mercoledì 18 settembre 2019

L’umanesimo cristiano e l'umanesimo di “Giuseppi” & Bergoglio

Ringrazio il lettore che mi ha inviato il testo che segue.

Nuovo umanesimo”: “Giuseppi” Conte e Bergoglio hanno usato questa stessa espressione a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Il primo mentre interpretava la parte dell’europeo-globalista nella stessa circostanza in cui, quattordici mesi prima, aveva finto di essere un sovranista di destra; e il secondo mentre presentava – lo potete ascoltare nel suo vaniloquio (qui) – un non meglio identificato “patto educativo per la cura del creato”.
“Nuovo umanesimo”. L’espressione è grottesca. Un avvocaticchio pugliese che tra un anno sarà tornato nel suo studio e alle sue aule universitarie, e un prelato la cui ignoranza è pari solo alla soddisfatta consapevolezza con cui sta demolendo quella Chiesa che - come vedremo - è stata l’autrice dell’UNICO umanesimo che l’Europa abbia conosciuto, si fanno profeti di una svolta epocale. Addirittura di un “nuovo umanesimo”.

La gloria pesante di Dio, medicina di quest’epoca leggera

"Gloriosa" recensione di Silvio Brachetta. Uno dei tanti concetti cancellati dal pauperismo dilagante è quello di «gloria». La gloria è il «kabōd» ebraico – il «peso». Ebbene sì: nonostante si cerchi ad ogni costo di alleggerire Dio, rimane il fatto che Egli è «pesante», assai pesante.

Uno dei tanti concetti cancellati dal pauperismo dilagante è quello di «gloria», che è stata spesso trascurata «a favore di un’umiltà che sembra più adatta al pusillanime». Così Michel Janva segnala (qui) l’ultima fatica editoriale del filosofo francese Fabrice Hadjadj, dal titolo A Me la gloria (A Moi la gloire, Salvator, 2019). Ma cos’è questa gloria di Dio? La gloria è il «kabōd» ebraico – il «peso». Ebbene sì: nonostante si cerchi ad ogni costo di alleggerire Dio, rimane il fatto che Egli è «pesante», assai pesante.
Ciò nasce da un equivoco, in cui cascano i pauperisti e i relativisti d’ogni epoca: l’umiltà non è sinonimo di leggerezza, ma di abbassamento. La leggerezza è descritta in tutt’altro modo nella Bibbia. La leggerezza è la «vanità» del Qoelet, che traduce l’ebraico «ebel» – «cioè vapore, ombra, fumo». La leggerezza è inconsistenza, mentre l’umiltà è gloriosa.
Hadjadj scrive della gloria di Dio, che si può rintracciare anche nelle creature. C’è una gloria «del ciottolo, del pavone o della civetta», ovvero una loro pesantezza, tanto fisica, quanto ontologica. Le cose pesano, hanno un’estensione, sono belle, sono significative, brillano di mistero, hanno una traccia d’eternità. In ogni cosa c’è un’impronta di «unum, bonum et verum» (San Tommaso d’Aquino), nel senso che vi è, nelle creature, un’immagine del Creatore – come un riflesso di sapienza, che trascende le cose e porta la mente umana alla contemplazione speculativa di Dio.
E Dante Alighieri riprende l’Aquinate, con il medesimo concetto: «La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove» (Paradiso 1, 1).

martedì 17 settembre 2019

Phil Pawler ai vescovi: Noi siamo la truppa ma voi i generali e dovete agire

Nella nostra traduzione da Catholic culture un breve ma significativo messaggio di Phil Lawler che, più recentemente, abbiamo incontrato qui [precedenti qui - qui era più rassegnato]. Ci strappa un sorriso; ma direi che è una riprova di quanto tra i fedeli stia crescendo l'inquietudine e anche lo sconcerto per la totale impotenza di fronte alle gravissime minacce all'unità, all'universalità e soprattutto all'identità de La Catholica e alla sua ragion d'essere nel mondo ma non del mondo.

Anche se sono rimasto sconcertato dalla dichiarazione del Papa sulla prospettiva di uno scisma americano, un passaggio di quella dichiarazione merita un po’ più di riflessione:
Gli scismatici sempre hanno una cosa in comune: si staccano dal popolo, dalla fede del popolo di Dio. E quando nel Concilio di Efeso c’era la discussione sulla maternità divina di Maria, il popolo – questo è storico – era all’entrata della cattedrale quando i vescovi entravano per fare il concilio. Erano lì con dei bastoni. Li facevano vedere ai vescovi e gridavano “Madre di Dio! Madre di Dio!”, come per dire: se non fate questo vi aspettano… [vedi]
Leggendo quel brano, mi è venuto in mente qualcosa che molti anni fa il mio amico Bud ha detto per esprimere la sua insoddisfazione sulla mancanza di guida episcopale in America. Bud voleva che i nostri vescovi fossero più schietti nell’affrontare l’errore dottrinale. Egli suggerì che i fedeli cattolici dovessero dirlo ai loro vescovi in questi termini:
Noi siamo solo i soldati porta-lance1. Voi siete i generali. Se prendete il comando, noi saremo proprio dietro di voi. Ma se non prendete il comando….. Ricordatevi che siamo proprio dietro di voi, e abbiamo le lance.
Quindi, secondo la logica di Bud, se un vescovo non volesse sentire un colpo improvviso nella schiena, dovrebbe agire. È un’immagine semplice, ma nitida e significativa.
Abbiamo bisogno che i nostri vescovi agiscano per salvaguardare l’unità della Chiesa e l’integrità della sua dottrina. Dobbiamo mandare questo messaggio. Noi siamo solo i porta-lance, ma portiamo le lance.
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1. Dal gergo militare (in greco e latino: dorifori) N.d.T.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

I Gattopardi

Analisi lucida e realistica. Speriamo di poter dire anche per questo: "Ma Dio aveva altri progetti" (per l'Italia, per l'Europa e per le influenze che verranno). Un po' dipende anche dal nostro Ora et labora.

Renzi si unirà con Berlusconi, come stabilito ormai da anni, per ricostruire il "Grande Centro" e questa volta senza nemmeno la patina ipocrita di cattolicesimo (ma sempre con il sostegno del clero della neochiesa). I Cinquestelle crolleranno, e quel che rimane si unirà con il PD, per rifare la "grande Sinistra" (sempre con il sostegno dell'altra parte del clero della neochiesa). Tutto il resto convergerà verso il "centro-destra" (sostenuto di nascosto da qualche prelato tremebondo qua e là).
E così, come sempre in Italia... Che tutto cambi perché nulla cambi!
Del resto, il sistema ha funzionato perfettamente nel suo fine della distruzione dell'Italia e degli italiani, della loro ricchezza, della loro identità, della loro fede, della loro umanità. Meglio ripristinarlo in pieno: ora vengono infatti  i giorni della totale e definitiva trasmutazione e scomparsa degli italiani. E questo non può che essere attuato tramite la Sinistra con l'appoggio "responsabile" dei "moderati" e del clero della neochiesa, di sinistra e di centro.
Come infallibilmente accade ormai da sessant'anni. (Massimo Viglione)

José Antonio Ureta. Comunione con Dio o con gli “spiriti” (maligni)?

Nell'approssimarsi del sinodo pan-amazzonico aumentano le avvisaglie inquietanti evidenziate da molti eminenti studiosi. Dal testo che segue, ripreso da Duc in altum, il professor José Antonio Ureta dimostra, con ampia documentazione, come il processo di sovvertimento della dottrina sotto il pretesto dell'inculturazione sia molto avanzato e come la Chiesa, anziché opporsi alla deriva magica, spiritistica e panteistica, la appoggi e la favorisca. Per approfondire, indice dei precedenti articoli

La Rete Panamazzonica (Repam), principale coordinatrice della prossima assemblea speciale del sinodo dei vescovi, ha organizzato dal 16 al 18 luglio scorsi un seminario nel Centro culturale missionario, a Brasilia. Fra le attività dell’evento, a destare più interesse e reazioni è stata la celebrazione di una “mistica indigena”, durante  la quale sono state invocate “protezione e benedizione sul cammino sinodale”. Il noto blogger brasiliano Bruno Braga l’ha qualificata come “rituale macabro”, proprio del “paganesimo indigenista”[1].

Un mese dopo, il 14 agosto, durante il terzo incontro ufficiale preparatorio per il sinodo, tenutosi a Bogotà (dopo quelli di Washington e Roma) con la partecipazione del cardinale Pedro Barreto Jimeno, vicepresidente della Repam e uno dei presidenti dell’imminente sinodo, lo sciamano Isidoro Jajoy, della tribù colombiana Inga, ha dato la “benedizione” a un gruppo di partecipanti all’evento [qui], fra i quali una suora in atteggiamento reverenziale[2].

lunedì 16 settembre 2019

Bergoglio e l'ergastolo. Il commento di un avvocato

Riprendiamo da Stilum Curiae. Un insopprimibile e insopportabile nodo socio-politico dopo l'altro. Di quello spirituale abbiamo parlato ad nauseam.

L’avvocato Giovanni Formicola ha inviato a un gruppo di amici una sua riflessione su una delle ultime esternazioni populiste e demagogiche del Pontefice regnante, quella relativa all’ergastolo, pronunciata nei giorni scorsi. Pensiamo di farvi cosa gradita condividendo le riflessione di una persona che conosce bene quel mondo, a causa della sua professione, e che di conseguenza può parlarne a ragion veduta, e con cognizione di causa, a differenza di altri. Buona lettura.
* * *
L’ergastolo non è la soluzione dei problemi – lo ripeto: l’ergastolo non è la soluzione dei problemi -, ma un problema da risolvere” (Francesco, Discorso alla polizia penitenziaria etc., 14 settembre 2019).  
Purtroppo, quando indossa questi pensieri che provengono dal sovversivismo (genere “disarmo della polizia”) e radicalismo anni 1960-1970, si fa davvero difficile.
Di quale “problema” l’ergastolo NON sarebbe la soluzione? L’ergastolo è una sanzione. Punto. E in che senso sarebbe un “problema”? Se lo è, lo è solo perché quasi sempre è – come vorrebbe LUI – tale solo a parole.
Solo due esempi, giusto per dare l’idea. 

Costruire la Chiesa del futuro? - don Elia

«Come Gesù con gli apostoli»: questo inciso, buttato lì nel discorso in modo quasi inavvertito, è una conferma dell’intento dissimulato (ma non troppo) della gerarchia romana nominata da “Francesco”: «costruire la Chiesa del futuro» – come enunciato poche righe più su – ovvero rifondarla secondo il «sogno di Chiesa espress[o] in Evangelii gaudium». Già il numero di appassionati dello squilibrio di cui ogni parroco della capitale ha ricevuto il consiglio di circondarsi perché lo coadiuvino nel ministero è fortemente allusivo: dodici, come «il piccolo gruppo da cui tutto è partito» (corsivo originale), sebbene tale cifra non vada presa «alla lettera, ma serve per farmi capire» (corsivo mio). In perfetto stile massonico, un discorso in apparenza banale, immotivato, inconsistente contiene in realtà indizi sufficienti per essere compreso dagli iniziati, mentre gli altri si limiteranno ad alzare le braccia sconfortati e ad eseguire obtorto collo gli ordini loro comunicati con leziosa delicatezza dal rivoluzionario gentile che Bergoglio ha scelto come vicario della diocesi capitolina [qui; ne abbiamo parlato qui].

domenica 15 settembre 2019

Il Cuore all'Addolorata ci aiuta a condividere e offrire ciò che appartiene al Signore

Un dono di Maria Santissima Addolorata: una meditazione da estrarre dai commenti ringraziando il Signore e la Sua e nostra Madre che spesso ci fanno arrivare il conforto, non come lo prefiguriamo o come lo vorremmo; ma ci mettono accanto persone, anime, con le quali condividiamo il peso del tempo che consuma e il fardello di questi nostri tempi duri ma ricchi di grazia.

Mentre il sole dell'ultima domenica di estate declina, penso al sole che si spense quando Gesù Nostro Signore fu innalzato sulla croce e vi morì.
Ne fu deposto tra le braccia della Madre Addolorata, che oggi ricordiamo. Gesù/domenica, Gesù/sole, Gesù redentore e la Madre corredentrice...

Sono pensieri che si aggiungono a quelli di un'ispiratissima omelia di un buon curatore di anime, sul vangelo odierno. Dio non ragiona secondo "emergenze umanitarie" e per "categorie": per Dio, che è il Tutto, importa l'uno, il singolo. Perciò gli interessa la singola pecora e non "le pecore". Come è interessato a quell'una, perdutasi, altrettanto è attento e solerte con le altre novantanove, che ama una ad una, ognuna amata a sé. La carità inizia dai vicini, proprio perché mi sono vicini.
Dio è così. Non ragiona "per ideali" o per slogan da spendere per ottenere visibilità o accreditare qualcuno a danno di qualcun altro sulla scena.
Infatti nell'inno alla carità (1 Corinti 13) San Paolo afferma che: "se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova".

Un sacerdote americano al Papa: “sono stanco di essere disprezzato e demonizzato da Lei”

Riprendo lo stralcio di un articolo di LifeSiteNews sul fatto che un sacerdote americano molto conosciuto e rispettato ha risposto alle recenti osservazioni di Papa Francesco sui “sacerdoti giovani e rigidi”, scrivendo in un post su Facebook [qui] di dover “onestamente e dolorosamente dire: sono stanco di essere da Lei disprezzato e demonizzato”. Fa scalpore, semplicemente perché è uno dei pochi che ci mette la faccia.
Bergoglio aveva recentemente ripetuto queste espressioni nell'intervista sul volo di ritorno; ma lo aveva detto anche in un discorso ai vescovi del Mozambico nei seguenti termini:
Inoltre, vorrei sottolineare un atteggiamento che a me non piace, perché non viene da Dio: la rigidità. Oggi è di moda, non so qui, ma in altre parti è di moda, trovare persone rigide. Sacerdoti giovani, rigidi, che vogliono salvare con la rigidità, forse, non so, ma prendono un atteggiamento di rigidità e alle volte – scusatemi – da museo. Hanno paura di tutto, sono rigidi. State attenti, e sappiate che sotto ogni rigidità ci sono dei gravi problemi.
Ed è a queste affermazioni che replica mons. Charles Pope, laurea in informatica, molto conosciuto nella diocesi di Washington, dalla sua pagina Facebook:
Santo Padre, non sento l’amore qui, non mi sento accompagnato da Lei. Faccia spazio nel suo cuore per me e per gli altri come me. Non sono un giovane sacerdote, ma so che il mio tipo di sacerdozio non Le piace. Inoltre sono americano e anche questo semplice fatto sembra rendermi fastidioso ai suoi occhi. Non temo tutto quello che Lei dice, ma l’ambiguità di alcuni dei suoi insegnamenti e la severità di alcune delle Sue azioni mi preoccupano. E tuttavia, quando noi, i Suoi figli meno preferiti, Le facciamo domande, Lei non risponde o non chiarisce. Ciò nonostante sono ancora Suo figlio e ho in comune con Lei il sacerdozio di Gesù. Attendo da Lei la sollecitudine e la gentilezza di cui Lei dice che io, e gli altri come me, siamo privi. Nel frattempo devo dire onestamente e dolorosamente che sono stanco di essere da Lei disprezzato e demonizzato. Con rispetto, Charles

Julio Loredo, editorialista del Pan-Amazon Synod Watch rivela il “piano” dietro al Sinodo sull’Amazzonia

Julio Loredo, autore di “Teologia della liberazione, un salvagente di piombo per i poveri” (Cantagalli, 2014), ha affermato che il retroscena “non detto” del Sinodo sull’Amazzonia è qualcosa che è stato preparato da decenni e che mira a “cambiare l’intera Chiesa” d’accordo con “la cosiddetta teologia indigenista e ecologica”.  “Si tratta di un rinnovamento totale della Chiesa da un punto di vista ‘amazzonico’, che altro non  è che il culmine della Teologia della liberazione”, ha detto Loredo a LifeSiteNews il 21 giugno scorso. Di seguito l'intervista. Qui indice articoli sul tema

Intervista rilasciata da Julio Loredo a Diane Montagne 

Sig. Loredo, chi è il responsabile del lancio del sito “Pan-Amazon Synod Watch” e che assicurazione può dare ai lettori che in esso troveranno una fonte credibile di informazioni riguardo alle questioni relative al Sinodo di ottobre?
Il sito è stato creato da una rete internazionale di associazioni conservatrici. Appartiene ufficialmente all’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, che ha sede a San Paolo, in Brasile. Il prof. Corrêa de Oliveira (1908-1995) ha studiato le cosiddette correnti indigeniste all’interno della Chiesa già dall’inizio degli anni ’70. Ma è un sito internazionale che implica non solo le TFP (le Associazioni per la difesa dei valori della Tradizione, Famiglia e Proprietà), ma anche altre realtà conservatrici a livello internazionale.