Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

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domenica 6 dicembre 2015

Mons.Gherardini "i separati dall’unità visibile della Chiesa o per scisma o per eresia sono tagliati fuori dalla comunione ecclesiale"

Disputationes Theologicae pubblica esaustivi chiarimenti di mons. Brunero Gherardini sulla cosiddetta inter-comunione: la traduzione sintetica anche se non onnicomprensiva dell’espressione classica communicatio in sacris. Riprendo di seguito il testo, in attesa di completare un articolo, sulle recenti esternazioni di Bergoglio nell'intervista al rientro dall'Africa, che riporta i chiarimenti del Card. Sarah e di Mons. Schneider su questo argomento spinoso da noi più volte affrontato. Potete leggere qui, nel blog, le ultime riflessioni sul Documento Dal Conflitto alla comunione (con i Luterani). Qui il nutrito elenco di nostri articoli sul 'falso ecumenismo'.

Mons. Brunero Gherardini per anni ha tenuto la cattedra di Ecclesiologia ed Ecumenismo alla Pontificia Università Lateranense, scrivendo numerosi saggi sull’argomento ed offrendo spesso la sua consulenza su tale materia ai Dicasteri romani. Dalle sintetiche espressioni del teologo emerge quanto preoccupante sia - specialmente sul piano ecclesiologico - il diffondersi di certe tesi e della prassi del "fatto compiuto". 
Cosa s’intende per “intercomunione”?
Quale comunione?
“Per rispondere in maniera adeguata analizzando anche i documenti più recenti ci vorrebbe non un articolo, non più articoli, ma un’intera monografia. Si rilevi anzitutto l’improprietà del termine, non solo perché l’idea d’intercomunione già di per sé contiene un chiaro riferimento all’idea di partecipazione e non ha quindi bisogno di sottolinearla con il prefisso inter, ma anche perché il suo ambito semantico s’estende, secondo la tradizione cristiana più antica, dal sacramento eucaristico alle singole chiese, colorandosi d’una forte tonalità ecclesiologica. Il termine insomma indica non solo la consumazione delle offerte sacramentali, ma anche un rapporto tra chiesa e chiesa o tra confessione e confessione”.

sabato 28 novembre 2015

Il problema ecclesiologico del 'falso ecumenismo'.

Indice di alcune delle nostre riflessioni sull'epocale problema ecclesiologico del 'falso ecumenismo'. 

.: Maria Guarini, Ecumenismo: definizione evoluzione
.: Mons.Gherardini "I separati dall’unità visibile della Chiesa o per scisma o per eresia sono tagliati fuori dalla comunione ecclesiale"

Le derive del falso ecumenismo

mercoledì 15 giugno 2022

Politici musulmani e protestanti ricevono la Comunione in un evento cattolico tedesco

Con i protestanti è in ballo l'intercomunione. Con i musulmani è blasfemia ancor più grave. 
A seguire, dopo le notizie pubblicate leggendo e traducendo da Catholic News Agency, inserisco i chiarimenti di mons. Brunero Gherardini sulla cosiddetta inter-comunione: termine inteso come la traduzione sintetica anche se non onnicomprensiva dell’espressione classica communicatio in sacris. Mons. Gherardini per anni ha tenuto la cattedra di Ecclesiologia ed Ecumenismo alla Pontificia Università Lateranense, scrivendo numerosi saggi sull’argomento ed offrendo spesso la sua consulenza su tale materia ai Dicasteri romani. Dalle sintetiche espressioni del teologo emerge quanto preoccupante sia - specialmente sul piano ecclesiologico - il diffondersi di certe tesi e della prassi del "fatto compiuto". 
Potete leggere qui, nel blog, puntuali riflessioni sul Documento Dal Conflitto alla comunione (con i Luterani) e “Preghiera comune” cattolico-luterana. Addirittura viene promosso un “ordinamento liturgico” comune... qui. Altri precedenti qui - qui - qui - qui - qui. Mentre qui potete consultare il nutrito elenco di nostri articoli sul 'falso ecumenismo'. In ogni caso la chiesa in Germania sembra aver imboccato una divaricazione  ormai irreversibile (vedi precedenti a partire da qui).

Politici musulmani e protestanti
ricevono la Comunione in un evento cattolico tedesco

CNA Deutsch, partner della Catholic News Agency per le notizie in lingua tedesca riferisce che Muhterem Aras, musulmano di origine turca e importante parlamentare di Stato dei Verdi ambientalisti tedeschi, ha ricevuto la Comunione a Stoccarda. È accaduto durante la Messa di apertura del Katholikentag (“Giornata dei cattolici”) celebrata dal vescovo locale Gebhard Fürst. Si tratta di un evento biennale organizzato dalla diocesi locale d'intesa col Comitato centrale dei cattolici tedeschi, organizzazione laica sostenuta dalla Conferenza episcopale tedesca. 
Quest’anno, l’evento ha fatto notizia prima della sua apertura anche perché un’associazione pro-vita ha accusato gli organizzatori di averle impedito di avere una postazione, con la motivazione che “non erano in grado di determinare che l'associazione fosse chiaramente cristiana” (lo ha dichiarato la presidente dell’associazione stessa Alexandra Maria Linder).

venerdì 24 novembre 2017

Mons. Gherardini, il sacerdote, il maestro, l’amico

Riproponiamo qui un ricordo di don Stefano Carusi. Ne siamo molto edificati e vi riconosciamo uno dei nostri più cari maestri.

Mons. Gherardini, il sacerdote, il maestro, l’amico

“Pregate per me perché l’ora è vicina”. Ormai da quasi un anno erano queste le sue parole di congedo sull’uscio, quando immancabilmente accompagnava alla porta dopo un visita. E un bel sorriso, di chi era in pace, tranquillo e disteso, sapeva pur tra mille limiti umani che la sua battaglia l’aveva combattuta, “bonum certamen certavi”. Ormai era il tempo della vita di preghiera e riposo, nel suo “eremo” all’interno del palazzo dei Canonici di San Pietro in Vaticano. Non sempre era stato così, anzi la situazione di crisi della fede nella Chiesa e la preoccupazione - oserei dire l’angoscia - di sapere cosa veramente gli chiedesse il Signore, lo avevano in certi momenti affaticato, quasi fiaccato. Lui che sulla pericolosità dei disegni intorno al Nuovo Offertorio della Messa si era già espresso nel lontano 1967, come amava ricordare, confessava che in certi momenti non aveva la forza di scrivere e di parlare, al punto che era lecito chiedersi se non ci fosse qualche intervento preternaturale che voleva ottenerne il silenzio o l’inattività. Cito a memoria “se devo dire tutto quel che c’è da dire sul Concilio e quel che è seguito, devo essere duro”, diceva al telefono ancora nel 2008. Monsignor Gherardini si interrogò a lungo sull’opportunità di un suo intervento scritto in materia. E la scelta fu travagliata. Parlando del suo passato all’università Lateranense diceva “avevo il terrore di dare scandalo sulla Chiesa soprattutto ai seminaristi, tenuto conto del mio ruolo di professore” e chi l’ha conosciuto sa che questa sua ritrosia ad esprimersi pubblicamente su tutti i mali che affliggevano la Chiesa non era l’alibi del carrierista, ma vera preoccupazione, derivante in parte dal suo spirito romano ed in parte dalla formazione ricevuta dai sacerdoti della sua generazione. Poi candidamente ammetteva “per anni mi sono arrampicato sugli specchi per poter leggere Lumen Gentium 22 in coerenza con la Tradizione e il Magistero”, e - con quell’onestà intellettuale che sempre accompagnò i suoi passi - dichiarava che alla fine aveva dovuto arrendersi e confessare apertamente che nemmeno la Nota Praevia era soddisfacente sulla questione del Primato del Papa e della collegialità episcopale. E lo scrisse e firmò i suoi scritti con nome e cognome anche su tanti altri punti controversi, con umiltà, con forza, con amore alla Chiesa.