Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 26 giugno 2024

Lettera aperta di padre Spataro che smentisce il latino “lingua morta” dall’intervista al prof. Grillo

Qui l'indice degli articoli sul Latino, lingua lingua classica, sacra (qui), vincolo di unità tra popoli e culture. Precedenti di padre Spataro qui - qui - qui - qui - qui.
Lettera aperta di padre Spataro che smentisce il
Latino “lingua morta” dall’intervista al prof. Grillo


Gentile Dott. Casalini,
Da attento lettore di MiL non posso che ringraziarla per l’ampia attenzione dedicata alla recente intervista rilasciata dal prof. Andrea Grillo sulla “Missa iuxta Ritum Romanum antiquiorem” (mi permetto di ricordare en passant che in lingua latina antiquior/ius ha pure e principalmente il significato di “più importante”) e alle reazioni che ha suscitato in illustri commentatori. I non pochi fedeli che leggono MiL, ai quali è invece del tutto ignoto il nome del prof. Grillo, e che avvicino nel servizio pastorale apprezzano molto le idee promosse dal sito da Lei lodevolmente diretto.
Le opinioni del prof. Grillo hanno suscitato in me grande perplessità. Tuttavia, vorrei soffermarmi su un unico punto, solo apparentemente marginale, laddove ha parlato di “lingue morte” con evidente riferimento alla lingua latina. Il mio stupore nasce da tre motivi.

Comunicato stampa dei Missionari della Divina Misericordia

Lo sapevo da giorni ma non lo avrei pubblicato per non suscitare scalpore, nella speranza che il caso rientrasse; ma ora vedo che altri lo hanno reso noto. Leggo e traduco da Riposte Catholique e pubblico con grande dolore perché riguarda miei carissimi amici. Va collegato ai precedenti: qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui.  Qui l'indice degli articoli su Tradizionis custodes e successive restrizioni.

Comunicato stampa dei Missionari della Divina Misericordia

Padre Jean-Raphaël Dubrule, Superiore della Società dei Missionari della Divina Misericordia, ha appena pubblicato un comunicato stampa in cui precisa le difficoltà incontrate dalla comunità riguardo all'ordinazione dei suoi seminaristi.

Essendo la comunità di diritto diocesano (diocesi di Fréjus-Toulon), il vescovo di Fréjus-Toulon, in questo caso mons. François Touvet poiché ha il potere di farlo dalla Santa Sede, richiama all'ordine i suoi seminaristi. Mentre in diocesi sono riprese le ordinazioni, diversi seminaristi della Società dei Missionari della Divina Misericordia sono in attesa di ordinazione.

Brevi osservazioni sul caso Viganò, implicazioni e risvolti

Una rapida essenziale riflessione disseminata di numerosi link, che spero avrete la pazienza di consultare, per ogni argomento accennato.

Brevi osservazioni sul caso Viganò
implicazioni e risvolti

Prendendo lo spunto dal caso Viganò un lettore scrive: 
Vorrei brevemente e alla buona dare il mio contributo sul passato prossimo e sul presente:
  • Benedetto xvi è stato costretto, dalla situazione internazionale (leggi USA) ed altro forse, alle dimissioni da lui 'frenate' come ha potuto.
  • JMB sapeva di avere un compito affidatogli 'dagli uomini'. Ricordiamo il Buonasera iniziale, il nome Francesco, essere sempre rimasto in albergo.
In qualche modo entrambi hanno detto la verità come hanno potuto e saputo dirla. Un allarme l'hanno dato, ma non si è voluto coglierlo.
Per quanto detto sub a) possiamo ricordare i 20 motivi (almeno quelli noti, ma chissà quanti altri) che hanno "frenato" e in qualche modo sabotato il papato di Benedetto XVI e direttamente o indirettamente provocato la sua resa. Leggeteli qui  

Sub b) possiamo ricordare come la preparazione di questo pontificato e la fronda contro Benedetto non siano illazioni ma fatti ben noti: la famigerata "mafia di San Gallo" qui - qui - qui

Ciò nonostante restano dubbi conoscendo l'ambiguità di Benedetto, che ha motivato l'abdicazione, battezzata "dimissioni" - come da una funzione qualunque - tirando fuori l'"ingravescente aetate" prevista per il pensionamento dei vescovi; nonché la figura del papa emerito, tanto inedita quanto non normata né sotto l'aspetto teologico né sotto quello canonistico, nel più puro stile conciliarista qui e molto altro qui - qui. A cui si aggiungono le perplessità indotte dal famoso discorso del "papato allargato" di mons. Georg qui.

Personalmente, fin da allora, non traggo conclusioni, resto nel dubbio [vedi quando dicevo a caldo] e affido tutto al Signore e a quanto forse si apprenderà dalla storia futura. In sostanza non mi sono lasciata trascinare né dalle ipotesi di invalidità dell'elezione qui, né dalle elucubrazioni di Cionci qui, né dalla logica stringente e minuziosa dei ragionamenti di Radaelli, focalizzata peraltro su sull'ipotesi di fondo della invalidità e conseguente nullità della rinuncia di Benedetto XVI, su cui ho glissato; ma la trovate qui.

Finora l'ipotesi più attendibile, che penso andrebbe sviluppata, è il "vizio di consenso" di Mons. Viganò qui; ipotesi comprovata da fatti di per sé eloquenti... Tra l'altro Mons. Viganò ha avuto il pregio di fare la sintesi tra teologia e politica che sono inscindibili, anche se la crudezza del linguaggio offre pretesti a coloro che gridano allo scandalo [qui l'indice degli interventi].
Un altro scoglio è il politicamente corretto dominante sia in ambito ecclesiale che mondano, ormai sovrapponibili: è un altro elemento che riduce l'incisività dell'actio dell'Arcivescovo, anche se le sue denunce, che ora hanno fatto un inusitato scalpore extra moenia, corrispondono a detti e fatti noti e stanno aumentando le persone che iniziano ad aprire gli occhi. 
Ieri sera al TG1 è stato intervistato perfino il card. Müller che in una recente intervista a FWTN ha dichiarato: “Non ero sorpreso dalle sue accuse, ma vorrei proporre al Santo Padre di parlare con lui, di cercare una riconciliazione con lui, e di dare risposte a quelle accuse o questioni per il Popolo di Dio che ha il diritto di sapere. Sempre è possibile che ci sia stato qualche errore, o qualche sbaglio di gestione, possiamo imparare dai nostri errori e dobbiamo diventare migliori nella gestione degli abusi. Non dividere la Chiesa in gruppi. Il Santo Padre ha il compito dell’unità, deve essere il simbolo dell’unità dobbiamo superare con l’aiuto del Santo Padre la divisione fra conservatori e liberal (dov'è la salvezza delle anime, la teologia, la Rivelazione? -ndr). Vogliamo una Chiesa unita”. 

In ogni caso il punto più controverso sembrerebbe il rifiuto del Concilio, da pastorale e non dogmatico, ora trasformato in superdogma sul quale (non da ora) è vietato ogni sorta di dibattito.
Per quanto mi riguarda il Concilio è da respingere solo in quelle parti disseminate nei suoi documenti – ormai ampiamente identificate – in discontinuità con la tradizione, spesso ben mascherate da quelli che Romano Amerio (nel suo Iota Unum) chiama circiterismi nel senso di espressioni di un eloquio debordante e ambiguo, di fatto concretamente veicolate nella prassi attraverso la pastorale non più definitoria (qui). Ricordo anche i quattro livelli del Vaticano II di mons. Gherardini (solo il IV è quello delle innovazioni da identificare e disattendere qui) e la soluzione proposta da mons. Schneider (qui). Del resto sarebbe irrealistico ignorarlo come se non ci fosse mai stato, posto che le variazioni introdotte nella prassi (di cui vediamo il culmine nell'attuale pontificato), hanno prodotto cambiamenti anche nella dottrina, che definire epocali è dir poco, a tutto scapito delle nuove generazioni. Quel che è sempre mancata ed ora sembra acquistare addirittura la connotazione di comportamento scismatico è ogni possibilità di discussione e approfondimento sulle applicazioni spurie, negata a tutti i livelli, a partire da tutti i papi conciliari. 
Io c'ero a quel famoso Convegno (qui), ottimamente frequentato – organizzato dai Francescani dell'Immacolata – dal quale scaturirono molte interessanti relazioni oltre alle due di cui ai link supra. Esso avrebbe dovuto essere, dichiaratamente, l'inizio di un discorso molto serio da proseguire in ambito ecclesiale; il che, a ragion veduta, possiamo considerare una delle cause determinanti della soppressione dei Francescani dell'Immacolata (qui), il cui carisma peraltro è tuttora vivo, sia pure sotto traccia!
Siamo arrivati fin qui. Preghiamo e vedremo... (Maria Guarini)

martedì 25 giugno 2024

La risposta di Alcuin Reid all’intervista del prof. Andrea Grillo

Riprendo da MiL la risposta pubblicata il 20 giugno sul blog Rorate Cæli di Alcuin Reid, fondatore del Monastère Saint-Benoît di Brignoles e studioso di liturgia di fama internazionale, all’intervista al prof. Andrea Grillo, docente di Teologia dei sacramenti e Filosofia della religione presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo e Liturgia presso l’Abbazia di Santa Giustina [vedi]. Qui l'indice dei precedenti e correlati.

La risposta di Alcuin Reid all’intervista del prof. Andrea Grillo

Sbagliato, professor Grillo – ci ripensi!

In mezzo alle «guerre della liturgia» di oltre un decennio fa, padre John Baldovin S.I. pubblicò un articolo: Idoli e icone: riflessioni sullo stato attuale della riforma liturgica (Worship 2010, n. 5). Egli sosteneva che alcuni erano dediti all’idolatria di certe forme rituali, lamentando di aver riscontrato «un tipo paradossale di narcisismo in certi atteggiamenti verso la liturgia, in cui le persone pensano di sostenere una maggiore trascendenza nello stesso momento in cui promuovono un atteggiamento idolatrico verso la liturgia stessa». Prendendo a prestito il fenomenologo francese Jean-Luc Marion, padre Baldovin sostiene che la liturgia dovrebbe invece essere iconica, dove (secondo le parole di Marion) «l’icona non è il risultato di una visione, ma ne provoca una… convoca la vista lasciando che il visibile si saturi a poco a poco dell’invisibile». Padre Baldovin cita ancora: «Nell’idolo lo sguardo dell’uomo è congelato nel suo specchio; nell’icona lo sguardo dell’uomo si perde nello sguardo invisibile che lo prospetta visibilmente» (pag. 389).

Mons. Eleganti critica l’ultimo documento ecumenico

Qui l'indice dei precedenti.
Mons. Eleganti critica l’ultimo documento ecumenico

Cardinale Kurt Koch e Mons. Marian Eleganti Il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, presieduto dal Cardinale Kurt Koch, già vescovo di Basilea, ha appena pubblicato un lungo testo dal titolo “Il vescovo di Roma”, che “fa il punto sul dialogo ecumenico attorno al ruolo del Papa e all’esercizio dell’autorità il primato della Sede di Pietro”, secondo la presentazione di Vatican News.

Mons. Marian Eleganti, già vescovo ausiliare della diocesi di Coira di Mons. Vitus Huonder, ha criticato aspramente questo testo, che ha attirato una “Lettera aperta del cardinale Koch”, visibilmente toccato. Mons. Eleganti ha poi prodotto una risposta a questa lettera. Questo dossier offre una panoramica dello scambio, in cui l’ex ausiliare di Coira è incisivo e interessante.

lunedì 24 giugno 2024

Sapiente articolata critica di Mons. Athanasius Schneider a Fiducia supplicans

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine la sapiente articolata critica di Mons. Athanasius Schneider a Fiducia supplicans. Qui l'indice dei precedenti.

Fiducia Supplicans non è un atto di autentica cura pastorale, né di vera carità. 
Propone benedizioni che sono un vero e proprio scandalo

Il Documento Fiducia Supplicans, emanato dal Dicastero per la Dottrina della Fede il 18 dicembre 2023 e approvato da Papa Francesco, circa la possibilità di concedere benedizioni “semplici”, “spontanee”, “brevi” e “non liturgiche” alle coppie che convivono in stato di adulterio o in relazioni omosessuali, colpisce profondamente e negativamente sia la Chiesa cattolica universale, che le singole comunità cattoliche.

1. Il vero significato della benedizione.
L’autorizzazione a “benedire” unioni omosessuali o adulterine non esprime una cura autenticamente “pastorale”, perché tale “benedizione” non è in realtà una “benedizione” nel vero senso biblico. La vera benedizione può avvenire solo quando coloro che la chiedono sono pronti ad accettare l’insegnamento della Chiesa in ordine a ciò per cui chiedono la benedizione e, se così non è, sono disposti a pentirsi e a vivere secondo l’insegnamento della Chiesa. Coloro che si sono volontariamente allontanati dai comandamenti di Dio e conducono una vita a Lui sgradita, Lo offendono, rifiutano consapevolmente la Sua grazia e non possono ricevere efficacemente la benedizione di Dio senza prima pentirsi di uno stile di vita peccaminoso.

domenica 23 giugno 2024

Verso nuove consacrazioni episcopali nella FSSPX. La lettera che prepara i fedeli: “I media si scateneranno”

Non è la prima volta che se ne parla, ma ormai i tempi sembrerebbero maturi.
Verso nuove consacrazioni episcopali nella FSSPX. 
La lettera che prepara i fedeli: “I media si scateneranno” 

Nell’ultima Lettera agli Amici e Benefattori del Distretto francese dalla FSSPX, il superiore don Benoît de Jorna ribadisce che le contingenze spingono sempre più verso nuove consacrazioni episcopali sulla linea dell’operazione sopravvivenza attuata nel 1988:
“Avremo presto bisogno di forze per affrontare l’evento ecclesiale che comincia a prendere forma: delle consacrazioni per dare degli assistenti, che un giorno diventeranno i loro sostituti, ai vescovi fatti da mons. Lefebvre nel 1988.
[…] Quando una tale decisione verrà annunciata dal Superiore Generale, dobbiamo aspettarci uno scoppio mediatico contro i “fondamentalisti”, i “ribelli”, gli “scismatici”, i “disobbedienti”, e così via. In quel momento dovremo affrontare contraddizioni, insulti, disprezzo, rifiuti, forse anche rotture con persone vicine.
[…] La virtù della forza ci sarà molto necessaria in questa occasione cruciale, e dobbiamo, attraverso di essa, dimostrare la nostra assoluta fedeltà all’integrità della fede cattolica, alla vera Tradizione della Chiesa, a Nostro Signore Gesù Cristo Re delle persone, delle famiglie e delle società, nonché alla Fraternità San Pio X, arca di salvezza innalzata dalla Provvidenza in mezzo al diluvio che rischia di travolgere la Chiesa e la civiltà”. - Fonte

Domenica quinta dopo la Pentecoste

Ripubblico per chi ci legge solo ora e anche per rinnovare il nostro approfondimento degli insegnamenti che nutrono la nostra fede, nell'ottica del valore maieutico della ripetizione per l'assimilazione sempre più profonda dei misteri pregati e contemplati. I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. Col richiamo alla necessità della continuità del prendersi cura: cultura deriva dal contesto agricolo e indica ciò che deve essere prodotto curato e amato costantemente e ripetutamente. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta: approfondito, sollecita nutre e trasfigura. Cogliamo in controluce la bellezza e l'insistente qualità dell'eternità sempre identica ed è la pratica costante che produce frutti. Per questo repetita iuvant...

Domenica quinta dopo la Pentecoste

Intróitus
Ap. 5, 9-10 - Redemísti nos, Dómine, in sánguine tuo, ex omni tribu, et lingua, et pópulo, et natióne: et fecísti nos Deo nostro regnum.
Ps. 88, 2 - Misericórdias Dómini in aetérnum cantábo: in generatiónem et generatiónem annuntiábo veritátem tuam in ore meo. - Glória Patri
Ap. 5, 9-10 - Redemísti nos, Dómine…
Introito
Apoc. 5, 9-10 - O Signore, ci hai redendo col tuo Sangue, noi di ogni tribú, e lingua, e popolo, e nazione: e hai fatto di noi un regno pel nostro Dio.
Sal. 88, 2 - Le misericordie del Signore vanterò in eterno: di generazione in generazione la mia bocca annunzierà la tua verità.
Gloria al Padre…
Apoc. 5, 9-10 - O Signore, ci hai redento…

All'Ufficio.
La Chiesa ha iniziato questa notte la lettura del secondo libro dei Re, che comincia con il racconto della infelice morte di Saul e dell'avvento di David al trono d'Israele. L'esaltazione del figlio di Iesse segna il punto culminante della vita profetica dell'antico popolo; in lui Dio trova il suo servo fedele (Sal 88,21), e lo avrebbe mostrato al mondo come la più completa figura del Messia venturo. Un giuramento divino garantiva al nuovo re l'avvenire della sua stirpe; il suo trono doveva essere eterno (ivi 36-38), poiché doveva diventare un giorno il trono di colui che sarebbe stato chiamato Figlio dell'Altissimo senza cessare di avere David per padre (Lc 1,32).

sabato 22 giugno 2024

Il Papa può cacciare Viganò ma non il malessere che esprime. È la censura che spacca la Chiesa

Sono testarda e ho trascritto di sana pianta l'articolo di Borgonovo su La Verità di oggi, citato qui. Chi è onesto intellettualmente legge la realtà al di fuori da gabbie ideologiche e dunque si tratta di un'ottima analisi. Dato il contesto è ovvio venga privilegiato l'aspetto politico rispetto a quello teologico/pastorale che, pure, non è mancato del tutto ma c'è molto da integrare. Non faccio commenti ora; ma mi riprometto di formularli insieme alle dovute confutazioni all'articolo de Il Sussidiario pure citato nel link supra. Le due facce della medaglia... Qui l'indice dei precedenti e correlati

Il Papa può cacciare Viganò ma non il malessere
che esprime. È la censura che spacca la Chiesa

È facile immaginare che ieri in molti, più dentro Santa Romana Chiesa che fuori, abbiano gioito leggendo la notizia del procedimento avviato nei confronti di Mons. Carlo Maria Viganò, sul quale grava l'ombra pesante dello scisma. Avranno gioito, sì, tutti coloro che si sono fatti beffe, pure pubblicamente, delle sue idee bollate come complottiste e retrograde: tutti coloro i quali ritengono che la Chiesa debba aprirsi e progredire, facendo piazza pulita di personaggi imbarazzanti che vaneggiano di immigrazionismo e Nuovo Ordine Mondiale. Il problema, però, è che ci si può anche liberare di Viganò, ma è un filo più difficile liberarsi delle sue idee.

Di sicuro il Monsignore non ha fatto nulla per nascondere il suo pensiero o per celare le sue pesanti critiche all'attuale Pontefice. Con tutta probabilità sapeva di esporsi alle accuse che poi, in effetti, le gerarchie gli hanno rivolto. Si è messo, insomma, nella condizione di farsi giudicare ed eventualmente censurare e sanzionare, cosa che altre figure hanno accuratamente evitato di fare negli anni. E, infatti, il processo a cui verrà sottoposto è, stando alle carte e alale regole, legittimo e forse anche atteso.

Viganò accusato di scisma / Francesco può cacciare Viganò ma non il malessere che esprime

La vicenda che interessa monsignor Viganò è esemplare, perché ci mostra gli effetti di una concezione astratta della verità, cioè concepita senza carità (andrebbe attribuito alle gerarchie...). Così esordisce Il Sussidiario, di cui riprendo di seguito l'incipit, riservandomi di scrivere un articolo ad hoc, tenuto conto del seguito...
In ogni caso si tratta di un'accusa che, nelle modalità e con lo scalpore destato, pur nelle varie versioni dei media non può non suscitare interrogativi in tutto l'orbe cattolico e non. Inoltre rende  esplicite, per chi è disposto a vederle, molte "incongruenze" dell'attuale pontificato e suoi turiferari. 
Notevole e ben costruito l'articolo odierno di Borgonovo su La Verità, mentre quelli di regime sottopongono l'Arcivescovo ad una vera e propria gogna mediatica.
Ho comprato La Verità di oggi perché il contenuto on line è leggibile solo per gli abbonati. Più tardi pubblicherò l'articolo integrale (cliccare sull'immagine per ingrandirla). 
Qui l'indice degli articoli e interventi precedenti e correlati

Viganò accusato di scisma / Francesco può cacciare Viganò ma non il malessere che esprime

La vicenda che interessa monsignor Viganò, ex nunzio apostolico della Santa Sede negli Stati Uniti d’America, presenta – oltre che chiari spunti di cronaca ecclesiastica – anche diversi margini di esemplarità. Prima è però importante circoscrivere i fatti. Il Dicastero per la dottrina della fede ha convocato Carlo Maria Viganò a Roma, affinché possa “prendere nota delle accuse e delle prove circa il delitto di scisma di cui è accusato (affermazioni pubbliche dalle quali risulta una negazione degli elementi necessari per mantenere la comunione con la Chiesa cattolica: negazione della legittimità di papa Francesco, rottura della comunione con Lui e rifiuto del Concilio Vaticano II)”. 
Viganò ha rifiutato di comparire davanti al tribunale del Papa, asserendo che “la formulazione stessa dei capi d’accusa conferma le tesi che ho più e più volte sostenuto nei miei interventi. Non è un caso che l’accusa nei miei confronti riguardi la messa in discussione della legittimità di Jorge Mario Bergoglio e il rifiuto del Vaticano II: il Concilio rappresenta il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la bergogliana ‘chiesa sinodale’ è necessaria metastasi”. [...] - Fonte