Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 21 giugno 2026

Niente permessi per Messe tradizionali a pellegrini FSSP in Italia

Ieri [qui] constatavamo la costante crescita della FSSP. E con rammarico riprendiamo da Infovaticana che Pellegrini della FSSP denunciano che è stata negata loro la Messa tradizionale in più santuari italiani. L'ostruzionismo nei confronti della Tradizione non accenna a mutare nonostante, in questo caso, la malleabilità, sia pure relativa, dei destinatari...

Niente permessi per Messe tradizionali a pellegrini FSSP in Italia

Un gruppo di fedeli che percorre l’Italia accompagnato da un sacerdote della Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) denuncia di aver incontrato ostacoli per celebrare la liturgia tradizionale in alcuni dei santuari del paese.
Secondo quanto informa Rorate Caeli, i divieti si sono verificati a San Giovanni Rotondo, Assisi e, in un primo momento, anche a Loreto. I pellegrini sostengono che le autorizzazioni sono state rifiutate o ritirate una volta che i responsabili dei luoghi di culto sono venuti a conoscenza che le celebrazioni previste corrispondevano alla Messa tradizionale secondo il Messale del 1962-
La denuncia si aggiunge all’episodio avvenuto ad Ávila, dove un gruppo di pellegrini provenienti dagli Stati Uniti informa di aver ricevuto il divieto del vescovo di Ávila di celebrare la Messa tradizionale durante un pellegrinaggio, con la comunicazione che «questa Messa è proibita nella diocesi».

Mons. Héctor Aguer. Il Recupero della Messa. Il Ritorno della Messa di Sempre

Ottimo da Infovaticana by Stilum curiae. Ne paròiamo ad oltranza, ma è bene tener desta l'attenzione. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Il Recupero della Messa. Il Ritorno della Messa di Sempre.
Mons. Héctor Aguer

Il recupero della Messa
I media di comunicazione e, specialmente, i social network, segnalano che in diversi paesi europei, soprattutto tra i giovani, si vive con fervore la «Messa di sempre», accompagnata da numerose processioni e pellegrinaggi. Hanno attirato l’attenzione le folle di giovani che hanno riproposto il tradizionale pellegrinaggio Parigi – Chartres; con un’età media di 22 anni. Si tratta di un recupero della tradizione cattolica, che era stata soffocata in quei paesi dal liberalismo, dal progressismo e dall’ateismo.

La «Messa di sempre» può essere chiamata così perché proviene dai secoli VII e VIII, ed è stata in vigore per secoli fino almeno al Concilio di Trento, che la revisionò e ripropose, affinché giungesse ai nostri giorni. È essenziale la sua identificazione con il Sacrificio della Croce, istituito come Sacramento del Sacrificio nell’Ultima Cena di Gesù con i suoi Apostoli. Questo Sacramento è il mistero della Passione e della Resurrezione, consacrato dallo Spirito Santo. La Messa si rivolge alla Gloria di Dio Trino, al quale offre il Sacrificio di Gesù. Nella Chiesa Cattolica si offre come offerta del pane e del vino, che per mezzo delle parole inalterabili della Consacrazione si trasformano nel Corpo e nel Sangue di Gesù; nutrimento di immortalità per i fedeli.

Il cardinale Woelki evidenzia i frutti della liturgia tradizionale tra i giovani

Riprendiamo da Infovaticana. Rara avis, in Germania... Qui l'indice della Liturgia ai tempi di Leone.
Il cardinale Woelki evidenzia
i frutti della liturgia tradizionale tra i giovani

Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia (Germania), ha espresso pubblicamente il suo riconoscimento per il lavoro pastorale svolto dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) nella sua arcidiocesi. Il porporato ha elogiato il modo in cui la comunità celebra la liturgia tradizionale e ha incoraggiato i giovani che vi trovano un sostegno per vivere la loro fede.

Le dichiarazioni sono state rese durante il festival della fede «kommt&seht» («Venite e vedete»), celebrato a Colonia, dove Woelki ha parlato anche del crescente interesse dei giovani per il pellegrinaggio di Chartres e dei frutti di vari progetti di evangelizzazione promossi nell’arcidiocesi.

Domenica quarta dopo la Pentecoste

Ripubblico, anno dopo anno, per chi ci legge solo ora ma anche per il nostro approfondimento degli insegnamenti che nutrono la nostra fede, consapevole del valore maieutico della ripetizione per l'assimilazione sempre più profonda dei misteri pregati e contemplati. I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. Col richiamo alla necessità della continuità del prendersi cura: cultura deriva dal contesto agricolo e indica ciò che deve essere prodotto, curato e amato costantemente e ripetutamente. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta: approfondito, sollecita nutre e trasfigura. Ed è la pratica costante dei misteri ricevuti e assaporati che produce frutti. Per questo repetita iuvant... Qui trovate il proprio della Santa Messa di oggi; qui  l'Ordinario.

Domenica quarta dopo la Pentecoste

Intróitus
Ps 26:1; 26:2 - Dóminus illuminátio mea et salus mea, quem timebo? Dóminus defensor vitæ meæ, a quo trepidábo? qui tríbulant me inimíci mei, ipsi infirmáti sunt, et cecidérunt.
Ps 26:3 - Si consístant advérsum me castra: non timébit cor meum.
V. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in sǽcula sæculórum. Amen.
Dóminus illuminátio mea et salus mea, quem timebo? Dóminus defensor vitæ meæ, a quo trepidábo? qui tríbulant me inimíci mei, ipsi infirmáti sunt, et cecidérunt.
Introito
Ps 26:1; 26:2 - Il Signore è mia luce e mia salvezza, chi temerò? Il Signore è baluardo della mia vita, cosa temerò? Quei miei nemici che mi perseguitano, sono essi che vacillano e cadono.
Ps 26:3 - Se anche un esercito si schierasse contro di me: non temerà il mio cuore.
V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Il Signore è mia luce e mia salvezza, chi temerò? Il Signore è baluardo della mia vita, cosa temerò? Questi miei nemici che mi perseguitano, sono essi che vacillano e cadono.

Il Suo Nome
La quarta Domenica dopo la Pentecoste fu per lungo tempo chiamata in Occidente Domenica della Misericordia, perché vi si leggeva una volta il passo di san Luca che inizia con le parole: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro". Ma essendo stato questo Vangelo trasferito quindi alla Messa della prima Domenica dopo la Pentecoste, il Vangelo della quinta Domenica passò alla quarta; quello della sesta passò alla quinta, e così di seguito fino alla ventitreesima. Il cambiamento di cui parliamo ebbe luogo solo abbastanza tardi in un certo numero di Chiese [1] e fu universalmente riconosciuto solo nel secolo XVI.

sabato 20 giugno 2026

La volontà di Dio, il buon senso e la questione della Fraternità Sacerdotale San Pio X: cosa dovrebbero fare ora i cattolici?

L'ennesima reazione alle parole di Leone XIV [qui]. Nella nostra traduzione da Remnantnewspaper. Mentre le tensioni tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X si intensificano, i cattolici sono costretti ad affrontare una delle domande cruciali del nostro tempo: cosa desidera realmente Dio dai suoi fedeli durante questa crisi senza precedenti? Esaminando gli insegnamenti di Pio X, Leone XIII, dell'Arcivescovo Lefebvre e le recenti dichiarazioni di Leone XIV, l'articolo che segue (affiancandosi ai precedenti qui - qui) sostiene che il buon senso e la fedeltà alla Tradizione potrebbero essere inseparabili.

La volontà di Dio, il buon senso e la questione della Fraternità Sacerdotale San Pio X: cosa dovrebbero fare ora i cattolici?

San Pio X iniziò la sua enciclica sul modernismo del 1907, Pascendi Dominici Gregis, con una semplice frase che può aiutarci a valutare la crisi che sta attraversando oggi la Chiesa cattolica:
«L'ufficio che ci è stato divinamente affidato, quello di pascere il gregge del Signore, ha in particolare questo compito assegnatogli da Cristo: custodire con la massima vigilanza il deposito della fede trasmesso ai santi, respingendo le novità profane delle parole e le opposizioni della falsa conoscenza».
Questa è un'affermazione vera e fondamentale sul ruolo del papa in particolare e della gerarchia in generale. Nella misura in cui il papa e la gerarchia abbandonano questo mandato, i membri del Corpo Mistico di Cristo saranno vulnerabili agli attacchi dei nemici della Chiesa.

Il ritorno del re

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge
Il ritorno del re
Goffredo, Wace, Layamon e le origini della letteratura arturiana

Robert Keim, 26 maggio
Quando nella cronaca del tempo sprecato
Vedo descrizioni delle più belle creature,
E la bellezza che crea una bella vecchia rima
In lode delle dame defunte e dei valorosi cavalieri…
—Shakespeare, Sonetto 106
Il tema di domenica era exitus et reditus [qui], ovvero "partenza e ritorno", come costrutto filosofico che ci conduce al cuore stesso dell'esperienza letteraria occidentale. Abbiamo discusso di exitu et reditus nella poesia degli antichi greci e nelle narrazioni delle Scritture giudeo-cristiane. Non abbiamo parlato del romanzo medievale, sebbene avremmo certamente potuto farlo, perché la partenza e il ritorno erano una caratteristica centrale – anzi, determinante – di quel genere. Ne ho scritto ad agosto:

“Continuità” e “accettazione” del Concilio: una risposta a Mons. Ocáriz

Scopro che Infovaticana pubblica qui, riattualizzandolo, il testo di un articolo di Mons. Fernando Ocáriz apparso su L'Osservatore Romano del 2011 (ancor più apprezzabile posto che il vecchio link non è più funzionante), al quale questo blog, all'epoca, pubblicò [vedi] la risposta che riprendo di seguito. Abbiamo così una interessante ulteriore analisi e valutazione della querelle che è sotto la nostra attenzione in questo tempo di attesa dell'esito della vicenda che riguarda la FSSPX ma anche la custodia e la diffusione dell'autentica Tradizione bimillenaria - e non soltanto "conciliare" o forse anche "conciliarista" - che con Mons. Gherardini riconosciamo come evolutiva in senso veritativo, non vivente in senso storicistico. L'articolo si affianca ai precedenti qui - qui).

Il sito de L’Osservatore Romano pubblica, nelle lingue principali, un articolo di Mons. Fernando Ocáriz, Sull’adesione al concilio Vaticano II, datato 2 Dicembre. L’autore – teologo, Vicario Generale dell’Opus Dei, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede – si può considerare uno dei maggiori esperti “romani” del mondo tradizionalista e, quel che più importa, delle sue posizioni propriamente teologiche: ha partecipato, infatti, già ai colloqui con Mons. Léfebvre, nel 1988; è stato “Esperto Permanente” della Pontificia Commissione “ Ecclesia Dei ”; da ultimo e soprattutto, ha fatto parte della commissione bilaterale che ha condotto le discussioni dottrinali tra la Santa Sede e la Fraternità S. Pio X. Questo suo articolo, benché porti un titolo assai generico, sembra indirizzato soprattutto ai tradizionalisti, nell’intento di chiarire l’esito di tali discussioni: il Preambolo Dottrinale presentato alla S. Pio X e, in particolare, l’ambito di “ libera discussione ” che verrebbe ammesso sui documenti conciliari. Naturalmente, Mons. Ocáriz scrive a titolo personale (le prese di posizione ufficiali della Santa Sede, su L’Osservatore, compaiono sempre in forma anonima, sottoscritte con tre asterischi); tuttavia, sia per le sue qualifiche personali sia per il rilievo che viene ora accordato all’articolo in parola, è ragionevole presumere che Mons. Fellay, che sembra intenzionato a chiedere chiarimenti, tra l’altro, proprio su questa “libera discussione”, si veda rispondere in termini molto simili a quelli dell’illustre teologo.

I pellegrini armati della cristianità medievale, parte 1

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis
I pellegrini armati della cristianità medievale, parte 1
La parola “crociata” non esisteva durante la Prima Crociata...

La nave in primo piano è decorata con l'araldica dei Cavalieri Ospitalieri, un ordine religioso fondato a Gerusalemme nell'XI secolo. Divenne un ordine militare nel XII secolo. Libro d'ore di Pierre de Bosredont, Francia, XV secolo.

Sebbene la moderna società laica si distingua per la sua scarsa conoscenza della storia del Medioevo, la cultura popolare è riuscita a mantenere vivo il ricordo delle Crociate. Anche tra coloro che hanno scarso interesse per gli eventi, le credenze e gli ideali del mondo medievale, le Crociate sono ancora ben note e ampiamente comprese – o meglio, grossolanamente fraintese – come un
Episodio deplorevolmente violento in cui occidentali brutali si sono recati, senza alcuna provocazione, ad assassinare e saccheggiare musulmani pacifici e sofisticati, gettando le basi per modelli di oppressione oltraggiosa che si sarebbero ripetuti nel corso della storia. (1)
Il tema fu ripreso persino da un importante politico americano, non esattamente famoso per la sua integrità morale, in un discorso tenuto nel 2001 alla Georgetown University. "Quando i soldati cristiani [della Prima Crociata] conquistarono Gerusalemme", spiegò Clinton, "massacrarono indiscriminatamente gli abitanti del luogo finché i cavalieri furono costretti, secondo le "descrizioni dell'epoca", a camminare "con il sangue che gli colava fino alle ginocchia". In realtà, l'ex presidente si dimostra piuttosto moderato, poiché altre versioni del massacro indicano che il sangue raggiunse le ginocchia dei cavalli, o addirittura le briglie! I commentatori più cauti affermano che il fiume di sangue arrivava solo alle caviglie. Possiamo forse scorgere qui una lacuna educativa non solo in ambito storico, ma anche matematico: come uno studioso ha dimostrato, seppur con riluttanza, attraverso calcoli grotteschi, le versioni sensazionalistiche di questo evento sono palesemente impossibili, e i resoconti su cui si basano "non sono mai stati pensati per essere presi sul serio. Le persone del Medioevo sapevano che una cosa del genere era impossibile. Le persone moderne, purtroppo, spesso non lo sanno". (2)

venerdì 19 giugno 2026

In Illo Tempore: terza domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente .

In Illo Tempore: terza domenica dopo Pentecoste

Nell’antico calendario romano, le domeniche dopo Pentecoste hanno il modo di porci continuamente davanti allo stesso fatto immenso: tutta la vita cristiana è vissuta tra due acque. All’inizio, “la terra era informe e vuota e le tenebre erano sulla faccia dell’abisso; e lo Spirito di Dio si muoveva sulla faccia delle acque” (Gen 1,2). Sul Mare di Galilea, quella stessa Parola ordinatrice stava nella barca di Simone e comandò che le reti fossero calate nel profondo. Alla fine, secondo san Paolo, l’intera ktísis (κτίσις), l’ordine creato, geme e soffre dolori di parto, aspettando l’apokálypsis (ἀποκάλυψις), la rivelazione dei figli di Dio. Dal caos alla creazione, dal lago alla barca di Pietro, dall’entropia alla gloria, il Signore ordina ciò che il peccato ha disordinato e dà a uomini tremanti una parte nel Suo lavoro.

Robert Keim, Inni alla notte

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge.
Inni alla notte
«Quanto mi sembra ora povera e infantile la Luce...»
Ogni malattia è un problema musicale, ogni cura è una soluzione musicale.
—Georg Friedrich Philipp von Hardenberg (alias “Novalis”)
Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, il romantico noto con lo pseudonimo di Novalis "è stato associato a un'estetizzazione della filosofia" e a "un'illegittima valorizzazione del Medioevo". Hmm... Anche se di solito non nutro molta simpatia per i romantici, forse io e Novalis avremmo potuto essere amici.

Novalis, all'età di ventisette anni Ha scritto un testo poetico in sei parti intitolato Inni alla Notte — un bel titolo, e un'ulteriore ragione per pensare che Novalis ed io potessimo capirci: mi piace l'oscurità. Intendo l'oscurità letterale, come una luce soffusa, del tipo che dovrebbe, ma di solito non prevale, nelle chiese, e di cui ho scritto tempo fa: "Una supplica per l'oscurità nel tempio di Dio". La luce soffusa funziona bene anche nelle case. È più facile sentire il calore della compagnia umana, ascoltare la musica di una buona conversazione e discernere la luce accattivante dell'occhio umano, quando una stanza non è aggredita da una luminosità artificiale. "Più celestiali di quelle stelle scintillanti", dice Novalis nel primo dei sei Inni, "sono gli occhi eterni che la Notte ha aperto dentro di noi".(1) Ammetto di avere un rapporto antagonistico con le lampadine, che, come ha osservato di recente mia moglie, preferisco comprare "una alla volta, al mercatino dell'usato". In realtà, preferirei non comprarle affatto e illuminare la mia casa semplicemente con finestre e candele, come facevano i miei antenati germanici e come faceva il poeta tedesco Georg Friedrich Philipp von Hardenberg, che lasciò questo mondo nel 1801 e nel 1802 il chimico britannico Humphry Davy inventò l'illuminazione elettrica.