Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 17 settembre 2026

'L'incredulità di San Tommaso' di Caravaggio

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing 

'L'incredulità di San Tommaso di Caravaggio

Un tempo a Roma sorgeva un monumento chiamato Milliarium Aureum : la Pietra Miliare d'Oro. L'imperatore Augusto lo fece erigere nel Foro intorno al 20 a.C. 
Immagine: Il Milliarium Aureum. Il dottor Royal mi dice che i romani moderni lo chiamano "l'ombelico".
Si diceva che tutte le distanze nell'antica Roma fossero misurate a partire da (o verso) quel punto. Ne rimane ancora un frammento circolare nel Foro Romano. Da qui nacque l'espressione "Tutte le strade portano a Roma", per un'ottima ragione. Il poeta e teologo del XII secolo Alain de Lille fu il primo a usare la frase, come Mille viae ducunt homines per saecula Romam: Qui dominum toto quaerere corde volunt ("Mille strade conducono per sempre a Roma, coloro che desiderano cercare il Signore con tutto il cuore"). Chaucer (nel Trattato sull'astrolabio del 1391) fu il primo a rielaborare il proverbio di de Lille in inglese come "Right as diverse pathes leden diverse folk the righte way to Rome" (Proprio come diverse strade conducono diverse persone alla retta via per Roma).

Paolo Pasqualucci. L’applicazione del principio di identità e non contraddizione dimostra la realtà del tempo

Un intermezzo filosofico di Paolo Pasqualucci. Le questioni metafisiche sono comunque sempre importanti, per non dire essenziali. E noi non ce le facciamo mancare visto che, a guardare il nostro presente, sono così poco seguite.

Logos in itinere - 1
L’applicazione del principio di identità e non contraddizione dimostra la realtà del tempo
di Paolo Pasqualucci

1. Il principio di identità e non contraddizione (A = A; B = B; A non è B; B non è A; A non può essere nello stesso tempo B e viceversa) dimostra l’esistenza del tempo come realtà indipendente da ogni misurazione. Infatti, tale principio, per esser credibile, ha bisogno di un riferimento temporale, che sempre troviamo nella sua formulazione.

Non posso pensare che A nello stesso tempo sia e non sia: che una determinata realtà esista nello stesso tempo come il contrario di se stessa.

L’essere e il non-essere non esistono contemporaneamente, se riferiti al medesimo ente. Quando sarò morto, il mio corpo sarà entrato nel non-essere rispetto a ciò che era, corpo di un individuo esistito in carne e ossa. Mentre ero vivo, tuttavia, il mio corpo apparteneva esclusivamente all’essere poiché non poteva nello stesso tempo non essere. Mentre sono vivo non posso simultaneamente esser morto, e viceversa.

mercoledì 16 settembre 2026

Le quattro tempora di Pentecoste (mercoledì, venerdì, sabato)

Ripubblico, per rispolverare e per chi leggesse solo ora. Per meglio conoscere l'Anno Liturgico e le sue gemme spirituali. Pratiche abbandonate con il Novus Ordo; ma tuttora vive in chi custodisce la Tradizione. Qui le Quattro tempora di Quaresima. Qui le Quattro Tempora di Avvento. Trovate, alla nota 2, un mio vecchio lavoro sul parallelo tra shavuot (che vedete richiamata nella Liturgia del sabato) e pentecoste.

Le quattro tempora di Pentecoste
(mercoledì, venerdì, sabato)


Le Quattro Tempora sono, giusta il rito romano, quattro periodi durante le quattro diverse stagioni (la I settimana di Quaresima per la primavera, l'Ottava di Pentecoste per l'estate, la settimana dopo l'Esaltazione della Croce per l'autunno e la III settimana d'Avvento per l'inverno), durante i quali tre giorni (mercoledì, venerdì e sabato) vengono dedicati a particolari digiuni e preghiere per consacrare a Dio i diversi tempi dell'anno, e specialmente per invocare la protezione sui campi e i raccolti. Queste "solennità rurali", che anticamente erano considerate di origine apostolica, si formano a Roma attorno al III secolo (la tradizione basata sul Liber Pontificalis ne attribuisce l'introduzione a Papa Callisto I; altri, addirittura a Papa Silicio, alla fine del secolo seguente, nell'ambito delle controversie coll'eretico Gioviniano circa l'utilità dei digiuni): in tale epoca esistevano solo tre tempora, e la quarta fu aggiunta in seguito per amor di simmetria: nel pieno V secolo Papa S. Leone Magno riferisce in un sermone l'esistenza di quattro periodi stagionali di digiuno, jejunum I, IV, VII et X mensis (che facendo partire l'anno a marzo, siccome era nell'antico calendario romano, combaciano perfettamente coi periodi attualmente osservati).
D'origine romana quindi, le quattro tempora si sono diffuse nei secoli successivi nel resto dell'Occidente (a Napoli nel VII secolo; in Inghilterra tra VII-VIII; in ambito gallicano nell'VIII; in quello ispanico e mozarabico nel XI; a Milano invece, nel rito ambrosiano, comparvero, con carattere esclusivamente penitenziale e non liturgico, solo attorno al XII secolo).
Attorno al 490 Papa Gelasio prescrisse di conferire le ordinazioni diaconali e sacerdotali nelle veglie notturne dei sabati delle Tempora, pratica spesso ancor oggi osservata.

La preghiera per la pace e la pace

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Preghiera per la pace e la pace. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del Latino liturgico.

La preghiera per la pace e la pace

Dopo la Fractio e la mescolanza [qui] e l'Agnus Dei [qui], il sacerdote prega in silenzio quanto segue:
Domine Jesu Christe, qui dixisti Apostolis tuis: Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis: ne respicias peccata mea, sed fidem Ecclesiæ tuæ; eamque secundum voluntatem tuam pacificare et coadunare digneris: Qui vivis et regnas Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.
Che traduco:
O Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi Apostoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace», non guardare ai miei peccati ma alla fede della tua Chiesa; e, secondo la tua volontà, degnati di pacificarla e di riunirla in uno, tu che vivi e regni, Dio, nei secoli dei secoli. Amen.
La mia traduzione non è altrettanto eloquente di quella dell'ICEL del 2011:

Perché tanti artisti e intellettuali si opposero all'abolizione della messa in latino?

Nella nostra traduzione da Tradition and Sanity. Precedente qui. Perché tanti artisti e intellettuali si opposero all'abolizione della messa in latino?

Libreria del professore n. 19:
La messa latina e gli intellettuali” di Joseph Shaw
Peter Kwasniewski, 12 settembre

Da un messale d'altare di Maria Laach del 1931

"La Messa latina e gli intellettuali" — un'antologia curata dal formidabile dottor Joseph Shaw della Latin Mass Society of England and Wales e pubblicata da Arouca Press — è tra i libri più affascinanti che abbia mai letto. Offre uno sguardo ravvicinato sul perché, senza mezzi termini, la maggior parte dei più grandi pensatori, poeti e artisti del mondo, sia cattolici che non cattolici, si opposero con veemenza ai progetti di riforma che avrebbero drasticamente alterato la più storica delle liturgie cristiane, il rito romano, dopo il Concilio Vaticano II.

martedì 15 settembre 2026

Vescovo Strickland: «Sotto Leone non abbiamo ancora visto le correzioni di cui la Chiesa ha bisogno. Mi piacerebbe il ritorno del giuramento contro il Modernismo»

Qui l'indice dei precedenti.
Vescovo Strickland: «Sotto Leone non abbiamo ancora visto le correzioni di cui la Chiesa ha bisogno. Mi piacerebbe il ritorno del giuramento contro il Modernismo»

Prima della nostra discussione in diretta [qui], il vescovo Strickland ha ritenuto utile preparare risposte scritte alle mie domande, che sono ora lieto di pubblicare con la sua benedizione. Va tuttavia precisato che le risposte di Sua Eccellenza durante la nostra discussione in diretta non corrispondono esattamente alle sue risposte scritte, sebbene siano certamente identiche nella sostanza (invito i lettori a guardare la registrazione della nostra diretta streaming per una versione più lunga dell’intervista).
*
Quando ho presentato il vescovo Strickland per la nostra diretta streaming, l’ho definito uno dei vescovi più saldi e coraggiosi della gerarchia ecclesiastica americana, un uomo donato da Dio per un tempo come questo (Ester 4:14), e credo sinceramente che ciò sia vero. La sua onestà, l’umiltà e lo zelo – per Dio, per la verità e per le anime – sono disperatamente necessari in mezzo a quello che spesso sembra un mare di prelati tiepidi che si considerano più direttori di filiale di una multinazionale che successori degli Apostoli nell’unica vera Chiesa di Cristo.

15 settembre/ L'Addolorata tra patristica e medioevo

Dopo il ricordo dell'infanzia di Maria, ecco che la Chiesa subito ci invita a meditare sui dolori, che segnarono la vita della Madre del Messia, Corredentrice [qui - qui] del genere umano. Sulla Corredentrice in relazione alla recente Mater populi fidelis  [vedi]. Precedenti qui - qui

L'Addolorata tra patristica e medioevo

La transizione teologica della memoria di Maria Vergine presso la Croce rivela una profonda evoluzione dottrinale che unisce la speculazione patristica all’affettività medievale. Se l’antichità cristiana si concentra sul mistero della salvezza esaltando la stabilità della fede mariana, i secoli centrali del Medioevo sviluppano la teologia della compassio, in cui il dolore della Madre diventa partecipazione attiva all’opera redentiva del Figlio.
I contributi dei principali autori si susseguono in un preciso ordine cronologico, delineando lo sviluppo di questa riflessione dottrinale.

Origene di Alessandria (185 - 253)
Nel commento al Vangelo di Luca, Origene è tra i primi ad affrontare la profezia di Simeone riguardante la spada che trafiggerà l’anima di Maria. Il teologo alessandrino interpreta questa spada come il dubbio e lo sconcerto che avrebbero colto la Vergine nel momento della Passione. Vedendo il Figlio crocifisso, Maria sperimenta la prova della fede, una ferita interiore che non ne distrugge la credenza, ma ne saggia la costanza di fronte allo scandalo della Croce (Fonte: Origene di Alessandria, Omelie sul Vangelo di Luca, Omelia 17).

Al Concistoro di giugno Leone XIV raddoppierà gli sforzi nella ribellione della Chiesa sinodale contro il Grande Mandato di Cristo

Nella nostra traduzione da Substack
Al Concistoro di giugno Leone XIV raddoppierà gli sforzi nella ribellione della Chiesa sinodale contro il Grande Mandato di Cristo

I cattolici conservatori stile EWTN e la Trad Inc. devono star davvero autocommiserandosi ora. O forse no, forse sono ancora troppo addormentati per vedere cosa sta succedendo.

L’imminente concistoro di giugno annunciato da Leone XIV ha ancora una volta chiarito che non ci sarà alcuna rottura con la traiettoria attuale anti-cattolica, modernista e sinodale, ma solo il suo consolidamento. L’intenzione esplicita di “rilanciare” Evangelii Gaudium come quadro guida per la missione della Chiesa sinodale, un documento che andrebbe usato come legna per il prossimo barbecue, segnala un continuo impegno allo stesso paradigma post-conciliare, segnato da ambiguità, sperimentazione pastorale e una persistente elusione delle crisi dottrinali e liturgiche che hanno devastato la vita cattolica.

Sì, gente, a giugno Prevost e la gerarchia eretica sinodale raddoppieranno sull’eresia del non-Concilio Vaticano II: che la Chiesa cattolica non debba chiamare i perduti al pentimento e alla conversione. Ridefinendo il “proselitismo” come qualcosa di negativo, Leone XIV istruirà ancora una volta i suoi scagnozzi e, implicitamente, i seguaci sinodali, a non disturbare coloro che sono nell’errore ma a permettere loro di andare all’Inferno in pace.

lunedì 14 settembre 2026

Anniversario del motu proprio Summorum Pontificum

Oggi ricordiamo la celebrazione del Rito antico – dopo 39 anni di cattività babilonese alla quale ancora oggi stiamo resistendo – grazie al Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Qui la rievocazione della sua prima applicazione, il 14 settembre 2007 a Santa Maria Maggiore. Io (Maria) c'ero.

Anniversario del motu proprio Summorum Pontificum

Si compie oggi il 19° anniversario della entrata in vigore del motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI (7 luglio 2007) – pubblicato assieme ad una lettera ai Vescovi – sulla possibilità di tornare a celebrare il Rito Romano antico. Le celebrazioni, infatti, sono riprese il 14 settembre dello stesso anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Ne conseguiva libertà alla Messa tradizionale e pace liturgica alla Chiesa [qui uno dei precedenti].
Deo gratias! Le resistenze contemporanee [qui] e le gravi restrizioni successive  [quinon praevalebunt!
Potete consultare i più recenti sviluppi sotto l'attuale pontificato a partire da qui.

Nell'immagine a lato una panoramica della nostra Messa nella chiesa di Sant'Anna al Laterano in Via Merulana, di solito sempre stracolma.

Considerate che la foto è di una domenica dello scorso mese di agosto. Pensate dunque quanti fedeli manchino per via delle ferie.

Mons. Viganò / Lettera a un Parroco

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Lettera a un Parroco

A sua Eccellenza reverendissima monsignor Carlo Maria Viganò arcivescovo.
Sono un sacerdote di 70 anni della diocesi di... Ho ascoltato il suo accorato sofferto appello al Papa. Non ho difficoltà a immaginare le sue sofferenze, che in parte condivido – si "licet magna componere parvis". Condivido le Sue preoccupazioni per questa Chiesa postconciliare nella quale tuttavia fioriscono continui esempi di santità.

Mi permetta di dirle con filiale rispetto e franchezza che il punto debole della Sua posizione, che Le è costato una sanzione gravissima da Lei ritenuta illegittima, è il rifiuto dell’ultimo Concilio – un Concilio che ha per protagonisti Papi santi e il più numeroso episcopato nella storia dei concili – e la confusione tra Concilio e post-concilio. Lei, mi pare, dalle derive postconciliari deduce il Suo rifiuto o la Sua non accettazione del Concilio stesso in quanto tale, in quanto cioè evento ecclesiale guidato e certificato dallo Spirito Santo nella sua essenza dottrinale. In nome della Tradizione, non soltanto critica ma rifiuta la autorità magisteriale del Concilio e quella del Papa «in carne e ossa».