lunedì 8 marzo 2021

La prima donna che “osò” parlare nel Foro 

In ogni tempo ci sono figure di donne che si sono distinte per il loro comportamento virile. Nella mente di Ildegarda di Bingen, Viriditas è sinonimo di forza e di Vita.
Roma, I secolo A.C., Mesia Sentinate si difese
da sola in Tribunale... e con grande successo!

Chiudete gli occhi e provate a immaginare un Tribunale di età repubblicana. Vedete forse una donna in toga? Certamente no. Eppure per raccontare la storia della “prima avvocata” di cui si abbia memoria è lì che occorre ritornare: nell’antica Roma, quando nel I secolo a.C. una donna “osò” mettere piede dentro il Foro. Né per legge, né per virtù. Ma per necessità: Mesia Sentinate che avvocata lo fu per un giorno - difese se stessa davanti a un collegio di soli uomini perché nessun altro era disposto a farlo. Di lei sappiamo ben poco, ma tanto ci basta di ciò che la tradizione le riconosce per gridare al primato. 
A dirla tutta l’avvocata non fu una, furono tre: Ortensia, Afrania e Mesia. Tre matrone romane, tre donne “colte ed eloquenti” che per ragioni diverse misero bocca nei tribunali e nel Foro in età repubblicana.
Il diritto romano non vietava espressamente alle donne di svolgere la professione forense. Che gli avvocati fossero uomini veniva da sé, cioè dalle “cose”. Alle matrones spettava il silenzio, gli affari di casa. Il ruolo di madre e di figlia, che niente aveva a che fare con il significato di “cittadino”: colui che prendeva parte alla res pubblica, che poteva, e anzi doveva, partecipare all’attività politica e forense fuori dal domicilio.

Era un fatto di equilibrio, di status quo, diremmo oggi. Bisognava tenere ben separati i due mondi, pubblico e privato, pena il sovvertimento delle istituzioni. Lo imponeva il mos maiorum: l’insieme di precetti morali tradizionali che distinguevano la civiltà romana per il rispetto dell’etica e delle leggi. Mesia oltrepassò quel confine quasi per caso. Mesia Sentinate, cioè di Sentinum - l’antica città alle porte dell’odierna Sassoferrato, nelle Marche - la cui vicenda è narrata da Valerio Massimo nei suoi “Factorum et dictorum memorabilium” (“Fatti e detti memorabili”).

L’autore latino non spiega granché. Non chiarisce l’accusa a carico della donna, né perché si fosse recata dinanzi al pretore senza l’assistenza di un “tutore”. Si limita a dire che a lei «né il sesso né la verecondia dell’abito matronale valsero a far tacere nel Foro e nei tribunali».

Scrive Valerio Massimo: «Mesia Sentinate, essendo stata incriminata, si difese, alla presenza del pretore Lucio Tizio e del collegio giudicante da lui presieduto, in mezzo a gran folla di popolo e, svolte regolarmente tutte le parti della sua difesa non solo accuratamente, ma anche con coraggio, fu assolta nel primo giudizio e con verdetto quasi unanime. Costei, poiché nascondeva sotto l’aspetto di donna un animo virile, ebbe il soprannome di Androgine». L’episodio è talmente curioso che lo storico non può sottrarsi dal riportarlo: Mesia prende parola pubblica al posto di un uomo, e senza biasimo, col coraggio di un uomo. Perché?

L’ipotesi è che la sua famiglia, i maschi di casa, fossero impegnati nella battaglia. Nel I secolo a.C. lo Stato romano fu attraversato da grandi crisi: tra tutte la guerra civile, che decimò la popolazione maschile. Perciò è probabile che Mesia si trovasse costretta a difendersi da sola. Ma con «animo virile», e ciò le valse la lode. Non si può dire altrettanto di Gaia Afrania, che perorò la sua causa con meno fortuna: Valerio Massimo la tratta come «mostro», «personificazione dell’intrigo femminile», la cui voce somiglia al «latrare di un cane».

Fa caso a parte Ortensia. Ce ne parla ancora una volta lo storico Valerio. Figlia del noto oratore Quinto Ortensio Ortalo - avvocato romano, rivale di Cicerone -Ortensia si dedicò agli studi con dedizione, seguendo le orme del padre. Di lei si ricorda una lunga arringa difensiva grazie alla quale un gruppo di donne ebbe la meglio in una vertenza “politica”. I fatti sono narrati anche da Appiano di Alessandria nelle “Guerre Civili”: nel 42 a.C., per far fronte alla battaglia contro gli oppositori di Cesare, i triumviri chiesero a 1400 matrone romane di contribuire alle spese militari con una tassa proporzionata al valore dei propri beni. Fallito il tentativo di intercedere presso le mogli dei triumviri, le matrone - «private dalla guerra di padri, figli e fratelli» si mobilitarono a difesa della propria condizione economica e scelsero Ortensia per condurre la causa. Anche perché, ci dice Valerio, «nessun uomo aveva osato assumere il suo patrocinio ». Poco male. Il discorso di Ortensia arrivò dritto al punto: il numero di donne chiamate a contribuire alle spese scese a 400, e per sopperire alla quota restante si tassarono gli uomini con il patrimonio più alto.

«Perché mai - argomentava Ortensia - le donne dovrebbero pagare le tasse, visto che sono escluse dalla magistratura, dai pubblici uffici, dal comando e dalla vita dello Stato?».
(Il Dubbio, 8.3.2021, inserto, p. 8)
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Nota di Chiesa e post-concilio
1. Quando la mater familias diventava madre veniva chiamata domina; i suoi compiti principali erano quelli di dirigere il lavoro degli schiavi all'interno della casa, di tessere la lana e confezionare abiti per sé e per i membri della famiglia. Di rado, si concedeva delle visite. Anche se in casa era la padrona, non aveva nessuna forma di indipendenza: era sottoposta alla tutela del padre prima e del marito dopo e se orfana a quella del parente più stretto tra i maschi adulti della famiglia. Solo in tempi più recenti la donna usufruì di una certa indipendenza fino ad essere onorata e considerata matrona della casa: accompagnava il marito ai giochi e ai teatri e per le vie le si cedeva il passo. Le cose mutano in epoca imperiale.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Be', adesso, oltre che difendersi, giudicano pure... Un passo avanti, no?

Lo pensano anche i filantropi di Google------> https://www.youtube.com/watch?v=dJP8qEfWh2A

Anonimo ha detto...


Resta il fatto, storicamente documentato, che quando le donne cominciano ad uscire dalla sfera domestica, sfera nella quale in genere sono esse a governare e nella quale svolgono anche l'importante funzione di principali educatrici dei figli, soprattutto negli anni iniziali, i più importanti; quando ne escono,reclamando gli stessi diritti degli uomini ed entrando in concorrenza con loro nel mondo del lavoro e in pratica dappertutto, si inizia la decadenza dei costumi, senza scampo.
La donna che sta nella casa, attiva ed operosa, è come le fondamenta di una casa: tu non le vedi ma reggono tutta la struttura. Uscendo dalla casa la donna ed entrando nell'agone pubblico come se fosse un uomo, la casa crolla, perché le sono venute meno le fondamenta.
Z.

Anonimo ha detto...


Questa Ortensia ragionava come le donne di oggi: siamo uguali o no? Se dite di no, allora le tasse non le pago visto che che non posso esser giudice, ufficiale, avvocato etc.
Tra l'altro, quei ricchi patrimoni, quelle antiche donne romane come li avevano guadagnati?
Non certo con un'attività professionale, visto che ne erano di fatto escluse. Doveva
trattarsi di patrimoni ereditari, di mariti o congiunti magari morti in guerra o uccisi nelle guerre civili.
Ad Ortensia sarebbe piaciuta Boldrini.

Anonimo ha detto...


La condizione della donna romana madre di famiglia, chiusa in casa etc., citata da Chiesa e Postconcilio, si riferisce soprattutto a tempi più antichi, quasi arcaici addirittura.
Comunque, se tanto mi dà tanto, meglio la donna chiusa in casa piuttosto che le donne seminude e sboccate che circolano spavaldamente per le nostre strade, offendendo, oltre al pudore, anche il paesaggio.

Anonimo ha detto...

@ 8 marzo 2021 20:22

Giusto, giustissimo! Peccato che oggi non lo capisca più nessuno, non lo capisce la madre, non lo capisce il padre, non lo capiscono i figli, non lo capiscono i nonni, non lo capiscono gli amici, non lo capiscono i conoscenti, non lo capisce il medico, non lo capisce il confessore...nessuno. E la bambina viene educata ed istruita dalla madre, dal padre, dai fratelli, dagli insegnanti...per stare fuori casa. Non so come fosse un tempo la questione dell'ammazza/donne, venivano ammazzate di più o di meno? Non lo so, ma temo che fossero meno. Il sesso offusca la mente. Ma non lo si capisce, non lo si vuol capire. Credo di aver già raccontato quello che lessi sulle donne Tuareg, nella biografia di Charles de Foucauld, donne mediamente 'liberiiisime', partorivano nella sabbia con cui poi coprivano il figlio soffocandolo, poi via altro giro altra corsa. Tra le donne Tuareg alcune però si distinguevano per un comportamento diametralmente opposto, queste donne raggiunta la maturità erano chiamate spesso a guidare la tribù stessa o l'assemblea dei maschi, non ricordo esattamente. La padronanza di sé è sempre apprezzata quando si fa sul serio, anche da chi lascia che sia la donna a commettere l'infanticidio di suo figlio. Il cuore umano è veramente strano. Anche a Roma le donne andavano a partorire nel Tevere per annegare il bambino. Credevamo di aver superato questi orrori, invece no, non solo si continua ad abortire, ma si abortisce su ordinazione per prelevare da bambino vivo organi e quanto serve alla sciiienza. I popoli primitivi, senza Gesù Cristo, avevano una loro scusante, ma noi no. Non abbiamo più alcuna scusante. E la chiesa aggiornata poi...che responsabilità ha davanti a nostro Signore Gesù Cristo! Immensa. E davanti agli uomini e davanti ai milioni di bambini abortiti. Signore perdona, guarisci i nostri cuori, le nostre menti, la nostra volontà. Signore, pietà!

Anonimo ha detto...


Anche a Roma le donne andavano a partorire nel tevere per annegarvi il bambino..

Ma quali donne? ierodule, prostitute, attrici? La piaga degli aborti cominciò appunto con la decadenza dei costumi non prima. Cornelia, la famosa e celebrata madre dei Gracchi, ebbe tredici figli, anche se molti morirono in tenera età o giovani. Per le donne romane e italiche, prima della decadenza, quando appunto governavano la casa, avere da sei a otto figli era del tutto normale. Ci resta una qualche documentazione soprattutto per le famiglie abbienti. Con tanti figli, servi, parenti da accudire e governare, tempo per andare in giro, vivere fuori casa come gli uomini non ce n'era. La matrona romana era altamente rispettata, è del tutto sbagliato vederla come una serva rinchiusa a far figli.
Ora, si cerca di presentare oggi la donna nella società romana come una serva o schiava perché vittima dello stereotipo maschile che la vuole appunto chiusa in casa a far figli, senza poteri. Ma questo è a sua volta uno stereotipo femminista. Sappiamo che nel Medio Evo le mogli dei feudatari, quando costoro andavano in guerra o comunque si assentavano per periodi più o meno lunghi, prendevano in mano l'amministrazione, al completo. Ora, quando i mariti romani andavano in guerra, p.e., le mogli a casa, che facevano? Non dirigevano di fatto loro tutta l'economia della "familia", che poteva essere anche vasta (figli, figlie, parenti, ancelle, servi, schiavi etc)? Certo, non si accettava che una donna parlasse in pubblico (e san Paolo la pensava forse diversamente? e quando proibiva alle donne di parlare pubblicamente nelle riunioni dei cristiani non era sempre divinamente ispirato?)
Chi, insegnante in pensione, ha fatto esperienza in passato di agitate assemblee studentesche si ricorderà che gli interventi delle ragazze erano quasi sempre accesi, tendenzialmente ad personam, con quella punta isterica che scatenava nei maschi la violenza.

Il "femminicidio" è una forma di terrorismo psicologico, vuol dar l'idea che i reati di gelosia e violenza contro le donne siano aumentati. Ma lo sono davvero? Che dicono le statistiche della polizia? IN ogni caso, se sono aumentati i comportamenti scorretti dei maschi, in generale, senza arrivare ai reati veri e propri, questo non dipende anche dal modo di vivere delle donne di oggi, da quest'immagine che si continua a martellare della donna che vuole essere libera, trasgressiva, autonoma, indipendente, al di sopra di ogni regola, etc etc.
(E quando qualche sacerdote ha fatto timidamente notare che i costumi delle donne di oggi non andavano bene e contribuivano al clima generale di decadenza, eccitando i peggiori istinti degli uomini, non è stato forse vilipeso dai fedeli e sottoposto a sanzioni dai suoi superiori?)

Anonimo ha detto...

@ "Ma quali donne?..."

Ho lasciato questo termine, senza scendere nel particolare, perché scrivendo mi son venute in mente le giovani senza esperienza, manipolate, violentate, cadute nelle mani di un aguzzino, forse di buona famiglia...
Quello che lei scrive è vero, manca un insegnamento costante e gli esempi giusti. Ma la chiesa ha le sue responsabilità, non è stata in grado di fare diga contro la modernizzazione corrotta e corruttrice. Questo gravissimo peccato di omissione ha distrutto e sta finendo di distruggere un'intera civiltà.

Anonimo ha detto...

Spiace che si strizzi l'occhio ai femminismi e alle loro rivendicazioni anche in questo blog.

mic ha detto...

Ricordare che la viriditas appartiene anche alle donne sarà consentito ad una donna, che ha speso la vita in tanti ambiti con caparbio e instancabile coinvolgimento, senza confonderlo col femminismo?

Anonimo ha detto...

@ 9 marzo 2021 18:27

Bisogna sottolineare in questi casi che quello che riportiamo come esempio è tale perché le cronache ne hanno lasciato traccia. In realtà delle virtù eroiche di moltitudini di donne, da che mondo è mondo, nulla sappiamo. Certamente donne virtuose vi furono se non altro per una questione di equilibrio, in quanto è pur vero che il mondo è male, ma non è tutto male altrimenti sarebbe già sprofondato, si sarebbe annientato con le sue mani.

All'annientamento dell'essere umano e del mondo tende invece la follia nella quale stiamo vivendo. Purtroppo buona parte del mondo di ognuno di noi è sotto la malia della propaganda assassina, questo significa che veramente è necessario ed ineludibile che si diventi sale e lievito veramente. Il tempo sta per scadere se non diventiamo sale sale saremo calpestati dalle milizie della pazzia.

Noi siamo mediamente la generazione della guerra e del dopoguerra, quelle generazioni che furono urlo della vita malgrado morte, distruzione, fame. I nostri genitori si aggrapparono con la loro residua speranza alla vita. A noi spetta raccogliere il loro testimone e per la Vita combattere con tutte le forze della loro gioventù e della nostra prima infanzia. Se ci fu concesso di arrivare fin qui il senso c'è e sarà da noi compreso ed assimilato a fondo nell'agire del nostro presente.

Anonimo ha detto...

@ 9 marzo 2021 18:27

Bisogna sottolineare in questi casi che quello che riportiamo come esempio è tale perché le cronache ne hanno lasciato traccia. In realtà delle virtù eroiche di moltitudini di donne, da che mondo è mondo, nulla sappiamo. Certamente donne virtuose vi furono se non altro per una questione di equilibrio, in quanto è pur vero che il mondo è male, ma non è tutto male altrimenti sarebbe già sprofondato, si sarebbe annientato con le sue mani.

All'annientamento dell'essere umano e del mondo tende invece la follia nella quale stiamo vivendo. Purtroppo buona parte del mondo di ognuno di noi è sotto la malia della propaganda assassina, questo significa che veramente è necessario ed ineludibile che si diventi sale e lievito veramente. Il tempo sta per scadere se non diventiamo sale sale saremo calpestati dalle milizie della pazzia.

Noi siamo mediamente la generazione della guerra e del dopoguerra, quelle generazioni che furono urlo della vita malgrado morte, distruzione, fame. I nostri genitori si aggrapparono con la loro residua speranza alla vita. A noi spetta raccogliere il loro testimone e per la Vita combattere con tutte le forze della loro gioventù e della nostra prima infanzia. Se ci fu concesso di arrivare fin qui il senso c'è e sarà da noi compreso ed assimilato a fondo nell'agire del nostro presente.