Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 21 gennaio 2026

Il vescovo Athanasius Schneider: il rapporto sulla liturgia del cardinale Roche è “manipolatorio” e distorce la storia

Nella nostra traduzione da Substack.com Diane Montagna intervista mons. Schneider sulla più recente difesa della Traditionis Custodes da parte del cardinale Arthur Roche. Importanti le alternative indicate per l'incontro di giugno. Evidente dimostrazione che ci sono soluzioni anche in un orizzonte di conservatorismo. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia al tempo di Leone.

Il vescovo Athanasius Schneider: il rapporto sulla liturgia del cardinale Roche è “manipolatorio” e distorce la storia

ROMA, 20 gennaio 2026 — Il vescovo Athanasius Schneider ha espresso una forte critica a un recente rapporto sulla liturgia preparato dal cardinale Arthur Roche, affermando che si basa su un “ragionamento manipolatorio” e “distorce le prove storiche”.

Il testo di due pagine del Cardinale – presentato come una "attenta riflessione teologica, storica e pastorale" – è stato distribuito ai membri del Sacro Collegio durante il concistoro convocato da Papa Leone XIV il 7 e 8 gennaio. Sebbene non fosse stato formalmente presentato o discusso durante la riunione per motivi di tempo, il rapporto ha ricevuto forti resistenze da parte del clero e dei fedeli in seguito alla diffusione del suo contenuto sui media.

Il futuro ha radici antiche

Una riflessione che ci aiuta alla meditazione e alla preghiera profonda. La cella del cuore: dove l’uomo diventa dimora di Dio. Guillaume de Saint-Thierry, Cassiodoro e la grande tradizione cristiana della “terra santa” interiore.

Il futuro ha radici antiche

Secondo la grande tradizione spirituale cristiana, nel cuore dell’uomo esiste un luogo che trascende lo spazio e il tempo. I Padri della Chiesa, gli asceti e i mistici lo hanno definito in vari modi: centro, cuore, profondità, grotta interiore. È la sorgente da cui nasce la preghiera, dove l’anima ascolta la voce di Dio e dove si compie la trasformazione spirituale dell'uomo.
Tra le immagini più alte e luminose di questo mistero interiore spicca quella di Guillaume de Saint-Thierry (1075-1148), monaco e teologo cristiano. Scrive Guillaume nella sua celebre Lettera d’oro:
“la cella è una terra santa, un luogo santo, dove il padrone e il servo hanno frequenti colloqui, come un uomo con il suo amico; dove sovente l’anima fedele è unita al verbo di Dio, la sposa è unita allo sposo, le cose terrene si uniscono alle celesti, e il divino all’umano. Come il tempio è il «Santo» di Dio, la cella lo è del servo di Dio.

martedì 20 gennaio 2026

Mons. Viganò / Sinodalità e vigile attesa. Il Concilio Vaticano II “sicuro ed efficace”

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Qui l'indice degli articoli sulle reazioni al documento Roche e alla Liturgia al tempo di Leone. 

Monsignor Viganò / Sinodalità e vigile attesa.
Il Concilio Vaticano II “sicuro ed efficace”


Risulta difficile credere che la cancellazione della quæstio liturgica dalle discussioni del primo Concistoro straordinario indetto da Leone e le due paginette dattiloscritte del cardinale Roche non abbiano alcuna correlazione. Anzi viene da chiedersi se non sia stato proprio Leone a far trapelare per il tramite di Roche la linea che egli intende seguire. Da questo possiamo supporre che limitare il giudizio al prefetto del Culto divino sia riduttivo, oltre che sviante; e che Prevost consideri il Concistoro come una sorta di estensione del Sinodo dei vescovi, cui imporre per via sinodale decisioni già assunte in altre sedi, facendole apparire come frutto di un dialogo aperto e franco. La linea dettata è dunque chiarissima: indietro non si torna, anche se ciò significa proseguire verso l’abisso.

La dissoluzione dell'identità cattolica e gli intellettuali donchisciotteschi che difendono la liturgia dei secoli

Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.
La dissoluzione dell'identità cattolica e gli intellettuali
donchisciotteschi che difendono la liturgia dei secoli

La tomba sigillata e la speranza della risurrezione: una parabola contemporanea

Andrea Mantegna (1431–1506), La Resurrezione 

L'evangelista Matteo racconta che, dopo la morte del Salvatore Cristo, coloro che avevano orchestrato la sua esecuzione avevano una preoccupazione principale: ottenere la custodia della tomba dove Giuseppe d'Arimatea aveva deposto il corpo di Gesù. Davanti a Pilato, spiegarono di temere che le "eresie" dell'ucciso si diffondessero ulteriormente, nel caso in cui i suoi discepoli ne avessero trafugato il corpo ( Matteo 27:63-64). Pilato concesse loro i soldati richiesti. La tomba fu sigillata e posta sotto la sorveglianza romana.

Cicerone sulla virtù e il sacrificio dell'amicizia

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis su Substack.com. “Poiché la felicità è il nostro obiettivo migliore e più alto, se vogliamo raggiungerla dobbiamo prestare attenzione alla virtù, senza la quale non possiamo ottenere né l'amicizia né alcun'altra cosa desiderabile.” Precedente qui.
Cicerone sulla virtù e il sacrificio dell'amicizia

L'amicizia, dice Cicerone nel De Amicitia, "non è altro che un accordo in tutte le cose, umane e divine, congiunto da reciproca benevolenza e affetto". Cicerone ritiene che "ad eccezione della saggezza, nulla di meglio è stato dato all'uomo dagli dei immortali". Avete mai visto un elogio così elevato dell'amicizia negli scritti moderni, o sentito nelle conversazioni moderne? Io no. Invece è "l'amore", nel suo senso romantico e romantico, il dono supremo degli dei e persino "il dio della mia idolatria" (per prendere in prestito una frase di Giulietta). Non ho nulla contro l'amore, nelle sue forme ed espressioni correttamente ordinate. Ma sarò onesto con voi: ho imparato a conoscere l'amore romantico moderno soprattutto da quella palude arida chiamata Hollywood; è stato il matrimonio a insegnarmi l'amicizia.

lunedì 19 gennaio 2026

Amare l’Italia; ma quale?

Purtroppo e realisticamente, con dolorosa nostalgia, condivido; modificando tuttavia il titolo. Senza sapere se, nel tempo, le radici potranno dare nuovi frutti di civiltà e di bellezza, oltre a quella naturale, ineguagliabile.

Amare l’Italia; ma quale?
Roberto Pecchioli, 13 Gennaio 2026

Ha destato interesse un intervento di Marcello Veneziani sull’amor patrio. L’intellettuale pugliese, coetaneo dell’autore di queste note, confessa la sua delusione, il disincanto verso l’oggetto dell’amore di tutta una vita: la patria italiana.

Qualcosa dell’amarezza che traspare è legata all’età che avanza, alle illusioni perdute, alle incomprensioni vissute. Ingrata patria, ma non solo questo. L’Italia non ci ha tradito, ma deluso. Per il tradimento occorre che ci sia stato amore reciproco. Non è così.

Noi abbiamo amato un’entità, un sentimento, un luogo, una storia della quale a moltissimi italiani, alle istituzioni ufficiali, alle culture dominanti non importa nulla. Un amore ingenuo a senso unico. Non vale la pena amare ancora ciò che chiamiamo Italia. Peggio: è del tutto inutile.

I vescovi e lo smantellamento della Messa tradizionale

Scrive un lettore e volentieri pubblico. Un punto di vista tra i tanti, Incoraggiante, Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

I vescovi e lo smantellamento della Messa tradizionale

Come hanno potuto i vescovi del mondo restare a guardare lo smantellamento della Messa Tradizionale?
E perché ancora oggi stanno zitti?
La risposta facile è che o sono ignoranti o vigliacchi. Ma ecco la risposta completa:

Il passaggio dal Vaticano II al Nuovo Rito non fu una perdita improvvisa di fede da parte di 2.000 uomini; fu un magistrale "assedio psicologico" che utilizzò un secolo di infiltrazione modernista per paralizzare la gerarchia.

La disconnessione non è iniziata nel 1962. Per decenni precedenti, i modernisti avevano gettato le fondamenta nei seminari. All'epoca del Concilio, una porzione massiccia dei Vescovi era stata formata da insegnanti che vedevano la Liturgia non come un deposito apostolico, ma come uno "strumento pastorale" che poteva essere ritoccato per garantire l'efficienza.

Serietà liturgica o umorismo inglese?

Nella nostra traduzione da Infovaticana. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Serietà liturgica o umorismo inglese?

La fede della Chiesa non nasce da decreti, né è sostenuta da piani o strategie pastorali, né è imposta dal consenso amministrativo. E questa fede – la lex credendi – si esprime nella lex orandi. Infatti, la legge della preghiera non è un insieme mutevole di regole, ma l'espressione organica, storica e spirituale della fede vissuta dalla Chiesa nel corso dei secoli. Pertanto, qualsiasi affermazione sulla liturgia che si presenti come definitiva, onnicomprensiva o esclusiva deve essere esaminata con particolare attenzione. Non basta invocare l'autorità, né tantomeno l'intenzione pastorale; è necessario rispettare la natura stessa di ciò che si sta discutendo. La liturgia appartiene al cuore credente della Chiesa piuttosto che al suo apparato normativo. Vale la pena ricordarlo in questi tempi, in cui ci viene detto che voci autorevoli – in linea di principio – tentano di identificare l'unità liturgica con l'universalizzazione esclusiva di una specifica forma rituale, sorta molto recentemente nella storia della Chiesa e presentata – con sorprendente audacia – come se fosse la misura ultima della Tradizione.

domenica 18 gennaio 2026

Mons. Viganò commenta la sentenza sulla dottoressa processata per aver esentato i pazienti dal vaccino COVID

Mons. Viganò commenta la sentenza sulla dottoressa
processata per aver esentato i pazienti dal vaccino


L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X una sentenza della giustizia italiana nel caso della dottoressa Patrizia Tiberi, processata per aver esentato dai vaccini.

Durante la pandemia l'Arcivescovo aveva parlato della «religione del vaccino» sponsorizzata anche dalla Santa Sede, stigmatizzando Bergoglio come «promotore delle case farmaceutiche» (vedi).
«Esprimo la più viva soddisfazione per il felice esito del processo che ha visto coinvolta la dottoressa Patrizia Tiberi, alla quale il tribunale di Terni ha riconosciuto piena innocenza nell’aver esentato i propri pazienti dal siero genico sperimentale spacciato come vaccino durante la farsa psicopandemica» ha scritto su X Sua Eccellenza.
«Il tempo farà giustizia dei crimini commessi dalle autorità delle nazioni occidentali in nome dell’agenda globalista. Alla dottoressa Tiberi va la mia più profonda stima per il coraggio con cui, abbandonata da tutti – colleghi e autorità – ha combattuto strenuamente contro la dittatura sanitaria in difesa dei suoi pazienti, onorando il Giuramento di Ippocrate e la sua coscienza di Medico.
«La sua testimonianza di fervente Cattolica sia di conforto a quanti nella sanità non hanno ancora avuto giustizia, di incoraggiamento ai medici che non si sono venduti a BigPharma e di monito per quelli che per pavidità o complicità si sono adeguati agli odiosi diktat dei governi asserviti all’élite globalista».

Il rito che si rifiuta di morire

Nella nostra traduzione da Substack.com l'ennesima reazione al Documento in Concistoro del card. Roche. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Il rito che si rifiuta di morire
Una risposta teologica alle note del cardinale Roche sulla Traditionis custodes
Rev. Leon, 17 gennaio

Nel corso del recente concistoro – una riunione formale del Collegio cardinalizio convocata dal Papa – il cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha diffuso una breve nota scritta – non un documento magisteriale, non un intervento formale, bensì un promemoria interno – che offre un'interpretazione restrittiva della Traditionis custodes. La nota si presenta esplicitamente come applicazione e rafforzamento del motu proprio, adottandone la lettura più restrittiva ed estendendola oltre l'ambito giuridico proprio del testo.

Il suo effetto pratico – e, si può ragionevolmente concludere, il suo scopo – è quello di confinare il Messale del 1962 ai margini della vita ecclesiale, di renderlo invisibile e, in ultima analisi, di consentirne la scomparsa. Eppure, questa strategia, perseguita in varie forme dalla fine degli anni '60, non ha mai avuto successo. La Messa antiquior è sopravvissuta ripetutamente ai tentativi di relegarla in soffitta. Sopravvive perché non è un'opzione politica, ma un'espressione viva della Tradizione della Chiesa – una Tradizione che non può essere eliminata per legge.