sabato 24 luglio 2021

Una lettera dalla Svezia. Il Cardinal Arborelius e Traditionis Custodes

Interessante la posizione del card. Arborelius da Vigiliae Alexandrinae. Qui l'indice degli articoli precedenti e correlati.

Il Cardinal Anders Arborelius, nato nel 1949 a Solengo nel Canton Ticino, da genitori luterani, si convertì al Cattolicesimo nel 1969, dopo un lungo percorso di avvicinamento alla Chiesa illuminato dalla lettura di Santa Brigida e di Santa Teresa di Lisieux. Nel 1971 entrò nel monastero carmelitano di Norraby in Svezia. Dopo aver professato i voti perpetui nel 1977, fu ordinato sacerdote nel 1979. Nominato da Giovanni Paolo II vescovo di Stoccolma, fu il primo vescovo cattolico svedese dai tempi dell’introduzione della Riforma in Svezia. Creato cardinale da Francesco nel 2017. Nel 2007 accolse con favore il Motu Proprio di Benedetto XVI e ne favorì l’applicazione nella sua Diocesi. In un paese in cui il Luteranesimo, a differenza che altrove, non appianò le forme liturgiche antiche e, anzi, permise alcune cristallizzazioni esteticamente apprezzabili, il Cattolicesimo tradizionale ha rappresentato per molti svedesi, in mezzo alla definitiva crisi liberale della Chiesa di Svezia, una porta maestra e congeniale per ritornare alla Chiesa degli antenati. E il Cardinale deve essersi avveduto dei buoni risultati del suo favore per la Messa antica (qui). La lettera che qui riportiamo nella nostra traduzione (vedi qui l’originale) è apparsa sul portale della Diocesi di Stoccolma l’indomani della pubblicazione del Motu Proprio Traditionis Custodes. È un breve testo prudente e conciliante che tuttavia, se letto attentamente, comunica le ragioni di una forte preoccupazione.

Lettera di Don Davide Pagliarani sul motu proprio “Traditionis custodes”

Indice degli articoli precedenti e correlati.
Lettera del Superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X, in seguito alla pubblicazione del motu proprio «Traditionis custodes».

Questa Messa, la nostra Messa, deve essere veramente per noi come la perla del Vangelo per la quale si rinuncia a tutto, per la quale si è pronti a vendere tutto.

Cari membri e amici della Fraternità sacerdotale San Pio X,
Il motu proprio Traditionis custodes e la lettera che lo accompagna hanno provocato un profondo sommovimento nel cosiddetto mondo tradizionalista. Si può notare, a rigor di logica, che l’era dell’ermeneutica della continuità, con i suoi equivoci, le sue illusioni e i suoi impossibili sforzi, è drasticamente superata, cancellata con un colpo di spugna. Queste misure così chiare e nette non toccano direttamente la Fraternità San Pio X, ma devono essere per noi l’occasione di una riflessione profonda. Per farla, è necessario guardare dall’alto e porci una domanda al tempo stesso vecchia e nuova: Perché dopo cinquant’anni la Messa tridentina è ancora il pomo della discordia?

Innanzitutto, ci dobbiamo ricordare che la santa Messa è la continuazione, nel tempo, della lotta più aspra che sia mai esistita: la battaglia tra il regno di Dio e il regno di Satana, questa guerra che ha avuto il suo culmine sul Calvario, con il trionfo di Nostro Signore. Proprio per questa lotta e per questa vittoria Egli si è incarnato. Poiché la vittoria di Nostro Signore è stata ottenuta dalla Croce e dal suo Sangue, si può capire come si perpetui, anch’essa, attraverso lotte e contraddizioni. Ogni cristiano è chiamato a questa battaglia: Nostro Signore ce lo ricorda quando dice di essere venuto a «portare la spada sulla terra» (Mt 10, 34). Non c’è da stupirsi se la Messa di sempre, che esprime perfettamente la vittoria definitiva di Nostro Signore sul peccato tramite il suo sacrificio espiatorio, sia essa stessa un segno di contraddizione.

venerdì 23 luglio 2021

Francesco sta perdendo la sua guerra culturale

Di seguito trovate l'articolo di oggi di Campari & De Maistre, significativo perché riporta e commenta le critiche di "The Spectator", uno fra i più autorevoli a livello mondiale in campo conservatore. Il discorso sulla sinodalità [persino taroccata] lo avevo fatto quiQui l'indice degli interventi precedenti e collegati.

The Spectator. "Francesco ha insultato i vescovi"

Il periodico "The Spectator", uno fra i più autorevoli a livello mondiale in campo conservatore, ha fortemente criticato il Motu Proprio Traditionis Custodes, con il quale il Papa sta cercando di abolire, manu militari, le celebrazioni in rito antico.
Il titolo è una condanna senza appello: "Francesco il losing his culture war", Francesco sta perdendo la sua guerra culturale. Fra i ragionamenti esposti da Tim Stanley, ne troviamo alcuni interessanti.
In primo luogo, spiega Stanley, molti vescovi stanno apertamente ignorando questo Motu Proprio. Perché? "Perché i vescovi – compresi gli amici di Francesco – dovrebbero fare questo? Perché li ha colti di sorpresa. Li ha insultati. Francesco ha sempre detto di volere una “chiesa sinodale” che procedesse per dibattito e consenso, ma questo [motu proprio] è stato un fulmine a ciel sereno: può essere che la sinodalità sia stata da sempre un modo di imporre, dal centro, la riforma liberale sotto forma di consultazione?".

Card. Raymond Leo Burke. Dichiarazione sul Motu Proprio «Traditionis Custodes»

Dopo l'intervista [qui], riprendo, nella nostra traduzione, la ferma Dichiarazione ufficiale del Card. Burke su Traditionis custodes. Questo documento acquista particolare rilevanza, non solo per la sua minuziosa ed efficace articolazione ma per l'autorevolezza del cardinale, peraltro già prefetto della Segnatura apostolica. 
Anche nel suo caso, come per il card Muller [qui], notiamo il riferimento alle "due forme" e l'afflato vaticansecondista, sia pur temperato da notazioni sapienti. Di fatto tuttavia è il modo più efficace per interloquire con i referenti di questa Curia. Spiace l'uso del termine "scismatico" in riferimento alla FSSPX. La questione è stata ripetutamente affrontata [vedi]. Qui l'indice degli interventi precedenti e collegati.

Molti fedeli – laici, ordinati e consacrati – mi hanno espresso la profonda angoscia che il Motu Proprio «Traditionis Custodes» ha recato loro. Coloro che sono attaccati all'Usus Antiquior (l'uso più antico) [UA], quella che Papa Benedetto XVI ha chiamato la Forma Straordinaria, del Rito Romano sono profondamente afflitti dalla severità della disciplina che il Motu Proprio impone e offesi dal linguaggio che esso usa per descrivere loro, i loro atteggiamenti e la loro condotta. Come fedele, che ha anche un intenso legame con l'UA, condivido pienamente i loro sentimenti di profondo dolore.

Come Vescovo della Chiesa e come Cardinale, in comunione con il Romano Pontefice e con la particolare responsabilità di assisterlo nella cura pastorale e nel governo della Chiesa universale, offro le seguenti osservazioni:

"Possiamo contare su di voi?", L'appello dei giovani al Papa e ai vescovi per la Messa tradizionale

Giovani cattolici di tutto il mondo; da Germania, Austria, Svizzera, Italia, Francia, Estonia, Usa, Nigeria, Indonesia, Croazia, Irlanda e Sri Lanka, si sono appellati a Papa Francesco e ai Vescovi a favore della Messa tradizionale con un video. Il motivo del video, ovviamente, è il Motu Proprio Traditionis Custodes, che limita la celebrazione di questo rito della messa.
"Caro Papa Francesco, cari Vescovi, come giovani cattolici che partecipano alla Messa tradizionale, spesso incontriamo mancanza di comprensione nelle generazioni più anziane".
“Non mettiamo in dubbio la validità della nuova liturgia né disprezziamo la sua celebrazione”, affermano i protagonisti. "Amiamo lo stile  tradizionale non perché siamo vecchi e lunatici", "non perché sia ​​di moda", "non perché siamo separatisti", sottolineano.
“Amiamo la Messa latina tradizionale per la sua devozione e confidente timore di Dio”, per “il suo orientamento, di sacerdoti e fedeli insieme nella stessa direzione verso Dio e Cristo”, “ci piace perché è la stessa in tutto il mondo, è universalmente cattolica nel senso originario del termine”; la amano, continuano, «perché la sua trascendenza ci dona una pace e una speranza che il mondo non può dare».
"Non allarghiamo le distanze né rafforziamo le differenze", affermano, "non incoraggiamo i dissensi che danneggiano la chiesa" o "bloccano il suo cammino o la espongono al pericolo di divisione".
“Noi stessi affermiamo la vita cristiana nella fede, nella speranza e nell'amore per Dio”, spiegano, “cerchiamo di seguire la chiamata alla santità e traiamo la nostra forza dalla Messa tradizionale”.
"Caro santo padre, cari vescovi", dicono i giovani, non siamo "deplorevolmente ostinati di una legge obsoleta". Come fedeli cattolici romani, dicono: "Noi siamo la vostra molto numerosa e vivace gioventù".
"Noi siamo le vostre pecore", "Siamo i vostri fedeli". "Preghiamo per voi ogni giorno, per favore non deludeteci", supplicano. “Possiamo contare su di voi?” è la domanda con cui concludono la loro richiesta. Fonte

Vaticano e C.E.I. sposano in pieno la causa vaccinista e l'adozione dei Green pass. Anche per le Messe?

Leggo su Il Messaggero: "Città del Vaticano – Mentre in Italia l'idea del greenpass è ancora per aria [ora purtroppo non più; ma il Vaticano anticipa... -ndr], il Vaticano ha già preso la sua decisione: durante il prossimo viaggio di Papa Francesco a settembre solo i fedeli completamente vaccinati e in possesso di una card saranno autorizzati a partecipare agli eventi pubblici. Le mete toccate dal pontefice dal 12 al 15 settembre sono l'Ungheria, dove rimarrà un solo giorno, per il congresso eucaristico e un colloquio con il premier Viktor Orban. Successivamente si sposterà in Slovacchia, a Bratislava, dove è arrivata la conferma sull'uso dei greenpass. Senza di quelli sarà impossibile andare alle messe.[...]"
Segnalano i lettori che il quotidiano dei vescovi, Avvenire, lancia una crociata contro quanti si oppongono all'obbligatorietà dei vaccini. Così la gerarchia ecclesiastica sposa in pieno la causa vaccinista e l'adozione dei Green pass.
Commenta Diego Fusaro, con l'onestà intellettuale di un pensatore pur di sinistra: "Cosa succede se anche la Chiesa di Roma si piega alla nuova religione terapeutica, divenendone ancella? Che cosa accade se anche la Chiesa di Roma cede al nuovo teorema della religione terapeutica secondo cui tutto, compresa la fede, può essere sacrificato sull'altare della salus come salute del corpo? Fanno forse finta di non vedere in Vaticano che, così facendo, si abbandona il messaggio di Cristo?" 
Altri commenti dei lettori: Prepariamoci, con il clero che ci ritroviamo, non è improbabile che la cosa diventi normale anche nelle parrocchie. Sarà l'ultimo colpo di una Chiesa totalmente appiattita sul mondo. Il commento che vorrei fare sulla partecipazione in sé alla Messa del Papa lo lascio nella tastiera. Credetemi, è molto meglio.

Comunicato ufficiale della Fraternità Sacerdotale San Pietro a seguito della pubblicazione del Motu proprio Traditionis Custodes

Vedi osservazioni nella nota.
La Fraternità Sacerdotale San Pietro, il cui fine è la santificazione dei sacerdoti mediante la fedele osservanza delle tradizioni liturgiche anteriori alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II (cfr. Costituzioni n. 8 ), ha ricevuto da Papa Francesco il Motu proprio Traditionis Custodes con stupore.

Fondata e canonicamente approvata secondo le disposizioni del Motu Proprio Ecclesia Dei Adflicta di San Giovanni Paolo II del 2 luglio 1988, la Fraternità Sacerdotale San Pietro ha sempre professato il suo attaccamento a tutto il Magistero della Chiesa e la sua fedeltà al Romano Pontefice e ai successori degli Apostoli, esercitando il suo ministero sotto la responsabilità dei Vescovi diocesani. Evocando, nelle sue Costituzioni, gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, ha sempre cercato di inserirsi in ciò che il Papa emerito Benedetto XVI ha chiamato nel 2005: "l'ermeneutica della riforma nella continuità della Chiesa" (Discorso alla Curia Romana, dicembre 22, 2005).1

giovedì 22 luglio 2021

Don Domenico Celada - Agli illustri assassini della nostra santa Liturgia

Indice degli interventi su Traditionis custodes.
Riprendiamo la lettera aperta scritta dal musicologo Monsignor Domenico Celada nei primi anni della rivoluzione liturgica montiniana (1969) indirizzata agli “assassini della nostra Santa Liturgia”. Si tratta di un documento che profetizzava ciò che sarebbe accaduto nella Chiesa; Tanto più attuale oggi che il Motu proprio Traditionis custodes tenta di soffocare ogni espressione di fedeltà al Rito Tridentino. Senza curarsi del degrado liturgico che con la nuova messa imposta dal Concilio Vaticano II, si è perpetrato e continua drammaticamente a perpetrarsi in questi nostri tempi di profonda crisi nella Chiesa cattolica. La lettera aperta di mons. Celada smascherava (e smaschera) lo spirito che animava (e anima) i sabotatori della Messa cattolica. 
La lettera è preceduta da un suo articolo pubblicato il 20 febbraio 1969 sul quotidiano Il Tempo. Questo e altri scritti provocarono l’avversione della Curia, la quale tolse ogni incarico al sacerdote-scrittore (insegnava musica e storia del gregoriano all'Università lateranense), riducendolo alla più nera indigenza. Dopo poco più dì un anno, si ammalò e morì giovane tra il compianto di tutti quelli che lo avevano conosciuto. Ecco dunque le sue acute e vibranti parole... 

Indice degli interventi sulla Traditionis custodes

La Bellezza perenne ci consola e ci sostiene
Il Motu proprio Traditionis custodes può essere considerato un atto più grave dell’esortazione Amoris laetitia. Non soltanto, ha delle applicazioni canoniche di cui l’esortazione post-sinodale è priva, ma mentre la Amoris laetitia, sembra concedere l’accesso all’Eucarestia a chi non ne ha diritto, Traditionis custodes priva del bene spirituale della Messa apostolica coloro che a questo bene irrinunciabile hanno diritto e di cui hanno bisogno per perseverare nella fede, così come ne ha bisogno il mondo per le ricadute spirituali che ne derivano. Benedetto XVI aveva dichiarato che il Rito Antiquior numquam abrogatum insieme al pieno diritto ogni sacerdote di celebrarlo in qualsiasi parte del mondo. Traditionis custodes fa di quel diritto un privilegio, e dunque passibile di revoca. Ma è un atto arbitrario perché la liceità della Messa tradizionale non scaturisce da un privilegio, ma dal riconoscimento di un diritto soggettivo del singolo fedele, laico, chierico o religioso che sia. Di fatto quella di Benedetto XVI non è una concessione, ma il riconoscimento del diritto di usare il Messale del 1962, «mai abrogato», col quale rendere a Dio il culto pubblico autentico che gli è dovuto e di trarne i benefici spirituali.

Indice degli interventi su Traditionis custodes
Alcuni prodromi

Traditionis custodes. La sindrome dell'anatra zoppa

Riprendo da Duc in altum l'articolo di Wanderer. Qui Indice degli interventi su Traditionis custodes.

Traditionis custodes. La sindrome dell'anatra zoppa

In ambito politico c’è un’espressione che si sente spesso e che i governanti temono molto: anatra zoppa. Si riferisce a un’anatra che non è in grado di stare al passo con lo stormo, e quindi diventa facile bersaglio per i predatori. Il soprannome viene assegnato al sovrano che, a causa di varie circostanze, soprattutto perché si avvicina alla fine del mandato, ha perso il potere. E il modo più sicuro per identificare un’anatra zoppa è osservare la reazione dei suoi amici: è segno indiscutibile che il povero palmipede stia percorrendo i suoi ultimi passi quando lo lasciano solo, quando lo stormo lo abbandona.

Sembra che questo sia ciò che sta accadendo con papa Francesco: la sua zoppia non è solo un effetto della sciatica, è anche il risultato della perdita di potere dovuta alla gestione catastrofica del suo pontificato e dei segni abbastanza evidenti che la sua fine è vicina. Il fatto che nientemeno Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, abbia pubblicato un libro intitolato La Chiesa brucia, è molto sintomatico. Si ha l’impressione che la peronizzazione provocata da un Papa peronista abbia anche i suoi lati oscuri. Si dice infatti: i peronisti vanno insieme ai compagni fino alla porta del cimitero, ma loro non entrano. Ed è proprio quello che sta accadendo.