martedì 14 luglio 2020

Paolo Pasqualucci Ancora infondate critiche alle tesi di mons. Carlo Maria Viganò sul Concilio

Sul diffuso blog statunitense Catholic Culture del 6 luglio scorso, il dr. Jeff Mirus ha attaccato le ormai famose, devastanti critiche al Vaticano II di S E l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, come risultano dall’intervista elettronica da lui rilasciata a Phil Lawler [qui], titolare di Catholic World News, ripresa da LifeSiteNews nonché da successive dichiarazioni [qui indice articoli] a LifeSiteNews e Chiesa e postconcilio.[1]

Critiche pesanti quelle del dr. Mirus e anche poco rispettose. Dopo averne elogiato le coraggiose denunce della “complicità della Chiesa nell’occultare gli abusi sessuali” (M, p. 1), il dr. Mirus giunge a considerare mons. Viganò addirittura “un uomo instabile” (a volatile man) sul piano intellettuale per via di queste sue critiche al Concilio, che sarebbero incoerenti e contraddittorie (M, p. 2). Ma, osservo, critiche assai simili al Concilio sono state avanzate ben prima degli attuali interventi di mons. Viganò, per esempio da autorevoli e rispettati autori laici e teologi cattolici come Romano Amerio e mons. Brunero Gherardini. Secondo il criterio enunciato dal dr. Mirus, dovremmo allora considerarli entrambi delle persone “instabili” a causa di queste loro critiche? Gli apprezzamenti del dr. Mirus trascendono la persona di mons. Viganò e investono tutti coloro che non accettano la vulgata pro-concilio, opponendovi peraltro argomenti ponderati, razionali, basati su una accurata analisi sistematica dei testi del Vaticano II, messi a confronto con l’insegnamento di sempre della Chiesa. Pertanto, va categoricamente respinto il tentativo (tipico di chi non ha veri argomenti da opporre nel merito) di far passare per mentalmente “instabile” chiunque osi infrangere il tabù rappresentato dal Vaticano II. Instabile anche sul piano logico perché il suo argomentare sarebbe dominato dall’incoerenza e dalla contraddizione. Ma valga il vero:

lunedì 13 luglio 2020

Scambio epistolare tra Don Alfredo Maria Morselli e mons. Carlo Maria Viganò sul Vat II

Qualche tempo fa, don Alfredo Morselli ha anticipato in forma di lettera a mons. Carlo Maria Viganò (cf testo sotto) le considerazioni pubblicate successivamente nel blog messainlatino.it.  Qui di seguito, la email di don Morselli a mons. Viganò e la risposta di Sua Eccellenza. Qui indice dei precedenti.

Eccellenza carissima,
Ave Maria! Vorrei spiegare meglio perché non imputo al Vaticano II tutta la colpa della crisi attuale, pur non negando la sua funzione di detonatore (che senza esplosivo non combina nulla). Le strategie di marketing si dividono in strategie push (spingere) e pull (tirare); cioè una ditta per vendere un prodotto può cercare di crearne il bisogno e spinge una cosa di cui non c'è reale necessità. Oppure può - dopo indagini di mercato - capire che un'ampia fetta di potenziali clienti sentono la necessità di un certo prodotto. Le due strategie spesso si combinano.
Qual è l'analisi "commerciale" pre-Vaticano II? Il termometro di una buona parte del clero e intellighenzia cattolica segnava corruzione morale, tiepidezza, paura, orgoglio, carrierismo, desiderio di schiodarsi dalla Croce e di venire a patti con il mondo.
La pentola scoperchiata da Viganò bolliva già da molto tempo.
San Paolo diceva che sarebbero venuti tempi in cui gli uomini si sarebbero circondati di maestri secondo le loro voglie, maestri che avessero assecondato e reso possibile chiamare bene il male e viceversa (Cf. 2 Tim 4:3)

“Il mito del Progresso” di Marcel De Corte - Andrea Mondinelli

Cari amici,
quello che sta succedendo nella nostra società odierna, in tempo di pandemia, non è causato dal covid-19, il quale è un effetto di ben altra causa. Per comprenderlo è sufficiente leggere questo brano tratto da “Il mito del Progresso” di Marcel De Corte (qui). Eccone un significativo stralcio:
Quanto all'incidenza sociale del progresso tecnico, inutile spendere troppe parole: l'enorme accumulo di progressi tecnici ha moltiplicato i divieti di origine legislativa e amministrativa. Le comodità tecniche che abbiamo a disposizione hanno diminuito come contropartita la nostra libertà. Se Rousseau ritornasse in terra a vedere la nostra civiltà tecnica, sarebbe più che mai convinto di aver avuto ragione: l'uomo è nato libero, e dappertutto è in catene! Mentre accresciamo i nostri poteri tecnici, sparisce la spontaneità dei nostri riflessi sociali: dove era possibile camminare naturalmente, occorrono oggi innumerevoli stampelle per avanzare d'un passo.
Il tecnico vero sa tutto questo. Ma l'uomo della strada, il filosofo, il teologo, l'intellettuale, e il tecnico stesso in quanto uomo della strada, non lo sanno. C'è una enorme distanza fra chi pratica le tecniche, e chi le utilizza. Il primo urta continuamente contro ostacoli nuovi, e sa per esperienza che i rimedi tecnici che egli vi apporta non possono accumularsi all'infinito senza una concentrazione di mezzi tale da non poterne più controllare la complessità. Chi invece dispone puramente e semplicemente dei risultati delle tecniche ignora questa misura. Il suo sguardo non è fissato sul sottile punto d'equilibrio nel quale sono concentrati i rischi di rottura, ma soltanto sui benefici e sulle comodità che può trarre dalle tecniche e che, naturalmente, vuole moltiplicare all'infinito. Chi pratica le tecniche deve fare i conti con le esigenze d'un oggetto al quale deve sottomettersi, sotto pena di distruggerlo, mentre il consumatore della tecnica incontra solo le esigenze illimitate della propria soggettività, e si perde nel suo desiderio di godere sempre di più dei benefici d'una tecnica che immagina inesauribile, semplicemente perché non ha mai avuto a che fare direttamente con essa, e non ha affrontato di persona i limiti del reale. Il suo giudizio e il suo agire non sono governati da una esperienza della tecnica e delle sue possibilità effettive, ma dal mondo nuovo che essa costruisce intorno a lui, e che egli coglie soltanto dal di fuori perché non ha partecipato alla sua creazione. Insisto molto sulla differenza fra chi pratica e chi utilizza le tecniche, poiché questa ci offre la spiegazione delle difficoltà e, aggiungerei volentieri se la parola non fosse troppo usata, della tragedia della nostra epoca. Il mondo delle tecniche sta sviluppandosi intorno a noi in modo tale, che l'immensa maggioranza degli uomini è incapace di comprenderne il funzionamento, e vi si colloca con la pretesa smodata del parassita e del barbaro: ne possiamo già cogliere le disastrose conseguenze. Invano tenta di nasconderle la pseudo-filosofia del progresso infinito, rinnovata dal secolo XVIII e camuffata in moto della storia.

domenica 12 luglio 2020

Cassese: «Un nuovo stato d’emergenza romperebbe l'equilibrio dei poteri»

Su quanto sta accadendo sono arrivati una raffica di commenti in una precedente discussione [qui]. Di fatto con l’emergenza Covid il Governo si è indebitamente appropriato di pieni poteri straordinari attribuibili, come previsto dall’articolo 78 della Costituzione, solo nello stato di guerra, stato che deve essere deliberato dalle Camere, da troppo tempo escluse da dibattiti e decisioni. Se c'è un'emergenza è la violazione della nostra democrazia, perpetrata a colpi di DPCM da un governo espressione di una minoranza del paese e subdolamente al servizio di potenti interessi economici e tecnocratici sovranazionali. Il testo che segue è autorevole e sintetizza quel che c'è da osservare. L'Italia non è mai caduta così in basso e speriamo che le opposizioni la piantino con le fiorettate dai social e agiscano di conseguenza.

«Manca il presupposto della proroga: non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza». È quanto scrive sul Corriere della Sera il professor Sabino Cassesse, costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale, esprimendo contrarietà alla proroga, fino al 31 dicembre, dello stato d’emergenza. «Perché prorogare lo stato di eccezione, se è possibile domani, qualora se ne verificasse la necessità, riunire il Consiglio dei ministri e provvedere?», si chiede Cassesse. «L’urgenza non vuol dire emergenza». Un altro motivo, secondo il professore, è quello di «evitare l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi. E questo non solo perché finora si sono già concentrati troppi poteri nella Presidenza del consiglio dei ministri, o perché in ogni sistema politico una confluenza eccessiva di funzioni in un organo è pericolosa, ma anche e principalmente perché l’accentramento crea colli di bottiglia e rallenta i processi di decisione».
Infine, la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza «è inopportuna perché il diritto eccezionale non può diventare la regola. Proprio per questo sia la legge che lo prevede, sia la costante giurisprudenza della Corte costituzionale hanno insistito sulla necessaria brevità degli strumenti derogatori, perché non è fisiologico governare con mezzi eccezionali. Questi possono produrre conseguenze negative non solo per la società e per l’economia, creando tensioni nella prima e bloccando la seconda, ma anche per l’equilibrio dei poteri, mettendo tra le quinte (ancor più di quanto non accada già oggi) il Parlamento e oscurando il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, al cui controllo sono sottratti gli atti dettati dall’emergenza».

Hong Kong, la nuova legge potrebbe già portare all’arresto di un cardinale

.Chi fosse interessato ai precedenti sulla Questione cinese, li può trovare qui.

Il cardinale Joseph Zen ha dichiarato di essere pronto ad essere arrestato ai sensi della nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong.
L’88enne cardinale, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha dichiarato che Hong Kong deve «prepararsi all’impensabile dopo che Pechino ha imposto nuove leggi rigide che reprimono la libertà di parola. Starò attento. Tuttavia, quando lo riterrò necessario, dirò quello che penso».
«Se le mie giuste parole saranno considerate contrarie alla legge, sarò soggetto all’arresto. Molti miei predecessori hanno resistito allo stesso modo. Abbiamo visto come Dio li ha sempre aiutati», ha aggiunto il cardinale.
La legge sulla sicurezza nazionale è entrata in vigore il 1° luglio, il 23° anniversario della restituzione di Hong Kong alla Cina da parte della Gran Bretagna nel 1997.  Secondo la legge, i presunti atti di sovversione, secessione, terrorismo e interferenze straniere potranno essere processati da un’agenzia speciale creata da Pechino. Fonte: Infomediachrist.com

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Il ricatto delle autorità cinesi: riaprire le chiese dopo la pandemia solo se vietato l'accesso ai minori

Mons. Jia Zhiguo, 83 anni, è vescovo dal 1980 ed è responsabile di una comunità di oltre 150mila fedeli, con un centinaio di sacerdoti e altrettante suore. Il governo vuole sequestrare l’orfanotrofio per i bambini disabili, ospitati nella casa del vescovo.
La condizione di vietare la presenza in chiesa e ogni catechesi ai minori di 18 anni si sta diffondendo in Cina a partire dal varo dei Nuovi regolamenti sulle attività religiose (1° febbraio 2018). Molti vescovi ufficiali e sotterranei hanno fatto notare che il divieto è contrario alla costituzione cinese, la quale afferma il diritto alla libertà religiosa senza limiti di età. Ma il divieto è divenuto uno strumento di soffocamento della fede, proprio mentre la società assiste a una forte rinascita religiosa.

Una cosa che il Vaticano II non disse - don Elia

Fra i testi che erano stati predisposti dalla commissione preparatoria per l’ultimo concilio (ma che furono tutti cassati dai rivoluzionari che ne presero il controllo), spicca una perla di rara chiarezza espositiva e precisione dottrinale, lo schema di costituzione dogmatica sulla custodia del deposito trasmesso. La trattazione, condensando la teologia tradizionale della Chiesa Cattolica, associa diversi temi, già allora scottanti e più che mai attuali: conoscenza della verità, esistenza di Dio, creazione del mondo, Rivelazione pubblica e assenso di fede, sviluppo della dottrina, rivelazioni private, ordine naturale e soprannaturale, peccato originale, Novissimi, soddisfazione redentrice. Lo scopo di un concilio è sempre stato quello di correggere gli errori e ribadire la verità, definendo – se necessario – dei dogmi. I suoi documenti non devono aver bisogno di interpretazione, ma offrire orientamento certo mediante asserzioni il più possibile univoche. Il nostro, in poche, lapidarie righe, dirime una questione ancora oggi molto urgente.

sabato 11 luglio 2020

Mala tempora currunt: la seconda rovinosa caduta di Costantinopoli

Vedi, nel blog, sulla deriva autoritaria e antieuropea in Turchia [qui - qui - qui - qui - qui].

Coincidenze: l'11 luglio, data in cui il mondo ha appreso che Santa Sofia, nata come cattedrale di Costantinopoli poi divenuta moschea di Istanbul e infine museo, tornerà ad essere moschea, si festeggia il Patrocinio sull'Europa di San Benedetto da Norcia.
E si festeggia inoltre Sant'Olga di Kiev, che compì un viaggio a Costantinopoli, ove richiese e ricevette il battesimo, e quando tornò a Kiev fondò una basilica anch'essa dedicata alla Santa Sofia e profuse tutto il suo impegno per diffondere il cristianesimo. L'Europa, orientale e occidentale, è nata cristiana, e Costantinopoli e la sua fu basilica cattedrale ne era uno dei centri spirituali... (R. De Albentiis)
"Davanti allo scempio odierno, davanti al quale l'Europa tace, ancora si negheranno le radici cristiane comuni dell'Europa?"
Probabilmente si negheranno, purtroppo; e l'Europa e l'Occidente apostati hanno più colpe di Erdogan...

Oh Madre di Dio risuoni in eterno il tuo santissimo Nome in Hagia Sophia
"Signore, io mi desterò dal mio sonno di marmo,
E dal mio sepolcro mistico io ritornerò
Per spalancare la murata porta d’Oro;
E, vittorioso sopra i Califfi,
Dopo averli ricacciati oltre l’Albero della Mela Rossa,
Cercherò riposo sui miei antichi confini.

Kostis Palamas - 1859-1943

Mala tempora currunt: la seconda rovinosa caduta di Costantinopoli

Con un colpo di spugna propagandistico, Erdogan cancella in un solo colpo la tradizione antichissima di Bisanzio, Costantinopoli e l’eredità stessa di Atatürk. Triste e desolante per la Turchia ma anche per l’Europa… Mala tempora currunt. Costantinopoli è caduta di nuovo. Santa Sofia, gioiello dell’architettura cristiana bizantina, modello al quale tutta l’arte bizantina ed anche islamica si è ispirata per secoli, potrebbe essere riconvertita in moschea, come all’epoca dell’arrivo di Maometto il Conquistatore, dopo l’assurda decisione del Consiglio di Stato turco: a ricordarci che viviamo in una nuova epoca di barbarie e sconvolgimenti politico-religiosi senza precedenti e che nessun simbolo è al riparo.

Colpo di Stato in Brasile? - Julio Loredo

Dell'Autore abbiamo pubblicato in precedenza: Julio Loredo, editorialista del Pan-Amazon Synod Watch rivela il “piano” dietro al Sinodo sull’Amazzonia [qui]. L'articolo che segue è importante per gli evidenti parallelismi.

Nel totale silenzio dei media italiani, in Brasile è in corso un colpo di Stato.
In un’operazione coordinata dalla capitale federale, Brasilia, poco prima dell’alba dello scorso 27 maggio, squadre della Polizia Militare armate con mitragliatrici hanno fatto irruzione nelle abitazioni di decine di giornalisti, pubblicisti, attivisti e politici in diverse città. Esibendo mandati di cattura palesemente irregolari, giacché non indicavano la motivazione dell’intervento, i soldati hanno sequestrato computer, telefonini, camere fotografiche, archivi digitali e cartacei. I perquisiti sono stati prelevati con la forza e portati in carceri militari per essere interrogati.
No, caro lettore, non si tratta di una stangata del presidente Jair Bolsonaro per zittire l’opposizione. Anzi! Se così fosse, sono sicuro che i media nostrani avrebbero sbattuto la notizia in prima pagina, gridando al golpe, con tanto di foto immeritevole dell’odiato mandatario. È l’esatto opposto: a finire in carcere sono stati cittadini di orientamento conservatore e anticomunista, perlopiù sostenitori del presidente Bolsonaro. Così, in un solo colpo, buona parte della struttura massmediatica e politica conservatrice in Brasile è stata spazzata via.

Intervista sulla situazione attuale rilasciata dal Prof. Roberto de Mattei al sito portoghese diesirae

Intervista rilasciata al sito portoghese diesirae.pt dal Prof. Roberto de Mattei sulla situazione attuale, esponendone alcuni retroscena. Un contesto da noi conosciuto qui.

Professore, è in corso in questo momento un dibattito sul Concilio Vaticano II, aperto dagli interventi dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò e del vescovo Atanasio Schneider. Che cosa ne pensa? Qual è il suo giudizio sull’ermeneutica della continuità, a cui alcuni fanno richiamo?
La cosiddetta “ermeneutica della continuità” è stata teorizzata da Benedetto XVI nel suo celebre discorso ai cardinali del 22 dicembre 2005, in contrapposizione alla “ermeneutica della discontinuità” della scuola ultraprogressista di Bologna. Lo stesso Benedetto XVI, però, dopo sette anni di pontificato, in un discorso tenuto il 27 gennaio 2012 alla Congregazione della Fede, affermò che “in vaste zone della terra la fede corre il pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più alimento. Siamo davanti ad una profonda crisi di fede, ad una perdita del senso religioso che costituisce la più grande sfida per la Chiesa di oggi”. Un anno dopo, Benedetto rinunciò al pontificato, e io leggo la sua abdicazione come l’ammissione di un fallimento. La débacle è avvenuta perché il gravissimo problema della perdita della fede non è di carattere ermeneutico, ma storico, teológico e pastorale. Quale che sia il giudizio sui documenti del Concilio, il problema di fondo non è quello di interpretarli, ma di comprendere la natura di una frattura storica che si è verificata nella Chiesa tra il 1962 e il 1965. È chiaro che molti problemi preesistevano al Vaticano II, e molti altri sono sorti successivamente. Ma per l’osservatore spassionato, è altrettanto evidente che il Vaticano II ha costituito una catástrofe storica senza precedenti nella storia della Chiesa. Il dibattito aperto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò e dal vescovo Atanasio Schneider è più che opportuno e i tentativi di neutralizzarlo in nome dell’“ermeneutica della continuità” mi sembrano destinati al fallimento.

venerdì 10 luglio 2020

“Dio chiede di sbarcare”. In nome di chi parla Bergoglio?

Chi di fatto collabora con i trafficanti di esseri umani non è un buon samaritano. Indice dei principali articoli sull'immigrazionismo.

L'obbligo insostenibile di prendere in carico chiunque arrivi dall'Africa. Nelle parole di Papa Francesco annuso l’utopismo eretico, non il realismo cristiano
Gran Madre di Dio, sono qui nella tua monumentale chiesa torinese, inizialmente avevo deciso di venire per ragioni artistiche e mariane ma adesso ne approfitto per ragioni specificamente cristiane: davvero “Dio chiede di sbarcare”, come ha detto Papa Francesco parlando degli africani che puntano la prua sulla Sicilia? Tuo figlio ha definito il suo giogo “dolce”, il suo peso “leggero”, e io trovo amaro e pesantissimo l’obbligo di prendere in carico chiunque arrivi dal Continente color morte. Dunque non capisco in nome di chi parli Bergoglio, nelle cui parole annuso l’utopismo eretico, non il realismo cristiano. Gran Madre di Dio, sono qui che mi aggiro fra le desolanti candele elettriche, nel cerchio deserto sotto l’immensa cupola: sembra che per i torinesi la tua chiesa sia ormai soltanto un fondale scenografico. La recente aggiunta invasionista alle litanie lauretane, l’orrendo strumentalizzarti col titolo di “Solacium migrantium”, farà scappare altri indigeni (io ad esempio sto barcollando) e non farà certo entrare molti alloctoni, maomettani in massima parte. Gran Madre di Dio, io sono piccolissimo e dal giorno in cui è morta mia mamma non mi sono mai sentito così orfano. (Camillo Langone)