mercoledì 23 gennaio 2019

Appello per Danilo Quinto

Il 4 febbraio prossimo il giudice onorario darà lettura della sua sentenza nei confronti di Danilo Quinto, accusato di diffamazione dai Radicali per aver usato in un suo libro l’espressione “servo sciocco” nei confronti di un loro esponente.
Pur dissentendo dall'uso di toni offensivi, non possiamo non riconoscere come a volte la vis polemica possa prendere la mano nelle dispute culturali e politiche, soprattutto quando, come nel caso di Danilo Quinto, si è trattato di una presa di distanza che ha comportato un distacco traumatico da una realtà che lo ha visto coinvolto per molti anni della sua vita. Circa i toni, ci sovviene un precedente analogo: il 28 febbraio 2015, sbagliando s’intende, Matteo Salvini ha usato lo stesso termine nei confronti di Matteo Renzi suo avversario politico, in un comizio a Roma: “Renzi servo sciocco di Bruxelles!”, ha tuonato dal palco, a piazza del Popolo.
Sappiamo che l’epiteto deriva dalla Commedia dell’Arte e vuol deridere chi non si renderebbe conto di fare il gioco altrui, di esser menato per il naso da altri più furbi di lui. Per quanto infelicemente impiegato nella circostanza di cui al giudizio, siamo convinti della buona fede di Danilo: non crediamo egli volesse effettivamente denigrare, diffamare né veramente offendere. 
Abbiamo fiducia nei giudici, ci affidiamo al loro senso dell’equità, alla loro  comprovata capacità di giudicare anche al di là della stretta norma, valutando il caso umano dell’imputato in tutta la sua complessa e spesso drammatica realtà.
Rivolgiamo ai lettori di questo blog l’appello di pregare assieme a noi ininterrottamente la Santissima Vergine e tutti i Santi, affinché la vicenda processuale di Danilo possa concludersi nel miglior modo per lui.
Maria Guarini, amministratore di Chiesa e Postconcilio
Paolo Pasqualucci

«Noi cristiani in Nigeria siamo a rischio estinzione»

La testimonianza di padre Joseph Fidelis, sacerdote della diocesi di Maiduguri: «Boko Haram mi ha minacciato, ma non ho lasciato i miei fedeli: meglio morire in chiesa che scappare. Per noi la fede vale più della vita»
Quando nel 2014 Boko Haram lanciò una campagna terroristica su larga scala per trasformare tutto il nord della Nigeria in Califfato, arrivando a conquistare un’area di 30 mila chilometri quadrati grande quanto il Belgio, la diocesi settentrionale di Maiduguri (Borno) era circondata. La Conferenza episcopale nigeriana offrì la possibilità ai sacerdoti nelle aree più a rischio di abbandonare momentaneamente i propri fedeli, ma padre Joseph Fidelis Bature, 38 anni, rifiutò: «Ero già stato minacciato personalmente da Boko Haram, avevo già visto la gente uccisa e smembrata, ma mi sono detto: “Che vergogna sarebbe abbandonare ora la fede e il mio gregge”».

«MEGLIO MORIRE IN CHIESA CHE SCAPPARE»
Così riunì i suoi fedeli in chiesa e disse: «Fino a quando rimarrà qui anche solo uno di voi che desidera la messa, resterò anch’io. Solo quando ve ne sarete andati tutti, chiuderò la chiesa e ritirerò il Santissimo Sacramento. È meglio morire in chiesa per la nostra fede, infatti, che scappare perché la fede è più importante della vita». Non se ne andò nessuno e padre Joseph continuò il suo ministero tra i cristiani perseguitati.

martedì 22 gennaio 2019

Incognite e arcani poco rassicuranti per il nostro Paese

Lancio alcune serie domande, mentre sto cercando di decriptare e approfondire diversi altri aspetti di cui parlerò... 
Mi chiedo perché Salvini continua i suoi bagni di folla come se niente fosse; mentre Di Maio/Di Battista hanno scatenato l'incidente diplomatico con la Francia, su cose risapute e da tempo denunciate da Giorgia Meloni, proprio alla vigilia del Trattato Merkel-Macron.
Lo stile non manca. Ma vogliamo la schiena dritta!
Un evento ben più grave ed esiziale per il futuro del nostro Paese e non solo [vedi qui - qui], sul quale invece tutti tacciono (tranne la Meloni)? Basterà l'auspicabile, ma non scontato, esito delle nuove elezioni a neutralizzarlo?
E quella di Di Maio è una mossa da campagna elettorale? O un espediente per stornare l'attenzione da un garbuglio ancor più serio, anche avuto riguardo al fatto che Conte (pupillo di Bergoglio, oltre che dei vescovi anti-italiani1 e del Colle) è apprezzato dalla Merkel alla quale ha già dato una delega di voto? Nulla di diverso da quanto già accadeva regolarmente con Gentiloni & C. che il voto del 4 marzo ha delegittimato; il che ci raccontano debba esser sancito dall'attuale governo del cambiamento (more Gattopardesco?)2... E dunque, cosa sta succedendo che pretendono passi sulle nostre teste e cui prodest?
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1. Vedi precedenti qui - qui
2. Che fa mostra di aderire alle novità per non perdere potere e privilegi antichi

Antonio Socci e “Il segreto di Benedetto XVI” recensito da Roberto De Mattei

Il prof. Roberto de Mattei ha scritto per Catholic Family News una recensione al libro di Antonio Socci, Il Segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora Papa, pubblicata il 4 gennaio scorso.

«La Santa Madre Chiesa è dinanzi a una crisi senza precedenti in tutta la sua storia». Questa immagine del teologo Serafino M. Lanzetta, che apre l’ultimo libro di Antonio Socci, Il segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora papa (Rizzoli, Milano 2018), invoglia alla lettura chiunque desidera capire meglio la natura della crisi e le possibili vie per uscirne.
Socci è un brillante giornalista che ha dedicato tre libri alle vicende della Chiesa sotto il pontificato di papa Francesco: Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta (Rizzoli, Milano 2014), La profezia finale (Rizzoli, Milano 2016) ed ora Il segreto di Benedetto XVI.
Di questi tre libri, il migliore è il secondo soprattutto nella parte, accuratamente documentata, in cui sottopone a un meticoloso esame gli atti e le parole più controverse del primo triennio di governo di papa Francesco. Nel suo ultimo libro, invece, Socci sviluppa la tesi già proposta in Non è Francesco, secondo cui l’elezione di Jorge Mario Bergoglio è dubbia, e forse invalida e Benedetto XVI sarebbe ancora Papa, perché non avrebbe rinunciato del tutto al ministero petrino. La sua rinuncia al papato sarebbe stata “relativa” – scrive Socci – ed egli avrebbe inteso «rimanere ancora papa sia pure in un modo enigmatico e in una forma inedita, che non è stata spiegata (almeno fino a una certa data)»[1].

lunedì 21 gennaio 2019

Un nuovo vescovo per la Fraternità di San Pio X

Nella nostra traduzione da Le salon beige.

Lo aveva annunciato ai sacerdoti della sua diocesi durante l'estate dello scorso anno: il vescovo Vitus Huonder, attuale vescovo di Coira, alla fine del suo mandato, ha deciso di stabilirsi in uno dei centri della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, vale a dire l'Istituto Santa Maria di Wangs (Svizzera), una scuola che conosce molto bene e che ha visitato molte volte. 
È un fatto simbolico? Eppure è così, il capitolo della cattedrale ha eletto vescovo di Coira mons. Huonder il 6 luglio 2007, alla vigilia del Motu Proprio Summorum Pontificum. La sua nomina è stata confermata da Benedetto XVI il giorno successivo. 

Nel 2015, il vescovo Huonder era uno dei prelati che hanno partecipato alle discussioni con la FSSPX, visitando alcuni dei suoi seminari. Ha potuto dunque apprezzare il ruolo svolto da questa comunità in favore della liturgia e dello spirito tradizionali. Due anni dopo, raggiunto il limite di età, ha presentato le sue dimissioni a Papa Francesco che ha deciso di prolungare il suo mandato per altri due anni.

È ovvio che mons. Huonder non parte in uno spirito di dissenso e che il papa ha appoggiato il suo progetto. Questo annuncio conferma solo il movimento di normalizzazione della Fraternità, iniziato vent'anni fa e ora quasi completamente ratificato da quando, negli anni scorsi, il Papa ha concesso la giurisdizione per i sacramenti amministrati dalla Fraternità.

domenica 20 gennaio 2019

Lex orandi senza lex credendi - Cesare Baronio

Pubblico questo interessantissimo testo di Cesare Baronio - che ringrazio di cuore - che anticipa quanto stavo accingendomi a scrivere dopo aver iniziato a riflettere su ciò che si profila all'orizzonte.

Come preannunziato, la Commissione Ecclesia Dei è stata soppressa, e le sue competenze passano ora ad una costituenda sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Motu Proprio promulgato ieri, 19 Gennaio [vedi], ha confermato quanto da più parti si era già dato come fatto compiuto.
L’avvocato Fabio Adernò, in un suo commento pubblicato su Messa in Latino [qui] ritiene che «l’unica cosa che cambia, da oggi, è la carta intestata». Una pia illusione, se posso permettermi, che verrà presto smentita dai fatti. Come giustamente osservava Steve Skojek in un tweet, quel che fa Bergoglio, ancorché apparentemente innocuo, dovrebbe sempre destare qualche sospetto. E il sospetto che un atto di governo di natura meramente amministrativa possa preludere ad un ulteriore ridimensionamento delle libertà concesse ai conservatori in ambito liturgico è tutt’altro che irragionevole, anzi pare confermato dalla prassi ormai invalidata in seno alla neo-chiesa. Si rassegnino quindi i normalisti che, per rimanere in comunione, sono disposti a negoziare sulla dottrina accettando il Vaticano II, pur di mantenere in vita la liturgia tridentina.

Supplica alla Madonna del miracolo recitata il 20 gennaio

Oggi, 20 gennaio, ricorre l'anniverario della conversione di Alfonso Ratisbonne a Roma, in Sant'Andrea delle Fratte, luogo della devozione alla Santa Vergine del miracolo [vedi]. La Ma dre del Signore e nostra, tra i tanti interventi con i quali nel corso dei secoli si è prodigata verso i suoi figli quale Madre di misericordia e Mediatrice di tutte le grazie, nel 1830 ha affidato a S. Caterina Labouré la medaglia miracolosa come strumento di grazia.
Tra i tanti santi devoti della Medaglia miracolosa, fu il giovane Massimiliano Kolbe, che il 20 gennaio 1917, settantacinquesimo anniversario dell’apparizione, proprio in sant’Andrea delle Fratte, nell’ascoltare la rievocazione della conversione del Ratisbonne, concepì l’istituzione della sua Milizia dell’Immacolata, col fine di «cercare la conversione dei peccatori, eretici, scismatici, giudei ecc., e specialmente dei massoni; e la santificazione di tutti sotto il patrocinio e mediante la B.V.M. Immacolata». Chiediamo l'intercessione sua e della B.V.M. perchè Iddio continui a guidare la Sua Chiesa.
Pio XI, il 19 luglio 1931, in occasione del processo di beatificazione di Caterina Labouré, accennando ai mali che affliggevano la Chiesa, disse: «In questi giorni risplende la Medaglia miracolosa, come per richiamarci in modo visibile e tangibile che alla preghiera tutto è permesso, anche i miracoli, e soprattutto i miracoli. In ciò sta la specialità magnifica della Medaglia miracolosa, e noi abbiamo bisogno di miracoli. è già un gran miracolo che i ciechi vedano… ma vi è un altro miracolo che dobbiamo domandare a Maria Regina della Medaglia, ed è che vedano quelli che non vogliono vedere…».
Qui potete trovare il testo della Supplica che si rivolge alla Vergine ogni 27 novembre e in ogni urgente necessità. Di seguito riprendo il testo di quella che in Sant'Andrea delle Fratte si recita a mezzogiorno del 20 Gennaio e che mi sono permessa di integrare in alcuni punti.

SUPPLICA ALLA MADONNA DEL MIRACOLO recitata il 20 gennaio

Decreto sicurezza, non è materia da obiezione di coscienza - Stefano Fontana

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Ulteriori più ragionati approfondimenti.

L'obiezione di coscienza al decreto sicurezza invocata da alcuni sindaci e, purtroppo, anche da alcuni vescovi non c'entra nulla con la vera obiezione della coscienza umana, che è a carattere universale e oggettivo, riferita a un valore morale assoluto. Sulla politica dei flussi migratori e sulle nuove norme per la sicurezza non ci sono assoluti morali in gioco, ci sono solo posizioni soggettive. E non è un caso che i vari Orlando, Martina e compagnia siano contrari alla vera obiezione della coscienza, vedi unioni civili e aborto.
Un gruppo di sindaci e di governatori fa obiezione di coscienza al decreto sicurezza del governo. Alfredo Mantovano li ha giustamente accusati di essere incoerenti (vedi qui). Io li accuso di non aver ben compreso in cosa consista l’obiezione di coscienza. Con il che, però, non li assolvo dall’accusa di incoerenza.
L’obiezione di coscienza è moralmente legittima quando non è l’obiezione della mia coscienza, ma è l’obiezione della coscienza. L’obiezione che ogni coscienza di un essere dotato di intelligenza farebbe davanti ad una situazione moralmente inaccettabile. La vera obiezione è quella della coscienza umana in quanto tale, a carattere universale ed oggettivo, e non della mia coscienza soggettiva che potrebbe inseguire i propri interessi o desideri. Non per nulla quando si parla di coscienza bisognerebbe sempre aggiungere “retta coscienza”, o coscienza ben formata.

Monsignor Negri: “Usare l’obiezione di coscienza per fare politica è sbagliato”

L’Arcivescovo emerito di Ferrara si smarca dalla linea Bagnasco. «Chi vuole integrarsi deve fare passi di immedesimazione nella società». I sindaci sbagliano a puntare sull’obiezione di coscienza contro il decreto sicurezza. L’integrazione deve essere affrontata con prudenza e realismo mettendo al centro diritti e doveri insieme. Lo afferma monsignor Luigi Negri, classe 1941, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio e teologo. Nella presente versione l’intervista è stata arricchita, a cura di Totustuus network da citazioni di riferimento alla pluri-secolare dottrina cattolica. Posizione felpata e prudente; ma almeno è fuori dal coro nefando. Anche se non del tutto perché dà per scontata l'accoglienza (che non può essere indiscriminata) e parla di integrazione che sarebbe possibile se l'accoglienza si limitasse ai profughi e venissero fatte rispettare le nostre leggi e la nostra cultura; mentre allo stato dei fatti risulta impossibile con le orde islamiche che prevedono unicamente la nostra sottomissione... 

I sindaci sbagliano a puntare sull’obiezione di coscienza contro il decreto sicurezza. L’integrazione deve essere affrontata con prudenza e realismo mettendo al centro diritti e doveri insieme. Lo afferma monsignor Luigi Negri, classe 1941, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, teologo, considerato un prelato «tradizionale».

sabato 19 gennaio 2019

Soppressa da oggi la Commissione Ecclesia Dei, inglobata nella Dottrina della Fede

Oggi Bergoglio ha soppresso la pontificia commissione Ecclesia Dei, inserendola nella Congregazione per la Dottrina della Fede. È una mossa ampiamente attesa [vedi]; ma, con il motu proprio Summorum Pontificum del 2007 di Papa Benedetto XVI (ancora in vigore), per i fedeli legati alla liturgia tradizionale (Messale Giovanni XXIII, 1962) e al Rito Romano Antico della Messa cambia poco o nulla. Almeno de iure, perché, de facto, nella maggior parte delle diocesi tira un'aria tutt'altro che favorevole che soffoca sia il mantenimento che la promozione dei relativi Centri Messa. Diventa invece importante il fatto che ora ci sia un dialogo diretto tra la gerarchia vaticana (nella persona del prefetto della CDF, cardinale Ladaria Ferrer) e i superiori della Fraternità Sacerdotale San Pio X; dialogo che, come sottolineato anche nel documento, verte su questioni dottrinali che riguardano il concilio Vaticano II.

Lettera Apostolica in forma di Motu proprio circa la
Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”
- 19.01.2019

Da oltre trent’anni la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita con il Motu proprio Ecclesia Dei adflicta, del 2 luglio 1988, ha assolto con sincera sollecitudine e lodevole premura al compito di collaborare coi Vescovi e coi Dicasteri della Curia Romana, nel facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose, legati alla Fraternità fondata da Mons. Marcel Lefebvre, che desideravano rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le proprie tradizioni spirituali e liturgiche.1