venerdì 23 luglio 2021

Francesco sta perdendo la sua guerra culturale

Di seguito trovate l'articolo di oggi di Campari & De Maistre, significativo perché riporta e commenta le critiche di "The Spectator", uno fra i più autorevoli a livello mondiale in campo conservatore. Il discorso sulla sinodalità [persino taroccata] lo avevo fatto quiQui l'indice degli interventi precedenti e collegati.

The Spectator. "Francesco ha insultato i vescovi"

Il periodico "The Spectator", uno fra i più autorevoli a livello mondiale in campo conservatore, ha fortemente criticato il Motu Proprio Traditionis Custodes, con il quale il Papa sta cercando di abolire, manu militari, le celebrazioni in rito antico.
Il titolo è una condanna senza appello: "Francesco il losing his culture war", Francesco sta perdendo la sua guerra culturale. Fra i ragionamenti esposti da Tim Stanley, ne troviamo alcuni interessanti.
In primo luogo, spiega Stanley, molti vescovi stanno apertamente ignorando questo Motu Proprio. Perché? "Perché i vescovi – compresi gli amici di Francesco – dovrebbero fare questo? Perché li ha colti di sorpresa. Li ha insultati. Francesco ha sempre detto di volere una “chiesa sinodale” che procedesse per dibattito e consenso, ma questo [motu proprio] è stato un fulmine a ciel sereno: può essere che la sinodalità sia stata da sempre un modo di imporre, dal centro, la riforma liberale sotto forma di consultazione?".

Card. Raymond Leo Burke. Dichiarazione sul Motu Proprio «Traditionis Custodes»

Dopo l'intervista [qui], riprendo, nella nostra traduzione, la ferma Dichiarazione ufficiale del Card. Burke su Traditionis custodes. Questo documento acquista particolare rilevanza, non solo per la sua minuziosa ed efficace articolazione ma per l'autorevolezza del cardinale, peraltro già prefetto della Segnatura apostolica. 
Anche nel suo caso, come per il card Muller [qui], notiamo il riferimento alle "due forme" e l'afflato vaticansecondista, sia pur temperato da notazioni sapienti. Di fatto tuttavia è il modo più efficace per interloquire con i referenti di questa Curia. Spiace l'uso del termine "scismatico" in riferimento alla FSSPX. La questione è stata ripetutamente affrontata [vedi]. Qui l'indice degli interventi precedenti e collegati.

Molti fedeli – laici, ordinati e consacrati – mi hanno espresso la profonda angoscia che il Motu Proprio «Traditionis Custodes» ha recato loro. Coloro che sono attaccati all'Usus Antiquior (l'uso più antico) [UA], quella che Papa Benedetto XVI ha chiamato la Forma Straordinaria, del Rito Romano sono profondamente afflitti dalla severità della disciplina che il Motu Proprio impone e offesi dal linguaggio che esso usa per descrivere loro, i loro atteggiamenti e la loro condotta. Come fedele, che ha anche un intenso legame con l'UA, condivido pienamente i loro sentimenti di profondo dolore.

Come Vescovo della Chiesa e come Cardinale, in comunione con il Romano Pontefice e con la particolare responsabilità di assisterlo nella cura pastorale e nel governo della Chiesa universale, offro le seguenti osservazioni:

"Possiamo contare su di voi?", L'appello dei giovani al Papa e ai vescovi per la Messa tradizionale

Giovani cattolici di tutto il mondo; da Germania, Austria, Svizzera, Italia, Francia, Estonia, Usa, Nigeria, Indonesia, Croazia, Irlanda e Sri Lanka, si sono appellati a Papa Francesco e ai Vescovi a favore della Messa tradizionale con un video. Il motivo del video, ovviamente, è il Motu Proprio Traditionis Custodes, che limita la celebrazione di questo rito della messa.
"Caro Papa Francesco, cari Vescovi, come giovani cattolici che partecipano alla Messa tradizionale, spesso incontriamo mancanza di comprensione nelle generazioni più anziane".
“Non mettiamo in dubbio la validità della nuova liturgia né disprezziamo la sua celebrazione”, affermano i protagonisti. "Amiamo lo stile  tradizionale non perché siamo vecchi e lunatici", "non perché sia ​​di moda", "non perché siamo separatisti", sottolineano.
“Amiamo la Messa latina tradizionale per la sua devozione e confidente timore di Dio”, per “il suo orientamento, di sacerdoti e fedeli insieme nella stessa direzione verso Dio e Cristo”, “ci piace perché è la stessa in tutto il mondo, è universalmente cattolica nel senso originario del termine”; la amano, continuano, «perché la sua trascendenza ci dona una pace e una speranza che il mondo non può dare».
"Non allarghiamo le distanze né rafforziamo le differenze", affermano, "non incoraggiamo i dissensi che danneggiano la chiesa" o "bloccano il suo cammino o la espongono al pericolo di divisione".
“Noi stessi affermiamo la vita cristiana nella fede, nella speranza e nell'amore per Dio”, spiegano, “cerchiamo di seguire la chiamata alla santità e traiamo la nostra forza dalla Messa tradizionale”.
"Caro santo padre, cari vescovi", dicono i giovani, non siamo "deplorevolmente ostinati di una legge obsoleta". Come fedeli cattolici romani, dicono: "Noi siamo la vostra molto numerosa e vivace gioventù".
"Noi siamo le vostre pecore", "Siamo i vostri fedeli". "Preghiamo per voi ogni giorno, per favore non deludeteci", supplicano. “Possiamo contare su di voi?” è la domanda con cui concludono la loro richiesta. Fonte

Vaticano e C.E.I. sposano in pieno la causa vaccinista e l'adozione dei Green pass. Anche per le Messe?

Leggo su Il Messaggero: "Città del Vaticano – Mentre in Italia l'idea del greenpass è ancora per aria [ora purtroppo non più; ma il Vaticano anticipa... -ndr], il Vaticano ha già preso la sua decisione: durante il prossimo viaggio di Papa Francesco a settembre solo i fedeli completamente vaccinati e in possesso di una card saranno autorizzati a partecipare agli eventi pubblici. Le mete toccate dal pontefice dal 12 al 15 settembre sono l'Ungheria, dove rimarrà un solo giorno, per il congresso eucaristico e un colloquio con il premier Viktor Orban. Successivamente si sposterà in Slovacchia, a Bratislava, dove è arrivata la conferma sull'uso dei greenpass. Senza di quelli sarà impossibile andare alle messe.[...]"
Segnalano i lettori che il quotidiano dei vescovi, Avvenire, lancia una crociata contro quanti si oppongono all'obbligatorietà dei vaccini. Così la gerarchia ecclesiastica sposa in pieno la causa vaccinista e l'adozione dei Green pass.
Commenta Diego Fusaro, con l'onestà intellettuale di un pensatore pur di sinistra: "Cosa succede se anche la Chiesa di Roma si piega alla nuova religione terapeutica, divenendone ancella? Che cosa accade se anche la Chiesa di Roma cede al nuovo teorema della religione terapeutica secondo cui tutto, compresa la fede, può essere sacrificato sull'altare della salus come salute del corpo? Fanno forse finta di non vedere in Vaticano che, così facendo, si abbandona il messaggio di Cristo?" 
Altri commenti dei lettori: Prepariamoci, con il clero che ci ritroviamo, non è improbabile che la cosa diventi normale anche nelle parrocchie. Sarà l'ultimo colpo di una Chiesa totalmente appiattita sul mondo. Il commento che vorrei fare sulla partecipazione in sé alla Messa del Papa lo lascio nella tastiera. Credetemi, è molto meglio.

Comunicato ufficiale della Fraternità Sacerdotale San Pietro a seguito della pubblicazione del Motu proprio Traditionis Custodes

Vedi osservazioni nella nota.
La Fraternità Sacerdotale San Pietro, il cui fine è la santificazione dei sacerdoti mediante la fedele osservanza delle tradizioni liturgiche anteriori alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II (cfr. Costituzioni n. 8 ), ha ricevuto da Papa Francesco il Motu proprio Traditionis Custodes con stupore.

Fondata e canonicamente approvata secondo le disposizioni del Motu Proprio Ecclesia Dei Adflicta di San Giovanni Paolo II del 2 luglio 1988, la Fraternità Sacerdotale San Pietro ha sempre professato il suo attaccamento a tutto il Magistero della Chiesa e la sua fedeltà al Romano Pontefice e ai successori degli Apostoli, esercitando il suo ministero sotto la responsabilità dei Vescovi diocesani. Evocando, nelle sue Costituzioni, gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, ha sempre cercato di inserirsi in ciò che il Papa emerito Benedetto XVI ha chiamato nel 2005: "l'ermeneutica della riforma nella continuità della Chiesa" (Discorso alla Curia Romana, dicembre 22, 2005).1

giovedì 22 luglio 2021

Don Domenico Celada - Agli illustri assassini della nostra santa Liturgia

Indice degli interventi su Traditionis custodes.
Riprendiamo la lettera aperta scritta dal musicologo Monsignor Domenico Celada nei primi anni della rivoluzione liturgica montiniana (1969) indirizzata agli “assassini della nostra Santa Liturgia”. Si tratta di un documento che profetizzava ciò che sarebbe accaduto nella Chiesa; Tanto più attuale oggi che il Motu proprio Traditionis custodes tenta di soffocare ogni espressione di fedeltà al Rito Tridentino. Senza curarsi del degrado liturgico che con la nuova messa imposta dal Concilio Vaticano II, si è perpetrato e continua drammaticamente a perpetrarsi in questi nostri tempi di profonda crisi nella Chiesa cattolica. La lettera aperta di mons. Celada smascherava (e smaschera) lo spirito che animava (e anima) i sabotatori della Messa cattolica. 
La lettera è preceduta da un suo articolo pubblicato il 20 febbraio 1969 sul quotidiano Il Tempo. Questo e altri scritti provocarono l’avversione della Curia, la quale tolse ogni incarico al sacerdote-scrittore (insegnava musica e storia del gregoriano all'Università lateranense), riducendolo alla più nera indigenza. Dopo poco più dì un anno, si ammalò e morì giovane tra il compianto di tutti quelli che lo avevano conosciuto. Ecco dunque le sue acute e vibranti parole... 

Indice degli interventi sulla Traditionis custodes

La Bellezza perenne ci consola e ci sostiene
Il Motu proprio Traditionis custodes può essere considerato un atto più grave dell’esortazione Amoris laetitia. Non soltanto, ha delle applicazioni canoniche di cui l’esortazione post-sinodale è priva, ma mentre la Amoris laetitia, sembra concedere l’accesso all’Eucarestia a chi non ne ha diritto, Traditionis custodes priva del bene spirituale della Messa apostolica coloro che a questo bene irrinunciabile hanno diritto e di cui hanno bisogno per perseverare nella fede, così come ne ha bisogno il mondo per le ricadute spirituali che ne derivano. Benedetto XVI aveva dichiarato che il Rito Antiquior numquam abrogatum insieme al pieno diritto ogni sacerdote di celebrarlo in qualsiasi parte del mondo. Traditionis custodes fa di quel diritto un privilegio, e dunque passibile di revoca. Ma è un atto arbitrario perché la liceità della Messa tradizionale non scaturisce da un privilegio, ma dal riconoscimento di un diritto soggettivo del singolo fedele, laico, chierico o religioso che sia. Di fatto quella di Benedetto XVI non è una concessione, ma il riconoscimento del diritto di usare il Messale del 1962, «mai abrogato», col quale rendere a Dio il culto pubblico autentico che gli è dovuto e di trarne i benefici spirituali.

Indice degli interventi su Traditionis custodes
Alcuni prodromi

Traditionis custodes. La sindrome dell'anatra zoppa

Riprendo da Duc in altum l'articolo di Wanderer. Qui Indice degli interventi su Traditionis custodes.

Traditionis custodes. La sindrome dell'anatra zoppa

In ambito politico c’è un’espressione che si sente spesso e che i governanti temono molto: anatra zoppa. Si riferisce a un’anatra che non è in grado di stare al passo con lo stormo, e quindi diventa facile bersaglio per i predatori. Il soprannome viene assegnato al sovrano che, a causa di varie circostanze, soprattutto perché si avvicina alla fine del mandato, ha perso il potere. E il modo più sicuro per identificare un’anatra zoppa è osservare la reazione dei suoi amici: è segno indiscutibile che il povero palmipede stia percorrendo i suoi ultimi passi quando lo lasciano solo, quando lo stormo lo abbandona.

Sembra che questo sia ciò che sta accadendo con papa Francesco: la sua zoppia non è solo un effetto della sciatica, è anche il risultato della perdita di potere dovuta alla gestione catastrofica del suo pontificato e dei segni abbastanza evidenti che la sua fine è vicina. Il fatto che nientemeno Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, abbia pubblicato un libro intitolato La Chiesa brucia, è molto sintomatico. Si ha l’impressione che la peronizzazione provocata da un Papa peronista abbia anche i suoi lati oscuri. Si dice infatti: i peronisti vanno insieme ai compagni fino alla porta del cimitero, ma loro non entrano. Ed è proprio quello che sta accadendo.

"Ecclesiastica loquendi consuetudo" ovvero della convenienza di "dire preghiere"

Grata ad Andrea Sandri per aver ripreso questo articolo, che non conoscevo, su Vigiliae Alexandrinae. Un ulteriore rafforzamento della consapevolezza sulla nostra "Lingua sacra da preservare" [qui - qui].

The Voice of the Church at Prayer (San Francisco 2012, Ignatius Press, pp. 206) è verosimilmente l'ultimo libro di Padre Uwe Michael Lang del Brompton Oratory di Londra, già consultore liturgico di Benedetto XVI. Quest'opera ripercorre lo sviluppo della lingua liturgica dall'antichità cristiana, attraverso il Medioevo (ritorneremo sul capitolo dedicato a "St Thomas Aquinas on Liturgy and Language"), fino all'Età moderna e sostiene la tesi dell'iniziale differenziarsi e della successiva costanza di una lingua (liturgica) con la quale i cristiani si rivolgono al Signore. Così Padre Lang completa e integra il suo precedente studio sull'orientamento (versus orientem) della liturgia [qui], e in particolare della Santa Messa (nella edizione italiana: U.M. Lang, Rivolti al Signore, Siena 2006, Cantagalli, pp. 149): si tratta di pregare rivolti al Signore e proprio per questo di utilizzare una lingua gradita al Signore, un "Sacred Language" (tale è il titolo del II capitolo del libro in esame), una lingua sottratta al comune commercio quotidiano.

mercoledì 21 luglio 2021

Perchè vedono problema dove non c’è e si chiudono gli occhi davanti al problema, di cui sono anche essi responsabili?

Sul nuovo motu proprio intervento del  Card. Zen. Indice degli articoli su Traditionis custodes.

Le preoccupazioni riguardo un ventilato documento “contro” la Messa Tridentina (v. mio blog 12 giugno 2021) sono avverate, ed il colpo non è stato meno duro perché previsto, molte generalizzazioni tendenziose nei documenti feriscono più del previsto il cuore di tanta gente buona, che mai ha dato la minima causa per essere sospettata di non accettare la riforma liturgica del Concilio e tanto meno di non accettare il Concilio “Tout court”. Inoltre essi rimangono membri attivi nelle loro parrocchie.

Per me personalmente è stata una amara sorpresa il fatto che la “capillare” consultazione non sia arrivata a me, un cardinale e gìà membro della Congregazione del culto divino e della disciplina dei Sacramenti. Durante gli anni 2007-2009, poi, ero vescovo di Hong Kong e perciò responsabile dell’esecuzione del “Summorum Pontificum”, e finora, notoriamente sostenitore del gruppo.

Guido Ferro Canale. “Traditionis custodes”: Note a una prima lettura.

Prosegue la raccolta degli interventi più significativi. Indice degli articoli su Traditionis custodes.
“Traditionis custodes”: note a prima lettura
di Guido Ferro Canale

Premessa; 1.1 Diritto transitorio: si può celebrare fino a nuovo ordine; 1.2 La logica del sospetto e le sue conseguenze; 1.3 Campi di rieducazione e Messa ad esaurimento?; 2. La condizione giuridica della Messa tridentina; 3. L’autorità competente; 4. La condizione dei Sacerdoti; 5. I coetus fidelium; 6. Conclusioni.
1. Premessa
Un’analisi canonica del m.p. “Traditionis custodes”, formato e pubblicato il 16 luglio 2021 da S. Giovanni in Laterano, caput et mater omnium ecclesiarum Urbis et orbis,(1) in questo momento non può che risentire dell’impatto immediato del testo e, soprattutto, della mancanza della versione latina; sarà quindi necessario considerar come originale la stesura italiana, perché così indica il Bollettino della Sala Stampa. Il documento si intitola “Sull’uso della Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970”, né più né meno come il “Summorum Pontificum”, e sottopone quest’uso a nuove condizioni, più restrittive delle precedenti, abrogando le norme incompatibili. Lo accompagna una Lettera ai Vescovi, senz’altro preziosa per conoscere la mens legislatoris, ma in sé e per sé sprovvista di carattere normativo: serve ad interpretare la legge quando essa è dubbia (cfr. can. 17), non a stabilire qualcosa che in essa non stia scritto.

Il card. Müller su Traditionis Custodes.

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing il card. Müller su Traditionis Custodes. Intervento autorevole, spunti interessanti, molto centrato sul concilio e sulle "due forme". Penso che il pensiero del cardinale sia conforme a quello di Ratzinger, sia pure espresso con minor sottigliezza. 

L'intenzione del papa col motu proprio, Traditionis Custodes, è assicurare o ripristinare l'unità della Chiesa. Lo strumento proposto è l'unificazione totale del Rito Romano nella forma del Messale di Paolo VI (comprese le sue successive variazioni). Pertanto, la celebrazione della Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano, introdotta da Papa Benedetto XVI con il Summorum pontificum (2007) sulla base del Messale in vigore da Pio V (1570) a Giovanni XXIII (1962), è stata drasticamente ristretta. Il chiaro intento è quello di condannare la Forma Straordinaria all'estinzione nel lungo periodo.
Nella sua “Lettera ai Vescovi di tutto il mondo”, che accompagna il motu proprio, Papa Francesco cerca di spiegare i motivi che lo hanno indotto, in quanto portatore dell'autorità suprema della Chiesa, a limitare la liturgia nella forma straordinaria. Al di là della presentazione delle sue reazioni soggettive, però, sarebbe stata opportuna anche un'argomentazione teologica stringente e logicamente comprensibile. L'autorità papale, infatti, non consiste nel pretendere superficialmente dai fedeli la mera obbedienza, cioè una sottomissione formale della volontà, ma, molto più essenzialmente, nel permettere anche ai fedeli di essere convinti con il consenso della mente. Come disse San Paolo, cortese verso i suoi Corinzi spesso piuttosto indisciplinati, "nella chiesa preferirei dire cinque parole con la mente, in modo da istruire anche gli altri, che diecimila parole in lingue". (1 Cor 14:19)

martedì 20 luglio 2021

Michel Onfray: “Francesco preferisce le chiese vuote con le sue tesi che quelle piene con le tesi di Benedetto XVI”

Nella Francia rivoluzionaria che non ha accolto passivamente le restrizioni imposte da Macron per il Covid si rispecchia anche la schiera, altrettanto appassionata, colpita dalle nuove disposizioni introdotte dalla recente Traditionis Custodes.
Ma la lettera apostolica non ha toccato solo le corde del cuore dei cattolici tradizionalisti. Non mancano, come del resto qui da noi, pensatori e giornalisti che hanno l'onestà intellettuale di coglierne le contraddizioni e lo spirito distruttivo e ne sono rimasti colpiti.
Traduco da Le salon beige quel che scrive Michel Onfray su Le Figaro
Sono ateo, si sa, ma la vita della Chiesa cattolica mi interessa perché dà il polso alla nostra civiltà giudaico-cristiana [scordano sempre prim'ancora greco-romana] che è in pessime condizioni. Perché se Dio non è del mio mondo, il mio mondo è quello reso possibile dal Dio dei cristiani. Non importa quello che possono dire coloro che pensano che la Francia inizi con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo, il che è stupido come credere che la Russia sia nata nell'ottobre del 1917, il cristianesimo ha plasmato la mia civiltà e credo di poterla amare e difendere senza dovermi battere il petto, senza dover chiedere perdono per le sue colpe, senza aspettare una redenzione dopo la confessione, la contrizione e l'inginocchiarsi. È pazzesco come coloro che evitano il cristianesimo dicendo che non ha avuto luogo si ritrovano impregnati di esso come nel rum il babà che conosciamo!

Tommaso d'Aquino sui cattivi prelati

Edward Faser, nella nostra traduzione, richiama San Tommaso d'Aquino sul giusto modo di criticare i cattivi prelati (mantenendo il dovuto rispetto). Non dice niente che non sappiamo, ma forse in questo momento è utile ribadirlo.

Quale atteggiamento dovrebbe assumere un cattolico nei confronti di prelati crudeli e arbitrari, ad esempio quelli che fomentano incessantemente la divisione e poi incolpano spudoratamente della divisione chi nota e si lamenta del fatto? In Quodlibet VIII, Tommaso d'Aquino fa alcune osservazioni rilevanti quando affronta la questione se i "prelati malvagi" debbano essere onorati. Potete trovare il passaggio nella traduzione di Nevitt e Davies delle Quodlibetal Questions di Tommaso d'Aquino, da cui cito:
Possiamo distinguere due cose di un prelato: la persona stessa e il suo ufficio, che lo rende una sorta di persona pubblica. Se un prelato è malvagio, non dovrebbe essere onorato per la persona che è. Perché l' onore è il rispetto mostrato alle persone come testimonianza della loro virtù. Quindi, se onoriamo un tale prelato per la persona che è, di lui renderemmo falsa testimonianza, cosa vietata in Esodo 20: Non testimoniare il falso contro il tuo prossimo. Ma, come persona pubblica, un prelato porta un'immagine e occupa una posizione nella Chiesa... che non appartiene a lui ma, piuttosto, a qualcun altro, cioè. Cristo. E, come tale, il suo valore non è determinato dalla persona che è, ma dalla posizione che occupa. È come una di quelle piccole pietre usate come segnaposto per 100 segni su una scala – di per sé piuttosto inutile. Come dice Proverbi 26: Chi dà onore a uno stolto è come uno che mette una pietra su un mucchio di Mercurio... Così, anche un prelato malvagio non dovrebbe essere onorato per quello che è, ma per posizione che occupa. Il caso è simile alla venerazione delle immagini, che è rivolta alle cose ivi raffigurate, come dice il Damasceno. Perciò Zaccaria paragona un prelato malvagio a un idolo: Guai al pastore e all'idolo che abbandona il gregge...

lunedì 19 luglio 2021

Traditionis custodes: una guerra sull’orlo dell’abisso - Roberto De Mattei

Sul tema, annunciato qui e tuttora caldissimo, fioriscono commenti a non finire. Tra i più rilevanti, riprendo anche quello del prof. Roberto De Mattei, pertinente e ben articolato. Suscettibile di ulteriori centrati approfondimenti.
Troverete, inseriti nel testo, una nota e i link a vari interessanti collegamenti. Estraggo il focus: "Sul piano del diritto, la revoca del libero esercizio del singolo sacerdote di celebrare secondo i libri liturgici anteriori alla riforma del di Paolo VI, è un atto palesemente illegittimo. Il Summorum Pontificum di Benedetto XVI ha ribadito infatti che il Rito tradizionale non è mai stato abrogato e che ogni sacerdote ha il pieno diritto di celebrarlo in qualsiasi parte del mondo. Traditionis custodes interpreta quel diritto come un privilegio, che, come tale, viene ritirato dal Supremo Legislatore. Questo modus procedendi, tuttavia, è del tutto arbitrario, perché la liceità della Messa tradizionale non scaturisce da un privilegio, ma dal riconoscimento di un diritto soggettivo del singolo fedele, laico, chierico o religioso che sia. Benedetto XVI infatti non ha mai “concesso” nulla, ma ha solo riconosciuto il diritto di usare il Messale del 1962, «mai abrogato», e a fruirne spiritualmente."

Traditionis custodes: una guerra sull’orlo dell’abisso
Roberto De Mattei

L’intento del Motu proprio di papa Francesco Traditionis custodes, del 16 luglio 2021, è quello di voler reprimere ogni espressione di fedeltà alla liturgia tradizionale, ma il risultato sarà quello di accendere una guerra che si concluderà inevitabilmente con il trionfo della Tradizione della Chiesa.

Quando, il 3 aprile 1969, Paolo VI promulgò il Novus Ordo Missae (NOM), la sua idea di fondo era che, da lì a pochi anni, la Messa tradizionale sarebbe stata solo un ricordo. L’incontro della Chiesa con il mondo moderno, che Paolo VI auspicava in nome di un “umanesimo integrale”, prevedeva la scomparsa di tutti i retaggi della Chiesa “costantiniana”. E il Rito Romano antico, che san Pio V aveva restaurato nel 1570, dopo la devastazione liturgica protestante, sembrava destinato a scomparire.

Il colpo di coda di Bergoglio contro la messa in latino

Il nuovo motu proprio ha fatto tanto scalpore da essere ripreso con stupore da molti organi di stampa. Riprendiamo l'articolo di Marcello Veneziani. Sul latino, lingua sacra da preservare, qui - qui

Non servono parole per identificare
ciò che non è compatibile
Ma perché accanirsi contro la messa in latino? L’occidente si scristianizza, la gente non va più a messa, la blasfemia e l’oltraggio alla religione dilagano e Bergoglio colpisce i rari devoti seguaci dell’ordo missae. La sua gratuita censura della messa in latino è uno sfregio simbolico alla Tradizione, ai suoi fedeli ma anche alla libertà di culto. Che male può fare una messa in latino, riammessa da Ratzinger nel 2007, peraltro così discreta e marginale? 
Perché accogliere i non credenti, gli islamici, dialogare con i credenti di altre fedi, anche rivoluzionarie e anticristiane, e poi chiudere le porte della Chiesa ai pochi, irriducibili devoti della messa antica e della fede secondo tradizione? Per dirla in latino, senza traduzione, Piscis Ecclesia primum a capite foetet...

Persino Giovanni XXIII [Veterum Sapientia] nel ’62 faceva sua le parole di Pio XI: “La Chiesa esige per sua natura una lingua che sia universale, immutevole e non volgare”. Collimava con quel che René Chateaubriand aveva scritto nel Genio del Cristianesimo: ”Crediamo che una lingua antica e misteriosa, una lingua che non varia più con i secoli, convenga assai bene al culto dell’Essere eterno, incomprensibile, immutabile”.

Dal Summorum pontificum al Traditionis custodes, o dalla riserva allo zoo

In questi giorni è un tema caldissimo. E viene da sé che registriamo i commenti più significativi. Non poteva mancare quello della FSSPX ripreso di seguito.
Papa Francesco ha pubblicato ieri un motu proprio, che dal titolo potrebbe far sperare: Traditionis custodes, "Custodi della Tradizione". Sapendo che è rivolto ai vescovi, si potrebbe sognare: la Tradizione sta recuperando i suoi diritti all'interno della Chiesa?

Tutt'altro. Questo nuovo motu proprio realizza un'eliminazione. Illustra l'insicurezza dell'attuale magistero e indica la data di scadenza del Summorum pontificum di Benedetto XVI, che non avrà nemmeno compiuto quindici anni.
Tutto, o quasi tutto, ciò che conteneva Summorum pontificum è disperso, abbandonato o distrutto. L'obiettivo è chiaramente stabilito anche nella lettera che accompagna questa liquidazione.

domenica 18 luglio 2021

Non si cambia il modo di pregare bimillenario a tavolino senza conseguenze e senza reazioni a cascata e in profondità

Estraggo uno dei commenti più lucidi, dalla visuale allargata che suscita molti altri spunti, arrivati fin qui. Mi spiace che il lettore abbia mantenuto l'anonimato.

Non si cambia il modo di pregare bimillenario a tavolino (peraltro in modo che oltrepassa pure il documento specifico conciliare) senza conseguenze e senza reazioni a cascata e in profondità. Le conseguenze le abbiamo viste nel crollo verticale della fede, della frequenza alla Messa e ai sacramenti che non sono solo colpa della secolarizzazione della "modernità" ma della stessa apertura della Chiesa allo spirito, al linguaggio e alla mentalità della modernità pensando di favorire il dialogo con questa.

Un abbaglio più grosso la Chiesa gerarchica (che pure era composta da clero e gerarchia formatisi sotto Pio XI e Pio XII) non poteva prenderlo perché si è voluta affrontare la "modernità" assunta nella categorie dei protestanti e dei marxisti e invece, in un battito di ciglia, chiuso il Concilio si è avuto il '68 e, se vogliamo, un balzo nella periodizzazione storica e culturale nella "postmodernità" nella quale queste figure si dissolvevano o evolvevano sfumando in altre e ben più complesse figure ostili o addirittura totalmente estranee (cioè neppure più dialettiche) ed impermeabili alla razionalità e alla spiritualità cattolica.

Traditionis Custodes... della frammentazione

Dalle prime mosse dei vescovi, come prevedibile, viene fuori un panorama variegato, completamente estraneo all'universalità de La Catholica. Conformemente del resto alla sinodalità permanente(1) ormai consolidata, che già di per sé non si concilia, appunto, con l'unità e l'universalità della Chiesa.
Poi ci sono i più realisti del re, come a Puerto Rico, il cui vescovo, oltre a vietare la Messa, vieta anche l’uso della dalmatica e della pianeta. Ma non potrebbe farlo perché sono paramenti validi anche per la messa di Paolo VI. Per cui regna sovrana la creatività, se così vogliamo chiamare l'arbitrio... 
Diversi vescovi (il primo è stato Cordileone a S. Francisco) hanno invece confermato la Messa antica. Quindi il primo risultato del motu proprio è l'assoluta disparità tra diocesi. Tuttavia, tra le pieghe di un provvedimento evidentemente partigiano e distruttivo, resta spazio per una difesa giuridica dei diritti dei fedeli di cui, pur senza garanzie di risultati, dovrà farsi uso sapiente, sempre preceduto dalla preghiera e dall'offerta.
Consultando i commenti sui social, si delinea una grossa tendenza alla resistenza ad oltranza, soprattutto in America e in Francia. Ed è dalla resistenza e dalla fedeltà che arriveranno i migliori risultati.
Il resto lo vedremo strada facendo. Stasera vi saprò  dire di più. 
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1. A chi dissente sulla mia visione della sinodalità, rispondo che è quella cattolica per cui ogni tentativo di democratizzare la Chiesa sarebbe pericoloso poiché la Chiesa trasmette il messaggio divino e non è meramente un luogo di consenso costruito mediante processi democratici. I Padri sinodali hanno l’obbligo di agire in comunione con l’intero popolo di Dio il quale comprende i santi che si trovano in cielo. 
Di fatto non ho detto sinodalità sic et simpliciter, che di per sé non ha accezioni negative. Ma ho detto "sinodalità permanente" (che poi è anche quella degli ultimi sinodi taroccati, per intenderci) : quella distorta di conio bergogliano frutto della collegialità conciliare che prevede il "salutare decentramento del potere alle Conferenze Episcopali", dove l'esercizio del ruolo del papa non è più quello di creare concordia, unire i vescovi, confermare l’insegnamento e correggere le conclusioni ove necessario, ma permette alle ambiguità di rimanere presenti. Un discorso che ho sviluppato ampiamente in diversi articoli.
Potrebbe dirsi ancor meglio sinodismo, perché è quel comportamento ormai consolidato di processo continuamente in fieri, che attualizza posizioni eterodosse e dunque la liberalizzazione dell’insegnamento e della prassi cattolici: vedi Sinodo tedesco e conferma delle tendenze lgbt... 
Ragion per cui è bene distinguere tra il potere supplementare delle conferenze episcopali e dei loro organi (es: commissioni per gli orientamenti pastorali) e il diritto divino dei successori degli apostoli, di natura alquanto diversa, che li costituisce come dottori della fede e guardiani delle loro chiese particolari, allo stesso tempo in cui essi si prendono cura dell’intera Chiesa, in comunione col Pontefice, ma senza possibili deleghe per alcune decisioni dottrinali o disciplinari.
Una forma di sinodismo mi pare anche l'aver fatto discendere la promulgazione del documento dall'esito di un questionario (senza peraltro renderne noti i risultati)

sabato 17 luglio 2021

Venezia, 17 luglio. Monsignor Viganò / Di fronte all’apostasia della fede, prendiamo l’armatura di Dio

Questa mattina si è tenuto a Venezia l’incontro Nell’ora della “Buona battaglia” per uscire dall’ipnosi e far rinascere l’uomo nuovo, l’uomo spirituale, che ha fame e sete di verità. L’evento (visibile qui) è stato aperto da una riflessione di monsignor Carlo Maria Viganò. Di seguito il testo. Indice interventi precedenti e correlati

Etiamsi omnes, ego non
Intervento di S.E. Mons. Carlo Maria Viganò

Evento di Venezia – 17 Luglio 2021

«Et si omnes scandalizati fuerint in te,
ego numquam scandalizabor».
Mt 26, 33
Questo convegno ha il privilegio di aver sede in una città dal passato glorioso, in cui i suoi governanti hanno saputo applicare con saggezza quel buon governo che trova nella Religione il principio ispiratore e informatore di ogni regno temporale. La Repubblica Serenissima ha coniugato tutti gli aspetti positivi della monarchia, dell’aristocrazia e della democrazia in un sistema voluto e pensato per favorire la pratica della Religione, l’onesto benessere dei suoi cittadini, lo sviluppo delle arti e dei mestieri, la promozione dei commerci e degli scambi culturali, l’oculata gestione della cosa pubblica e la prudente amministrazione della giustizia. Finché Venezia è rimasta fedele alla sua alta vocazione, ha prosperato in tutti i campi; quando l’ultimo dei suoi Dogi si è lasciato corrompere dalla Massoneria e dalle false filosofie dell’Illuminismo, essa è sprofondata nel volgere di pochi anni, condannata ad essere invasa, saccheggiata, spogliata dei suoi tesori.

Resistere in faccia a Bergoglio. Dovere di ogni cattolico dopo che il “pachamama Pope” ha colpito il Rito antico

Riprendo da Duc in altum un commento di Michael J. Matt su remnantnewspaper.com al motu proprio con cui Bergoglio ha voluto colpire la Messa antica.
Resistere in faccia a Bergoglio. Dovere di ogni cattolico dopo che il “pachamama Pope” ha
colpito la Messa tridentina

di  Michael J. Matt

Cari amici: non scoraggiatevi. Tutto è nelle mani di Dio, e questo non accadrebbe se Egli non lo permettesse. Tutto questo è già successo. Lo so, mi ricordo, l’ho vissuto. Questo è un castigo, sì, ma non cambia ciò che siamo chiamati a fare: dobbiamo conoscere, amare e servire Dio, e resistere a chi non lo fa.

Francesco non ha il potere di cambiarlo.

Qui non c’è nessun mistero, nessuna sorpresa. Sappiamo esattamente di cosa si tratta. Riguarda la facciata fatiscente del Vaticano II, le chiese chiuse, i seminari vuoti, la fede perduta e un enorme scandalo sessuale clericale contro il movimento giovanile internazionale che è il cattolicesimo tradizionale.

Card. Burke. Traditionis Custodes è “segnato dalla durezza” verso i fedeli legati al rito antico

Stralciamo da un articolo di Edwad Pentin sul National Catholic Register, alcuni commenti al nuovo Motu Proprio Traditionis Custodes, tra cui quelli del card. Burke. Emergono le impressioni di una innegabile durezza. Il Cardinale, anche lui Ratzingeriano doc come il card. Sarah, insiste sulla "forma straordinaria". Ne abbiamo parlato anche qui.

La valutazione del cardinale Burke
Nei commenti al Register, il cardinale Raymond Burke, prefetto emerito della Segnatura Apostolica, ha notato una serie di punti deboli nel Traditionis Custodes, affermando di non riuscire a capire come, secondo il nuovo motu proprio, il nuovo Messale Romano sia “l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano”. Ed ha rilevato che la Forma Straordinaria della Messa “è una forma viva del Rito Romano e non ha mai cessato di esserlo”.

Egli neppure riesce a capire perché il motu proprio abbia effetto immediato (manca la vacatio legis -ndT), dato che il decreto “contiene molti elementi che richiedono uno studio riguardo alla sua applicazione”.

Il cardinale americano ha inoltre osservato che nella sua lunga esperienza non riscontra la “situazione gravemente negativa” descritta da Francesco nella sua lettera.

venerdì 16 luglio 2021

“Considerazioni giuridiche sul motu proprio Traditionis Custodes” — Le restrizioni esigono un’interpretazione attenta e letterale

Nella nostra traduzione da Rorate caeli un primo commento al nuovo Motu Proprio Traditionis Custodes di un sacerdote e canonista che scrive sotto pseudonimo. Penso che sarà la prima di una lunga serie. Nostro precedente qui. Richiamo, sulla paventata modifica del Summorum Pontificum, le considerazioni di Mons.Viganò [qui]

“Considerazioni giuridiche sul motu proprio Traditionis Custodes” — Le restrizioni esigono un’interpretazione attenta e letterale

del Padre Pierre Laliberté, J.C.L.*

1. Principi

Il 16 luglio 2021 Papa Francesco ha emesso il motu proprio “Traditionis Custodes” insieme ad una lettera di accompagnamento per i vescovi.

Trattandosi di un decreto restrittivo, il motu proprio di Papa Francesco dev’essere interpretato alla lettera, in conformità con la massima normativa Regula Juris 15 (odiosa restringenda, favorabilia amplificanda). La cosa curiosa è che il documento non ha nemmeno una vacatio legis. [1]

Nel primo paragrafo Papa Francesco afferma che i vescovi costituiscono il principio che unifica le chiese particolari e le governa per mezzo della proclamazione del Vangelo. Dato che il fine specifico del documento è “la ricerca costante della comunione ecclesiale”, sembrerebbe che anche da un punto di vista ermeneutico questo documento dovrebb’essere interpretato nell'ottica di promuovere in modo genuino la comunione ecclesiastica tra fedeli, sacerdoti e vescovi, e da non promuovere sensazioni negative o suscitare malcontento nei fedeli cattolici che sono legati alle forme liturgiche tradizionali.

Esce oggi «Traditionis Custodes» - (Custodi di 'quale' tradizione?)

Le 'voci' erano notizie. Archiviato il «Summorum Pontificum». Esce oggi «Traditionis Custodes» (Custodi di  quale tradizione?) e va subito al sodo: Sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma del 1970. Di seguito le prime osservazioni a caldo, quelle di immediata evidenza. Di fatto la celebrazione del Rito Romano antico non è più un diritto ma una concessione (mal) tollerata. Ma l'idea di fondo è quella di farla finita al più presto con ogni critica al Concilio, alla quale Benedetto XVI aveva dato una sorta di spazio liturgico. E, già con la soppressione dell'Ecclesia Dei [qui], si erano tarpate le ali alla coesistenza di un mondo tradizionale «ufficiale». Leggo solo ora la Lettera di accompagnamento [qui]. L'intenzione di cancellare il Rito antico emerge esplicita  e rancorosa.  Il testo (da approfondire) contiene contraddizioni: ad esempio dove ricorda che anche San Pio V abrogò riti di non provata antichità.(1) Di fatto intenderebbe abrogare un rito vecchio di secoli ma soprattutto risalente, nell'impostazione, alla prima tradizione apostolica. Questo non regge. Purtroppo sono troppe le cose che non reggono e che non ingoiamo ma subiamo come sentinelle non mute ma impotenti umanamente.
Precedenti quiqui - qui - qui - qui. A proposito di Altare del Sacrificio su cui si perpetua il mistero della nostra Redenzione, un segno inquietante da non dimenticare [qui].

Esce oggi «Traditionis Custodes» - (Custodi di  'quale'  tradizione?)

Il punto centrale attorno a cui tutto ruota è la Riforma voluta dal Vaticano II. Il nuovo motu proprio non tiene in alcun conto la realtà ecclesiale di oggi e ignora l'affezione per il Rito antico cresciuta nel tempo - attraverso le occasioni per conoscerlo e viverne il mistero indicibile - anche tra molti giovani, non esclusi i seminaristi (di fatto è proprio questa la realtà da soffocare...). 
Dà per scontato che i predecessori (indulto di Giovanni Paolo II, a cui accomuna Benedetto XVI), "per promuovere la concordia e l’unità della Chiesa" abbiano esercitato la loro "paterna sollecitudine" verso "coloro che in alcune regioni aderirono alle forme liturgiche antecedenti alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II". Benedetto XVI, col Summorum, avrebbe inteso «facilitare la comunione ecclesiale a quei cattolici che si sentono vincolati ad alcune precedenti forme liturgiche» e non ad altri (2)...
Afferma dunque che sempre nel solco del Summorum "a tre anni dalla sua pubblicazione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha svolto una capillare consultazione dei vescovi nel 2020, i cui risultati sono stati ponderatamente considerati alla luce dell’esperienza maturata in questi anni". [qui] Ed ecco i risultati:

Supplica alla Madonna del Carmelo

Si recita il 16 luglio a mezzogiorno.

V. O Dio, vieni a salvarmi
R. Signore, vieni presto in mio aiuto
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen


I. O Vergine Maria, Madre e Regina del Carmelo, in questo giorno che ricorda la tua tenerezza materna per chi piamente indossa il santo Scapolare, innalziamo le nostre preghiere e, con confidenza di figli, imploriamo il tuo patrocinio.
Tu vedi, o Vergine Santissima, quante prove temporali e spirituali ci affliggono: volgi il tuo sguardo di misericordia su tali miserie e da esse libera noi che ti invochiamo, ma liberane anche coloro che non t’invocano, perché imparino a invocarti.
Il titolo con il quale oggi ti celebriamo, richiama il luogo scelto da Dio per riconciliarsi con il suo popolo, quando questo, pentito, volle ritornare a Lui. Dal monte Carmelo, infatti, il profeta Elia innalzò la preghiera che, dopo lunga siccità, ottenne la pioggia ristoratrice, segno del perdono di Dio: la preannunciò con gioia il santo Profeta quando vide levarsi dal mare una nuvoletta bianca che in breve tempo ricoprì il cielo. In quella nuvoletta, o Vergine Immacolata, i tuoi figli Carmelitani hanno visto te, sorta purissima dal mare contaminato dell’umanità, che nel Cristo ci hai dato l’abbondanza di ogni bene e con quella visione nel cuore essi andarono e vanno nel mondo a parlare e a testimoniare te, i tuoi insegnamenti, le tue virtù.
In questo santo giorno sii per noi nuova sorgente di grazie e di benedizioni.
Salve Regina

I Cavalieri dell’apocalisse sanitaria: attenzione a non annientare l’individuo      

Vi è il Cavaliere dell’Apocalissi, musulmano; il Cavaliere dell’Apocalissi, cinese; il Cavaliere dell’Apocalissi della Degradazione Culturale; ma soprattutto il Cavaliere dell’Apocalissi di un uomo diretto dall’esterno, rin-tracciato, connesso, digitalizzato. Sembra che l’Uomo Indipendente, capace di giudicare in prima persona voglia scomparire o vogliono che scompaia. Come spesso ho scritto, quando ci sono i mezzi, impossibile o improbabile che non siano posti in atto. La tracciabilità dell’uomo, la rintracciabilità dell’uomo, come si può adempiere per controllare la salute a distanza, può controllare il pensiero a distanza, renderlo obbediente a comandi elettronici.

Ci scopriremo in una pseudo società eterodiretta
Ecco l’avventura della Tecnica, l’abbiamo voluta, l’abbiamo ottenuta e sarà quel che sarà. Occorrerebbero uomini degni di questo nome, Salvatori dell’umanità dell’uomo; riottosi alla degradazione in cui ci inoltriamo, perché il peggio non è la catastrofe ma la inavvertenza della catastrofe. Ci stiamo avventurando in un ammasso umano controllato, eterodiretto, di cagnolesco riflesso condizionato: un ammasso del quale si può disporre a volontà da poteri malvagi o semplicemente predatori senza nucleo umanistico. Poteri che rendono l’umanità fanghiglia per degli impasti similuomo. Il pericolo è inabissante per questa impercezione del pericolo. Ci scopriremo in una pseudo società eterodiretta, sotto controllo, aculturale, svuotata di civiltà propri,  di individualità soggettiva: (l’individualità dovrebbe essere soggettiva ma se viene eterodiretta sperde la soggettività) , suddivisa in vaccinati, premiati con forme di esistenza associata; ed i non vaccinati, chiusi, espulsi dal lavoro, con una stella nera in fronte.

giovedì 15 luglio 2021

È vera la voce secondo cui l’attacco al Summorum Pontificum sarà sferrato venerdì, festività di Nostra Signora del Carmine?

Nella nostra traduzione dal blog di Fr. John Zuhlsdorf la sua riflessione sul temuto motu proprio che dovrebbe uscire domani versus il Summorum Pontificum e la nostra Messa. Qui l'articolo più recente, dal quale potete risalire ai numerosi precedenti.

Un lettore ha scritto:

QUAERITUR:
Ho appena letto su Rorate che secondo loro venerdì di questa settimana Francesco emanerà un motu proprio che porrà restrizioni alla celebrazione della Messa in latino. Pensa che la data della festività di Nostra Signora del Carmine sia una scelta deliberata? Forse è anche il segno del fatto che il motu proprio non raggiungerà il suo obiettivo.
Un paio di riflessioni: da una parte c’è un articolo di Le Figaro in francese [qui].
Rumor volat, vellicatim volat. Fino ad oggi, le persone con cui ho parlato e che hanno i contatti giusti per sapere cosa si stia ordendo a Roma hanno tutte detto: “Sì, sì, si farà!”, ma non hanno mai circostanziato la loro certezza con prove concrete.

Carlo Maria Viganò: “Stare ai piedi della Croce, mentre assistiamo alla passione della Chiesa”. Il dovere dei cattolici, oggi

Splendido colpo di timone, barra al centro, a la via così... Mi rammenta la passio Christi, Ecclesiae passio di mons. Brunero Gherardini [qui]. Indice degli interventi precedenti e correlati.

In hac lacrimarum valle 

Carissimo dottor Valli,
ho letto con commozione le Sue riflessioni sullo stato della Chiesa e sulla “migrazione” dei Cattolici da una realtà morente ad una nuova dimensione più combattiva e guerrigliera, come ha scritto [qui], riprendendo una nota meditazione radiofonica del giovane Joseph Ratzinger.

Non è, questa, una migrazione dal Corpo Mistico ad una realtà umana e utopica creata dalla mente di chi rimpiange il passato ed è disgustato dal presente. Perché se questa fosse la nostra tentazione, compiremmo un tradimento proprio verso la Chiesa, separandocene e con essa precludendoci la salvezza che, sola, essa assicura ai suoi membri. Pensi che paradosso, caro Aldo Maria: proprio quanti si proclamano fieramente fedeli all’immutabile Magistero cattolico, si costruirebbero un’oasi, senza ricordarsi che siamo tutti exsules filii Evae, e che attraversiamo, gementes et flentes, questa valle di lacrime.

Com’è antiquata la sfida tra moderni e antimoderni - Marcello Veneziani

Il Novecento dista ormai da noi un millennio piuttosto che un ventennio. Tutto quel che accadde, pensò, sognò, sembra non riguardarci. Se non fosse per il “nazifascismo” ossessivamente presente nei nostri giorni, il Novecento sarebbe ormai sepolto, senza onoranze, in un museo d’antiquariato, tanto ci sembra remoto e polveroso.

L’estate di tre anni fa si portava via Cesare de Michelis, intellettuale veneziano, letterato, editore di qualità che al ‘900 aveva dedicato molti scritti. La casa editrice di cui fu fondatore, Marsilio, ha raccolto quei suoi scritti sul Novecento, a cura di Giuseppe Lupo, in un ponderoso volume di 568 pagine. Moderno Antimoderno è l’autobiografia letteraria e intellettuale del Novecento italiano. Gran libro di scenario e di sintesi, fuori dal mainstream; sguardo lungimirante sull’Italia e sul suo tempo culturale, con un occhio privilegiato agli scrittori delle Venezie.

mercoledì 14 luglio 2021

Tweet incoraggianti del card. Sarah. Ma si addensano le ombre sulla Messa antica

Avevo preparato il testo che segue, sui tweet incoraggianti del Card. Sarah; ma ora è da aggiornare prima della pubblicazione. 
Si tratta di una 'voce' e dunque è da prendere con cautela. Viene da fonti autorevoli e riservate riportate da Rorate Caeli, secondo le quali venerdì 16 luglio prossimo - Festa della Beata Vergine del Carmelo - verrà pubblicato il famigerato documento vaticano (che sarebbe già firmato) per arginare il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Forse le preghiere dei fedeli di tutto il mondo - anche in questa fase avanzata - alla Madonna del Monte Carmelo, eviteranno il disastro. Qui - qui gli articoli più recenti sulle minacce al Rito Romano antico, nei quali potrete trovare i link per risalire ai precedenti.

Tweet incoraggianti del card. Sarah.
Ma incombono ombre sulla Messa antica


Ho appreso da Bree A. Deal, la corrispondente dal Vaticano che li ha tradotti in inglese, dei tre tweet con i quali giorni fa il card. Robert Sarah, Prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha espresso il suo pensiero in merito alle temute modifiche al Summorum Pontificum
Parole di speranza per chi ha a cuore la Messa antica ed un avvertimento, sembrerebbe, ai detrattori. Può confortare chi, come noi, è fedele alla Tradizione e al Rito Antico che la rappresenta senza ombre né ambiguità. Ma cosa potremmo sperare, se pensiamo che al Culto divino lo scavalcavano già prima del suo pensionamento, mentre ora è stato nominato Roche, da anni la sua spina nel fianco e noto acerrimo nemico del Rito antico.... Peccato che il Cardinale, Ratzingeriano doc, insista sulle "due forme".  Ne parlo di seguito.

Ecco i tweet, con la traduzione.
"A partire dal Motu Proprio Summorum Pontificum, nonostante le difficoltà e le resistenze, la Chiesa ha intrapreso un cammino di riforma liturgica e spirituale che, seppur lento, è irreversibile."

"La Chiesa non è un campo di battaglia dove si gioca per vincere cercando di nuocere agli altri e alla sensibilità spirituale dei propri fratelli e sorelle nella fede."

"La crisi liturgica ha portato alla crisi della fede. Allo stesso modo, il rispetto delle due forme ordinaria e straordinaria della liturgia latina ci condurrà a uno slancio missionario per l’evangelizzazione, e potremo finalmente uscire dal tunnel della crisi."

Ma la sequenza dei tweet non è finita.

Alcuni giorni prima il cardinal Sarah affermava che nella storia, riguardo a Benedetto XVI rimarrà il ricordo di un Papa “che ha preso a cuore il desiderio di riscoprire le radici cristiane e l’unità dell’Europa e si è opposto al secolarismo senza senso e alla disgregazione della cultura europea”. Aggiungendo che “nonostante gli intransigenti atteggiamenti clericali di opposizione alla venerabile liturgia latino-gregoriana, atteggiamenti tipici di questo clericalismo che papa Francesco più volte ha denunciato [captatio benevolentiae? -ndr] nel cuore della Chiesa è emersa una nuova generazione di giovani. Questa generazione è quella delle giovani famiglie, che dimostrano che questa liturgia ha un futuro perché ha un passato, una storia di santità e di bellezza che non può essere cancellata o abolita da un giorno all’altro”. 

Paolo Pasqualucci : No al disegno di legge Zan, immorale e liberticida, che si inventa i reati di “omotransfobia” e “misoginia”

Al card. Caffarra Lucia di Fatima ha detto che la battaglia decisiva sarebbe stata sulla famiglia [vedi]. Eccoci qui. Ormai è evidente che dietro al ddl Zan si nasconde un progetto di ingegneria sociale per decostruire la famiglia e l'identità. Riprendo di seguito un testo di Paolo Pasqualucci. Alcuni precedenti qui - qui - qui - qui - qui - qui.

Paolo   Pasqualucci  :  No al disegno di legge Zan, immorale e liberticida, che si inventa i reati  di “omotransfobia”  e “misoginia”

Al Senato della Repubblica è cominciata ieri 13 luglio 2021 la discussione sul ddl Zan, fortemente voluto dai (Post)comunisti del Partito Democratico, dal partito dei 5Stelle e dai partitini e movimenti loro affini; in pratica, dall’intero e variegato spettro della sinistra italiana, includente anche quote di cattolici. Ad esso si oppongono, anche se non all’unanimità, i partiti del Centro-Destra e parte del mondo ecclesiastico. Questa opposizione fa onore all’Italia, considerando che in altri Paesi simile perversa legislazione già esiste da tempo senza aver trovato la dovuta resistenza. Tuttavia, l’opposizione non è forte e compatta come dovrebbe: essa sembra mirare ad una soluzione di compromesso che attenui la portata “liberticida” del decreto, sino a renderla innocua, più che ad un affossamento dello stesso. Soluzione a ben vedere illusoria, che sembra tuttavia condivisa dalla Gerarchia cattolica, la quale in tutta questa angosciosa vicenda ha tenuto un profilo piuttosto basso, concentrandosi sulla violazione della libertà (di espressione) della Chiesa più che sulla violazione di principi fondamentali dell’etica cristiana -- cosa disdicevole e negativa per la ripulsa di un progetto di legge così apertamente contrario alla legge di natura e divina, che gli Stati non possono in alcun modo permettersi di violare, se vogliono esser graditi al vero Dio e non incorrere nella sua ira.

martedì 13 luglio 2021

Preghiamo perché il ddl Zan faccia naufragio in Senato

Da un lettore, Padre Giuseppe Grioni, apprendiamo : "Ieri sera, davanti a Palazzo Madama, abbiamo pregato 2 Rosari per fermare il ddl Zan, questo pomeriggio è cruciale, preghiamo tanto, qualcuno si recherà ancora sul posto, io per impegni pastorali non potrò essere presente".

Ci ricorda Paolo Pasqualucci
Oggi inizia la discussione al Senato sull'iniquo ddl Zan. La resistenza contro di esso c'è ma appare debole, non ben coordinata e non sufficientemente motivata. Particolarmente grave il basso profilo tenuto dall'autorità ecclesiastica. E l'opposizione attestata sulle modifiche piuttosto che sull'affossamento...
Ma non disperiamo. Preghiamo tutti indistintamente, ognuno per conto suo, ininterrottamente o quasi, inondando il cielo di "Ave Maria", affinché la Santissima Vergine interceda presso Nostro Signore e l'iniquo ed infame documento non riesca a tramutarsi in legge.
In modo particolare di questi tempi, la nostra Madre Celeste desidera molte preghiere -- a Lei, innanzitutto, mediatrice di tutte le Grazie. A Lei e a san Giuseppe, patrono della santa castità e della purezza, così gravemente assalita nel nostro mondo malato e in questo infame progetto di legge, indegno di un paese civile.
Scrive una lettrice ispirandosi a Dante: Il verso che mi risuona più spesso nella mente, da un annetto a questa parte, è (chissà perché!...) quello in cui Dante riassume il corrotto, autoritario e manipolatorio governo della leggendaria regina Semiramide con una delle sue potenti ed indimenticabili sintesi. Di lei infatti dice che “A vizio di lussuria fu sì rotta/che libido fè licito in sua legge“...

Meraki: passione anima creatività

Il termine Meraki, semanticamente, significa far qualcosa con passione: mettere amore e creatività in ciò che si fa. Una parola intraducibile che riflette sfaccettatura magiche: in greco (μεράκι)  infatti, letteralmente è resa con ”essenza di noi stessi”. È un concetto trasposto nel quotidiano, ma esprime un vero e proprio stile di vita. Il termine è utilizzato quando una persona agisce mettendo l’anima in un’azione da portare a conclusione: la passione che un individuo mette nel preparare un pranzo, nel costruire qualcosa, nel decorare la casa. E’ quindi un tocco personale e creativo che rende speciali le azioni compiute.

La resa semantica in italiano potrebbe equivalere ad espressioni come: far qualcosa “con amore” o “con piacere“.

Tuttavia, il concetto espresso dal vocabolo greco si estende non solo alla passione di agire; al suo interno, confluisce una sorta di flusso poetico che si riflette nelle azioni sì quotidiane, ma quelle fatte non per inerzia o meccanicamente: non esiste la meccanica dei gesti o delle azioni, quando si pronuncia il termine in questione. Meraki non è uno stile di vita statico: è consapevolezza dei gesti, qualcosa fatta non tanto per fare ma messa in atto concretamente perché speciale. È quindi una filosofia di vita.

Vivere utilizzando il concetto di Meraki è un po’ un pensiero che si adopera nell’affrontare la vita; simile al termine danese Hygge, anche quest’ultimo, testimonianza di una filosofia intrapresa non sono etimologicamente, ma come visione di vita. L’ideologia intrinseca intesa dalla vocabolo è una: anche un gesto come rassettare la stanza, apparentemente noioso e, appartenente alle azioni quotidiane, può essere sinonimo di vita vissuta: un momento della giornata in cui si ha la consapevolezza di essere vivi, di esistere. Un approccio Meraki è di supporto nei momenti di difficoltà: aiuta ad acuire l’abitudine al cambiamento ed è un ottimo esercizio che ribalta le visioni di vita negative.

Il cattolico William Barr, ex ministro della giustizia di Trump, spiega come l’istruzione è stata distrutta in America

Davanti all’offensiva negli Stati Uniti della “Cancel Culture”(1) e della “Teoria critica della razza”, arriva una denuncia coraggiosa del piano in atto per deformare la mente dei ragazzi americani. Quando arriverà questa moda nelle nostre scuole?
Il 20 maggio 2021, l'ex procuratore generale William Barr ha ricevuto l'annuale premio Edwin Meese III per la libertà religiosa dall' Alliance Defending Freedom all'evento tenuto da questo ente ad Orlando, in Florida.
Più volte, durante il suo discorso di ringraziamento, il signor Barr ha difeso l'idea che sia impossibile separare la religione dall'istruzione. I suoi pensieri forniscono potenti munizioni a coloro che si battono contro i tentativi di promuovere il secolarismo e, in particolare, contro la dannosa Teoria Critica della Razza e la sua creatura, il Progetto 1619. Lo schietto esponente conservatore cattolico ha sostenuto che molte scuole promuovono ideologie radicali dannose sia per gli studenti che per la società. Questo "indottrinamento" ha gravi implicazioni per coloro che cadono sotto il suo incantesimo. Ha precisato che tali ideologie sono “totalmente incompatibili” con il cristianesimo.

lunedì 12 luglio 2021

Perdonare non significa negare la terribile realtà del peccato

Perdonare non significa negare il peccato. Nostro Signore non nega la terribile realtà del peccato, ed è qui che il mondo moderno si inganna, cercando di spiegarlo: lo ascrive a qualche errore nel processo di evoluzione, a un residuo di antichi tabù, lo identifica in termini psicologici. In una parola, il mondo moderno nega il peccato. Nostro Signore ci ricorda che è la realtà più tremenda. Altrimenti, perché crocifiggere Colui che è senza peccato? Perché spargere sangue innocente? (...)

Ecco, Colui che ha amato gli uomini fino alla morte ha permesso al peccato di vendicarsi su di Sé, affinché potessero coglierne per sempre l’orrore nella crocifissione di Colui che li ha amati a tal punto: qui non c’è la negazione del peccato, eppure, tra tanto orrore, la Vittima perdona. Nello stesso, unico evento c’è il segno della totale depravazione del peccato e il sigillo del perdono divino. 

domenica 11 luglio 2021

Patrioti di giornata - Marcello Veneziani

L’Italia è risorta. Alla stadio, in tv, nelle piazze, nei bar e nelle case. È risorta a cottimo, in questo luglio a volto scoperto, dopo due sfide, col Belgio e la Spagna e stasera si annuncia la gloriosa epifania a Londra, nella finale con l’Inghilterra, la perfida Albione diventata perfida Brexit, che ha lasciato l’Europa ma non molla il campionato europeo. A celebrare l’evento nella cattedrale dello Wembley ci andrà il nostro papa in borghese, sua eminenza Mattarella I, detto Serginho. Eravamo l’ultima repubblica in semifinale, in mezzo a tre monarchie. Poi, espugnati i regni di Spagna e di Danimarca, siamo rimasti noi contro la Corona Inglese, l’Impero di Sua Maestà, la Sterlina, il ciuffo biondo e la variante inglese.
È curioso questo patriottismo d’occasione e di giornata rispuntato dal nulla e dalla pandemia, quest’italianità giocosa, non dantesca, non sabauda, non garibaldina, ma calcistica, televisiva, chiellina e mancina; questo amor patrio all’ultimo stadio. Quintali di mattarellate patriottarde, sciami di bellaciao e retoriche della Resistenza ci sono scivolati addosso come noiosi ossequi al patriotticamente corretto. Poi arriva l’inno di Mameli cantato a squarciagola dalla Nazionale e l’Italia s’è desta davvero, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Un paese di figli unici riscopre i Fratelli d’Italia. Brividi di irredentismo, orgoglio italiano, facce tricolori come testimonial di una passione Nazionale che ci mette la faccia. E vai con l’Italia. Sarà vera gloria? Ai posteri cioè a stasera l’ardua sentenza.

La strategia del 'depistaggio' dei traduttori CEI: cambiare il nome ai peccati

L’Investigatore Biblico segnala questa sua interessante scoperta, in riferimento alla più recente traduzione (mai il detto "traduzione/tradisce" appare giusto come in questo caso) della Bibbia ad opera della CEI. Ed è legittimo il sospetto che si voglia dimostrare attenzione alla categoria oggi più attenzionata, ma soprattutto invasiva su tutti i fronti, in un momento in cui si parla tanto di lobby gay e in parlamento si rischia di varare la più che discutibile legge Zan... 
Del problema generale costituito anche dalle traduzioni, soprattutto in base alle nuove norme, abbiamo parlato qui - qui. Precedenti sulle nuova traduzione CEI: qui - qui. Sui nuovi Messali: qui - qui

La strategia del 'depistaggio' dei traduttori CEI:
cambiare il nome ai peccati


Cari lettori,
vi propongo una nuova analisi di traduzione che considero personalmente una vera e propria violenza al testo, contenuta nella lettera di Giuda.
CEI 1974:Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia” (Giuda v.7)
CEI 2008:Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità…” (Giuda v. 7).
Leggiamo il testo greco e vediamo se si tratta di un erroruccio o di una svista.
èκπορνεύσασαιèkporneìsasi – da “porneia”, significa principalmente “prostituzione”.
Consiglio, per inciso, la lettura di questo interessante articolo: La porneia (lo riproduco in calce, perché è sparito dal web ma ne ho ripescato la copia-cache -ndr)