giovedì 12 maggio 2011

Magister e il “Papa riformista”. Perché sarebbero “anticonciliaristi” anziché “propositivi” coloro che discutono sui documenti conciliari?

In questi giorni Sandro Magister torna alla carica portando alla ribalta gli scritti, con le rispettive visioni sul Vaticano II e post concilio di De Mattei, Introvigne e Rhonheimer. Sullo sfondo il “Papa riformista” e, in primo piano, gli allineati (Introvigne, Rhonheimer) ed i critici propositivi (de Mattei et alii) tra i quali potremmo collocarci anche noi, qualificati in maniera tagliente anticonciliaristi” (in una precedente occasione "delusi" da Papa Benedetto); il che significa banalizzare e troncare di netto il dibattito che si tenta di sviluppare, tacciando da dissenzienti sic et simpliciter, voci che, invece:


  • analizzano fatti ricostruiti nel contesto storico risalendo alle radici prossime e remote della crisi che attraversiamo, polarizzatesi e riconoscibili nei sedici documenti conciliari e quindi tradotte in parole gesti ed omissioni nel post-concilio (R. De Mattei) oppure
  • analizzano i testi e ne fanno l'esegesi utilizzando l'intelligenza critica, al fine di individuarne la forza teoretica e pratica in relazione con il Magistero di sempre (R.Amerio, F. Spadafora, B.Gherardini, S.Lanzetta, E.M.Radaelli, il quale ultimo ha la peculiarità di intraprendere percorsi metafisici di rara profondità e suggestione intellettuale e spirituale, sviluppando e proseguendo sia l'opera di Amerio che la sua personale elaborazione su dove e come sia avvenuto il «disorbitare della Chiesa dal suo fine primario» e individuando le corrispondenti soluzioni. Ci sono numerosi altri studiosi che non nomino qui, alcuni dei quali abbiamo avuto già occasione di incontrare nei nostri approfondimenti mentre altri ne incontreremo).
Ed è così che gli “allineati” continuano di fatto ad attribuire al Concilio la peculiarità di «un evento che cessa di essere un elemento da situare nella Tradizione cattolica per diventare la misura stessa della valutazione della Tradizione». L'espressione sul concilio è di de Mattei il quale reputa, al contrario, che dello stesso si possa discutere sul piano storico - ed anche teologico - , in maniera non diversa da quanto hanno sempre fatto gli storici della Chiesa, in ordine ai fatti, ed i teologi, in ordine ai princìpi.

Non dimentichiamo che il concilio Vaticano II è stato ed è un ‘punto’ nella storia della Chiesa, come lo sono stati in misura più o meno incisiva gli altri che lo hanno preceduto. Certamente non è un ‘punto e accapo’ come molti novatori non solo sostengono, ma operano di conseguenza ed in discontinuità. E allora si dà il caso che la Tradizione viene considerata un evento, quindi una parte, mentre essa è il tutto.

Ricordiamoci le “due fonti” della Rivelazione: Tradizione e Sacra Scrittura. Esse risultano messe in discussione dalla Dei Verbum che ne opera l'unificazione affermando che Scrittura Tradizione e Magistero «coalescunt in unum» (paragrafo 10), in netto contrasto con l'asserto da cui parte (nel proemio) «Seguendo le tracce del Tridentino e del Vaticano I» [Brunero Gheradini, Il discorso mancato, pag.40]. Uno dei tanti elementi di discontinuità da approfondire e su cui si fonda l'attuale atteggiamento teoretico e pratico che ha creato nella Chiesa cattolica uno iato generazionale che rischia di divenire incolmabile.

Manca di senso logico, prima ancora che teologico, chi si ostina a contrapporre Tradizione e magistero cosiddetto “vivente”, come se la Tradizione fosse il passato e il magistero vivente fosse il presente, mutato e mutevole che prepara un futuro in continua evoluzione, in un susseguirsi di ‘quanti’ puntuali, perdendo l'originaria continuità evolutiva. La Tradizione è il Magistero presente, che contiene in sé sia il passato, che non sostituisce ma assume e completa, che i germi del futuro. Tuttavia i germi del futuro sono nel presente solo in quanto già ereditati dal passato e non prodotti ex novo (come sta avvenendo oggi). La Rivelazione è già data, non può evolversi: ciò che si evolve è la sua ulteriore comprensione ed esplicitazione, ma c'è un requisito importante che serve da ‘canone’ e anche da ‘garanzia’: eodem sensu eademque sententia”...

Di certo la Tradizione non rinasce nuova da un Concilio, che tale potrebbe lasciarla trasparire, nel momento in cui Benedetto XVI lo definisce come la sintesi onnicomprensiva e l'espressione più pura dell'intera Tradizione, mentre afferma il giudizio di continuità pur ammettendo «qualche apparente antitesi»: vedi il precedente articolo sulla “Libertà di religione”. E' da questo che Magister gli rivendica la definizione di “Papa riformista”. Ma è proprio per questa sua affermazione che il Concilio rischia di permanere un “unicum” intoccabile e indiscutibile; il che, alla resa dei conti, oltre a rivelarsi inesatto sulla base di numerosi riscontri analizzati fino ad oggi, rischia di troncare sul nascere l'ineludibile necessità - che è anche un dovere - di tornare a distinguere il permanente valore «dogmatico» legato ai «fatti storici» che oggi invece si tende impropriamente a coinvolgere nella loro mutevole contingenza.
Maria Guarini

42 commenti:

Icabod ha detto...

se per il Papa il concilio è "la sintesi onnicomprensiva e l'espressione più pura dell'intera Tradizione", ecco spiegata la ragione del "discorso mancato".

Anonimo ha detto...

Il buon Introvigne è una delle firme di punta di quelli che potremmo chiamare "proconciliaristi".

Si tratta di quei conservatori che pensano che se hai la testa nel forno e i piedi nel frigo allora in totale stai bene.

Da qualche tempo codesti proconciliaristi stanno conducendo una vasta offensiva contro la Tradizione, confermando indirettamente che la temuta (temuta anche da loro, non solo dai progressisti) rottura degli argini è avvenuta davvero: la cosiddetta "messa in latino" non è più appannaggio di pochi circoli di nostalgici controllabili col metodo del bastone e della carota.

Notevole, vero? Vediamo infatti i conservatori affermare le stesse cose dei progressisti che dicono di voler combattere!

Pur di sparare contro il ritorno della liturgia tradizionale, i proconciliaristi sono disposti ad un certo numero di compromessi e sotterfugi, stile tipico della difesa di una qualunque ideologia.

Contro i progressisti che pensano che la Chiesa sia nata solo nel 1965 col Concilio Vaticano II (cioè con la "loro" interpretazione), il Papa si è espresso in termini di ermeneutica della continuità (cioè che non si può usare il Vaticano II come un martello per fracassare i venti concili precedenti).

I conservatori proconciliaristi si sono fatti promotori di quella tesi ma reinterpretandola a modo loro: dicono che siccome c'è "continuità", allora il CV2 è divino e intoccabile e guai a chi osa discuterne le sue sacre fondamenta.

Sono "conservatori", appunto: ostili alle innovazioni ma mantenitori di uno status quo indipendentemente dai guai che contiene. Danno spazio a ciò che sprezzantemente chiamano "tradizionalisti", a patto che questi ultimi non abbiano l'ardire di crescere di numero.

E così, al pari dei progressisti, finiscono per ridurre la questione del CV2 ad un confronto di opinioni: per analogia, sarebbe come dire che in caso di incidente stradale non conterebbe ciò che è veramente successo, non conterebbe la dinamica esatta dell'incidente, ma bisognerebbe solo stabilire quale dei due autisti coinvolti ha l'opinione "ermeneuticamente" approvabile.

Introvigne arriva indirettamente a suggerire al clero di fare l'esamino del "sedevacantismo" ad ogni persona sospetta di parteggiare per la Tradizione. Proprio come fanno i progressisti!

Per esempio, guardiamo cosa scrive sulla benemerita Bussola Quotidiana: "sono esclusi dai benefici della Universae Ecclesiae non solo i fedeli che «appartengano» ai gruppi che il Papa in altra occasione ha chiamato «anticonciliaristi» ma anche coloro, che pur senza «appartenervi», li «sostengano» con parole, scritti o offerte".

Su, riflettiamoci: che impressione nasce nel leggere parole così pungenti? Vi prego di far caso al modo in cui alterna i virgolettati alle sottili insinuazioni. Che impressione ci viene?

Anonimo ha detto...

Prendendo Introvigne alla lettera, si comincia a pensare che esistano enormi folle di "sedevacantisti" pronti ad intrufolarsi quatti quatti nelle pieghe del Motu Proprio, pronti con trucchi verbali viscidi e meschini a denigrare l'intoccabile riforma liturgica e l'intoccabile Concilio. Perbacco! Ma in altri casi non erano stati realisticamente presentati come uno sparuto manipolo di isolati bizzarri?

Devono proprio essersi "rotti gli argini", se l'orchestra cerca di suonare tutta lo stesso pezzo. Il paradosso è che la sana Tradizione, quella che non esclude nulla e che non divinizza né il Passato né Presente né il Progresso né il Futuro, è bersagliata di qua dai progressisti e di là dai conservatori.

Ma mentre il progressismo si squalifica da solo, il conservatorismo dispone di ottime penne. Basta alternare elegantemente virgolettati e insinuazioni, usando come megafono addirittura la Bussola Quotidiana, per mettere sul chi-va-là tanti cattolici benpensanti.

Anonimo ha detto...

Forse, paradossalmente, Introvigne ha ragione. Certo è che, nella Chiesa, la LEGITTIMA Autorità, (sottolineo: *LEGITTIMA*)ed il suo magistero, sono anche la chiave di volta, per giudicare se un atto, una tesi, etc., è tradizionale o meno. Se coloro che hanno, quanto meno de facto, approvato ed imposto il Vat.II, credevano, più o meno in buona fede, di avere l'Autorità e la Legittimità per farlo,ma, in realtà NON LE AVEVANO, IL problema è risolto da SOLO.

Anonimo ha detto...

Credo, Anonimo, che non basti l'Autorità e la legittimità di essa ad individuare se un atto appartiene o no alla Tradizione, ma occorra anche la proclamazione solenne e definitoria.

E' per questa ragione che Romano Amerio può asserire "la legge stessa della conservazione storica della Chiesa", nel senso che "la Chiesa non va perduta nel caso non pareggiasse la verità, [come è attualmente] ma nel caso perdesse la verità"; 'variazione radicale' che egli ritiene dogmaticamente impossibile.

La 'stranezza', chiamiamola così (ma forse è un vizio di fondo) è che, a quanto pare, la legittima Autorità ha rinunciato al linguaggio ed allo stile definitorio per adeguarsi alla mutevolezza del 'mondo' col quale voleva 'entrare in dialogo'.
Questo ha permesso al caos di entrare là dove c'era un 'ordine' sacro e solenne, alla confusione là dove c'era (e c'è ancora, a cercarla) una chiarezza adamantina.

A noi e alle generazioni che verranno è dato ritrovare in questa confusione, che c'è sempre stata, ma mai a questi livelli e soprattutto all'interno della Chiesa e addirittura nella sua prassi che va consolidandosi in senso 'discontinuo', il filone aureo di "quod et tradidi vobis".

Anonimo ha detto...

Devono proprio essersi "rotti gli argini", se l'orchestra cerca di suonare tutta lo stesso pezzo. Il paradosso è che la sana Tradizione, quella che non esclude nulla e che non divinizza né il Passato né Presente né il Progresso né il Futuro, è bersagliata di qua dai progressisti e di là dai conservatori.

E' esattamente questa la situazione ed è difficile perché noi continuiamo a sviluppare le nostre riflessioni e ad alimentare la nostra consapevolezza, ma la famigerata 'pastorale', oggi imperante ed intoccabile, perpetua inesorabilmente tutti gli elementi di rottura, con la conseguenza che la frattura tende ad ampliarsi invece che a colmarsi...

Del resto alcuni dei più autorevoli rappresentanti di Curia al recente Convegno (14 maggio), mi riferisco a Canizares, Aillet e Koch, pur esprimendo un riconoscimento se non altro formale a quanto espresso sia dal Summorum Pontificum che dall'Istruzione del 30 aprile, non hanno fatto altro che ribadire l'intangibilità del Concilio.

C'è molta speranza nel Summorum Pontificum e nella sua applicazione, ma occorre avere molta costanza, fiducia e intraprendenza perché gli ostacoli persistono. E, comunque, almeno per come vedo la situazione oggi, mi pare che si configurano due Chiese parallele. Mi costa sia riconoscerlo che dirlo; ma è questo quello che vedo anche dal radicamento di certe storture, evidenti persino nelle relazioni di Canizares, Aillet e Kock, ad esempio, (ne parlerò più diffusamente appena possibile) che sappiamo presenti nella maggioranza della Curia e dei vescovi dell'Orbe cattolico; per cui mi è difficile intravedere un soluzione di restaurazione se non attraverso la fedeltà e la diffusione del Rito uso antiquior, che veicola una fede immutata e immutabile...

Andiamo avanti e affidiamo tutto al Signore, che certamente sta già provvedendo!

Anonimo ha detto...

Il passo del commento di Introvigne in cui fa riferimento al n°19 dell'Universae Ecclesiae è semplicemente "tendenzioso". Mi verrebbe da dire che chi di "tendenziosità" ferisce, di tendenziosità perisce. Oremus.

Anonimo ha detto...

Caro ultimo Anonimo,
quello dell'art. 19 è già divenuto un 'mantra' con cui ci stanno bombardando i nemici del VO, che riducono l'Istruzione, che di per sé ha degli elementi positivi, a questo punto ed è proprio su questo, pur senza citare espressamente il n.19, che non hanno mancato di porre l'accento i 'curiali' citati nel post precedente.

Anonimo ha detto...

A proposito del n.19, qualcuno scrive su MiL

ART. 19
FAcciamo attenzione a non dare troppa importanza a questo art. 19, che rischia di diventare un'arma in mano ai nemici della Messa VO se troppo citato.
L'art. 19 pone una condizione minimale sia quando parla di "appartenenza a gruppi" sia quando parla di "validità e legittimità".
"appartenenza" vuol dire manifesta ed inequivocabile incardinazione stabile in una organizzazione collettiva: certamente non basta nè la frequentazione saltuaria di una messa celebrata, ad esempio, da un gruppo sedevacantista, e nemmeno la celebrazione costante di una Messa celebrata dalla FSSX senza intenzione manifesta di aderire in toto a detta fraternità, come nel caso di chi frequenti la FSSPX stabilmente solo perchè non ha oggettivamente la possibilità di fequentare una altra Messa VO, o anche una NO celebrata nel rispetto del messale. Questa espressione non deve diventare uno strumento per sindacare le opinioni interne dei fedeli che richiedono il VO. Non vorrei che i vescovi imbastissero una rete di informatori per poter poi replicare a qualcuno "a te la messa VO no perchè una volta l'anno vai a MEssa a Econe...o perchè partecipi a conferenze del prof. De Mattei o leggi i libri di Cristina Siccardi".
QUanto alla "validità e legittimità" anche questa è condizione minimale: basta riconoscere che il NO è valido: cioè dà luogo a transustanziazione, ed è legittimo, cioè approvato da un Papa legittimo nell'esercizio formale e sostanziale delle proprie prerogative. Non richiede che si pensi che sia anche buono, o migiliore e neppure equivalente al VO. Si può tranquillamente pensare e dire che il VO è "meglio" del NO senza alcuna conseguenza quanto all'art. 19. D'altronde è quanto fanno gli esorcisti quando si avvalgono della facoltà di utilizzare il vecchio rito degli esorcismi (facoltà loro concessa guarda caso proprio dall'allora card. Ratzinger) sostenendo chè è migliore [in quanto chissà perché (!?) più efficace] del nuovo rito.
Today, 11:47:31

DANTE PASTORELLI ha detto...

Quante speranze suscitò il card. Castrillon Hoyos quando qualche anno fa con voce tonante affermò: "Il Papa non vuola la Messa gregoriana in una chiesa ma in tutte le chiese".
Smarronava Castrillon? O ha tirato le redini già ben poco allentate Benedetto XVI?
La concessione della Messa VO è demandata alla prudente valutazione dei parroci... Quanti sono i parroci prudenti? e come faranno gli eventuali parroci prudenti a saper se tra dieci o venti o cinquanta fedeli della sua o altre parrochie o addirittura d'altre diocesi tutti accolgono compiutamente il Concilio e reputano pienamente valida la Messa NO? Si deve tornar alla firma di un documento come ai tempi dell'indulto?
E se il parroco non è prudente? Se per principio è contrario? E i vescovi a cui si chiede ecc. ecc. e non s'impone niente, come si comporteranno? In caso di controversie si dovranno adire le vie giudiziarie ecclesiastiche sino alla Segnatura! Campa cavallo.
La Messa VO non deve interferire con le Messe NO in programma: dunque, se e quando saran concesse in orari e magari giorni da ghetto. Il che significa che l'usus antiquior resterà sconosciuto ai fedeli NO. E se non ci son sacerdoti disponibili in una città e non è operante in loco o nelle vicinanze alcun istituto tradizionalista? E chi valuterà la conoscenza del latino del sacerdote che si dichiari disposto a celebrar la messa "gregoriana"?
Solo gli istituti Eclesia Dei potranno conferir gli ordini col vecchio rituale. I Francescani dell'Immacolata dovranno rinunciarci, salvo saltare il fosso dell'attuale biritualismo? E i seminaristi che seguiranno il raccomandato ai vescovi avviamento allo studio del rito antico?
Un vescovo può, nella sua diocesi, di sua iniziativa, conferir gli ordini con l'antico rituale? Alcuni illusi, li ho sentiti proprio stasera, pensano che l'istruzione in esame vada in questa direzione, ma la lettura d'essa lo esclude.
Troppo fumo, arrosto svaporato.
La mia impressione è che anche alcuni relatori del recente convegno sul Motu Proprio son degl'illusi nell'avanzar proposte coraggiose sì, ma prive, allo stato, di sbocchi.

Anonimo ha detto...

La concessione della Messa VO è demandata alla prudente valutazione dei parroci.

Una nostra lettrice sottolineava quanto molte parole, anche con l'aiuto della malafede di alcuni interpeti, potrebbero essere oggetto di cattive-errate interpretazioni- applicazioni...

un esempio lampante appare proprio questa "prudenza" richiamata all'art.17. A dimostrazione di ciò ha riportato dal blog di Tornielli su cui un certo Carolus scrive:

"Segnalo una, a mio parere, gravissima svista della traduzione dal latino in italiano, che davvero snatura il testo.

Il punto 17,1 nella versione italiana dice:
“Per decidere in singoli casi, il parroco o il rettore, o il sacerdote responsabile di una chiesa, si regolerà secondo la sua PRUDENZA...”.
Il testo latino invece dice:
“Ut de singulis casibus iudicium feratur, parochus aut rector, aut sacerdos qui ecclesiae curam habet, PRUDENTI mente agat...”.
E’ ben noto che prudens in latino non significa “prudente”, bensì “saggio”! E la traduzione italiana approssimativa che si è data è davvero FUORVIANTE, dal momento che dire “il parroco... agisca con prudenza” significa dire “agisca con cautela”, stando attento a ciò che concede. Ne consegue un vero e proprio cambiamento dello spirito del testo originario. In latino si parla di saggezza; in italiano si parla di cautela, quasi a sconsigliare o quantomeno a comportarsi con sospetto di fronte alle richieste. Quanto sono importanti le sfumature di traduzione!!"

E c'è anche da da tener conto che la frase finisce con lo zelo pastorale e lo spirito di accoglienza generosa che devono guidare il sacerdote!

DANTE PASTORELLI ha detto...

Anch'io ho usato il termine prudente nel senso di accorto, saggio, e la prudenza è virtù cardinale. E qui è il problema: trovare parroci saggi, che sappiano non solo accogliere i fedeli come noi, ma anche venir loro incontro senza confinarli nel sottoscala e con una sola mezz'ora d'aria a suo piacimento.
E' inutile nascondersi la verità: finché non sarà celebrata la messa antica nelle parrocchie in orario "normale" a noi è riservato il ghetto, o se non vi piace la parola, la libertà condizionata e vigilata.
E non parlo per me, perché ho sufficiente libertà di movimento e poi ormai son vecchio. Parlo per coloro che a Roma, ad es. non possono impiegar tre ore per andare in via del Corso a Gesù e Maria, partecipar alla Messa e poi altre tre ore per ritornar a casa: tante ne ho impiegate io una volta ch'ero ospite di mio fratello che abita in fondo alla Cassia quasi all'imbocco dell'autostrada . E le altre attività? Non avendo un permanente punto di riferimento spirituale i giovani soprattutto diradan la presenza alla Messa e poi si dileguano. L'esperienza insegna.

Anonimo ha detto...

E' inutile nascondersi la verità: finché non sarà celebrata la messa antica nelle parrocchie in orario "normale" a noi è riservato il ghetto, o se non vi piace la parola, la libertà condizionata e vigilata.

infatti, la parrocchia, come aveva detto (ma forse sognava) il card Castrillon Hoyos facendoci allargare il cuore, sarebbe anche il 'luogo' fisiologico in cui i fedeli verrebbero a contatto col Rito antiquior e potrebbero conoscerlo... tanti nemmeno ne hanno sentito parlare! Se non lo conoscono come possono amarlo e viverlo?
E poi non solo celebrare ma organizzare e realizzare tutta la 'pastorale' corrispondente: è innegabile che occorre informare, parlarne, insomma ri-catechizzare...

Anonimo ha detto...

... ma la paura più ricorrente è che ne venga una diminutio per il NO. Il rispetto per il NO è il punto più ricorrente di TUTTI gli interventi curiali del recente convegno (esclusi Bux e Schneider, che non appartiene alla Curia)

DANTE PASTORELLI ha detto...

Sognava il card. Castrillon? Eppure affermava che quello era il pensiero del Papa che lui, a suo dire, lo autorizzava ad esplicitare nel corso delle udienze sull'argomento.
Sogno, illusione, menzogna? O non piuttosto, com'io credo, paura di aver troppo (?) osato da parte di Benedetto XVI?
E questa paura da cosa è causata?
Un mesetto fa il responsabile d'un blog, mi scriveva in privato che il papa, dopo una fase iniziale produttiva, dinnanzi a grossi ostacoli aveva tirato i remi in barca.
Voleva difender il Papa, e invece ne pronunciava la condanna capitale. Il Papa deve guidare la barca di Pietro, non tirar in barca i remi, anche di fronte al martirio!
Siamo sulla scia di Paolo VI il quale, per giustificar la sua incapacità di governo, dichiarò che forse da lui Dio voleva che soffrisse, non che guidasse la Chiesa, alla direziene di Cristo affidata. Altrettanto ebbe a confessar Giov. Paolo II nel riconoscere di aver molto mancato nel governo della Chiesa. Col regnante pontefice arriveremmo al terzo che attribuisce a Dio la propria debolezza, l'incapacità di servirlo nel ruolo in cui è stato chiamato.
Ma siamo al terzo o al quarto che riceve il B'nai B'rith.
Unicuique suum.

Anonimo ha detto...

Ma siamo al terzo o al quarto che riceve il B'nai B'rith.

a ricevere costoro non ci sarebbe nulla di male se non olezzassero fortemente di massoneria e non mettessero in atto davvero pesanti ingerenze nelle questioni che riguardano la Chiesa.

Quel che ci sgomenta è il grande ossequio ed anche le indebite concessioni in cui ci si profonde (per quale supposto bene maggiore?) e la TOTALE mancanza di reciprocità. Anzi!

Ti sarei molto grata, caro Dante, se leggessi questo articolo sulla visita del Papa in Sinagoga il 17 gennaio 2010

Anonimo ha detto...

avete notato, com'era prevedibile, che la concomitante uscita dell'Istruzione sul Summorum e della circolare sugli abusi, ha determinato nell'informazione una forte prevalenza di quest'ultima, che ha di fatto attenuato se non addirittura silenziato una maggiore diffusione di notizie e magari anche approfondimenti seri sulla S. Messa uso antiquior?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ho letto l'articolo che condivido appieno.
Quanto all'Istruzione tanta parte della stampa l'ha del tutto ignorata. Non credo che avrà migliore accoglienza nelle diocesi.

Anonimo ha detto...

Il punto 19 dell'istruzione di fatto concede la possibilità al parroco di chiedere il perchè si vuole celebrare con il VO.

Perchè? Non vi basta il NO (vi sentirete ripetere)? Nella mia parrocchia ritengo prudente ( e in questo caso lo riterrebbero saggio), non alimentare casi di esclusione dalla vita parrocchiale.

Vi diranno che è bene garantire l'unità.
Voi risponderete che l'Unità non è nello stare per forza insieme al gregge fisicamente, ma nel compiere lo stesso culto.

Allora il parroco vi dirà: perchè non lo considerate lo stesso culto?
Che cosa risponderete, che il Novus Ordo è una via di mezzo fra una messa cattolica ed una protestante?

Beh, fossi il parroco vorrei verificare che ritenete il Novus Ordo una messa valida.

magari vi chiederebbe la partecipazione una volta al mese alla messa parrocchiale.

E il Triduo? L'istruzione concede addirittura di ripetere le liturgie.

Ho letto bene RIPETERE? 2 Messe in Coena Dimini? 2 veglie Pasquali?
Ripetere vuol dire farle dopo? Ci saranno veglie pasquali "notturne"?

Il parroco prudente (e la prudenza in questo caso è davvero saggezza) vi dirà che non è un bene per la parrocchia neppure questo.

Risultato: La FSSPX messa all'angolo, pur di partecipare al VO. Tradizionalisti (che la vedono nello stesso modo, ma distinti nel coraggio) divisi.

E come dare torto poi a chi chiederà ripetere la Veglia per altro motivi (perchè si fanno canti più lunghi, perchè "eccezionalmente" si fanno testimonianze, o perchè ci sono battesimi per immersione, ecc...

Inserisci il principio della "particolarità" ed inserisci il vulnus della divisione della realtà "visibile" (e tu penserai che però è più importante quella invisibile).

Non sarei così contento.

Sul giornale Repubblica leggevo di una certa "setta" che si sperava così di far "rientrare".
Non parlava di "cammini", ma di "fraternità".

Come è strano il mondo.... ;)

Mah de che!
Chi di "criterio" ferisce, di "criterio" perisce.

DANTE PASTORELLI ha detto...

La differenza coi camminanti è che loro vogliono celebrar una messa "privata", esclusiva, segreta, noi una messa pubblica da far apprezzar anche ai fedeli a cui è stato imposto il NO.
Quanto a quest'ultimo, quando vi son costretto, pur con qualche sforzo, vi partecipo.

Anonimo ha detto...

Il punto 19 dell'istruzione di fatto concede la possibilità al parroco di chiedere il perchè si vuole celebrare con il VO.

non è previsto nessun interrogatorio da parte del parroco, né nessuna giustificazione o motivazione da parte del richiedente; ma unicamente
la non appartenenza a gruppi che si manifestano contrari alla validità o legittimità della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale.

Questo e non altro... il resto mi sembrano 'strane' sofisticherie.

Anonimo ha detto...

inviterei inoltre l'ultimo anonimo a leggersi il post 15 maggio 2011 15:28

Anonimo ha detto...

Un primo segnale positivo è che in diverse Chiese romane (e spero dovunque) in cui era finora celebrata quasi 'in sordina', la S. Messa uso antiquior è stata inserita negli orari ufficiali affissi all'entrata...

Anonimo ha detto...

Quanto a quest'ultimo, quando vi son costretto, pur con qualche sforzo, vi partecipo.

idem, anch'io con sforzo, pur di soddisfare il precetto

DANTE PASTORELLI ha detto...

Mic, se parroci o vescovi voglion crear problemi, sapran come fare: poiché, diranno, non conoscono i richiedenti, costoro dovran dimostrare di non far parte di gruppi anti-romani.
Eccessiva sfiducia? Forse sì. Ma è bene sapere che ostacoli saran frapposti. Saetta previsa vien più lenta, direbbe Dante.
Naturalmente, come spesso scrivo, spero vivamente d'esser smentito nei fatti: il più felice sarò io.

Anonimo ha detto...

Mic, se parroci o vescovi voglion crear problemi, sapran come fare: poiché, diranno, non conoscono i richiedenti, costoro dovran dimostrare di non far parte di gruppi anti-romani.
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esatto, e spiegare quali dubbi hanno sul Novus Ordo.
Speriamo che a nessuno scappi detto che è una liturgia protestante...

DANTE PASTORELLI ha detto...

Chi pubblicamente da anni, con nome e cognome, e quindi notoriamente, mette in luce i limiti del NO, non si farà scappare
giudizi del genere, perché saprà esprimer con valutazioni più esatte la sua posizione.

Icabod ha detto...

esatto, e spiegare quali dubbi hanno sul Novus Ordo.

forse a qualcuno viene richiesto che dubbi ha sul Vetus?

DANTE PASTORELLI ha detto...

No. Ma dimentichi che il "Vetus" è forma "extraordinaria". La radice di molti problemi è qui. Come si può ritener extraordinaria la forma antica che, a detta di Benedetto XVI, mai è stata abrogata e, dunque, è sempre rimasta in vigore?
Un passo avanti e uno indietro, uno a destra e uno a sinistra. Il ballo della mattonella.

berni ha detto...

chi dice che la chiesa e' nata con il 1965 che il concilio Vaticano II avrebbe portato frutti enormi, dovrebbe oggi accorgersi che i frutti sono avvelenati tanto che il Santo Padre disse varie cose sulla chiesa: la barca di Pietro sta affondando ecc. gia' da tempo il Papa sta' rivedendo questioni liturgiche, questa aria nuova , o nuova Pentecoste dopo 40 anni il Papa l'ha capita. aiutiamo il Santo Padre, preghiamo per Lui perche' la chiesa dia veramente molti frutti non avvelenati ma buoni. Cerchiamo di aiutare il Papa, che e' la chiesa di Cristo, il suo vero Pastore successore di Pietro. Il Papa ha moltissime buone intenzioni supportiamolo con la preghiera continua a Maria SS. Dopo venti Concilii e 260 Papi abbiamo un grande complesso di cose da studiare ma facciamolo senza complessi di superiorita'.

berni ha detto...

Perche' secondo i progressisti i documenti conciliari non vanno discussi in quanto il Vaticano II e' un superdogma ma hanno dimenticato che la chiesa ha duemila anni, venti concilii e 260 Papi e questi se avessero voluto cambiare secondo i tempi, oggi non avremmo piu' la Chiesa di Cristo. infatti loro "i progressisti" stanno cercando di fondare una chiesauesa mondializzata del vogliamoci bene. Il Dio Trinitario ci ha lasciato duemila anni fa' una Chiesa diversa che si chiama Chiesa Cattolica Apostolica e guidata da Pietro e dal suo successore e non da un collegio di successori. rileggiamo la "pascendi" di Pio X.

berni ha detto...

Qualcuno mi sa dire perche' dopo la Summorum Pontificum e la Universae ecclesiae i fedeli devono richiedere la S.Messa gregoriana e non deve invece richiedere la S.Messa ordinaria: Ma la Messa gregoriana e' stata veramente liberalizzata? Non sarebbe giusto trovare in tutte le chiese senza alcuna richiesta almeno una S. Messa di rito antico ed esposto fuori un orario visto che nel motu proprio c'e' scritto che la S.Messa ha due usi dell'unico rito?

berni ha detto...

Non fermiamoci sulla S. Messa tridentina, chiediamo tutti insieme al Santo Padre che riveda molte parte delle riforme conciliari, siamo con Lui e per Lui preghiamo incessantemente. Dobbiamo sforsarci ad aiutarlo a lavorare nella vigna del Signore nel migliore dei modi. Nostro Signore gli dara' forza e coraggio contro ogni ostacolo e Maria gli sara' sempre accanto - pregare.

Anonimo ha detto...

continuiamo a sperare e a pregare, perché il Signore non abbandonerà MAI la Sua Chiesa!

berni ha detto...

La Santa sede deve obbligare tutte le chiese a celebrare la Santa Messa di rito antico o gregoriana e affiggere un orario preciso come fa per le S messe del novus ordo e la commissione Ecclesia Die deve sorvegliare attentamente. ogni cattolico ha il diritto di ascoltare la S.Messa che piu' lo porta vicino al nostro Signore.

berni ha detto...

ad anonimo : se si vuole garantire l'unita' non vedo perche' deve essere nascosto dietro l'angolo il Messale romano antico, che senso avrebbe rinnegare il proprio sangue?

dino ha detto...

Ma la Santa Sede si e' resa conto che seminari e chiese sono sempre piu' vuoti? e quali sono i rimedi? Le chiese/discoteca, oppure in chiesa ci si va per pregare - sto notando che molti preti stanno svuotando le chiese della Croce sugli altari, delle statue dei Santi e molti oggetti sacri - vedo delle chiese che non c'e' piu' neanche il tabernacolo. E' giusto questo per un cattolico oppure si sente svuotato della sua fede? Il Santo Padre dovrebbe cercare un vero rimedio.

berni ha detto...

Mic - e' inutile nascondersi la verita'...... infatti a noi non e' riservato il ghetto o la liberta' condiz. o vigilata - ma il niente. Ti faccio un piccolo esempio di cio' che siamo ritenuti: parlando con i parroci della mia parrocchia e casualmente anche con l'ordinario, la risposta e' stata come se avessero visto all'improvviso un mostro. Leggi sul blog la risposta a Stefano Gavazzi, le stesse risposte o anche peggiori le ho avute io.

berni ha detto...

Mic. la risposta di cui sopra la trovi cliccando "Chiesa e postconcilio - il papa al Bundestag" c'e' la risposta a Stefano Gavazzi

berni ha detto...

Vorrei un commento fatto col cuore da ciascuno riguardo il documento dottrinale del 14-9-2011 rilasciato dalla Santa Sede alla FSSPioX. La domanda e': se la FSSPX accettera' il documento della Santa Sede (cioe' dal Papa) con le conseguenze che questo documento comporta, la chiesa uscita dal vaticano II, se non accetta neppure la Summorum pontificum oltre il rivedere come dice Mons Gherardini nel libro "Un discorso da Fare" nella supplica al Santo Padre, che fine fara'? Sara' definita scismatica? così come fu definita scismatica la FSSPX perche' non accettava il VII?

berni ha detto...

Anna Rita, berni ti lascia alcuni commenti che trovi qui sopra, e che in seguito potremo discutere personalmente quando ci incontriamo. Tu sai come la penso, e chi mi puo' far cambiare idea sulla fede non e' la gerarchia ecclesiastica progressista e modernista legata a quel concilio da essa definito superdogmatico, ma solo nostro Signore. preghiamo incessantemente per quelle persone che conosciamo bene.

Redacción ha detto...

I "neocons" ecclesiali:

http://info-caotica.blogspot.com.ar/2013/07/que-es-el-neoconservadorismo-eclesial.html

http://info-caotica.blogspot.com.ar/2013/07/genealogia-del-neoconservadurismo.html

http://info-caotica.blogspot.com.ar/2013/08/genealogia-del-neoconservadurismo_22.html

http://info-caotica.blogspot.com.ar/2013/09/genealogia-del-neoconservadurismo.html

Prosit!