lunedì 19 novembre 2018

Pastori, dove siete? - Don Elia

Pasce oves meas. Confirma fratres tuos (Gv 21, 17; Lc 22, 32).

Sembrava tutto troppo tranquillo. Le solite manovre diversive avevano distratto tanti, entrati subito in fibrillazione per presunte indiscrezioni sullo sdoganamento dell’omofilia o su cambiamenti nella  liturgia da promulgare urbi et orbi nella Messa conclusiva, o ancora sull’abolizione del celibato o sull’ammissione delle donne al ministero. Invece i furbastri del pool bergogliano stavano lavorando di nascosto su tutt’altro versante. In realtà l’assoluta mancanza di trasparenza (eliminazione della relazione intermedia sulle discussioni sinodali, embargo sui testi degli interventi, comunicazione strettamente controllata dall’alto…) faceva già fiutare il colpo basso, preparato lontano dai riflettori per neutralizzare ogni opposizione. I vescovi, a impedire le vivaci polemiche che agitarono i due “sinodi sulla famiglia”, si son visti forzati a votare un testo preconfezionato e presentato all’ultimo momento, di cui mancavano le traduzioni e sul quale non avevano avuto il tempo di riflettere. Per inciso: quando il Magistero era scritto in latino e i Pastori cattolici lo conoscevano, non c’era alcun bisogno di tradurre un bel nulla…

Il clericalismo del cardinal Levada

Nella nostra traduzione da Church Militant dello scorso 16 novembre un articolo di Christine Niles : Il clericalismo del card. Levada. Un incontro rivelatore a Baltimora. Qui il precedente

Sebbene questa settimana si sia avuta un'attenzione diffusa da parte dei media sulle dichiarazioni pubbliche accuratamente elaborate dai vescovi durante la loro riunione annuale a Baltimora, i più illuminanti sono stati i colloqui privati con vari prelati; in particolare, un incontro con il Cardinale William Levada.

Giovedì, mentre diversi vescovi stavano lasciando l'Hotel Marriott Waterfront e nell'attesa, nella hall, dei taxi per l'aeroporto, abbiamo scorto Levada che conversava con altri vescovi nell'atrio. Il cardinale 82enne, appena il giorno prima, durante la riunione a porte chiuse dei vescovi, si è alzato in piedi e si è espresso contro la mozione per la richiesta alla Santa Sede di rilasciare i file sul Arcivescovo Theodore McCarrick, predatore sessuale, sostenendo che un voto del genere avrebbe solo allargato il divario tra i vescovi statunitensi e Papa Francesco. Levada ha supportato il suggerimento del vescovo di New Jersey Joseph Tobin secondo cui la proposta avrebbe dovuto essere riformulata per esprimere sostegno alle indagini del Vaticano.

domenica 18 novembre 2018

Oggi inizia la Novena alla Vergine della medaglia miracolosa

Le invocazioni che seguono vanno ripetute per nove giorni.

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta parte prendi alle nostre pene e quanto di adoperi per stornare da noi i castighi di Dio e impetrarci le sue grazie, muoviti a pietà della presente nostra necessità; consola la nostra afflizione e concedici la grazia che ti domandiamo. 
Salve Regina
O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, quale rimedio a tanti mali spirituali che ci affliggono, ci hai portato la tua Medaglia, affinché fosse difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.
Salve Regina
O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, tu hai promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della tua Medaglia che ti avessero invocata con la giaculatoria da te insegnata; ebbene, o Madre, ecco che noi, pieni di fiducia nella tua parola, ricorriamo a te e ti domandiamo, per la tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.
Salve Regina
O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!
Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias
in necessitátibus;
sed a perículis cunctis
líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.
Sotto la tua protezione
cerchiamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le nostre suppliche
nelle necessità,
ma liberaci sempre da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.

La sesta domanda: "Non ci immettere nella tentazione" - Sant'Agostino

Lo abbiamo già ricordato qui, nel proporre il testo di San Tommaso sulla sesta domanda del Pater, ma giova ripetere che abbiamo una vena aurea, inestinguibile, dalla quale possiamo attingere copiosamente. Anche quello che segue (tratto dal De sermone Domini in monte, II, 9, 30-34 di Sant'Agostino) è uno dei testi che in giorni come questi ci tengono ancorati alle sorgenti dell'insegnamento costante della Chiesa. Sul Pater, vedi nel blog: Non abbandonarli alla tentazione di cambiare il Padre nostro [qui]; Il “Padre nostro” in versione sacrilega [qui]

Dedicato a tutti coloro che ritengono "necessario" modificare il Padre nostro...

La sesta domanda è: Non ci immettere nella tentazione (Mt 6, 13). Alcuni manoscritti hanno: Indurre, che ritengo abbia il medesimo significato; infatti dall’unico termine greco è stato tradotto l’uno e l’altro. Molti poi nel pregare dicono: Non permettere che siamo indotti in tentazione, mostrando, cioè, in che senso sia stato usato l’indurre. Infatti Dio non ci induce da se stesso, ma permette che vi sia indotto colui che per un ordinamento occultissimo e meriti avrà privato del suo aiuto. Spesso anche per ragioni manifeste egli giudica uno degno fino a privarlo del suo aiuto e permettere che sia indotto in tentazione. Una cosa è infatti essere indotto in tentazione e un’altra essere tentati. Infatti senza la tentazione nessuno è adatto alla prova, tanto in se stesso, come si ha nella Scrittura: Chi non è stato tentato che cosa sa? (Eccli 34, 9), quanto per l’altro, come dice l’Apostolo: E non avete disprezzato quella che era per voi una tentazione nella carne (Gal 4,14). Da questo fatto appunto li ha riconosciuti costanti, perché non furono distolti dalla carità a causa delle sofferenze capitate all’Apostolo nel fisico. Infatti noi siamo noti a Dio prima di tutte le tentazioni perché egli sa tutto prima che avvenga.

Gerusalemme, la ‘colonizzazione’ israeliana degli immobili per cacciare palestinesi (e cristiani)

La vendita della casa di famiglia del guardiano (musulmano) delle chiavi del Santo Sepolcro conferma una tendenza crescente. Per un palestinese cedere l’immobile a un ebreo è considerato una vergogna e un tradimento. Per gli intermediari ebrei è un mezzo “pacifico” e “fantastico” per partecipare al conflitto territoriale. Un fenomeno che preoccupa anche leader cristiani. La condanna del vescovo greco-ortodosso: L’obiettivo è marginalizzare la presenza cristiana in Terra Santa.
Gerusalemme (AsiaNews) - La vendita anomala e misteriosa della casa del guardiano (un musulmano) delle chiavi del Santo Sepolcro a Gerusalemme, acquistata di recente da un ebreo israeliano, ha riaperto la ferita dei beni e delle proprietà immobiliari nella città santa. Adeeb Joudeh, discendente di una famiglia che dai tempi delle Crociate regola l’accesso al luogo più caro della cristianità, ha visto entrare ebrei israeliani nella casa. E a quanti chiedono spiegazioni, egli assicura di aver venduta la proprietà nel 2016 a un uomo di affari palestinese, non “al nemico”.

sabato 17 novembre 2018

Joseph Ratzinger interviene in occasione di un simposio sui "nuovi diritti".

Joseph Ratzinger lucido e presente... Poiché in alcune occasioni non sono mancati suoi interventi -- pensiamo ad esempio alla sua risposta alla critica del card. Brandmüller [qui] e alle precisazioni sulle dichiarazioni del Viganò responsabile della comunicazione vaticana [qui]) --, ci aspetteremmo una sua reazione ai recenti attacchi al Summorum Pontificum in seno alla CEI [qui].

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La lettera del Papa emerito Benedetto XVI letta ieri mattina, 15 novembre 2018, durante l'inaugurazione del Simposio Internazionale "Diritti fondamentali e conflitti fra diritti", organizzato dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI in collaborazione con la Università Lumsa, a Roma (15-16 novembre 2018).

«Fin da quando sono stato informato – diversi mesi fa – del primo progetto del simposio», scrive Joseph Ratzinger nella lettera firmata il 12 novembre, «le ho subito manifestato il mio apprezzamento per l’iniziativa, considerandola straordinariamente utile. In particolare, mi è sembrato importante che si parli esplicitamente della problematica della “moltiplicazione dei diritti” del rischio “della distruzione dell’idea di diritto”. È una questione attuale e fondamentale per tutelare le basi della convivenza della famiglia umana, che merita di essere messa ancora una volta a tema di una riflessione approfondita e sistematica, come il programma del simposio dimostra di voler fare. Assicuro perciò a tutti i relatori e ai partecipanti al simposio la mia stima e la mia vicinanza nella preghiera perché il Signore benedica i lavori come prezioso servizio per la Chiesa e per il bene della famiglia umana».

S. Tommaso, Commento al Padre nostro. La sesta domanda

Abbiamo una vena aurea, inestinguibile, dalla quale possiamo attingere copiosamente. Quello che segue è uno dei testi che in giorni come questi ci tengono ancorati alle sorgenti dell'insegnamento costante della Chiesa. Sul Pater, vedi nel blog: Non abbandonarli alla tentazione di cambiare il Padre nostro [qui]; Il “Padre nostro” in versione sacrilega [qui]

Dedicato a tutti coloro che ritengono "necessario" modificare il Padre nostro...

Sesta domanda: e non ci indurre in tentazione
Alcuni peccano e poi, desiderando di ottenere il perdono dei loro peccati, li confessano e se ne pentono, senza però impegnarsi a fondo, come dovrebbero, per non ricadervi.
Ma non è davvero bello che uno, da una parte, pianga i propri peccati quando si pente, e dall’altra accumuli motivi di pianto tornando a peccare. Infatti sta scritto: “Lavatevi, purificatevi, togliete il male dalle vostre azioni, dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene” (Is 1,16).
Per questo motivo Cristo, mentre nella precedente domanda ci insegnava a chiedere perdono dei peccati, in questa ci insegna a chiedere di poterli evitare, ossia di non essere indotti nella tentazione per la quale scivoliamo nel peccato, e ci fa dire: “Non ci indurre in tentazione”.

venerdì 16 novembre 2018

Attentati sempre più pertinaci alla immutata e immutabile vigenza del Rito Romano Antico

In occasione dell'Assemblea della CEI, si è provato a colpire il motu proprio di Benedetto XVI. Le variazioni nella Chiesa cattolica nella Liturgia - e non solo; ma la Liturgia è culmen et fons -  stanno raggiungendo livelli non più tollerabili. Per le riflessioni su questo tema vi ricordo la mia relazione: Il rito Romano Antico e l'applicazione del Summorum Pontificum al Convegno Internazionale su Vecchio e nuovo modernismo: le radici della crisi della Chiesa, Roma, 23 giugno 2018.
Ignorare che centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo sono ormai legate al messale antico e che attorno ad esso sono nate comunità e centinaia di vocazioni, vuol dire negare un pezzo di Chiesa viva e attiva. 
In ogni caso, dopo il nuovo messale, continueremo a dire il Pater in latino e sottovoce, come anche il "non sum dignus". Anche perché, nel frattempo, pro multis rimane "per tutti" [qui - qui], la casa del centurione rimane "la tua mensa", e "qui tollit" rimane "Colui che toglie", invece che "prende su di sé", tutti errori da matita blu, che dimostrano che l'intento non era quello di migliorare la traduzione, ma di comportarsi come i protestanti e i testimoni di Geova: traduzioni arbitrarie per sostenere teologie rivoluzionarie. Si impone una resilienza sempre più tenace, nella consapevolezza di quanto sia deleteria la smania di cambiamenti continui, fondati sull’ideologia del provvisorio, della continua evoluzione che fa anche della liturgia un terreno di scontro ideologico per imporre ai fedeli le visuali sempre mutevoli dominanti nei vari momenti storici. [Temi ampiamente esaminati qui - qui - qui].
Riprendo da MiL il testo che trovate di seguito.

CEI: "Va abrogata la messa antica, papa Ratzinger ha sbagliato".

Mons. Redaelli, vescovo di Gorizia (che sappiamo avere conseguito la laurea in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana) ha asserito che il Messale Antico di Giovanni XXIII era stato abrogato da Paolo VI (e ciò contrariamente a quanto dichiarato da Benedetto XVI nel Motu Proprio) e che quindi il Summorum Pontificum, essendo errate le premesse giuridiche da cui muove i passi, è inefficace nella parte in cui afferma la continuazione di validità del messale antico e ne riconosce l'immutata vigenza ai giorni nostri. Per tale motivo, il motu proprio è un "non-sense" giuridico e la liturgia "tridentina" non è stata legittimamente ristabilita dal motu proprio e non può considerarsi liberalizzata.
Con la conseguenza, sperata dai vescovi più ostili, di una cancellazione totale e senza deroghe di tutti i centri messa nati e fioriti dopo il 14.09.2007

La vicenda dei fratelli Viganò. Tra verità da chiarire e facili strumentalizzazioni

Un milione e 824 mila euro: è quanto monsignor Carlo Maria Viganò, arcivescovo ex nunzio apostolico negli Usa, deve pagare al fratello. Lo ha deciso un giudice monocratico civile di Milano il 9 ottobre scorso, sostenendo che il monsignore avrebbe sottratto al fratello l’eredità paterna.

Monsignor Viganò dovrà risarcire il fratello Lorenzo, anche lui prete, per aver gestito autonomamente l’eredità avuta dal padre che, nel 2010, ammontava a 7 milioni in contanti e quasi 20 milioni e mezzo in beni immobili. Nel corso della causa civile, è emerso che monsignor Viganò “ha beneficiato di operazioni per un importo netto di 3 milioni e 649 mila euro” e “di fondi pagati a suo favore per 4 milioni e 800 mila euro, mentre al fratello sono arrivati complessivamente un milione e 700 mila euro”. Da qui la sentenza emessa dal giudice Susanna Terni per bilanciare tra i due fratelli i proventi dell’eredità del padre.

Venerdì 16 novembre. La Preghiera di Riparazione

Ricordiamo che oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla Preghiera di Riparazione secondo le modalità, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che trovate qui.

Rimaniamo fedeli al nostro impegno nella preghiera di riparazione e continuiamo a pregare perché sia sventata l'introduzione della cosiddetta Messa ecumenica, che vanifica il Santo Sacrificio. Per non parlare dei cambiamenti di paradigma che usano il funambolismo linguistico per condurre verso rivoluzionari orizzonti inesplorati fuori dalla Via maestra.
Preghiamo anche per come viene contristato il Signore nel nostro Paese e nel degrado ingravescente che lo attanaglia e per tutti i problemi in attesa di soluzione in un agone politico esasperato e attraversato da molte dinamiche contrapposte.
Invochiamo Cristo Signore che ci ha ammonito che “ senza di Lui non possiamo fare nulla ” (cfr. Gv 15, 5) e chiediamo l'intercessione della Vergine, Madre Sua e nostra, perché voglia stornare tutti i pericoli, i mali e le insidie in tutti gli ambiti del vivere civile e religioso dove Lui possa tornare a regnare. Preghiamo anche perché il Signore voglia presto darci Santi Pastori che possano guidare i fedeli in questa epoca di smarrimento, di confusione e di empietà e sostenga quelli che si espongono con parresìa.

Riflessione settimanale:
Dalla «Lettera ai Corinzi»
di san Clementi I, Papa

(Capp. 30, 3-4; 34, 2 - 35, 5; Funk, 1, 99, 103-105)