Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 17 dicembre 2020

Sabato 19 dicembre - Santa Messa del Rorate a Roma

Sabato 19 Dicembre - ore 6:30 del mattino
sarà celebrata la Santa Messa del Rorate
Basilica dei santi Celso e Giuliano
via del Banco di Santo Spirito 5 Roma.

La Messa del Rorate in onore della Beata Vergine Maria, che si celebra prima dell'alba, prende il nome dalle parole iniziali dell'Introito (Is 45: 8): “Rorate, caeli, desuper ...”. La Messa “Rorate” in onore della Beata Vergine Maria viene celebrata tradizionalmente prima dell'alba.
L’Avvento cade ogni anno nel buio mese di dicembre, un mese in cui vediamo il tema generale della stagione liturgica che riecheggia nella natura. L’oscurità si è insinuata nel mondo e aumenta ogni giorno, e tuttavia c’è la speranza che presto le giornate inizieranno ad allungarsi e il sole conquisterà la notte. La terra rivela che c’è una luce in questo posto oscuro, e quella Luce regna vittoriosa. Il versetto iniziale si canta sin dal VII secolo, dal tempo di papa Gregorio Magno, come antifona d'ingresso. 
Roráte, cœli, désuper,
et nubes plúant iustum: aperiátur terra,
et gérminet Salvatórem
Stillate, o cieli, dall’alto la vostra rugiada e le nuvole facciano scendere il giusto: si apra la terra e germogli il Salvatore.

mercoledì 16 dicembre 2020

Oggi inizia la Novena di Natale

Il 16 dicembre inizia la Novena di Natale per preparare il cuore alla venuta di Gesù, tempo per fermarsi ad adorare il Signore che è il nostro Tutto. È re onnipotente che si fa umile e s’incarna in un Bambino. 
Tutte le Parrocchie la celebrano comunitariamente. Chi non può farlo, può unirsi spiritualmente aiutato dai testi che seguono.

Parti da dirsi ogni giorno
+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.
Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)
In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +. Amen.

Canto delle «Profezie»
Responso: Regem venturum Dominum, venite, adoremus.
(Il responsorio va recitato o cantato anche alla fine di ogni strofa)
1. Jucundare, filia Sion, et exulta satis, filia Jerusalem.
Ecce Dominus veniet, et erit in die illa lux magna, et stillabunt montes dulcedinem, et colles fluent lac et mel; quia veniet Propheta magnus, et ipse renovabit Jerusalem.

2. Ecce veniet Deus et homo de domo David sedere in throno, et videbitis et gaudebit cor vestrum.
3. Ecce veniet Dominus protector noster, Sanctus Israel, coronam regni habens in capite suo: et dominabitur a mari usque ad mare, et a flumine usque ad terminos orbis terrarum.
4. Ecce apparebit Dominus, et non mentietur: si mora fecerit, expecta eum, quia veniet, et non tardabit.
5. Descendet Dominus sicut plùvia in vellus, orietur in diebus eius iustitia et abundantia pacis: et adorabunt eum omnes reges terrae, omnes gentes servient ei.
6. Nascetur nobis parvulus et vocabitur Deus fortis; ipse sedebit super thronum David patris sui, et imperabit; cuius potestas super humerum eius.
7. Bethlehem, civitas Dei summi, ex te exiet Dominator Israel, et egressus eius sicut a principio dierum aetemitatis, et magnificebitur in medio universae terrae; et pax erit in terra nostra dum venerit.

Alla vigilia di Natale si aggiunge
8. Crastina die delebitur iniquitas terrae, et regnabit super nos Salvator mundi.

Regem venturum Dominum, venite, adoremus.
Prope est iam Dominus: venite, adorémus.

Responso: Ecco il Signore viene, venite adoriamo.
(Il responsorio va recitato o cantato alla fine di ogni strofa)
1. Rallégrati, popolo di Dio, ed esulta di gioia, città di Sion: ecco verrà il Signore e ci sarà grande luce in quel giorno e i monti stilleranno dolcezza, scorrerà latte e miele tra i colli perché verrà il grande profeta ed egli rinnoverà Gerusalemme.
2. Ecco, verrà il Signore Dio, un uomo della casa di Davide salirà sul trono; voi lo vedrete ed esulterà il vostro cuore.
3. Ecco, verrà il Signore, nostra difesa, il Santo d’Israele con la corona regale sul capo; il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume fino agli ultimi confini della terra.
4. Ecco apparire il Signore: non mancherà alla parola data; se ancor non giunge, ravviva l’attesa, poiché certo verrà e non potrà tardare.
5. Scenderà il Signore dal cielo come rugiada sul vello: nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace; lo adoreranno i potenti del mondo e lo serviranno tutte le nazioni della terra.
6. Nascerà per noi un bambino e sarà chiamato « Dio forte »; siederà sul trono di Davide suo padre e sarà nostro sovrano: ed avrà sulle spalle la potestà regale.
7. Betlemme, città dell’Altissimo, da te uscirà il dominatore d’Israele; nascerà nel tempo, egli, l’Eterno e nell’universo sarà glorificato: quando egli verrà fra noi, ci farà dono della pace.

Alla vigilia di Natale si aggiunge
8. Domani sarà sconfitto il male della terra e regnerà su noi il Salvatore del mondo.

Ecco il Signore viene, venite adoriamo.
Il Signore è vicino, venite adoriamo.
(Nota: Tutte le strofe dal n.1 al n.7 devono essere recitate o cantate ogni giorno dal 16 fino al 23 dicembre; la Vigilia di Natale, il 24 dicembre, si aggiunge la strofa n. 8) 

Cos'altro c'è rimasto?


Nella foto una ronda di poliziotti e carabinieri italiani, accompagnati (ahinoi!) da un poliziotto cinese, a Roma. La fotografia risale al novembre del 2019. In quella data, chi era il Ministro degli Interni ed il Presidente del Consiglio?
 ☆ Il sig. " Ren Li, curatore di una serie di letture sull'antico trattato di arte militare attribuito al generale Sun Tzu, 'L' Arte della guerra', sostiene che 'la guerra è una strategia d'inganno (DECEPTION)'. Sun Tzu spiega il concetto di 'deception' affermando che 'combattere e vincere in tutte le battaglie non rappresenta l'eccellenza suprema: l'eccellenza suprema consiste nel distruggere la resistenza del nemico senza combattere' ". [1] 
DA "La Cina è vicina"...siamo giunti a  "la Cina è dentro casa": grazie governi e ministri italiani, grazie tante per la vostra impareggiabile lungimiranza e sollecitudine! 
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[1] Joseph Tritto, Cina Covid19 La chimera che ha cambiato il mondo Cantagalli, Siena 2020, pag. 57÷58.

Il virus è un esperimento tecno-autoritario per ridurci a replicanti

Da alcune settimane gira in Rete questo articolo di Eugenio Capozzi, professore di Storia Contemporanea dell’Università degli studi di Napoli Federico II. Il Prof. Eugenio Capozzi ha un pedigree editoriale, l’ultimo suo libro l’ha pubblicato l’editore Marsilio, fa parte del comitato scientifico della rivista Ventunesimo Secolo e della redazione di Ricerche di storia politica. È autore di diversi volumi tra cui Il sogno di una costituzione (2008), Partitocrazia (2009) e Storia dell’Italia moderata (2016). Quanto scrive in questo articolo merita di essere letto. Lo proponiamo così come lo abbiamo trovato su svariati siti e pagine social, considerando questa riflessione per quello che è: un’ipotesi condivisa da una parte della pubblica opinione, uno spunto per una riflessione, giusto o sbagliato che sia.
In ogni caso, anche se non è inventato, di fatto è ormai sotto gli occhi - ma purtroppo non sotto la consapevolezza - di tutti che quanto col virus collegato viene cavalcato e proditoriamente gestito in maniera strumentale e all'unisono dai governi a livello globale.

Il virus è un esperimento tecno-autoritario per ridurci a replicanti

“Il lockdown generale è già stato deciso da tempo. Tutte le oscillazioni di queste settimane sono soltanto gioco del poliziotto buono e cattivo, tattica per imporre la decisione gradualmente, testando volta a volta le reazioni. Il progetto è chiaro. Non ha niente a che vedere con la situazione sanitaria, che è sotto controllo (salvo le solite inefficienze di certe regioni) e che vede una pressione sugli ospedali inferiore a quella che si verifica abitualmente ogni anno per le epidemie stagionali di influenza. Morti e terapie intensive sono evidentemente in gran parte anziani ammalati di altro, spesso già ricoverati – i dati emergono su scala locale anche se il governo si guarda bene dal chiarirlo a livello nazionale. Se si volesse affrontare seriamente la protezione delle fasce di cittadini a rischio (chiarissimamente individuabili per via statistica) basterebbe monitorare gli anziani con patologie specifiche attraverso medicina di base e Usca, somministrare loro terapie ormai note ai primi sospetti di virus, fornire servizi per evitare loro il più possibile di uscire di casa, e raccomandare ai loro familiari di adottare con loro il più rigoroso distanziamento.

“Veni, Emmanuel: captivum solve Israël”! Una Meditazione sul Natale di Mons. Viganò.

Nell'imminenza del Santo Natale, Meditazione di mons. Carlo Maria Viganò su quanto abbiamo vissuto e ciò che ci aspetta. Per chi fosse interessato al nutrito indice dei precedenti.
NOLITE TIMERE
MEDITAZIONE NELL’ATTESA DELLA NASCITA
DEL SANTISSIMO REDENTORE

Dormi, o Celeste: i popoli
Chi nato sia non sanno;
Ma il dì verrà che nobile
Retaggio tuo saranno;
Che in quell’umil riposo,
Che nella polve ascoso,
Conosceranno il Re.

Manzoni, Il Natale










Tra meno di due settimane, per grazia di Dio, si concluderà questo 2020 segnato da avvenimenti terribili e da grandi sconvolgimenti sociali. Mi sia permesso formulare una breve riflessione, con la quale rivolgere uno sguardo soprannaturale tanto al recente passato quanto all’imminente futuro. 

I mesi che ci lasciamo alle spalle rappresentano uno dei momenti più bui nella Storia dell’umanità: per la prima volta, dalla nascita del Salvatore, le Sante Chiavi sono state usate per chiudere le chiese e limitare la celebrazione della Messa e dei Sacramenti, quasi anticipando l’abolizione del Sacrificio quotidiano profetizzata da Daniele, che avverrà durante il regno dell’Anticristo. Per la prima volta la Pasqua di Risurrezione ha costretto molti fra noi ad assistere alle funzioni via internet, privandoci della Comunione. Per la prima volta ci siamo accorti, con dolore e sgomento, della diserzione dei nostri Vescovi e dei nostri parroci, asserragliati nei loro palazzi e nelle loro canoniche per timore di un’influenza stagionale che ha mietuto quasi lo stesso numero di vittime degli ultimi anni. 

martedì 15 dicembre 2020

Il Presepe. Dentro l'immagine la storia e l'eternità, nonostante il degrado attuale

Col pensiero addolorato all'obbrobrio che deturpa la bellezza e la sacralità di San Pietro, di cui mi guardo bene dal riprodurre l'immagine, semplicemente orrenda, ho estrapolato segnalazioni di lettori sul Presepe, segno antico ma sempre nuovo, che allude da lontano a ciò che intende significare. Semplice senza fronzoli. Da contemplare nella misura breve del nostro sguardo e del nostro cuore. Perché quel Bimbo resta Dio. E c'è speranza, per tutti, solo se non lo si riduca a un rituale stanco, o poetico, o militante. Non c'è altro di davvero interessante. Perché tutto torni ad esserlo. Quanto ignoranza o malafede in chi lo rifiuta o lo rinnega, in questi tempi bui ma non di meno pieni di Grazia! 
Basti pensare alla sconcertante notizia che a Fiumicino, sarà un Natale senza Gesù Bambino per l’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale (il sindaco è il marito della Cirinnà) e indirizzata alle scuole dell’infanzia comunali. La protesta del senatore De Vecchis: “Quello che ho letto – afferma De Vecchis – è oltraggioso verso tutti coloro che credono in un Dio. Il Natale è la ricorrenza della nascita di Nostro Signore Gesù Cristo. Noi non ci vergogniamo di essere cristiani. Viva Gesù”. “Questa è l’idea degli uomini di sinistra che nascondono il loro astio nei confronti della nostra religione come se fosse intollerante, come se fosse di qualcosa di negativo: chiedo a tutti di protestare verso questa iniziativa. Di cosa dobbiamo parlare a Natale se non di Gesù Bambino? La Lega sarà dura contro questa iniziativa: Gesù non si rinnega!”. Così il Faro.

Il Presepe nella Chiesa Cattolica 

Intanto, a proposito del Presepe, è bene sottolineare che esso non è una mera invenzione scenica a fini didattici, bensì ha una sua base, diciamo così, teologica nel Vangelo, quello di Luca, in particolare, quando Egli scrive: "[Maria] diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché non c'era posto nell'albergo". Luca 2,7. 
Ciò precisato, è, altresì, importante ricordare che "comunemente il 'padre del presepio' viene considerato San Francesco d'Assisi, poiché a Natale del 1223 fece il primo presepio in un bosco. Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio, così egli eresse una mangiatoia all'interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed un bue viventi, ma senza la Sacra Famiglia. Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a tutti coloro che non sapevano leggere."
In foto il presepe della Cappella Sistina nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma. Lo si deve al primo Papa francescano della storia, Niccolò IV, che con lo stesso intento di San Francesco, incaricò lo scultore toscano Arnolfo di Cambio di realizzare un presepe scolpito nella pietra nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, dove si custodiscono le sacre reliquie della Culla di Betlemme. Fu realizzato in alabastro nel 1289 da Arnolfo da Cambio e donato a questa chiesa. Il presepio ha la forma di una casetta, in cui è rappresentata l'adorazione dei Re Magi.
Inoltre, in quegli stessi anni, Niccolò IV incaricò Jacopo Torriti, frate francescano e mosaicista, di decorare l’abside di Santa Maria Maggiore con gli episodi più importanti della vita di Maria e dell’infanzia di Gesù.
Sotto il catino absidale, ai lati delle finestre, il secondo partendo da sinistra, possiamo ammirare il bellissimo mosaico della Natività (immagine a lato), ispirato al presepe di Arnolfo di Cambio.


Durante il Concilio di Trento (1545÷1563) il papa invitò a realizzare il Presepe nelle case, con piccole statuine o cappelle in miniatura, come strumento di trasmissione della fede in modo semplice e genuino.
Ora, la Provvidenza vuole che la Bellezza profanata sulla piazza dall'orrido manufatto lì installato, che inesorabilmente cadrà sotto gli occhi di turisti e pellegrini da tutto il mondo, sia ripareggiata dal Presepe fatto con amorevole cura dal Card. Comastri all'interno della Basilica.
E noi lo crediamo che La Bellezza salverà il mondo, mentre l'orrido e l'informe in tutti gli ambiti lo sta deformando a ritmi sempre più accelerati!

Mons. Schneider parla del suo nuovo volume 'Christus vincit' e delle questioni più urgenti del nostro tempo

Pubblichiamo di seguito un'intervista  concessa a MiL da mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana, dopo l'uscita del suo nuovo volume - con Diane Montagna - Christus vincit, che offre un incisivo e cristallino esame sulle controversie presenti nella Chiesa e sulle questioni più urgenti del nostro tempo, offrendo chiarezza e speranza ai cattolici sotto assedio. Egli affronta temi come la diffusa confusione dottrinale, i limiti dell'autorità papale, i documenti del Vaticano II, la Fraternità San Pio X, le ideologie anticristiane e le minacce politiche, il Terzo Segreto di Fatima, il Rito Romano tradizionale, il Sinodo sull'Amazzonia e molti altri.

Nella prima parte del libro Lei ripercorre le vicende della Sua famiglia in Unione Sovietica: come è stato possibile trasmettere la fede sotto il regime e come era vissuta in casa sua?

La fede era trasmessa quasi esclusivamente in famiglia, dentro casa. Avevamo il buon vecchio catechismo tedesco, un libro intitolato Storie bibliche, con belle illustrazioni e una breve sintesi degli eventi più importanti della Sacra Scrittura. Avevamo manuali e raccolte di preghiere tradizionali. Mia madre impartiva regolari lezioni di catechismo a noi bambini (eravamo quattro), è stata per me la prima (e migliore) catechista. Ogni giorno pregavamo tutti quanti insieme: al mattino e alla sera. Erano preghiere brevi, ma recitate sempre insieme. Avevamo il “culto domenicale”, cioè la domenica mattina, chiuse le finestre e la porta della casa, i miei genitori radunavano noi bambini per un’ora di preghiere, un’ora santa, poiché non c’erano sacerdoti. Era una atmosfera catacombale, propria di una vera chiesa domestica. Ci univamo spiritualmente con tutte le Sante Messe che venivano celebrate in quel momento nel mondo e facevamo la Comunione spirituale. Questo “culto domenicale” della chiesa domestica in famiglia è una delle memorie più care e sante della mia vita. 

lunedì 14 dicembre 2020

Card. Burke: Le forze del male usano il Covid per imporre il Great Reset al mondo

Punti salienti dell'Omelia del cardinale Raymond Leo Burke, tenuta sabato scorso presso il Santuario Nostra Signora di Guadalupe [qui]. Incentrata sulla situazione generata dal Covid 19, negli Stati Uniti e nel mondo, illustrando l’uso perverso della crisi che i Poteri stanno mettendo in atto usando la paura; e l’inefficacia della Chiesa nel rispondere a questa sfida.

In un momento in cui “abbiamo bisogno di essere vicini l’uno all’altro nell’amore cristiano, le forze mondane ci isolerebbero e ci farebbero credere di essere soli e dipendenti da forze laiche, il che ci renderebbe schiavi del loro programma senza Dio e assassino”, ha detto il cardinale Raymond Burke durante l’omelia del sabato. 

Burke, il fondatore del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, ha tenuto una potente omelia a La Crosse, Wisconsin, luogo di pellegrinaggio sabato sera. “Veniamo a Nostra Signora di Guadalupe nel suo giorno di festa con il cuore turbato e pesante. La nostra nazione sta attraversando una crisi che minaccia il suo stesso futuro di libero e democratico. La diffusione in tutto il mondo del materialismo marxista, che ha già portato distruzione e morte alla vita di tanti, e che ha minacciato le fondamenta della nostra nazione per decenni, sembra ora impadronirsi del potere di governo sulla nostra nazione”, ha iniziato il suo sermone Burke. 

Cinque vescovi contro i vaccini prodotti con feti abortiti

Dopo alcune semplicistiche posizioni del mondo cattolico sull’utilizzo di vaccini prodotti con linee cellulari di feto abortito, anche in riferimento all’attualità del vaccino anti-COVID, un cardinale e quattro vescovi fra cui Mons. Athanasius Schneider tuonano contro l’utilizzo di questi farmaci [qui], dichiarando fermamente che un cattolico non può in alcun modo partecipare, nemmeno in maniera indiretta e remota, ad un grande crimine contro Dio e contro l’umanità come l’aborto. Di seguito la loro presa di posizione già apparsa sulla rivista americana Crisis.

L'uso di vaccini derivati da linee cellulari fetali abortite è in contraddizione con la dottrina della Chiesa e la relativa pratica non è moralmente accettabile

Nelle ultime settimane, agenzie di stampa e varie fonti di informazione hanno riferito che, in risposta all’emergenza COVID-19, alcuni Paesi hanno prodotto vaccini utilizzando linee cellulari di feti umani abortiti. 
In altri paesi, tali vaccini sono in fase di pianificazione. Un coro crescente di ecclesiastici (conferenze episcopali, singoli vescovi e sacerdoti) ha affermato che, nel caso in cui non fosse disponibile alcun vaccino alternativo che utilizzi componenti eticamente leciti, sarebbe moralmente consentito per i cattolici ricevere vaccini prodotti con linee cellulari di bambini abortiti. 
I sostenitori di questa posizione invocano due documenti della Santa Sede: il primo, della Pontificia Accademia per la Vita [vedi: qui, qui], si intitola «Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti» ed è stato pubblicato il 9 giugno del 2005; la seconda, un’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, si intitola «Dignitas Personae, su alcune questioni bioetiche», ed è stata pubblicata l’8 settembre del 2008. Entrambi questi documenti consentono l’uso di tali vaccini in casi eccezionali e per un tempo limitato, sulla base di quella che nella teologia morale viene chiamata cooperazione al male materiale, remota e passiva. 

domenica 13 dicembre 2020

Nell’Avvento viviamo l’innocenza e l’eterna infanzia di Dio

Il 25 dicembre 1886 un giovane Paul Claudel entrò ateo nella Cattedrale di Notre-Dame de Paris per uscirne cristiano. Il racconto autobiografico che segue pone l’accento su quel sentimento dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio che il Natale celebra come fattore di svolta per il cuore assettato di Assoluto. Leggiamo e riflettiamo sul racconto che il poeta e scrittore francese ci ha lasciato sulla sua conversione: 
Ecco come era il giovane infelice che il 25 Dicembre si recò a Notre-Dame per assistere all’Ufficio di Natale. Cominciavo allora a scrivere e mi sembrava che nelle cerimonie cattoliche, considerate con superiore dilettantismo, avrei trovato uno stimolo opportuno e la materia per qualche esercizio decadente. In queste condizioni, urtando a gomitate la folla, assistetti alla Messa solenne con poco piacere. Poi, non avendo nient’altro di meglio da fare, tornai al pomeriggio per i Vespri. I bambini del Coro, vestiti di bianco, e gli alunni del Seminario Minore di Saint-Nicolas-du Chardonnet stavano cantando ciò che più tardi ho saputo essere il Magnificat. Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando –come ho spesso fatto– di ricostruire i momenti che seguirono quell’istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un’arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: ‘Come sono felici le persone che credono!’ . Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l’emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell’ ‘Adeste, fideles’ […]. Che me ne importava del resto del mondo, davanti a quest’Essere nuovo e prodigioso che mi si era svelato?”