venerdì 18 dicembre 2015

«Lei si allontana dalla saggezza». Lettera aperta al papa da parte di un appartenente alla Curia

Sandro Magister, nell'articolo "La curia avrà quindici malattie, ma anche lui sta poco bene" [qui], raccoglie le voci di esponenti di Curia che manifestano crescente fastidio nei riguardi di papa Francesco. E riferisce di un ex membro della Curia che trova parole taglienti in una lettera aperta per l'avvento. L'originale è apparso sul settimanale tedesco "Focus" del 29 novembre. L'autore è noto alla direzione della rivista, ma nemmeno lui firma con il nome e il cognome, non solo per "il clima di paura" che dice regni oggi in Vaticano, ma anche per "proteggere dall'ira del papa" i suoi precedenti superiori in curia. Quella che segue è la traduzione integrale della lettera. 

Padre Santo,
nel suo discorso per il Natale del 2014 lei chiamò i suoi collaboratori di curia a fare anzitutto un esame di coscienza. Infatti l'Avvento è un’occasione per riflettere su ciò che Dio ci promette e aspetta da noi. Lei asserì che i suoi collaboratori nel Vaticano devono essere un esempio per tutta la Chiesa, e poi elencò una serie di "malattie" delle quali la curia soffrirebbe.

In quel momento avvertii questo giudizio come piuttosto duro e anche ingiusto, contro molti in Vaticano che io conosco personalmente, mentre lei sembrava parlare come uno che conosce il Vaticano solo da fuori o solo dall’alto. Tuttavia proprio quel suo discorso ha ispirato questa lettera che le scrivo. Seguendo il suo stesso esempio, tralascerò tutte le cose buone che lei fa e dice, ed elencherò soltanto quegli aspetti del suo esercizio del ministero papale che mi sembrano problematici.

1. Un atteggiamento emotivo e anti-intellettuale
L'alternativa a una Chiesa della dottrina è una Chiesa dell'arbitrio, non una Chiesa dell’amore. Tra molti dei suoi collaboratori e consiglieri c'è una reale mancanza di competenza in termini di dottrina e teologia; sono uomini che spesso hanno alle spalle una carriera nel governo ecclesiale o nell’amministrazione di una università, e troppo spesso preferiscono ragionare in termini pragmatici e politici. Lei, come sommo maestro della Chiesa, dovrebbe mostrare con più chiarezza il primato della fede, per lei stesso e per tutti i cattolici. La fede senza la dottrina non è niente.

2. Autoritarismo
Lei sta prendendo le distanze dalla saggezza che è custodita nella disciplina ecclesiale, nel diritto canonico e anche nella prassi storica della curia. Assieme alla sua avversione per un insegnamento presunto teorico, questa inclinazione porta a un autoritarismo che neanche sant'Ignazio, il fondatore del suo ordine dei gesuiti, avrebbe approvato. Lei ascolta davvero gli avvertimenti di chi le fa notare ciò che lei, da solo, non ha immediatamente visto né capito? Che cosa accadrebbe se lei venisse a conoscere il mio nome? Agire in modo meno autoritario aiuterebbe a cambiare l'attuale clima di paura.

3. Populismo del cambiamento
Invocare il cambiamento è oggi di moda. Ma specialmente il successore di Pietro ha il dovere di ricordare a se stesso a agli altri delle cose che cambiano solo lentamente, e ancor più delle cose che non cambiano per niente. Lei crede veramente che il consenso che lei ottiene dai guru della politica e dei media sia un buon segno? Cristo non ha promesso a Pietro la popolarità nei media e il culto che va a una celebrità (Gv 21, 18). Molte delle sue affermazioni sollevano false aspettative e danno l'impressione dannosa che la dottrina e la disciplina della Chiesa potrebbero e dovrebbero essere adattate alle mutevoli opinioni della maggioranza. L'apostolo Paolo su questo la pensa diversamente (Rm 12, 2; Ef 4, 14).

4. Nessuna "umiltà" davanti all'eredità dei suoi predecessori
Il suo comportamento è percepito come una critica del modo in cui i suoi predecessori (spesso canonizzati) hanno vissuto, parlato e agito. Non riesco a vedere come questo si concilia con l'umiltà che lei ha così tante volte invocato e richiesto. Questa umiltà è sicuramente necessaria, soprattutto quando si tratta di continuare la tradizione che risale a Pietro. Il suo comportamento suggerisce implicitamente l'idea che lei voglia in qualche modo reinventare il ministero petrino. Invece di preservare fedelmente l'eredità dei suoi predecessori, lei vuole appropriarsene in un modo molto creativo. Ma non ha detto san Giovanni: "Lui, il Cristo, deve crescere e io invece diminuire" (Gv 3, 30)?

5. Pastoralismo
Di recente lei ha detto che ciò che più le piace dell'essere papa è quando può agire come un pastore. Naturalmente, né un papa né un qualsiasi altro pastore deve mettere minimamente in dubbio che la Chiesa segue la dottrina di Cristo in tutto quello che fa (pastorale, sacramenti, liturgia, catechesi, teologia, carità), perché in definitiva tutto dipende dalla fede rivelata così come ci arriva nelle Sante Scritture e nella sacra tradizione, ed è quindi vincolante per la coscienza dei fedeli. Non possiamo neanche vivere la fede e trasmetterla agli altri se non la conosciamo. Senza una buona teoria non possiamo agire bene nel lungo termine. Senza un insegnamento dottrinale, nel campo della cura pastorale ci imbatteremo soltanto in qualche successo emozionale e per lo più effimero.

6. Esibizione esagerata della semplicità del suo stile di vita
Certo, lei vuole dare l'esempio; ma le conviene occuparsi lei stesso di ogni minima attività quotidiana? Nel campo ascetico la mano sinistra non deve sapere che cosa fa la mano destra (Mt 6, 3); altrimenti l’insieme ​​sembra in qualche modo artefatto. Se lei vuole davvero guidare vetture ecologiche, bisogna pagare molto di più oppure far pagare da qualcun altro il prezzo delle tecnologie più costose: l’ecologia ha il suo prezzo.

7. Particolarismo
C'è un particolarismo che spesso subordina gli obiettivi della Chiesa universale ai punti di vista di soltanto una parte della Chiesa. Questo atteggiamento in un papa è quasi comico, se si pensa quanto il nostro mondo sia molto più interconnesso, più mobile e più ravvicinato che mai. Specialmente oggi, è un tesoro che la Chiesa cattolica sia sempre la stessa in tutto il mondo. Che i cattolici in tutti i paesi vivano, preghino e pensino in un modo simile e insieme l’uno con l’altro, corrisponde alla realtà globale della vita.

8. Una continua voglia di spontaneità
Una mancanza di professionalità non è un segno dell’opera dello Spirito Santo. Espressioni come "proliferare come conigli" o "chi sono io per giudicare?" possono fare impatto su tanta gente, ma portano a gravi fraintendimenti. Ogni volta, altri devono correre a spiegare che cosa lei voleva realmente dire. Agire fuori programma e fuori protocollo ha i suoi tempi e luoghi; ma non può diventare la norma. Si tratta anche di doveroso rispetto per i suoi collaboratori a Roma e in tutto il mondo. Per un papa la misura della spontaneità dev'essere di gran lunga inferiore a quella per i pastori.

9. Mancanza di chiarezza circa i rapporti tra libertà religiosa, politica ed economica
Molte delle sue dichiarazioni indicano che lo Stato dovrebbe sempre governare di più, controllare di più e farsi responsabile di più, in particolare in campo economico e sociale. In Europa siamo abituati a Stati molto forti. Ma che lo Stato possa occuparsi di tutto è confutato dalla storia. La Chiesa deve difendere organismi non governativi che possono provvedere dei beni che lo Stato non può fornire nello stesso modo. Contro la tendenza ad aspettarsi tutto da parte dello Stato, la Chiesa deve aiutare la gente a prendersi cura della propria vita. Anche lo Stato sociale può diventare troppo potente, e con ciò paternalistico, autoritario e illiberale.

10. Meta-clericalismo
Lei da un lato mostra poco interesse per il clero, ma dall’altro critica un clericalismo che è più immaginario che reale. Questa mancanza di interesse non può essere compensata da buone intenzioni o da dichiarazioni davanti a piccoli gruppi.

I vescovi e i sacerdoti hanno bisogno di sapere che c'è il papa alle loro spalle quando difendono il Vangelo, "a tempo e fuori di tempo”, anche se ciò lo fanno in un modo che personalmente non piace al papa. Non è bene che alcune persone pensino che il papa veda molte cose in un modo diverso da quello del Catechismo, e che altri lo imitino al fine di far carriera sotto questo pontificato.

Come papa, lei compie un servizio necessario per la continuità e la tradizione della Chiesa e anche dei cristiani non cattolici sono della stessa opinione. Sarebbe meglio che lei riducesse le sue innovazioni e provocazioni; abbiamo già molte persone che lo fanno. Il suo magistero, in quanto tale, è già di per sé parola definitiva di provocazione e innovazione, e dopo tutto lei è il rappresentante di Cristo e il maestro supremo della nostra fede soprannaturale.

"Grazia, misericordia e pace" vengono "da Dio Padre e da Gesù Cristo, il Figlio del Padre, nella verità e nell'amore" (2 Gv 1, 3); e vengono solo in blocco. Mentre in questo anno di misericordia anche lei si prepara al Natale, per favore accolga questa occasione come un incoraggiamento a scoprire che cosa lei ha trascurato negli ultimi tempi.

Si faccia aiutare dai suoi collaboratori, che impareranno da lei soltanto se lei è disposto a imparare qualcosa da loro. Come me, tanti altri si trovano in difficoltà con il modo in cui lei a volte parla e agisce. Ma questo si può aggiustare, se diventa chiaro che lei ascolta ciò che altri hanno da dirle.

Purtroppo, io so che lei non tollera bene questo tipo di critica e per questo motivo non scrivo il mio nome in fondo a questa lettera. Voglio proteggere i miei superiori dalla sua ira, sopratutto i sacerdoti e vescovi con i quali ho lavorato per molti anni a Roma a dai quali ho tanto imparato. Ma lei può agire in modo da spazzare via da me a da altri i nostri timori, o meglio ancora, può rendere superflue lettere come questa, semplicemente con l'imparare qualcosa dagli altri.
In questo spirito, le auguro un benedetto e meditativo tempo di Avvento!

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Sicuramente il santo padre la leggerà!

Anonimo ha detto...

Meiner meinung nach.....nicht (secondo me no), sul blog di Magister c'è un interessante articolo su una disputa tutta domenicana in seguito all'uscita di un libro di un domenicano italiano che afferma essere l'Aquinate più o meno gayfriendly, ora io non ho letto la Summa, ma francamente, mi pare una bestemmia sostenere certe cose, per la serie, ma che sostanze dopanti usano? Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...

Lettera ineccepibile.

marius ha detto...

Molto importante anche quanto dice Baronio qui:
http://opportuneimportune.blogspot.ch/2015/12/la-presenza-reale-secondo-bergoglio.html
Se fossero confermate queste notizie l'eresia sarebbe conclamata (anche se non proclamata ex cathedra)

Rr ha detto...

Mic,
scusa, ma il titolo,va corretto: "lei si allontana dalla saggezza", perché quel "Sie" e' la forma di cortesia in Tedesco, equivalente al nostro "lei", però espresso al plurale. Infatti al punto 2, è tradotto al singolare: " lei sta prendendo le distanze".
Il "Sie" è il VdR.
Rr

mic ha detto...

Grazie. Ho corretto :)

Josh ha detto...

quando finirà (lo stillicidio quotidiano) ?

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-francesco-davanti-presepe-ges-non-va-mai-imposto-forza-1205853.html

Anonimo ha detto...

Ma lo ha dettto davvero che Gesù non va imposto con la forza? ma non poteva dire che Crsto ha portato la salvezza a tutto il mondo? che solo lui è Via, Verità e Vita? il fatto che si rifiuti di dire queste verità e dica invece banalità e falsità preoccupa mnolto, tantopiù se viene da una autorità religiosa. La falsità sta nel fatto che ogi noi italiani subiamo imposizioni con la forza: immigrazione selvaggia incontrolata (con perdita di risorse per i nostri poveri), distruzione della nostra cultura, delle nostre radici cristiane, guerra ai nostri simboli cristiani (da parte del laicismo di sinistra, con l'acquiesceza di una gerarchia che non difende più i simboli del Cristianesimo, per il quale dovrebbe dare la vita, ma che invece si annichilisce di fronte alle altre religioni). Questo a casa mia si chiama depistaggio, e anche della pegggior specie, oltre che rifiuto di servire Cristo, di testimoniarlo, di rendergli il dovuto onore.

Luisa ha detto...

Per info:

http://www.lastampa.it/2015/12/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/francescani-dellimmacolata-la-cassazione-conferma-il-dissequestro-di-beni-ebHHMei0RwjJ5mWkvVCCCO/pagina.html

Luisa ha detto...

@ Josh, non male anche questo:

http://www.zenit.org/it/articles/bergoglio-apre-la-porta-santa-della-caritas-di-roma-l-entrata-al-cielo-non-si-paga-coi-soldi

E qui quando Gennari si serve di San Paolo per giustificare la via del foro interno, il discernimento di coscienza per la comunione ai divorziati risposati:

http://www.lastampa.it/2015/12/18/vaticaninsider/ita/commenti/discernimento-postsinodale-sulla-comunione-ai-divorziati-e-risposati-secondo-santignazio-no-secondo-san-paolo-IU5jmqp2EgWRON6vbCHhIM/pagina.html

Luisa ha detto...

A leggere chi avrebbe aiutato Bergoglio a redigere l`esortazione postsinodale, c`è poco da star tranquilli:)

"All’elaborazione, sempre in base alle stesse informazioni, avrebbero collaborato con il Pontefice oltre al direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, mons. Pierangelo Sequeri, preside della facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, mons. Maurizio Gronchi, professore all’Urbaniana e braccio destro del Segretario generale del Sinodo, il card. Baldisseri, e il rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires, uomo di fiducia di papa Bergoglio, l’arcivescovo Víctor Manuel Fernández. "

http://www.lastampa.it/2015/12/17/blogs/san-pietro-e-dintorni/sinodo-papa-esortazione-a-febbraio-W7aBVDugW9c0MJPaz6u9cI/pagina.html

Rr ha detto...

Luisa,
Fernamdez detto Tucho, che di uomini , donne, mariti, mogli e famiglie ne sa veramente tanto, basta ricodare la famosa foto pubblicata, se non ricordo male, da Rorate coeli circa due anni fa.
Rr

Anonimo ha detto...

blondet tratta quello di cui parla Baronio in modo molto diverso, mi riferisco al commento delle ore 14.38. Tra l'altro sono cose successe oltre un anno fa, l'articolo di blondet è del luglio 2014.

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV857_Blondet_Teologia_papale.html

Laura

Anonimo ha detto...

ho letto l'articolo di Tosatti, Luisa. Mi sembra che si contraddica laddove dice "e sull’acceso ai sacramenti chi ne parla non si aspetta una risposta chiara e tranciante a favore dell'ammissione dei divorziati-risposati all'eucaristia, come sostenuto dai vescovi tedeschi."e dopo
"Le voci parlano di un documento “magmatico”, con il consiglio e la possibilità ai vescovi di decidere caso per caso sulle singole situazioni. "
il circolo tedesco non ha mai detto " comunione per tutti i divorziati" caspita c'era anche Muller, ma neanche Kasper nelle sue esortazioni ha detto questo, ha sempre sostenuto la Comunione caso per caso, dopo eventualmente un periodo penitenziale. Quindi non nascondiamoci dietro il dito, se sarà così la tesi dei tedeschi sarà accolta.
E sarà una sconfitta per tutti coloro che hanno sempre difeso la dottrina corrente della Chiesa.
Poi Tosatti dice si fa già così ( si guarda caso per caso) da molte parti, ma è cosa diversa che un prete faccia questo disubbidendo alla Chiesa, altra cosa che la Chiesa stessa dica si può fare così.
laura

Rr ha detto...

Sicuramente il documento non sarà chiaro e tranchant. Invece che poche idee "chiare e distinte", tantissime, confuse e confondenti. Il "si si, no no, " è già stato pubblicato, quindi bisogna per forza essere nuovi e moderni, no ?
E poi non metteranno mai nero su bianco qualcosa di chiaramente eterodosso, se non eretico. Così qualcuno potrà ancora sostenere che il VdR non è decaduto perchè non ha commesso eresia "materiale, oltre che formale". E farci su la lezioncina.

Caso per caso: i "sciuri", i VIP, i "belli e dannati" riceveranno la Comunione "con tutti i crismi e carismi", i poveracci, gli sconosciuti, la gente di strada, il popolino, zitto e nascosto, chiuso nella vergogna. Già visto per altri casi. Viviamo in un mondo d'ipocrisia che la metà ne basta.
RR

Riccardo Abbà ha detto...

Ma Lei si aspetta ancora alcunché di positivo da questo Bergoglio?

Anonimo ha detto...

Il vescovo di Roma dovrebbe smetterla con la finzione di non saper parlare in italiano, perché dalla sua elezione ad oggi e' stato sempre evidente quando stava recitando.