Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 6 novembre 2026

Per Paolo VI era essenziale che i vescovi avessero "la tendenza o pendenza a sinistra... in tutti i campi"

Interessante conoscere le prime critiche alle derive conciliari, già ampiamente sviscerate. Purtroppo queste ed altre altrettanto tempestive (vedi Iota unum di Amerio) sono state ignorate, con la damnatio memoriae degli artefici, o condannate come accaduto a mons. Lefebvre...

I cardinali "del dissenso"

La continuità con la baraonda conciliare è l'humus della crisi post-conciliare. Con Paolo VI gli stessi Cardinali del dissenso, gli stessi Vescovi vindici della Collegialità, con le varie Conferenze episcopali, i medesimi “teologi", già periti conciliari, sono i fautori di questa crisi profonda che altera la dottrina e crea tanta confusione.

Il disordine è venuto dall'alto. Viene sempre più chiaramente rilevato il disegno attuato da Paolo VI nell'elezione dei cardinali, nella scelta dei vescovi: elementi che procedono irreversibilmente nell'attuazione delle riforme, delle "novità", appena abbozzate, introdotte magari subdolamente, nei testi conciliari.

Lo scrivono ad esempio Gordon Thomas e Max Morgan-Witts, Pontiff. Dentro il Vaticano, Tullio Pironti ed., Napoli 1989 (tr. it., l'originale è del 1983), pp. 597: Nel 1976 Paolo VI nominò venti nuovi cardinali. Molti di essi: - Evaristo Arns e Aloisio Lorscheide del Brasile - (difensori presso il S. Offizio dei teologi della liberazione); Bernardin Gantin del Benin; Jaime Sin delle Filippine; Eduardo Pironio dell'Argentina... - non particolarmente graditi alla Curia, sono progressisti, desiderosi di riforme, pronti a sfidare la Curia.
Col promuoverli, Paolo ... spera che i neo-eletti, quando si accingeranno a votare per il Suo successore cercheranno un candidato che continui le riforme da lui intraprese". (p. 51).

Mons. Pironio era noto come "il Vescovo dei Monteneros"... Paolo VI lo sistemò a Roma: ivi figura attualmente come presidente del pontificio consiglio per i Laici.

È soltanto un'indicazione "esemplare di una linea programmmatica, tenacemente perseguita. Cosi ancora per la ... "cernita" dei vescovi. Per questi, si senta quanto ha detto con l'autorevolezza a tutti nota, S. Em. il Cardinale Ratzinger (Rapporto sulla fede, di Vittorio Messori: ed. Paoline, 1985, p. 69 ss.): «Nei primi anni dopo il Vaticano II, il candidato all'episcopato sembrava essere un sacerdote che fosse anzitutto "aperto al mondo"; in ogni caso questo requisito veniva messo al primo posto.

«Dopo la svolta del '68 in poi, via via, con laggravarsi della crisi, si è capito che quella sola caratteristica non bastava. Ci si è accorti, cioè, anche attraverso esperienze amare, che occorrevano vescovi "aperti al mondo" ma al contempo in grado di opporsi al mondo e alle sue tendenze negative per guarirle, arginarle, metterne in guardia i fedeli. Il criterio di scelta, dunque, si è fatto via via più realistico, l'"apertura" come tale non parendo più, nelle mutate situazioni culturali, la risposta e la ricetta sufficienti.

«Del resto, una simile maturazione si è verificata anche in molti vescovi che hanno sperimentato duramente nelle loro diocesi che i tempi sono davvero cambiati rispetto a quelli dell'ottimismo un po' acritico dell'immediato post-Concilio». (p. 65 s.).

Principalmente, per Paolo VI, era essenziale per un eligendo al vescovado, la ... tendenza o pendenza a sinistra ... in tutti i campi, a cominciare da quello politico. Aperto al mondo": cioè politicamente impegnato ... "a sinistra'"; votato alla valorizzazione del ... "mondo", all'ottimismo, al "progressismo"; letteralmente veniva richiesto: "se attua il Concilio Vaticano II"! Paolo VI nei "suoi" cardinali, nei "suoi vescovi, voleva riscontrare, voleva fosse riflesso un altro ... "se stesso", e così fosse scongiurato il pericolo che la Chiesa ... "ritornasse indietro".

Tra i Cardinali "del dissenso", emergono gli olandesi Johannes Willebrands, Presidente Segretario Unione dei Cristiani (1909) e Bernard Jan Alfrink (1900), ex-alunno del P.I.B. [Pontificio Istituto Biblico]; ben noto, il primo, per le sue ... trovate, atte ad innocentizzare Martin Lutero ... ed aprire ... ai protestanti; e notoriamente collegato il secondo all'"eretico" Catechismo olandese ...

Del Cardinale Agostino Bea S.J., ho scritto in occasione della sua morte (16 nov. 1968): "Errare, humanum est"; in particolare, ho trattato della sua attività nello svolgimento del Concilio, nel volume precedente: La tradizione contro il Concilio (1989, passim): per i suoi rapporti con i Giudei, nel libro Cristianesimo e Giudaismo, edizioni Krinon, Caltanesetta 1987, pp. 126; elogio per la sua attività di Maestro e Rettore nel Pontificio Istituto Biblico, i suoi anni migliori dal 1924 al 1959. "Molti sono - scrivevo - i professori e i dottori in Sacra Scrittura in tutto il mondo, che devono a lui in buona parte la loro formazione biblica. Insuperabile nella chiarezza dell'esposizione ordinata, nella severità del metodo scientifico, nell'equilibrio e sicurezza di giudizio, il p. Bea li avvia teoricamente e praticamente alla ricerca scientifica, alla sana esegesi sempre cattolicamente sicura".

Adducevo come esempio la sua posizione nei confronti della composizione "critica" del Pentateuco, che così terminava: "Si comprende dunque senz'altro che la Pontificia Commissione Biblica, oggi più che mai, sia molto riservata riguardo alla teoria delle fonti, anche se proposta in una forma attenuata. Tale riserva di un Dicastero ecclesiastico si imporrebbe del resto anche se l'ipotesi fosse meno discussa e discutibile dal lato scientifico e per nulla viziata da presupposti e pregiudizi d'ordine filosofico, essendo compito dell'organo della Santa Sede di pronunziarsi sul valore scientifico delle varie teorie proposte per risolvere un problema critico". [Gianfranco Ravasi ora (1982-1987: La Bibbia, ed. Paoline) ritorna al superatissimo J. Wellhausen delle quattro fonti).

Durante il Concilio, il cardinale Bea intervenne nella Commissione teologica a difendere l'inerranza assoluta della Sacra Scrittura, e vi è ritornato lo scorso anno (La parola di Dio e l'umanità, Assisi 1967), contro i pervicaci tentativi fatti, in senso opposto, ad esempio dal padre Ignazio de la Potterie, presente purtroppo al Pontificio Istituto Biblico.

Con la lealtà al Magistero della Chiesa, e con la preparazione scientifica che si riscontrano in tutti i suoi scritti, il padre Bea ha sempre insegnato e ha diretto il Pontificio Istituto Biblico, affiancato dal vice Rettore, quel grandissimo e geniale erudito, che corisponde al nome del padre Alberto Vaccari, che l'ha preceduto di circa tre anni, nella pace dell'eternità.

E il Pontificio Istituto Biblico ha avuto appunto, in quegli anni del rettorato del padre Bea, il suo periodo più fulgido, per la cultura e per la sana formazione cattolica dei futuri professori e studiosi.

Dal 1949 fino al 1959, padre Bea continuò ad insegnare. Dinanzi all'insorgere della "nuova" esegesi, movimento entrato prima in sordina nello stesso Biblico ed esploso con la pubblicazione della Introduction à la Bible di Robert-Feuillet e con l'articolo del padre Alonso Schökel in La Civiltà Cattolica, settembre 1960, pagine 449-460, egli tacque ..., cioè nulla scrisse (a differenza del Reverendissimo padre Vaccari) contro tali pericolose innovazioni: se si eccettua l'accenno generico, ma grave, ad esse nel discorso da cardinale a chiusura della settimana Biblica, il 24 settembre 1960: "Queste parole che a taluno forse potrebbero sembrare piuttosto dure sono l'accorata espressione di una seria preoccupazione - preoccupazione non soltanto mia - causata da affermazioni e idee che affiorano in diverse parti del mondo nell'insegnamento, in conferenze e pubblicazioni, specialmente riguardo al Nuovo Testamento, affermazioni che rasentano quasi i limiti dell'eresia. Spiegare la Sacra Serittura come lo fanno questi autori, significa snaturarla e farla invece di un aiuto spirituale dato da Dio alle anime, piuttosto una tentazione e un pericolo per la fede".

(mons.Francesco Spadafora,
Il postconcilio. Crisi: diagnosi e terapia,
ed.Settimo Sigillo, Roma, 1991, pp.197-200)

giovedì 5 novembre 2026

La lezione del Presidente del Bundestag ai vescovi tedeschi

La lezione del Presidente del Bundestag ai vescovi tedeschi

"Parlate dell'importanza dello screening per la sindrome di Down, piuttosto che dei limiti di velocità."
Il partito cristiano-democratico critica le chiese tedesche per la loro ingerenza negli aspetti più banali della vita politica quotidiana. Si aspetta che la Chiesa si concentri sulla visione teologica del significato della vita piuttosto che sull'agenda politica del partito.

La presidente del Bundestag, Julia Klöckner , ha nuovamente criticato le chiese tedesche (cattolica e protestante) per la loro eccessiva ingerenza nella vita politica quotidiana. Interrogata sulla posizione della Chiesa, ad esempio in merito ai limiti di velocità in autostrada, la sua opinione è stata inequivocabile: "Preferirei una posizione chiara sullo screening per la sindrome di Down", ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung. I vescovi tedeschi sono infatti più che ambigui su questioni morali e offrono ben poco in termini di sostegno alla causa pro-vita.

Quando il Vangelo viene contraffatto dalla logica mercantile

Emblematica la lettera di una lettrice americana sulla fede transazionale di conio protestante – un modo utilitaristico e immaturo di vivere il rapporto con Dio, basato sul principio del contraccambio – e l'assolutismo politico. Alla lettera segue la risposta. Si evidenzia ulteriormente un problema che caratterizza la situazione USA di questo mandato presidenziale e falsifica ulteriormente il cristianesimo, in questo tempo di scristianizzazione, in cui esso non è purtroppo annunciato adeguatamente neppure dalla chiesa visibile, ora prevalentemente modernista, ben oltre il conciliarismo spinto. Sul piano politico, il vice presidente americano Vance ha sostenuto che il risultato non sia stato determinato da un problema di affluenza alle urne, ma dalla scelta di molti elettori di passare ai democratici a causa della guerra in Iran.

Quando il Vangelo viene contraffatto dalla logica mercantile

Scrivo con crescente allarme nelle settimane che precedono le elezioni di metà mandato. Paula White-Cain continua a occupare una posizione di rilievo tra coloro che affermano di parlare a nome del cristianesimo evangelico in America, e il danno non è più solo teologico, ma pubblico e corrosivo.

La sua incessante promozione del vangelo della prosperità trasforma la Croce in una transazione commerciale. Ai credenti viene ripetutamente detto che specifiche offerte "di semina" sbloccheranno benedizioni materiali, protezione e persino il favore nazionale. Questo non è il vangelo del Nuovo Testamento. Paolo conosceva sia l'abbondanza che il bisogno; non ha mai considerato la generosità come una leva per forzare la mano di Dio. Quando un'insegnante pubblica collega ripetutamente le donazioni finanziarie a risultati soprannaturali, riduce la fede cristiana a un mercato spirituale.

Mons. Schneider accusa di «codardia» i vescovi che non difendono l’identità cristiana dell’Europa

Riprendiamo da Infovaticana. L'ultimo dei molteplici interventi di un vescovo che non tace e non ha taciuto mai! Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo. Qui l'ultimo clamoroso caso, in Italia, della CEI in combutta col PISAI.

Mons. Schneider accusa di «codardia» i vescovi
che non difendono l’identità cristiana dell’Europa

Il vescovo ⅞ausiliare di Astana (Kazakistan), monsignor Athanasius Schneider, ha accusato di «codardia» i vescovi europei che, a suo giudizio, hanno rinunciato a difendere pubblicamente l’identità cristiana del continente. Egli sostiene che per decenni determinati settori dell’episcopato hanno favorito l’islamizzazione dell’Europa «con il pretesto della carità» e denuncia che la Chiesa ha indebolito la sua missione evangelizzatrice mediante una concezione errata del dialogo interreligioso. Precedente [qui].

Nelle dichiarazioni diffuse da Gloria.tv, Schneider ha messo in discussione l’atteggiamento dei pastori che, secondo la sua valutazione, hanno sostenuto le politiche di immigrazione musulmana senza difendere con la stessa determinazione la fede cattolica e le radici cristiane dell’Europa. Le sue critiche si sono rivolte anche alle élite politiche europee e agli orientamenti seguiti dal dialogo interreligioso negli ultimi decenni.

mercoledì 4 novembre 2026

La cultura di un popolo è l'incarnazione della sua religione.

Da Substack un articolo di Peter Kwasniewski, emblematico per l'oggettività, pur nella sua visuale anglofona.

La cultura di un popolo è l'incarnazione della sua religione.
“La storia spirituale dell’inglese” di Andrew Thornton-Norris
Peter Kwasniewski

Immagine: Samuel Palmer, Campo di grano al chiaro di luna, con la stella della sera

Il titolo di questo post è una citazione di T.S. Eliot, tratta dal libro in questione.

Andrew Thornton-Norris è un poeta e saggista, convertito alla fede dall'anglo-cattolicesimo e un tradizionalista educato ma intransigente. La sua opera breve ma brillante, The Spiritual History of English, Il libro tenta un progetto straordinariamente ambizioso: ripercorrere l'intera parabola della letteratura inglese, dalla sua nascita multilingue al suo apogeo cattolico fino al suo declino moderno, valutando tale parabola in termini di impegni religiosi e metafisici implicati in ogni fase del processo e suggerendo possibili soluzioni per porre rimedio all'innegabile implosione della letteratura inglese.

Piccolo promemoria sul corpo della Chiesa e sui tralci aridi (anche nella gerarchia)

Precedenti qui - qui.
Art. 2 - IL CORPO

    § 1 — Cos'è

— Alludiamo alla Chiesa che presentiamo come società di uomini uniti tra loro non solo moralmente (= in virtù di un «fine» conosciuto e voluto da tutti); ma anche e principalmente per l'unica vita soprannaturale ad essi partecipata dal Cristo-Capo...

— Perciò, «Corpo» non semplicemente morale, come tutte le società umane; ma mistico, data la soprannaturalità del «fine» (= la beatitudine eterna) a cui tutti aspirano, e dei «mezzi» di cui tutti possono disporre per realizzarlo; «mezzi» comprendenti sia la grazia santificante che i sacramenti che la conferiscono...

— Società, dunque, non composta di semplici uomini-creature, ma di figli adottivi di Dio nel Cristo; membri non di un ente morale da essi costituito e che ciascuno dei medesimi precede e condiziona con la propria personalità e le sue energie...; «ente» perciò privo di singoli che lo compongono e senza i quali non sarebbe nulla...
Nei fedeli, invece, abbiamo gli elementi di una Super-Realtà che a ciascuno e a tutti: il CRISTO-CAPO che organizza il proprio «Corpo» creandone e articolandone le singole membra... È Lui infatti che forma il suo «gregge», genera i suoi «tralci», costruisce il suo «edificio», conquista il suo «Regno». È per Lui ed in Lui che i fedeli sono «nuove creature», ossia godono una vita e vantano una dignità per la quale sono «nuove creature», ossia godono una vita e vantano una dignità sono riconosciuti ed amati dal Padre come «figli», dominati e assimilati alla divina Personalità del Figlio (Cat., 789).

martedì 3 novembre 2026

«Contro-Sillabo»? Occorre una riflessione... occorre...

Precedenti sulla Gaudium et spes qui - su Dignitatis humanæ qui. Una visione più generale qui.

10 -
Che documenti quali la Gaudium et spes e la Dignitatis humanæ abbian sollecitato l'autorevole giudizio di «contro-Sillabo», sembra a me un motivo più che sufficiente per una proporzionata riflessione. «Contro Sillabo» signífica che il famoso o documento del beato Pio IX è dialetticamente superato, ossia controbattuto e almeno intenzionalmente annullato. Un fatto nuovo lo scalza dal suo píedístallo dogmatícamente víncolante e gli dà l'ostracismo, collocandosi al suo posto. La forza di quel «contro» mette in irriducibile antitesi l'insegnamento nel quale il beato Pio IX aveva raccolto la Tradizíone di sempre, e l'insegnamento nel quale, sia pur dichiarando d'aderir alla medesima Tradizione, il Vaticano II ribalta e contrappone le posizioni. Va pure notato che si tratta non di pur sempre gravi «decisioni storiche», ma di due contrapposte trasmissioni dottrinali d'un contenuto tradizionale che vien frantumato da antitetiche interpretazioni. II risultato di tale antitesi è la Chiesa-contro-se-stessa. Non una ragione storica, infatti, bensì la Fede nella divina Rivelazione aveva guidato Pio IX fin alla decisione di proscrivere, tra l'altro, l'indifferentismo e il latitudinarismo in materia religiosa; non è più la medesima Fede - oggettivamente parlando e al di fuori d'ogni soggettiva convinzione - quella che porta la Dignitatis humanæ su posizioni radicalmente diverse". So bene che, in forma diretta ed esplicita, la Dignitatis humanæ è ben lungi dal contraddire alla condanna della seguente proposizione: «Gli uomini posson trovare nel culto d'ogni religione la via dell'eterna salvezza e conseguirla», Ma quando, in forma assoluta, perentoria e di principio, dichiara che «l'uomo non dev'esser impedito d'agire secondo coscienza, soprattutto in materia religiosa», indirettamente e implicitamente lascia intendere che la condanna di Pio IX, pur avendo il suo valore in astratto, lo perde nel sacrario della libertà individuale.

lunedì 2 novembre 2026

Mons. Viganò/ INTER SANCTOS SORS ILLORUM Omelia nella festa di Tutti i Santi

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
INTER SANCTOS SORS ILLORUM
Omelia nella festa di Tutti i Santi


Post hæc vidi turbam magnam, quam dinumerare nemo poterat,
ex omnibus gentibus, et tribubus, et populis, et linguis.
Dopo ciò vidi una moltitudine grande, che nessuno poteva contare,
di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.
Ap 7, 9

Gaudete autem quod nomina vestra scripta sunt in cælis.
Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.
Lc 10, 20
Il censimento di Cesare e il libro dell’Agnello
Nella notte in cui il Verbo si fece carne, il mondo era occupato a contare: Exiit edictum a Cæsare Augusto, ut describeretur universus orbis — venne emanato un editto di Cesare Augusto perché si facesse il censimento di tutto il mondo (Lc 2, 1). Colui che è il Nome al di sopra di ogni nome fu iscritto, nel suo primo giorno di vita, tra i numeri dell’Impero. L’Impero non sapeva che cosa stesse annotando; ma Dio sapeva che, da quel giorno, un altro registro era stato aperto.

È di questo registro che la Santa Chiesa ci parla oggi. San Giovanni, nelle sue visioni a Patmos, ode anzitutto una cifra, centum quadraginta quatuor millia signati — centoquarantaquattromila segnati (Apc 7, 4); poi si volge, e vede turbam magnam, quam dinumerare nemo poterat, una moltitudine grande, che nessuno poteva contare (Ap 7, 9). Dio conta, ma non somma; conta chiamando per nome: Qui numerat multitudinem stellarum, et omnibus eis nomina vocat — egli conta la moltitudine delle stelle, e a tutte dà un nome (Sal 146, 4). Per questo Nostro Signore, indicando ai discepoli la ragione della loro gioia, non disse: rallegratevi perché siete numerosi, ma Gaudete autem quod nomina vestra scripta sunt in cælis — rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli (Lc 10, 20).

In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti

Precedenti qui - qui - qui - qui.
In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti

I primi due giorni di novembre sono uno dei più cari momenti di festa della Cristianità, che si rivolge con rinnovata fiducia all’intercessione dei Santi del Paradiso e commemora il dolce ricordo dei cari defunti.

La “conquista del Pantheon”
Il mese di novembre è caratterizzato da due antiche festività che risalgono entrambe all’Alto Medioevo: Ognissanti e la commemorazione dei defunti.
Fin dal IV secolo le diverse Chiese orientali erano solite celebrare una festa dedicata a tutti i martiri collettivamente. L’istituzione in Occidente di tale ricorrenza si fa risalire di solito al pontificato di Bonifacio IV (608-615), il quale ottenne dall’Imperatore Foca, come pegno dei buoni rapporti allora ristabiliti fra il Papato e Costantinopoli, il dono per la comunità cristiana del Pantheon, da lungo tempo abbandonato e chiuso.

Il 13 maggio di un anno che probabilmente va identificato nel 609 il Papa riunì il clero e il popolo romani di fronte al vetusto edificio e fece affiggere una croce ai battenti guarniti di rame, ordinando poi che le porte fossero spalancate: «Nell’alta Rotonda – scrive lo storico tedesco della Roma medievale Ferdinand Gregorovius – si intonarono per la prima volta i canti dei preti cristiani che sfilavano in processione, mentre il papa aspergeva d’acqua santa le spoglie pareti marmoree, prive ormai di ogni traccia di paganesimo», dopo che il pontefice aveva fatto seppellire interi carri di reliquie provenienti dalle catacombe sotto la Confessione della nuova chiesa, «e alle note del Gloria, che la grande volta restituiva in echi sonori, la fantasia dei Romani vide alzarsi in volo schiere di demonî atterriti, che cercavano di uscire nell’aria libera attraverso l’apertura della cupola. E quei diavoli erano tanti, quante erano state le divinità pagane che avevano abitato nel tempio, considerato fin d’allora dai Romani una vera e propria sede infernale».

domenica 1 novembre 2026

1° Novembre/ Festa di tutti i Santi

Precedente qui: Devozione e storia. Trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi.

1° Novembre/ Festa di tutti i Santi

La festa della Chiesa trionfante.
Vidi una grande moltitudine, che nessuno poteva contare, d'ogni nazione, d'ogni tribù, d'ogni lingua e stavano davanti al trono vestiti di bianco, con la palma in mano e cantavano con voce potente: Gloria al nostro Dio  (Apoc. 7, 9-10). Il tempo è cessato e l'umanità si rivela agli occhi del profeta di Pathmos. La vita di battaglia e di sofferenza della terra (Giob. 7, 1) un giorno terminerà e l'umanità, per molto tempo smarrita, andrà ad accrescere i cori degli spiriti celesti, indeboliti già dalla rivolta di Satana, e si unirà nella riconoscenza ai redenti dell'Agnello e gli Angeli grideranno con noi: Ringraziamento, onore, potenza, per sempre al nostro Dio! (Apoc. 7, 11-14).

E sarà la fine, come dice l'Apostolo (I Cor. 15, 24), la fine della morte e della sofferenza, la fine della storia e delle sue rivoluzioni, ormai esaurite. Soltanto l'eterno nemico, respinto nell'abisso con tutti i suoi partigiani, esisterà per confessare la sua eterna sconfitta. Il Figlio dell'uomo, liberatore del mondo, avrà riconsegnato l'impero a Dio, suo Padre e, termine supremo di tutta la creazione e di tutta la redenzione, Dio sarà tutto in tutti (ibid. 24-28).