Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 17 febbraio 2026

Quaresima 2026 a Sant'Anna al Laterano

Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum, ore 16,00 nella Chiesa di Sant’Anna al Laterano S. Messa preceduta dalla benedizione e imposizione delle sacre ceneri.
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Carissimi,
Dopo i tre tocchi di campanello di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum comincerà la Quaresima, tempo sacro che risale alla più remota antichità della Chiesa, forse alla stessa età apostolica. Imitando Gesù nei suoi quaranta giorni nel deserto dopo il Battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico, considereremo questo tempo strettamente penitenziale meditando sulla condizione umana segnata dal peccato e dalla caducità che è causa della nostra morte spirituale oltre che fisica. Dal peccato ci redimerà la Passione e Morte del Salvatore, espressione dell’infinito amore col quale Cristo offrì il prezioso suo Sangue per noi. Ci prepareremo dunque a partecipare vivamente alla Passione di Gesù, a morire misticamente con lui, per risorgere con lui nel mattino radioso della Santa Pasqua. La penitenza alla quale ci sottoporremo ci sarà d’aiuto, con la Grazia di Dio, a risollevarci, e riscattarci dal nostro stato di caduta.

La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Un precedente qui.
La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Ci avviciniamo all'inizio della Quaresima ed è l'occasione per riflettere su come la osserveremo per purificarci dai peccati e prepararci alla celebrazione della Resurrezione del Signore. Avremmo dovuto pensare a quali preghiere e penitenze intraprendere prima che il Mercoledì delle Ceneri giungesse improvvisamente (ed è ormai domani) e la Quaresima ha inizio. Questo, infatti, era lo scopo dell'antico periodo preparatorio della Settuagesima, Sessagesima, Quinquagesima, che abbiamo osservato in base al rito romano tradizionale. Per essere concreti su ciò che intendiamo fare dovremmo includere qualcosa di positivo, non semplicemente "rinunciare" a questo o a quello, anche se, in verità, sarebbe una penitenza liberatoria rinunciare non solo al dolce o al liquore, ma a qualcosa che (per molti) è più duro: televisione, film, internet, Instagram o X, ecc. Ma ora ci concentriamo su una pratica quaresimale positiva che potrebbe rivelarsi così fruttuosa da decidere di continuarla anche in seguito: la lectio divina.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando la Chiesa si sente a disagio nel parlare della propria Madre.

Nella nostra traduzione da Pillars od Faith. "Non si protegge Cristo mettendo da parte Sua Madre. Non si salva la Chiesa indebolendo le sue ancore. E non si sopravvive alla tempesta andando alla deriva". Precedente specifico qui. Qui l'indice dei numerosi interventi del vescovo Strickland.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando la Chiesa
si sente a disagio nel parlare della propria Madre.


Una Chiesa senza la Madre non crolla dall'oggi al domani. Non la dichiara scomparsa. Non la rifiuta formalmente. Semplicemente diventa cauta. Misurata. Timorosa della chiarezza. Vergognosa della certezza. E in breve tempo, comincia a suonare... sconosciuta.

Una Chiesa senza la sua Madre diventa una Chiesa che parla incessantemente di accompagnamento, ma raramente di obbedienza. Una Chiesa che valorizza il dialogo più della verità. Una Chiesa che preferisce la sicurezza alla santità. Una Chiesa che ha imparato a sopravvivere alle tempeste andando alla deriva piuttosto che ancorandosi. Ed è qui che ci troviamo ora.

Il 'Per ipsum'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Per ipsum. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del latino liturgico.

Il 'Per ipsum'

Dopo il Per quem haec omnia [qui], il sacerdote conclude il Canone con:
Per ipsum, et cum ipso, et in ipso, est tibi Deo Patri omnipotenti, in unitáte Spíritus Sancti, omnis honor et gloria… per omnia saecula sæculórum. ℟. Amen.
Che traduco come:
Per mezzo di Lui stesso, con Lui stesso e in Lui stesso, ogni onore e gloria appartiene a Te, Dio Padre Onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. ℟. Amen.
La formulazione del Per ipsum è ispirata a Romani 11, 36:
Quis enim cognovit sensum Domini? aut quis consiliarius ejus fuit?
aut quis prior dedit illi, et retribuetur ei?
Quoniam ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt omnia: ipsi gloria in saecula. Amen
. (Rom. 11, 34-36)
Che il Douay-Rheims traduce come:

lunedì 16 febbraio 2026

Mai tante messe tradizionali come oggi nel mondo

Non è la prima volta che constatiamo come la resistenza di chi la ama e lo scalpore suscitato dalle assurde restrizioni sembra aver fatto meglio conoscere e amare la messa dei secoli. Du seguito un quadromaggiornato della situazione. Precedente qui.
Mai tante messe tradizionali come oggi nel mondo

Dall’introduzione del novus ordo, non ci sono mai state così tante messe tradizionali come ora.

Lo dicono i dati pubblicati da latinmass.com. Attualmente infatti sono 2100 i luoghi in cui il rito vetus ordo viene celebrato regolarmente in tutto il mondo. Prima di “Traditionis custodes” (2021) erano circa 1800.

I principali dispensatori di messe tradizionali sono:
  •  il clero diocesano: 777 sedi
  • la Fraternità sacerdotale San Pio X (più di 700 sedi)
  • la Fraternità sacerdotale di San Pietro (224 sedi)
  • l’Istituto di Cristo Re: 91 sedi.
Il maggior numero di sedi di messe tradizionali si trova in Europa e in Nord America. Seguono l’America Latina e l’Australia. Attualmente, l’Africa conta diciannove luoghi, di cui quindici serviti dalla FSSPX.

In Asia la presenza è minore: la FSSPX gestisce due sedi di messa in Giappone e in Corea del Sud. Taiwan ha due messe domenicali sotto la responsabilità della diocesi.

Nell’Europa dell’Est la Russia e la Bielorussia hanno due sedi di messa diocesane ciascuna. La FSSPX è presente anche a Mosca, accanto alle celebrazioni diocesane.
Fonte: latinmass.com

Il vescovo ordina sacerdote utilizzando il rito pre-Vaticano II, nonostante la Traditionis custodes

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald un caso che fa emergere la confusione, ma anche le sacche di resistenza a restrizioni arbitrarie nella chiesa del nostro tempo.

Il vescovo ordina sacerdote utilizzando il rito pre-Vaticano II,
nonostante la Traditionis custodes


Un vescovo francese ha ordinato un sacerdote utilizzando il Pontificale Romanum precedente al Concilio Vaticano II, in una cerimonia che ha riacceso le tensioni irrisolte relative all'attuazione delle restrizioni imposte da Papa Francesco alla liturgia tradizionale.

Sabato 17 gennaio, Mons. Alain Castet, 75 anni, vescovo emerito di Luçon, ha ordinato sacerdote Fratel Thomas-Marie Warmuz a Chémeré-le-Roi, nella Francia occidentale. L'ordinazione ha avuto luogo all'interno della Fraternità di San Vincenzo Ferrer, una confraternita clericale di ispirazione domenicana nota per il suo uso esclusivo dei riti liturgici tradizionali. Durante la stessa cerimonia, Fratel André-Marie Mwanza è stato ordinato suddiacono.

De Maria numquam satis (3)

Riportiamo la terza parte ed ultima parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. Parte 1; Parte 2. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice

De Maria numquam satis
La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione
p. Serafino Lanzetta, 11 Febbraio 2026

La corredenzione vissuta manifesta la vera religione
Questo mistero, la cooperazione in atto, la corredenzione vissuta, è anche una manifestazione della fede cattolica quale vera religione. Questo punto lo aveva già espresso molto bene Padre Benson. Egli fu straordinariamente brillante nel dimostrare che la Chiesa Cattolica è la sola vera Chiesa. E lo poteva fare con particolare autorità, perché veniva dall’Anglicanesimo. Conosceva dall’interno il mondo protestante. Padre Benson ci dice che “solo nella Chiesa Cattolica” il principio della sofferenza vicaria viene “manifestato, accolto e vissuto”. Si tratta di qualcosa di unico che manifesta l’unicità del Cattolicesimo.

La fede biblica veterotestamentaria è intrisa di questo principio della sofferenza vicaria nel suo preparare la via al Messia che, contrariamente alle attese esuberanti di chi si gloriava in un nome di predilezione o nel tempio quale maestà cultuale insuperabile, prenderà su di sé il peccato del popolo, distruggendo il tempio, il suo corpo (cf. Gv 2,19). In modo esemplare, rifulge nell’Antica Alleanza la figura del Servo sofferente di YHWH (Is 53, 3-10), di Colui che “è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui; per le sue lividure noi siamo stati guariti”. Questo Servo è chiaramente Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (cf. Gv 1,29). Tuttavia, al di fuori del contesto biblico, vetero e neo-testamentario fedelmente delineato, il concetto di espiazione vicaria si offusca e si smarrisce. Se è già arduo preservarlo nella sua verità biblica – molti sono i tentativi storico-critici di disfarsene relegandone i presupposti alla religione pagana e mitologica – al fuori di questo contesto il tema diventa ostico. Infatti, se ad esempio interroghiamo l’Islam – una doverosa indagine per ragioni monoteistiche – ci si avvede quanto mai dell’importanza dell’espiazione e sofferenza vicarie con i suoi risvolti sociali, proprio in ragione del suo rifiuto radicale.

domenica 15 febbraio 2026

Verità e Confessione

Verità e Confessione
Sermone per domenica 15 febbraio 2026

1 Giovanni 1:8–10
Se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto, così da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.
Carissimi, nei corridoi oscuri del cuore umano, dove sussurri di perfezione echeggiano falsamente, l'apostolo Giovanni ci mette di fronte a una verità lancinante. "Se dicessimo di non aver peccato", dichiara, invocando il greco ἁμαρτία (hamartia), quell'antico termine che evoca la freccia di un arciere che manca il bersaglio – non solo una colpa passeggera, ma una profonda deviazione dal bersaglio divino della giustizia. Qui Giovanni usa il singolare: ἁμαρτία (hamartia), il peccato come condizione universale che avvolge l'umanità. Non sta ancora parlando di atti specifici, ma della realtà sottostante che ci separa da Dio. In questo vediamo l'inganno che intrappola l'anima: πλανῶμεν (planōmen), ci smarriamo, conducendoci all'illusione. Perché affermare di essere senza peccato significa esiliare l'ἀλήθεια ( alētheia ), la verità stessa, dal nostro santuario interiore. Come uno specchio appannato dal respiro, la nostra percezione di noi stessi si offusca; non vediamo le macchie sulle nostre vesti, ma illusioni di un bianco immacolato. Giovanni ci ricorda che il peccato non è un fantasma, ma una realtà insita nella struttura decaduta dell'umanità. Qui sta il pericolo: la negazione genera oscurità e, in quel vuoto, la comunione con la Luce – il nostro Dio – svanisce nel nulla.

De Maria numquam satis (2)

Riportiamo la seconda parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione. Parte 1; Parte 3. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice

De Maria numquam satis
La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione
p. Serafino Lanzetta, 4 febbraio 2026

«Io piango perché tu non piangi»

Questo è un programma di vita davvero importante. A questo proposito, è degno di nota un grande autore inglese, Padre Robert Hugh Benson (1871-1914), convertito alla fede cattolica dall’anglicanesimo. È conosciuto soprattutto per il suo bellissimo romanzo “Il padrone del mondo”. Dopo la conversione continuò a scrivere, producendo numerose opere per difendere apologeticamente la fede cattolica. Una di queste è The Mystical Body and its Head (Il Corpo mistico e il suo Capo, Sheed and Ward, New York 1911), tratta dalla sua opera più ampia Christ in the Church (Cristo nella Chiesa). Nella sezione dedicata al Getsemani – il libro è una profonda meditazione sulle tappe della Passione di Cristo – Padre Benson riflette sull’unicità del Corpo Mistico di Cristo e parla in modo illuminante della corredenzione anche senza citarla in maniera diretta. Il nucleo di questo mistero è tutto lì. Benson dice che nella Chiesa Cattolica esiste un principio che viene non solo accolto, ma anche pienamente messo in pratica: il principio del dolore vicario, della sofferenza vicaria (il concetto analizzato prima: il fatto che Gesù abbia fatto qualcosa al posto nostro, che cioè si sia offerto per noi al fine di redimerci). Questo principio del dolore vicario, cioè l’amore con cui ci aiutiamo a vicenda a raggiungere la santificazione, dice Padre Benson, è pienamente riconosciuto e vissuto nella Chiesa Cattolica ed è al contempo ciò che manifesta l’unicità della Chiesa. Viene citato l’esempio del Santo Curato d’Ars, il quale, un giorno, mentre confessava per ore, come sempre, ricevette un penitente che gli elencò dei peccati gravissimi, ma senza il minimo segno di contrizione. Il santo Curato ne fu stupito ed esclamò: «Come? Non piangi? Non versi una lacrima per i tuoi peccati?». E continuando ad ascoltare quella confessione poco contrita, soggiunse: «Io piango perché tu non piangi». Questa è squisita carità. Questa è corredenzione in azione; la corredenzione di un sacerdote, il Santo Curato d’Ars, che era disposto a fare qualcosa al posto di quel penitente, a “soffrire al suo posto”, pur di guadagnarlo a Cristo. Padre Benson commenta e dice che questo è un esempio lampante della bellezza e dell’unicità della Chiesa Cattolica. Questa sofferenza vicaria è corredentiva ed è un principio di vita cristiana. Leggiamo quanto scrive Benson: «Questo principio, dunque, attraversa tutta la Chiesa Cattolica, dalla testa ai piedi. In essa non solo il sacrificio esteriore della Croce viene offerto incessantemente nell’augustissimo mistero dell’altare – (ciò che Cristo ha fatto una volta lo fa sempre) –; e in un modo diverso nelle sofferenze esterne delle sue membra; ma anche i dolori interiori del Getsemani vengono similmente perpetuati. Ogni vero sacerdote, nel confessionale, conosce qualcosa di quel senso del peccato che porta su di sé al posto del penitente. “Io piango, singhiozzava il Curato d’Ars, perché tu non piangi”. Ogni cattolico ben istruito sa offrire il proprio dolore per la salvezza di un’altra anima, perché soltanto nella Chiesa Cattolica si manifesta questa stirpe sacerdotale di cui parla il primo Papa (cf. 1Pt 2,9). Solo nella Chiesa Cattolica, infatti, quell’immenso principio del dolore vicario viene accolto, riconosciuto e vissuto: quel principio sul quale è tenuta insieme l’intera catena della vita, persino nell’ordine fisico… “Qui nella mia Chiesa, e solo qui, rivivo in pienezza, con volontà e intelligenza, quella mia agonia registrata nei Vangeli. Qui, nella cella del contemplativo, nel confessionale di un degno sacerdote, nella stanza da letto di un sofferente altruista, in ogni agonia interiore coraggiosamente sopportata, rimango ancora una volta nel giardino, immerso nel sangue, strappato da me, non dai flagelli ma dal dolore”».

Dominica in Quinquagesima

Ripropongo contenuti come questo che uno strumento come il blog inghiotte inesorabilmente, per ritrovarne ogni anno le ricchezze della nostra Chiesa e farne tesoro per una sempre maggore interiorizzazione. Vedi: L'inizio del ciclo pasquale con la Dominica in septuagesima [qui] Dominica in sexagesima [qui]
Qui trovate l'Ordinario e qui il Proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica di Quinquagesima

La vocazione di Abramo

L’argomento che presenta oggi la Chiesa da meditare è la vocazione di Abramo.

Scomparse le acque del diluvio, la terra cominciò di nuovo a riempirsi di uomini; ma insieme comparve la corruzione, e l’idolatria venne a colmare la misura dei disordini. Ora prevedendo il Signore nella sua divina sapienza, la defezione dei popoli, volle costituire una nazione che gli sarebbe stata particolarmente devota, e nella quale si sarebbero conservate le sacre verità destinate a diffondersi fra i Gentili. Questo nuovo popolo doveva cominciare da un solo uomo, padre e tipo dei credenti, Abramo. Pieno di fede e di obbedienza verso il Signore, egli era chiamato ad essere il padre dei figli di Dio, il capo di quella generazione spirituale, alla quale appartennero ed apparterranno fino alla fine dei tempi tutti gli eletti, sia dell’Antico Testamento che della Chiesa Cristiana.