mercoledì 13 gennaio 2021

Spiritus Domini: il bicchiere mezzo pieno - Fabio Adernò

Ringrazio di cuore Fabio Adernò, noto per essere tra i più giovani avvocati del Tribunale Apostolico della Rota Romana, per averci inviato questo suo testo - ottimo, articolato e chiaro approfondimento -  sul nuovo motu proprio "Spiritus Domini", che d’ora in poi apre formalmente anche alle donne, in forma stabile e istituzionalizzata con un apposito mandato i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato. Sugli "ordini minori" e l'aspetto liturgico vedi anche le note in calce.

Ha suscitato grande scalpore e un vespaio di commenti il nuovo Motu Proprio di Papa Francesco che “novella” – in negativo, privandolo cioè di un argine – il can. 230, §1 del Codice di Diritto Canonico.
Da una parte si sono levati i soliti scomposti “hosanna” al Pontefice innovatore e rivoluzionario che finalmente dà spazio al ruolo della donna nella Chiesa “visibile” istituzionalizzando la possibilità per i fedeli di sesso femminile di accedere ai cosiddetti “ministeri istituiti”; dall’altra si è strillato allo scandalo, alla fine di tutto, al cavallo di Troia per minare le basi del sacerdozio virile.
Personalmente ritengo che quanto avvenuto con la promulgazione del M.P. Spiritus Domini altro non sia che logica conseguenza della Lett. Ap. Ministeria quaedam col quale Paolo VI aveva disposto di non conferire più gli Ordini Minori (di fatto mai esplicitamente aboliti) e aveva trasformato il Lettorato e l’Accolitato da “ordini” a “ministeri”.
Dal 1972 – anno di promulgazione di quella Lettera Apostolica – ad oggi la prassi liturgica ha dimostrato che sebbene la norma generale prevedesse l’istituzione di accoliti e lettori ad opera dei Vescovi, nelle singole parrocchie detti ruoli venivano indistintamente svolti da fedeli volenterosi messisi a disposizione dei parroci. Più il tempo passava, più il clero diminuiva, più aumentavano i laici che scorazzavano sui presbiteri… i più zelanti li rivestivano di albe e camici, con e senza cingoli... e i più “moderni” aggiungevano le “chierichette” che, cacofoniche a dirsi e innaturalmente antiestetiche a vedersi (senza nulla togliere, s’intende, alla graziosa dolcezza di quelle bimbe seppur rivestite di improponibili tarcisiane) volevano essere ostentata manifestazione di una sensibilità “al passo coi tempi”, e non più spiccatamente clericale e maschilista. 
Quando la prassi, pur quella contra legem, diventa consuetudine, il gioco è fatto. D’altra parte, la liturgia riformata dopo il Concilio, ben lungi dall’essere ordinata e rispettosa forma cultuale, ben si presta a continue manomissioni. Mandate in soffitta le rubriche, ciascuno fa a modo suo... i vari “oppure” presenti nel Messale danno della liturgia ri-formata un insieme arlecchinesco che trasformano via via il culto divino in una ricetta senza ingredienti stabiliti: a sentimento, direbbero le massaie. 
La continua compulsiva volontà di adeguamento, poi, porta il culto ad aggiustarsi continuamente in base “alle necessità” e alle presunte esigenze collettive, dimenticando assai spesso che la forma liturgica della vera Religione è fenomenologia trascendente, teofania, non spiccia immanenza o, per l’appunto, funzionalismo. E l’ultima riforma della liturgia in lingua italiana ne è imbarazzante esempio, talmente ossequiosa della ostentazione sessista da dimenticare persino le regole base della grammatica italiana... Ma tant’è. 

Facciamo dunque un passo indietro, perché ancora una volta l’oggi non può comprendersi senza ieri.
Al n. III di Ministeria quaedam Paolo VI disponeva: «I ministeri possono essere affidati anche a laici, di modo che non siano più considerati come riservati ai candidati al sacramento dell’Ordine». Poco prima, infatti, il Pontefice della riforma liturgia, volendo riformare anche la disciplina della prima tonsura, degli ordini minori e del suddiaconato, aveva sottolineato come gli “uffici” del Lettorato e dell’Accolitato dovessero appellarsi non più “ordini” ma “ministeri”, proprio per sottolineare la loro differenza col Sacerdozio, al cui servizio – nell’ottica del Riformatore – sarebbero stati “orientati” ma non “ordinati”, come invece restava il Diaconato. Per questa stessa ragione, modificando una legge ab immemorabili, Paolo VI stabilì che non fosse più conferita la prima tonsura (colla quale si entrava nello stato clericale) e fissò la regola che solo una volta ricevuto il diaconato i fedeli potessero considerarsi “chierici”.

Ora, tralasciando la questione dei contenuti complessi di Ministeria quaedam, e venendo alla disposizione di Papa Francesco, appare che essa non si discosti affatto da quanto fissato da Paolo VI, anzi! Può dirsi che Spiritus Domini corregge un difetto formale che aveva quel documento, e cioè riferirsi a dei ministeri sostanzialmente slegati dall’Ordine Sacro (nell’ottica della Riforma, s’intende) applicando loro categorie proprie di quest’ultimo, quali per l’appunto la riserva ai soli fedeli di sesso maschile, così come lo è per diritto divino il Sacerdozio. Si è sempre parlato, infatti, di “ministeri laicali”, per cui suonava come una vistosa anomalia che essi fossero riservati ai soli uomini, se il discrimine sostanziale restava il solo battesimo.
Dunque nessuna impostazione “femminista” nella sostanza della disposizione, ma semplicemente l’applicazione del principio di uguaglianza dei fedeli all’interno dello “status canonico” a cui appartengono. 
Non è questa la sede opportuna per discettare sulla questione tra “ordine” e “ministero”. “In re canonica - dice la dottrina - non fit quaestio de meris nominibus”, però. Il che vuol dire che se si usa un termine, non lo si faccia a casaccio.
Basti qui ricordare che tale nomenclatura è propria del post-concilio che, tra i vari archeologismi, andò a ripescare il termine “munus”, col quale nella Chiesa dei primi secoli si intendeva il concetto di “funzione” in senso assai ampio, un po’ come se ci si fermasse a discutere su ciò che i latini intendevano dire con “res”. Il munus, dunque, è una funzione, ma è anche un ufficio, un incarico. Chi è giudice ecclesiastico, ad esempio, esercita un “munus” partecipe di uno di quei “tria munera” (regendi, sanctificandi, docendi) di Cristo Salvatore, e lo fa in forza di un mandato specifico conferitogli dall’Autorità preposta. Allo stesso modo, nell’ottica di Paolo VI, chi esercita la “funzione” di accolito o lettore lo fa in ragione di un mandato del Vescovo, partecipando anch’egli (o, da oggi, anch’essa) di quei munera Christi in forza del Battesimo ricevuto. Di fatto, però, al di là del presupposto carismatico (il Battesimo) - che è come richiedere la cittadinanza per esercitare i diritti civili - i ministeri non conferiscono nient’altro che una funzione, in incarico; né più e né meno di come il Vescovo può nominare il suo segretario o il suo autista.
Il paragone non vuole essere irriguardoso... nei confronti dei segretari e degli autisti dei Vescovi! Ma è un esempio che è volto a far capire che in realtà tutto si riduce a mero funzionalismo. Mi serve qualcuno che legga le letture? Bene, istituisco un lettore... me ne servono due, ne faccio due. E così via. 
Il ministero istituito, nell’ottica della riforma voluta da Ministeria quaedam è né più né meno che un compito, una funzione strumentale preposta a “mansioni pratiche” per il cui svolgimento, di fatto, occorre solo un po’ di dimestichezza che può impararsi sul campo… ma nulla ha a che vedere coll’Ordine Sacro, e dunque con una conformazione ontologica. Al lettore o all’accolito istituito, ontologicamente non cambia nulla. Può solo fare qualcosa, ma non è qualcosa. 
Nello stesso testo, infatti, Paolo VI ricorda che nei due ministeri di lettore e di accolito sono ricomprese (complectitur nel testo latino) le funzioni (partes e non “munera”) del Suddiacono, ma non dice – e del resto non avrebbe potuto dirlo – che essi siano la sostituzione del Suddiaconato. Svolgere una funzione che era di un altro non vuol dire essere quell’altro, a meno che non si subentri nel medesimo ufficio. Ma posto che quell’ufficio non è più conferito (non del tutto, come vedremo) sarebbe quantomeno risibile equiparare i ministeri istituiti al Suddiaconato, nonostante al numero IV di Ministeria quaedam si dia spazio ad una interpretazione ampia in tal senso per quanto riguarda l’Accolito. 
Tralasciando, dunque, improprie analogie, è evidente che già Paolo VI aveva segnato un solco tra ministeri e Ordine, ritenendo gli uni funzionali all’altro, ma non concatenati ad esso, come invece lo sono gli Ordini Minori, che formano una “gradualità” nel raggiungimento del Sacerdozio. 
L’odierna disposizione di Spiritus Domini, dunque, costituisce a mio avviso un solco ancora più profondo – e direi incolmabile e definitivo – tra i ministeri e Ordine Sacro, poiché dal momento in cui si contempla la possibilità che essi possano essere conferiti anche a delle donne, non si fa altro che marcare del tutto la differenza tra essi, confermando quanto si è sempre sostenuto criticando quella innovazione montiniana, e decretando tra loro, contestualmente, anche una oggettiva incompatibilità.
A tale conclusione giungiamo grazie a quanto lo stesso Papa Francesco scrive al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede nella lettera di accompagno al nuovo M.P., citando Giovanni Paolo II nella Ordinatio sacerdotalis, specificando che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne la Sacra Ordinazione.
I ministeri “laicali”, così come espressamente chiamati anche dal Papa, sono dunque delle funzioni che possono essere svolte da chicchessia, basta che sia battezzato, e il loro possibile conferimento alle donne è risposta affermativa a talune istante sinodali espressamente richiamate, ma anche applicazione del principio di cui alla Esortazione Apostolica post-Sinodale Verbum Domini di Benedetto XVI, nella quale si ricordava che quello di lettore è un ministero propriamente laicale.
Papa Francesco, dunque, col suo nuovo Motu Proprio altro non fa che tradurre in norma ciò che finora è stata prassi, ma più ancora – ed è ciò che più ci interessa – aumenta a dismisura la divaricazione tra la funzione e l’Ordine. 
Da oggi, infatti, appare ancora più evidente che la questione della ontologia del carattere sacro ricevuto con l’Ordinazione sia assolutamente incompatibile col mero funzionalismo ministeriale; e tale deduzione, di fatto, sbarra la strada anche a qualsiasi ipotesi suggestiva sul cosiddetto “diaconato femminile”, perché se l’Ordine - così come confermato nei fatti da quanto scrive lo stesso Papa - è indisponibile ad esser conferito alle donne, il Diaconato (che è indiscutibilmente un “ordine” e non un semplice “servizio”) non potrà mai essere esteso ai fedeli di sesso femminile. Con buona pace della commissione per il diaconato femminile, che dovrà trovarsi qualcos’altro da fare. 
Ma circa i ministeri, però, si apre una questione de iure condendo, e cioè cosa fare coi candidati al sacerdozio. 
Attualmente, infatti, seguendo una prassi consolidata i ministeri vengono conferiti in larga parte ai seminaristi in corso di studi, nel cammino verso gli Ordini Sacri. Raramente si istituiscono accoliti laici, e ancor meno lettori, se non appunto tra le fila dei seminaristi. 
Venendo, oggi, meno anche quella residuale analogia tra “ministeri” e “ordini minori” – ancor più alla luce di quanto disposto dall’attuale Pontefice – si pone la questione dell’opportunità di istituire lettori e accoliti tra i candidati al Sacerdozio, poiché si verrebbe a creare quella confusione che lo stesso Supremo Legislatore sollecita a rimuovere, sulla scorta di quanto stabilito da Papa Montini.
Se, infatti, si ammette che i ministeri siano “laicali” e, in quanto tali, propri del laicato, non sarebbe logico estenderli a chi laico non sarà, poiché si integrerebbe un improprio (e inutile) accostamento.
Tenendo, dunque, ben saldo l’insegnamento ricordato de fide tenenda circa l’esclusività della Ordinazione ai soli battezzati uomini, l’unica soluzione sarebbe quella di distinguere i due cammini, tornando a conferire gli Ordini Minori. 
Tornando, infatti, a dare gli Ordini Minori (Ostiarato, Lettorato, Esorcistato, Accolitato e Suddiaconato) ai candidati all’Ordine Sacro si darebbe attuazione a quanto stabilito, lasciando dunque ai laici il funzionalismo pratico e riservando ai candidati al sacerdozio un percorso di formazione spirituale proprio e non promiscuo.
D’altra parte, l’esperienza del mondo tradizionale - che è, di fatto, l’unica realtà spirituale viva e attiva che oggi resiste, con un crescente e solido numero di adesioni e vocazioni – dimostra che quella antica prassi disciplinare è sopravvissuta e porta i suoi frutti, probabilmente perché – oltre a infondere una grazia speciale – responsabilizza il candidato nel suo cammino, segnando le varie tappe della sua formazione.
Il ritorno a una tale disciplina, coerente con la tradizione della Chiesa della diakonia e ancora attuale tanto per la Chiesa orientale quanto per le realtà legate alla forma straordinaria del Rito Latino, sarebbe una risposta valida ed efficace alla legislazione odierna, ispirata da esigenze di natura ontologica, imprescindibili quando si ha a che fare con sacramenti che imprimono un carattere indelebile, come per l’appunto l’Ordine Sacro.
Di fatto, avendo fede in Dio, non possiamo disconoscere che ci sia una Mano che guida anche coloro che conservano e che pertanto ancora una volta, per una eterogenesi dei fini, la vera Chiesa in uscita risulti essere quella che sembrava in ritirata.
Fabio Adernò
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Nota di Chiesa e post-concilio
1. Secondo la Tradizione della Chiesa:
- l'episcopato si identifica nel sacerdozio di Melchisedech e ricorda quello di Aronne;
- i sacerdoti - presbiteri (anziani) (come i 72 mandati da Gesù) si identificano con i 70 anziani. I "cohanim" officiavano l'offerta dei sacrifici quotidiani. L'ebraico=cohen designa colui che sta "in piedi" davanti e alla guida dell'Assemblea nell'impartire la benedizione sacerdotale;
- gli ordini maggiori o sacri (suddiacono, diacono, sacerdote) e tutti gli altri ordini minori (accolito, esorcista, lettore, portiere) si identificano con i leviti (discendenti della tribù di Levi con un ruolo cultuale subordinato a quello del sacerdote), e cioè gli aggiunti gli aiutanti.
Paolo VI (con la Ministeria quaedam) ha trasformato i cosiddetti "ordini minori" (ostiariato, esorcistato -svolto in altre forme-, suddiaconato) cambiando la definizione stessa degli "ordini sacri" in "ministeri", rendendoli parzialmente accessibili anche ai laici, secondo l'indirizzo del Concilio Vaticano II. Deduzione ovvia: abolito il Sacrificio, trasformato in Cena, viene abolito anche il 'servizio all'Altare' [qui]. Dunque cosa ha eliminato Paolo VI? Ha eliminato la "classe sacerdotale", insieme al dato ontologico conseguente all'assegnazione di una specifica funzione ora declassata a mero ministero laicale, cui venivano introdotti i giovani seminaristi attraverso la tonsura che non constava soltanto del taglio di alcune ciocche di capelli, simbolo della rinuncia al mondo e dell'appartenenza a Cristo. Nel corso del rito i futuri sacerdoti vestivano per la prima volta la veste sacerdotale, veste che, se non avessero abbandonato il seminario prima della loro ordinazione presbiterale, sarebbe rimasta la stessa per tutta la loro vita futura.
Ogni ordine minore porta con sé alcune funzioni ad esso proprie che consentono al chierico di partecipare più da vicino nella sacra liturgia, peraltro provvidenzialmente ancora presenti nel mondo tradizionale. Mentre oggi, con la riforma di Paolo VI e derive conseguenti, il clero stesso si è trasformato ideologicamente in "servizio", visto che tutti i fedeli sono anch'essi sacerdoti (si crea infatti confusione tra il sacerdozio ordinato del sacerdote - alter Christus - e quello battesimale dei fedeli). Una riforma che, se nelle intenzioni era volta ad eliminare la distanza fra fedeli e clero, e a ridurre gli effetti del clericalismo degli "ordinati", in realtà non ha fatto altro che portare un certo scompiglio nel cattolicesimo, producendo ciò che Benedetto XVI ha definito "la clericalizzazione dei laici e la laicizzazione del clero", ma di fatto corrisponde alla diminutio del sacerdozio ordinato.
2. Precisazione ulteriore:
La spiegazione canonistica è interessante ma va integrata dal punto di vista liturgico, che non si concentra solo sui ruoli ma anche sul contesto nel quale le persone agiscono: la Santa Messa.
La Liturgia Eucaristica, a differenza della Liturgia delle Ore, è interamente l'espressione del Sacerdozio ordinato. Dividerla, dicendo che una parte lo è (il canone) e un'altra non lo è interamente (la Liturgia della Parola), significa intorbidire le acque.
Se l'intera Liturgia Eucaristica è espressione del Sacerdozio ordinato, si comprende perché pure le letture, un tempo, erano fatte dal sacerdote o da un ministro ordinato e ciò pure in un monastero femminile.
Quello che osserviamo oggi, è esattamente questo: l'abbassamento della Liturgia Eucaristica (con un prete sempre più simile ai laici nella sua missione e nella sua essenza) e l'innalzamento dei laici (con l'introduzione del concetto di "popolo di Dio" che "concelebra" alla sua maniera alla Liturgia Eucaristica). L'offerta del fedele (e dell'assemblea) è conseguente a quella di Cristo, quando tutto è compiuto  [vedi
Invece, la Liturgia Eucaristica pur ricevendo l' "Amen" dei fedeli, non li fa concelebrare in alcun modo perché colui che la anima è il sacerdote che invoca lo Spirito e rende presente Il Signore, nel pane e nel vino, agendo in persona Christi. Non a caso, dai primi secoli, si diceva che il vescovo è "vicario di Cristo" o meglio lo rappresenta nella celebrazione eucaristica (Ignazio di Antiochia). 
Rifiutare questo titolo (come per altro ha fatto Bergoglio recentemente) significa, pure qui!, abbassare il sacerdozio che si rappresenta per avvicinarsi sempre più al ruolo e all'identità laicale. 
Di conseguenza, la Messa stessa viene abbassata e se il ministero ordinato viene abbassato, di fatto si avvicina sempre più ai cosiddetti "ministeri" voluti da Paolo VI, realtà puramente funzionali (anziché ontologiche), come funzionale è il titolo di "pastore" nel mondo luterano. 
Introdurre ufficialmente le donne nel campo della Liturgia Eucaristica, dunque, non è un tributo al sesso femminile (come potrebbe essere visto da alcuni) ma un rimarcare una funzione prettamente laicale in campo eucaristico, campo che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza clericale, con l'ufficiale ulteriore diminutio del sacerdozio.

32 commenti:

gsimy ha detto...

Non mi piace per niente l'idea di voler continuare a riservare gli ordini minori / ministeri istituiti ai seminaristi quasi fossero un cursus honorum
Non sono nati per questo, sono nati per svolgere dei compiti tra i fedeli per il loro bene spirituale, e il riservarli ai candidati al sacerdozio cozza non poco sia con le parole dei riti di ordinazione sia con la disposizioni del Concilio Tridentino, che ammette pacificamente che fedeli laici (preparati, che portino la tonsura e nei luoghi sacri abbiano l'abito prescritto) possano ricevere gli ordini minori per far svolgere ad essi le funzioni proprie. Solo il CJC del 1917 li riserverà ai seminaristi, con il risultato di far accentrare nel sacerdote tutte le funzioni liturgiche e di governo che potevano essere demandate ai chierici minori

mic ha detto...

Il Catechismo del concilio di Trento mi pare affermi diversamente:

276 L'Ordine è un vero sacramento

Il santo Concilio Tridentino provò che la sacra Ordinazione deve essere annoverata fra gli altri sacramenti della Chiesa con l'argomento spesso ripetuto: se il sacramento è un segno di cosa sacra e se quanto viene esternamente operato con tale consacrazione esprime la grazia e la potestà conferite al consacrato, ne segue evidentemente che l'Ordine è un vero e proprio sacramento. Perciò il vescovo, presentando all'ordinando il calice con vino e acqua e la patena con il pane, dice: "Ricevi il potere di offrire il sacrificio". La Chiesa insegnò sempre che con simili parole, mentre viene presentata la materia, è conferita la potestà di consacrare l'Eucaristia ed è impresso nell'anima il carattere, al quale è connessa la grazia necessaria al compimento valido e legittimo del rito. L'Apostolo ha espresso tutto ciò con le parole: "Ti esorto a rinnovare in te la grazia di Dio, a tè conferita mediante l'imposizione delle mie mani. Dio, infatti, non c'infuse lo spirito del terrore, ma quello della virtù, dell'amore e della sobrietà" (2 Tm 1,6.7).

L'amministrazione di così eccelso sacerdozio, per usare le parole del santo Concilio, è cosa divina. Era quindi logico, affinché potesse svolgersi più degnamente e in mezzo alla più profonda venerazione, che nell'ordinata disposizione ecclesiastica vi fossero varie categorie di ministri, destinati a servire al sacerdozio, e così disposti, una volta insigniti della tonsura clericale, ascendessero dai gradi minori ai maggiori. I pastori mostreranno come, secondo la perenne tradizione della Chiesa cattolica, questi ordini sono compresi in un ciclo settenario e hanno questi nomi: ostiario, lettore, esorcista, accolito, suddiacono, diacono, sacerdote. La ragionevolezza di questo numero può essere mostrata dall'indicazione delle singole attribuzioni, necessarie per il compimento e l'amministrazione del santo sacrificio della Messa e dell'Eucaristia, in vista delle quali esse furono appunto istituite.

Di questi ordini alcuni son detti "maggiori", o anche "sacri" altri "minori". I maggiori o sacri sono: l'ordine sacerdotale, il diaconato e il suddiaconato. Nella categoria dei minori rientrano gli accoliti, gli esorcisti, i lettori, gli ostiari. Dobbiamo dire qualcosa sui singoli, affinché i parroci sappiano come istruire coloro che fossero destinati all'uno o all'altro di essi. (Segue)

mic ha detto...

277 Preparazione agli ordini: la "tonsura"

Si deve cominciare dalla prima "tonsura", che è una preparazione a ricevere gli ordini. Come gli uomini sogliono essere preparati al Battesimo con gli esorcismi e al Matrimonio con gli sponsali, così, quando sono dedicati a Dio con il taglio dei capelli, vedono aperto dinanzi a sé l'adito al sacramento dell'Ordine. Il rito mostra come debba essere chi vuoi votarsi al ministero sacro.

Il nome di "chierico", che viene allora imposto, è ricavato dal fatto che il tonsurato comincia ad avere Dio per sua eredità e suo retaggio, come coloro che in mezzo al popolo Ebreo erano legati al culto divino. Il Signore aveva vietato che nella terra promessa venisse loro assegnata una parte di terreno, dicendo: "Io sono la tua parte e la tua eredità" (Nm 18,20). Che se Dio è eredità di tutti i fedeli, è necessario che lo sia in modo speciale per coloro che si consacrano al ministero divino.

I capelli vengono tagliati in forma di corona, che si dovrà poi sempre conservare; mano a mano che il chierico sale ai gradi superiori, se ne amplierà la circonferenza. La Chiesa insegna che tale uso risale agli Apostoli, poiché ne parlano antichissimi e autorevolissimi Padri, quali Dionigi l'Areopagita, Agostino, Girolamo. Essi narrano anzitutto che il principe degli Apostoli introdusse quell'uso, per ricordare la corona di spine posta sul capo del nostro Salvatore. Così quel che gli empi avevano progettato a vergogna e martirio di Gesù Cristo, venne praticato dagli Apostoli a suo onore e gloria, esprimendo anche il dovere dei ministri della Chiesa di riprodurre in tutto l'immagine e l'esempio di nostro Signore Gesù Cristo.

Non mancano però quelli che scorgono in questo segno esteriore simboleggiata la dignità regale, spettante in particolare a coloro che sono chiamati al servizio del Signore. Cosicché il riconoscimento pronunziato dall'Apostolo Pietro sul popolo fedele: "Voi stirpe eletta, sacerdozio regale, gente santa" (1 Pt 2,9), spetta evidentemente con singolare proprietà ai ministri della Chiesa. Altri infine ritengono che la figura circolare, la più perfetta di tutte, simboleggi la professione di vita più perfetta assunta dai chierici, oppure che il taglio dei capelli, quale superfluità del corpo umano, esprima il dispregio del mondo e la liberazione dell'anima dalle cure terrene.

Riccardo ha detto...

A Bergoglio non importa nulla delle leggi ecclesiastiche (nemmeno di quelle civili - con i Cavalieri di Malta ha violato il diritto internazionale impunemente), né è tipo da fermarsi ai distinguo terminologici: per lui esiste solo la sua volontà, interamente volta al potere personale. Otto anni di usurpazione l'hanno mostrato a sufficienza.

Riccardo ha detto...

Kurt Martens, un avvocato rotale che lavora nell’altro sistema giudiziario vaticano per crimini ecclesiastici, è stato più schietto: “Questo è quello che hai in una repubblica delle banane”.

https://www.aldomariavalli.it/2021/01/13/nello-stato-del-papa-non-ce-giustizia-giusta/

Per dire quanto importi a Bergoglio della legge e della giustizia...

Anonimo ha detto...

Due appunti. 1)A marzo arriverà un vaccino prodotto dalla Johnson & Johnson, multinazionale bergogliana.
2) La Azzolina ha dichiarato ieri a uno mattina che gli studenti delle superiori debbono tornare subito in classe al pomeriggio, oltretutto in piena pandemia, per "educazione all'affettività" (leggi gender).

Anonimo ha detto...

E' bello entrare nella sostanza, nel significato autentico, di questi termini sia per chi ascolta 'dall'esterno' sia per chi 'dall'interno' può rinverdire con piccoli e significativi particolari parte e tutta la sua vocazione.

Evidentemente quando si perde il senso, il significato, la sostanza delle parole, degli atti che si compiono, ché si finisce col ripetere ed agire meccanica/mente, allora si cercano finestre aperte, porte aperte di rinnovamento, di aggiornamento.

In realtà, come ho sempre creduto, la rivoluzione vera è quella che si compie all'interno di se stessi approfondendo sempre più e sempre meglio il nostro stato, il nostro compito, la nostra vocazione lungo le tappe della vita.

Ho la certezza che la frenesia dell'aggiornamento necessario alla chiesa avrebbe trovato la sua giusta via facendo approfondite pulizie di pasqua in se stessi e nell'ambito dei propri compiti.

Non ci si rende conto che realmente nella Chiesa vi è la via iniziatica per eccellenza, stravolta poi da tutti gli ismi che, nel tempo, l'hanno torta ed offuscata. Non sarebbe accaduto mai l'esodo dell'Occidente verso Oriente se la Chiesa si fosse mantenuta fresca, chiara, vivace.

Ora in molti libri cattolici spesso si trova la parola iniziazione, ma è uno scimmiottare il mondo senza convincimento, un chiudere la stalla dopo che i buoi sono usciti da tempo. E' uno scimmiottare perché chi la usa non ha mai vissuto la sua vita cattolica come iniziatica, ma come strada di purgazione e santificazione. Lo snodo sta nel fatto che l'iniziato è chiamato ad un certo punto a far da solo, il Santo mai, il suo termine di confronto è sempre e solo Gesù Cristo in vita ed in morte.Per la presenza di Gesù Cristo, il Cattolicesimo è nettamente superiore ad ogni altra iniziazione e l'alveo di questa iniziazione era la Chiesa, dove si trovavano tutti gli strumenti di purgazione e di santificazione e tutti i maestri necessari. Quasi tutti gli iniziati finiscono, mooolto spesso, nell'egolatria senza neanche accorgersene.

Questo snodo contiene anche quella diversificazione tra gnosi pura e gnosi spuria a cui Don Ennio Innocenti dedicò gran parte delle sue forze per distinguerle, per metterci sull'avviso e quindi per poter noi continuare sulla via della nostra purificazione e santificazione, con quella gioventù della vocazione nel cuore, nella mente, nella volontà, che Don Ennio Innocenti ha portato, novantenne e malato, fin sul letto di morte.

Ad Superna semper intenti ha detto...

La spiegazione canonistica è interessante ma incompleta dal punto di vista liturgico. Si concentra, infatti, sulle persone e suoi loro ruoli ma dimentica o lascia scontato il CONTESTO nel quale esse agiscono: la Messa.

Ebbene per avere chiara la questione è indispensabile porre la propria attenzione su tal contesto: la Liturgia Eucaristica, a differenza della Liturgia delle Ore, è INTERAMENTE l'espressione del Sacerdozio ordinato. Dividerla, dicendo che una parte lo è (il canone) e un'altra non lo è interamente (la Liturgia della Parola), significa intorbidire le acque.

Se l'INTERA Liturgia Eucaristica è espressione del Sacerdozio ordinato, si comprende perché pure le letture, un tempo, erano fatte dal sacerdote o da un ministro ordinato e ciò pure in un monastero femminile.

Quello che osserviamo oggi, è esattamente questo: l'abbassamento della Liturgia Eucaristica (con un prete sempre più simile ai laici nella sua missione e nella sua essenza) e l'innalzamento dei laici (con l'introduzione del concetto di "popolo di Dio" che "concelebra" alla sua maniera alla Liturgia Eucaristica).

Invece, la Liturgia Eucaristica pur ricevendo l' "Amen" dei fedeli, non li fa concelebrare in alcun modo perché colui che la anima è il sacerdote che invoca lo Spirito e rende presente, nel pane e nel vino, Cristo, agendo in sua persona.
Non a caso, dai primi secoli, si diceva che il vescovo è "vicario di Cristo" o meglio lo rappresenta nella celebrazione eucaristica (Ignazio di Antiochia).

Rifiutare questo titolo (come per altro ha fatto Bergoglio recentemente) significa, pure qui!, abbassare il sacerdozio che si rappresenta per avvicinarsi sempre più al ruolo e all'identità laicale.

Di conseguenza, la Messa stessa viene abbassata e se il ministero ordinato viene abbassato, di fatto si avvicina sempre più ai cosiddetti "ministeri" voluti da Paolo VI, realtà puramente funzionali, come fuzionale è il titolo di "pastore" nel mondo luterano.

Introdurre ufficialmente le donne nel campo della Liturgia Eucaristica, dunque, non è un tributo al sesso femminile (come potrebbe essere visto da alcuni) ma un rimarcare una funzione prettamente laicale in campo eucaristico, campo che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza clericale, con l'ufficiale abbassamento di tal campo.

mic ha detto...

Grazie Ad Superna...
ho integrato le note. Ora l'analisi è più completa.

mic ha detto...

Per Anonimo 11:05

Nomina si nescis perit et cognitio rerum

Se non conosci il nome muore anche la conoscenza delle cose (lo dice Linneo)

Anonimo ha detto...

Brava, mic!
Linneo(latinizzazione della parola dialettale lind (tiglio)Wikipedia) parla dall'ambito del cristianesimo contadino, vedi monachesimo, benché sia nato(1707-1778) in Svezia e suo nonno fosse un pastore luterano. La ricerca della sua vita si muove tra botanica e medicina e anche questo particolare riecheggia l'erboristeria e le piante medicinali dei monaci. Evidentemente i semi del monachesimo hanno portato frutti al di là delle spazio e del tempo. Davvero strano che da parte del vaticano non si sia in grado di rintracciare le radici medievali del monachesimo e delle sue opere; radici che hanno raccolto e setacciato il lascito delle passate culture e alla luce dell'Ora et Labora resero il convento oltre che orante cattolico, contadino, botanico ed anche medico quindi luogo dove il popolo andava a cercare come guarire anche nel corpo. Con l'odierno banale parlare della salvezza della terra si è VOLUTAMENTE dimenticato il monachesimo che, rispettando, studiando e curando la terra, la rese fertile e salutare sostegno dell'essere umano. Siamo guidati da poveretti che neanche conoscono la storia della loro Madre Chiesa e superbi l'hanno messa, vestita di stracci, in una segreta per poter fornicare col mondo.

Anonimo ha detto...

OT letto su ansa news. che verranno cambiati i riti delle ceneri, che andranno svolti seguendo scrupolosamente le modalità anti covid e saranno abbreviati.

Anonimo ha detto...

Ma infatti , si parla da x anni di ritorno alle origini ma quali origini , quelle intese da Tizio , quelle intese da Caio ? Infine ci si ritrova in una poltiglia mal miscelata di bene e male insieme

Viator ha detto...

https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/01/12/news/il-papa-apre-alle-donne-sull-altare-berlino-insiste-da-sacerdotesse-1.39761109

Anonimo ha detto...


Ai media non importa nulla delle precisazioni canonistiche, fatte in modo
eccellente dal dr. Adernò.

A loro basta che il Papa abbia "fatto concessioni alle donne" nell'ambito
della struttura della Messa, intesa in senso largo; e nell'ambito della
Gerarchia ecclesiastica, intesa sempre in senso largo.
L'importante è presentare la cosa come una vittoria del femminismo,
creare e mantenere un clima. Che verrà sicuramente pompato a dovere,
si può star sicuri.
E non importa nulla nemmeno a teologi, teologhe, ecclesiastici che
spingono per arrivare alla donna prete, attraverso la tappa intermedia
del diaconato.
Non si curano né della tradizione né della logica, l'una e l'altra
del resto incompatibili con il femminismo e con la forma mentis
del prete neo-modernista, oggi prevalente.

La figura diabolica della sacerdotessa "cattolica" è sempre più vicina,
speriamo almeno che rappresenti il fondo dell'abisso (ma forse
rappresenterà la goccia che farà traboccare il vaso dell'Ira divina).

Intanto le donne occidentali pensano a fare tutti i mestieri degli
uomini, usurpando anche la missione del sacerdote, continuano a
non fare figli mentre le donne musulmane, tenute sottochiave dai
loro mariti, non lavorano e, godendo del nostro sistema
sociale, sfornano un figlio dopo l'altro,
proprio per sommergerci e sottometterci, con la forza implacabile
del numero. Vedi appello di Erdogan l'anno scorso, ai turchi in
Europa: fate almeno cinque figli a famiglia!
E questo dovrebbe dire un Papa comme il faut alle donne c.d. "cattoliche", che
invadono le sacristie, l'amministrazione della Chiesa, le
FAcoltà di teologia: --Toglietevi
dai piedi, voi piene di superbia (perché di questo si tratta)!
Rientrate al posto che la natura vi ha dato.
Sposatevi regolarmente, in chiesa, state a casa, fate figli,
costruite una famiglia, questo è il vostro dovere,
come dice S. Paolo. Mancano i figli che voi non fate e non
volete fare, al posto loro venite voi a voler fare l'ufficio
del diacono, del prete - ma alla fine non verrete più nemmeno
voi, la denatalità azzererà tutto, non ci sarà più nessuno!


Anonimo ha detto...

E ai mariti bisognerebbe dire: non andate con i trans sulle circonvallazioni, non andate dietro all'ultima gallina che ondeggia i fianchi camminando, state vicino tutta la vita alle vostre donne e non cercate di vivere di reddito di cittadinanza, ma di un lavoro che permetta col sudore della fronte, e non andando a cialtronare da un sindacato all'altro per spigolare i propri diritti senza prima praticare i propri doveri, di mantenere una famiglia Santa e cristiana. Ma secondo me questa mia aggiunta non piace molto ai tanti veteromaschilisti... purtroppo la predica è sempre per gli altri. Trave e pagliuzza, vecchia storia...

Anonimo ha detto...

Ottima osservazione. Grande saggezza. Mi ricorda quando, negli anni ottanta, si parlava di "riflusso" (?)dei valori, mentre aborti e convivenze erano alle stelle.Ci penserà Nostro Signore a guidarci nel verso giusto.

Anonimo ha detto...

OT

io vorrei separarmi dal mondo entrando in qualche convento/monastero, ma allo stesso tempo non voglio avere a che fare con la puzza zolfa dei modernisti e delle loro liturgie


mi confermate che al momento in Italia non è possibile una cosa del genere?

Per me ha proprieta' terapeutiche ha detto...

la mentalità divorzista
https://www.youtube.com/watch?v=nyK6_u7lWEo
radicatinellafede
Omelia di don Alberto Secci: la mentalità divorzista .
Domenica 10 Gennaio 2020.

Ho scoperto per caso nella Vigna del Signore questa bella quercia rappresentata da Don Alberto Secci , ogni Domenica dopo la Messa NO della mia Parrocchia non vedo l'ora di ascoltare la S. Messa VO da lui celebrata e le sue omelìe. Ogni omelìa ancorche' necessariamente breve e' una mazzata salutare : il vero ritorno alle origini del cristianesimo cattolico.

Anonimo ha detto...

Esiste un monastero Benedettino tradizionale antimodernista in Sardegna.

Tomista

Anonimo ha detto...


"veteromaschilista", termine classico del politicamente corretto

La colpa sarebbe dunque dei costumi corrotti o infingardi degli
uomini, di troppi uomini attuali?

L'assalto femminista alla società e alla Chiesa è cominciato
quando i "trans" non si sapeva ancora che cosa fossero.
Simone de Beauvoir ha cominciato a diffondere applauditissima
le sue bizzarre e immorali teorie (donne non si nasce, si
diventa, come si vuole; rendetevi indipendenti, senza
famiglia, senza figli, libertà sessuale assoluta) verso la fine degli anni Quaranta,
mettendole in pratica nella sua vita di corrottissima
partner di Sartre: la "coppia aperta" che ha fatto scuola.
Esiste oggi una via femminile alla depravazione (intellettuale
oltre che fisica) in passato
sconosciuta, che si aggiunge e sovrappone a quella maschile.
In passato, le donne potevano essere viziose, in certi
periodi storici, ma sempre riconoscevano che il significato
della femminilità consisteva nel matrimonio, nella famiglia,
nei figli, nella giusta intuizione e nel solido
buonsenso, fattori di equilibrio. Oggi non più.
Rigettano tutto, come "schiavitù
imposta dalla società maschilista"; ne fanno una teoria e
una prassi di questo rigetto, che la società deve riconoscere
e rispettare con le sue leggi, cominciando dal libero aborto.
La novità e gravità di questo atteggiamento evidentemente
sfugge, se si continua a replicare con considerazioni
polemiche che si limitano a dar la colpa agli uomini.


Anonimo ha detto...


Ognuno dovrebbe restare al suo posto e combattere a viso aperto il nemico
che incalza da ogni lato, chiedendo al Signore di dargli la forza
di resistere sino alla fine.
Ricordiamoci le parole del Signore apparso in visione a S. Giovanni
Evangelista:
"Sii fedele sino alla morte e ti darò la corona della vita." Apoc 2,10.

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo, non si entra in monastero per fuggire il mondo ma per cercare e servire Dio per vocazione, ovvero dietro Sua chiamata, proprio per convertire il mondo per amore. Certamente troveresti chi ti accoglie a braccia aperte ma se credi di rintanarti per fuggire al modernismo guardatene bene: non c'è angolo del mondo che non ne sia infestato. Invece, mantenedoti là dove Dio ti ha messo e servendolo con la libertà del cristiano, quella donataci da Cristo col suo sacrificio nel Battesimo, puoi conservare la vera fede senza dover soggiacere alle smanie dei superiori (che si impongono facendo leva sull'obbedienza). Di recente mi hanno raccontato che un religioso in Terra Santa ha confidato a un amico di essere disperato: non c'è nessuno dei suoi confratelli in Terra Santa che non sia modernista!

Diego ha detto...

Il problema è che un marito e una moglie sono come due corpi celesti che ruotano uno attorno all'altro. Se tra loro vi è equilibrio (amore vero che è quanto di più vicino noi abbiamo alla Carità divina)essi orbiteranno attorno ad un centro comune che non è il vuoto ma un luogo che si chiama Famiglia. Lì il Signore potrà donare dei figli che protetti potranno perpetuare il ciclo della vita nella Grazia di Dio. Ma se uno dei due è troppo grande (nell'egoismo) allora quel centro non sarà più o meno in mezzo ma potrà ricadere all'interno di uno dei due coniugi (ed. Il Sole con la Tera). Sempre aiutarsi e amarsi perché la moglie è un dono di Dio al marito e viceversa ed entrambi sono custodi dei figli. Senza questa base io ritengo che un matrimonio non possa neanche pensare di attraversare le traversie inevitabili, le sofferenze, i lutti...Cristo è il Vino ma le nozze a Cana sono comunque cominciate con il vino seppure fatto da uomo. È vero, dovremmo avere anche noi 4-5 figli ma siamo sempre più soli e una donna, per quanto possa essere eroica è comunque un essere umano che deve fare fronte a tutto. E questo è niente, quando poi subentrano le malattie è un calvario su cui neanche mi addentro. Madri che accudiscono figli malati da decenni, giorno e notte...ho i brividi...ma chi aiuta costoro? Quante madri hanno rifiutato la chemio per portare a termine la gravidanza? La vita è dura, lo è sempre stata da soli è peggio. Aiutiamoci e chi può allegerisca il peso agli altri, i figli sono di Dio e tutti dobbiamo dare il nostro contributo anche se non sono sangue del nostro sangue. La divisione dei compiti non è allora "io Tarzan tu Jane" ma diventa un lavoro di squadra, una sinfonia armonica. È più importante il cuore o il cervello? Abbiamo bisogno di entrambi e non ci scandaliziamo perché sono diversi. Come negli scacchi non esiste mossa (che non sia errore o disperazione) che giustifichi il sacrificio della regina, lo stesso deve essere per un marito la moglie. Spesso è invece accaduto che le mogli si siano, per amore, sacrificate per proteggere il re dallo scacco matto.

Anonimo ha detto...

''Caro Anonimo, non si entra in monastero per fuggire il mondo''

Ah, no? Non lo sapevo (devo aver esagerato con la lettura delle Vite dei Santi padri, ultimamente; erano altri tempi)

Anonimo ha detto...

''Esiste un monastero Benedettino tradizionale antimodernista in Sardegna.

Tomista''

Grazie, mi informo

Anonimo ha detto...

Cerco di immaginare come sarebbero state le chiese - ora e nei decenni passati - senza le donne.
Se il parroco non è rimasto solo con le mosche e le zanzare è perché vedeva donne sedute sulle panche.
Qualcuna più generosa si offriva di sistemare i fiori all'altare, qualche altra si offriva per leggere all'ambone, qualche altra intonava canti alla bella e meglio.
Gesù, guardando dall'Ostia consacrata, avrà detto: "Pure qua, come dalla Croce, vedo solo donne"
Dov'erano i maschi che ora si ingelosiscono per tanto poco?

Anonimo ha detto...

''Ognuno dovrebbe restare al suo posto e combattere a viso aperto il nemico''

Come se non fosse possibile combattere i modernisti, cercando di salvare la propria anima con la vita contemplativa claustrale

Non tutti hanno l'indole battagliera per affrontare a viso aperto i nemici, come quel leone difensore della fede di Monsignor Lefebvre, ad esempio.

Io non ce l'ho.

Anonimo ha detto...


"Davvero i maschi si ingelosiscono per tanto poco?"

Si continua a non capire, si pensa di cavarsela con battutine
agrodolci, superficiali.
A non capire qual'è la posta in gioco: la posta in gioco
è arrivare alla sacerdotessa "cattolica", alla lesbica
dietro la tavola della Cena che è diventata la Messa,
ad officiare il culto osceno della Pachamama, quello del
dio maschio-femmina già messo in scena da Bergoglio in
S. Pietro, l'androgino cosmico che dovrebbe inghiottirsi
il culto del vero Dio e seppellire per sempre la morale
cristiana e ogni morale...
A questi e queste non frega assolutamente nulla delle
dotte spiegazioni, che dimostrano la vacuità delle
loro teorie per sovvertire quello che è rimasto del
Santo Sacrificio. Lo sanno benissimo che non hanno
fondamento. A loro importa solo arrivare al dunque,
al risultato voluto. E ci riusciranno, c'è da
scommetterci, dati i precedenti e la vacuità
dell'opposizione.

Diego ha detto...

http://www.lazione.it/Attualita/CHIESA-accolitato-e-lettorato-anche-per-le-donne-un-colpo-dolce-piccolo-ma-molto-carico-di-significato

Che bellezza di articolo....rifatevi gli occhi e guardate l'ardire di un giornale diocesano nel pubblicare certe pagliacciate.

Anonimo ha detto...

Bravo Diego. Messaggio scritto con il cervello e con l'anima.

Anonimo ha detto...

BEN PRIMA DEI TEMPI DI MOSÈ E DEL SACERDOZIO LEVITICO DA LUI ISTITUITO SI HA UN SACERDOZIO REGALE E FUORI DA OGNI DINASTIA - Di Padre Giuseppe Tagliareni...

https://www.informazionecattolica.it/2021/01/20/guai-a-chi-pensa-di-salvarsi-senza-gesu-o-senza-il-suo-memoriale/