Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 23 luglio 2026

Se c'è qualcosa di divino, nei fatti umani

Una bellissima affermazione della Presenza reale del Signore.

"Se c'è qualcosa nei fatti umani che è assolutamente divino, qualcosa che i cittadini del cielo (se ci fosse invidia in loro) potrebbero invidiare, è, senza dubbio, il Sacro Sacrificio della Messa, attraverso cui è possibile per gli uomini possedere il cielo in anticipo sulla terra, avendo davanti ai loro occhi e toccando con le loro mani il stesso Creatore del cielo e della terra".
Papa Urbano VIII (Bolla Si quid est sul Missale Romanum)

Stringere amicizia con il Mammona dell'iniquità?

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge. La meditazione che segue si aggiunge alle precedenti di domenica scorsa [qui - qui] e le completa.

Stringere amicizia con il Mammona dell'iniquità?
Un approccio letterario e linguistico a un brano evangelico di difficile interpretazione
Robert Keim, 21 luglio

Tutte le illustrazioni in questo post raffigurano l'amministratore ingiusto.
Domenica scorsa, secondo il rito romano tradizionale, cadeva l'Ottava Domenica dopo Pentecoste. Nonostante il nome poco significativo, per me è una delle domeniche più memorabili dell'anno. Perché? Perché la lettura del Vangelo è straordinariamente enigmatica. Nessun'altra domenica o festa importante ci presenta un brano evangelico che non sia semplicemente oscuro, ma addirittura così confuso da risultare scandaloso. Il brano in questione è Luca 16,1-9, che potete leggere qui nella cosiddetta Bibbia Douay-Rheims; questa è la versione che molti hanno nel loro messale e che molti sacerdoti leggono dal pulpito prima dell'omelia. Nota come la parabola dell'amministratore disonesto, questa parabola descrive le azioni di un uomo senza scrupoli e astuto che cerca di salvarsi la pelle truffando il suo datore di lavoro. La parabola si conclude così:
Il Signore lodò l'amministratore disonesto, perché aveva agito con saggezza: poiché i figli di questo mondo sono più saggi nella loro generazione dei figli della luce.

23 luglio. Il Sangue che custodisce la Chiesa

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
La meditazione di oggi non è presa dalle Litanie; ma la facciamo nostra, pur senza perdere la libertà di non astenerci (quando occorre; il che oggi è purtroppo inevitabile) da una critica seria e rispettosa, basata sulla Verità, da non confondere con "le lamentele" o con la divisione per la tanto decantata unità a tutti i costi che, se non è nella Verità, è fasulla. Dunque senza tacere, per la salus animarum di quanti è possibile raggiungere...

23 luglio. Il Sangue che custodisce la Chiesa

Sangue di Cristo, vita della Chiesa
Il Sangue di Gesù è la vita per la Chiesa. In effetti, quando guardiamo ad essa, sappiamo che la Chiesa non nasce da un’idea religiosa, né da un’organizzazione ben riuscita, né dal consenso di un gruppo di discepoli generosi. Nasce dal Cristo crocifisso e risorto. Nasce dal suo costato aperto, dal quale sgorgano sangue e acqua. I Padri della Chiesa hanno visto in questo mistero il segno della nascita della Chiesa e dei sacramenti. Come Eva fu tratta dal fianco di Adamo addormentato, così la Chiesa nasce dal fianco del nuovo Adamo, addormentato nella morte e glorificato nella risurrezione.

Il Sangue di Cristo è vita della Chiesa perché la Chiesa vive della redenzione. Senza il Sangue del Signore, essa diventerebbe una struttura religiosa tra le altre, una realtà sociologica, un’istituzione morale, una comunità di memoria. Potrebbe avere edifici, uffici, assemblee, documenti, progetti, riunioni, sottoriunioni e relative sintesi, quel piccolo paradiso burocratico che l’umanità produce quando perde il senso del mistero. La Chiesa, però, non vive anzitutto di questo. Vive del Sangue dell’Agnello.

Questi sono antagonisti al popolo, altro che al potere!

Per Fakir - marocchino e pregiudicato - mobilitazioni quotidiane, trasmissioni h24, sentenza già scritta e urlata prima ancora che inizino gli accertamenti del caso. Per Alessandro Ambrosio - bravo ragazzo, pulito, niente droga ma soprattutto era un italiano... morto accoltellato per mano di un croato - niente mobilitazioni, niente sdegno, niente trasmissioni quotidiane. Entrambi i fatti a Bologna, abbiamo visto le due facce di Bologna, solidale con i delinquenti e stranieri, muta con gli italiani.

Questi sono antagonisti al popolo, altro che al potere!
(post lungo ma “sintetico”, scritto di e con la “pancia” intorno ai fatti di Bologna)

Sono tra quelli che da anni sostiene che sia tramontata la dicotomia destra/sinistra per come l’abbiamo conosciuta nel XX secolo. Quella dicotomia, espressione di riferimenti sociali, e di classe ben differenti, addirittura antagonisti, è andata sfumando dalla fine degli anni Settanta poi è stata definitivamente superata dall’affermazione della stagione liberista e globalista che negli anni Novanta vive la sua apoteosi.

Le differenze tra destra e sinistra diventano “cosmetiche”, cioè irrilevanti sul piano strutturale, riguardano aspetti sovrastrutturali che non mettono assolutamente in discussione il nuovo assetto di potere poggiante sulla dominanza assoluta del mercato in tutti gli ambiti della vita sociale. E anche gli elettorati cominciano a migrare da una parte all’altra, in cerca di nuove rappresentanze. La sinistra, storicamente roccaforte del voto operaio e popolare, perde via via consenso tra questi fino a perderlo del tutto.

Differenze cosmetiche che comunque devono tener conto delle sensibilità e degli umori dei settori sociali che sostengono i due schieramenti. Ora, e qui taglio con l’accetta, non posso articolare più di tanto il discorso, rischierei di scrivere un papiello che nessuno poi leggerebbe, mi sforzo di essere chiaro chiaro, così ci capiamo bene. La sinistra raccoglie prevalentemente consensi negli ambienti istituzionali della “cultura” (scuola, università, accademie, teatri…) e tra quei ceti medio-alti della borghesia urbana. La destra, andate per sottrazione. Alcune volte le due aree in alcuni tratti possono sovrapporsi, ma in linea di massima le cose stanno così, non a caso quando ci si riferisce a quelli di sinistra si parla di “popolo ztl” quando di destra di popolo che si esprime di “pancia”.

mercoledì 22 luglio 2026

La crisi ammessa, il diritto che la dimentica

Ringrazio Andrea Mondinelli per la riflessione che segue che traccia la via retta tra i percorsi, a volte intricati, della crisi epocale che stiamo vivendo.

La crisi ammessa, il diritto che la dimentica
Note in margine a «Facta sunt potentiora verbis»

L'articolo di Roberto de Mattei apparso su Corrispondenza Romana il 15 luglio («Facta sunt potentiora verbis qui. Parole e fatti nel diritto della Chiesa») è giuridicamente raffinato, e proprio per questo merita di essere preso sul serio fino in fondo: fino alla frase che, a metà del percorso, ne rivela il punto debole. Scrive l'autore: «La questione non sta nell'accertare se esiste una crisi nella Chiesa, che è a tutti evidente».

È una concessione, e di peso. La crisi c'è, ed è evidente a tutti. E nessuno può sospettare che si tratti di una clausola di stile: pochi studiosi hanno documentato la profondità di quella crisi quanto l'autore stesso, la cui storia del Concilio e le cui pagine sulla Tradizione restano tra le ricostruzioni più serie della rottura consumatasi negli ultimi sessant'anni. Chi ammette la crisi, qui, la conosce d'archivio. Ma da quel punto in poi l'argomentazione procede come se la crisi non esistesse: la dichiara evidente, e la esclude dal giudizio. Non la definisce — crisi disciplinare, dottrinale, di fede? — non la pesa, non la fa entrare tra le parti in causa. Applica le norme come se la Chiesa fosse in stato di normalità: come se il magistero proponesse la fede con chiarezza, come se la struttura ordinaria funzionasse. È questa la contraddizione che attraversa l'intero articolo: ammettere la crisi e poi giudicare come se non ci fosse.

22 Luglio. Il Sangue degno di ogni adorazione

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
22 Luglio. Il Sangue degno di ogni adorazione

Sangue di Cristo, degnissimo di ogni gloria e onore
La litania di questa mattina è molto solenne. È un inno al Sangue di Cristo che suscita il grido del fedele a riferirsi a lui come degnissimo di ogni gloria ed onore.

Dopo aver contemplato il Sangue del Signore nella sua opera di redenzione, nella vita sacramentale della Chiesa, nella fortezza dei martiri, nella consolazione degli afflitti e nella speranza dei morenti, arriviamo quasi spontaneamente all’adorazione. Il Sangue di Cristo non è soltanto utile per noi. Non va contemplato soltanto a partire dai benefici che riceviamo. È degno di gloria e onore perché è il Sangue del Figlio di Dio fatto uomo, il Sangue dell’Agnello immolato e risorto, il Sangue che appartiene alla Persona divina del Verbo.

Questa precisazione è importante. A volte anche nella preghiera rischiamo di essere sottilmente interessati. Cerchiamo consolazione, perdono, forza, protezione, pace. Tutte cose buone, necessarie, cristiane. Eppure l’adorazione ci porta oltre. Davanti al Sangue di Cristo impariamo a dire: “Tu sei degno”. Non soltanto “aiutami”, non soltanto “perdonami”, non soltanto “salvami”. Tu sei degno di essere amato, lodato, adorato, glorificato.

Usus Antiquior – Elevazione minore Il sacrificio del Figlio viene offerto al Padre

Nella  nostra traduzione da Substack. Osservazioni sulla elevazione semplicemente sublimi. Sono felice di averlo trovato e di condividerlo. Qui l'indice degli articoli dedicati alle formule del latino liturgico in relazione allo svolgersi del Rito Romano antiquior.

Usus Antiquior – Elevazione minore Il sacrificio del Figlio viene offerto al Padre

Al termine del Canone, il diacono rimuove il sudario dal calice per simboleggiare che è effettivamente finito: l'esecuzione pubblica è conclusa e Gesù è morto sulla croce. Il Vittima sacrificale deve essere uccisa e immolata per essere completamente consacrata a Dio. Il sangue, che rappresenta la vita, deve essere versato. Sebbene Cristo sia pienamente presente in entrambe le specie, il sangue è separato dal corpo e non è ancora risorto. Il cielo si è oscurato, il centurione ha pronunciato la sua professione di fede e l'anima umana di Cristo è discesa agli inferi. L'improvviso rintocco del campanello dell'altare scuote l'assemblea, a indicare che la terra ha tremato e il velo del Tempio si è squarciato dall'alto in basso. È proprio qui che il Nobis Quoque [qui] e il Canone silenzioso [qui] ci lasciano. Il sacrificio è pienamente compiuto. Sangue e acqua sono stati versati dalla seconda costola del Nuovo Adamo, stabilendo l'eterno Terzo Tempio. Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo hanno calato con cura il corpo morto, martoriato e insanguinato, dal legno della croce.

martedì 21 luglio 2026

Mercoledì 22 luglio Santa Messa a Pavia

Carissimi,
Nel calendario delle Sante Messe di luglio ho inavvertitamente omesso di inserire la celebrazione di Mercoledì 22 Luglio nella festa di Santa Maria Maddalena: come di consueto reciteremo il S. Rosario alle ore 17,45 cui seguirá la S. Messa (letta) alle ore 18,15.
Mi scuso per l'omissione e saluto tutti cordialmente nel Signore, 
Don Fabio Besostri

Sinodalità: il meccanismo attraverso il quale la dottrina rimane e tutto cambia

Nella nostra traduzione da Substack, riprendiamo la riflessione che segue sulla sinodalità, tornata in ballo in seguito alle recenti dichiarazioni del card. Burke [qui]. Il problema è che non si vede nessun cambiamento — anzi arrivano conferme — da questo pontificato. Qui l'indice dei precedenti.
Noi è da tempo che ne affrontiamo i risvolti [qui] e continuiamo a parlarne e così pure alcuni cardinali, oltre a Burke. E tuttavia il problema di fondo è che, a partire dell'indiscutibile Concilio, qualunque affermazione basata sulla teologia e l'ecclesiologia dei secoli, sull'insegnamento costante della Chiesa, non fa presa e prevale il discorso fluido, non definitorio, mutevole a seconda delle mode del tempo. È l'effetto della continuità storicista basata sul soggetto-chiesa e non più sull'oggetto-rivelazione... Ma finché chi ha autorità si limita a critiche attraverso interviste invece di agire in concreto e solidalmente, non potrà venir fuori alcuna soluzione. (M.G.)

Sinodalità: il meccanismo attraverso il quale la dottrina rimane e tutto cambia
Mark Lambert, 16 luglio
La domanda, apparentemente semplice, del cardinale Burke mette a nudo la contraddizione irrisolta che si cela nel cuore del pontificato di Francesco [e sembra continui con Leone-ndT]
In una recente intervista [qui], il cardinale Raymond Burke si sofferma a lungo sulla sinodalità e ritengo fermamente che le sue affermazioni meritino di essere considerate un intervento di grande serietà. Il cardinale Burke pone una domanda talmente elementare che la persistente mancanza di una risposta soddisfacente è di per sé rivelatrice: che cos'è esattamente la sinodalità?

È importante chiarire che la sua preoccupazione non riguarda i sinodi in quanto tali. La Chiesa cattolica ha sempre tenuto concili e sinodi. I vescovi si sono sempre consultati con sacerdoti, religiosi e fedeli. Né Burke contesta i doveri cristiani di ascolto, preghiera, discernimento o cooperazione reciproca. La sua critica è rivolta all'elevazione della "sinodalità" a principio ecclesiologico determinante, senza una descrizione sufficientemente precisa di cosa sia, da dove provenga la sua autorità, quali siano i suoi limiti o come si relazioni al deposito della fede. Un sinodo è un'istituzione ecclesiale identificabile. La sinodalità è un'astrazione e, come abbiamo visto nell'ultimo decennio circa, un'astrazione straordinariamente elastica.

La sua elasticità contrasta con la precisione della teologia cattolica, e questo ha permesso al termine di acquisire uno status quasi talismanico. Può descrivere la consultazione, la collegialità episcopale, la partecipazione parrocchiale, il decentramento, l'ascolto dei gruppi emarginati, il discernimento spirituale, la riforma istituzionale e l'esercizio dell'autorità papale. Può significare la Chiesa che ascolta lo Spirito Santo, i vescovi che ascoltano i laici, i laici che si ascoltano a vicenda, o Roma che devolve le decisioni alle Chiese locali. A volte sembra significare tutte queste cose simultaneamente. Più si invoca la sinodalità, meno chiaramente sembra essere definita.

Non è così che Papa Francesco l'ha presentata inizialmente: nel suo importante discorso in occasione del cinquantesimo anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi, nell'ottobre del 2015, Francesco ha offerto quella che rimane forse la sua più chiara interpretazione teologica del concetto. «È proprio questo cammino di sinodalità», ha dichiarato, «che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio» (un'affermazione non da poco!).

Descrisse la Chiesa sinodale come una Chiesa in ascolto, in cui i fedeli, i vescovi e il Vescovo di Roma si ascoltano a vicenda e insieme ascoltano lo Spirito Santo. Insistette sul fatto che il processo culmina nel Papa, non come espressione delle sue convinzioni personali, ma come garante dell'obbedienza della Chiesa a Dio, al Vangelo e alla Tradizione. Affermò inoltre che un sinodo deve sempre agire cum Petro et sub Petro, con Pietro e sotto Pietro, proprio come garanzia di unità.

A prima vista, gran parte di ciò è ineccepibile e persino attraente. La Chiesa dovrebbe ascoltare. I vescovi dovrebbero conoscere la vita, le sofferenze e le domande del popolo a loro affidato. Il Papa dovrebbe confermare i suoi fratelli nella fede piuttosto che governare secondo le proprie preferenze personali. L'autorità pastorale dovrebbe essere esercitata come servizio piuttosto che come dominio. La consultazione dovrebbe essere ampia, improntata alla preghiera e attenta alle ispirazioni dello Spirito Santo.

Il problema non risiede principalmente in questa descrizione, ma in ciò che la sinodalità ha ripetutamente prodotto nella pratica. Francesco è andato ben oltre la semplice raccomandazione della consultazione. Nello stesso discorso ha definito la sinodalità un "elemento costitutivo della Chiesa" e "il quadro interpretativo più appropriato per comprendere il ministero gerarchico stesso". Ha parlato di una "Chiesa interamente sinodale", di un maggiore decentramento e di un dinamismo sinodale che ispira "tutte le decisioni ecclesiali". Si tratta di affermazioni di enorme portata. La sinodalità non è più semplicemente un metodo con cui i vescovi consultano i fedeli, ma diventa un quadro interpretativo attraverso il quale la Chiesa comprende la propria costituzione, autorità e processo decisionale.

Eppure la difficoltà pratica... Alcuni direbbero un’evidente incoerenza interna... si presenta immediatamente. Se sinodalità significa ascolto, a chi sta ascoltando la Chiesa e con quale criterio viene inverato il discernimenyo delle voci? L’opinione pubblica non è il sensus fidei. Le richieste più insistenti ripetute da attivisti, teologi, gruppi di pressione e delegati scelti per professione non rappresentano necessariamente la fede dei battezzati. Né si può invocare lo Spirito Santo come spiegazione di conclusioni che contraddicono quanto la Chiesa ha costantemente insegnato.

Francesco stesso ha riconosciuto questo pericolo nel 2015. I vescovi, disse, devono distinguere l'autentica fede della Chiesa dalle «correnti mutevoli dell'opinione pubblica». Ma non si può negare che il successivo processo sinodale abbia ripetutamente portato proprio queste correnti all'interno delle deliberazioni della Chiesa.

Questioni riguardanti l'omosessualità, la morale sessuale, l'ordinazione delle donne, l'identità di genere, l'autorità ecclesiale e la disciplina sacramentale sono state rimesse in discussione come se la Chiesa non si fosse mai espressa in modo definitivo su questi temi. La giustificazione addotta è che nessuno dovrebbe temere il dialogo, che lo Spirito può parlare attraverso voci inaspettate e che la Chiesa deve ascoltare l'esperienza vissuta. Ma l'ascolto non viene mai presentato come un esercizio neutrale. Le questioni ammesse alla riconsiderazione si muovono in modo schiacciante in un'unica direzione e la sinodalità raramente sembra riaprire i quesiti al fine di recuperare una comprensione più rigorosa della dottrina o della disciplina cattolica. Di norma non invita a riconsiderare la Comunione sulla mano, la contraccezione, gli annullamenti senza colpa, la sperimentazione liturgica, il crollo della disciplina clericale o la perdita di un chiaro insegnamento sulle cose ultime. Non parla mai della chiamata alla santità, dell'importanza delle devozioni o della necessità di una solida catechesi. Al contrario, genera ripetutamente pressioni per un adattamento ai presupposti morali dell'Occidente contemporaneo.

Si potrebbe forse obiettare che ciò non dimostra necessariamente che Papa Francesco abbia consapevolmente ideato la sinodalità come strumento disonesto. Le motivazioni sono difficili da stabilire e non dovrebbero essere affermate al di là delle prove. Tuttavia, dopo più di un decennio, credo sia ragionevole giudicare un metodo di governo in base ai suoi effetti costanti. Tali effetti suggeriscono che la sinodalità abbia funzionato come un meccanismo attraverso il quale è possibile aggirare un insegnamento consolidato senza che venga formalmente smentito.

Il genio (?!?) del meccanismo sta nel fatto che la dottrina non ha bisogno di essere modificata. Può essere ripetutamente riaffermata anche mentre vengono autorizzate pratiche pastorali che sembrano contraddirla. Questo schema è diventato inequivocabile per la prima volta in Amoris Laetitia (vedi). L'esortazione apostolica seguì due sinodi sulla famiglia molto controversi. La dottrina cattolica sul matrimonio fu formalmente preservata. Il matrimonio rimase indissolubile. I rapporti sessuali al di fuori di un matrimonio valido rimasero oggettivamente contrari alla legge morale. Nessuna proposizione dottrinale fu apertamente ribaltata. Eppure il capitolo otto introdusse una nuova enfasi sull'accompagnamento, sul discernimento, sulle circostanze attenuanti e sulla graduale integrazione nella vita sacramentale della Chiesa. Francesco mise in guardia dall'applicare meccanicamente regole generali a ogni situazione concreta e affermò che il discernimento poteva riconoscere che una persona, pur vivendo in una situazione oggettivamente peccaminosa, potrebbe non essere soggettivamente colpevole di peccato mortale.

Considerato isolatamente, ciò riflette la consolidata teologia morale cattolica. La Chiesa ha sempre distinto il carattere oggettivo di un atto dalla colpevolezza soggettiva della persona che lo commette. L'innovazione risiedeva nell'uso che veniva fatto di tale distinzione.

La nota a piè di pagina 351 affermava che in certi casi l'aiuto della Chiesa poteva includere i sacramenti. Il documento non definiva con precisione tali casi. Non specificava chiaramente se si riferisse a persone divorziate e risposate civilmente che continuavano ad avere rapporti sessuali pur ricevendo la Santa Comunione. Né ribadiva la disciplina articolata da Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, secondo la quale coloro che non potevano separarsi per gravi motivi potevano ricevere i sacramenti a condizione che vivessero come fratelli e sorelle. L'ambiguità rimase quindi irrisolta, con conseguenti diverse prassi pastorali nelle diverse giurisdizioni.

Diversi vescovi adottarono politiche contraddittorie. Alcuni mantennero la disciplina precedente. Altri permisero l'ammissione alla Santa Comunione dopo un processo di discernimento personale, anche laddove la coppia non si impegnasse a vivere in continenza. Nel 2023 il Dicastero per la Dottrina della Fede dichiarò esplicitamente che Amoris Laetitia aveva aperto la possibilità di accesso alla Riconciliazione e all'Eucaristia in casi particolari in cui la responsabilità e la colpevolezza erano diminuite. La dottrina dell'indissolubilità non era cambiata. La dottrina sull'adulterio non era cambiata. L'insegnamento della Chiesa sulla degna ricezione della Santa Comunione non era formalmente cambiato. Ma la disciplina che dava espressione concreta a tali insegnamenti era cambiata.

Questa è la distinzione su cui si fonda ripetutamente l'intero progetto di Francesco. La dottrina rimane verbalmente intatta, mentre la pratica pastorale è svincolata dalle sue necessarie conseguenze dottrinali. Il risultato non è semplicemente flessibilità pastorale. È una condizione in cui la stessa relazione oggettiva può essere considerata un ostacolo alla Comunione in una diocesi e non in un'altra. [In pratica si affida all'arbitrio del singolo vescovo la possibilità di fabbricare una sorta di "diritto giurisprudenziale", costituito cioè dalla "giurisprudenza" elaborata dalle sue decisioni, in alternativa a quanto stabilito dal Codice del Diritto canonico. Si creerebbe così un corpo di eccezioni (giuridico-teologiche) alla norma, ossia al dogma della fede. Dov'è più l'universalità de La Catholica? -ndT].
L'ordine morale e sacramentale, presumibilmente universale, diventa dipendente dalla geografia, dall'interpretazione episcopale e dall'esito di un processo di discernimento individuale. A questo punto bisogna chiedersi cosa significhi affermare che la dottrina è rimasta immutata. Una dottrina le cui implicazioni pratiche possono essere sospese indefinitamente non è stata esplicitamente rinnegata, ma non governa nemmeno la vita della Chiesa...
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21 Luglio. Il Sangue che dona la pace ai cuori

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
21 Luglio. Il Sangue che dona la pace ai cuori

Sangue di Cristo, pace e dolcezza dei cuori
Cari amici, buongiorno. La pace e la dolcezza dei cuori è quanto di più desiderabile c’è per l’uomo. Infatti, pace e dolcezza sono due parole che rischiano facilmente di essere fraintese. La pace cristiana non è assenza di problemi, e la dolcezza non è debolezza di carattere. La pace che viene dal Sangue di Cristo nasce dalla riconciliazione con Dio. La dolcezza che viene da Cristo nasce da un cuore purificato dalla grazia. Non si tratta di temperamento tranquillo, né di educazione gentile. Si tratta di redenzione.

Il cuore umano è spesso inquieto. Sant’Agostino lo ha detto con una frase che attraversa i secoli: il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio. Questa inquietudine si manifesta in tanti modi: agitazione, ricerca continua di approvazione, bisogno di controllo, paura del futuro, rancori trattenuti, confronto con gli altri, insoddisfazione cronica. A volte sembriamo incapaci di abitare il presente senza trasformarlo in un campo di battaglia interiore. Notevole talento, va riconosciuto.