domenica 1 luglio 2018

Tre punti alla modernità - don Elia

La modernità, intesa come rovesciamento dell’ordine naturale (in cui Dio è principio e fine, mentre l’uomo è ordinato a Lui e il cosmo è al suo servizio), è indubbiamente la causa della crisi radicale che attanaglia la civiltà occidentale. L’essere umano, creato per conoscere, amare e servire Dio in questa vita e goderlo eternamente nell’altra, è stato dapprima collocato al centro di un mondo in cui tutto – compresa la religione – è funzionale al suo benessere terreno; poi l’uomo stesso, declassato ad animale più evoluto, ha finito con l’essere a sua volta subordinato alla salvaguardia della natura. L’artefice della propria fortuna è diventato una minaccia per l’ecosistema; la sua proliferazione, di conseguenza, è ora considerata un fenomeno dannoso da combattere e frenare in ogni modo.

Se questo è l’esito, è evidente che la modernità sia un orientamento che vada radicalmente invertito nell’interesse stesso dell’umanità, messo a repentaglio da simili idee. Sarebbe tuttavia quantomeno imprudente respingere in blocco con un giudizio indiscriminato di condanna tutto ciò che si è prodotto dopo il Medioevo, quasi non ci fosse stato più nulla di utile, ma soltanto esiziali errori e deviazioni. Che ci piaccia o no, siamo anche noi figli del nostro tempo, influenzati, malgrado le migliori intenzioni, dal suo spirito individualista, egocentrico e insubordinato, che scorrazza beffardo tanto nell’ambiente progressista che in quello tradizionalista. Cerchiamo allora di cogliere gli elementi positivi della cultura attuale tralasciandone al contempo quelli negativi, da cui dobbiamo progressivamente disintossicarci con la luce dello Spirito Santo e l’aiuto della grazia, ottenuti per mezzo del Cuore immacolato di Maria.

Mi vengono in mente almeno tre aspetti della cultura moderna che, pur senza costituire acquisizioni nuove in assoluto, sono irrinunciabili incrementi della coscienza collettiva. Il primo è una più esatta valutazione della parte del soggetto individuale nella conoscenza, sia in quella basata sulla ragione che in quella fornita dalla fede. Con ciò non intendo certo aprire un varco al soggettivismo, ma riconosco semplicemente che ognuno di noi si accosta alla verità oggettiva (naturale o rivelata) a partire da una storia particolare e con una personalità diversa, cogliendola con sfumature che posson diventare contraddittorie solo se assolutizzate, ma che altrimenti si rivelano preziose sfaccettature che arricchiscono la comprensione della realtà, la quale non è mai esaurita dalla conoscenza umana. La doverosa reazione al relativismo che dilaga purtroppo anche nella Chiesa non deve trasformarci in gladiatori che vibrano colpi di maglio a destra e a manca, privi di ogni sensibilità e delicatezza per quei lucignoli di verità e di bene che il Signore non vuole siano spenti.

Una maggiore attenzione al soggetto mette in evidenza, poi, il necessario ruolo dell’esperienza personale nel processo di conversione e di crescita nella fede. Non si tratta, neanche questa volta, di pagare un tributo al modernismo, che pretende di rintracciare nell’esperienza umana l’origine di ogni religione (compresa quella rivelata, la quale nasce invece da una serie di interventi divini nella storia), bensì di riconoscere che l’irruzione della grazia è ben qualcosa di sperimentabile, sebbene la sua essenza soprannaturale rimanga al di là di qualsiasi effetto sensibile. Nessuno si converte a Cristo a forza di mero studio o di puro ragionamento, ma perché, in qualche modo, sperimenta l’incontro con Lui e ne scopre la presenza nella propria vita. La fede non è frutto di un’adesione asettica a un teorema o a un sillogismo, ma deve avere un significato per l’esistenza. Anche qui una giusta opposizione all’esistenzialismo – almeno a quello che si è rivelato uno scivolo verso l’ateismo – non va spinta fino a relegare l’esperienza quotidiana in un limbo escluso dalla pace e dalla gioia che, già nello stato di viatore, colmano l’anima del vero credente.

E veniamo al terzo punto. L’autenticità della fede richiede un’adesione interiore – non soltanto convinta, ma pure amorosa – alla verità udita nella predicazione, che deve perciò essere tale non solo da illuminare la mente, ma anche da infiammare il cuore. Nemmeno in questo caso sarebbe giusto denunciare una larvata condiscendenza al sentimentalismo, a meno che non si voglia ridurre ad esso anche l’appassionata scoperta della verità da parte di un sant’Agostino. La bellezza tanto antica e sempre nuova non può certo lasciare freddo e distaccato chi ne è fulminato e rapito: ciò che è vero, buono e bello attira e conquista per virtù propria, purché ci si arrenda beati a Colui che lo realizza totalmente in Sé in modo personale, come un Tu di insuperabile fascino alla cui rivelazione crolla spontaneamente qualsiasi barriera, in un gioco paradossale (che la ragione non riesce a scandagliare fino in fondo) tra libera accoglienza e irresistibile trionfo della grazia.

Da questo punto di vista, se vogliamo, la modernità non ha apportato nulla che non fosse già noto grazie alle Confessioni dell’Ipponate, ma ce l’ha fatto forse riscoprire e apprezzare in modo nuovo. Non è un vantaggio da poco. Non lo sarebbe stato quando, sessant’anni fa, una vita di fede ridotta a un certo numero di pratiche e precetti esteriori era già entrata in profonda crisi; se una totalità di vescovi formatisi alla vecchia scuola avesse interiorizzato un po’ di più quanto ricevuto dal passato, probabilmente, non avrebbero lasciato correre né certe ambiguità del Vaticano II, né la scandalosa ribellione all’Humanae vitae, né quella distruzione della liturgia che fu imposta come “riforma”. Non è un vantaggio da poco neanche oggi, dopo che un illusorio rinnovamento, centrato ancora sulle forme esterne, ha lasciato dietro di sé cumuli di macerie spirituali o, quando va bene, una misera vita cristiana che non può decollare per inconsistenza interna. Nel caso dell’appartenenza a movimenti, poi, il fatto di seguire una prassi determinata, valida per tutti, dispensa generalmente gli aderenti dallo sforzo individuale necessario per progredire nelle virtù e crescere nella santità; di solito non si ha la minima idea del paziente lavorio personale richiesto dalla correzione di vizi e difetti, che in un clima di esaltata autoconferma appare del tutto superflua. Spesso, soprattutto nei gruppi giovanili, norma e valore supremo è un becero spontaneismo che calpesta perfino le esigenze più elementari della carità, quali il rispetto per gli altri e la buona educazione.

La soluzione non è un indottrinamento forzato che nasconda le carenze di umanità gracili e ferite sotto strati di nozioni nominali, né un attivismo indiscreto che soffi sul fuoco di squilibri interiori, esasperando sofferenze inconfessate o conflitti non ammessi. Per l’ennesima volta, tener conto delle moderne acquisizioni della psicologia non significa sconfinare in quello psicologismo che mette al bando l’elemento soprannaturale dell’esistenza cristiana, bensì riconoscere, in perfetta continuità con la Tradizione, che la grazia suppone la natura – e che quest’ultima può avere talvolta dei problemi che influiscono sulla vita di grazia e che, ignorati, finiranno col farla deviare verso una religiosità compulsiva o verso alienanti pseudomisticismi. È troppo comodo buttare indistintamente a mare tutto ciò che può salutarmente rimetterci in discussione, fornendoci la chiave per aprire le sbarre della prigione in cui, sia pure con le migliori intenzioni, potremmo esserci rinchiusi da soli. Non serve andare a caccia di scandali e misfatti su cui sfogare il proprio malessere, se la sua radice è all’interno: più materiale si trova, in questo caso, più se ne vuol trovare per giustificare un disagio che, per quanto acuito dalle circostanze esterne, nasce da dentro.

Un vero cristiano non è un attivista che, fasciando di nominalistiche bende le piaghe lasciate da cinquant’anni di devastazione, si illude di vincere con la sua agitazione lo scontento per sé e per il mondo in cui vive, ma una persona cui una fede viva, nata da un reale incontro con Cristo, ha permesso di riconciliarsi anzitutto con la propria storia, poi di guardare alla realtà (per atroce che sia) con la luce della speranza che viene da Lui, così da potervi immettere, quale Suo strumento, dei germi di bene che la trasformeranno a poco a poco, irrorati dalla preghiera e dal sacrificio fecondato dalla Sua grazia. Chi preferisce la rabbia e la frustrazione – pur di non ammettere il proprio errore – si imbestialirà per queste riflessioni appiccicando ad esse etichette infamanti; chi invece ha davvero conosciuto il Signore sarà più indulgente e, con l’aiuto di Dio, sentirà attenuarsi la sofferenza e accrescersi la pace. Al di là dell’uso-abuso della misericordia nella Chiesa attuale, possiamo pure concederci il lusso di prenderla sul serio, dapprima ciascuno per sé e poi per gli altri. Gesù non la concede ad astratte entità senza volto, ma a soggetti viventi nella storia che ne facciano un’esperienza personale e corrispondano ad essa con un’adesione libera, intima e amorosa.

23 commenti:

irina ha detto...

Personalmente credo che siano mancati nei tempi più recenti Padri Spirituali Cattolici, entro i seminari e fuori in mezzo al popolo. Non credo che siano stati fatti grandi passi in ambito spirituale cattolico perchè molti o sono stati catturati da altre tecniche religiose o dalle interpretazioni psicologiche o dal sociale politico. Trovo che la spiritualità cattolica sia imbastardita, non progredita nel suo specifico.Avendo passato una buona parte della mia vita pascolando fuori dalla Chiesa, sono rientrata non solo per disperazione ma, in particolare perchè tutte le tracce vive che avevo individuato qua e là, qui mi hanno ricondotta. Il ritrovare qui, una volta ben entrata, tutte le tendenze di fuori, dimentichi per di più di chi si era stati, è stato ed è un colpo micidiale;il risultato di questo travaglio è il desiderio di ritornamene sul sagrato, cioè fuori, con un buon libro di quelli polverosi, dimenticati da tutti ed io stessa vorrei dimenticare tutto e tutti, desiderosa di non essere consolata da nessuno, nè dentro la chiesa, nè fuori dalla chiesa.

mic ha detto...

1 LUGLIO
PREZIOSISSIMO SANGUE
DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

Hic est enim calix sanguinis mei,
novi et aeterni testamenti:
mysterium fidei:
qui pro vobis et pro multis effundetur
in remissionem peccatorum.

Anonimo ha detto...

FINIS EUROPAE
Intorno ad un articolo di Massimo Cacciari.
Ora si denuncia l’indifferenza al male come sintomo del “finis Europae”.
Ma l’Europa tramonta per l’indifferenza a Dio.
Non a un qualunque dio, ma al Dio che ha parlato sul Sinai, al Dio che ha preso su di se’ il volto umano.
Come si potrà mai riconoscere che cos’è male, quando si sia deciso che il bene non ha volto, e tutto, alla fine, e’ uguale a tutto?
E i “valori” non sopravviveranno al taglio della radice che li ha generati, alle radici negate, persino come memoria.
Limitarsi a denunciare i sintomi non guarirà la malattia.
Renderà solo più fonda la notte, e incolmabile l’abisso.
(Franca Negri)

“Che i “Valori” della nostra civiltà di cui tante volte ci siamo retoricamente fregiati non costituiscano alcuno stabile fondamento, non traccino alcuna salda prospettiva per il nostro agire, ma piuttosto fragili idee regolative, sempre in pericolo, minacciate, sul punto di essere contraddette alla radice, la storia dovrebbe avercelo insegnato usque ad nauseam .
Cristianesimo e Illuminismo, in forme antagonistiche e tuttavia inseparabili, hanno certo forgiato aspetti fondamentali della nostra vita, e tuttavia nei momenti in cui un ordine politico e sociale “catastrofizza” ed è difficile anche intravvedere la stessa possibilità di un nuovo ordine, ecco che essi tendono a scomparire, a uscire dal nostro “cono di luce”. La stessa “missione” che alcuni dei suoi grandi interpreti, scienziati, filosofi e politici, hanno considerata propria dello spirito europeo, e cioè ricondurre ogni forma di vita a razionale coerenza, liberandola da ogni dogmatismo e da ogni ossequio verso Autorità che dall’esterno si impongano alla coscienza della persona – questa stessa “missione” sembra ogni volta venire sopraffatta dalle gelide passioni della paura, dell’egoismo, dell’avarizia e dell’invidia quando entriamo in un passaggio d’epoca. È quello che oggi sta avvenendo, e in tale quadro andrebbe considerata anche la cronaca di questi giorni. Magari si trattasse soltanto dell’ignorante bullismo di qualche ministro pro tempore!
./.

Anonimo ha detto...

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tuttavia sembrava più di una speranza quella su cui l’Europa uscita dalla Guerra aveva iniziato a pensare e a costruire la propria unità politica. Come avrebbe mai potuto, infatti, l’Europa imperdonabile , l’Europa che aveva condotto l’intera umanità alla più immane tragedia della sua storia, dimenticare di nuovo l’imperativo categorico di federarsi insieme , di essere solidali gli uni con gli altri, di volere il bene del prossimo nella razionale coscienza che esso è, alla lunga, anche il nostro? La nuova Europa non poteva non aver compreso la propria responsabilità: combattere sul nascere ogni forma di demagogia nazionalista e revanscista, ogni retorica volta a vedere in altre forme di vita o civiltà minacce o nemici. Cosi si ragionava. Fu un’illusione? Forse no, ma la sua idea si fondava su due condizioni venute meno nel tempo. La prima: la memoria ancora viva di quale mondo avesse portato alla catastrofe mondiale, quali idee, quali comportamenti collettivi. La seconda: che l’Europa unita praticasse davvero quei valori di solidarietà, uguaglianza di diritti e accoglienza che si predicavano nelle cerimonie, negli anniversari delle tragedie, nei mea culpa sulle origini dei totalitarismi del Novecento. La memoria della Guerra e delle sue cause vale ormai per i nostri politici come quella di Cesare nelle Gallie e l’idea stessa di un’Europa politicamente e culturalmente unita si va dissolvendo sotto i nostri occhi. Resterà magari l’euro, resterà uno spazio commerciale europeo. Il dominio della shakespeariana universale bagascia non verrà messo in discussione da nessuno. Ma sparirà l’Europa.

L’Europa cessa di esistere se diviene indifferente nei confronti del male . L’Europa esce dalla Guerra cosciente che, se vuole spiritualmente e politicamente rinascere, ha il dovere di combattere il male in qualsiasi forma esso si manifesti. Ingiustizia, sofferenza, sopraffazione. Ma il male non è soltanto quello volontariamente perpetrato. Male è anche quello che eseguiamo obbedendo a un ordine. Male è anche quello cui ci rendiamo complici perché non sappiamo ribellarci a chi, cosciente o meno, lo compie. Tuttavia, la sua forma fondamentale, quella più ardua da riconoscere e combattere, quella che può dilagare come un’epidemia senza che quasi la si avverta, è proprio l’anonima indifferenza nei suoi confronti. Banalità del male, diceva Hannah Arendt. Il male si diffonde alla superficie delle nostre vite, le imbeve di sé, diviene qualcosa di quotidiano. Non fa più scandalo . Che vi sia chi soffre atrocemente non è più uno scandalo per la nostra coscienza. Basta tenerlo lontano, non vederlo, che non anneghi nei pressi delle nostre spiagge. Non sono questo male , e la nostra impotenza ad affrontarlo, il problema, ma come ridurne gli effetti sulle nostre vite, come renderlo, appunto, indifferente per noi. La “cura” consiste tutta nel rimuoverlo, o nel riuscire a passarci accanto come i buoni giudei della parabola del samaritano. Da casa, al più, possiamo sopportare di vederne solo il fumo.

Anonimo ha detto...

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Un’Europa in cui si lascia dilagare l’indifferenza per il male, in cui manca ogni volontà politica di contrastarne la mascherata violenza, è un’Europa che tradisce il “giuramento”, non scritto, ma realissimo, che ne aveva unito le nazioni dopo la Guerra. Ed è un’Europa tragicamente miope sui propri stessi destini, all’inseguimento di compromessi a brevissimo termine tra i propri stati e staterelli che si presumono “sovrani”, mentre il mondo si ricostruisce su equilibri tra grandi spazi imperiali, per i quali quei “Valori” di cui l’Europa avrebbe dovuto essere operante testimonianza non contano più neppure nelle retoriche politiche. È un’Europa che dopo avere per secoli “trasgredito”con ogni mezzo ogni confine e fatto esodo per tutti i continenti, si richiude in se stessa, si difende da quegli stessi che mai nella sua storia aveva “lasciato in pace”.

Un’Europa che chiede soltanto di sopravvivere conservando quello stato economico che le era stato garantito in condizioni geo-politiche del tutto differenti dalle attuali e assolutamente irripetibili. Macroscopica contraddizione. Intanto, nell’impotenza dei nostri pseudo-leader a riconoscerla e superarla, scarichiamo gli uni sugli altri la responsabilità per il male, fattosi banale, quotidiana, superficiale notizia. Colpevoli tutti, tutti innocenti - da sempre il motto delle anime morte”.

(Massimo Cacciari)

22 giugno 2018

Anonimo ha detto...

Irina, i primi cristiani sapevano del momento di errore di Pietro, e sapevano di quanto operato da Giuda, ma non si sono fermati a questo. Hanno avuto compassione per i momenti di debolezza dei propri fratelli, identificando bene l errore (comprensione per l uomo peccatore ma non accettazione del peccato).
Questo atteggiamento ci deve essere di esempio. Si può e deve vivere da cattolici pienamente anche se ciò che accade ci fà soffrire. Il Signore é più forte di tutto ciò, ma con modi e tempi che noi non sappiamo e quindi dobbiamo riporre in Lui fiducia.

marius ha detto...

"il risultato di questo travaglio è il desiderio di ritornamene sul sagrato, cioè fuori, con un buon libro di quelli polverosi, dimenticati da tutti ed io stessa vorrei dimenticare tutto e tutti, desiderosa di non essere consolata da nessuno, nè dentro la chiesa, nè fuori dalla chiesa."

Irina, ti sono vicino. Il buon libro polveroso ci sta a pennello, ma anche un amico con cui poterlo condividere. Peccato che siamo lontani, dispersi ai 4 venti. Ma tu non disperare di poter trovare qualcuno con cui condividere le parole di verità, qualcuno da poter incontrare nel contesto della vera Messa cattolica. Sursum corda, cara Irina!

tralcio ha detto...

Don Elia ci dona molti spunti. In particolare sulla fede che chiede di essere provata. In presenza di ogni sorta di situazione problematica, da un fastidio privato a una pubblica persecuzione, per chi ha la fede cristiana il centro non sono io, non è il mio "problema", ma resta Gesù. Questo non banalizza affatto la pesantezza del "problema", non lo relega nelle consolatorie arie-fritte che ti dicono di "star tranquillo"... No, il dolore o il dispiacere, il magone o la preoccupazione restano. La fede cristiana non nega affatto la realtà delle cose. Ma ti dice, con la voce di Gesù: ci sono qui io. Nella nave che sta per affondare, come nella bocca del leone dei primi martiri al Colosseo, il cristiano sa che lì con lui c'è Gesù. E sa che la vita non termina qui sulla terra, con la morte, ogni tipo di morte. Contrariamente a ciò che propala il modernismo la fede non viene dall'esperienza umana, bensì ogni esperienza umana può essere abitata dalla fede, SE chi vive quell'esperienza tiene al centro del suo esistere non "il problema" che ha, ma Cristo.
Allora l'irruzione della grazia è sperimentabile per la Sua presenza, non per i nostri sforzi nel pilotare un'esperienza verso la modalità più vivibile di starci.
La centralità di Cristo in croce e di chi è di Cristo in presenza di croci non è il frutto di un ragionamento, ma l'esperienza di trovarselo lì, con te, in quel momento. Egli non banalizza la perdita di sangue dell'emorroissa o la morte della figlia di Giairo. Ma per la donna e per Giairo la fede che li porta a Gesù è la salute nella malattia e nella morte. E questo resta vero anche per quei martiri che invece la morte non l'hanno scampata, ma si sono consegnati alla vita eterna unendo il proprio sangue a quello Preziosissimo che oggi ricordiamo. La fede è vita, non è idea o sillogismo. E questa esperienza non è priva di grazia, proprio perché la fede cristiana è presenza di luce e vita, cioè il contrario di ciò che insegna e distribuisce l'ateismo, fosse anche filosoficamente esistenzialista.
Come scrive Padre Elia (al terzo punto) la fede è un'adesione amorosa a una Persona presente. In Dio, che è eterno e perciò eterno-presente, il nostro passato può essere memoria grata che consegna un presente eternalizzato ad un futuro non temuto perchè minaccioso, ma accolto, in tutte le sue incertezze per noi che non lo possediamo, come regno di quella stessa fede che rilegge il passato e vive il presente. Il cuore infiammato d'amore sorregge i ragionamenti che non possono che fotografare un problema e temerne gli sviluppi, se il centro è quello. Ma se il centro è Gesù, la prospettiva cambia. E Gesù chiede questo. Non è per nulla facile, la porta è stretta, dobbiamo chiedere questa grazia.

Anonimo ha detto...


La "modernità" resta in vantaggio, nonostante la sua spaventosa decadenza,
la scienza è il suo (falso) profeta

Il punto essenziale mi sembra questo: tra fine Quattrocento e Galileo, l'uomo moderno, mediante le sue scoperte, ha di fatto distrutto l'autorità della Sacra SCrittura. Nonostante il presente, grave declino del Moderno, quell'autorità non è stata restaurata. Tant'è vero che non ci credono più nemmeno i preti. Distruggendo la credibilità delle Scritture, il cristianesimo crolla nella polvere.
Le scoperte sono state geografiche e astronomiche. Le prime hanno dimostrato l'impossibilità della storia del mondo dalla creazione (alcune migliaia di anni) che fin allora si ricavava dalla Bibbia. Le seconde hanno rivoluzionato del tutto la nostra visione del cosmo, creando una contraddizione di fondo con certi miracoli (Giosuè che ferma il corso del sole) narrati nel Vecchio Testamento (contraddizione che non avrebbe motivo di essere, a mio avviso, ma tant'è). Con il posteriore avvento dell'evoluzionismo darwiniano l'idea di creazione non ha più cittadinanza e il primo libro della Genesi diventa una raccolta di miti popolari.
Personalmente, non ritengo affatto impossibile una valida critica ai fondamenti del pensiero moderno, anche per quanto riguarda in particolare la cosmologia e l'evoluzionismo (il darwinismo non mi sembra vera scienza). Ma io chi sono? Voglio dire: ciò che conta è che la cultura cattolica non è stata capace di replicare a certe verità solo apparentemente solidissime della scienza moderna. D'altro canto ha impiegato un tempo molto lungo per accettare quelle verità, come l'eliocentrismo, che in verità non contraddicono in nulla la Bibbia.
Date: nel 1492 scoperta dell'America; nel 1517 scoppia lo scisma protestante, che comincia a dissolvere la SCrittura con "il libero esame", trionfo dell'individualismo, presagito nella crisi della Scolastica, con il nominalismo di Ockham; nel 1543 esce il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, che presenta l'ipotesi detta eliocentrica, per risolvere le difficoltà sempre riscontrate nel modello aristotelico-tolemaico.
(Ancor oggi si critica Copernico perché la sua visione risentirebbe del neoplatonismo e pitagorismo che assorbì quando studiò in Italia. Ma questo cosa importa? Importa che la sua nuova visione sia giusta o meno. Allo stesso modo, Einstein era notoriamente uno spinoziano ma dobbiamo vedercela con la sua visione dello spazio curvo e finito in se stessa, a prescindere dalle componenti culturali presenti nella sua elaborazione).
Nel 1498 cominciavano le "Guerre d'Italia", lotte spietate tra francesi, spagnoli, austriaci, svizzeri per la conquista della divisa Italia, terminate a metà del Cinquecento, intersecatisi con le Guerre di Religione provocate dallo Scisma prot., che devastarono la Francia (9 campagne) e la Germania soprattutto (guerra dei contadini etc). L'ambizione dei principi cristiani distruggeva la res publica medievale, facendo entrare in scena le monarchie nazionali, anticipazione per certi aspetti del futuro Stato-nazione, obbedienti soprattutto alla legge della Ragion di Stato.
PP

Anonimo ha detto...

Villa Rosa, frazione di Martinsicuro, adagiata tra Marche e Abruzzo.

Durante la messa delle 8.30 di questa mattina, celebrata nella chiesa di Santa Maria Bambina Addolorata, don Federico Pompei ha attaccato Salvini.
A presidiare la porta della chiesa mentre entravano i fedeli per assistere alla messa c’era la solita zingara che esigeva la carità. Gesù l’avrebbe cacciata, perché parlava di aiutare i bisognosi, non di mantenere gli scrocconi: quelli li cacciava dal Tempio.

Don Federico durante l’omelia ha però ha spiegato che oltre alla carità per la donna rom era necessario fare di più, come portarla a casa propria, darle da mangiare e da dormire.

Secondo il parroco quella era vera carità e non l’euro che si consegna nel piattello.

I fedeli hanno cominciato a guardarsi perplessi: ma era solo l’inizio.

Fuori controllo, in un crescendo delirante, Don Federico ha poi dichiarato che il ministro dell’Interno Matteo Salvini stava lavorando male e che avrebbe dovuto lasciar approdare le ONG nei porti italiani e accogliere tutti, e per sempre e indistintamente, i clandestini in arrivo da Africa e Asia con i barconi.

A questo punto, buona parte dei fedeli si sono alzati e hanno abbandonato la chiesa durante la messa.

«Una vergogna che un parroco faccia politica in una chiesa durante la santa Messa – spiega una turista di Trento che ha abbandonato la chiesa insieme al marito – bastava che dicesse che bisogna aiutare il prossimo e basta, cosa centra fare il nome di Salvini?, stendiamo poi un velo pietoso sulla carità per la rom presente all’entrata della chiesa. Siamo andati via subito dopo le sue allucinanti parole e non entreremo mai più in quella chiesa»

Gli fa eco subito un’altra donna che per protesta dopo le parole di don Federico non si è più confessata, non ha fatto la comunione «e non ho nemmeno fatto la carità alla chiesa come faccio sempre – interviene la donna di Trento piuttosto inferocita – ma il parroco si rende conto che ci sono degli anziani che hanno pagato le tasse tutta la vita e che sono costretti a cercare il cibo nelle immondizie, una vergogna e non dico altro»

«Siamo tutti uguali dice la chiesa – incalza un uomo sulla settantina – ma non così, prima vengono gli altri e poi gli italiani, io non ho mai votato Lega ma alle prossime elezioni lo farò volentieri perché è davvero ora di pensare agli italiani, adesso basta ne abbiamo piene le scatole»

«Prima degli italiani vengono gli spacciatori, i criminali, i clandestini, i rom, quelli che rubano dentro le nostre case ecc ecc, questo è il vero razzismo, ma verso di noi e non verso i migranti, è ora di finirla con questa storia. Negli ultimi 5 anni la situazione è degenerata a tal punto che non sei nemmeno più padrone in casa tua», accusa un’altra donna.

«Porte aperte per quelli che hanno voglia di lavorare ed integrarsi, ma per gli altri porti chiusi e blocchi navali, abbiamo paura infatti che fra 10 o 15 anni questi clandestini ci prendano la casa e magari anche altro, ma confidiamo in Salvini che risolverà piano piano il problema».

O Salvini, o mille Traini. E’ inevitabile.

E la chiesa che si svuota, è il simbolo di una Chiesa che sta allontanando i fedeli in nome di una indistinta e demenziale svendita della nostra identità.
https://voxnews.info/2018/07/01/prete-attacca-salvini-durante-messa-fedeli-se-ne-vanno/

irina ha detto...

@ Anonimo
1 luglio 2018 14:56

Grazie per l'incoraggiamento, sono pronta ad avere compassione delle debolezze anche del pontefice ma,a mio parere, qui c'è molto di più, qui c'è un vasto piano del quale il pontefice è complice. Ed il piano non è iniziato con Bergoglio.

@ marius

Grazie per la vicinanza, amici di baldoria si trovano a bizzeffe, amici in ambito spirituale o sono doni di Dio, o sono doni di Dio.

@ Grazie anche a mic, in effetti oggi mi ha rimesso in sesto la Santa Eucarestia.

Prima di chiudere torno a sottolineare che la Chiesa ha in se stessa la medicina per guarire e curare il mondo, non ha bisogno di nessun aggiornamento, nè dell'ausilio della scienza moderna. Ho amici psicologi, psichiatri che hanno studiato, da laici, i mistici per comprendere come funziona la mente, cioè intelligenza, anima, spirito ed i loro ritmi di tempo. Parimenti quelli che hanno studiato, da laici, la simbologia dell'arte, hanno studiato l'arte cristiana e così in quasi tutti gli ambiti. Per non dire della Bibbia. Gli unici che sembrano ignorarlo sono i cristiani ed i cattolici in particolare. Che vadano allora ad un gay pride per aggiornarsi!

Anonimo ha detto...

Prof Pasqualucci purtroppo, i chierici prima e i fedeli poi, si sono spaventati difronte alla offensiva della scienza, spesso presunta tale.
Per quanto riguarda la datazione mi risulta che diversi scienziati, soprattutto di sedimentologia, la mettano quantomeno in dubbio, pertanto sarebbe necessaria un po di prudenza.
L'affermare che la Bibbia non sia un libro di scienza ( vero) non risolve, a mio avviso il problema. O si afferma senza se e senza ma l'inerranza delle scritture o, viceversa, crolla tutto.
L'episodio di Giosuè,da lei citato, dimostra l'atteggiamento prono degli uomini di Chiesa, non tanto nei confronti della scienza quanto piuttosto dello scientismo.
Il Darwinismo, poi, e le sue applicazioni nel sociale hanno fatto molti danni.
Mi risulta che la prima società di eugenetica fosse diretta dal nipote di Darwin. Quello nazista è stato solo il primo stato ad applicarla. Il principio era già bello e pronto.
Purtroppo anche i papi hanno mostrato questo atteggiamento nei confronti della scienza.
La Bibbia come una raccolta di miti è stata oramai abbondantemente sdoganata dalla "chiesa". Ho raccontato,di recente, di una trasmissione di TV 2000, incentrata sulle donne, dove una biblista riduceva a mito, ovvero come fatto mai accaduto,l'episodio di Adamo ed Eva,negando la realtà il peccato originale, visto come tardiva e maschilista " invenzione " di Sant'Agostino. Le risparmio altri "gustosi" particolari che le farebbero drizzare i capelli in testa.
Antonio

Silente ha detto...

E' capitato anche a me, una delle rare volte in cui non sono andato alla Messa in latino. Chiesa dell'Immacolata Concezione in piazza Frattini, a Milano. E, attenzione, il sabato prima delle elezioni del 4 marzo. Parroco scatenato contro "i razzisti", i contrari all'immigrazione e all'integrazione, i votanti per i partiti contrari all'invasione. Urla scomposte, odio gridato e con la bava alla bocca, promesse di Inferno (ma come, i progressisti non ne negavano l'esistenza, dell'Inferno?). Quante vecchiette avranno, il giorno dopo, votato per i post-comunisti sulla base di questa sconcia, minacciosa propaganda?. Arrivato a casa, mi sono messo al computer per scrivere una email di protesta alla curia di Milano. Poi mi sono fermato. A cosa serve? A nulla. L'arcivescovo Delpini è ultramodernista, filocomunista, immigrazionista, antirazzista. Tutta la curia di Milano è occupata e infestata da suoi compari nemici della nostra civiltà, della nostra etnia, della nostra cultura, della nostra storia. Ci vogliono invasi, sottomessi, meticci. Ma non s'illudano, noi resisteremo, combatteremo, lotteremo. E "salveremo il seme".

Anonimo ha detto...

6000.
È il numero di cristiani massacrati dall' inizio dell'anno solo in Nigeria.
Dove sono vaticano,ong, e buonisti radical chic?

Anonimo ha detto...

@Silente
"Quante vecchiette avranno, il giorno dopo, votato per i post-comunisti sulla base di questa sconcia, minacciosa propaganda?"
Nessuna. Chi vota certi partiti lo fa perché vuole votarli e ascolta certi preti perché vuole ascoltarli.
Ma se parliamo dei parrocchiani che vanno a Messa nella stessa chiesa per abitudine e forza d'inerzia, non saranno le omelie - che spesso nemmeno ascoltano - a indirizzare il loro voto.
Hanno voluto desacralizzare la figura del prete, hanno voluto che diventasse un compagnone, hanno voluto che la Chiesa assomigliasse a una Onlus o a un dopolavoro. Ora ne raccolgono i frutti: perché il parere di un prete visto come compagnone dovrebbe indirizzare il loro voto?
Perché le parole di un Papa che ripete "chi sono io per giudicare" dovrebbero rappresentare una spinta a preferire un partito piuttosto che un altro?
Hanno voluto il relativismo: ora se lo godano.

irina ha detto...

Ritengo che la Chiesa abbia attraversato al suo interno una grande crisi di Fede alla quale ha risposto mettendo in discussione quel poco di Fede rimastole, invece di verificare se e in quali punti la modernità dicesse cose totalmente altre da quelle che lei diceva, e se non sarebbe stato suo dovere, con l'interezza della sua Fede, di correggere ed instradare la modernità. Lo studio della natura non è mai stato rigettato dagli uomini di Chiesa, anzi sono stati loro quelli che hanno continuato ad approfondirlo facendo, nei casi migliori,anche da ponte tra le loro scoperte e le acquisizioni del mondo antico.

In soldoni, scemando la Fede tutta intera, la scienza ha colto il meccanismo della natura e dell'uomo, per poi tirarne sintesi e conclusioni, spesso arbitrarie ma, il meccanismo non esaurisce il fenomeno studiato. Nel fenomeno esiste altro dal meccanismo, esiste la vita. La via all'albero della vita fu preclusa all'uomo dai cherubini e dalle loro spade folgoranti. Tuttavia noi sappiamo che la santità può farci vivere in condizioni assai diverse da quelle in cui un perfetto meccanismo può funzionare. E questo a tutti i livelli, anche altri dal meccanismo. Per essere certo che noi potessimo capire e praticare la santità, Dio ha mandato Suo Figlio Gesù Cristo, Via Verità e Vita, esempio universale per conoscere, cioè per saper guardare il mondo, per amare, cioè saper dedicarsi al conoscendo, per agire santamente, cioè superarci per lasciar scorrere in noi il Suo Spirito Santo. Quelle folgoranti scienza e tecnica, che noi conosciamo, hanno molto poco di cristiano, sono in gran parte distorsioni diaboliche dell'elemento veramente cristiano cattolico che lotta per essere riconosciuto e amato nella Verità e per condurci alla Verità tutta intera.
Onestamente non credo che la modernità, lei proprio, abbia aperto chissà quali strade, a mio parere si tratta di memoria che va e che ritorna. Come inoltre diceva giustamente PP, giorni or sono, noi possiamo pensare una cosa alla volta e così accade anche in ogni campo. E' chiaro che se da tutti i campi togliamo Dio, Uno e Trino, tutti i campi diventano meccanizzati e il meccanismo solo finisce che
vediamo. Insomma credo 1) che, per Grazia divina, di tanto in tanto facciamo un ripescaggio di quello che sapevamo e gli diamo una lustratina ; 2) che non siamo ancora Cattolici, ora poi siamo proprio fuoristrada. Cioè siamo rimasti con il meccanismo in mano e con il movimento forsennato parodiamo la Vita (che abbiamo proprio escluso dalle nostre vite).

Anonimo ha detto...


L'articolo di Cacciari appare alquanto retorico - la nozione del Male non è chiara

Indifferente l'Europa al Male? Ma di quale "male" stiamo parlando? Per Cacciari
il Male sembra esser la mancata osservanza delle premesse neo-illuministiche dell'Unione Europea, il cui sostrato, non bisogna dimenticarlo, è sempre stato "mercantile", basato cioè sul conseguimento e mantenimento di un vasto benessere di massa e di elites molto ricche, arricchitesi ancor di più con il "mercato globale" e l'euro.
Ma nel Male, rientrano per Cacciari anche la legalizzazione del libero aborto, della "pillola", delle coppie di fatto, lo sdoganamento dell'omosessualità in tutte le sue forme, l'introduzione di quell'aberrazione che è il c.d. "matrimonio gay", etc., insomma la vera e propria decomposizione dei costumi apportata dalla "rivoluzione sessuale" disgraziatamente passata nelle nostre legislazioni?
Accanto a quella politica ed economica c'è da tanti anni ormai una "questione morale" in Europa (e in America); una questione che sta diventando sempre più grande quanto più essa coinvolge negativamente la Chiesa cattolica, la cui gerarchia non solo non l'affronta ma appare in parte schierata con gli artefici della corruzione stessa.
Se dal Male, verso il quale si sarebbe indifferenti, si esclude la "questione morale" (che esige la ricostruzione di un'etica non solo cattolica ma anche semplicemente conforme a natura), per vedere nel Male solo la supposta chiusura ed indifferenza verso l'Altro, non altrimenti identificato (nel caso della presente invasione islamica, l'Altro è in realtà un nostro secolare Nemico), allora questo Male è una categoria retorica, vuota, astratta. Si resta ciechi di fronte al vero Male, alla decadenza morale, le cui radici sono nell'irreligiosità, nell'edonismo più spinto, nella superbia e nella vanagloria più smaccate, in particolare presso la maggioranza delle donne di questa generazione.
PP

Anonimo ha detto...

"L'intelligenza afferma ciò che è, la realtà.

Perciò afferma il vero perché è vero, non perché ne traggo vantaggio: quindi l'intelligenza pone la premessa dell'amore puro (o della carità).
Ma noi riconosciamo il vero per una ragione più libera e profonda ancora di questa, più libera e più carica di tutta l'interezza della nostra personalità, cioè per amore. Per amore: non perché l'altro sia come dico io, ma perché l'altro sia secondo il suo destino".
(L. Giussani, da "Tu o dell'amicizia")

Senza sentimentalismi sterili e parziali.
Sapere che di ciò che è abbiamo bisogno.

Non di consolazioni a buon mercato
Né di sempre incompiute autorealizzazioni.

Perché una verità è scritta dentro le nostra ossa, e parla e grida, nonostante noi.
In Te, raccolta e dispiegata, la nostra forma vera e il nostro volto.
Che hai disegnato per noi all'inizio del tempo.

Il vero permette in noi il gesto dell'amore, la parola della speranza, la sapienza che restituisce gusto alle cose.
Una roccia che sanguina.

Salda e tenera come la verità dell'amore.
Franca Negri

Anonimo ha detto...

Lavorando sodo fatti valere .
http://www.lanuovabq.it/it/lukaku-il-campione-belga-in-missione-dalleta-di-6-anni

marius ha detto...

Chi preferisce la rabbia e la frustrazione – pur di non ammettere il proprio errore – si imbestialirà per queste riflessioni appiccicando ad esse etichette infamanti; chi invece ha davvero conosciuto il Signore sarà più indulgente e, con l’aiuto di Dio, sentirà attenuarsi la sofferenza e accrescersi la pace.

Detto in altri termini, attenti a voi, chi eventualmente non accettasse queste riflessioni non ha davvero conosciuto il Signore? Quindi guai a chi appicicasse etichette infamanti alle suddette parole, il giudizio su di lui è già dato in anticipo, latae sententiae.

Anonimo ha detto...

@ Silente : "Ma non s'illudano, noi resisteremo, combatteremo, lotteremo. E "salveremo il seme":
Bravo Silente, e fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo respiro, non ci avranno mai questi servi del demonio mascherati da preti, e da pretacci per giunta; sbugiardiamoli pubblicamente, anche in chiesa se necessario, perché non hanno diritto di profanarla con il loro odio satanico, è casa nostra come lo, anzi più di loro !

Anonimo ha detto...

"Dio non perdona sempre perché laddove non c’è il riconoscimento del male e del pentimento, Dio non solo diverrebbe connivente con il male stesso, ma condannerebbe l’uomo alla sua menzogna”.
https://costanzamiriano.com/2018/07/02/quando-dio-non-perdona/#more-19805

Anonimo ha detto...

@ Silente : "Ma non s'illudano, noi resisteremo, combatteremo, lotteremo. E "salveremo il seme":
Bravo Silente, e fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo respiro, non ci avranno mai questi servi del demonio mascherati da preti, e da pretacci per giunta; sbugiardiamoli pubblicamente, anche in chiesa se necessario, perché non hanno diritto di profanarla con il loro odio satanico, è casa nostra come lo, anzi più di loro !