Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Seconda Preghiera del sacerdote per la Santa Comunione. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del Latino liturgico.
Le preghiere finali del sacerdote
prima della Santa Comunione, Parte 3
Dopo aver terminato la Perceptio Corporis tui [qui], il sacerdote prega:
Panem caelestem accipiam, et nomen Domini invocabo.Che traduco come:
Prenderò il pane celeste e invocherò il nome del Signore.
Questa dichiarazione è un adattamento del Salmo 115, 13 (vedi sotto), con “pane celeste” al posto di “calice della salvezza”. E “pane celeste” (panis caelestis) è un adattamento di due espressioni bibliche per manna, “pane dal cielo” (panis de caelo) [1] e “pane del cielo” (panis caeli). [2] In Giovanni 6, 23, nostro Signore si chiama Panis de caelo. Qui è implicita un'affermazione della dottrina della Presenza Reale.







