sabato 30 aprile 2022

Smaschera la fake news delle "fosse comuni" a Mariupol. "Controcorrente" travisa il suo servizio (la denuncia)

Indice dei precedenti sulla guerra in Ucraina
"Dicono che più grossa è la bugia, più la gente ci crederà". Così il giornalista di RT aveva smentito la fake news diffusa ad arte dai medio filo Nato che puntano alla terza guerra mondiale della "fossa comune di 9 mila morti" a Mariupol.
Bastava andare sul posto, fare il proprio lavoro e documentare.
La stessa cosa ha fatto un reporter italiano, Maurizio Vezzosi, che sta documentando da settimane la situazione nel Donbass sul campo.
E' andato sul campo, Stary Krim e Mangush, e ha fornito materiale inedito, di prima mano, uno scoop che smentiva la propaganda bellica. Ma quello che è successo dopo ha dell'incredibile: invece di riportare la versione del servizio, sfruttare lo scoop, la trasmissione "Controcorrente" di Rete 4 decide di travisare completamente il senso per assecondare chi ha deciso che bisogna andare allo scontro mortale con la Russia.
Lo denuncia lui stesso sui suoi social in un lungo post che vi proponiamo per intero con una sola raccomandazione: se ancora non avete capito di come e per chi operano i media filo Nato, ormai davvero il tempo (per il nostro paese) è davvero finito per farlo.

Sante Messe in rito antico in San Luca a Pavia per il mese di maggio 2022

Carissimi,
inizia il mese di maggio, particolarmente dedicato alla venerazione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio: la vogliamo invocare specialmente come “aiuto dei cristiani” e “regina della pace”. 

Qui di seguito le consuete indicazioni per la celebrazione.
  • 1° maggio: San Giuseppe artigiano, sposo della Beata Vergine Maria (comm. II domenica dopo Pasqua) Proprio della Messa (def. Erminia e famiglia)
  • 8 maggio: III domenica dopo Pasqua Proprio della Messa (def. Mercedes Baioni)
  • 15 maggio: IV domenica dopo Pasqua Proprio della Messa (per ringraziamento)
  • 22 maggio: V domenica dopo Pasqua Proprio della Messa (def. Giuseppe e Giuseppina)
  • 29 maggio: Ascensione del Signore (dal giovedì precedente) Proprio della Messa (def. Rosetta e Famiglia)
A tutti un cordiale saluto nel Signore!
don Fabio Besostri

venerdì 29 aprile 2022

La guerra «sistemica» in Ucraina. Intervista a Gianfranco Battisti

Intervista al prof. Gianfranco Battisti sulla guerra in Ucraina. proposta dall'Osservatorio Card. Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, che riprendiamo volentieri.

La guerra «sistemica» in Ucraina.
Intervista a Gianfranco Battisti

di Stefano Fontana

STEFANO FONTANA. La guerra in Ucraina viene letta secondo vari registri, compreso quello culturale e teologico. Con lei, professore, vorremmo invece attenerci strettamente ad un discorso geopolitico. Vedo il pericolo che altri approcci finiscano per gettare fumo su questo tipo di analisi e perfino accennarne viene considerato inopportuno. La prima domanda che le faccio, da questo punto di vista, è la seguente: i Paesi che contrastano la Russia [non li chiamo occidentali perché anche la Russia fa parte dell’Occidente per storia e cultura come abbiamo segnalato in una nostra Nota [vedi]) sembrano considerare indegno anche solo prendere in considerazione le ragioni geo-politiche della Russia. Mi chiedo: come si può intavolare negoziati di pace se non si esaminano le ragioni – qualsiasi esse siano – del Paese con cui si intende trattare?
GIANFRANCO BATTISTI. Premesso che la geopolitica non è una branca dell'etica né un esercizio di giornalismo, bensì analisi approfondita e cruda della realtà, direi che l'interrogativo che mi viene posto ha in sé implicitamente la sua risposta. In tutto l'Occidente le autorità - ed i media al 95 per cento - assumono come dato di fatto che la Russia sia dalla parte del torto, a prescindere. Il che non può essere vero, dato che il bene e il male non si possono dividere con un confine politico. Ne consegue che, al di là dei discorsi di facciata, non c'è alcuna intenzione di negoziare. Va anche detto che questo è un conflitto che spiazza quasi tutti i governi, rendendoli incapaci di reagire in modo razionale. Di fatto, lo scontro non è tanto tra Russia e Ucraina: siamo di fronte alla fase finale del confronto Est-Ovest che ci eravamo illusi si fosse concluso nel 1990.

Gerhard Müller, Lectio Magistralis sulla Pace e la Guerra ad Anagni.

Un recente testo sulla "cultura della pace" del  prefetto emerito della dottrina della fede, da registrare ma non senza le dovute precisazioni su alcune derive conciliariste, per le quali vi rimando alla nota 2) in calce, che riguarda un rilievo più immediatamente necessario. Noto con rammarico che altri divulgatori non ci fanno neppure caso... e invece un certo conservatorismo non è meno dannoso del modernismo perché risultano meno evidenti le dissonanze rispetto all'insegnamento costante della Chiesa. Ci sarà spazio anche per altre possibili osservazioni.

Lectio magistralis del cardinale Gerhard Ludwig Müller in occasione della consegna del Premio Internazionale “Bonifacio VIII per una cultura della pace”
pubblicata da Kath.net

Al di là del complesso contesto storico, l’oltraggio di Anagni, subìto da Bonifacio VIII il 7 settembre 1303, riveste un significato simbolico. In linea di principio, si tratta della relazione tra autorità spirituale e potere secolare o, come diremmo oggi, della relazione tra religione e politica. Più concretamente, qui abbiamo a che fare con la tensione tra la coscienza, luogo in cui siamo responsabili davanti a Dio, e il potere politico, che è orientato verso interessi temporali. A seconda del punto di vista ideologico, lo “schiaffo” che Sciarra Colonna avrebbe dato al Papa, viene rimpianto come il momento in cui termina il potere medievale del Papa, oppure applaudito come l’ascesa dello Stato laico, che dichiara la sua autonomia anche sulla legge morale naturale e persino sulla libertà religiosa. Questa forma di sovranità, che con Niccolò Machiavelli dichiarò la ragion di Stato autorità ultima, si percepisce sia nel modo in cui l’assolutismo monarchico si rapportò con i suoi sudditi, che nel burocratismo spietato imposto ai cittadini delle cosiddette democrazie popolari.

giovedì 28 aprile 2022

Critica della ragione cinica. La giustificazione moralistica della guerra diverge dal sottostante realistico

Di seguito un'analisi condivisibile dello scenario geopolitico. Peccato che in Italia non esista alcun dibattito serio sulla politica estera. C'è  chi si pone la legittima domanda di quali fossero stati i reali benefici conseguiti dal nostro paese dopo anni di contingenti militari, con tanto di morti e feriti, in Iraq e in Afghanistan... Molte domande sorgono dalla congerie attuale. Il silenzio su tutta linea, senza risposta, è inversamente proporzionale alla propaganda martellante e guerrafondaia in crescendo a regia atlantista e nostro malgrado.

Visto il diluvio di parole e la mancanza di analisi a grana fine sulla guerra, che qui circoscriviamo a puro fatto militare, mi sono preso la briga di capire meglio e condivido il tentativo.

Metodo: ho preso la due cartine dall’Institute of Study of War, think tank americano finanziato dai principali poli produttivi del complesso militare-industriale americano. Non sono dissimili da quelle di altri enti (tutti anglosassoni) e vanno trattate all’ingrosso. La prima è quella al 14 marzo, la seconda è quella del 25 aprile. Su quella più recente ho incollato il profilo dei territori del sud-est scontornato da quella del 14 marzo. Con il tratteggiato nero ho evidenziato i territori che gli ucraini avrebbero, più o meno, perso in circa l’ultimo mese e mezzo. Ne hanno anche guadagnati, a nord dove i russi si sono ritirati dal dopo dell’incontro-trattativa in Turchia che pure aveva acceso qualche speranza di pace. Molto all’incirca, si potrebbe dire che gli ucraini hanno riavuto territori dai russi per una estensione più o meno pari a quelli che hanno perso a sud-est. In particolare:

Elon Musk può esserci d'aiuto?

Dalle notizie di cronaca, registriamo un possibile cambiamento sulla libertà di comunicazione nei social, nella nostra traduzione di un articolo di Eric Sammons, pubblicato su Crisis Magazine. L'argomento è da inserire tra gli articoli sulla realtà distopica [qui].

Elon Musk sta cercando di prendere il controllo di Twitter (acquisito il 25 aprile scorso -ndT), suscitando l'attenzione generale. La sua fede nella libertà di parola libererà il gigante dei social media dalla sua schiavitù all’ideologia woke [1]? Sarà in grado di cambiare lo stile censorio di Twitter?

Mentre i cattolici potrebbero essere rincuorati da tali notizie, è difficile non essere sospettosi di Musk. Le élite ricche del mondo di solito non sono amiche della fede – basta pensare a Bill Gates, Warren Buffet e Klaus Schwab e ai loro sforzi anti-cattolici per rifare il mondo a loro immagine secolarista. Ma Musk potrebbe essere diverso? Potrebbe forse essere come il re babilonese Ciro, un pagano che aiuta il popolo eletto da Dio a tornare alla Terra Promessa?

La guerra empia di papa Francesco contro le monache carmelitane tradizionaliste

Nella nostra traduzione un recente articolo di Thom Nickels sulla persecuzione di cui sono attualmente oggetto gli ordini contemplativi nel contesto della sua esperienza negli USA.  Sui cambiamenti nella vita claustrale in genere [precedenti: quiqui - qui - qui] e con riferimento alla Traditionis custodes [qui]. Un recente intervento di mons. Viganò [qui].

Dieci anni fa ho partecipato a una messa commemorativa per una mia amica che gestiva una casa operaia cattolica a Filadelfia. Karen era coinvolta nel movimento delle donne sacerdote cattoliche. Le sue opinioni progressiste includevano il sostegno a liturgie "aperte" (celebrate presso la Catholic Worker house) che consentivano di officiare a celebranti diversi dai sacerdoti. Era una cattolica radicale e femminista, così come la maggior parte delle persone intervenute al suo servizio funebre.

La cosa mi è apparsa evidente al pranzo successivo alla funzione, quando mi sono seduto accanto a una donna sulla cinquantina ben curata con gonna scozzese e maglione che si è presentata come una Suora di San Giuseppe. Le Suore di San Giuseppe sono state tra i primi ordini di monache cattoliche ad abbandonare il loro abito religioso dopo il Vaticano II.

Indice articoli sulla guerra in Ucraina

Indice articoli sulla guerra in Ucraina
da integrare con 
Indice articoli su transumanesimo e realtà distopica [qui]
Indice articoli su Covid, vaccini e dittatura sanitaria [qui]
Indice articoli sulla Chiesa in tempo di pandemia [qui]

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mercoledì 27 aprile 2022

Stato di eccezione e guerra civile

Il più recente scritto di Agamben. Da inserire tra gli articoli su realtà distopica e transumanesimo [qui]. Con la crisi ucraina il nesso costitutivo tra stasis e politica appare sempre più compromesso.
L’Anticristo seduto sul Leviatano,
Lamberto di Saint-Omer, Liber Floridus, 1120 ca.
Parigi, Bibliothèque Nationale de France
In un libro pubblicato qualche anno fa, Stasis. La guerra civile come paradigma politico, ho cercato di mostrare che nella Grecia classica la possibilità – sottolineo il termine “possibilità” – della guerra civile funzionava come una soglia di politicizzazione fra l’oikos e la polis, senza la quale la vita politica sarebbe stata inconcepibile. Senza la stasis, il levarsi in piedi dei cittadini nella forma estrema del dissenso, la polis non è più tale. Questo nesso costitutivo fra stasis e politica era così inaggirabile che anche nel pensatore che sembrava aver fondato la sua concezione della politica sull’esclusione della guerra civile, cioè Hobbes, questa resta invece fino all’ultimo virtualmente possibile.
L’ipotesi che vorrei proporre è allora che se siamo giunti alla situazione di assoluta depoliticizzazione in cui ora ci troviamo, ciò è appunto perché la stessa possibilità della stasis è stata negli ultimi decenni progressivamente e integralmente esclusa dalla riflessione politica, anche attraverso la sua surrettizia identificazione col terrorismo. Una società in cui la possibilità della guerra civile, cioè della forma estrema del dissenso, è esclusa è una società che non può che scivolare nel totalitarismo. Chiamo totalitario un pensiero che non contempla la possibilità di confrontarsi con la forma estrema del dissenso, un pensiero, cioè, che ammette solo la possibilità del consenso. E non è un caso che è proprio attraverso la costituzione del consenso come unico criterio della politica che le democrazie, come la storia insegna, sono cadute nel totalitarismo.

Come spesso avviene, ciò che si è rimosso dalla coscienza riemerge in forme patologiche e quello che sta oggi accadendo intorno a noi è che l’oblio e la disattenzione nei confronti della stasis vanno di pari passo, come Roman Schnur aveva osservato in uno dei pochi studi seri sulla questione, col progredire di una sorta di guerra civile mondiale. Non si tratta soltanto del fatto, pure da non trascurare, che le guerre, come giuristi e politologi avevano già notato da tempo, non sono più formalmente dichiarate e, trasformate in operazioni di polizia, acquisiscono i caratteri che si era soliti assegnare alle guerre civili. Decisivo oggi è che la guerra civile, facendo sistema con lo stato di eccezione, si trasforma come questo in uno strumento di governo.
Se si analizzano i decreti e i dispositivi messi in atto dai governi negli ultimi due anni appare con chiarezza che essi sono rivolti a dividere gli uomini in due gruppi contrapposti, fra i quali si stabilisce una sorta di ineliminabile conflitto. Contagiati e sani, vaccinati e non vaccinati, muniti di greenpass e privi di greenpass, integrati nella vita sociale o esclusi da essa: in ogni caso, l’unità fra i cittadini, come succede in una guerra civile, è venuta meno. Quel che è avvenuto sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgessimo è, cioè, che le due forme-limite del diritto e della politica sono state utilizzate senza scrupoli come forme normali di governo. E mentre nella Grecia classica, la stasis, in quanto segnava un’interruzione della vita politica, non poteva per nessun ragione essere occultata e trasformata in norma, essa diventa oggi, come lo stato di eccezione, il paradigma per eccellenza del governo degli uomini.
Giorgio Agamben, 9-04-2022 
(intervento commissione DUPRE) - Fonte

E Roma tace... la confusione aumenta

Dall’inizio della Quaresima circola tra i cardinali un memorandum anonimo [qui], in vista dell’elezione del prossimo papa… C’è scritto: “Una volta si diceva: Roma locuta, causa finita est, Roma ha parlato, la causa è finita. Oggi si dice: Roma loquitur, confusio augetur, Roma parla, la confusione aumenta.”

In realtà, bisognerebbe dire piuttosto: “Roma tace, la confusione è generale.”

Così, il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e relatore generale del prossimo sinodo sulla sinodalità, ha dichiarato il 2 febbraio all’agenzia tedesca Katholische Nachrichten-Agentur che l’attuale insegnamento della Chiesa sull’omosessualità era “errato” e che il “fondamento sociologico-scientifico” di questo insegnamento che lo condannava non era più corretto. E Roma tace.

martedì 26 aprile 2022

Le dimissioni di Maradiaga. Una lettera di Martha Alegrìa Reichmann.

Martha Alegrìa Reichmann, l’autrice di Sacred Betrayals, vedova dell’ambasciatore dell’Honduras presso la Santa Sede, ha inviato a Stilum Curiae la lettera pubblicata di seguito, che prende spunto dall’annuncio delle prossime dimissioni del card. Oscar Maradiaga, per svelare molti retroscena, alcuni già noti. altri no. La figura del cardinale risultava già inquietante per diversi motivi che potete trovare in questi precedenti: qui - qui - qui - qui - qui.

Le dimissioni di Maradiaga.
Una lettera di Martha Alegrìa Reichmann


Alcuni giorni fa, durante la Settimana Santa, nel corso della celebrazione della Messa Crismale in Honduras, il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga ha annunciato il suo ritiro.
Da quel momento, gli honduregni hanno dato il via a un’esplosione di commenti contro questo cardinale ampiamente ripudiato dal popolo. La rete è piena di articoli, video, interviste, caricature. Riguardano il presente, ma anche il passato. Sta così venendo allo scoperto tutta la malvagità di questo cardinale, tenuta nascosta fin dai primi anni Ottanta.
Il cardinale Maradiaga ha annunciato il suo ritiro nel preciso momento in cui l’ex presidente, Juan Orlando Hernández, viene estradato negli Stati Uniti per essere processato per traffico di droga e altri crimini commessi durante una dittatura segnata dalla più assoluta corruzione e piena di oltraggi contro i cittadini.
Rodríguez Maradiaga è stato visibilmente colluso con quel regime che ha trasformato l’Honduras in uno “Stato narco”. Come presidente della Conferenza episcopale, egli firmò una lettera a sostegno del colpo di stato del 2009. Poi a Roma negò il suo sostegno, forse perché il regime venne ripudiato dalla comunità internazionale e Rodríguez aveva aspirazioni al papato.

Si deve portare rispetto per la Tradizione

Padre Paisios del Monte Athos era solito dire: «Oggi la situazione delle Chiese è molto grave. Non lo capiscono ma è così. Ci aspettano molte prove. Viviamo in tempi di Apocalisse, siamo come ai tempi di Noè; lo prendevano in giro. Oggi nessuno ci crede, ma siamo al colmo. I pii avranno grandi prove, ma il tempo sarà breve». Di seguito ho ripreso un suo testo sulla Tradizione, interessante perché vi troviamo anche la stigmatizzazione del falso ecumenismo [qui], che evidentemente sta contaminando anche l'Oriente. Il fatto che egli parli dal versante ortodosso nulla toglie alla verità riconoscibile nei suoi pensieri. Tra l'altro ricordiamo che gli insegnamenti (citati con venerazione) dei grandi Padri Greci, che nutrono la Tradizione insieme a quelli latini, precedono lo scisma d'Oriente,

Si deve portare rispetto per la Tradizione

«Molti santi Martiri, quando non conoscevano il dogma, dicevano: «Credo a tutto quello che i Santi Padri hanno decretato». Se qualcuno affermava questo, veniva martirizzato. Costui non sapeva portare delle prove ai persecutori della sua fede né sapeva convincerli, ma aveva fiducia nei Santi Padri. Pensava: «Come posso non avere fiducia nei Santi Padri? Loro che sono stati più esperti, più virtuosi e santi! Come posso accettare una stupidità? Come posso tollerare qualcuno che insulta i Santi Padri?». Dobbiamo avere fiducia nella tradizione. Oggi, purtroppo, da noi è entrata la gentilezza europea e ci stanno insegnando come si fa ad essere bravi. Vogliono mostrarci la superiorità e, alla fine, vanno a prostrarsi al diavolo cornuto. Ci dicono: «Ci dev’essere una religione!» ma pongono tutto sullo stesso piano. Anche da me sono venuti alcuni che mi hanno detto: «Tutti quelli che credono in Cristo devono fare una sola confessione religiosa». Ho loro risposto: «È come se ora mi diceste di unire l’oro con il rame; unire un oro di molti carati con tutto quello da cui è stato separato, raccogliere nuovamente tutto e riunirlo. È giusto mescolare tutto di nuovo? Chiedete a un orefice: ‘È giusto mischiare la zavorra con l’oro?’. C’è stata una grande lotta, per purificare a fondo il dogma». I Santi Padri sapevano qualcosa di più per proibire i rapporti con l’eretico. Oggi dicono: «Non solo bisogna stare con l’eretico ma pure con il Buddista e l’adoratore del fuoco. Dobbiamo pregare insieme a loro. Gli ortodossi devono essere presenti alle loro preghiere comuni e ai loro convegni. Si tratta di una presenza».

lunedì 25 aprile 2022

25 aprile San Marco Evangelista - La Litania Maggiore

Il formulario delle così dette Rogazioni, prima dell'ultima riforma liturgica era contenuto nei Rituali e, per quanto riguarda i canti relativi ala celebrazione, nel Liber Usualis dove il rimando era sempre alla pagina "In Litaniis majoribus et minoribus" e alla "Missa de Rogationibus". L'ultima riforma liturgica ha pubblicato il Rituale in volumi separati e nel De Benedictionibus (la cui editio typica del 1984, approvata da Giovanni Paolo II e giunta nel 2013 alla sua terza ristampa) non c'è traccia delle Rogazioni.

25 Aprile - San Marco, Evangelista

Il Leone evangelico, che vigila avanti al trono di Dio, insieme all'Uomo, al Bue, e all'Aquila, viene oggi festeggiato dalla santa Chiesa. È il giorno che vide Marco salire dalla terra al cielo, con la fronte cinta dalla duplice aureola dell'Evangelista e del Martire.

L'evangelista.
Come i quattro profeti maggiori - Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele - riassumono in sé il ministero profetico in Israele, così Dio voleva che la nuova alleanza riposasse su quattro testi degni di venerazione, destinati a rivelare al mondo la vita e la dottrina del suo Figliolo incarnato. Marco è discepolo di Pietro. Il suo Vangelo è stato scritto a Roma, sotto l'ispirazione del Principe degli Apostoli. Quello di Matteo era già in uso nella Chiesa; ma i fedeli di Roma desideravano che vi fosse aggiunta la narrazione personale dell'Apostolo. Pietro non intese scriverlo di proprio pugno, ma ordinò al suo discepolo di prendere la penna; e lo Spirito Santo condusse la mano del nuovo Evangelista. Marco si attiene alla narrazione di Matteo; l'abbrevia e, nello stesso tempo, la completa. Una parola, un cenno che ne sviluppi i fatti, attestano, ad ogni pagina, che Pietro, testimone e uditore di tutto, ispirò il lavoro del discepolo. Ma il nuovo Evangelista passerà sotto silenzio, o cercherà di attenuare la colpa del suo Maestro? Ben lungi da ciò, il Vangelo di Marco sarà più duro di quelle di Matteo nel raccontare il rinnegamento dì Pietro. Vi si sente che le amare lacrime, provocate dallo sguardo di Gesù nella casa di Caifa, non avevano cessato di sgorgare. Quando il lavoro di Marco fu compiuto, Pietro lo riconobbe giusto e l'approvò, le Chiese accolsero con gioia questa seconda narrazione dei misteri svoltisi per la salvezza del mondo ed il nome di Marco divenne celebre per tutta la terra [1].

Centinaia di "guerrieri di Maria" irrompono nel 'Rosario des Hombres' per «riconquistare la Spagna»

L'essenza della Spagna è cattolica e il Paese intende svegliarsi dal suo letargo, perché i cattolici tiepidi scompaiano e lascino il posto a coloro che danno pubblica testimonianza della loro fede e portano con la loro vita il buon odore di Cristo nell'intera società.

Centinaia di "guerrieri di Maria" irrompono nel Rosario di Uomini per "riconquistare la Spagna", come già avviene in Polonia e in Irlanda.
Nel pomeriggio di questo sabato 23 aprile, centinaia di uomini hanno gremito la Plaza de la Villa a (Madrid) per inaugurare in Spagna un'iniziativa che sta prendendo sempre più piede in tutta Europa: il Rosario di Uomini. Tra gli oltre 250 uomini che hanno partecipato all'evento, c'era anche una delegazione di polacchi residenti in Spagna -paese pioniere nell'iniziativa-, tutti riuniti con un obiettivo: "Rimanere saldi nella fede, lottare spiritualmente per riconquistare Madrid, la Spagna e il mondo e metterlo al servizio del Sacro Cuore di Gesù ”.

Pochi minuti dopo le 19:00, l'altoparlante degli organizzatori del primo Rosario di Uomini pubblico a Madrid ha richiamato l'attenzione di centinaia di partecipanti per iniziare l'atto allo stesso modo dei loro omonimi europei, schierati.

Idris Moses, musulmano diventato cristiano… e prete

Il percorso di Idris Moses Gwanube, prete nigeriano, è fuori dal comune. Ordinato prete in Nigeria il 25 febbraio 2022, ha dovuto superare numerose prove per seguire la propria vocazione.
Idrid Moses Gwanube è nato in una famiglia musulmana a Mararraba, nello stato del Taraba, nel nord-est della Nigeria, una regione che da parecchi anni è teatro di attacchi contro i cristiani, principalmente perpetrati da gruppi islamisti come quelli di Boko Haram.
Fu quando aveva 14 anni, nel dicembre 2004, mentre vendeva del pane all’esterno di una parrocchia cattolica, che cominciò la sua conversione (lo ha raccontato ad ACI Afrique):
Ero contento – ha raccontato – perché la chiesa era lontana da casa e i miei genitori non hanno saputo che mi impegnavo in questo cammino di fede se non dopo che ero diventato catecumeno.
La sua conversione è stata particolarmente difficile da accettare, per suo padre, perché si trattava del suo unico figlio:

domenica 24 aprile 2022

La vita contemplativa. Come l'aquila: sguardo senza confini

Condivido con gratitudine questo scritto del nostro Tralcio.
Ciao a tutti.
Ancora chiuso in attesa di terminare la quarantena  mi diverto un po' a scrivere e vi coinvolgo sperando che interessi a qualcuno. Altrimenti chiedo scusa e di portare pazienza. 
L’umanità è un po' allo sbando e cerca soluzioni da sé: dall’alto (confidando nei grandi della terra) o dal basso (chiamando a raccolta il popolo), però stando dentro la creaturalità, la quale purtroppo è sotto l’influsso di uno che fa di tutto per stare nell'ombra e gode se si pensa che non c'è. Viceversa fa chi lo considera interlocutore alla pari, come trapelerebbe da sospette simpatie nemmeno tanto velate.
Mi è capitato di riflettere sulla contemplazione: si tratta di un’attività peculiare della natura angelica, che così sperimenta e gode la visione beatifica dell’essenza di Dio. La creatura angelica possiede una natura solo spirituale. 
L’uomo invece è una creatura dotata anche di una natura spirituale.
La contemplazione in questa vita è permessa dalla possibilità che ha l’uomo di abitare la propria vita spirituale, essendo noto che l’uomo può avere materialmente un’esistenza terrena pur essendo spiritualmente morto. L’umanità attuale, che sconta le pesanti conseguenze del peccato originale, è soggetta nel mondo a un principato spirituale ribelle a Dio che può avere potere sulle anime. 

Dominica "in Albis" (vestibus) - Quasimodo geniti infantes

Continuiamo ad attingere ai tesori della nostra fede. 
Ricordiamo che per il Sacramentario gelasiano l'Ottava di Pasqua terminava con il sabato. Al tempo di san Gregorio Magno si trasferì la sua conclusione alla domenica: Dominica post albas sul Sacramentario gregoriano. La denominazione Dominica in albis è posteriore.
Riprendiamo le prime parole dell'Introito della Messa del giorno "Quasi modo geniti infantes". (vedi come si comporta il gregoriano con questo testo). Ogni Domenica è Pasqua, ma quella in Albis, Ottava (Octava Dies) di Pasqua, ci ricorda la gioia e la grandiosità dell'unica e solenne Domenica che ha portato e porta tutto il mondo cristiano alla Risurrezione di Cristo Signore. Parole rivolte ai neofiti che avevano appena ricevuto la Fede per esortarli a continuare a nutrirla. Essi (e vale per tutti noi), una volta finiti i festeggiamenti del loro ingresso pasquale nella Chiesa, depositavano le vesti bianche ([in] albis vestibus) "esterne" ricevute la Domenica di Pasqua col Santo Battesimo, iniziando la feriale (ma sempre gioiosa) vita cristiana nella quale bisogna continuare a portare le vesti bianche "interne".

Ogni domenica è una Pasqua
Abbiamo visto, ieri, i neofiti chiudere la loro Ottava della Risurrezione. Erano stati immessi prima di noi alla partecipazione del mirabile mistero di Dio Risorto e, prima di noi, dovevano giungere al termine delle loro solennità. Questo giorno è dunque l’ottavo per noi che abbiamo celebrato di Domenica la Pasqua, senza anticiparla al Sabato sera. Ci si ricorda la gioia e la grandiosità dell’unica e solenne Domenica che ha associato tutto il mondo cristiano in un medesimo sentimento di trionfo. È il giorno della nuova luce che cancella l’antico Sabato: d’ora in avanti, sarà sacro il primo dì della settimana. È sufficiente che per ben due volte il Figlio di Dio l’abbia marcato col suggello della sua potenza. La Pasqua è, dunque, per sempre fissata di Domenica; e, come è stato già spiegato più sopra, nella “mistica del Tempo Pasquale”, ogni Domenica è, d’ora in poi, una Pasqua.

sabato 23 aprile 2022

Meditazioni del Cardinale Schuster per la Settimana in Albis

Ci rinfranchiamo con i tesori della nostra fede. Dal volume del Liber Sacramentorum del Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster dedicato al ciclo pasquale traiamo dei pensieri su cui meditare in questa settimana in Albis e ottava di Pasqua.

«Surrexit Dominus et apparuit Simoni: ecco il primo simbolo di fede che ripete la Chiesa nella sera stessa del giorno di Pasqua. Anche adesso Pietro solo ha la divina missione di trasmetterci in modo infallibile il deposito delle verità rivelate; e la comunità cattolica, come già gli Apostoli, presta piena adesione alla fede di Pietro».

«Siccome la resurrezione di Gesù Cristo è il dogma centrale della missione Messianica, cosi la divina Sapienza, a precludere ogni via all’incredulità della sinagoga, ha voluto che il miracolo risultasse in una maniera inoppugnabile. Testimoni non sono soltanto poche donne, che in uno stato d’esaltazione dànno un valore oggettivo e reale a un pio sogno derivato dal loro affetto per Gesù, ma oltre cinquecento persone, tra le quali molte, come gli Apostoli, poco disposte a credere. Parlano con Gesù, vedono sulle sue membra le cicatrici dei chiodi, e ancora non si arrendono. Finalmente l’evidenza del fatto s’impone a tutte le loro prevenzioni e riluttanze, ed essi il giorno della Pentecoste si presenteranno al mondo colla missione speciale di rendere testimonianza della resurrezione di Gesù Cristo. Ecco ancora una volta come la sapienza di Dio coordina gli stessi difetti delle creature allo svolgimento dei suoi piani per la salvezza del mondo».

Fino a quando?

Sine glossa, se non che - addirittura ricamato sulla casula -il gigante di Atacama fa il paio, inquietante, con pachamama [qui]. E continuiamo a chiederci come mai il mondo sembra impazzito... Qui uno degli indici.

Il Gigante di Atacama è un grande geoglifo antropomorfo che si trova in Cile nel deserto di Atacama e rappresenta la figura di un guerriero stilizzato lunga circa 119 metri. È posizionato sulla parete nord-est del colle Unita, a circa 15 km dal paesino di Huara, situato nella Provincia del Tamarugal della Regione di Tarapacá. Nei dintorni sono presenti altri geoglifi.
La raffigurazione è probabilmente il risultato dell'opera di varie culture precolombiane che si sono succedute nella zona tra l'800 e il 1500, in particolare le culture Tiahuanaco e Inca. Queste rappresentazioni, di cui si sono scoperti negli ultimi tre decenni oltre 5000 geoglifi nel deserto di Atacama, avevano in generale funzioni rituali.
Il Gigante di Atacama è la più grande raffigurazione antropomorfa precolombiana finora conosciuta. L'interpretazione è ancora oggetto di dibattito; da alcuni studiosi viene ritenuta la rappresentazione di una divinità precolombiana locale.

Bergoglio ricorda «energicamente» ai vescovi francesi che è suo il decreto che esime la FSSP da Traditiones custodes

Nella nostra traduzione da InfoCatólica: Il Papa ricorda "con forza" ai vescovi francesi che è suo il decreto che esenta la FSSP dalla Traditiones custodes [precedenti qui - qui]. Papa Francesco ha ricevuto il presidente e il resto dei componenti la Conferenza episcopale francese per discutere di diverse questioni che toccano la Chiesa in Francia. Nell'occasione ha voluto “fortemente” ricordare ai presuli francesi che è stata sua la decisione di esentare la Fraternità Sacerdotale San Pietro dal motu proprio Traditiones custodes. Qui l'indice degli articoli sulla controversa situazione.

"Ha insistito molto sul secondo comma del Decreto", affermano o presuli
Poche settimane dopo l'Assemblea plenaria di primavera a Lourdes, il presidente della Conferenza episcopale francese, monsignor de Moulins-Beaufort, è stato ricevuto a Roma da papa Francesco. È una visita di routine per fare il punto su questioni importanti per la Chiesa francese. L'Arcivescovo di Reims era accompagnato da altri rappresentanti dell'episcopato, Mons. Dominique Blanchet, Vescovo di Créteil, Mons. Olivier Leborgne, Vescovo di Arras, e Padre Hugues de Woillemont, Segretario Generale del CEF.

Insieme hanno affrontato il rapporto CIASE (sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia -ndT], ma anche lo spinoso Motu proprio Traditionis Custodes. Ci sono ancora molte zone grigie attorno al Motu Proprio, dopo che il decreto applicativo pubblicato a dicembre dalla Congregazione per il Culto Divino ha interpretato il testo in modo molto restrittivo [qui - qui - qui], e poi un nuovo decreto del Papa che esonera la Fraternità San Pietro dalle restrizioni l'11 febbraio [qui].

Regole precise per la Fraternità San Pietro
Il Papa ha ricordato “energicamente” la paternità del decreto che esonera i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) dalle disposizioni del Motu Proprio. Lo scorso febbraio il Pontefice ha ricevuto due responsabili della stessa fraternità e ha spiegato loro che il suo Motu proprio del luglio 2021 non la riguardava.

“Ha molto insistito sul secondo comma”, hanno detto i vescovi . Questo spiega perché i membri della Fraternità San Pietro possono celebrare la Messa e i sacramenti solo secondo il Messale del 1962 nelle proprie chiese e oratori.

Obbligo di concelebrare la Messa Crismale
Il Papa non ha parlato ai vescovi francesi di una possibile estensione del decreto ad altri istituti. Ricordando l'autorità del vescovo nel valutare le situazioni, papa Francesco ha anche insistito sul fatto che tutti i sacerdoti devono accettare di concelebrare, "almeno per la Messa crismale". Questa messa, che si svolge durante la Settimana Santa, è l'occasione per i sacerdoti di rinnovare le loro promesse sacerdotali attorno al vescovo locale e di manifestare l'unità della Chiesa cattolica.

Durante lo scambio, il Papa e la presidenza della CEF non hanno menzionato l'iniziativa de "La voie Romaine", iniziativa di madri di sacerdoti legati al rito tridentino che attualmente marciano da Parigi a Roma [qui]. Il 4 maggio intendono salutare Papa Francesco al termine della sua catechesi del mercoledì mattina, consegnare le lettere dei fedeli e chiedergli di riconsiderare il suo Motu Proprio.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

Perché la "Cathonomics" non è né cattolica né economicamente valida

Negli Stati Uniti stanno suscitando un vivace dibattito le teorie economiche di un nuovo libro, Cathonomics: How Catholic Tradition Can Create a More Just Economy, in cui l’autore cerca di combinare la visione tradizionale cattolica con quella moderna. Il libro è intrigante, poiché mette in evidenzia il fatto che la Chiesa avrebbe molto da offrire in campo economico. Tuttavia, l’opera fonde forzatamente vecchio e nuovo, religioso ed ecologico, San Tommaso d'Aquino e Papa Francesco. In nome della "tradizione" emerge un ibrido “catto-economico” che è uno spettacolare scontro degli opposti, finendo per non essere né una cosa né l'altra.

Perché la "Cathonomics" non è
né cattolica né economicamente valida

Il titolo del libro Cathonomics: How Catholic Tradition Can Create a More Just Economy è intrigante, poiché mette in evidenzia il fatto che la Chiesa avrebbe molto da offrire in campo economico. L'autore cerca di fondere due campi che generalmente non si mescolano, anche se dovrebbero.
Tuttavia, una cosa è collegare i due soggetti, un'altra è fondere prospettive contrastanti. Così il libro attira alla lettura con il suo drammatico titolo, ma poi vi si trova una fusione forzata di vecchio e nuovo, religioso ed ecologico, San Tommaso d'Aquino e Papa Francesco. In nome della "tradizione" emerge un ibrido “catto-economico” che è uno spettacolare scontro degli opposti, finendo per non essere né una cosa né l'altra.
L'autore, il dottor Anthony Annett, sembra divertirsi con paradossi che sconvolgono le sensibilità tradizionali. Leggendo il suo lavoro scattano ovunque bandiere rosse (ed eco-verdi). Di origine irlandese, si vanta di aver lavorato per vent'anni al Fondo Monetario Internazionale. L'economista liberal Jeffrey Sachs, noto per il suo sostegno all'aborto e al controllo demografico, ha scritto la prefazione. Una entusiasta Georgetown University Press (università gesuita, ndr) ha pubblicato e promosso il libro (2022) con commenti entusiasti di notabili personaggi liberal.

venerdì 22 aprile 2022

Ascoltate attentamente!!

Qui l'indice degli articoli su realtà distopica e transumanesimo. 

Ascoltate attentamente!!
I mass media italiani non parlano mai di questi temi che nel mondo evoluto sono invece di comune trattazione.
Yuval Hariri è l'ideologo del transumanesimo protetto e preferito da Klaus Schwab, l'istrione miliardario del World Economic Forum.
Avrei molto da dire, ma per ora vi invito solo ad ascoltare qui. Così capirete perché io aderisco al progetto di alleanza antimondialista. (Davide Lovat)

Separare il tabernacolo dall’altare significa separare due cose che devono restare unite attraverso la loro origine e la loro natura

"Separare il tabernacolo dall’altare significa separare due cose che devono restare unite attraverso la loro origine e la loro natura"-
Pio XII, Discorso ai partecipanti al
Congresso Internazionale di Liturgia Pastorale

Sala delle Benedizioni, Sabato 22 settembre 1956

Altare Cappella del Santissimo, San Pietro
Così come abbiamo affermato poco fa: “Il Signore è in un certo qual modo più grande dell’altare e del sacrificio”, possiamo dire chiederci: “Il tabernacolo in cui dimora il Signore Che è disceso presso il Suo popolo è superiore all’altare e al sacrificio”? L’altare è superiore al tabernacolo, perché vi si offre il sacrificio del Signore. Il tabernacolo possiede senza dubbio il “Sacramentum permanens”, ma non è un “altare permanens”, perché il Signore Si offre in sacrificio solo sull’altare durante la celebrazione della Santa Messa, ma non dopo o al di fuori della Messa. Nel tabernacolo, invece, Egli è presente per tutto il tempo che durano le specie consacrate, senza tuttavia offrirSi permanentemente. Con pieno diritto si può operare una distinzione tra l’offerta del sacrificio della Messa e il “cultus latreuticus” offerto all’Uomo-Dio celato nell’Eucarestia. Una decisione della Santa Congregazione dei Riti del 27 luglio 1927 limita al minimo l’esposizione del Santo Sacramento durante la Messa (Acta Ap. Sedis, a. 19, 1927, pag. 289): la ragione di tale prescrizione è agevolmente riferibile alla premura di mantenere abitualmente separati l’atto del sacrificio e il culto della semplice adorazione, affinché i fedeli ne comprendano chiaramente il carattere specifico.

Si allarga la preoccupazione episcopale per ciò che sta accadendo in Germania

Precedenti a partire da qui.
La “Lettera fraterna aperta” dei vescovi cattolici di tutto il mondo all’episcopato tedesco [qui], una critica pubblica al “cammino sinodale” intrapreso dai vescovi tedeschi, è diventata ancora più internazionale negli ultimi giorni, poiché alla lista hanno aggiunto i loro nomi vescovi di due continenti precedentemente non rappresentati e di cinque nuovi Paesi.

Tra i nuovi firmatari dalla pubblicazione della lettera, infatti, ci sono l’arcivescovo Tomash Peta de Maria Santissima ad Astana (Kazakistan), l’arcivescovo emerito Fernando Guimarães dell’Ordinariato militare del Brasile, il vescovo Adair Guimarães di Formosa (Brasile), il vescovo emerito Jaime Fuentes di Minas (Uruguay), e il Vescovo emerito Alberto Montero di Canelones, Uruguay.

giovedì 21 aprile 2022

Le opinioni ignorate del cardinal Sarah sulla Russia e l’Occidente

Nella nostra traduzione un articolo di Jerry D. Salyer, pubblicato da Crisis Magazine in ordine  alle opinioni ignorate del cardinal Sarah sulla Russia e l’Occidente, da lui espresse prim'ancora della crisi attuale. Scrive tra l'altro il card. Sarah: “Giovanni Paolo II era convinto che i due polmoni dell’Europa dovessero interagire. Oggi, l’Europa occidentale usa mezzi straordinari per isolare un grande paese come la Russia mostrando un’arroganza inaudita. Il patrimonio spirituale e culturale della Chiesa ortodossa russa è ineguagliabile. Il risveglio della fede che ha seguito la caduta del comunismo è una speranza immensa.”

Le opinioni ignorate del cardinal Sarah sulla Russia e l’Occidente
Perché l’Occidente vuole annientare ciò che ha costruito? Il vero nemico dell’Occidente è l’Occidente stesso, la sua impermeabilità a Dio e ai valori spirituali, che assomiglia a un processo di autodistruzione letale.  (Cardinal Robert Sarah, Si fa sera e il giorno già volge al declino][qui].)
A questo punto, i contorni del dibattito su Viganò sono abbastanza chiari. Mentre l’arcivescovo Viganò attribuisce la colpa della guerra in Ucraina ad una NATO espansionista e ad un Occidente post-cristiano, i critici di Sua Eccellenza credono che egli non solo stia coprendo le dure realtà del regime di Vladimir Putin, ma anche ignorando i punti chiave della dottrina della guerra giusta. Poiché l’arcivescovo usa spesso un linguaggio apocalittico per descrivere le contorte macchinazioni dei globalisti, sorge la preoccupazione che si stia trasformando in un eccentrico teorico della cospirazione. Piuttosto che aggiungere altro al già considerevole volume di commenti a favore o contro l’Arcivescovo Viganò, mi sembra più interessante notare che in un certo senso egli non è solo. Cioè, non è l’unico uomo di chiesa – o anche il più alto in grado – che, a volte, ha “guardato a Oriente” per rimediare “agli errori dell’Occidente”.

Divieto di ingresso in Vaticano al card Burke perché non possiede il green pass

Il portale americano Church Militant assicura che il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha dato personalmente istruzioni di negare al cardinale americano Raymond Burke l’accesso agli uffici vaticani per mancanza del ‘green pass’.
Mentre le restrizioni vengono eliminate in tutto il pianeta e anche con cautela si comincia a indagare sull’assurdità o sulla controproduttività di molte delle misure adottate negli ultimi due anni contro la pandemia, il Vaticano continua a mantenere un regime draconiano e totalitario al riguardo.
Tuttavia, nel caso in esame, vi sono motivi per sospettare che il divieto di accesso agli uffici vaticani del cardinale americano Raymond Burke – uno dei due superstiti firmatari dei Dubia su Amoris Laetitia (che non ha avuto risposta) possa avere qualcosa a che fare con la sua posizione pubblica sull’obiezione di coscienza ai vaccini covid. Non è normale che una persona che ha avuto la malattia, e quindi gode di un’immunità naturale probabilmente maggiore e più duratura rispetto a chiunque sia stato vaccinato, debba sottoporsi a questo trattamento.

mercoledì 20 aprile 2022

Sul significato di Occidente. Prendendo spunto dalla crisi ucraina

Non si può concepire la realtà esclusivamente da un punto di vista politico. Stiamo combattendo una guerra spirituale, non solo politica e culturale. Abbiamo l'opportunità di condividere la Nota dell’Osservatorio Card. Van Thuân ripresa di seguito. Riguarda l’Occidente che ci appare cieco di fronte ai mali che ormai lo hanno permeato nella sua stessa essenza. Una crisi resa ancor più drammatica in rapporto alle vicende che oggi si dipartono dall'Ucraina. Recuperandone il significato nella sua matrice europea greco-romana fecondata dal cristianesimo e nelle sue diverse proiezioni extraeuropee.

Sul significato di Occidente.
Prendendo spunto dalla crisi ucraina

Nota dell’Osservatorio Card. Van Thuân

Precisare la nozione di Occidente è di grande importanza, soprattutto oggi in riflesso della guerra in Ucraina. La corretta idea di Occidente può essere molto utile per la causa della pace. Con questa Nota l’Osservatorio non interviene in modo specifico sul conflitto in corso, propone invece un orizzonte che ci sembra più adeguato di quelli oggi prevalenti. Concepire il conflitto in corso come interno all’Occidente, quasi una “guerra civile nell’Occidente”, oppure concepirlo come lo scontro tra l’Occidente e altro a sé contrapposto, sono visioni molto diverse tra loro. Riteniamo che la prima – che qui intendiamo sostenere – sia la più corretta e, quindi, anche la più adatta a favorire il superamento della tensione, dato che indica una comune origine e matrice di provenienza.

Di certo l’Occidente non può essere inteso in senso geografico, non solo perché, data la sfericità della terra, nessuno è a occidente senza essere a sua volta ad oriente di un occidente, ma soprattutto perché ciò che viene considerato Occidente ha ampia libertà dalla geografia: ad esempio, Australia e Nuova Zelanda vengono considerate Occidente.

martedì 19 aprile 2022

Il Rito Romano di Ieri e di Domani: Cosa abbiamo perso tra il 1948 e il 1962, e perché dobbiamo recuperarlo

Testo della Conferenza del dott. Peter Kwasniewski (vedi), nella traduzione di Carlo Schena, tenuta nella parrocchia del Preziosissimo Sangue di Gesù a Pittsburgh a proposito dei cambiamenti liturgici introdotti nel XX secolo già sotto i pontificati di Pio XII e Giovanni XXIII, in qualche modo prodromici alla successiva e deleteria riforma paolina. La parte relativa alla Settimana Santa pre-modifiche sotto Pio XII è stata pubblicata qui. Di seguito trovate i commenti sulla Veglia di Pentecoste, sul Corpus Domini e sulla festa dei Santi Innocenti, per finire con cinque aspetti generali di ogni Messa; poi ci porremo alcune questioni pratiche e canonistiche, vedendo anche quale tipo di autorizzazione sia necessaria per recuperare questi elementi perduti. Interessante anche perché rivela quali delle antichissime rubriche pre-1962 sono restate in uso nella pia pratica e nella celebrazione della S. Messa tradizionale. Da agganciare agli articoli sulla Traditionis custodes e sui Responsa [qui].

Il Rito Romano di Ieri e di Domani:
Cosa abbiamo perso tra il 1948 e il 1962, e perché dobbiamo recuperarlo

Dott. Peter Kwasniewski

Oggi, internet permette di accedere a una infinità di contenuti cattolico-tradizionali; ma un tempo, le strade con cui i fedeli potevano scoprire la tradizione erano abbastanza prevedibili. Facciamo un esempio: un giorno, una coppietta di sposi cattolici entra, quasi per sbaglio, in una chiesa, durante una Messa letta o cantata, e anche se i due non hanno idea di che cosa si tratti, decidono di rimanere. Il tutto gli sembra strano, sì, ma in qualche modo attraente. Allora decidono di tornarci una seconda volta. Gli viene spiegato che questa non è altro che “la Messa di una volta”. Qualche mese, e non hanno più alcun dubbio: “D’ora in poi, la nostra messa della domenica è questa”.

lunedì 18 aprile 2022

Quell’orribile forza e l’inferno incarnato di Lewis

L'articolo che segue presenta un racconto inquietante di Clive Staples Lewis che è una anticipazione impressionante dei più recenti terrori tecnologici, in cui la storia di una coppia si modifica e si trasfigura assumendo quella dimensione profonda, davvero "sovrannaturale", che ne è per l'autore il vero volto misconosciuto. Da inserire tra i titoli (qui) dedicati alla realtà distopica e al transumanesimo.

Quell’orribile forza e l’inferno incarnato di Lewis

Nel 1945 Clive Staples Lewis (1898-1963) dava alle stampe un racconto inquietante: “Quell’orribile forza” (una favola moderna per adulti -ndr), che qualche critico ha accostato ad un altro romanzo tumultuoso di uno dei suoi riconosciuti maestri, Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), il quale aveva scritto una trentina d’anni prima: “L’uomo che fu Giovedì”, con il sottotitolo “Storia di un incubo”. 
In realtà, se in parte Lewis ha ripreso talvolta il pensiero di Chesterton, egli ha sviluppato un percorso di idee originali e, allo stesso modo di Chesterton, lungimiranti al punto che sembrano di una stupefacente attualità. Per chi volesse avventurarsi nella lettura di questo racconto di Lewis, imponente per mole (più di 500 pagine) e per qualità di riflessioni, suggerisco di considerare un arguto paradosso chestertoniano: “Si arriva sempre tardi perché si va troppo di fretta”. I vecchi e ragionevoli maestri di galateo consigliavano giustamente di arrivare almeno qualche minuto prima all’appuntamento: così dovremmo imparare anche noi nell’accostarci alla lettura di questi grandi autori, ossia senza fretta, analizzando e riflettendo non solo perché siamo sempre in ritardo all’appuntamento della storia, ma facendoci guidare e consigliare dalla loro lungimiranza.

Lettera di 70 vescovi alla Chiesa tedesca: «Il vostro sinodo porta allo scisma»

Precedenti sulla situazione della Chiesa in Germania qui - qui - qui.
Un appello per avvertire delle gravi ripercussioni cui sta portando la "via sinodale". Un invito a «non conformarsi» con la mentalità del mondo
Le fughe in avanti della Chiesa tedesca allarmano sempre più la Chiesa universale. Oltre settanta vescovi di tutto il mondo hanno reso pubblica una lettera in cui avvertono i loro confratelli che la via sinodale intrapresa in Germania rischia di portare a uno scisma.

Da diverso tempo, infatti, i vescovi tedeschi, guidati dal cardinale Reinhard Marx, mostrano di voler “aggiornare” il messaggio cristiano per renderlo più morbido rispetto alle richieste mondane (benedizione delle coppie gay, sacerdozio femminile, abolizione dell’obbligo del celibato ecclesiastico, intercomunione tra cattolici e protestanti).

Dopo papa Francesco, che aveva chiesto ai vescovi tedeschi di fermarsi, ma non è stato ascoltato, ora arriva la lettera dei 70 vescovi. Tra di essi vi sono quattro cardinali (Francis Arinze, Raymond Burke, Wilfred Napier, George Pell) e un italiano, monsignor Massimo Camisasca.

domenica 17 aprile 2022

Buona e Santa Pasqua 2022

In questo travagliato momento storico, che ci vede tutti segnati da dure prove
su molti fronti, il nostro unico aiuto è nel Signore Risorto!

Buona e santa Pasqua
Haec dies, quam fecit Dominus. Alleluia
Exultemus et laetemur in ea. Alleluia


Exsultet iam Angelica turba caelorum:
exsultent divina mysteria:
et pro tanti Regis victoria tuba insonet salutaris.
Gaudeat et tellus tantis irradiata fulgoribus:
et aeterni Regis splendore illustrata,
totius orbis se sentiat amisisse caliginem.
Laetetur et mater Ecclesia,
tanti luminis adornata fulgoribus:
et magnis populorum vocibus haec aula resultet.

sabato 16 aprile 2022

Meditiamo la Passione di Gesù guardando la Sindone

La contemplazione della Passione ci aiuta a capire che la sofferenza umana non può essere compresa se non a partire da quella del Signore, pena il cadere nella disperazione e nel senso nichilistico che non poca parte del pensiero moderno e contemporaneo ha evidenziato. La Sindone presenta agli occhi e al cuore dei fedeli la figura di Cristo sofferente che, contemplato a partire dall’evento della Risurrezione, evidenzia non soltanto la vittoria sulla sofferenza e la morte del Figlio, ma anche sulla sofferenza e la morte delle persone di ogni tempo e di ogni luogo.

 Meditiamo la Passione di Gesù guardando la Sindone
Un telo di lino color avorio, lungo 4 metri e 36 centimetri per 1 metro e dieci, spesso mezzo millimetro. Sul tessuto è impressa l’immagine di un uomo che porta i segni della flagellazione e di una corona di spine, i fori dei chiodi, una profonda ferita al costato, il ginocchio sinistro malridotto da ripetute cadute. Il volto, di indicibile bellezza, è pure segnato da ecchimosi e tumefazioni. La Sindone – ancora oggi al centro di affascinanti e controverse ricerche da parte degli scienziati – certamente è straordinario oggetto di devozione, che rievoca con impressionante precisione le sofferenze patite da Gesù di Nazaret durante la sua passione. Le analogie con la narrazione evangelica sono impressionanti. A cominciare dalla flagellazione, che Ponzio Pilato aveva ordinato forse con la segreta speranza di sottrarre Gesù alla pena capitale.

Le impronte della flagellazione – circa 120 – si notano in tutto il corpo dell’uomo della Sindone, ma soprattutto sulla schiena. La vittima veniva infatti legata a una colonna con il viso rivolto verso di essa. Lo strumento usato dai Romani per questa tortura era il flagello taxillato, costituito da strisce di cuoio appesantite da palline acuminate di piombo, che scarnificavano l’intero corpo al punto che talvolta provocavano la morte della vittima. Il sangue è presente in modo copioso su tutto il corpo sindonico. Il Vangelo racconta che i soldati, dopo aver intrecciato una corona di spine, la misero in capo a Gesù, e lo schernivano percuotendolo sulla testa con una canna. Tutta la superficie del cranio dell’uomo della Sindone è segnata da tracce di sangue, che sono più numerose sulla nuca. Ciò corrisponde a una corona non consistente in un piccolo cerchio di spine, ma a un vero e proprio casco di rovi calcato in testa, che evoca le insegne regali in uso all’epoca in oriente.