venerdì 30 novembre 2012

Davvero è accaduto qualcosa di grande... e di grave, aggiungiamo noi.

Gli scritti conciliari di Joseph Ratzinger presentati dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
Uno strumento prezioso per comprendere e interpretare il Vaticano II a partire dai suoi testi
di Gerhard Ludwig Müller

[Del concetto di Tradizione del nuovo custode della fede avevamo parlato già qui]

Col titolo altisonante sopra riportato è apparso ieri sull'Osservatore Romano un articolo che, con accenti decisi e fortemente mirati, vorrebbe tagliare le ali a qualunque ulteriore possibilità di discussione e di critica ai documenti conciliari e ad alcune loro problematiche asserzioni e conseguenti applicazioni, le quali - più che un prefissato e dichiarato aggiornamento - costituiscono una vera e propria riforma, nella piena accezione del termine.

Ne riprendo gli stralci-chiave per la nostra riflessione e vi rimando alla lettura dell'intero testo, reso disponibile qui, il cui efficace e articolato excursus dà la percezione del coinvolgimento di Papa Ratzinger - già noto ma ulteriormente e autorevolmente confermato - nell'elaborazione dei testi conciliari e nella successiva interpretazione e applicazione del loro “spirito” e dunque nell'attuale e sempre più accentuata super-dogmatizzazione dello stesso. Lo dimostra il fatto che vanno intensificandosi le enfatizzazioni dell'evento-Concilio sempre più mitizzato in quanto visto, anziché come l'annunciato e proclamato aggiornamento, come un vero e proprio nuovo inizio, col conseguente troncamento in nuce di ogni formulazione critica, per quanto costruttiva e fondata sul magistero perenne. Assistiamo, anzi, costernati, alla dichiarata continuità con esso; ma solo perché riletto - sulla base di una vera e propria rivoluzione copernicana di variazione paradigmatica - alla luce delle formulazioni considerate valide secondo lo spirito dei tempi (vedi nota 2). Ed eccone la riprova:
[...] Joseph Ratzinger, da teologo, ha contribuito a dar forma e ha accompagnato il concilio Vaticano II in tutte le sue fasi. Il suo influsso si fa sentire già nella fase preparatoria, prima dell'apertura ufficiale del concilio, l'11 ottobre 1962. Egli prese parte in misura rilevante alla genesi dei più vari testi, prima a fianco dell'arcivescovo di Colonia, il cardinale Joseph Frings, e più tardi quale membro autonomo di diverse commissioni.
Nella fase della recezione, egli non si stanca di ricordare che il concilio va valutato e compreso alla luce della sua intenzione autentica. Il concilio è parte integrante della storia della Chiesa e pertanto lo si può comprendere correttamente solo se viene considerato questo contesto di duemila anni. Grazie ai suoi lavori sul concetto di Chiesa in sant'Agostino e sul concetto di Rivelazione in san Bonaventura(1), con i quali aveva ottenuto i gradi accademici, Joseph Ratzinger era particolarmente idoneo e preparato ad affrontare le questioni centrali poste alla Chiesa nel XX secolo. Tra queste, dopo le esperienze della guerra e di una società in profonda trasformazione negli anni Sessanta, vi era anche la crescente perdita di significato e di presenza della Chiesa nel mondo.
Nella sua prefazione al presente volume [il VII dell'Opera Omnia: vedi Prefazione all'Opera Omnia], Papa Benedetto XVI ha così descritto il compito del concilio: «La percezione di questa perdita del tempo presente da parte del cristianesimo e del compito che ne conseguiva era ben riassunta dalla parola “aggiornamento”. Il cristianesimo deve essere nel presente per potere dare forma al futuro». [...]
E poi ecco la contrapposizione di Mons. Müller alla « ermeneutica della Tradizione », l'unica interpretazione ortodossa del Concilio Vaticano II, individuando una “interpretazione eretica” nella «ermeneutica della rottura, sia sul versante progressista, sia su quello tradizionalista». Secondo lui entrambi accomunati dal rifiuto del Concilio: «i progressisti nel volerlo lasciare dietro di sé, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare ad un’altra Chiesa; i tradizionalisti nel non volervi arrivare, quasi fosse l’inverno della Catholica». Vengono inclusi tra i progressisti coloro che vorrebbero portare il concilio alle sue estreme conseguenze: ma, se ciò è ritenuto possibile, significa anche che ce ne sono i presupposti, cioè il darsi della ripetutamente negata “rottura”... È una dicotomia che gli fa gioco... e del resto lui non appartiene forse ai cosiddetti “progressisti”, che ora assumono la veste di falsi conservatori, perché in realtà si tratta di conservatoristi del Concilio?

Quel che è grave: è la prima volta, che io sappia, che viene tirata in ballo una "interpretazione eretica", alla quale peraltro siamo inopinatamente associati anche noi tradizionalisti. Ed è gravissimo che venga proprio dal Prefetto della Dottrina della Fede in un momento peraltro in cui anche da parte del Santo Padre sono state fatte alcune osservazioni critiche a documenti concilliari (e non sono le prime: pubblicherò domani un validissimo articolo di Paolo Pasqualucci).

E così ci ha messi nello stesso calderone di coloro che stanno distruggendo la Chiesa! La sua affermazione denota malafede o superficialità perché non è vero che i Tradizionalisti rifiutano il Concilio, ma ne contestano i 'punti' di rottura con la Tradizione, senza la quale non c'è la Chiesa, ma qualcosa d'altro!

Inoltre la formulazione del nuovo “custode della fede” sulle interpretazioni eretiche del Concilio è priva di ogni sostanza teologica perché la sua visione di continuità si fonda sulla reinterpretazione dell'intenzione del concilio, che in realtà non si è imposto come dogmatico né ha voluto definire quod ubique et semper... ed anzi, anziché definire, dialoga ed è prodigo di enfatiche affabulazioni, oggi portate avanti dai vertici Curiali in maniera sempre più scoperta ed impositiva.

Ed è così che il magistero vivente viene ridotto al magistero del presente, sostanzialmente inventando, dopo il Vaticano II, un nuovo magistero. E dunque il magistero è ridefinito, perché ha per obbiettivo quello di esprimere la continuità di un soggetto (il popolo di Dio in cammino) e non più quella di un oggetto (la Rivelazione data e da inverare nella storia da ogni generazione).
Nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005 che suscitò notevole interesse, Benedetto XVI mise in evidenza «l'ermeneutica della riforma nella continuità» a fronte di una «ermeneutica della discontinuità e della rottura». Joseph Ratzinger si pone così nel solco delle sue affermazioni del 1966. Questa interpretazione è l'unica possibile secondo i principi della teologia cattolica, vale a dire considerando l'insieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale Tradizione e il Magistero, la cui più alta espressione è il concilio presieduto dal Successore di san Pietro come capo della Chiesa visibile(2). Al di fuori di questa unica interpretazione ortodossa esiste purtroppo un'interpretazione eretica, vale a dire l'ermeneutica della rottura, sia sul versante progressista, sia su quello tradizionalista. Entrambi questi versanti sono accomunati dal rifiuto del concilio; i progressisti nel volerlo lasciare dietro, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare a un'altra Chiesa; i tradizionalisti nel non volervi arrivare, quasi fosse l'inverno della Catholica.
“Continuità” significa la permanente corrispondenza con l'origine, non adattamento di qualsiasi cosa sia stata [dovrebbe esplicitare cosa intende], che può portare anche sulla strada sbagliata. La tanto citata parola d'ordine “aggiornamento” non significa dunque “secolarizzazione” della fede, cosa che porterebbe al suo dissolvimento, ma l'origine [Cos'è poi questa origine: la Rivelazione che si evolve?] annunciata in tempi di volta in volta nuovi, origine a partire dalla quale viene donata agli uomini la salvezza; aggiornamento significa dunque “rendere presente” il messaggio di Gesù Cristo. Si tratta, in fondo, di quella riforma necessaria in tutti i tempi in costante fedeltà al Christus totus, secondo le note parole di sant'Agostino: «Tutto Cristo, cioè il Capo e le membra. Che significano il Capo e le membra? Cristo e la Chiesa» (vedi nota 1) (In Iohannis evangelium tractatus, 21, 8).
Lo stesso Vaticano II ha dichiarato che, «seguendo le orme dei concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l'annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami» (costituzione dogmatica Dei Verbum, 1). Il concilio non vuole annunciare alcun'altra fede bensì, in continuità con i precedenti concili, intende renderla presente. [è il modo in cui la rende presente che in realtà la snatura] [...]
[Fonte: L'Osservatore Romano, 29 novembre 2012 by Paparatzinger blog]
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1. Abbiamo qui la riprova dell'idea di evoluzione del dogma. Il lavoro cui si accenna fu presentato nel 1956 da Joseph Ratzinger per l’abilitazione all’insegnamento universitario statale: in quella tesi su San Bonaventura,  l'idea della Rivelazione «appariva ora non più semplicemente come la comunicazione di alcune verità alla ragione, ma come l’agire storico di Dio, in cui la Verità si svela gradatamente». Ratzinger afferma che Bonaventura ha visto nella Rivelazione, non un insieme di verità, ma un atto (il che è vero), e che «del concetto di “rivelazione” fa sempre parte anche il soggetto ricevente»: dunque del concetto di Rivelazione fanno parte anche i fedeli, cioè essi sono parte della Rivelazione stessa. Inoltre egli afferma anche che «alla Scrittura è legato il soggetto credente, la Chiesa [considerata nella comunità dei credenti], e con ciò è già dato anche il senso essenziale della Tradizione». Lo stesso Ratzinger rivela che il suo relatore, Michael Schmaus, «non vedeva affatto in queste tesi una fedele ripresa del pensiero di Bonaventura […] ma un pericoloso modernismo, che doveva condurre verso la soggettivizzazione del concetto di Rivelazione». (Le citazioni virgolettate sono tratte da J. Ratzinger, La mia vita. Autobiografia, San Paolo, 2005).
Dunque questa parte della tesi fu a suo tempo espunta dal lavoro; ma oggi riappare intatta nell'Opera omnia di cui si sta parlando e, soprattutto, ne risultano recepite e applicate le sue affermazioni.

2. [Il discorso è già stato sviluppato anche qui]. Il problema sta tutto nell'assimilazione del magistero vivente al magistero presente, opponendolo a quello passato. Essa può aver luogo perché ci si pone esclusivamente dal punto di vista del soggetto e si antepone l'esperienza alla conoscenza.
Maria Guarini

14 commenti:

Areki ha detto...

Non ho letto completamente quando va dicendo il Card. Muller, concordo in toto con "Mic" nella valutazione negativa del pensiero di Muller e compagni che vorrebbero dogmatizzare il Concilio Vat. II.
La cosa però non sarà possibile perchè alla fine i nodi vengono al pettine e più di qualcuno ormai si va accorgendo del colossale inganno e pastrocchio che è stato il Concilio e soprattutto le riforme ad esso succedutisi.
Del resto lo stesso Papa Benedetto proprio nei suoi scritti ultimi sul Concilio ha criticato espressamente la Gaudium et Spes dicendo che non è riuscita nel suo scopo di definire il rapporto tra Chiesa e mondo.... allora direi a Mons. Muller vogliamo scomunicare anche il Papa?.....
Tutto questo dimostra che ormai non è più possibile sorvolare sul Vaticano II e astenersi su un giudizio (negativo) su di esso....
Se questo Concilio fa problema l'autorità suprema dovrà fornire chiarimenti plausibili e conformi con la dottrina cattolica classica, altrimenti ogni singolo fedele sarà autorizzato a prescindere da questo Concilio, nella speranza anzi nella certezza che Nostro Signore non farà mancare un aiuto straordinario alla Chiesa per salvarla dalla crisi estrema in cui tale Concilio l'ha gettata....
don Bernardo

Areki ha detto...

Ancora una osservazione:
I difensori del Concilio Vat. II che si era presentato come un "concilio pastorale" alla fine stanno approdando sul versante del dogmatismo più bieco e persecutorio.
Un dogmatismo che rifiuta a prescindere ogni dialogo con chi fa timide obiezioni e ogni ragionamento con chi vorrebbe usare la logica ed il principio di non contraddizione.......
alla faccia del dialogo,
alla faccia dell'accoglienza e della tolleranza.......
Si tratta di un processo simile a quello della Rivoluzione Francese cominciata (forse) con buone intenzioni e finita (di sicuro) con il terrore, la ghigliottina, le stragi della Vandea......
Il tempo è galantuomo e più trascorre e più si mostra il fallimento di tutta l'operazione Vat. II......
Sbagliare è umano...... perseverare nell'errore è diabolico..... infatti solo chi è intrinsecamente superbo rifiuta di ammettere umilmente i propri limiti ed errori.
don bernardo

Amicus ha detto...

Ho letto un autore che parla di "ribaltone": i neomodernisti, prima condannati da Pio XII e censurati dal S. Uffizio, col superconcilio sono giunti al potere, grazie a Giovanni XXIII e soprattutto a Paolo VI. Ed oggi cambiano, per così dire, le carte in tavola condannando i cattolici fedeli - della FSSPX ed altri - che rifiutano i loro errori, accusandoli di 'eresia'. Siamo al culmine della sfrontatezza.

mic ha detto...

Il termine "interpretazione eretica" non mi risulta sia mai stato pronunciato prima. Ed è grave che a farlo, e proprio nei termini in cui lo ha fatto - piuttosto sommari e per nulla argomentati - sia stato il responsabile della Dottrina della Fede.

Stiamo vivendo il paradosso, terribile (non vedo altro termine), che gli eretici (documentatamente tali) hanno 'approvazione' come cattolici, mentre i veri cattolici rischiano di esser definiti eretici.

Anche se ciò avviene attraverso un sofisma, peraltro non riconoscibile da chi è rinchiuso nella stessa gabbia ideologica, è ugualmente grave e andrebbe contrastato con vigore da chi ha più autorità di noi poveri fedeli abbandonati ad ogni vento di dottrina, purtroppo proveniente anche dai Piani Alti...

viandante ha detto...

Condivido quanto detto da Areki e da mic.
Anzi se a qualcuno interessa addirittura il papa inizia a prendere le distanze da alcuni documenti conciliari! Vedi ad es.:
http://www.conciliovaticanosecondo.it/2012/11/18/sulle-recenti-critiche-di-benedetto-xvi-al-concilio-vaticano-ii/

Non so fino a che punto sia ispirato, comunque queste prese di posizione del papa (così come quella sul rito antico mai abolito) sembrano dei tentativi per rattoppare un po' la situazione, ma in realtà sono bombe al tritolo innescate!
Prima o poi la loro portata sarà evidente a tutte le persone in buona fede.

La crepa nella diga si allarga sempre più! Preparatevi al cedimento, non sarà indolore per nessuno.

Citazione articolo Pasqualucci ha detto...

[...] Dunque: nel giudizio del Papa (come dottore privato) la Gaudium et spes (GS) non è riuscita a definire bene il proprio oggetto ossia a darci un concetto valido di “mondo contemporaneo”. Lo “Schema XIII” dal quale è nata, elaborato soprattutto dall’episcopato francese, era evidentemente carente e le sue manchevolezze si sono mantenute nella Costituzione. Se ben mi ricordo, non fu l’allora cardinale Ratzinger a sottolineare, diversi anni fa, che la GS rappresentava una sorta di “Controsillabo”, dal momento che essa aveva voluto chiudere l’epoca dello scontro frontale con il “mondo” (per l’appunto esemplificata da ultimo nel Sillabo di Pio IX, 1865) per aprire quella della comprensione e del dialogo? Ma se ora, nelle parole stesse di Papa Ratzinger la GS viene giudicata manchevole proprio perché “non è riuscita a offrire un chiarimento sostanziale” per ciò che riguarda il concetto stesso di “mondo”, della modernità, il supposto suo valore di “controsillabo” a cosa si riduce? Non viene ad azzerarsi del tutto?
È vero che il Romano Pontefice attribuisce alla GS il merito di aver espresso “molte cose importanti per la comprensione del “mondo”” e di aver dato “rilevanti contributi sulla questione dell’etica cristiana”. Tuttavia, non dice quali siano state queste “cose importanti” e quali “i rilevanti contributi”. In ogni caso tali lodi, rivolte ad aspetti importanti ma parziali del testo conciliare, nulla tolgono alla sua critica, che a me non sembra di poco momento. Il rilievo è assai pesante, se si guarda alla sostanza, al di là della forma pacata e distaccata tipica dello stile di Benedetto XVI. Questa critica ci dice, in parole povere: “La GS non ha saputo chiarire il proprio oggetto, non ha saputo darci un concetto soddisfacente di mondo moderno”. Come a dire: è mancata al suo scopo. Facendosi forti di questa critica, tutti coloro che vogliono oggi aprire un dibattito serio ed obiettivo sul Concilio, possono (io credo) ricavare la seguente direttiva: siamo autorizzati a ricercare i motivi per i quali la GS è fallita nel suo obiettivo principale; la GS che doveva rispondere alla “vera aspettativa del Concilio” e chiarire in primo luogo ai fedeli che cosa dovessero intendere con “mondo contemporaneo”. Siamo pertanto autorizzati a porci domande di questo tipo: perché la GS è mancata al suo scopo? Quali le sue carenze? Dopo questo giudizio critico (e diciamo pure coraggioso) del Papa in persona, il dibattito su una delle Costituzioni portanti del Vaticano II deve a mio modesto avviso ritenersi di fatto consentito da parte dell’Autorità legittima, con buona pace di coloro che si ostinano a ritenere il pastorale Vaticano II un Concilio superdogmatico, da accettare senza discussione in ogni suo minimo risvolto.

Luisa ha detto...

C`è chi esulta grazie a mons. Müller che offre agli amiconi della FSSPX l`occasione di darle addosso, infierire contro la FSSPX è uno sport molto praticato in certi ambienti.
Riporto qui ciò che ho scritto da Raffaella:


" Al di fuori di questa unica interpretazione ortodossa esiste purtroppo un'interpretazione eretica, vale a dire l'ermeneutica della rottura, sia sul versante progressista, sia su quello tradizionalista. Entrambi questi versanti sono accomunati dal rifiuto del concilio; i progressisti nel volerlo lasciare dietro, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare a un'altra Chiesa; i tradizionalisti nel non volervi arrivare, quasi fosse l'inverno della Catholica."



A dire il vero l`ermeneutica della rottura ad opera dei progressisti è quella che ha dominato in modo egemone tutto il post Concilio, non volevano "lasciarlo dietro" ma, al contrario, se ne reclamavano per tutte le loro innovazioni, ahinoi, non solo tollerate, ma anche spesso legittimate e incoraggiate.
Ed effettivamente da quegli innovatori sono venuti anche distorsioni gravi, magisteri alternativi, ai margini dell`ortodossia se non eretici, difficilmente invece si potrà parlare di eresia per quello che mons. Müller chiama il "versante tradizionalista".

Certe frasi buttate lì per fare male
non fanno che acutizzare una crisi e un malessere profondo perchè si parla dei fondamenti della nostra fede, fondamenti che alcuni, pur essendo formalmente uniti al Successore di Pietro stanno sovvertendo, ciò che non fa la FSSPX che, lo ripeto, professa la dottrina di sempre della Chiesa.


Mons. Müller non ha definito eretica la FSSPX, sa che non può farlo, non ha definito eretici i progressisti, eppure per molti di loro potrebbe farlo, tanto sono concreti e devastanti i loro errori, ha parlato di interpretazione eretica, una qualificazione che mai il Papa ha usato, personalmente preferisco ciò che il Papa ha detto e aspetto con fiducia che durante questo Anno della Fede e nella sua prossima Enciclica il Santo Padre ci spieghi con la sua chiarezza cristallina non solo il contenuto dell`ermeneutiuca della riforma nella continuità ma che ci dica, nominandole, quali sono state e sono le le errate applicazioni del Vaticano II.


dal Web ha detto...

Le esternazioni del prefetto della Congregazione della Fede non rientrano nel magistero pontificio e anche i documenti Pontifici non hanno tutti lo stesso grado di obbligatorietà. Per dichiarare qualcuno eretico ci dev'essere il rifiuto di un atto solenne del magistero, non di un discorso o di un documento tra i tanti.

Luisa ha detto...

"Entrambi questi versanti sono accomunati dal rifiuto del concilio; i progressisti nel volerlo lasciare dietro, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare a un'altra Chiesa."

Macché lasciarlo dietro, erano e sono i progressisti a mettere il "Concilio" DAVANTI a loro, e loro ben coperti e protetti da quel termine magico, capace da solo di zittire ogni critica, hanno mattone dopo mattone costruito quella chiesa fatta da mani umane, una chiesa in cui la sacralità della Liturgia ha ceduto il posto alla creatività, il Sacrificio di N.S.G.C al banchetto e alla Parola, in cui la Tradizione e tutto ciò che aveva un sapore preconciliare è stato ed è beffeggiatio, una chiesa in cui l`autorità del Papa e del suo Magistero è ignorata, nel caso ormai rarissimo in cui venga esercitata, una chiesa costruita su sabbie mobili perchè costruita su volontà umane, sull`orgoglio e la disobbedienza.
Altro che lasciarlo dietro, il superdogma, il mitico Concilio, l`evento Concilio ha forgiato una nuova Chiesa, ha firmato l`inizio di una nuova Chiesa e chi lo ha fatto in suo nome ha ancora i mano leredini del potere nella Chiesa.
Grazie medicina della Misericordia.

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Un punto importante da considerare nella ricenti publicazzione degli scritti di Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI), è che in un certo momento lui stava del lato dei progressisti e poi passa a l'ala più conservatrice conciliare. Non so esattamente quando questa transizione ha avuto luogo, ma siamo in grado di leggere alcuni dei suoi libri (Principi di teologia cattolica e il Vaticano II, problemi e risultati), che egli stesso è stato uno dei promotori del ermeneutica della rottura. Molto significativa in questo senso, è stata la scelta dell'Orso di S. Colombano per integrare il suo stemma papale, che suggerisce esattamente questo cambiamento. Ma allora, se l'attuale Papa regnante stesso ha fatto l'ermeneutica della rottura, come il problema del Concilio può essere lo scontro delle due ermeneutiche, quando quello che sembra è che l'ermeneutica ufficiale non è per nulla vincolante? Possiamo domandare migliore e dire: esiste adesso un'ermeneutica ufficiale del concilio? Sarà per lui che la libertà che lo ha fatto aderire alla ermeneutica della rottura, ce diritto all'esistere?


Secondo me, questa ermeneutica ufficiale, non esiste. Così, quale il valore di accetare il Concilio, se la Chiesa non ha stabilito il significado dei suoi testi?

Per occasione di un dibattito ho trovato un passaggio di San Girolamo, che parla molto per noi, in lui si legge:

Marcione e Basilide e altri eretici ... non possiedono il Vangelo di Dio, dal momento che non hanno lo Spirito Santo, senza il quale il Vangelo predicato diventa umano. Non pensiamo che il Vangelo consiste nelle parole della Scrittura, ma nel suo significato, non sulla superficie, ma al suo cuore, non nelle prediche ma lascia la radice della comprensione. In questo caso la Scrittura è molto utile per gli ascoltatori, quando non si parla senza Cristo, né sono presentati senza i Padri, e coloro che predicano non li introducono senza lo Spirito ... E 'un grande pericolo nella Chiesa parla, a causa di un perversa interpretazione del Vangelo di Cristo, diventa un vangelo dell'uomo (in Galat., I, 1. II ML XXVI, c.386).

Me sembra che la stessa cosa se può appliccare in un Concilio, la sua lettera e suoi testi sono importanti, ma il suo signicato è per di più importante, e su questo la Chiesa conciliare, non dice nulla cerca del Concilio.

Un saluto dal Brasile

Marco Marchesini ha detto...

Ormai questi interventi della gerarchia sono come carta straccia, per non scrivere di peggio.

Non rientrano in nessuna categoria del Magistero così come descritto nei manuali di teologia dogmatica.

rew ha detto...

Marchesini e Gederson: ottimi!

(in part.):

Secondo me, questa ermeneutica ufficiale, non esiste.
>>>>>Così, quale il valore di accetare il Concilio, se la Chiesa non ha stabilito il significado dei suoi testi?

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Questa fantomatica ermeneutica UFFICIALE non esiste ! ma il concilio impera tuttora, come "testo-base", non de-crittato, per essere veri cattolici!
atto di fede al buio: non capisco nulla, però mi inchino e "credo nel CONCILIO (come unico, sommo e fondatore della "nuova-chiesa" che avanza da 50 anni col suo pluralismo inclusivo di errori....a questo mira la "nuova evangelizzazione": a conciliarizzare tutto il popolo-bue, illudendolo con una "nuova tradizione" inclusiva della precedente, secondo una "nuova idea di cattolicesimo" etc.).
Nessuno a tutt'oggi, si degna di spiegare -dall'alto di alte Cattedre- al vasto "popolo di Dio" quale sia il valore e il significato del mega-mitico cv2.
Ma qualcuno spera e aspetta (v. Di Gernonimo et al.) che le Gerarchie si degneranno di farlo: e quando ? nell'aldilà, forse, tra qualche decennio?....e le anime intanto continuano a sbandare, e a dannarsi magari, per ignoranza favorita dall'inerzia e dai silenzi-assensi concessi all'eresia e a mille deviazioni dottrinali e morali !

mic ha detto...

Ma qualcuno spera e aspetta (v. Di Gernonimo et al.) che le Gerarchie si degneranno di farlo: e quando ? nell'aldilà, forse, tra qualche decennio?....e le anime intanto continuano a sbandare, e a dannarsi magari, per ignoranza favorita dall'inerzia e dai silenzi-assensi concessi all'eresia e a mille deviazioni dottrinali e morali !

La soluzione non dipende da noi, appartiene solo a Papa, se non a questo, ad un altro: lo crediamo de fide.
A noi non resta che essere fedeli nei contesti 'sani' che ancora ci sono.

Per il fatto che al momento manca una soluzione radicale non è necessario diventare sedevacantisti.

Anonimo ha detto...

http://www.sspx.org/sspx_and_rome/is_the_sspx_heretical_1_11-30_2012.htm

La SSPX risponde alla accusa di eresisa fatta dal Cardinale