Nella nostra traduzione da Remnant. Per 60 anni ai cattolici è stato detto di non giudicare il Vaticano II dalle sue conseguenze... ma se l'esperimento "pastorale" producesse esattamente la confusione di cui i critici hanno avvertito fin dal primo giorno?
Questa potente esposizione ripercorre il percorso dalle ambiguità del Vaticano II:
Falso ecumenismo, Collasso dottrinale, Caos sinodale.
I nemici della Chiesa aspettavano questi "frutti" fin dall'inizio?
Sessant'anni dopo, i cattolici non possono più ignorare i frutti marci del Concilio Vaticano II. Robert Morrison analizza come l'ambiguità, il falso ecumenismo e la traiettoria post-conciliare di Roma abbiano alimentato la confusione, indebolito l'identità cattolica e incoraggiato i nemici della Chiesa.
Uno degli aspetti più importanti del Concilio Vaticano II, su cui concordano sia i suoi sostenitori che i suoi critici, è la sua impostazione "pastorale". Paolo VI lo ha chiarito in diverse occasioni, tra cui durante l'udienza generale del 6 agosto 1975:
“A differenza degli altri Concili, questo non fu di carattere dogmatico, bensì disciplinare e pastorale.”
Dalle parole di Paolo VI, è evidente che il Concilio Vaticano II si distingue dagli altri in quanto “non è stato direttamente dogmatico”. Le sue parole suggeriscono anche che esista una reale distinzione tra un approccio dogmatico e un approccio pastorale. Tuttavia, come ha scritto il professor Roberto de Mattei in Apologia della Tradizione, non esiste una vera tensione tra obiettivi pastorali e dogmatici.









