martedì 30 maggio 2017

«Tutto può succedere» Intervista a don Alain-Marc Nély

Nella nostra traduzione, iteressante Intervista a don Alain-Marc Nély di Anne Pope, apparsa su Presente - 27 maggio 2017

Don Nély è, da oltre dieci anni, il secondo Assistente del Vescovo Fellay, superiore generale della Fraternità San Pio X. Le sue attività lo portano a percorrere il mondo in viaggi a volte estenuanti, e i suoi passi  spesso lo portano a Roma.
Visto che la sua funzione comporta lunghi viaggi, può parlarci degli incontri originali fatti durante i suoi viaggi?
Certamente ci sono alcuni incontri straordinari in aereo e negli aeroporti. L'abito ecclesiastico che indosso consente a coloro che incontro di sapere a chi si rivolgono. A volte mi è capitato - ricordo in particolare nell'aeroporto di Tokyo o in quello di Zurigo - di incontrare vescovi, che reagiscono più o meno bene, o sacerdoti che mi avvicinano, desiderosi di discutere, di sapere sulla Fraternità. Ma passiamo all'aeroporto al Priorato e dal Priorato all'aeroporto in così poco tempo, che non resta molto spazio per le interviste improvvisate.
Mi viene in mente un incontro fatto durante il mio ultimo viaggio in Vanuatu in febbraio. Abbiamo appena aperto lì una missione in un villaggio e volevo incontrare il vescovo del luogo. Sono arrivato nel cortile del vescovado con padre Bochkoltz, che si occupa di Vanuatu in Nuova Caledonia e Nuova Zelanda. Vedo un signore corpulento in camicia blu, a piedi nudi in sandali. Gli ho detto di essere della Fraternità San Pio X e che avrei desiderato incontrare il vescovo. «Oh no! non ha nulla a che fare con voi, mi ha risposto, siete fuori della chiesa ... ». « Ma chi è lei? «Ha detto allora. «Io sono il vescovo ...». «Monsignore, mi spiace, io sono don Nély, il secondo assistente, ecc». « Ma lei viene nella mia diocesi per rovinarla», ha risposto. «Ho incontrato il Papa qualche giorno fa, è stato più gentile di lei!» ribatto. Gli mostro una foto che mi ritrae con Papa Francesco. E l'atteggiamento cambia completamente, ha detto in quel momento che ci tollera, e ci siamo congedati. Ho promesso di mandargli un biglietto da Roma durante la mia prossima visita...

A proposito di trattative con Roma, si percepisce, dopo i progressi fatti da Papa Francesco (su confessioni, matrimoni ...), un cambiamento di atteggiamento dei vescovi nei confronti della Fraternità?
Due vescovi in ​​Francia hanno trasmesso ogni potere alla Fraternità per i matrimoni, il Vescovo Pianeta, vescovo di Carcassonne, e mons Rey, Vescovo di Tolone. [ora anche un terzo vescovo di cui si saprà a breve] Lo ha fatto anche un vescovo in Nuova Zelanda, e il nunzio in Argentina ha scritto ai vescovi chiedendo loro di lasciare via libera alla Fraternità.

Non si tratta forse di progressi importanti?
Certamente! Stiamo elaborando un direttorio per spiegare il contenuto del documento e in che misura siamo tenuti ad applicarlo rispettando la volontà del Santo Padre. Penso che occorreranno un paio di mesi perché le cose si chiariscano nella mente dei sacerdoti e dei fedeli, perché si tratta di una situazione relativamente nuova.

Senza chiederle di rivelare un segreto, posso porle la domanda: tutti si interrogano su una dichiarazione del Papa nei confronti della Fraternità ... Si parlava di Fatima il 13 maggio scorso, ora si evoca il 7 luglio, anniversario del Motu proprio che ha sdoganato la Messa tradizionale. Ciò si basa su un solido fondamento?
Ho sentito parlare di queste due possibili date. Non vedo i fondamenti. Si è detto Fatima perché il Papa sa che i sacerdoti della Fraternità sono molto devoti a Fatima. Quanto al 7 luglio non ne sappiamo di più; ma tutto può succedere. Soltanto, non è chiaro il motivo per cui queste date sono state tirate fuori a proposito di questa dichiarazione.

La Fraternità attualmente non cerca di acquistare una casa nel centro di Roma, e dunque più vicina di rispetto al priorato di Albano un po' decentrato?
Questa non è una novità in quanto, quando sono stato nominato superiore d'Italia nel 2004, una delle mie priorità assolute era trovare una sede a Roma, soprattutto una chiesa più visibile rispetto alla Cappella di Via Urbana, dove celebriamo la Messa da ormai quasi trent'anni, tra Santa Maria Maggiore e  la stazione Termini. Si tratta di un locale allestito che può contenere solo una cinquantina di persone. Nel 2006, quando sono stato eletto secondo assistente, è diventato Superiore del Distretto Italia don Pagliarani, e ha continuato a cercare. Poi don Petrucci, che gli è succeduto, ha fatto lo stesso.
Attualmente, abbiamo in mente tre importanti proprietà ognuna delle quali potrebbe permetterci di stabilirci a Roma. La Casa Generalizia rimarrà in ogni caso a Menzingen, ma sarebbe bello avere un punto di riferimento a Roma, una «procura», come l'hanno del resto tutte le congregazioni.

Ciò che ancora una volta ci auguriamo, è di avere un istituto, un centro universitario, un luogo in cui si possano tenere conferenze, l'equivalente di quello che abbiamo fatto a Parigi con l'Istituto San Pio X. Dunque, sì, stiamo cercando a Roma, un luogo in cui possiamo avere nello stesso tempo una base per la Casa generalizia, una bella chiesa e locali universitari. Pregate perché questo progetto possa essere finalmente realizzato!

Le facilitazioni concesse dal Papa alla Fraternità per le confessioni e i matrimoni, riguardano anche le «congregazioni amiche»?
In linea di principio, ciò che attiene alla Fraternità San Pio X riguarda anche le congregazioni amiche. Ciò è previsto nel progetto di Statuto per la Prelatura. La Fraternità non è un’entità separata da chi voglia continuare a seguirla nella battaglia attuale.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

33 commenti:

Anonimo ha detto...

Ci sono differenze circa la traduzione che è presente su unavox.it?

http://www.unavox.it/Documenti/Doc1049_Intervista_Don_Nely_26.5.17.html

irina ha detto...

Impressione: tutti camminiamo sull'acqua. Se non teniamo lo sguardo fisso su NSGC andremo a fondo. Ognuno si regoli.

Pietro C. ha detto...

Fuori tema ma interessante:
L'Occidente è sempre peggio. Con la scusa della cultura hanno proiettato sulla facciata della cattedrale di Metz l'immagine tridimensionale di un dragone (Satana?). Vedi: http://france3-regions.francetvinfo.fr/grand-est/moselle/metz/metz-cathedrale-rhabillee-ete-1259923.html

Atanasio ha detto...

Quando a Roma tornerà un Papa cattolico, tutti comprenderanno la grandiosa opera compiuta dalla Fraternità San Pio X. E' infatti anche e soprattutto grazie a Monsignor Lefebvre che, in anni in cui la Liturgia veniva fatta a pezzi dai papi del Vaticano II, si è potuto continuare a celebrare su scala mondiale l'unica vera santa Messa, quella Tridentina, e la tradizione bimillenaria della Chiesa non è diventata lettera morta.

Quando a Roma tornerà un Papa cattolico, molti ecclesiastici e fondatori di movimenti ecclesiali che in questi decenni di post-concilio sono stati adorati e celebrati, verranno finalmente smascherati e presentati per quello che realmente erano: infiltrati del nemico che, ingannando gli uomini con qualche verità, hanno introdotto nella Chiesa eresie su eresie.

irina ha detto...

Oggi Santa Giovanna d'Arco. La fanciulla che indicò a due amatissime figlie della Chiesa, Francia ed Inghilterra, il loro compito nella storia.

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Quando a Roma tornerà un Papa cattolico io credo non mi mancherà qualche capello bianco (ammettendo che la Emmerick potesse sbagliarsi). Se la fraternità di Econe diverrà Prelatura nel X anno dal documento di Ratzinger credo che s.PIO X ne sarà onorato e per una volta concentrandomi sulla felicità del momento magari mi riuscirà di non pensare alle invisibili trame..

marius ha detto...

In genere mi sento un po' come inflazionato di interviste, ma questa è una di quelle che ho apprezzato. Perché?
Ricordate tutte quelle speculazioni di qualche tempo fai sull'acquisto di un immobile a Roma da parte della FSSPX?
Beh, qui don Nély rivela con la massima semplicità che questo è un progetto che la Fraternità mira a realizzare già da anni e anni.
Ciò ci dimostra come spesso senza avvedercene siamo trasportati nostro malgrado dalle chiacchiere massmediatiche.

Questa era un'intervista tutto sommato abbastanza leggera, ma ve n'è un'altra ben più corposa e sostanziosa rilasciata da mons. Fellay, in cui mette a fuoco la recente problematica dei matrimoni della FSSPX che ha provocato una discussa presa di posizione da parte di 7 decani francesi:
http://www.unavox.it/Documenti/Doc1048_Intervista_Mons-Fellay_21.4.17.html

Anonimo ha detto...

"Fuori tema ma interessante:"

Interessante sì: il cornutazzo si sta prendendo delle soddisfazioni (però Dio lascia che accada in modo che questo valga come segno, per chi è ancora in grado di capirli). E non è un caso singolo: a Lione pure hanno proiettato immagini inquietanti durante l'ultima "Fête des Lumières": che sarebbe pure una festa mariana, che "va in onda" l'8 dicembre. D'altronde è una moda, questa profanazione a mezzo proiettore laser, che è venuto dritto dritto da Roma...

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Fabrizio Giudici

Anonimo ha detto...

Sul drago e la cattedrale di Metz.
Il drago è certamente un simbolo diabolico: per es. in Formule dell'intelligenza spirituale di S. Eucherio di Lione [V sec.], si dice "Il drago è il diavolo, o un persecutore manifesto; nel salmo (73,14): Tu sfracellasti la testa del drago...". Il testo è edito da una casa -Il Leone verde- con propensioni sincretistiche e gnostiche che purtroppo fa parte dell'associazione degli editori cattolici (http://www.uelci.it/uelci/editori-e-librai-associati-3/): un libro ortodosso è recuperato per inserirlo in un mosaico sincretistico(-massonico?): basta vedere le presentazioni delle collane editoriali.Per i latinisti una sola citaz. da s. Tommaso su Apoc 12,4: Super Sent., lib. 2 d. 6 q. 1 a. 5 expos. "Draco de caelo cadens secum traxit tertiam partem stellarum. Per draconem intelligitur ipse Lucifer".
Antonio V.

Anonimo ha detto...

Ancora sulla cattedrale di Metz
Anche il filmato reperibile allo stesso sito (segnalato qui alle 11.48) è interessante: si intitola Mapping Evolutions, e sulla facciata della cattedrale il rosone è evidentemente "l'uovo cosmico" da cui la vita ha inizio, ed è proiettato l'uomo primigenio della tradizione gnostica (min. 3,30 e ss.). Il raggio che crea un pulsare di vita (5.30), seguito da altri raggi, può indicare l'origine extraterrestre della vita, ma simbolicamente la "luce" massonica. Ultima osservazione: i colori sono caldi, "vitali" (verde e ocra), tranne quando è illuminata un'edicola con la statua del Battista che battezza Gesù: allora è un trionfo di violetto (min. 2.55), quello che il card. Ravasi chiama sempre "il gelido violetto".
Antonio V.

Anonimo ha detto...

C'è da supporre che la nuova Chiesa di Bergoglio e i raffinati ed abilissimi pianificatori che l'hanno resa possibile e che la sostengono siano consapevoli che la FSSPX potrebbe facilmente diventare il centro catalizzatore di tutti quelli che sono restati fedeli alla Chiesa Cattolica dei millenni e ora sono dispersi e allo sbando.
Da qui la necessità di cooptare la FSSPX sottomettendola dall'interno. Una volta fatto ciò sarebbe semplicissimo farle fare la fine dei poveri Francescani dell'Immacolata e con essa di ciò che rimane del cattolicesimo millenario. Visti i precedenti ... timeo Danaos et dona ferentes.
Miles

marius ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Sempre a proposito di draghi... a Venezia è stata esposta un'"opera" che sembra proprio una rappresentazione di San Giorgio alla rovescia, un dragone avviluppa, in procinto di sbranarli, cavaliere e cavallo:

https://www.arteinworld.com/damien-hirst-sta-per-inaugurare-a-venezia-una-statua-in-bronzo-fa-la-sua-comparsa-nel-canal-grande/

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Fabrizio Giudici

marius ha detto...

...che la FSSPX potrebbe facilmente diventare il centro catalizzatore di tutti quelli che sono restati fedeli alla Chiesa Cattolica dei millenni e ora sono dispersi e allo sbando

Miles, a me non sembra proprio che nel mondo ecclesiale ci sia una pur minima avvisaglia di crescita di stima e di gratitudine verso la Fraternità, soprattutto da parte dei cattolici fedeli che dietro la spinta bruta del papato attuale ora si accorgono che è necessario difendere la vera fede cattolica.
Molti di questi neo-tradizionalisti ritengono che la SPX sia in declino, che ormai ha fatto il suo tempo, diventata anacronistica, mentre loro si ritengono i veri rappresentanti odierni della Tradizione, gli uni o incarnando uno spirito ultra-battagliero o gli altri manifestando un particolare zelo per le anime disperse, affermando di non cristallizzarsi o sclerotizzarsi con le forme del passato. Essi ritengono di davvero venire incontro alle esigenze concrete attuali grazie alle loro aperture liturgiche come la "riforma della riforma", in quanto dicono che occorre accompagnare gradualmente le persone (e sono la stragrande maggioranza) che frequentano il NOM.
Sono questi che aspirano ad essere il centro catalizzatore, e probabilmente lo saranno a causa della loro posizione più accomodante.

La FSSPX a mio avviso, riconoscimento canonico o no, non terminerà tanto presto la sua specifica utilità per la Chiesa. Sarà ancora ostracizzata, e per tanto tempo ancora dovrà continuare a soffrire per preservare l'integrità della fede cattolica, della quale i novelli semiariani si sentiranno a torto gli autentici interpreti.

Atanasio ha detto...

@Marius

Stavo seguendo la relazione tenuta dal prof. Matteo d'Amico su Nostra Aetate nel corso del XX Convegno di Studi Cattolici organizzato dalla FSSPX a Rimini nel 2012: https://www.youtube.com/watch?v=AwhHo5Csya0

Innanzitutto, invito tutti a seguire attentamente tale relazione, poichè essa mostra come il Vaticano II sia in ultima analisi Nostra Aetate.

Domando: secondo voi, dopo il riconoscimento canonico, la FSSPX potrà continuare ad annunciare la Verità come sempre ha fatto finora (in omelie, convegni etc.) oppure dovrà auto-ridursi al silenzio per non infastidire l'inquilino di Santa Marta?

mic ha detto...

Atanasio,
non credo che la FSSPX si lascerebbe (o si lascerà) ridurre al silenzio....
Questo è il timore che paralizza chi non è favorevole all'accordo. Invece, realismo e soprannaturale...

Annarè ha detto...

A mio parere lo sta già facendo, comunque.....

Anonimo ha detto...

"dovrà auto-ridursi al silenzio per non infastidire l'inquilino di Santa Marta?"

La domanda è sempre la stessa: quali meccanismi ha Papa Francesco per ridurla al silenzio? Con un vescovo o un prete può farlo in nome dell'obbedienza, se il vescovo o il prete non hanno la forza o la saggezza per resistere. La FSSPX potrebbe semplicemente uscire di nuovo, se sottoposta ad una forzatura. Certo che mons. Fellay non ne uscirebbe bene, ma dopotutto le posizioni critiche nei suoi confronti esistono già.

Non considerate le mie affermazioni come apodittiche: non ne so abbastanza. Fate finta che siano domande esposte sotto forma di affermazioni ipotetiche.

--
Fabrizio Giudici

Anonimo ha detto...

Una concezione che attende dal soprannaturale le soluzioni ai più svariati problemi contingenti a me pare più wishful thinking che abbandono fiducioso alle vie del Padre (cfr. Isaia 55-9)

mic ha detto...

Sarebbe un wishful thinking se davvero volesse dire "attendere dal soprannaturale soluzione a problemi contingenti". Ma il vero senso del pensiero è la fiducia nel soprannaturale nel dare ulteriore protezione e discernimento per una scelta che si ritiene ineludibile, visto che appare irrealistico subordinare la regolarizzazione canonica alla "conversione di Roma", quando più passa il tempo e più la forbice di allarga.
Comprendo il timore per i rischi; ma si è già detto che la FSSPX non è la stessa cosa che i FI, ad esempio. E non è da sottovalutare il fatto che una maggior presenza e incidenza nella pastorale non tarderebbe ad avere i suoi effetti su quella parte di fedeli che non ha più punti di riferimento, oltre a dispiegare maggiore efficacia sull'evangelizzazione oggi così carente oltre che distorta.

marius ha detto...

@ Atanasio 31 maggio 2017 10:31
Domando: secondo voi, dopo il riconoscimento canonico, la FSSPX potrà continuare ad annunciare la Verità come sempre ha fatto finora (in omelie, convegni etc.) oppure dovrà auto-ridursi al silenzio per non infastidire l'inquilino di Santa Marta?
e
@ Annarè 31 maggio 2017 11:31
A mio parere lo sta già facendo, comunque.....

Annarè, non penso sia così, anche se apparentemente ad uno sguardo superficiale potrebbe lasciarlo supporre.
In una recente intervista (vedi http://www.unavox.it/Documenti/Doc1048_Intervista_Mons-Fellay_21.4.17.html ) mons. Fellay ha risposto a questa obiezione postagli dall'intervistatore. Quando l'ho letto mi sono sentito confermato in quello che già personalmente supponevo.
L'ho già scritto anche in un altro commento: la Fraternità è vista come fumo negli occhi dalla stragrande maggioranza. Perciò è controproducente, ai fini di ottenere un consenso all'interno della Chiesa, associarsi alle idee della FSSPX o mostrarle anche solo una leggera vena di simpatia.
Vediamo bene che chi vuole ottenere consensi cita piuttosto (illusoriamente) spesso e volentieri il CVII.

Detto per inciso, è per questo motivo che tempo fa manifestai disappunto verso alcune parole di mons. Schneider (che pur stimo moltissimo) quando invitava pubblicamente la Fraternità ad accettare il cosiddetto "accordo" con la motivazione che il suo cosiddetto "rientro" avrebbe procurato un gran bene alla Chiesa, per unire le forze sane della Chiesa, (come non bastasse si faceva addirittura interprete del fondatore della Fraternità affermando perentoriamente che mons. Lefebvre l'avrebbe voluto) e ancor prima la invitava pure ad accantonare le sue notorie obiezioni al CVII ! Lo trovo un ragionamento quantomai ingenuo e poco realistico.

Ecco un estratto dell'intervista a mons. Fellay:

Risposte alla crisi corrente

marius ha detto...

Risposte alla crisi corrente

M. Vogel: Eccellenza, parliamo di un’altra questione più universale, Amoris Laetitia ha generato una grande quantità di confusione e di controversie dal momento in cui è stata pubblicata l’anno scorso. Da un lato, si potrebbe dire che sia incoraggiante vedere alcuni svegliarsi per la crisi della Chiesa; dall’altro, i risultati pastorali di questo documento sono davvero devastanti. Ci sono anche alcuni che sostengono che la Fraternità sia stata troppo morbida nella sua critica di Amoris Laetitia. Che pensa di questo documento e delle controversie che ha generato?

Mons. Fellay: A suo tempo, io ho scritto a Papa Francesco e noi abbiamo preparato un testo per allertare i cardinali, una lettera dei nostri tre vescovi. Ora, non dirò “purtroppo” - che non sarebbe la parola giusta - ma quattro cardinali hanno preso l’iniziativa poco prima che inviassimo la lettera. Ecco perché non se n’è parlato, ormai era cosa fatta. Così la nostra lettera è rimasta in un cassetto.
Di fatto, stiamo facendo certamente tutto quello che possiamo con coloro che sollevano la loro voce. Penso che sia importante che le persone notino che non siamo più gli unici che si lamentano, che denunciano, che attaccano situazioni disgraziate che danneggiano le anime. Questa è una delle ragioni per cui io non parlo espressamente qua e là, e lascio che resti in risalto la loro voce, non mescolando alla loro la mia. Perché di solito quando lo facciamo, quelli vengono squalificati, visto che questa tendenza a disqualificarci è ancora molto presente nella Chiesa moderna. E così, lasciando che sia la loro voce a farsi sentire per tutta la Chiesa, probabilmente è meglio. E comunque tutti sanno cosa pensiamo e quali sono le nostre posizioni. Non sono cambiate e tutti lo sanno.
In effetti, finché ci sono voci nella Chiesa che parlano nella giusta direzione, dire che in un giorno o in un altro avrei parlato più debolmente, non cambia nulla della situazione, della grande battaglia che è ancora in corso. Questo sia molto, molto chiaro. E non significa assolutamente che noi teniamo una certa politica per non compromettere un possibile accordo - che non è poi la parola giusta - o il riconoscimento canonico; che abbiamo abbassato la nostra voce non è affatto vero. Se qualcuno stesse attento e guardasse tutto quello che scrivo e dico, capirebbe che io continuo come prima. Noi siamo ancora gli stessi.
E io insisto con Roma nel dire che noi siamo così e non cambieremo. Possiamo essere un po’ meno polemici nell’attaccare le persone. Ma la nostra ragione non sarebbe per un guadagno personale. Quello che cerchiamo è il modo più efficace per avere un beneficio per tutta la Chiesa. A volte si guadagna di più semplicemente argomentando piuttosto che attaccando. Bisogna considerare i casi. Noi siamo ancora in lotta, lo sappiamo, e non è definitivamente finita. Non è solo per il piacere di combattere, ma noi apparteniamo alla Chiesa militante.

marius ha detto...

non credo che la FSSPX si lascerebbe (o si lascerà) ridurre al silenzio....
Questo è il timore che paralizza chi non è favorevole all'accordo. Invece, realismo e soprannaturale...


Concordo Mic.
Oltre a ciò mi sembra che ci si dimentichi troppo spesso che la situazione della FSSPX è scandalosamente anomala.
ohè, dico! fa parte della Chiesa, ossia non è scomunicata, ma è sempre trattata come lo fosse!!!
È proprio il caso di dire che la Chiesa è proprio stata matrigna a tutti gli effetti: non ha mai ricevuto una chiesa, UNA chiesa, ha sempre dovuto arrangiarsi con mezzi propri mentre tutte le altre realtà ricevono tutto, anche quelle che non lo meritano affatto.

Si potrebbe obiettare, come spesso si sente: sì, ma di Bergoglio non ci si può fidare.
Vero in sé, ma secondo me è prioritario che una realtà ecclesiale goda di tutti i diritti di cittadinanza che giustamente le spettano.
Ci sarà la persecuzione? È molto probabile, ma questo la Fraternità lo sa benissimo e in fatto di persecuzioni fin dai suoi esordi è da sempre allenata.
"Chi vuole venire dietro di me prenda la sua croce e mi segua."

Epiphanio ha detto...

Marius,
Certo, di Bergoglio non si può fidare. Una verità corroborata da tutta la sua carriera ecclesiastica in Argentina. È difficile riuscire a far comprendere a un non argentino il suo machiavellismo.

mic ha detto...

Epiphanio,
non dimentichiamo tuttavia che proprio in Argentina è nato il rapporto di viscerale simpatia (e concreti appoggi) di Bergoglio per la Fraternità... Può sembrare paradossale, ma è così. Tant'è che lo Stato Argentino - su iniziativa dell’Arcivescovo di Buenos Aires, Cardinal Poli - concede il riconoscimento di associazione di diritto diocesano alla FSSPX che viene accreditata come persona giuridica pubblica nella Chiesa cattolica, in conformità con le norme del Codice di diritto canonico.

Epiphanio ha detto...

Cara signora,
Appunto, è un paradosso. La viscerale simpatia non mi risulta. Bergoglio è il tipo di persona che sta vicino ai lontani e lontano dai vicini per questioni di opportunismo e calcolo. Qui sorge allora un nuovo paradosso, quando i vicini chiederanno perché sono trattati da lontano, lui risponderà: ma sempre sono stato con voi. E così con i lontani: perché li tratta da vicini? Per un futuro profitto. In questo modo è quasi impossibile afferrare Bergoglio, perché non avremo mai ragione, ma lui avrà ottenuto quello che voleva.

marius ha detto...

@ Epiphanio

Capisco bene cosa fa per dire. Finora ci sono state svariate occasioni per osservare il suo comportamento e farsi un'idea del personaggio.
In base a ciò possiamo arguire anche le sue intenzioni riguardo all'annunciata regolarizzazione canonica della FSSPX (l'argomento di questo thread).
Tuttavia possiamo noi giudicare le persone in foro interno? Basarsi sulle loro seppur fondatamente da noi supposte intenzioni?
La FSSPX può dire al Papa "di te non posso fidarmi"?
No.
Quindi se il Papa non impone specifiche condizioni contro la Fede siamo tenuti ad accondiscendere, anche se la cosa non ci piace.
La volontà divina è da seguire in ottemperanza a fattori oggettivi, vuoi che siano gradevoli o sgradevoli, vantaggiosi o svantaggiosi.
Io la penso così.

Anonimo ha detto...

@Marius

"La FSSPX può dire al Papa "di te non posso fidarmi"? No.

Non saprei. Forse è meglio se non lo dice, ma potrebbe agire conseguentemente. Io, francamente, non penso ci si possa fidare di uno che ribalta la Chiesa di NSGC come se nulla fosse.

Penso che il punto è un altro, e si rifà alla "volontà divina" che cita nelle ultime frasi. Francesco può avere "buone" intenzioni con la FSSPX per motivi di puro calcolo, come dice Epiphanio, ma potrebbe anche farsi un calcolo sbagliato... Tanto per tornare al solito arianesimo: Atanasio e gli altri furono "riabilitati" dal punto di vista politico (cioè poterono tornare dall'esilio) quando Giuliano l'Apostata emise il suo editto di "tolleranza" verso tutte le fedi. Paradossale, no? Certo l'intento di Giulano non era quello di favorire i veri cristiani, quanto invece il ritorno del paganesimo. Ma Dio aveva altri piani e andò diversamente. Giuliano non aveva fede nel cristianesimo ortodosso, mentre ce l'aveva nel paganesimo: per questo sbagliò il calcolo. Francesco probabilmente pensa che ormai i suoi processi sono avviati in modo irreversibile e che i tradizionalisti rimarranno una minoranza insignificante, destinata ad esaurirsi. L'ha di fatto detto più volte, quando ha associato l'interesse dei giovani verso la messa VO come una "moda". Ma sappiamo che non è così, e per questo Francesco potrebbe sbagliare il calcolo.

Ecco perché, come dice lei nelle ultime frasi, questo rientro della FSSPX potrebbe essere volontà divina, a prescindere dalle intenzioni di Francesco.


--
Fabrizio Giudici

marius ha detto...

Gentile Fabrizio,

è molto interessante il Suo parallelo storico.
Ma io come "volontà divina" nella fattispecie non intendo un disegno di Dio che da una parte si può scorgere a posteriori nelle trame della storia e che dall'altra potrebbe essere un'ipotesi per il futuro a noi totalmente sconosciuta, in quanto la volontà di Dio è insondabile, fuori dai nostri schemi umani.
Qui io intendo piuttosto questo:
se, come fedele, devo e voglio fare la volontà di Dio (ripeto, non "fare" nel senso di presumere quale sia l'insondabile Sua volontà) devo osservare attentamente cosa devo fare io in quel determinato momento e quella precisa circostanza per agire secondo Verità, cosa che potrebbe anche essere controproducente secondo il buon senso comune.

La domanda sulla volontà di Dio non corrisponde alla domanda su cosa è più opportuno o intelligente o produttivo fare, o se ripongo in modo accorto la mia fiducia, se il mio interlocutore è degno della mia fiducia.
Per esemplificare con il più qualificato degli esecutori della volontà del Padre, Gesù, nell'orto degli ulivi, sapeva benissimo che sarebbe finita male dal punto di vista prettamente umano, che lo avrebbero arrestato, giudicato ingiustamente, torturato e messo in croce (lo aveva perfino predetto), ma accettò di bere quel calice. Era la cosa vera e giusta.

Per la FSSPX il problema si pone secondo questa dinamica. Fare la volontà di Dio significa fare quello che è giusto e vero in questo momento.
Le viene forse chiesto dal Papa come condizione di contravvenire all'integrità della fede cattolica?
Tipo p.es. di diventare biritualista?
o di accettare le novità pseudodottrinali del CVII?
o di parteggiare per l'Amoris Laetitia?
No.
Bergoglio dice: vi accettiamo così come siete (come mons. Lefebvre aveva sempre auspicato).
Ergo questa è la difficile e umanamente contraddittoria volontà divina che le si presenta dinnanzi in questo frangente storico.

Vedremo poi come Dio dipanerà il gomitolo della storia, come ancora una volta scriverà diritto sulle righe storte.
Magari non saremo neppure noi a vederlo, ma qualche nostro postero...

Carlo ha detto...

Segnalo, come in precedenza, questo articolo dell'abbè Gleize sull'argomento accordi e tradotto in italiano stavolta:http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2011_Don_Gleize_Per_una_intesa_dottrinale.html
Per chi non conoscesse don Gleize si tratta di un professore di Econe, tra i massimi teologi tomisti viventi e colui che condurre per conto della Fraternità i colloqui dottrinali contro la commissione teologico nominata da Ratzinger.
Per chi ha la pazienza di leggerlo troverà esemplare come smonta tomisticamente e a suon di dottrina le false argomentazioni di chi vuole un accordo a tutti i costi e di cui questo blog è infarcito. Capisco che vi scoccia pubblicare post che remano contro la vostra linea ma se pure ignorate dei semplici fedeli come me almeno abbiate l'onestà di accogliere una firma come quella di un sacerdote del calibro di don Gleize. Quello che scrivo è solo per chiarire alcune emerite stupidaggini che ho letto qua e là tra i vari commenti e post. Chiamare volontà di Dio una cosa deve avere criteri oggettivi senz'altro, ma li deve avere tutti però, poiché bonum ex integra causa, non basta un semplice ordine del papa altrimenti mons. Lefebvre avrebbe firmato il protocollo del 1988, migliore di questo e con davanti una Roma sicuramente più cattolica. Ma non lo fece, ed è questo il punto, un punto dottrinale, cioè, come spiegato nell'articolo testé linkato e come sarebbe logico aspettarsi dal pensiero persone di fede ben formate, se manca una professione di fede integrale cioè senza macchia alcuna, e quindi senza che Roma si sia convertita, si badi che per Roma si intende l'autorità del papa non qualche vescovo qua e là che mantiene posizioni cattoliche, non si può stare sotto tale autorità. Vera prudenza cristiana e la buona battaglia impongono il rifiuto di ogni errore conciliare, della messa e di tutto il resto, senza se e senza ma e senza percentuali. Ogni fedele cattolico sa che l'autorità si fonda sulla verità, altrimenti è mal esercitata, e che è l'Autorità a dare forma alla società e non il contrario. Come può, metafisicamente e dottrinalmente, una società particolare, come la San Pio X, dare forma e far cambiare una Società come la Chiesa, dal basso dunque, senza che l'autorità professi integralmente la fede? I membri della San Pio X sono per caso angeli incarnati o non sono anch'essi membri peccatori? E dove dovrebbe rientrare la San Pio X che non è mai uscita da nulla? Affidarsi alla provvidenza vuol dire stare dritti e vigili nella fermezza della Fede anche in faccia a Pietro senza cedere su nulla ed aspettare che la Fonte di ogni autorità, tramite sempre Pietro, si degni di far tornare INTEGRALMENTE la fede nella Chiesa e solo allora fare un vero apostolato, giacché ogni apostolato fondato sul falso presupposto che basti una professione di fede monca e una critica costruttiva (qualunque cosa voglia dire)vaga degli errori, porta a frutti non buoni e solo apparentemente buoni, come le esperienze degli Istituti Ecclesia Dei con la loro adesione formale al Concilio e nuova messa e la riserva indiana in cui hanno fatto chiudere la tradizione). L'apostolato si fa resistendo e professare la fede, così si salvano le anime. Pensare di "rientrare" e cambiare tutto, oltre ad essere antimetafisico e antidottrinale (una professione monca è immorale e non è la o una società a dare forma al l'autorità) è anche una sfida alla Provvidenza oltre che una puérile e naif visione delle cose. Mi fa specie che una signora come mic agiti il ventaglio della paura come unica preoccupazione di chi non è accordista, qui si è alle comiche e dimostra soltanto la pochezza delle argomentazioni in campo. Tutti i teologi, professori, sacerdoti che come don Gleize hanno ricordato principi di dottrina e apostolato avrebbero paura? Mons. Lefebvre aveva paura? La posizione della fraternità, magistralemente riassunta dell'articolo succitato, è sempre stata chiara e soprattutto cattolica integralmente,e proprio per questo ha dato frutti veri.
Continua....

Carlo ha detto...

... prosegue
Sant'Atanasio non si sarebbe piegato a Liberio se questi avesse proposto una professione di fede monca dicendo "mettiamoci d'accordo su una professione comune poi il resto non è un problema", lo avrebbe fatto vomitare e fa vomitare tutt'oggi. Sant'Atanasio proibita ai fedeli di andare a messa dagli ariani, anche solo quelli non espliciti ma solo formalmente sotto tali autorità, nonostante la messa non fosse stata cambiata. Per una sola parola, una sola!, dei martiri hanno testimoniato che non si può e deve cedere. I preti refrattari che non accettarono la costituzione rivoluzionaria francese (l'attacco alla fede non era esplicito) e i vendeani avevano forse paura? Invece i sacerdoti che accettarono quella costituzione furono tutti scomunicati, e nessuno impose loro di rinnegare un solo articolo di fede esplicitamente. Gli esempi si possono moltiplicare, ma mi fa specie che da 60 anni si richiamino codesti eroi della fede e non ci si periti di seguirne veramente l'esempio. Concludendo consiglio a voi, e a tutti gli accordisti, che se non siete d'accordo con le sue più che corrette posizioni, di non insistere a cambiarle il DNA di lasciar stare chi come la Fraternità vuole combattere la buona battaglia ma di accontentarsi dei placidi campi Ecclesia Dei e del motu proprio. Sia lodato Gesù Cristo.

mic ha detto...

Per chi ha la pazienza di leggerlo troverà esemplare come smonta tomisticamente e a suon di dottrina le false argomentazioni di chi vuole un accordo a tutti i costi e di cui questo blog è infarcito.

Qui non si auspica un "accordo a tutti i costi". Si auspica una regolarizzazione canonica che appariva (?) fattibile senza compromessi: "lasciateci essere quelli che siamo".
Se così non fosse, non siamo infallibili e il nostro discernimento può essere fallace. Sia fatta la volontà del Signore...

marius ha detto...

Quello che scrivo è solo per chiarire alcune emerite stupidaggini che ho letto qua e là tra i vari commenti e post. Chiamare volontà di Dio una cosa deve avere criteri oggettivi senz'altro, ma li deve avere tutti però, poiché bonum ex integra causa, non basta un semplice ordine del papa altrimenti mons. Lefebvre avrebbe firmato il protocollo del 1988, migliore di questo e con davanti una Roma sicuramente più cattolica

"emerite stupidaggini"
Egregio Carlo, quando scrivo, piuttosto che screditare l'interlocutore, cerco di capire ed interagire. Lei è un semplice lettore come lo sono io: confrontiamoci con tanto di argomenti, questo blog ne è l'occasione adatta.

"Chiamare volontà di Dio una cosa deve avere criteri oggettivi senz'altro, ma li deve avere tutti però, poiché bonum ex integra causa,..."
Sono d'accordissimo, la totalità dei fattori è determinante. Avevo già letto stamattina da UnaVox (e subito segnalato a Mic) il saggio di don Gleize che trovo molto illuminante.
Per fortuna non tocca certo a noi la responsabilità così grande quale quella di trattare col Papa, noi possiamo solo parlarne e cercare di chiarirci le idee. Io sono intervenuto più volte ultimamente perché (ho infarcito il blog? me ne scuso) avevo constatato che ciò che circola per la maggiore è una posizione scandalizzata, standardizzata a mo' di slogan tipo sull "impossibilità di venire ad accordi con la Roma modernista", "di questo papa non ci si può fidare" et similia. Come ho già tentato di spiegare, sembra quasi che si tratti di valutare i pro e i contro di una transazione commerciale.
Qui si tratta invece, e mi sembra che su ciò siamo d'accordo, di seguire la volontà divina che si manifesta appunto in criteri oggettivi di verità. La verità come ben dice Lei non è una cosuccia banale, e don Gleize lo dimostra ad abundantiam.

Mons. Fellay risulta piuttosto possibilista: dice anche lui emerite stupidaggini? Siamo in buona compagnia?
Osserviamo ed interroghiamoci piuttosto, senza trarre conclusioni affrettate e definitive.

Se la regolarizzazione canonica si farà, noi continueremo ad agire secondo verità, e queste nostre riflessioni ci serviranno come bagaglio utile per affrontare la nuova situazione.
Se non si farà, tutto continuerà come ora.

Comunque per me una cosa è certa: la Fraternità fa parte della Chiesa come ne fanno parte tutte le altre varie congregazioni e comunità. Perché mai la FSSPX deve essere tagliata fuori dalla giurisdizione in modo così scandalosamente anomalo? È vero, la storia si è evoluta così fino ad ora, ma non è imperativo che debba continuare così.
Se in una famiglia disastrata ci sono dei figli fedeli ...tant mieux, perché lasciarli fuori dalla porta? perché voler stare a priori fuori dalla porta?