Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 13 settembre 2017

Miracoli eucaristici - Danilo Quinto

Fu lo scolastico Berengario di Tours (ca. 999-1088) il precursore delle eresie sulla verità della transustanziazione e della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Egli riteneva simbolica la presenza del Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia. Nonostante le confutazioni dei più illustri teologi di quel tempo – perché allora i teologi questo compito lo svolgevano seriamente – le numerose condanne di sette Concili convocati dalla Chiesa, che allora le eresie le combatteva, la professione di fede nella vera trasformazione sostanziale del pane e del vino che Gregorio VII impose nel 1073 a Berengario di pronunciare, tra l’XI e il XII secolo dilagò anche in Italia il pensiero eretico sulla transustanziazione e su altri errori, sotto il nome di Albigesi, Pietrobrusiani, Euriciani, Catari, Patarini, comunemente appellati nuovi Manichei.

I pericoli per la Chiesa erano enormi, perché riguardavano la centralità del credo cristiano. Solo nel 1215, con il Concilio lateranense IV, nella professione di fede contro gli Albigesi, la Chiesa decretò il dogma («In realtà la Chiesa universale dei fedeli è una, e al di fuori di essa nessuno assolutamente è salvato, e in essa lo stesso Gesù Cristo è sacerdote e sacrificio, e il cui corpo e sangue sono veramente contenuti nel sacramento dell'altare sotto le specie del pane e del vino: il pane transustanziato nel corpo, e il vino nel sangue per il potere di Dio»), che fu poi ribadito dal Concilio di Trento, molti secoli dopo: «Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1376).

martedì 12 settembre 2017

Pellegrinaggio 2017 Summorum Pontificum ad Petri Sedem

“Fiat voluntas tua”
Gli organizzatori degli eventi che celebreranno la settimana prossima a Roma il decimo anniversario del motu proprio Summorum Pontificum invitano tutto il popolo Summorum Pontificum ad unirsi spiritualmente alle intenzioni del pellegrinaggio ed in particolare alle preghiere in suffragio dell’anima del Cardinale Caffarra che avrebbe dovuto celebrare la Messa di ringraziamento nella Basilica di San Pietro sabato 16 settembre.
Il nome del celebrante che officerà a San Pietro verrà comunicato nel corso del convegno che si terrà all’Angelicum giovedì 14.
Si comunica che prima dell’apertura del convegno di giovedì 14 verrà celebrata una Messa letta presso la chiesa dell’Angelicum, alle ore 8.

lunedì 11 settembre 2017

Il testamento spirituale di Caffarra: «Urgente che la Chiesa ponga fine al silenzio sul soprannaturale»

Testo della relazione che il cardinale aveva preparato per "La giornata della Bussola" pochi giorni prima di morire, considerata il suo testamento spirituale.


 Carlo card. Caffarra: «Urgente che la Chiesa
ponga fine al silenzio sul soprannaturale»

Dividerò la mia riflessione in due parti. Nella prima cercherò di riflettere su ciò che costituisce la distruzione dell’umano e su alcuni principali fattori di questa distruzione. Nella seconda parte risponderò alla domanda: chi ricostruisce l’umano?

LA DISTRUZIONE DELL’UMANO.

Partiamo da una pagina drammatica del Vangelo: il tradimento di Pietro. Lo leggiamo nella versione marciana [cfr.Mc.14,66-72].

In che consiste il tradimento di Pietro? La domanda della serva lo mette davanti una scelta, una scelta che riguarda se stesso e la sua identità in relazione a Gesù. Due possibilità si aprono davanti alla libertà di Pietro: affermare o negare la verità di se stesso. Pietro sceglie di negare la verità: "Non so e non capisco quello che vuoi dire" [69]. Pietro prevarica la verità.

11 settembre. Anniversario della battaglia di Vienna

L'abbiamo già pubblicata, ma la riproponiamo oggi. 11-12 settembre i giorni della battaglia.

Preghiera del Beato Marco d'Aviano
da lui composta per l'occasione e letta all'alba del 12 settembre 1683, dopo la celebrazione della S. Messa e la benedizione impartita all'esercito cristiano che si accingeva a dare vittoriosamente battaglia ai Turchi che assediavano Vienna

O grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira. O gran Dio, ti chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Tu lo aborrisci; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la tua somma bontà. Per amore di Te stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che ti dispiaccia. Soccorrici con la tua grazia, o Signore, e non permettere che noi tuoi servi rompiamo il patto che soltanto con te abbiamo stipulato.

Il gesuita, l'islam jihadista e quel silenzio del Papa - Rino Cammilleri

Parlavamo qui dei 'silenzi' del papa ascrivibili ad una strategia.

Sul sito CulturaCattolica.it del 25 luglio 2017 è apparsa la traduzione di un’intervista (a cura di Luca Costa) così intrigante che val la pena riprenderla. Sono le parole di un anziano gesuita, p. Henri Boulad, pronunciate a briglia sciolta alla tivù francese Liberté la settimana prima.

Il p. Boulad (86 anni, gesuita da quando ne aveva 19), ha trascorso tutta la sua vita in Egitto e se c’è una cosa che conosce bene è l’islam. La sua è stata una vera filippica a cui lui stesso ha dato il titolo J’accuse!, che volutamente imita la famosa lettera-manifesto con cui lo scrittore Emile Zola prendeva posizione nel celebre «caso Dreyfus». Senza peli sulla lingua, il gesuita dichiara che «il primo centro di radicalizzazione islamica del mondo intero è l’università al-Azhar del Cairo», e lo dice proprio all’indomani della visita-abbraccio (col Gran Mufti) di papa Francesco. Questa università (in realtà solo una moschea generalista, anche se la più importante del mondo sunnita) «è presentata in tutto l’Occidente come un’istituzione moderata e tollerante, ma non è così». Il presidente egiziano Al-Sisi «ha a più riprese richiesto ufficialmente ed espressamente ai vertici dell’al-Azhar di sopprimere ogni insegnamento facente riferimento alle fonti islamiche che incitano all’odio e alla violenza contro ebrei e cristiani. Tali richieste sono sempre cadute nel vuoto». Infatti, «sono proprio gli imam formati ad al-Azhar che in molte, troppo moschee d’Europa vanificano ogni speranza di integrazione alla società occidentale della nuove generazioni di musulmani. L’università al-Azhar del Cairo è il primo destinatario del mio J’accuse! perché è la prima responsabile del radicalismo che si diffonde in tutto il mondo».

domenica 10 settembre 2017

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti

Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 9 - Settembre 2017

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti,
è ciò che viene a noi in mente mentre leggiamo i terrificanti dati pubblicati in questi giorni dalla conferenza episcopale tedesca. Terrificanti davvero per il futuro del cattolicesimo in quelle terre: nell'ultimo anno (2016) la Chiesa tedesca ha perso 162.000 fedeli e chiuso 537 chiese. Dal 1996 ad oggi il numero dei fedeli è crollato del 15% e a questo si aggiunge la chiusura di un quarto delle comunità cattoliche... la diocesi di Monaco per esempio nell'anno scorso ha avuto un solo candidato al sacerdozio... potremmo dilungarci in questo tristissimo elenco.

Tutto suona come una beffa: nell'anno centenario di Lutero, la Chiesa cattolica che si è ammodernata diventando così simile alla chiesa protestante, deve celebrare il proprio funerale, constatando il progressivo e inesorabile assottigliamento della sua presenza.

«Guai se la memoria della Chiesa avesse contenuti diversi dalla Risurrezione di Cristo dai morti» - Carlo Caffarra

La Nuova Bussola Quotidiana anticipa un estratto dalla seconda parte dell'intervento che il cardinale Carlo Caffarra avrebbe dovuto tenere domenica prossima, consegnato appena prima della sua  morte. Esso dunque rappresenta una sorta di testamento spirituale che esorta tutti noi a portare avanti la difesa della Verità di cui il cardinale Caffarra è stato grande esempio. 
La lezione di domenica si divide in due parti: nella prima il cardinale esamina i fattori di distruzione dell'umano, e nella seconda spiega Chi ricostruisce l'umano. Quella che segue è l'introduzione della seconda parte. 
Inizio questa seconda parte della mia riflessione da una metafora. Due persone stanno camminando sull’argine di un fiume in piena. Uno sa nuotare, l’altro no. Questi scivola e cade nel fiume, che sta travolgendolo. Tre sono le possibilità che l’amico ha a disposizione: insegnare a nuotare; lanciare una corda raccomandargli di tenerla ben stretta; buttarsi in acqua, abbracciare il naufrago, e portarlo a riva.
Quale di queste vie ha percorso il Verbo Incarnato, vedendo l’uomo trascinato all’auto-distruzione? La prima, risposero i Pelagiani, e rispondono tutti coloro che riducono l’evento cristiano ad esortazione morale. La seconda, risposero i Semi-pelagiani, e rispondono coloro che vedono grazia e libertà come due forze inversamente proporzionali. La terza, insegna la Chiesa. Il Verbo, non considerando la sua condizione divina un tesoro da custodire gelosamente, si gettò dentro la corrente del male, per abbracciare l’uomo e portarlo a riva. Questo è l’evento cristiano.

sabato 9 settembre 2017

Lettera apostolica in forma di Motu Proprio “Magnum Principium” Quibus nonnulla in can. 838 Codicis Iuris Canonici immutantur, 09.09.2017

Amici miei, c'è del nuovo e, avuto riguardo dell'aria che tira, credo ci sia da preoccuparsi. Eravamo già in guardia qui, nell'apprendere della revisione della Liturgiam Authenticam.

Ora non ho tempo di leggere il testo perché sto per andare a Messa. Ma così a occhio mi pare che siamo al 'rompete le righe' col decentramento alle Conferenze episcopali della preparazione dei libri liturgici. Che n'è dell'unità e dell'universalità de La Catholica? Ma ne parleremo. A più tardi.

Lettera apostolica in forma di Motu Proprio “Magnum Principium” Quibus nonnulla in can. 838 Codicis Iuris Canonici immutantur, 09.09.2017 [vedi]

don Elia. Dall’Ungheria la salvezza dell’Europa?

Circa ventisette anni fa avevamo pensato che il nostro futuro fosse in Europa. Oggi noi siamo il futuro dell’Europa (Viktor Orban, 25 luglio 2017). [qui]
Il 2 settembre, nel calendario tradizionale, si fa memoria di santo Stefano, re apostolico d’Ungheria. Il fondatore dello Stato magiaro aveva chiesto e ottenuto dal Papa, al quale offrì il proprio regno, il titolo regale e l’autorizzazione ad essere consacrato con l’unzione. Durante il suo governo, egli propagò vigorosamente il cristianesimo con la fondazione di diocesi e monasteri da lui stesso dotati di beni. Come riconoscimento della sua intensa devozione mariana, il Signore lo chiamò a Sé il 15 agosto 1038. Per volere del beato Innocenzo XI, promotore della coalizione antiturca, la data della festa liturgica coincide però con l’anniversario della riconquista di Buda, attribuita all’intercessione del Santo e avvenuta tre anni dopo la storica vittoria di Vienna (1683). L’Ungheria, liberata dal giogo ottomano, scelse come re l’arciduca Giuseppe d’Asburgo e, fino al 1918, la sua storia rimase legata a quella dell’ultimo impero cattolico.

Ma CL di Giussani era un’altra cosa. Intervista a Monsignor Negri

Purtroppo i timori di Stefano Fontana erano fondati. Fontana si chiedeva su “La Nuova Bussola Quotidiana del 28 agosto 2015 se, per caso, Comunione e Liberazione fosse caduta nella prassi della «scelta religiosa», secondo cui i cattolici farebbero bene a testimoniare apertamente Gesù Cristo solo all’interno delle chiese, mentre nella società essi dovrebbero dissimulare la propria identità cristiana, sganciando l’ambito religioso da quello civile e politico.

Un incidente analogo era occorso all’Azione Cattolica che, nel 1969, sotto la guida di Vittorio Bachelet, impose a se stessa la «scelta religiosa» come metodo irreversibile. I risultati, nei decenni posteriori, non tardarono a manifestarsi, vista anche l’adesione pratica alla «scelta religiosa» di vasti settori della Chiesa: ininfluenza dei cattolici dalla scena pubblica, svilimento della testimonianza cristiana, scomparsa del vero dialogo veritativo, nascita di un dialogo ideologico che tralascia l’essenziale e scade nella chiacchiera.