sabato 4 aprile 2020

Portare il Crocifisso attraverso il paese benedicendolo costa al parroco 400 euro di multa e 14 giorni di quarantena

Un ministero sacro non riconosciuto e addirittura contestato in quanto non considerato tra le cose necessarie, come se la vita spirituale non animasse tutto il resto. Verrebbe da dire che, se non si è in grado di distinguere tra situazioni, meglio non mettersi neanche ad applicare il diritto... 
Ma l'accaduto purtroppo, più che ignoranza, sta a significare una vera e propria persecuzione ad opera di un sindaco sceriffo ed un'Arma rivelatasi giustiziera che mostrano di aver oltrepassato ogni limite.
Infatti, a chi volesse invocare la laicità dello stato, si dovrebbe opporre che laico non significa laicista e un atto di culto, peraltro praticato con le precauzioni prescritte, non può essere trattato come una passeggiatina o un'infrazione. Il che si è verificato anche in altri contesti, sia nei confronti di sacerdoti che di sindaci devoti; ma c'è anarchia perché in alcuni casi analoghi le autorità, giustamente, non sono intervenute.
Ai commenti surreali che paragonano i paramenti ed il ruolo di un sacerdote di Dio ai vestiti di un pensionato ed amenità similari c'è da ricordare il Vangelo, Marco 8,38: «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Ma quel che è più tragico è  che c'è una generazione perversa che non capisce che non è in gioco solo la libertà di culto ma anche le altre libertà fondamentali e, tolto lo stato di necessità, la cosa rischia di farsi molto grave.

I fatti. 
400 euro di multa, in più il sindaco ordina la quarantena forzata di 14 giorni.
Il verbale dei Carabinieri rispecchia peraltro la posizione, già nota, del sindaco: 
 “Sebbene lo spostamento non fosse motivato da situazione lavorativa o da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute, si spostava all’interno del territorio del comune di Rocca Imperiale. Nell’occasione alle ore 17.25 di oggi [il 30 marzo] in Rocca Imperiale via XX settembre veniva accertato che il trasgressore, parroco della parrocchia beata Vergine Maria si trovava sulla pubblica via intento a svolgere una manifestazione/evento religioso in luogo pubblico. Atteso che effettuava una processione esponendo il Crocifisso alla quale prendeva parte altra persona. La funzione, nonostante l’invito rivolto dai verbalizzanti proseguiva fino alle ore 17.55. Funzione che a piedi ha interessato tutte le strade del centro storico di Rocca Imperiale”.
Il parroco, don Domenico Cirigliano, non ha firmato il verbale ritenendolo un modo per punire la Chiesa e ha avvertito il vescovo che chiamerà il sindaco.
Il suo crimine è quello di aver attraversato il paese,  accompagnato da UNA persona a debita distanza e con la mascherina, portando un crocifisso miracoloso del ‘600. Spiega stesso parroco: «Precisamente era il 1691: il crocifisso versò sangue e in virtù di questo miracolo da quel giorno ogni 30 marzo si snoda dalla chiesa per le vie principali del paese una processione con il sacro legno».
I parrocchiani ovviamente erano uniti spiritualmente. I più giovani lo hanno aiutato con Whatsapp e si era sparsa la voce. La gente è stata contenta, ha aperto le finestre e le porte di casa, ha salutato da lontano il crocifisso, si è commossa, ha mandato baci e pregato.

Ma all'autorità pubblica tutto questo non interessa. Quel che interessa è tenere a bada un gregge di pecoroni, sempre più anestetizzati, incollati alla TV che li bombarda a reti unificate di notizie e servizi densi di slogan ripetuti ad nauseam e messaggi più o meno subliminali, con un intrattenimento che definire spazzatura à già un eufemismo. 

Carlo Maria Viganò. «Vicario di Cristo fa parte del munus petrino, non è solo un titolo...»

Viganò incalza e ci rafforza. Di seguito il puntuale testo che l'arcivescovo ha fatto pervenire a La Verità dopo l'incredibile variazione dell'ultimo Annuario pontificio segnalata qui.

«TU L’HAI DETTO»
«In verità vi dico: Uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io, Signore?» Ma egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Certo, il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato». E Giuda, il traditore, prese a dire: «Sono forse io, Maestro?» E Gesù a lui: «Lo hai detto». Mt 26, 20-25
Il 25 Marzo è stato pubblicato l’Annuario Pontificio 2020, con una vera e propria novità. Può apparire un’inezia tipografica, nella parte dedicata al regnante Pontefice, ma così non è. Fino allo scorso anno, infatti, i titoli di Francesco erano elencati in capo alla pagina, ad iniziare da «Vicario di Cristo», «Successore del Principe degli Apostoli» ecc., per finire con il nome al secolo ed una brevissima biografia.
Nella nuova edizione invece, campeggia in caratteri cubitali il nome secolare JORGE MARIO BERGOGLIO, seguito dalla biografia, dalla data di elezione e di inizio del «ministero di Pastore universale della Chiesa». Separati da un tratto e dalla dicitura «Titoli storici» sono poi elencati tutti i titoli del Romano Pontefice, quasi non facessero più parte integrante del munus petrinum che legittima l’autorità riconosciuta dalla Chiesa al Papa.

Invito alla lettura.“Il Reno si getta nel Tevere”

Il libro di padre R. M. Wiltgen, “Il Reno si getta nel Tevere”, è stato finalmente tradotto per la prima volta in italiano dall’Editore Effedieffe di Proceno (Viterbo ), dopo circa 60 anni dalla sua prima edizione del 1967 in lingua inglese, che ha conosciuto una seconda edizione, aggiunta e corretta dall’Autore, nel 1977 ed è su quest’ultima che si basa la traduzione italiana.
L’Autore racconta, in queste brevi annotazioni che prendono quasi la forma di una sorta di “diario del Concilio”, la storia del Vaticano II dall’inizio alla fine (12 ottobre 1962 - 8 dicembre 1965); condensando quattro anni di dibattiti serrati e infuocati in circa sole 350 pagine e offrendo al lettore, anche non esperto in teologia, un libro estremamente pratico, conciso e ricco di fatti dettagliati. La sua narrazione illustra i fatti concreti avvenuti durante il Concilio più che le dottrine teologiche astratte difficilmente accessibili a tutti i lettori; soffermandosi su “Chi, Cosa, Quando, Dove e Perché”, descrivendo la “politicizzazione” e la deriva progressista che è andata avanti durante l’intero Concilio, scoprendo magistralmente anche quello che accadeva dietro le quinte, il che rende la lettura del libro particolarmente appassionante e avvincente.

venerdì 3 aprile 2020

Le preghiere di riserva

A causa dell'attuale emergenza, non è stato possibile stampare il numero di Radicati nella Fede di aprile, quindi salta l'editoriale mensile. Di seguito pubblichiamo la trascrizione del video di don Alberto Secci del 3 aprile 2020, visibile su YouTube

LE PREGHIERE DI RISERVA
Oggi, Venerdì della Prima settimana di Passione, nella Santa Messa, la Chiesa fa la commemorazione dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria, fa la commemorazione dell’Addolorata. Non si può entrare nel tempo di Passione del Signore, se non in compagnia di Maria Santissima, contemplando, e unendosi al dolore della Madonna. L’orazione aggiunta della Messa, dice proprio così: “Preghiamo, o Dio, nella Tua Passione, una spada di dolore ha trafitto, secondo la profezia di Simeone, l’anima dolcissima della gloriosa Vergine e Madre Maria, concedi a noi che celebriamo con venerazione i dolori che l’hanno trafitta, e la Tua Passione, per i gloriosi meriti e le preghiere dei santi presenti ai piedi della Croce, di ottenere il frutto felice della Tua Passione”.

Date a Cesare quel che è di Cesare: il retroterra cristiano dei migliori ospedali cinesi

Scavando nella storia della sanità cinese, si scopre che la Cina deve molto ai missionari cristiani che nel diciannovesimo secolo hanno fondato quelli che sono oggi i migliori ospedali cinesi, a cominciare dal Wuhan Central Hospital. Ecco un articolo di William Huang*, pubblicato su Mercatornet, nella traduzione di Stefania Marasco.

Ora che ha messo sotto controllo la propria epidemia di coronavirus, il governo comunista cinese è passato a ciò che fa meglio: cambiare la narrazione, pompare la propaganda e ingannare le masse.
I media statali ora vantano che i team medici provenienti dai migliori ospedali di tutto il paese sono venuti a Wuhan e hanno orchestrato un’imponente inversione di tendenza. Con titoli quasi allegri nel People’s Daily che riporta che i casi fuori dalla Cina hanno ormai superato i casi all’interno della Cina e che la Cina è pronta a inviare i suoi medici per salvare il resto del mondo, credo che sia necessario ricordare al popolo cinese, me stesso incluso, di una parte dimenticata da tempo della storia cinese – la storia di coloro che hanno portato la medicina moderna salvavita in Cina e perché tutti noi dobbiamo loro gratitudine in questa epoca di pandemia.
Nel febbraio 2020, al culmine della sofferenza per Wuhan, l’ospedale in cui lavorava il “whistleblower” (l’informatore di nascosto ovvero colui che fa notare qualcosa che non va, ndr) Dr. Li Wenliang era spesso al centro dell’attenzione di molti media internazionali.
Tuttavia, solo un giornalista ha notato che di fronte all’ospedale si trova la statua solitaria di un uomo di nome Eustachio Zanoli, il fondatore del nosocomio precedente quello che oggi è noto come Wuhan Central Hospital.

Card. Bo: Il Partito comunista cinese è colpevole per la pandemia. Il popolo cinese è la prima vittima 

L’arcivescovo di Yangon esige che il Pcc chiesa scusa al mondo intero e paghi i “danni per le distruzioni causate”. Il Pcc “è una minaccia per il mondo intero”. Il testo della dichiarazione pubblicato ieri sera sul sito della diocesi. "La verità vi farà liberi". 
Yangon (AsiaNews) – “Il regime del Partito comunista cinese [Pcc] è il primo responsabile” della pandemia da coronavirus. “Ciò che ha fatto e ciò che non ha fatto” sta producendo “danni alle vite in tutto il mondo” e “il popolo cinese è la prima vittima” del virus, come è anche “prima vittima di questo regime repressivo”.
È l’accusa diretta e forte che il card. Charles Bo, arcivescovo di Yangon esprime in una dichiarazione resa pubblica ieri sera alle 22.18 sul sito della diocesi (vedi qui). Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, originata a Wuhan (Hubei), una personalità ecclesiale si scaglia contro il regime cinese ritenendolo responsabile mondiale per i danni umani ed economici che la pandemia sta provocando.
Accusando in modo diretto “l’uomo forte Xi [Jingping]”, il card. Bo ricorda il modo in cui le autorità hanno silenziato dottori, giornalisti e intellettuali che lanciavano l’allarme già in dicembre, attendendo fino al 23 gennaio per isolare Wuhan e l’Hubei. Citando uno studio dell’università di Southampton, egli dice che “se la Cina avesse agito in modo responsabile una, due o tre settimane prima, il numero dei contagiati dal virus sarebbe stato minore rispettivamente del 66%, dell’86% e del 95%”.

giovedì 2 aprile 2020

Mons. Antonio Livi ha concluso il suo cammino terreno

È morto monsignor Antonio Livi. Preghiamo, affidandolo all'Unum necessarium, che è Cristo Signore.
Requiem aeternam dona ei, Domine, et lux perpetua luceat ei. Requiescat in pace. Amen.
"Le verità dogmatiche sono di per sé irreformabili, ed è proprio per questo che la Chiesa le enuncia attraverso le cosiddette “definizioni” o “formule dogmatiche”, che non possono essere cambiate e tanto meno contraddette: e non per “conservatorismo”, ma per pura e semplice logica, perché non possono esserci valide ragioni per cambiare una verità che la Chiesa ha accertato una volta per sempre come rivelata da Dio (gradualmente) per mezzo dei Profeti e poi (definitivamente) per mezzo del Figlio. L’immutabilità del dogma è il principio logico che regge tutta la funzione magisteriale della Chiesa e in base ad essa si giustifica la stessa autorità del Papa come supremo Maestro della fede per tutti i  cristiani".

Diritti fondamentali e stato di necessità

Certamente le recenti misure di polizia, come sostiene Adernò [qui], sembrano violare la libertà di culto garantita dai Patti Lateranensi e dalla Costituzione.
La libertà di culto per la verità non fu mai abolita in Italia, nemmeno durante il periodo della ostilità acuta della classe dirigente liberal-massonica nei confronti della Chiesa, per le note questioni. La gente andava a Messa come prima, le processioni si svolgevano affollate come prima. Si deve comunque tener conto del fatto che le attuali sono misure temporanee dettate da uno stato di necessità molto grave, anche per via delle sue letali ripercussioni sull'intera economia. In casi del genere, c'è sempre la violazione di qualche diritto fondamentale, nel senso che il suo esercizio viene temporaneamente impedito ("sospeso") in nome del bene comune messo in serio pericolo. Ora, cosa dovrebbe fare il Vaticano, per i tradizionalisti? Protestare con lo Stato italiano ed esigere che sia consentita la normale partecipazione alla Messa, con le opportune cautele, messe in opera dalla Chiesa stessa. E se poi, da una qualche Messa più o meno affollata di Pasqua esplodesse un bacino di contagi? Il tradizionalista risponde: Dio non lo permetterà. Certamente, potrebbe non permetterlo. Ma si può escludere che lo permetta? Ha permesso questo e altro, se è per questo...

Nuovo Annuario Vaticano: Vicario di Cristo è solo un “titolo storico”

Notavamo già nel 2006 che, da quell'anno, il secondo del pontificato di Benedetto XVI, nell'Annuario Pontificio era stato eliminato, nell'enumerazione dei titoli del Papa, il titolo «Patriarca d'Occidente». Una Nota del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ne spiegava le ragioni: il titolo era ritenuto di significato storico poco chiaro e divenuto obsoleto nel contesto attuale, per favorire il dialogo ecumenico. Da notare che il titolo designava la speciale relazione del Vescovo di Roma a quest'ultima e ne esprimeva la giurisdizione particolare per la Chiesa latina.
Ora dobbiamo registrare un'altra variazione, di portata ben diversa, rilevata oggi da Marco Tosatti qui. La estrapolo di seguito, insieme alle immagini a supporto. 

L’Annuario Pontificio appena uscito riserva una novità davvero sorprendente. Nelle primissime pagine, quelle in cui si parla del Pontefice regnante. Guardate bene le due immagini allegate all’articolo, cliccando per leggerle ingrandite.
La prima riguarda l’Annuario Pontificio dell’anno scorso. La pagina relativa al papa si apriva, in grande, con il primo e il più importante dei suoi titoli, tutto in maiuscolo: VICARIO DI GESÙ CRISTO.
Perché tu sei Pietro e su questa pietra.
E poi veniva il resto: successore del principe degli apostoli; sommo pontefice della Chiesa universale; primate d’Italia; arcivescovo e metropolita della provincia romana; sovrano dello stato della città del Vaticano; e infine – ma forse poteva anche essere messo più in alto… servo dei servi di Dio.

E ora leggete la seconda, quella riferita all’Annuario appena pubblicato.
In alto c’è solo il nome: JORGE MARIO BERGOGLIO.
A seguire la sua biografia, per due terzi di pagina.
E infine sotto la legenda: Titoli storici, abbiamo Vicario di Gesù Cristo ecc.

Vedi in confronto l'ultima versione dell'Annuario, quella del 2012, ancora regnante Benedetto XVI:
          ----->> (cliccare per ingrandire)


Quel che immediatamente colpisce è che nella vecchia formula la cosa più importante, per la Chiesa cattolica, veniva messa in alto, e subito: c’è in terra un Vicario di Gesù Cristo, qualcuno a cui sono state affidate le Chiavi. Poi, chi sia quel signore, in fondo è secondario; e infatti ce ne sono stati più di un paio di centinaia… ma il punto centrale è che un Vicario, c’è.
Ora, invece il titolo che designa una vera e propria investitura sancita nel Vangelo, è relegato come primo dei titoli storici… cioè come qualcosa che in fondo risale a tempi lontani, ma che può avere o non avere un significato nel mondo di oggi.
E questo appare coerente con ipotesi e teorie che proliferavano negli ambienti dei gesuiti anni fa, e in particolare nell’Università gregoriana, ispirate da Karl Rahner, che appunto incasellavano quegli attributi papali ai secoli passati, e sostanzialmente mettevano in dubbio il loro significato nel mondo e nella Chiesa contemporanea. E in questo modo, neppure tanto implicitamente, si nega alla definizione un valore teologico, che designa una investitura di origine divina…

Il Viminale lede la libertà della Chiesa e dei fedeli

Fabio Adernò su Stilum Curiae.

È stato diffuso un documento (con data del protocollo in quella visionata), proveniente dalla Direzione Centrale degli Affari dei Culti del Ministero degli Interni avente ad oggetto: Quesiti in ordine alle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Esigenze determinate dall’esercizio del diritto alla libertà di culto.
Il documento si compone di quasi due cartelle, è firmato dal Prefetto Michele di Bari, Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione (nel quale quadro organico è inserita la soprarichiamata Direzione Centrale), esteso formalmente (si legge) dal Direttore Centrale, il Prefetto Giovanna Maria Rita Iurato, all’indirizzo di «Mons. Ivan Maffeis, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana».
Tanto il destinatario quanto l’oggetto del documento fanno ragionevolmente presumere che si tratti di una risposta a dei quesiti verbali proposti dalla Conferenza Episcopale Italiana mediante il Sottosegretariato; tra l’altro si noti che a principio si dice «Si forniscono i chiarimenti richiesti».
Venendo al contenuto, se ne denuncia sin d’ora l’intrinseca gravità lesiva dei diritti soggettivi dei cittadini di religione cattolica e del loro libero esercizio della libertà di culto.