsi delle carni del contraente, come pare succedere spesso in Germania, patria del cannibalismo consenziente: il primo caso fu quello di Armin Meiwes; di recente abbiamo visto anche la storia di Detlev Guentzel, poliziotto antropofago che si mangiò, non senza il permesso dell’interessato, Wojciech Stempniewicz, un consigliere comunale della CDU (appunto, la DC tedesca…).

Finestra sull’ecosistema del Male

Ora, il lettore capirà a quante realtà lo schema di Overton sia stato già applicato. Per il sodomismo mondialista, e le relative nozze, siamo già vicini a chiudere la finestra. Abbiamo assistito, nel giro di pochi anni, a tutta la trafila. Da idea reietta è divenuta oggetto di studio (lo studio psichiatrico dell’omosessualità, prima incoraggiato poi militarizzato dai militanti LGBT), poi fenomeno chiacchierato («sai che anche quello…» «Come Giulio Cesare!»), poi ancora fatto razionale («se uno nasce così...»), quindi tema popolare (gli omosessuali al Cinema e in TV, da In&Out a Un Posto al sole; gli stilisti invertiti innalzati ad esempio perfino per i cattolici, come nel caso di CL e Dolce&Gabbana), infine legge di Stato: ddl Scalfarotto, ddl Fedeli (ora riassorbito e già votato nel decreto «Buona Scuola»), ddl Cirinnà.

Per l’aborto fu lo stesso: un omicidio che va contro lo spirito di una Nazione Cattolica viene fatto oggetto di conferenze e studi sociali; compaiono i gruppi estremisti (i radicali di Pannella e Bonino e gruppi pragmatici come la squadra di mammane capitanata da Eugenia Roccella, ora deputato dei vescovi in Parlamento), quindi viene discusso («si dice che Grace Kelly...»), poi razionalizzato (si deve procedere in certi frangenti: ecco che esplode il caso Seveso, con Susanna Agnelli che a Montecitorio chiede una deroga per far abortire le donne della cittadina che si supponeva intossicata), quindi idea popolare («l’utero è mio e me lo gestisco io», è un ritornello che dalle studentesse si sposta verso qualsiasi donna si senta infine «liberata»), infine legalizzato pienamente dalle stesse forze che in teoria lo tenevano fuori dal discorso pubblico: la DC crea la 194, pensando che sia un buon compromesso tra il divieto di aborto – ritenuto, dopo tante fasi della finestra, «impossibile da mantenere» – e i cannibali oltranzisti Pannella e Bonino, che vorrebbero l’aborto senza freni. I democristiani, fieri degli stupidi «paletti» posti, non si rendono conto che accettando l’aborto nel discorso pubblico hanno permesso al pensiero radicale di dilagare sino ad affogare ogni resistenza. Così, l’aborto totale chiesto da Pannella – che ora, infatti, difende alla grande la 194 – si ottiene tramite la resistenza simbolica dei cattolici: i colloqui in consultorio sono fittizi, il periodo prima dell’esecuzione del feticidio diviene un dettaglio trascurabile.

In più, con lo sdoganamento di questo vero e proprio cannibalismo infanticida a spese del contribuente, il potere radicale ha caricato i colpi successivi, che ne sono la diligente conseguenza. La produzione di umani in vitro, presupposta dal libero aborto, presuppone a sua volta i matrimoni tra invertiti, che hanno così possibilità di prodursi i figli biotecnologicamente, fecondazione eterologa in vitro e impianto in utero surrogato, quindi eliminazione del bambino difettato, se necessario.
È sempre così: Il buco nella diga, grande come il dito di un bimbo olandese, la fa crollare tutta.
Ad essere normalizzato fino alla legalizzazione non è più il singolo fatto – come l’aborto – ma un ecosistema del Male in sé. Un clima, un ambiente complesso.

Così, la legalizzazione dei matrimoni omofili, è solo il cavallo di Troia per far entrare nel discorso pubblico – legittimamente e con la protezione armata di Polizia, Carabinieri, Esercito – la congerie di perversioni associate all’omosessualismo: la rinuncia definitiva a pensare all’amore fisico come atto procreativo (love is love, e niente questo ha più a che fare con la fertilità), la voracità sessuale senza limiti (tipica delle dark room e dei pisciatoi pubblici), le pulsioni esibizioniste tradotte in pura pornografia (come ai gay Pride), la necessità della produzione in vitro delle creature umane (con eugenetica borghese come sopramercato), l’inevitabilità del mercato dei gameti (con casi di incesto genetico in arrivo), lo schiavismo terzomondiale degli uteri in affitto (che prima o poi, come preconizzato dall’avanguardia gay, sarà sostituito da xeno­gestazioni – ossia bambini incubati dentro a scrofe – o uteri artificiali veri e propri).

Come nelle storie, il vampiro ti entra in casa solo se invitato. E tu credi di invitarlo a cena, e poi ti ritrovi con tutta la famiglia azzannata. Per quanto incredibile, i democristiani non lo hanno ancora capito.

Non si pensi che la pedofilia non stia già avviandosi a fase avanzate della “finestra”. Abbiamo scritto su questo sito di un Convegno presso l’Università di Cambridge (luglio 2014), dove si sostenne che «la pedofilia sia cosa normale tra maschi adulti», poiché «una certa porzione di maschi adulti normali vuole fare sesso con i bambini» e «i maschi normali sono eccitati dai bambini». Poi lo scorso settembre, ecco che spunta d’un bleu un articolo del New York Times: lo si spiega sin dal titolo, «Pedophilia, a disorder, not a crime» («pedofilia, un disordine, non un crimine»). Ecco poi il manuale psichiatrico più seguito al mondo, il DSM, uscito incredibilmente nella sua quinta edizione con il declassamento della pedofilia a «orientamento sessuale» (dopo le proteste, i compilatori dell’American Psychiatric Association provano a ricucire sostenendo che si tratta di un typo, un refuso...).

Abbiamo visto come i radicali – veri pionieri assoluti, la cui prescienza ha un che di preternaturale – già nel 1998 organizzavano convegni per normalizzare politicamente l’inclinazione pedofila: ad organizzare, Pannella e l’ora berlusconiano Daniele Capezzone, con il coinvolgimento di una ressa di deputati e senatori che vanno da Taradash a Vittorio Sgarbi a serque di carneadi del PD (allora DS) o della Lista Pannella o di Forza Italia, più psicanalisti di grido, filosofi, sociologi, imprenditori, giornalisti, uomini di apparato ministeriale, etc.

Alla lista, oggi, si aggiungerebbe anche qualche vescovo... (2)
Non so: forse Pannella, che è vecchio e malato, vuole davvero provare a vedere se in vita riuscirà a vedere overtonizzata anche questa immonda aberrazione, e per questo ci parla dei suoi ninfetti.

Distruggete la finestra di Overton

Terminata questa discesa negli inferi dello Stato moderno, allo scrivente risulta chiara quindi una cosa: per nessuna ragione dev’essere consentito l’uso di questo sistema  disumanizzante, in grado di trasformare i carnefici in vittime, i mostri in santi, i cannibali in minoranze discriminate. Si tratta, purtroppo, di un tratto ineliminabile di una struttura politica basata sul consenso, dove chi governa subisce le pressioni di chi è governato, anche quando quest’ultimo è con evidenza turlupinato, sopraffatto da forze altre.

La democrazia e il Male, purtroppo, sembrano essere termini legati da una forza magnetica. La democrazia, che si vuole sposa del «progresso», non può che soggiacere a questa spirale perversa che porta il legislatore, e il popolo tutto, verso l’abisso più suicida.

La democrazia è permeabile ad una tale follia perché essa è ormai la sola irradiazione statuale, peraltro sempre più trascurabile, dell’umanità schiava del relativismo. Un mondo senza più punti fermi, un mondo senza Verità, può solo produrre uno Stato che tenta di adattarsi al gorgo, invece che nuotare lontano. Anzi, lo Stato relativista non percepisce nemmeno il gorgo, perché gli è stato insegnato che panta rei, tutto scorre.

La Fede Cattolica presuppone l’esatto opposto: esiste una Verità, e il mondo – e lo Stato – vi si devono adeguare. Questa verità è fissa, immutabile, è una sola, perché materialmente creatrice del mondo, materialmente rivelata all’umanità in forma umana, materialmente vivificante; ogni aspetto dell’Essere è rivolto ad essa.

Vi è una sola legge naturale, scritta una volta per tutte, scritta sin dentro il nostro cuore, i nostri geni, la nostra esistenza. Lo Stato Cristiano protegge la legge naturale e solo quella; non cambia i suoi codici per venire incontro ai popoli drogati dalla demagogia. Lo Stato Cristiano è esecutore di una dimensione divina che è eterna, non negoziabile, irreversibile, non discutibile.

Per questo ritengo che ogni forza voglia richiamarsi ad una politica cristiana debba con ogni energia rifiutare la trappola della tirannia del consenso.

Il compito di ogni cristiano è di procedere, con la preghiera o con la propria energia politica, alla distruzione della finestra di Overton. E di creare le basi per l’instaurazione di un unico processo politico: restaurare omnia in Christo.
Roberto Dal Bosco

20 commenti:

Anonimo ha detto...

http://remnantnewspaper.com/web/index.php?option=com_k2&view=item&id=2356:catholic-heads-of-state-and-irregular-marriages-the-pope-changes-the-protocol

Per il Vaticano, si fa lo stesso a meno costo: invece di stragegia, basta Bergoglio...

Romano

Anonimo ha detto...

Ma come, proprio ora che Introvigne aveva dimostrato che il lavaggio del cervello non esiste ! (ma da che parte sta costui? )

irina ha detto...

Non con questa sistematicità e non con questa serie ampiamente illustrata di mete aberranti da raggiungere ma, molti stanno capendo che le stesse aberrazioni di oggi sono state preparate nel tempo della loro stessa vita partendo da un livello marginale di qualche anno fa fino ad arrivare al livello centrale di oggi.Ma questo non consola nè salverà, se a questa consapevolezza non seguirà un impegno fermo nella vita quotidiana di tutti coloro che stanno aprendo gli occhi sull'abisso. A questo punto anche un sorrisino a bocca stretta all'amico di sempre che è stato contaminato diventa colpevole.

Silente ha detto...

Ottimo l'articolo e ottima l'iniziativa di pubblicizzare la "Finestra di Overton", precisa concettualizzazione di un processo atto ad imporre, e far trionfare, ad opera della sovversione, nell'opinione pubblica tutte le idee, anche quelle più perverse, come l'accettazione della sodomia. Giova ricordare che il rifiuto e la condanna di questa perversione attiene alla morale naturale, prima ancora che a quella cattolica. La sodomia venne condannata in tutte le società tradizionali, Grecia compresa (sono un falso storico le pretese di "tolleranze" sodomitiche in questa società). Nel 1885 l'anglicana Gran Bretagna condannò a due anni di durissimi lavori forzato Oscar Wilde per sodomia. Fu la sua rovina, personale, letteraria, finanziaria. Ma fu anche il suo riscatto spirituale e l'avvio di un suo percorso di definitiva conversione al cattolicesimo.

La tecnica sovversiva della "Finestra di Overton" era già stata percepita e descritta, in forma meno schematica e più descrittiva, da Plinio Corrêa de Oliveira, in Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo, Edizioni il Giglio, Napoli 2012 (ultima edizione). E prima ancora era stata intuita dal sociologo Gustave Le Bon in Psicologie delle folle del 1895.

In sostanza: complice l'enorme potenza finanziaria, mediatica, politica e culturale delle lobby della sovversione, si procede per gradi per rendere accettabile ciò che accettabile non è alla morale naturale e al senso comune. E, raggiunta una certa massa critica, scatta l'apparato repressivo contro le minoranze dissenzienti. Di qui le leggi contro il razzismo, il revisionismo storico, l'omofobia che infestano le legislazioni europee. Centinaia di persone sono state condannate in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in altri paesi semplicemente per aver espresso opinioni.

Siamo al punto per cui non soltanto non è consentito esprimere la verità, ma è persino vietato protestare contro le leggi liberticide del diritto alla libertà d'opinione.

Anonimo ha detto...

"Il compito di ogni cristiano è di procedere, con la preghiera o con la propria energia politica, alla distruzione della finestra di Overton."

L'autore si prefigge una meta utopistica, per il semplice motivo che tutti noi siamo allo stesso tempo vittime e carnefici, santi e mostri, sempre, nelle vicende di ogni giorno. Fa parte della nostra umanità decaduta ... E' la solita chimera di chi vorrebbe portare il Paradiso sulla terra ...

Anonimo ha detto...

"La sodomia venne condannata in tutte le società tradizionali ..."

In Italia fu depenalizzata nella seconda metà dell'800.

Luisa ha detto...

Trasportiamoci indietro di qualche anno, non molti, quel che oggi è legale non passava nemmeno per l`anticamera del cervello e di chi ci "governa" e della gente ma poi, sedicenti progressi della medicina permettendolo, continue e progressive manipolazioni, ben descritte dalla finestra di Overton, hanno fatto sì che dall`impensabile si sia passati al pensabile, al possibile, all`accettabile e poi alla normalizzazione e, infine, legalizzazione di aberrazioni che un cervello e una coscienza libere e rettamente formate non possono che rigettare come mostruose.
Altro che progressi della medicina, diritti, libertà e tolleranza, altro che amore, è il trionfo dell`egoismo, del relativismo, della corruzione e amoralità alle quali sono arrivate le nostre società in mano a poteri nemmeno più occulti.

La possibilità per due omosessuali di ottenere, comprandolo, un bimbo, inimmaginabile solo poco tempo fa sta diventando un diritto, una "forma d`amore"(!!) , è rivelatrice e sintomatica della decadenza e del marciume della nostra società che, condizionamento dopo condizionamento, passo dopo passo, ha finito per considerare come normale se non naturale che due gay si "sposino", che ci siano due mariti e due mogli, due papà e due mamme, che due omosessuali possano ottenere un figlio e ottenerlo in modo che non ci sia più nessun legame biologico con la sua madre biologica, per questo

-c`è una donna, scelta su catalogo, che vende i suoi ovuli,
-un uomo che mette il suo sperme,
-un laboratorio che pratica l`inseminazione artificiale,
-un`altra donna che affitta il suo utero, portando e partoriendo un bimbo concepito in una provetta e con il quale non ha nessun legame biologico.

La donna che ha portato quel bimbo non suo non rischierà di reclamare diritti, non ci sarà il pericolo che alla fine della gravidanza voglia tenerselo, e la donna che ha venduto i suoi ovuli non avrà portato quello che biologicamente è e resterà suo figlio.

Dopo aver vomitato sulla famiglia naturale ora pretendono avere la loro "famiglia" con gli stessi diritti, lo stesso vocabolario, volevano distruggere la famiglia e ci sono arrivati, vogliono rompere ogni legame biologico ci stanno arrivando.

lister ha detto...

Ed è già stata aperta la "finestra" sulla poligamia: per ora si chiama "poliamore". Tra un po' salterà fuori qualche solerte politico -pagato da noi- che presenterà una Legge sul "Diritto di avere più mogli o più mariti" in nome del famigerato "amore".

mic ha detto...

L'autore si prefigge una meta utopistica, per il semplice motivo che tutti noi siamo allo stesso tempo vittime e carnefici, santi e mostri, sempre, nelle vicende di ogni giorno. Fa parte della nostra umanità decaduta ... E' la solita chimera di chi vorrebbe portare il Paradiso sulla terra ...

Se non possiamo portare il Paradiso sulla terra, vediamo almeno di uscire dall'inferno nel quale vorrebbero farci piombare. E gli strumenti ce li ha consegnati il Signore.
Oltretutto siamo arrivati ad un crinale molto rischioso per il futuro dell'umanità. Non è utopia cercare almeno di fare la nostra parte. E non da soli, ma uniti nel Signore che ha già vinto il male, ci libera e ci illumina e ci sostiene perché è "Colui che ci dà forza" ed è con noi fino alla fine dei tempi.

mic ha detto...

La possibilità per due omosessuali di ottenere, comprandolo, un bimbo

Intendiamoci, è una prassi aberrante comunque, anche quando è in ballo una coppia eterosessuale... Lo è ancor di più, però, nelle adozioni di 'paia' "omo" (attenti al linguaggio: è improprio parlare in questo caso di coppie), in riferimento al bambino che cresce in una famiglia anomala e perciò stesso squilibrata.
A poco servono le obiezioni che i problemi ci sono anche in una famiglia composta da un uomo e da una donna. I problemi nascono sempre dall'egoismo tanto più accentuato quanto più si vive etsi Deus non daretur; ma nel 'paio' "omo" lo squilibrio è già in partenza e non ci vuole tanto a intuire quanto la carenza della figura paterna o di quella materna incidano sullo sviluppo della persona.

Anonimo ha detto...

Riuscire a reperire una donna incinta che dopo il parto si libera del bambino per affidarlo a una coppia incapace di filiare non appartiene soltanto al degrado morale dei giorni nostri.
Mia suocera è deceduta nel '88 all'età di settant'anni. Spesso raccontava di alcuni episodi accaduti in paese, con tutti i riferimenti del caso, di quando lei era giovinetta. Ebbene non era una novità che una ragazza nubile, rimasta incinta faceva sapere attraverso il circuito delle "mammane" del comprensorio la disponibilità a cedere la creatura a fronte di un'opera di carità. La morale c'entrava poco a mio parere, era piuttosto la miseria e la volontà di rinunciare all'aborto alla base della decisione.

mic ha detto...

Ebbene non era una novità che una ragazza nubile, rimasta incinta faceva sapere attraverso il circuito delle "mammane" del comprensorio la disponibilità a cedere la creatura a fronte di un'opera di carità.

Situazione terribile e dolorosa, ma da non confondere con ciò di cui stiamo parlando. Fare (o spingere o costringere a farlo) mercimonio programmato del proprio utero.

Luisa ha detto...

Quel che descrive l`anonimo delle 19:35 non ha nulla da che vedere con il percorso fatto da due gay per ottenere un figlio, nel suo caso è una donna che abbandona suo, sua figlia, per diverse ragioni, la miseria in primis, succede anche oggi e ovunque nel mondo, da noi esistono le "scatole a bébés" (2 presso degli ospedali) dove delle donne che hanno appena partorito possono depositare-abbandonare il loro bambino.
Nel caso del bimbo acquistato da due omosessuali, la donna che lo ha portato e partorito non ha nessun legame biologico con lui, non è suo figlio, fatto il lavoro per cui è stata pagata, consegna il bimbo, oggetto del contratto.

Silente ha detto...

Scrive un anonimo delle 17:27, citando un mio post precedente:
"La sodomia venne condannata in tutte le società tradizionali ..."
In Italia fu depenalizzata nella seconda metà dell'800.


Sì, purtroppo. Una delle tante, nefaste conseguenze del cosiddetto risorgimento e della - sia stramaledetta - violenta conquista massonico-savoiarda.



Luís Luiz ha detto...

Non con questa sistematicità

Raccomando la lettura delle Costituizioni degli Illuminati, tomo 3 dei Mémoires di Barruel (1798). Senz'altro uno dei libri più importanti per capire quello che succede oggi e negli ultimi 250 anni. Si vede che tutto quello che abbiamo oggi davanti agli occhi è stato sistematicamente preparato, senza nessuna fretta. Lettura utilissima.

Silente ha detto...

Riprendiamo il tema della condanna dell'omosessualità, comune a tutte le culture. E' importante, perché non è solo una posizione cattolica, anche se è nostro dovere sostenerla - anche e soprattutto - in nome del Vangelo e della Dottrina, che sono inequivocabili.
Ma questa condanna, insita nella legge morale iscritta in ciascuno di noi, è stata condivisa persino dal P.C.I. "storico", che disprezzava, per fare un esempio, Pier Paolo Pasolini, per la sua conclamata ed esibita omosessualità. D'altronde, un P.C.I. intriso di una severa "morale socialista" che condannava Togliatti e la Iotti a incontri clandestini in una soffitta di Via delle Botteghe Oscure, come avrebbe potuto accettare un comportamento sodomitico?
E, per metterla più sul leggero, cosa ne avrebbe pensato Peppone di un iscritto alla sua sezione omosessuale? Lo avrebbe cacciato.
E non parliamo del Fascismo, che i "gay" manifesti dell'epoca - sì, esistevano anche allora - semplicemente li bastonava. Soluzione probabilmente eccessiva ma certamente, sanamente pedagogica. E di pedofilia, come noto fenomeno contiguo se non fisiologicamente connesso e conseguente all'omosessualità, non se ne parlava proprio.

Il messaggio chiave deve essere che la difesa della famiglia naturale e di comportamenti ispirati alla legge naturale non è solo cattolica. E' anche un principio "laico", che attiene alla difesa della società naturale che non è solo patrimonio dei cattolici. Ci immaginiamo come un Kant, un Hegel, un Gentile, un Croce, avrebbero valutato una "famiglia" à la Vendola?

Silente ha detto...

Ma, insomma, possibile che nessuno abbia il coraggio di dire che uno dei principali motivi per cui le "adozioni gay" sono un crimine è dato dal fatto che la pedofilia e l'omosessualità sono strettamente, fisiologicamente correlate? Riscossa Cristiana, nel suo ultimo numero, rivela che il 90% dei preti pedofili erano omosessuali. Non ci voleva molto ad immaginarlo. La pedofilia è una "sottospecie" dell'omosessualità. Probabilmente non tutti gli omosessuali sono pedofili, ma certamente la stragrande maggioranza dei pedofili sono omosessuali.

Ora, vi immaginate la fine di un bambino "adottato" da una coppia di omosessuali? A quali aberrazioni dobbiamo pensare?

Perché questo argomento viene taciuto?

Luigi Rmv ha detto...

Articolo interessantissimo, lo stiamo vivendo con le coppie lgbt, è la prova provata.
Possiamo solo scommettere sulla prossima frontiera: poligamia o pedofilia?

Forse non si escludono ma punto sulla poligamia, che sicuramente alletta di più le fantasie sessuali della massa, già ipnotizzata e inebetita.
Leggetevi questo, è già partito il "diritto alle corna"
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8138:il-diritto-alle-corna&catid=119:diritti-dei-cittadini&Itemid=150

Ma...mi viene in mente che, forse, è proprio questo uno dei motivi per cui si favorisce così tanto l'ingresso dell'islam!
Chissà se la finestra Overton farà digerire anche questo alle illuminate femministe sinistroidi occidentali, come la Boldrini ad esempio.
Troverebbero subito la quadra, perché a la parità dovrebbe comportare che anche le donne potranno avere più mariti, così si bilancia tutto e si procede verso le nuove frontiere del progresso.

Sulla questione dei bambini venduti, Anonimo 19,35 cade nella trappola dei fautori laicisti delle coppie gay: portare esempi di situazioni negative analoghe per supportare la nuova "apertura", come bambini venduti di donne disperate, bambini orfani allevati da due zie, bambini violentati in coppie etero, e via dicendo.

Il problema, però, non è affatto questo, bensì istituzionalzzare il fenomeno negativo, LEGALIZZARLO.
L'esempio della donna che vende il bambino di cui parla Anonimo è illegale, punito dalla legge e dalla morale.
Nel caso dele coppie gay, l'eccezione contraria alla legge, divina, naturale e umana, diventa la regola, attraverso le tecniche di manipolazione di massa come Overton.
Questo è lo scandalo!!!
Questo è Satana.

Non condivido per nulla Silente sul fatto che le bastonate agli omosessuali in stile fascista sia pedagogico; oltre ad essere un modo ripugnante e vigliacco, come lo erano le camice nere fasciste, di certo non è cristiano.
Comunismo e fascismo per me pari sono e infatti anche nella Russia stalinista non credo avessero sorte migliore.

Così come non condivido che le democrazie siano il Male, perché c'è chi trama per tiranneggiare, giustificando implicitamente la dittatura.
Prevedo l'obiezione:già siamo in dittatura, molto raffinata e subdola, in mano a ladri e banditi.
Vero, ma non per questo si deve auspicare una dittatura, bensì una democrazia migliore.
Pace e bene

Luigi Rmv ha detto...

Condivido invece Silente, e in pieno, sulla correlazione omosessualità e pedofilia, evidenziata anche nel bel video sul gender nelle scuole su questo blog (riascoltatevi la parte sulle parole testuali di Mieli).

È un dato di fatto, e'la pura verità, e pensa che disastro, visto che i pedofili, molto spesso, hanno subito violenze da bambini, una catena perversa.
E così come è provato che le coppie di genitori separati hanno più probabilita' di separarsi anch'essi, i bambini maschi di due padri avranno certo più probabilità di diventare omosessuali, visto che sapranno che i genitori fanno sesso sodomitico e che è normale.
Non mi risulta infatti che la pedofilia femminile sia così diffusa, credo sia sporadica.

E se la percentuale più alta di pedofili è di omosessuali maschi, la percentuale di nuovi omosessuali pedofili maschi aumenterà con il matrimonio gay, aprendo il varco al riconoscimento giuridico della pedofilia.

Siccome il futuro di una società sono i figli, se ne faranno meno, si compreranno e venderanno e gli adulti saranno più variegati sessualmente.

Bella schifezza, il diavolo ci si è messo di impegno, sta raccogliendo i frutti maledetti del suo lavoro, quindi come dice Mic noi dobbiamo pregare sempre, mai come in questo periodo, la nostra forza e speranza è solo quella di Colui che sconfigge il Maligno.

Io dico tutte le sere con il mio figliolo, tra le altre, la preghiera a San Michele Arcangelo, imparata su questo blog.
Grazie, pace e bene.

irina ha detto...

I mostri ci son sempre stati. Famiglia e Chiesa hanno sempre combattuto a fianco per difendere gli inermi, istruirli, avvisarli, fortificarli, santificarli affinché andassero diritti per la via e non prendessero paura,come dice il poeta,e i mostri fossero fugati.Ora attaccata la famiglia, occupata la Chiesa,occupato lo Stato,ognuno è preda non solo di ladri e assassini ma anche di depravati.Se non ci fosse un tacito assenso di gran parte della popolazione tutto questo non sarebbe potuto mai accadere, dietro tutte le finestre esplicative, rimane il fatto che ormai a moltitudini piace essere prese sobriamente per i fondelli dal prossimo, dalla chiesa, dallo stato, lo ritengono educazione ma,la risultante manifesta di tanto occulto piacere è la perversione che per legge diventa obbligatoria .