Maledicta terra in opere tuo
Omelia nel Mercoledì delle Sacre Ceneri
“in capite jejunii”
Maledicta terra in opere tuo:
in laboribus comedes ex ea cunctis diebus vitæ tuæ.
Spinas et tribulos germinabit tibi, et comedes herbam terræ.
In sudore vultus tui vesceris pane,
donec revertaris in terram de qua sumptus es:
quia pulvis es et in pulverem reverteris.
Maledetta sia la terra per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!
Gen 3, 17-19
L’INIZIO del sacro tempo della Quaresima, che la Santa Chiesa inaugura con l’austerità delle cerimonie e dei paramenti in questo Mercoledì delle Ceneri, era anticamente segnato non solo dalla pratica del digiuno e della penitenza per tutti i fedeli, ma anche dal solenne rito dell’espulsione dei pubblici penitenti fino al Giovedì Santo. I peccatori colpevoli di delitti particolarmente gravi venivano convocati in Cattedrale al cospetto del Vescovo, rivestiti del cilicio e a piedi scalzi, prima dell’inizio della Messa Pontificale. Il Penitenziere, dinanzi a tutto il popolo, elencava le colpe di ciascun penitente e gli imponeva le Ceneri dicendo: Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris: age pænitentiam, ut habeas vitam æternam. Un Canonico li aspergeva con l’acqua benedetta e il Vescovo benediceva le vesti penitenziali – il cilicio, appunto – e tutto il Clero recitava i sette Salmi penitenziali e le Litanie. Alla fine, dopo quattro orazioni, il Vescovo teneva un’omelia, ostendens qualiter Adam propter peccatum ejectus est de paradiso, et multa maledicta in eum congesta sunt; et qualiter ejus exemplo ipsi de Ecclesia ad tempus eijciendi sunt; mostrando in che modo Adamo, a causa del peccato, fu cacciato dal paradiso e su di lui furono riversate molte maledizioni; e in che modo, sul suo esempio, anch’essi [i penitenti] devono essere espulsi temporaneamente dalla Chiesa. A questo punto, il Vescovo prendeva per mano uno dei penitenti, formando una catena di tutti coloro che venivano espulsi dalla chiesa. E mostrando la propria commozione cum lacrymis diceva: Ecce eijcimini vos hodie a liminibus sanctæ matris Ecclesiæ propter peccata vestra, et scelera vestra, sicut Adam primus homo ejectus est de paradiso propter transgressionem suam. Ecco, oggi siete espulsi dai confini di santa madre Chiesa a causa dei vostri peccati e delle vostre scelleratezze, così come Adamo, il primo uomo, fu cacciato dal paradiso a causa della sua trasgressione. Il coro nel frattempo cantava un’antifona che rievocava le parole del libro della Genesi (Gn 3, 16-19). Ai penitenti rimasti in ginocchio e in lacrime davanti al portale della Cattedrale, il Vescovo diceva di non disperare della misericordia del Signore, dedicandosi al digiuno, pregando, compiendo pellegrinaggi, donando l’elemosina e facendo buone opere. Li invitava infine a ripresentarsi non prima della mattina del Giovedì Santo. Le porte della chiesa venivano quindi chiuse, prima che iniziasse la Messa.









