martedì 15 dicembre 2015

Primato del Papa, Collegialità episcopale o “sola Traditio”?

Primato del Papa, Collegialità episcopale o “sola Traditio”?

“Quando un cieco guida un altro cieco”: un pericolo sempre in agguato

Cos’è il Conciliarismo

Il Conciliarismo è un errore ecclesiologico, secondo il quale il Concilio ecumenico[1] è per sé superiore al Papa. La dottrina cattolica, invece, insegna che il Papa da solo ha il pieno potere di Magistero e di giurisdizione sulla Chiesa universale; mentre  il Concilio imperfetto, ossia i vescovi senza il Papa non hanno il supremo potere di Magistero e di giurisdizione, che viene loro da Dio  tramite il Papa.

In un prossimo articolo (“Primato del Romano Pontefice, del Concilio imperfetto o dei Vescovi legati alla Tradizione? La dottrina del cardinal Gaetano”) svolgerò il tema dei rapporti tra Papa e Concilio, alla luce della dottrina del cardinal Tommaso de Vio detto il Gaetano. Essa infatti è molto attuale dopo la teoria della “Collegialità episcopale”, introdotta pastoralmente nel Concilio Vaticano II, che è in rottura evidente con l’insegnamento della Tradizione, della S. Scrittura, del Magistero costante e dogmatico della Chiesa e dell’insegnamento dei Padri e dei Dottori della prima, seconda e terza Scolastica e riassunta mirabilmente da Vittorio Mondello (La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice, Messina, 1965).

Sua origine remota

L’origine remota del Conciliarismo si trova nel principio giuridico contenuto nel Decreto di Graziano, (dist. XL, c. 6) del IV secolo, secondo cui il Papa può essere giudicato dal Concilio ecumenico imperfetto (sine Papa) in caso di eresia[2]; questa eccezione (solo in caso di eresia) è stata ripresa dal Conciliarismo mitigato come vedremo meglio appresso. Perciò il problema del Papa eretico è strettamente connesso a quello della superiorità dell’Episcopato sul Papa (non in sé o assolutamente, ma in caso di eresia o eccezionalmente)[3], ossia al Conciliarismo moderato.

L’ipotesi sulla possibilità del Papa eretico inferiore al Concilio

Inoltre la teoria del Papa eretico è solo un’ipotesi puramente speculativa, un’opinione possibile, nemmeno probabile, anzi molto improbabile e per nulla certa. Quindi è inutile riprenderla oggi per ovviare alla situazione catastrofica nell’ambiente ecclesiale postconciliare, anche perché essa è inficiata di Conciliarismo mitigato, che è almeno teologicamente erroneo. Si rischia, quindi, con essa solo di aggravare la situazione già caotica nel seno dell’ambiente ecclesiale e di aggiungere ad un grave disordine diffuso in ambiente ecclesiale un errore se non un’eresia.

I Dottori della Chiesa, soprattutto nella seconda Scolastica, ne hanno discusso come pura possibilità ipotetica (“ammesso e non concesso che il Papa possa cadere in eresia…”) per confutare le tesi conciliariste che rialzavano il capo. Quindi i Dottori scolastici, senza arrivare ad un accordo unanime e neppure ad una probabilità e men che mai ad una certezza, hanno espresso la propria ipotesi come possibile[4], al massimo poco probabile o molto improbabile, ma mai e poi mai come una certezza[5].

La teoria conciliarista mitigata riprese e diffuse l’opinione che eccezionalmente, ossia in alcuni casi (ad esempio in caso di eresia) il Papa potesse essere sottomesso al giudizio dei suoi sudditi, giudicato e deposto da essi[6]. Purtroppo nel Trecento, con le lotte tra Bonifacio VIII (†1303) e Filippo IV il Bello (†1314), il prestigio del Papato scemò e il vecchio principio di Graziano († 383) fu arricchito: il Papa poteva essere giudicato e deposto non solo in caso di eresia, ma anche quando esorbita nell’esercizio del suo potere[7].

Molti conciliaristi erano spinti da amore sincero verso la Chiesa, la cui esistenza sino alla fine dei secoli ed il cui infallibile insegnamento vedevano compromesso dalla possibilità di un Papa poco capace di svolgere correttamente la sua funzione. Tuttavia il rimedio che ponevano al problema era “un rattoppo peggiore dello strappo”, poiché per restaurare la Chiesa ne cambiavano la divina istituzione e da monarchica la rendevano democratica o aristocratica. Infatti un disordine pratico (un Papa cattivo, eretico o incapace che semina il caos nell’ambiente ecclesiale) non si corregge con un grave errore teologico per di più ereticale: la superiorità del Concilio sul Papa per sé (Conciliarismo radicale ed eretico) o solo in caso di eresia (Conciliarismo mitigato ed erroneo teologicamente).

Le origini prossime del Conciliarismo

Marsilio da Padova (†1343) è l’autore del Defensor pacis secondo cui il Papa non è il Vicario di Cristo in terra[8], ma tutti i ministri sacri hanno uguale potere e giurisdizione nella Chiesa. Il Papato sarebbe stato una invenzione dell’Impero, che può giudicare e deporre i Papi. Il Concilio ecumenico è, per sé e normalmente, il supremo organo del regime ecclesiastico e non il Papa. Giovanni XXII († 1334) condannò questi errori di Marsilio, che furono peggiorati da Guglielmo Occam (†1349).

Quando il Grande Scisma d’Occidente funestò la Chiesa (1378-1417) molti, anche in buona fede, credettero di trovare in queste teorie oggettivamente ereticali la via di uscita da tanti mali, ricorrendo alla superiorità  dell’Episcopato sul Papa, ma un errore  non si corregge con un altro errore. Infatti ci insegna Gesù: “Se un cieco guida un altro cieco tutti e due finiranno nella fossa” (Lc., VI, 39-40), vale a dire se il Papa non si comporta bene (nella fede, nella morale e nel governo della Chiesa) e lo si fa aiutare (deponendolo e dichiarandolo non-Papa) dall’Episcopato ritenuto superiore al romano Pontefice, allora il male diventa maggiore perché comune al Papa e all’Episcopato (ammesso che quest’ultimo voglia seguire tale ipotesi erronea ed ereticale).

Due dottori tedeschi dell’Università di Parigi all’inizio del Grande Scisma ridussero a sistema la dottrina conciliarista: Corrado di Gelnhausen ed Enrico di Langestein. Il primo pubblicò nel 1380 la Epistula concordiae ove attribuisce ai vescovi convocati in Concilio il supremo potere sulla Chiesa; il secondo pubblicò nel 1379 la Epistula pacis in cui pone tale potere addirittura nei fedeli; inoltre entrambi caldeggiano le idee della convocazione di un Concilio ecumenico per uscire dall’impasse del Grande Scisma, passando da una grave crisi pratica nella Chiesa e nel Papato (scisma in cui vi erano tre Papi presunti di cui non si sapeva discernere con certezza quello vero[9]) ad una eresia dogmatica che sovverte l’istituzione della Chiesa come Cristo l’ha fondata: su uno solo, cioè Pietro (e i Papi) e non sugli Apostoli sine Petro (e i vescovi sine Papa).

Pierre D’Ailly (†1420), occamista convinto, riteneva con Corrado di Gelnhausen che la Chiesa è fondata su Cristo e non su Pietro e perciò il Papa non è essenziale alla Chiesa. Quindi la giurisdizione deriva ai vescovi direttamente da Cristo e non tramite il Papa e i vescovi uniti in Concilio ecumenico sono per sé o normalmente la massima autorità della Chiesa. Il Papa è solo ministerialmente esercitante il potere nella Chiesa e lo dispensa amministrativamente e, siccome per accidens o eccezionalmente può anche cadere in eresia, può essere in tal caso deposto[10]. Solo la Chiesa universale ovvero i vescovi uniti in Concilio ecumenico sono infallibili e «nel caso che anche tutto il clero, i vescovi e il Papa cadessero nell’errore, vi sarà sempre qualche anima semplice e qualche pio laico che saprà custodire il deposito della divina Rivelazione»[11]. Negando, così, la struttura gerarchica della Chiesa voluta da Cristo fondata su Pietro e gli Apostoli, il Papa e i vescovi sino alla fine del mondo.

Sua attualità e rinascita

Come si vede questo vecchio errore nato nelle circostanze del grande scisma è risorto, circa seicento anni dopo, nel postconcilio (1965-2015) e si ritiene anche oggi - di fronte ad un problema reale. Il modernismo penetrato nella Chiesa - da alcuni[12] che il Papa, i vescovi, i cardinali e i sacerdoti son caduti quasi universalmente nell’errore; tuttavia vi sono le poche anime pie ed elette dei “tradizionalisti” che mantengono la vera fede, i veri sacramenti e quindi la vera Chiesa, la quale è rappresentata da loro e sussiste su di essi, ma ciò è contrario al piano di Dio che ha fondato la Chiesa su Pietro, sugli Apostoli e sui Papi, sui vescovi con giurisdizione venente dal Papa sino alla fine del mondo. In breve, per costoro, sarebbe la sola Tradizione (interpretata non dal Magistero del Papa, ma dai fedeli tradizionalisti) a correggere il Papa (come per il Conciliarismo lo sarebbe il solo Concilio)[13].

Ora nella Enciclica Humani generis (12 agosto 1950) - chiamata assieme alla Pascendi  “il terzo Syllabus”- papa Pacelli insegna che «il Magistero deve essere per qualsiasi teologo, in materia di Fede e di Costumi, regola prossima di verità, in quanto Cristo ha affidato al Magistero il Deposito della Fede – cioè la Tradizione divina e la S. Scrittura – […] per essere interpretato. Per gli insegnamenti del Magistero non solo solenne ma anche ordinario valgono le parole: “Chi ascolta voi, ascolta Me” (Lc. X, 16). […]. È vero che i teologi devono sempre tornare alle fonti della Rivelazione divina […]. Ma Dio assieme a queste due sacre Fonti della Rivelazione ha dato alla sua Chiesa il Magistero. […]. Il Redentore ha affidato il Deposito della Rivelazione per la sua retta interpretazione non ai singoli fedeli, né ai teologi, ma solo al Magistero ecclesiastico » (DS 3384, 3386).

In breve Pio XII ribadisce che Cristo ha dato alla Chiesa non solo la Tradizione e la Scrittura (le due fonti della divina Rivelazione), ma anche il Magistero, che è regola prossima di verità per la retta interpretazione della Tradizione apostolico/patristica e della S. Scrittura. Quindi non si può riformare il Papato (in crisi temporanea) con la sola Traditio senza ricorrere al Magistero pontificio, che è interprete della Tradizione. Monsignor Antonio Piolanti scrive: «La Teologia è fondata su Verità rivelate, le quali sono contenute nella Scrittura e nella Tradizione, la cui interpretazione è affidata al vivo Magistero della Chiesa, il quale a sua volta si manifesta attraverso le definizioni dei Concili, le decisioni dei Papi, l’insegnamento comune dei Padri e dei Teologi scolastici» (Dizionario di Teologia dommatica, Roma, Studium, IV ed., 1957, p. 246).  Il cardinal Pietro Parente insegna che il Magistero è perciò “il potere conferito da Cristo alla sua Chiesa, in virtù del quale la Chiesa docente è costituita unica depositaria e autentica interprete della Rivelazione divina. […]. Secondo la dottrina cattolica la S. Scrittura e la Tradizione non sono che la fonte e la regola remota della Fede, mentre la regola prossima è il Magistero vivo della Chiesa” (Dizionario di Teologia dommatica, cit., pp. 249-250).

Senza Autorità non sussiste la Società

L’Autorità è l’essenza di ogni Società temporale e spirituale e quindi anche della Chiesa, che è una Società perfetta d’ordine spirituale, onde il Papa in atto (e non virtuale) non è accidentale, ma essenziale e necessario alla sussistenza di essa. Senza un Papa che regni in atto[14] il Corpo mistico sarebbe simile ad un corpo senza forma o anima, ossia morto. Essendo l’Autorità il principio di unità e di essere della società, questa non sarebbe più una né esisterebbe senza Autorità. Quindi, il Papa non è accidentale, ma essenziale per la sussistenza della Chiesa (cfr. san Tommaso d’Aquino, C. Gent., IV, c. 76). Senza un Papa che regni in atto non sussiste il Corpo Mistico. Il Papato virtuale, la Chiesa virtuale non sono compatibili con la divina Istituzione della Chiesa fondata da Cristo sulla persona fisica e realmente attuale di Pietro (e così per i suoi successori: i Papi, sino alla fine del mondo).

La progressista “Collegialità episcopale”

La Collegialità episcopale[15] è una forma temperata di Conciliarismo, portata avanti dai modernisti durante il pastorale Concilio Vaticano II, ma essa è stata costantemente condannata dal dogmatico Magistero ecclesiastico sino a Pio XII, il quale ancora tre mesi prima di morire nell’enciclica Ad Apostolorum principis (29 giugno 1958), ribadì per la terza volta, dopo la Mystici Corporis del 1943 e la Ad Sinarum gentem del 1954, che la giurisdizione viene ai vescovi tramite il Papa. Il gallicanesimo o conciliarismo, invece, tende ad assegnare al Concilio ecumenico una funzione suprema eguale se non superiore a quella del Papa assolutamente o solo in caso di eresia del Papa.

Alla fine del XIII secolo il domenicano Giovanni da Parigi (†1306) insegnava che il Concilio per accidens può deporre il Papa qualora egli cada in eresia o abusi del suo potere (H. Jedin, Breve storia dei Concili, Brescia-Roma, Morcelliana-Herder, 1978, p. 96). Il principio speculativo da cui parte il Conciliarismo è quello secondo cui “il Papa può personalmente errare, la Chiesa o il Concilio, no” (H. Jedin, ibidem, p. 97); la firmitas Ecclesiae non può risiedere nella infirmitas Petri, ma solo nella soliditas Concilii e il legame di Cristo con la Chiesa o il “collegio episcopale” è indissolubile, con il Papa no (H. Jedin, ibidem, p. 104). Quindi anche il Papa deve obbedienza al “collegio dei vescovi” e alla sua riunione in Concilio. “Il Concilio ecumenico radunato rappresenta l’intera Chiesa, il suo potere gli viene immediatamente da Cristo” (H. Jedin, ivi). A Costanza si gettò la base della teoria di rendere il Concilio ecumenico “un’istituzione ecclesiastica stabile e per conseguenza una specie di istanza di controllo sul Papato” (H. Jedin, ibidem, p. 107). Per affermare la “libertà del Concilio” non si esitò a “ridurre il più possibile la pienezza dei poteri del Papa” (ibidem, p. 108). Con il Grande Scisma d’Occidente e la crisi del Papato “il ristabilimento dell’unità della Chiesa fu gravata da una pesante ipoteca. La teoria conciliarista, nata dallo stato d’emergenza in cui si trovava la Chiesa [con tre Papi], continuò a prosperare, benché incompatibile con la struttura gerarchica della Chiesa” (ibidem, p. 112). Il conflitto tra primato del Papa e Conciliarismo è inevitabile, sia pure un Conciliarismo mitigato quale la collegialità episcopale o la superiorità del Concilio sul Papa solo in caso di eresia di questi.

Papa Martino V ha condannato solo indirettamente il Conciliarismo sostenuto al Concilio di Costanza, per evitare un secondo scisma; storicamente non poteva fare di più (ibidem, p. 113). Vi sono epoche in cui la Chiesa non può esplicitare tutta la sua dottrina per evitare mali maggiori; queste epoche vi sono sempre state (Costanza, Basilea e Vaticano II) e ci potranno essere sempre sino a che il mondo non finisca. Molto spesso l’ottimo è nemico del buono e in certe contingenze occorre prendere atto dei fatti come si presentano realmente e non come li vorremmo noi. Sarebbe ottimo essere sempre in clima di Vaticano I, ma certe volte si è nel clima di Costanza, Basilea o Vaticano II. “C’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per piangere e uno per ridere, uno per tacere e uno per parlare, uno per far la guerra e uno per la pace”. L’ideale difficilmente è reale. Chi vuole una Chiesa e un Papato sempre ideale rischia di vivere in una Chiesa e in un Papato virtuale, che è irreale.

Giovanni Gersone (†1429), anche se personalmente pio, fu dottrinalmente discepolo di Pierre D’Ailly e andò oltre il suo maestro nell’errore ecclesiologico conciliarista e lo sostenne strenuamente al Concilio di Costanza (1414-1418). Infatti, mentre D’Ailly seguiva, da “destra” o “conservatoristicamente”, il Gelnhausen secondo cui la gerarchia ecclesiastica è fondata sui vescovi riuniti in Concilio (aristocrazia episcopale), Gersone seguì, da “sinistra” o “progressiticamente”, il Langestein e prima fondò la Chiesa sui parroci e poi anche sui semplici fedeli (democrazia temperata e multitudinarismo radicale), i quali trasmettono il potere ai parroci e ai vescovi. Quindi non solo il Concilio, ma anche i fedeli possono giudicare il Papa e deporlo.

Analoga è la soluzione all’attuale problema conciliare e postconciliare secondo cui i fedeli, i sacerdoti e i vescovi senza giurisdizione legati alla sola Tradizione, senza l’interpretazione datane dal Magistero vivo[16] del Papa in atto, giudicano e dichiarano deposto un Papa per rimettere in ordine la Chiesa e non fanno che accrescere l’anarchia regnante nell’ambiente cristiano.

La conservatrice “sola Traditio sine Magisterio Papae”

Come si vede esiste una  differenza solo accidentale tra 
  1. la tesi del Conciliarismo progressista, che sostiene la superiorità dell’Episcopato sul Papa come potere venente dal basso in maniera democratica, e, la
  2. teoria dell’Episcopalismo tradizionalista, che, invece, è conservatore poiché non si fonda sul popolo democraticamente inteso, ma sulla Tradizione aristocraticamente intesa, non è interpretata dal Papa regnante in atto e dal suo Magistero vivente, ma dal clero, dall’Episcopato tradizionale e dai fedeli tradizionalisti.
Siccome Gersone era uomo di grande pietà personale, tali errori garantiti dalla sua persona ebbero maggior successo e provocarono danni maggiori quando furono fatti propri dai Concili di Costanza (1414-1418) e di Basilea-Ferrara (1431; 1433-37) terminato a Firenze (1438-1442) e infine spostato a Roma (1445). Questi errori portarono poi all’eresia di Hus (†1415) e finalmente al luteranesimo, «per rifugiarsi, dopo il Concilio di Trento, presso i cattolici francesi, che in nome delle ‘libertà gallicane’, osteggiarono per secoli il libero esercizio dell’autorità pontificia. Tale errore si fece ancora sentire durante il Vaticano I, che lo condannò solennemente (DB 1830)»[17].

I grandi teologi specialisti in ecclesiologia dell’epoca vicina al Vaticano I, che hanno ripreso e approfondito gli autori della seconda Scolastica togliendo ogni incertezza e avvicinando la teologia alla definizione di Pio IX,  sono i gesuiti: C. Passaglia, (De Ecclesia Christi, 2 voll., Ratisbona, 1853-1856), D. Mazzella (De praerogativa B. Petri, Roma, 1850; De Religione et Ecclesia, Roma, 1892), G. B. Franzelin (De Ecclesia, Roma-Torino, Marietti, 1887), L. Billot (De Ecclesia Christi, Roma, Gregoriana, 1903), D. Palmieri (De Romano Pontifice, Roma, Typis Polyglottis Vaticanis, 1902), T. Zapelena, De Ecclesia, Roma, Gregoriana, 1903).

Con Filippo il Bello sotto il pontificato di Bonifacio VIII[18] ci si è rivolti al Concilio o all’Episcopato per risolvere il problema sorto tra l’imperatore e il Papa e ha dato luogo alla genesi delle teorie conciliariste o Episcopaliste, che ritengono l’Episcopato (riunito in Concilio o sparso nel mondo) superiore al Papa sia per sé o assolutamente, sia per accidens o eccezionalmente (in caso di eresia del Papa)[19].

Spesso, come si vede, nei tempi di crisi nella Chiesa, a causa di un Papa non ritenuto all’altezza del suo compito o per altri motivi (tra cui l’eresia del Papa), si pensa di  risolvere la soluzione appellandosi non più al Papa ma al Concilio o all’Episcopato ritenuti superiori al Papa, sia per sé o assolutamente considerato, sia considerato per accidens o solo in caso di eresia.

Natura del Concilio ecumenico

I Concili ecumenici sono convenienti e necessari al buon andamento della vita della Chiesa, ma “non si può dire vi siano prove sufficienti per arguire la loro istituzione divina. Tuttavia alcuni teologi, seguono la sentenza meno comune della istituzione divina dei Concili ecumenici, appoggiandosi sull’autorità dell’unico Padre ecclesiastico che l’ha insegnata: S. Gregorio Magno, Epist. I, 1, 24”[20].

Certamente i Concili ecumenici sono di istituzione apostolica. Infatti il primo Concilio ecumenico fu convocato da San Pietro in Gerusalemme nel 50 e ad esso parteciparono tutti gli Apostoli, San Paolo compreso, per dirimere la controversia sorta tra i giudaizzanti (con San Giacomo a capo) e san Paolo. Ciò dimostra che se la Chiesa non fosse d’istituzione divina e assistita tutti i giorni sino alla fine del mondo da Gesù, sarebbe finita già nel I secolo nonostante la santità di vita degli Apostoli, che già 18 anni dopo la morte di Cristo disputavano su questioni di fede essenziali per la vita della Chiesa della Nuova ed Eterna Alleanza di Cristo essenzialmente diversa dall’economia della Vecchia Alleanza come la realtà è diversa dall’ombra.

Inoltre i vescovi riuniti in Concilio sono veri giudici e veri maestri in materia di morale e fede sulla Chiesa universale, grazie al potere ricevuto da Dio tramite il Papa, che li ha convocati in Concilio e li rende partecipi del suo potere supremo, assoluto e totale di Magistero e imperio sulla Chiesa universale. Perciò le decisioni dei vescovi in Concilio, col Papa e sotto il Papa, sono vere definizioni e veri atti giuridici obbliganti, non sono semplici consigli. Essi infatti, subordinatamente al Papa, partecipano alla suprema potestà di Pietro e dei suoi successori. È importante specificare che i vescovi sono maestri e giudici sulla Chiesa universale non in maniera totale e assoluta (ossia sciolta da ogni altro potere superiore), ma in maniera subordinata e dipendente da Pietro. Quindi il Papa è essenziale e non accidentale (come vorrebbe il Conciliarismo o l’episcopalismo collegiale) al governo (di Magistero e di giurisdizione) della Chiesa universale e dunque alla sua vita ed anche alla validità del Concilio ecumenico come la testa è essenziale alla vita del corpo (cfr. S. Roberto Bellarmino, De Conciliis, Milano, Battezzati, 1858, vol. II, I, 18). Quindi non ci si può appellare alla sentenza dei vescovi contro quella del Papa.

Anche quando il Papa riunisce i vescovi in Concilio (e li fa) permane tra lui e i vescovi un distinzione reale e non adeguata ossia non alla pari, perché il Papa è sempre il capo e i vescovi sono sempre il corpo, che è inferiore al capo. Come la vita dell’uomo è una sola, che pur derivando dall’anima si diffonde dal capo per tutto il corpo il quale è diretto dalla testa, così l’infallibilità è diffusa in tutta la Chiesa (vescovi e fedeli), ma dipendentemente dal Papa, che può esercitarla da solo, anche senza il consenso della Chiesa.

Come si vede la piena e perfetta formulazione delle teorie conciliariste si ha quando scoppia il Grande Scisma di Occidente, che, con la “cattività avignonese” per analogia con la “cattività babilonese”, per circa 70 anni fa brancolare nelle tenebre dell’incertezza su chi sia il vero Papa tanti teologi, canonisti e persino santi (v. S. Vincenzo Ferrer e S. Caterina da Siena, onde il detto “Papa dubius Papa nullus”, ma uno dei tre doveva esserlo certamente e di ciò nessuno dubitava). Alcuni teologi pensano allora di risolvere il problema ricorrendo al Conciliarismo radicale o moderato.

Però ciò significa distruggere la costituzione divina della Chiesa come monarchia fondata da Gesù su uno solo come capo di Essa (Pietro e i suoi successori sino alla fine del mondo) e rimpiazzarla con una forma aristocratica in cui, nel Conciliarismo moderato, il potere è detenuto dal Papa e dai vescovi anche se con un certo primato di onore, ma non di giurisdizione del Papa. Il Papa  sarebbe come un re costituzionale, che può essere giudicato, corretto e rimosso dall’Episcopato (riunito in Concilio o sparso nel mondo), che è superiore al Papa come il tutto è superiore ad una singola parte. Quindi il Papa è sottomesso al Concilio o è pari ad esso collegialmente.

Secondo il Conciliarismo non c’è Chiesa senza Papa, però non è necessaria una persona fisica, reale, vivente in atto. L’unico Capo inamovibile, realmente e fisicamente necessario in atto, della Chiesa è Gesù Cristo[21].

Anche qui le analogie con certo “Tradizionalismo” (specialmente “sedevacantista”)  contemporaneo sono impressionanti. Infatti la tesi dei conciliaristi, episcopalisti o gallicani è quella di convocare un Concilio o di ricorrere ai cardinali e ai vescovi sparsi nelle loro diocesi  per rimettere la Chiesa in ordine. Quella di certo “Tradizionalismo” contemporaneo è di ricorrere ai fedeli (preti e vescovi senza giurisdizione) per ridare alla Chiesa un vero Papa o per farla ritornare alla Tradizione  da Essa smarrita. Inoltre la via del Papa eretico, che non è più Papa a causa della sua eresia è una forma di Conciliarismo moderato, la quale ritiene il Papa inferiore all’Episcopato in caso di eresia. Infatti, la teoria conciliarista riprese e diffuse l’opinione che in alcuni casi (ad esempio in caso di eresia) il Papa potesse essere sottomesso al giudizio dei suoi sudditi.

Quale è la buona soluzione?

La conclusione è ovvia: “un errore non si corregge con un altro errore”, altrimenti si hanno due errori e non più un solo errore; “un cieco non può guidare un altro cieco”, altrimenti si hanno due ciechi caduti nel fosso e non uno solo. La crisi del Papato non può essere corretta 
  1. dal Conciliarismo, che pone l’Episcopato sopra il Papa, giudica e depone il Papa;
  2. dal Tradizionalismo gallicano, che pone la sola Tradizione senza la guida del Magistero vivo nel Papa attualmente regnante al di sopra del Papa e
  3. neppure dal servilismo, secondo cui il Papa è al di sopra di ogni legge e può dire ciò che vuole senza dover conservare, trasmettere ed insegnare la Fede e la Morale  rivelata anche a costo di inventarne una nuova[22].
Per quanto riguarda il servilismo, assai diffuso nei nostri giorni specialmente sotto il pontificato di Francesco I, il Gaetano (cfr. A. Cossio, Il cardinale Gaetano e la Riforma, Cividale, 1902; I. Marega, Commentaria in Porphirii Isagogen ad praedicamenta Aristotelis, Roma, Angelicum 1934, con ampia prefazione biografica sul Gaetano) per carattere non era solito adulare i superiori e i cardinali. “Egli non aveva timore di manifestare le sue opinioni e di mettere il dito sulle piaghe della Corte pontificia, sia di attirarsi l’invidia della  Corte papale stessa” (V. Mondello, cit., p. 74).

Come scriveva il Gaetano (Apologia de Comparata Auctoritate Papae et Concilii, Roma, Angelicum ed. Pollet, 1936, p. 112 ss.) il rimedio ad un male così grande come “un Papa scellerato” e la crisi nella Chiesa in tempi di  caos (v. grande scisma di occidente) è la preghiera e il ricorso all’onnipotente assistenza divina su Pietro, che Gesù ha promesso solennemente. Gaetano cita l’Angelico (De regimine principum, lib. I, cap. V-VI) in cui il Dottore Comune insegna che normalmente i più propensi a rivoltarsi contro il tiranno temporale sono i “discoli”, mentre le persone giudiziose riescono a pazientare fin che è possibile e solo come extrema ratio ricorrono alla rivolta. Quindi ne conclude che se occorre aver molta pazienza con il tiranno temporale e solo eccezionalmente si può ricorrere alla rivolta armata e al tirannicidio, nel caso del Papa indegno o “criminale” [23], non solo non è mai lecito il “papicidio” e la rivolta armata, ma neppure la sua deposizione da parte del Concilio.

Oggi con il pontificato di Francesco I la situazione ecclesiale ha toccato il fondo, ma come non è stata la Collegialità episcopale del Vaticano II ad aver aiutato il Papato da “sinistra”, così non saranno i fedeli, preti e vescovi senza giurisdizione a salvare la Chiesa da “destra”, poiché Essa è stata fondata da Dio e da Lui assistita “ogni giorno sino alla fine del mondo” (Mt., XXVIII, 20), e soprattutto nelle epoche più burrascose in cui sembra che Dio abbia abbandonato la sua Chiesa, come avvenne sul Lago di Genezaret quando la barca in cui si trovavano gli Apostoli stava per essere inghiottita dalle onde e Gesù sembrava dormire…(Mt., VIII, 24).

Da “sinistra” i modernisti conciliaristi in nome di una pretesa Collegialità episcopale equiparano “democraticamente” il Papa all’Episcopato subordinato e distruggono la Monarchia petrina; mentre da “destra” i neo-Tradizionalisti ecclesiologicamente gallicaneggianti negando ogni valore al Magistero vorrebbero “ortodossicamente” sottomettere il Papa alla sola Traditio da loro interpretata  e non dal potere magisteriale vivente del Pontefice romano regnante in atto. La retta soluzione, dunque, è quella indicata dalla S. Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero: il Redentore ha affidato il Deposito della Rivelazione per la sua retta interpretazione non ai singoli fedeli, né ai teologi, ma solo al Magistero ecclesiastico» (Pio XII, Encilica Humani generis, 12 agosto 1950, DS 3384, 3386).
In breve: nella situazione odierna occorre
  1. riconoscere, senza voler adulare né aver paura di essere disprezzati, che delle novità si sono infiltrate nella pastorale della Gerarchia ecclesiastica a partire da Giovanni XXIII, “non ubbidendo  nelle cose cattive e non adulando”[24]; 
  2. che, tuttavia, i Papi “conciliari” pur avendo mal usato del loro sommo Potere lo conservano; 
  3. non pretendere che l’Episcopato collegiale o la sola Tradizione gallicaneggiante senza Magistero vivente possano rimettere la Chiesa in ordine e quindi, bisogna, come consigliava il de Vio, ricorrere alla preghiera e alla riforma di se stessi perché negli uomini di Chiesa ritorni l’ordine, che solo Dio tramite il Papa può restaurare nella Chiesa.
“Maria ai nostri tempi”: preghiera del cardinal Alfredo Ottaviani

«La Società moderna è travagliata da una febbre di rinnovamento che fa paura ed è infestata da uomini che si prevalgono di tanta nostra sofferenza per costruirvi l’impero dei loro arbìtri, la tirannide dei loro vizi, il nido delle lussurie e delle rapine. Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo. Da un’ora all’altra noi possiamo perdere non la vita soltanto, ma tutta la civiltà e ogni speranza. Sembra che anche a noi il Signore dica “non è ancor giunta la mia ora”, ma l’Immacolata, la Madre di Dio, la Vergine che è l’immagine e la tutela della Chiesa, Essa ci ha dato, già a Cana, la prova di saper e poter ottenere l’anticipo dell’ora di Dio. E noi abbiamo bisogno che quest’ora venga presto, venga anticipata, venga resa immediata, poiché quasi potremmo dire: “O Madre, noi non ne possiamo più!”. Per i nostri peccati noi meritiamo gli ultimi eccidi, le più spietate esecuzioni. Noi abbiamo cacciato il suo Figlio dalle scuole e dalle officine, dai campi e dalle città, dalle vie e dalle case. L’abbiam cacciato dalle stesse chiese, abbiamo preferito Barabba. È veramente l’ora di Barabba [...]. Con tutto ciò, fiduciosi in Maria, sentiamo che è l’ora di Gesù, l’ora della redenzione [...]. Dica Maria, come a Cana: “Non hanno più vino”; e lo dica con la stessa potenza d’intercessione e, se Egli esita, se si nega, vinca le sue esitazioni come vince, per materna pietà, le nostre indegnità. Sia Madre pietosa a noi, Madre imperiosa a Lui. Acceleri l’ora sua, che è l’ora nostra. Non ne possiamo più, o Maria. L’umana generazione perisce, se tu non ti muovi. Parla per noi, o silenziosa, parla per noi, o Maria!»[25].  
d. Curzio Nitoglia
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1. Il Concilio è “generale” o “ecumenico” quando è rappresentato da tutta la Chiesa, ossia dal Papa o, da un suo legato e dalla maggior parte dei vescovi delle province ecclesiastiche. Siccome il Papa gode del primato di giurisdizione su tutta la Chiesa, non vi è vero Concilio ecumenico se non è stato convocato dal Papa, celebrato sotto la sua presidenza e confermato dalla sua sanzione. Il Papa è superiore al Concilio. Quindi il Concilio non può giudicare il Papa. Il Concilio è “particolare” se rappresenta solo una parte della Chiesa: o una nazione (“Concilio nazionale”) o più province (“Concilio plenario”) o una sola provincia (“Concilio provinciale”). 
2. Cfr. l’articolo “La questione del Papa eretico. Una tentazione ricorrente in tempi di crisi nell’ambiente ecclesiale” pubblicato su questo sito. 
3. In un prossimo articolo studierò il medesimo problema come lo ha risolto il cardinal Tommaso de Vio detto Gaetano alla luce dell’ottimo lavoro di don Vittorio Mondello, La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice, Messina, 1965. Cfr. specialmente il capitolo V, Il Papa eretico e il Concilio, pp. 163-194; vedasi pure A. X. Da Silveira, La Messe de Paul, VI: Qu’un penser?, Chiré-en-Montreuil, DPF, 1975, IIme partie, Hypothèse théologique d’un Pape hérétique, pp. 213-332.  
4. Possibilità significa non ripugnanza, per esempio è possibile che dal nulla Dio crei l’universo. Probabilità significa verosimiglianza, per esempio è probabile che quando il cielo è molto nuvoloso piova.  Certezza è la fermezza senza paura di sbagliarsi nel dare l’assenso ad un giudizio, per esempio è certo a) moralmente che la madre ami il figlio; b) fisicamente che il grave se lasciato nel vuoto cada; c) metafisicamente o assolutamente che il triangolo ha tre angoli o che il tutto è più grande della parte.
5. La prima tesi (san Roberto Bellarmino, De Romano Pontifice, Milano, Battezzati, 1857, vol. I, libro II, capitolo 30; Francisco Suarez, De fide, Paris, Vivès, 1858, t. XII,  disputa X, sezione VI, n. 11, p. 319; cardinal Louis Billot, De Ecclesia Christi, Roma, Gregoriana, 1903, tomo I, pp. 609-610) sostiene che un Papa non può cadere in eresia dopo la sua elezione, ma analizza anche l’ipotesi puramente teorica (ritenuta solo possibile) di un Papa che può cadere in eresia. Come si vede questa ipotesi non è ritenuta per certa dal Bellarmino né dal Billot, ma solo speculativamente possibile. La seconda ipotesi (che il Bellarmino qualifica come possibile, ma molto improbabile, ivi, p. 418) sostiene che il Papa può cadere in eresia notoria e mantenere il pontificato; essa è sostenuta solo dal canonista francese D. Bouix (†1870, Tractatus de Papa, Paris, Lecoffre, 1869, tomo II, pp. 670-671), su ben 130 autori. La terza ipotesi sostiene, ammesso come possibile e non concesso come certo, che cada in eresia il Papa perde il pontificato solo dopo che i cardinali o i vescovi abbiano dichiarato la sua eresia (Cajetanus, De auctoritate Papae et Concilii, Roma, Angelicum, ed. Pollet, 1936, capitolo XX-XXI): il Papa eretico non è deposto ipso facto, ma deve essere deposto (deponendus) da Cristo dopo che i cardinali hanno dichiarato la sua eresia manifesta ed ostinata. La quarta ipotesi sostiene che il Papa, se cade in eresia manifesta, perde ipso facto il pontificato (depositus). Essa è sostenuta dal Bellarmino (ut supra, p. 420) e dal Billot (idem, pp. 608-609) come solo possibile e meno probabile della prima ipotesi, ma più probabile della terza. Come si vede si tratta solo di ipotesi, di possibilità teoretiche, neppure di probabilità, e mai di certezze teologiche. Cfr. A. X. Da Silveira, La Messe de Paul VI…, cit., Hypotèse théologique d’un Pape hérétique, pp. 213-281. 
6. Cfr. l’articolo “Il Papa Vicarius Christi a nemine judicetur. Prima Sedes a nemine judicatur” che sarà pubblicato prossimamente su questo stesso sito.
7. Cfr. l’articolo “La questione del Papa dubbio. Papa dubbio Papa nullo?” pubblicato su questo sito. 
8. Cfr. l’articolo “Il Papa Vicarius Christi…” su questo sito.
9. Per cui si diceva: “Papa dubbio, Papa nullo”. Infatti non si riusciva a capire con certezza quale fosse il vero Papa. Tuttavia uno dei tre doveva esserlo  certamente (poiché una Società esistente realmente ha bisogno di un’Autorità esistente in atto) e poi la Chiesa lo ha chiarito senza mai asserire che la Sede fosse stata totalmente vacante in quel periodo. Cfr. A. X. Da Silveira, La Messe de Paul VI…, cit., IIme partie, cap. VIII, Pape schismatique et Pape douteux, pp. 282-299.
10. I teologi probati rispondono: “a posse ad esse non valet illatio / il passaggio dal poter esser all’essere reale non è lecito”. Per esempio, io posso essere miliardario, ma non significa che lo sia realmente, anzi se pretendessi di esserlo poiché posso esserlo sarei uno stolto. Infatti in questo sofisma vi è un passaggio indebito  dall’ordine logico o della mera possibilità a quello ontologico o della realtà. Il sofisma su cui si fonda il sedevacantismo totale è proprio questo: il Papa può essere eretico. Ora Paolo VI è realmente eretico, come constano i fedeli legati alla Tradizione. Quindi lo si dichiara, in nome della sola Traditio, deposto e non-Papa neppure in potenza o materialmente. Molto più sfumata e articolata è la tesi del sedevacantismo formale e non materiale di p. Michel Luis Guérard des Lauriers che distingue tra potenza e atto, Papa materiale e formale, sede vacante formaliter sed non materialiter.
11. Antonio Piolanti, voce “Conciliarismo”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1949, vol. III, col. 165.
12. Cfr. R. De Mattei Apologia della Tradizione, Torino, Lindau, 2012. Per una confutazione del libro in questione cfr. padre Pierre-Marie de Kergoley o.p., Recensions Apologie de la Tradition, in Le sel de la terre, n. 94, autunno 2015, pp. 187-195. 
13. Cfr. R. De Mattei Apologia della Tradizione (Torino, Lindau, 2012) «Tra i luoghi teologici enunciati da Melchior Cano manca il Magistero”, termine che ha iniziato a diffondersi nel linguaggio teologico solo nel secolo XIX» (p. 93). Inoltre: «Non c’è formula più equivoca di quella secondo cui il Magistero interpreta la Tradizione» (Ibidem, p. 111).
14. Bisogna ben distinguere 1°) lo stato transeunte di Sede vacante, che va dalla morte di un Papa all’elezione di un altro, (in cui secondo il Gaetano la Chiesa universale esiste ma in maniera imperfetta, come dopo la morte di un uomo quando l’anima è separata dal corpo l’uomo esiste in uno stato imperfetto e l’anima anela alla riunione col corpo e viceversa, De Comparatione, ed. Pollet, 1936, cap. VI, p. 44, n. 73) permane, realmente e in atto, il Collegio cardinalizio capace di supplire il Papa defunto (una sorta di Collegio o Autorità “vicaria” del Vicario di Cristo), governando con autorità e l’Episcopato universale, mantenendo così l’unità la continuità ininterrotta della serie dei Papi da S. Pietro sino alla fine del mondo e l’esistenza della Chiesa, in attesa di un’elezione di un nuovo Papa; 2°) dallo stato di privazione totale di autorità in atto o di Papa in atto, del Collegio cardinalizio ed anche dell’Episcopato universale avente giurisdizione, che potrebbe materialmente durare sino al passaggio in atto di tale Papato materiale. Ma se il Papa materiale muore senza divenire Papa in atto o formalmente, allora la catena ininterrotta della serie di Papi e dell’Episcopato subordinato avente giurisdizione, si spezzerebbe e le porte degli inferni avrebbero prevalso, essendo morta l’apostolicità della Chiesa di Cristo, passata dalla potenzialità alla corruzione. Questa mi sembra la debolezza della Tesi del Papato materiale (detta anche Tesi di Cassiciacum), la quale evita, saggiamente, il problema del Papa eretico (poiché è una mera possibilità ipotetica, inoltre la tesi che vorrebbe il Concilio o l’Episcopato deporre e rimpiazzare il Papa ritenuto eretico è perlomeno teologicamente erronea se non ereticale). 
15. Durante il Concilio Vaticano II «la dottrina che attribuiva al Collegio dei vescovi (del quale il singolo entra a far parte con la consacrazione episcopale) unito al suo capo, il Papa, potere e responsabilità sulla Chiesa intera» - era ritenuta da Siri, Staffa, Carli, Parente - «recante detrimento al potere primaziale del Papa ed essi contestavano che avesse solide basi nella S. Scrittura» (H. Jedin, Breve storia dei Concili, Brescia-Roma, Morcelliana-Herder, 1978, p. 240). Inoltre si riteneva che «il vescovo consacrato diventi per ciò stesso membro del Collegio episcopale [avente giurisdizione], che assieme al Papa e mai senza esso possiede la suprema potestà sopra tutta la Chiesa» (Ibidem, p. 243). Per quanto riguarda la Nota explicativa praevia essa «nulla toglie alla dottrina della immediata origine divina dell’ufficio e del mandato episcopale [e non tramite il Papa], nonché della responsabilità del Collegio episcopale per la Chiesa universale [e non sulla sola diocesi del singolo vescovo]» (Ibidem, p. 265). Invece la dottrina tradizionale, ribadita sin nel 1958 da Pio XII, insegna che la giurisdizione sulla sua singola diocesi giunge al vescovo da Dio tramite il Papa, il quale dopo la consacrazione gli dà il potere di giurisdizione realmente distinto dal potere d’ordine. Inoltre il Papa, se vuole, può far partecipare il Corpo dei vescovi (non il Collegio che era solo quello degli Apostoli) alla sua suprema potestà di magistero e d’impero sulla Chiesa universale, riunendoli in Concilio ecumenico, per il solo tempo della durata del Concilio. Quindi il Corpo dei vescovi non è un ceto stabile e permanente che con Pietro e sotto Pietro ha il supremo potere di magistero ed impero sulla tutta la Chiesa. 
16. J. Bainvel, De Magistero vivo et  Traditione, Paris, 1905.
17. A. Piolanti, Enciclopedia Cattolica, coll. 165-166; cfr. D. Th. C, vol. I, coll. 642-654, voce “D’Ailly”; Ibidem, voce “Gersone”, VI, coll. 1200-1224.
18. Cfr. H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, Brescia, Morcelliana, 1949, vol. I, p. 13 ss.
19. Cfr. J. Rivière, Le problème de l’Eglise et de l’Etat aux temps de Philippe le Bel, Lovanio, 1926.
20. Cfr. Wernz-Vidal, II, p. 524, cit. in  A. Piolanti, Enciclopedia Cattolica, 1950, vol. IV, coll., 167-173, voce “Concilio”; cfr. Id., Dizionario di teologia dommatica, Roma, Studium, IV ed., 1957, p. 84, voce “Concilio”. 
21. Cfr. P. De Vooght, Le conciliarisme aux Conciles de Constance et de Bale, in “Le Concile et les Conciles”, Editions de Chevetogne, 1960, p. 146.
22. Il Gaetano nel 1511 aveva già sistematizzato la teologia dell’infallibilità pontificia, come sarebbe stata ripresa e definita dal Concilio Vaticano I. Egli, infatti, insegna che le questioni di fede e morale possono essere insegnate dal Papa formalmente, ossia con una definizione che obbliga a credere sotto pena di peccato; oppure solo materialmente, quando il Papa insegna, ma non vuol definire né obbligare a credere. Egli insiste che non basta la sola definizione ma occorre la volontà di obbligare a credere per avere un insegnamento infallibile (De Comparatione Pape et Concilii, cit., ed Pollet, 1936, cap. VIII, p. 57, n. 105; cfr. V. Pollet, La doctrine de Cajetan sur l’Eglise, Roma, in “Angelicum”, 1934, n. 11, pp. 514-532; ibid., 1935, n. 12, pp. 223-244; V. Mondello, cit., p. 152-153; P. Massi, Magistero infallibile del Papa nella teologia di Giovanni Torquemada, Torino, 1957). 
23. V. Mondello, cit., p. 65.
24. Cajetanus, De comparatione Papae et Concilii, ed. Pollet, 1936, cap. XXVII, p. 179, n. 411. 
25. A. Ottaviani, Il baluardo, Ares, Roma, 1961, pp. 279-283, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2014. 

38 commenti:

marius ha detto...

Don Matthieu Raffray (IBP):
"È mia convinzione che sia giunto il tempo che i “tradizionalisti” prendano sul serio la difesa e lo sviluppo dei loro argomenti, che entrino nel combattimento intellettuale che infuria nella Chiesa da decenni: il nostro attaccamento alla Tradizione deve essere prima di tutto dottrinale, ed è proprio questo tesoro che dobbiamo, più di ogni altra cosa, rendere alla Chiesa stessa!"


Tratto da:
http://blog.messainlatino.it/2015/12/istituto-buon-pastore-roma-completa.html?m=1

Luís Luiz ha detto...

Insomma:
Nessun papa è eretico.
Bergoglio è eretico.
Dunque Bergoglio non è papa.

La minore si può provare facilmente e abondantemente.
La conclusione è corroborata (1) dall'invalidità del rinuncia di Benedetto XVI per non libera: la libertà è condizione di possibilità del papato e di ogni atto papale; (2) dalla irregolarità delle votazione nel Conclave (Antonio Socci).
La semplice rinuncia di Jorge Bergoglio non può risolvere il problema, perchè lascierebbe agli atti irregolari, scismatici e ereticali dell'argentino lo status di atti papali, rovinando così l'integrità del Magistero e perpetuando i suoi effetti deleteri.
Cordiali saluti.

Urgentissimo! ha detto...

Tuttavia vi sono le poche anime pie ed elette dei “tradizionalisti”... che se non sei francese ti guardano con diffidenza...

Urgentissimo! ha detto...

Bergoglio non è “eretico”: è solo gesuita. Il che è peggio.

mic ha detto...

Tuttavia vi sono le poche anime pie ed elette dei “tradizionalisti”... che se non sei francese ti guardano con diffidenza...

Per quanto posso intuire, Urgentissimo si riferisce a realtà Ecclesia Dei tipo "Il Buon Pastore" e nei confronti del chierici o aspiranti tali, piuttosto che dei laici....

Josh ha detto...

@Urgentissimo

"Bergoglio non è “eretico”

beato lei.

Anonimo ha detto...

Se Dio permette questa prova? La definirei la Regina di tutte le prove, per la Fede. Nelle sacre scritture si parla di Falso Profeta che si allea con l'Anticristo. Significa che in quel momento storico, di grandi errori dottrinali, di compromessi, solo chi avrà conservato la Fede, potrà resistere e salvarsi perché, anche all'interno dei vari Ordini Religiosi, delle singole diocesi, ci sarà chi sceglierà Cristo e la vera Chiesa e chi seguirà la nuova chiesa con a capo il Falso Profeta, che, per i ciechi, sarà il Papa allora regnante, ma, in verità, sarà solo il Falso Profeta. Non penso che la Verità si troverà solo in chi conoscerà gli errori che si sono introdotti, in dose massiccia, dopo il concilio Vaticano II, perché tutti saremo provati fin nel midollo, fin quando saremo disposti a perdere tutto per amore di Cristo. Non servirà urlare e stracciarsi le vesti, firmare petizioni, con la falsa illusione che, chi coscientemente si è consegnato all'impostore, consacrandogli la propria vita, possa parlare a nome di Cristo. Sarà il tempo della grande prova per la Fede, non attendiamo che Vescovi e Cardinali facciano azioni eclatanti (infatti se si costituisse un nucleo forte di Cardinali che volesse e potesse ad esempio destituire il Papa, per i molti dubbi sulla sua elezione ed operato, come potremmo offrire a Dio l'attuale periodo tremendo, forti solo della Fede in Lui, che tiene nelle sue mani il Bene della Chiesa e dell'umanità?). Saremo già benedetti se potremo contare su Sacerdoti integri, Vescovi soli, isolati, ma fedeli, è tempo di prova, solo con la fede, speranza e carità potremo andare all'incontro dello Sposo che viene.

Anonimo ha detto...


@ Ancora sull'eresia di Bergoglio

Citatemi una sola "eresia manifesta" professata in modo aperto e chiaro dal presente Pontefice.
Ambiguita' stile Vaticano II che fanno vedere la presenza dell'errore dottrinale, tante. Ma eresie in senso proprio, cioe' manifesto, tipo quella famosa e citatissima di Giovanni XXII (poi rinnegata) tanti secoli fa? Me le volete enumerare, per favore?

La supposta irregolarita' dell'elezione e' rimasta a livello di diceria.

Il sedevacantismo non risolve i problemi, li aggrava. E nemmeno li risolve il rifugiarsi unicamente nella preghiera. E' una fuga dall'assunzione di responsabilita'.
parvus

berni ha detto...

Gentile Maria, ieri ho scritto un commento troppo duro perchè tu potessi pubblicarlo, e questo l'avevo capito. Ora vedo che in parte quello che dicevo su quel commento, lo ritrovo in ciò che dice ""Urgentissimo delle 10,39"" Bergoglio non è "eretico" è solo Gesuita; il che è peggio. Visto che non sono solo a pensarla in un certo modo? soloi che io ci avevo messo in mezzo la storia.
Se hai ancora possibilità, rileggiti il commento (per te) e riflettici se ho inventato qualcosa. Il fatto che dico quelle cose non toglie che sono sempre più Cristiano/Cattolico/Apostolico. In caso Dio mi giudicherà e dopo avermi giudicato mi punirà.
Poi dopotutto quest'articolo di Socci parla chiaro e l'hai pubblicato.
Bergoglio si fà pubblicità da solo tutti i giorni. Comunque per diritto legittimo è Papa, ma si può essere Papi in molti modi.
Io seguo la Chiesa e tutto ciò che Cristo ha detto alla Sua Sposa, e se qualcuno parla in modo differente non lo seguo, ma sò che rappresenta la Chiesa.

Urgentissimo! ha detto...

Il coraggio, un cattolico intimidito, se non ce l'ha, mica se lo può dare...

Anonimo ha detto...


@ Urgentissimo!

Giusto. Lo diceva anche Don Abbondio. Ma qui nessuno vuol fare lo smargiasso o far la predica agli altri. Ci si accontenterebbe di questo :

1) Che "l'intimidito" dedito alla preghiera per la rinascita della Chiesa, pregasse anche perche' NS si degnasse di dare il coraggio necessario a quelli che istituzionalmente dovrebbero averlo, cioe' ai chierici che dovrebbero alzarsi in piedi e dire in faccia al presente Papa che sta sbagliando in tante e troppe cose. Che si stia pregando (anche) per queso fine, a lei risulta?
2) Che i sedevacantisti la smettano di perseguitarci con le loro astruse teorie, che servono solo a creare confusione e a deviare energie valide verso sbocchi senza via d'uscita. Parvus

Luisa ha detto...

Io non so se dire

-che Dio non è cattolico,
-che non esiste una verità assoluta,
-che Dio perdona chi segue la propria coscienza,
-che ciascuno ha una sua idea del bene e del male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce,
-che il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza,
-che lo Spirito Santo fa la diversità nella Chiesa e questa diversità è tanto ricca, tanto bella; ma poi, dopo, lo stesso Spirito Santo fa l’unità. E così la Chiesa è una nella diversità. E per usare una parola bella di un evangelico, che io amo tanto: una diversità riconciliata dallo Spirito Santo»
-che non è necessario credere per essere salvati,
-che non è necessario credere in Dio per essere una brava persona. In un certo senso, l'idea tradizionale di Dio è arcaica. Uno può essere spirituale ma non religioso. Non è necessario andare in Chiesa e dare dei soldi, per molti la natura è una chiesa. Alcune delle migliori persone nella storia non credevano in Dio mentre alcune delle peggiori azioni vennero fatte nel Suo nome,
ecc, ecc,

costituisce un`eresia, forse no, probabilmente no, ma mi sembra che quelle parole papali non siano 100% cattoliche e in ogni caso non mi sembrano degne di un Papa.

cattolica ha detto...

il mio commento precedente è stato stoppato... comunque se non sono eresie signora Luisa ... ce ne sono tante altre ancora e ricordi che Gesù è tanto contento di farsi peccato perchè lui vuole quello, è contento di quello e quindi facciamolo contento peccando tanto e SE ci confesseremo sarà per far contento Gesù ma non per essere pentiti no Lui è contento di diventare peccato.... prendo atto che ci sono 2 religioni diverse e nella nuova ci sta anche chi copre le eresie come non tali. Evviva gli eretici, pecchiamo tanto. Amen

cattolica ha detto...

http://www.riscossacristiana.it/fuori-moda-la-posta-di-alessandro-gnocchi-151215/
Questo papa non mi piace questa chiesa non mi piace.... nuova religione e tecnica del fil di ferro

RR ha detto...

Luisa,
aggiungerei le ultime sull'Eucaristia nell'incontro sui Luterani e lo smantellamento del matrimonio, che non è un dogma, ma è un Sacramento istituito direttamente da Nostro SIgnore.
Oggi esistono alcuni peccati mortal, che non sono più quelli contro i 10 Comandamenti: il cosidetto "razzismo" (termine inventato da Trotzky), l'antisemitismo (semmai anti-giudaismo, ma va beh, tanto per capirci, considerato come una pericolosa patologia psichiatrica), l'omofobia (parola ridicola in se stessa) , non credere al global warming ad al climate change, l' islamofobia - in realtà non abbiamo paura dell'Islam, semplicemente non vogliamo avere i suoi adepti "chez nous", perchè sono inutili e dannosi), infine per i Cattolici soltanto, il sedevacantismo ed il "lefebvrismo". Meglio con la testa mozzata da un jihaddista che sostenere con prove o forti indizi (che se sono tre, costituiscono una prova, diceva Sherlock Holmes, credo) che BXVI ha abdicato "de forza", che Bergoglio è stato eletto da una "camarilla" che tremava da anni, che non è all'altezza non solo di essere il Successore di Pietro, ma neanche un prete di campagna, peri motivi già tante volte ricordati. Non ultimo, aver dato l'assenso allo spettacolo blasfemo in S. Pietro.
Si tranquillizzi comunque il commentatore che ha paura, orrore, del sedevacantismo. BXVI è ancora vivo e vegeto. In questo senso la Cattedra di Pietro non è vuota, la sede non è vacante. E' solo occupata da un impostore, un falso "Zarevic". Meno male che non è ventenne.
Nel 2017, quando proclamerà Lutero riabilitato, forse anche lei comincerà a nutrire dubbi sull'ortodossia e la salute mentale del nostro.
RR
PS: non si parla di "indulgenze " e Purgatorio, nella Bolla, semplicemente perchè non vi si crede. Come probabilmente non ci si inginocchia alla Consacrazione, semplicemente perchè non ci si crede. Se un tempo ci si credeva, ora non più.

Esistenzialmente Periferico ha detto...

Un buon riassunto - ben documentato - delle bergoglionate lo si trova nel "Libello" della petizione lanciata da The Remnant.

È il miglior articolo su Bergoglio, dai tempi di Questo Papa non ci piace di Gnocchi e Palmaro.

Il gesuitismo - che nella sua essenza è composto soprattutto da insaziabili e voluttuosi ammiccamenti al mondo, casuistica sfrenata, persecuzione dei buoni, infaticabile confusione - è un perniciosissimo cancro della Chiesa.

Ci sono voluti più di vent'anni per riparare ad un anno di provincialato bergogliesco, ci vorranno parecchi decenni per rimediare ai danni fatti in questi tre anni di pontificato - anche se il prossimo papa fosse un novello san Pio X (e preghiamo che il Signore ce lo mandi davvero).

Per intanto però la cosa che più mi meraviglia è come tutta la masnada di adulatori e tifosi del Papa ancora non sia sufficientemente in imbarazzo da voltar pagina.

Silente ha detto...

Posso sommessamente ed educatamente osservare, con tutto il rispetto per don Curzio, che sono assai perplesso dinnanzi a queste sottili, non trasparenti stilettate tirate dal Nitoglia contro i tradizionalisti, in particolare i "vescovi senza giurisdizione" (la FSSPX?) o contro ottimi autori nominati solo in note a piè di pagina (Roberto de Mattei, cfr. note 12 e 13)?
Posso aggiungere che il richiamo di don Curzio a una sorta di teoria degli "opposti estremismi" ("tradizionalismo" versus "progressismo") mi suona semplicistica, stucchevole, abusata e imbarazzante? E allora il "giusto mezzo", cosa sarebbe, per don Curzio, il Concilio Vaticano II e Bergoglio?
Infine, perché questa capziosa confusione tra episcopalismo, gallicanesimo, sedevacantismo e tradizionalismo?
Esprimo queste note critiche, nei confronti di don Curzio, con affettuoso stupore. L'ho sempre stimato (al di là di alcuni dissensi occasionali) e vorrei mantenere questa stima.

mic ha detto...

Ho anch'io alcune perplessità e le esprimerò quanto prima a don Curzio.
Tuttavia mi soffermo un attimo su questa sua espressione che ha una sua logica ma anche un linguaggio che non mi sembra gli sia del tutto congeniale: bisogna "non pretendere che l’Episcopato collegiale o la sola Tradizione gallicaneggiante senza Magistero vivente possano rimettere la Chiesa in ordine e quindi, bisogna, come consigliava il de Vio, ricorrere alla preghiera e alla riforma di se stessi perché negli uomini di Chiesa ritorni l’ordine, che solo Dio tramite il Papa può restaurare nella Chiesa".

La logica sta nel:
1. "l'Episcopato collegiale", ormai, è 'conciliarista' o tutt'al più 'conciliarista moderato' e, dunque, non è realisticamente sperabile che possa agire nei confronti di un Papa eretico per le ragioni attinenti al conciliarismo. Probabilmente, oltre al clima peronista, è la vera ragione per cui nessuno fiata su espressioni che fanno inorridire i fedeli. Non uso di proposito etichette riferendomi ai fedeli, semplicemente penso a chi è fedele e basta.
2. la "Tradizione gallicaneggiante senza il magistero vivente" è effettivamente 'monca', ma è monca del 'magistero vivo' non di quello 'vivente'.
Infatti quel 'vivente' riferito al Magistero ricorda troppo la tradizione vivente storicista degli attuali modernisti. Nei diversi altri passaggi dice, invece 'magistero vivo'.

Ne traggo la conclusione che, stando a queste premesse, per uscire dalla situazione di crisi occorrerebbe un episcopato sub Petro e cum Petro per comunione di fede e non per servilismo o per ideologia e una Tradizione che non sia ferma al pre-concilio e accetti e colga dal Magistero post-conciliare ciò che non confligge col passato fecondo che giustamente si vuole custodire.
E' per questo che, alla fine invoca la preghiera perché torni l'ordine negli uomini di Chiesa, a partire da noi stessi; il che potrà essere propedeutico ad un Papa che davvero restauri la Chiesa, come auspicavano Mons. Gherardini con la sua supplica e Mons. Schneider con la sua richiesta di un nuovo Sillabo...

Anonimo ha detto...

@ RR e altri commentatori

Ma perche' non leggete attentamente prima di parlare? Quando invito le anime pie, i devoti della preghiera a pregare affinche' NS dia ai chierici il coraggio di dire in faccia al Papa regnante che sta sbagliando in tante e troppe cose, che significa questa frase, che non mi sono accorto della "mancanza di ortodossia" di tante uscite del Papa? Ma lo capite l'italiano? Il concetto che sembra impossibile far giungere in porto e' solo questo, a quanto sembra, semplicissimo: dalle uscite del Papa e nemmeno da suoi pessimi documenti come il motu proprio Mitis Iudex si ricavano elementi sufficienti per accusarlo di "eresia manifesta", l'unico tipo di eresia che potrebbe giustificare la tesi sedevacantista (secondo l'ipotesi formulata da Bellarmino).
Continuare a credere, poi, che il vero Papa sarebbe ancora Ratzinger, uno che se l'e' squagliata alla grande, e' roba da ridere. Parvus

Japhet ha detto...

...«È mia impressione che la situazione peggiorerà. A volte le cose arrivare fino in fondo e allora vedrete il collasso di questo sistema clericale antropocentrico, sistema clericale, che abusa del potere amministrativo della Chiesa, abusa della liturgia, abusa dei concetti di Dio, abusa della fede e della devozione dei piccoli in seno alla Chiesa.
Poi vedremo l’ascesa di una Chiesa rinnovata. Questo si sta già preparando. Poi questo edificio clericale liberale crollerà perché non ha né radici né frutti».
(Mons. Athanasius Schneider)

Rr ha detto...

E BXVI non se l'e' squagliata alla grande, uno, perché alla sua eta' e' difficile squagliarsela, due, perché è rimasto li, tre, perché a squagliarsela sono i vigliacchi, ed i Tedeschi, notoriamente, almeno quelli nati prima del 1940, non lo sono. Bisognerebbe parlare con un po' più di rispetto, sia per gli altri bloggers, che l'Italiano lo capiscono benissimo, sia, a maggior ragione per un anziano professore. Che, fino a prova contraria, e' l'unico pontefice negli ultimi 60 anni sulla cui elezione non ci sono dubbi.
Rr

mic ha detto...

Purtroppo l'abdicazione di Ratzinger presenta l'ambiguità della duplice chiave di lettura più volte ricordata.
Di fatto ha aperto la porta al rischio di fare del papato una funzione al pari di altre. L'istituzionalizzaziine della inedita figura del "papa emerito", senza alcun fondamento né teologico né canonico, peraltro avallata da Bergoglio, sembra confermarlo.

mic ha detto...

Differenza tra Ratzinger e Bergoglio.
- Ratzinger: solide basi : la filosofia e la teologia di Tubinga + una infarinatura di Romanità respirata anche nei lunghi anni di Curia, in cui sono penetrate le innovazioni moderniste temperate, nelle espressioni, da una mente sottile che padroneggia idee e pensieri con grande abilità, insieme ad uno stile e ad una sobrietà impareggiabili.
- Bergoglio: formazione post-conciliare, radici seriamente intaccate se non divelte. Gesuitismo astuto e confusionario, non si capisce quanto ad arte e quanto congenito in odore di loggia. Stile grossolano a tratti suadente a tratti tagliente. Per non parlare dell'evidente intento rivoluzionario.
Rimasto peraltro confinato nel 'particolare' della sua esperienza, senza il respiro universale della cattolicità e della romanità, rifiutato a partire dai simboli e picconato nella sostanza.
Ma i turiferari vaticani e il collegialismo spinto, insieme alla grancassa mediatica, non sembrano avvedersene.

Luisa ha detto...

Effetto Bergoglio?
Come e dove si manifesta quell`effetto tanto declamato dalla stampa di regime?
Non sui numeri, non sulle presenza alla Messa, anzi è vero il contrario:

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2044312&codiciTestate=1&sez=giornali&testo&titolo=Papa+Francesco+&egrave%3B+piuttosto+scarso+sui+numeri

Anonimo ha detto...

RR, Grazie da parte di tutta la squadra, BTW, hai visto le foto dell'incontro del vdr con Henri-Lévy? Mi chiedo perché lui sì e Cohn Bendit no, sono dello stesso gruppo etnico ideologico.......leggiti su Call me Jorge cosa non ha detto sulla NA, ma da quando i giudei si mettono a dissertare sulle cose dei Cattolici? A noi non è permesso niente e loro vengono qui a pontificare con l'eterna aria strafottente da bobos? Mi girano le pale del mio elicotterino privato e ciò significa che I'm fed up....have you read TMI? It's devastating, and people still sleep.....Anonymous.

Anonimo ha detto...

Per la verita e' da molto che stanno lavorando e rosicchia oggi rosicchia domani....

Rr ha detto...

Perche lui si e Cohn- Bendit no? Perche uno è un francese spocchioso, ma non frocio, ne' pederasta, l'altro è in realtà un tedesco porco, essendo l'uno e l'altro. E poi Cohn- Bendit non si è mai speso per bombardare la Libia, la Siria e rivoltare l'Ucraina, mettendola in mano a Soros e company, cosi da stuprarla per la seconda volta.("Cosi gli Ucraini imparano, loro ed i loro pogroms!") , BHL si. E poi vuoi mettere BHL con la camicia slacciata sul petto villoso, sai l'effetto sulle "signorine" e " signore", specie se attempate...
Io non leggo nulla o guardo nulla in cui ci sia lui, tanto più se con qualcun altro come BHL, del quale penso quel che penso di Gad Lerner, ma non posso scrivere qui.
Grazie per i suggerimenti bibliografici e per l'apprezzamento.
Rr

Rr ha detto...

TMI, don't understand
Rr

Anonimo ha detto...


@ Epiteti, lingua

Cerchiamo di mantenere un certo stile, negli apprezzamenti, per piacere...E magari di non insultare gli altri popoli, che proprio non e' il caso. E poi tutto questo sfoggio di inglese...Dove siamo, sul Corriere della Sera? Gramaticus

Silente ha detto...

Su Benedetto XVI, per prudenza e rispetto, preferisco non pronunciarmi. Ma non posso esimermi dal consigliare a tutti, per saperne di più anche sugli aspetti critici di questo pontefice, il seguente, documentatissimo testo: Carlo di Pietro, Joseph Aloisius Ratzinger, Edizioni RadioSpada, Reggio Emilia 2015.
Poi, giudichino i lettori.

Anonimo ha detto...

Bernard Henry Levy è quello che si vanta, e ci ha fatto pure un documentario, di aver convinto lui Sarkozy ad intervenire in Libia dove i " diritti umani" erano calpestati dal tiranno Gheddafi. Quel che e successo, l'abbiamo visto tutti. Poi si è precipitato in Ucraina a"sostenere" il colpo di Stato finanziato dal governo USA e da Soros. Infine non vede l'ora che Assad faccia la stessa fine di Gheddafi. E' notoriamente uno strenuo difensore d' Israele ed un accusatore dei Palestinesi. Ed e' un tombeur de femmes, cosa della quale in Francia vanno ancora fieri. Ah, dimenticavo, BHL è ovviamente un fiero sostenitore del "multikulti", anche se ora comincia forse ad avere un po' paura. Ma se le cose buttano male in Francia con tutti i Musulmani cHe lui e gli amici suoi hanno fatto arrivare da almeno 40 anni, imponendoli ai Francesi che non li volevano ed ai quali nessuno, per es. con referendum, ha chiesto mai qualcosa, lui puo' sempre fare "alyha", i Francesi " de souche", che tanto lui disprezza, no. ( NB: aliyha non è Inglese, è ebraico, significa immigrare in Israele per chi è ebreo)

Cohn-Bendit, renitente alla leva, per non dire disertore, ha cambiato due volte nazionalità, giocando con le mutevoli stati giuridici dell'Alsazia, era comunista troskista all'epoca del Maggio francese, ora appartiene a Verdi( GRuene) tedeschi, più rossi, radicali, filoislamici e filoislamisti, della stessa SPD, nonchè fautori del matrimonio per gli omosessuali, che in Germania ancora non c'è, e dell'adozione per le coppie omo. Cohn-Bendit ha sostenuto in testi la liceita' della pedofilia, credo non abbia mai dichiarato uffiialmwnte di essere omosessuale, ma lo sanno tutti. ma tutti. Il suo partito, infine, è da tempo invischiato in Germania in casi di pedofilia ( tra l'altro quello di una scuola vicino Berlino, se non ricordo male, una specie di Forteto in chiave meno truce).

Frocio puo' essere una parolaccia, ma quello sono, pederasta e' termine di derivazione classica, usato per secoli, anche nella terminologia legale, medico-legale e medico " tout court", prima che arrivasse il "polirically correct", pardon, anzi scusi, la correttezza politica. Ah, ora ho trovato, d'ora in poi li chiamerò "sodomita", che non è una parolaccia, e fa più fine e colti, anche se un tantino pedanti.
Ancora una volta, non posso che citare Manzoni ed i suoi immortali personaggi: oltre a moltissimi Don Abbondio e pochi Fra Cristoforo e Cardinali Federigo, e quasi nessun Innominato- Don Rodrighi però tanti- abbiamo anche qualche Don Ferrante. Speroamo che, quando scoppiera la peste, trovino medici che non si ricordino delle lezioni si Latino ricevute, mentre il VdR distruggeva il matrimonio.

RR, medicus

A volte sono proprio contenta di fare il medico. Noi tocchiamo letterlmente con mano la vita e la morte, la malattia e la sofferenza, ed i pazienti non ci chiedono che linguaggio usiamo, non sono cosi pedanti, chiedono solo do esser curati e, se possibile, guariti.
Rrr

Rr ha detto...

L'ultima parte del testo non l'ho cancellata per sbaglio, scusate.

Interessante, pero', come qualcuno salta sempre fuori, quando si toccano certi tasti...
Rr

mic ha detto...

Non credo che Gramaticus sia uno di coloro che intervengono quando si toccano certi tasti. Non credo neppure disapprovi quello che dici. Secondo me ha voluto rivolgere non solo a te l'invito a moderare i termini.

Rr ha detto...

Mic,
non ho piu la memoria di un tempo, ma mi par proprio di ricordare di si. Comunque la finisco qui.
Buona notte, Maria
Rr

Anonimo ha detto...

The Muslim's Issue.....non è colpa mia se la lingua inglese e la spagnola sono imperanti in rete. Anonymous.

Anonimo ha detto...


Anonymous, lei "the muslim's issue", come lo tradurrebbe, in italiano?

Rr ha detto...

Anonymous,
no, è che qualcuno si infastidisce alle nostre battute, ed ai temi che tocchiamo, che a volta esulano dalla Fede. Sai, la lingua batte...
Rr

Rr ha detto...

"Issue" si può tradurre in molti, modi, Anonimo che non ti firmi, tra i quali, in questo caso, problema, questione, faccenda, fenomeno, ecc. A volte la lingua inglese eè più pregnante di quella italiana. Ogni lingua può esserlo a seconda dell'argomento. Quindi a volte si preferisce usare il termine inglese, francese, tedesco (" multikulti", abbreviazione di "multikulturel") anche perché dietro c'è tutto un "mondo" di significati, rimandi, allusioni, metafore, ecc.
Infine certi linguaggi tecnici si esprimono meglio in certe lingue, comw il Latino per il diritto canonico, la liturgia, la teologia ( qui pero' il greco antico è insuperabile). Quindi dire "the Muslim's issue" è come dire" ad maiorem Dei gloriam", nel senso che non è solo quello che significa letteralmente, ma c'è molto di più.
Rr