Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 30 marzo 2026

Leone XIV incontrerà a Roma il nuovo arcivescovo donna di Canterbury

Continua, confermato e consolidato da Leone XIV, il falso ecumenismo postconciliare. Di seguito la cronaca dell'evoluzione dell'evento più recente, ignorando di fatto che l’anglicanesimo nega la Presenza Reale e sottomette i suoi vescovi al potere civile. Il primo punto non è solo un dato teologico, ma una verità dottrinale che riguarda la vita spirituale e quella quotidiana di milioni di fedeli, trasformata dall'incontro con Cristo Signore vivo e vero.

Leone XIV incontrerà a Roma
il nuovo arcivescovo donna di Canterbury


A pochi giorni dall'insediamento ufficiale e dal controverso messaggio [qui], leggiamo su Vatican News che Leone XIV incontrerà la nuova arcivescovessa di Canterbury, Sarah Mullally, ricevendola durante il suo viaggio a Roma, in programma dal 25 al 28 aprile.
Risulta anche che hanno avuto luogo nella Chapel of our Lady Martyrdom l’incontro e la preghiera comune con il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani, per commemorare il 60° anniversario della Dichiarazione Comune del 24 marzo 1966, la prima dichiarazione ecumenica formale tra la Chiesa anglicana e quella cattolica romana firmata da Papa Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey (vedi in nota il testo integrale), rinnovata da Bergoglio qui. Koch ha consegnato a Mullally la lettera di auguri e benedizioni di Leone XIV.

L’arcivescovo – rende noto Lambeth Palace – ha ringraziato il Papa per le sue preghiere e gli ha assicurato le proprie. “Sono profondamente grata per la sua gentile lettera e per l’assicurazione delle sue preghiere in occasione del mio insediamento come arcivescovo di Canterbury”, ha scritto. “Le sue parole di incoraggiamento e la sua invocazione della guida dello Spirito Santo sono accolte con profondo apprezzamento”.
“Come arcivescovo di Canterbury – scrive ancora Mullally a Leone XIV – anch’io sono chiamata a servire come strumento di comunione all’interno della Comunione Anglicana e a ricercare la piena e visibile unità alla quale il Signore ci ha chiamati tutti”. “Non vedo l’ora – aggiunge – di incontrare Sua Santità prossimamente e di continuare a rafforzare i legami di amicizia e il nostro impegno condiviso”.

La sede di Canterbury è vacante da 468 anni
Di fatto Leone XIV segue la falsa strada del suo predecessore: non è altro che un Bergoglio ben educato. La linea eretico modernista prosegue anche se in modi più felpati... Ma si discosta dall'insegnamento perenne della Chiesa.

Sulle ordinazioni anglicane, Leone XIII – nella lettera enciclica Apostolicae curae – dichiara e proclama «che le ordinazioni compiute con il rito anglicano sono state del tutto invalide e sono assolutamente nulle».

Successivamente Papa Pio XI, nella lettera enciclica Mortalium animos sulla difesa della verità rivelata da Gesù, ha condannato la «falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni» e «i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio»; e ancora: «Da così grande diversità d’opinioni non sappiamo come si prepari la via per formare l’unità della Chiesa, mentre questa non può sorgere che da un solo magistero, da una sola legge del credere e da una sola fede nei cristiani; sappiamo invece benissimo che da quella diversità è facile il passo alla noncuranza della religione, cioè all’indifferentismo e al cosiddetto modernismo»; «infatti non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono».

Correggere l’errante e ammonire il peccatore sono opere di carità spirituale e il papa non ha mostrato né coraggio, né carità verso il “vescovo” (e i suoi seguaci); ma li lascia nel loro errore. Sarebbe stato invece doveroso sottolineare che questa nomina, come minimo, complicherebbe il dialogo cattolico-anglicano. Ma sarebbe una improbabile giusta presa di posizione in contraddizione con il falso ecumenismo [vedi] dei suoi predecessori, frutto dell'ultimo concilio che abolisce i dogmi ma assurge a nuovo superdogma, dal momento che è stato reso assolutamente indiscutibile. (Maria Guarini)
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Nota di Chiesa e post-concilio
1. Dichiarazione congiunta di Sua Santità Paolo VI e Sua Eminenza Michael Ramsey, Arcivescovo di Canterbury - Basilica di San Paolo - Giovedì 24 marzo 1966
Qui a Roma, nella stessa città dalla quale San Gregorio inviò in Inghilterra Sant’Agostino, che ivi fondò la cattedrale di Canterbury, e verso la quale gli occhi di tutti gli anglicani si volgono come al centro della loro comunione cristiana, Sua Santità Papa Paolo VI e Sua Eminenza Michael Ramsey, Arcivescovo di Canterbury, rappresentante della confessione anglicana, si sono incontrati per scambiarsi i loro fraterni saluti.
Concludendo il loro incontro essi hanno reso grazie a Dio Onnipotente, il quale, per opera dello Spirito Santo, ha creato in questi ultimi anni una nuova atmosfera di comunione cristiana tra la Chiesa Cattolica Romana e le Chiese della Confessione Anglicana.
Quest’incontro del 23 marzo 1966 segna una nuova fase nello sviluppo di relazioni fraterne, basate sulla carità cristiana, e di sinceri sforzi finalizzati a rimuovere le cause di conflitto e ristabilire l’unità. In uno spirito di volonterosa obbedienza ai precetti di Cristo, che ha esortato i suoi discepoli ad amarsi gli uni gli altri, essi proclamano di voler affidare nelle mani di Dio misericordioso, con il Suo aiuto, tutto ciò che in passato si è opposto a questo precetto di carità, e dichiarano di far proprio lo spirito dell’Apostolo, che quest’ultimo ha descritto nei seguenti termini: «dimentico il passato e mi lancio verso ciò che mi aspetta, correndo verso il traguardo per ricevere il premio celeste a cui Dio ci ha chiamati per mezzo di Gesù Cristo.» (Fil. 3, 13-14).
Essi esprimono il loro desiderio che tutti i Cristiani che appartengono a queste due confessioni siano animati dagli stessi sentimenti di rispetto, stima e amore fraterno, e per fare in modo che questi sentimenti si sviluppino pienamente, hanno l’intenzione di inaugurare, tra la Chiesa Cattolica Romana e la Comunità Anglicana, un dialogo serio basato sul vangelo e sulle antiche tradizioni comuni che porti a quell’unità nella verità per la quale Cristo ha pregato.
Mediante questa collaborazione, per la Grazia di Dio Padre e nella luce dello Spirito Santo, possa la preghiera di Gesù Cristo nostro Signore per l’unità dei Suoi discepoli essere condotta più vicina al suo compimento, possano i progressi verso l’unità essere accompagnati da un rafforzamento della pace nel mondo, la pace che può garantire solo Colui che dà «la pace che oltrepassa ogni comprensione», e si estenda sempre su tutti gli uomini la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Fonte

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