Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 6 giugno 2026

«Conservata nel cassetto»: la difesa di Traditionis custodes di Roche resta fuori dal prossimo concistoro

Nella nostra traduzione da Infovaticana. Forse è meglio che non si parli di Liturgia finché c'è Roche. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

«Conservata nel cassetto»: la difesa di Traditionis custodes di Roche resta fuori dal prossimo concistoro

La diffusione della lettera del cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, questo mercoledì, ha chiarito che la questione liturgica non farà parte del prossimo concistoro convocato da Leone XIV per i giorni 26, 27 e 29 giugno. L’agenda definitiva sarà incentrata sulla situazione internazionale, l’enciclica Magnifica humanitas e il processo sinodale, escludendo il tema relativo alla liturgia e al vetus ordo che era già stato rinviato durante il concistoro di gennaio, ma che era stato debitamente preparato dal prefetto del Dicastero per il Culto Divino [vedi].

Questa assenza ha una conseguenza che alcuni cominciano a considerare positiva: l’intervento preparato dal cardinale Arthur Roche sulla riforma liturgica e sulla Messa tradizionale viene definitivamente archiviato.

La liturgia torna a essere esclusa Durante il concistoro tenutosi a gennaio, i cardinali decisero di dare priorità ai dibattiti sulla sinodalità e sulla missione evangelizzatrice, rimandando a un futuro incontro questioni come la riforma della Curia e la liturgia.

Molti davano per scontato che quest’ultimo argomento sarebbe tornato ora all’ordine del giorno. Tuttavia, Leone XIV ha scelto di concentrare i lavori su altri temi, evitando di riaprire uno dei dibattiti più delicati all’interno della Chiesa in questo ultimo periodo.

La relazione di Roche che non è mai stata discussa La ragione principale è il contenuto del documento preparato dal cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

In quel testo, destinato inizialmente a servire da introduzione al dibattito liturgico, Roche difendeva apertamente le tesi di Traditionis custodes e metteva in discussione l’orientamento adottato da Benedetto XVI in Summorum Pontificum.

Il porporato britannico sosteneva che non era possibile «ritornare a quella forma rituale che i padri conciliari, cum Petro et sub Petro, sentirono la necessità di riformare», e riaffermava l’idea che i libri liturgici promulgati dopo il Concilio Vaticano II costituiscono l’unica espressione della lex orandi del rito romano.

Roche insisteva inoltre sul fatto che le concessioni concesse da san Giovanni Paolo II per l’uso del Messale del 1962 non erano mai state destinate a promuovere l’espansione della liturgia tradizionale.

Leone XIV ha segnato un altro tonoL’esclusione della questione liturgica acquista particolare rilevanza alla luce di alcuni gesti recenti dell’attuale Pontefice.

Pochi mesi dopo le affermazioni di Roche, Leone XIV inviò una lettera ai vescovi francesi in cui chiedeva loro di cercare «soluzioni concrete» che permettessero una «generosa inclusione» dei fedeli sinceramente legati al Vetus Ordo, sempre all’interno degli orientamenti del Concilio Vaticano II.

Quelle parole furono interpretate dagli stessi vescovi come una correzione del clima di confronto che aveva accompagnato il dibattito liturgico negli ultimi anni. Anche Roche e Parolin giunsero a moderare il loro discorso.

Proprio per questo, avviare una discussione cardinalizia sulla liturgia a partire da un testo così chiaramente allineato con la linea più restrittiva di Traditionis custodes difficilmente avrebbe favorito la comprensione in questo momento.

Chartres e una realtà impossibile da ignorareLa decisione arriva inoltre pochi giorni dopo una nuova edizione del pellegrinaggio Parigi-Chartres, che ha nuovamente riunito più di 20.000 partecipanti, la stragrande maggioranza giovani.

La crescita costante di questi pellegrinaggi tradizionali in Francia, Spagna, Italia e altri paesi europei ha rafforzato la percezione che esiste una realtà pastorale viva che non può essere liquidata semplicemente come una questione disciplinare.

Per molti cardinali, il fenomeno obbliga a guardare con maggiore attenzione le aspirazioni di migliaia di fedeli che trovano nella liturgia tradizionale un cammino di vita cristiana e di appartenenza ecclesiale.

In attesa di una discussione più serenaLa scomparsa della liturgia dall’ordine del giorno non significa che la questione sia stata risolta. Le tensioni derivanti da Traditionis custodes continuano a essere presenti in numerose diocesi e comunità.

Tuttavia, tutto indica che Leone XIV preferisce che questo dibattito sia affrontato in un altro momento e in un clima più favorevole alla comprensione reciproca.

L’impressione che lasciano le ultime decisioni del Pontefice è che la discussione sulla Messa tradizionale non si chiuderà con nuove restrizioni, ma con quella «nuova forma di guardarci l’un l’altro» di cui parlò ai vescovi francesi. Se infine il cambio di Roche avverrà nei prossimi mesi, non sono pochi coloro che sperano che sia il suo successore ad affrontare questa questione con una maggiore dose di serenità, buon senso e sensibilità pastorale verso tutte le realtà presenti nella Chiesa.
5 giugno 2026

5 commenti:

Siamo ai reperti archeologici ha detto...

Arcivescovo di Sydney, Australia: "la comunione in ginocchio è una scelta perfettamente valida prevista nel Messale attuale

Inginocchiarsi è stata la normale posizione per ricevere la Santa Comunione nella Chiesa Latina per molti secoli. Le balaustre, che ancora esistono in molte delle nostre chiese, sono un ricordo di questa usanza reverente"

Fonte: InfoCatólica

Laurentius ha detto...

Pochi mesi dopo le affermazioni di Roche, Leone XIV inviò una lettera ai vescovi francesi in cui chiedeva loro di cercare «soluzioni concrete» che permettessero una «generosa inclusione» dei fedeli sinceramente legati al Vetus Ordo, sempre all’interno degli orientamenti del Concilio Vaticano II.

... "generosa inclusione"...

... sempre all'interno degli orientamenti del Concilio Vaticano II...

Purché gli "orientamenti" del CVII - simili a quelli del Democratic Party statunitense - continuino indisturbatamente a demolire la Chiesa, state pur sicuri che un altarino laterale per i "tradizionalisti" si troverà. Il demonio è astuto! Pertanto, converrebbe considerare tre verità:

1 Mai dialogare con lui: L'insegnamento ricorrente è non trattare mai con il maligno quando tenta, poiché è molto più furbo di noi. Infatti Mons. Lefebvre non cascò nella trappola tesagli da Ratzinger. La via indicata è respingerlo usando la parola di Dio e la preghiera.

2 La tentazione mascherata: Il demonio non agisce solo attraverso il male estremo, ma si insinua attraverso divisioni, invidia, e LUSINGHE (la "generosa inclusione") che allontanano da Dio.

3 L'antidoto nella fede: I Sacramenti (validi), la preghiera e la vicinanza alla parola di Dio sono considerati gli scudi contro le sue seduzioni.

Cor Jesu, miserere nobis.
Cor Mariae, ora pro nobis.

Anonimo ha detto...

In ogni caso dico la verità da non credente. Se il cattolico crede fermamente che nell'ostia benedetta dal sacerdote sia presente il corpo e il sangue del suo Signore mi sembra naturale mettersi in ginocchio se non altro è una questione di profondo rispetto. Non credo ci sia altro modo di rapportarsi con il proprio Padreterno sempre che si creda e si abbia fede. Certo oggi per come sono concepite le chiese spoglie ormai di quasi tutto inginocchiarsi senza un adeguato appoggio può essere difficoltoso specie per persone anziane che rappresentano ormai quasi la totalità dei partecipanti.

tralcio ha detto...

I rimasugli ideologici stanno per essere spazzati via dall’aia… possiamo stare tranquilli. Il ciarpame ha l’età dei suoi ciarpamoghi il cui presente è trapassato. L’eternamente nuovo di Dio attende adoratori in spirito e verità, per cui tante chiacchiere si perderanno nel nulla e chi adora il Signore presente nel suo santissimo sacramento potrà piegare il ginocchio sapendosi di fronte al Re dell’universo, del Cielo e della terra, del tempo e dello spazio e della mia vita di cui Egli solo e’ la verità, immagine vivente della Santissima Trinità!

Anonimo ha detto...

Tanto dopo Roche ci sarà uno peggio di lui
Attila Kovacs