sabato 21 novembre 2015

Piero Vassallo. La lezione di Gustave Thibon: Dopo la modernità la Tradizione

Quando piango sulla rottura di una tradizione è soprattutto all’avvenire che penso. Quando vedo marcire una radice ho pietà dei fiori che seccheranno per mancanza di linfa. (Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio.)
L’Occidente postmoderno è agitato e tormentato da due convergenti e associati vizi di pensiero: un’oscura, sotterranea e implacabile avversione alla verità cristiana e una ecumenica indulgenza nei confronti delle più abbaglianti adorazioni del progresso e/o del regresso.

In altre parole: la religione cattolica, alterata e stordita dal tuffo conciliare nel vuoto soggiacente alla finestra buonista, risorge davanti alla porta di una modernità sfondata dai contrari segnali della storia.
I progressisti rinculano nascondendo la sterilità del loro pregiudizio, puntualmente ridicolizzato da Gustave Thibon: “tutto ciò che non appartiene all’eternità appartiene al tempo perduto”.

Il progresso meccanico dell’Europa corre in direzione dei vicoli ciechi tracciati dall’impotenza laicista al cospetto dell’islam e affumicati dal fuoco crepuscolare alimentato dalla tradizionale stupidità dei politicanti americani.

Di qui la ritornante attualità degli impavidi pensatori cattolici e/o reazionari [1], che hanno tentato di arrestare la forsennata corsa della Francia, motrice laica, democratica e progressiva dell’Occidente, verso il traguardo dal gauchismo e/o dalla neo-destra: il patibolo costruito dai laicisti in vista della decapitazione della civiltà cristiana.

Alla intrepida/irriducibile aristocrazia reazionaria appartiene Gustave Thibon (1903-2001), il filosofo contadino, al quale il molisano Nicola Tomasso ha dedicato un dotto e pregevole saggio, Il realismo dell’incarnazione, pubblicato in questi giorni nella collana della teatina Tabula Fati.

L’autore sostiene che Thibon è attuale perché dimostra che la fede cattolica è capace di risolvere, senza compromettersi con le suggestioni emanate dal falso ecumenismo, il dilemma che tormenta la Cristianità contemporanea: “Non abbiamo che la scelta tra i due termini di questa alternativa: restaurare, mediante l’armonia un ordine vivente o lasciarci imporre un ordine morto o mortale da una forza senz’anima che annichilirà tutte le altre!

Nell’euforia ronzante nel vaniloquio dei nuovi teologi, nella patetica convinzione di poter battere l’ateismo e addomesticare l’invasione islamica, Thibon vede il risultato “delle virtù allo sciroppo, alla salamoia o al bagnomaria, che uccidono la fecondità al fine di ritardare un poco la corruzione”.

Intorno alla tenerezza mentale dei teologi aggiornati si squadernano puntualmente gli effetti della nevrosi moderna: “non si sa più aspettare, ci si precipita fino all’estremo limite di tutte le possibilità di godimento. … Una tale fretta è indizio di un profondo esaurimento del carattere”. In sintonia con Thibon, Tomasso sostiene che tutti gli orrori totalitari discendono dalle dolci illusioni a monte della sanguinaria rivoluzione giacobina.

Al seguito delle tragedie al seguito della farsa del 1789, sta l’odio degli immoralisti conto il paterno principio di autorità, e con esso la rovente avversione al senso comune: “da un lato si diffonde una incapacità nel classificare razionalmente Dio, dall’altro si mette in discussione l’esistenza di princìpi universalmente validi e quindi inevitabilmente di valori universalmente validi”.

Puntualmente Tomasso rammenta che tale diagnosi svela la necessità “di una riappropriazione da parte dell’uomo delle radici spirituali e terrestri, di un recupero dei legami tradizionali e del rapporto tipico tra uomo e terra”.

Il ritorno al realismo della terra “questo perpetuo controllo del fatto sull’idea”, è la via d’uscita dal vicolo cieco battuto dalla ideologia schizofrenica, infatti “il panorama che la modernità ci offre è una separazione arida: da un lato una corsa sfrenata verso la novità, una agitazione ansimante verso il cambiamento, l’adesione a ideologie mortifere e luciferine; dall’altro una schiera di sepolcri imbiancati, che credono di realizzare il regno di Dio su questa terra”…
Piero Vassallo
_________________________________
[1] Maurice Bardèche, Charles Maurras, Georges Bernanos, Etienne Gilson, Réginald Garrigou-Lagrange, Paul Claudel, Gabriel Marcel, il primo Jacques Maritain ecc. In Italia le idee del cattolicesimo antimoderno furono interpretate dal filosofo Cornelio Fabro e dagli scrittori Giovanni Papini, Domenico Giuliotti, Piero Bargellini, Guido Pallotta e Niccolò Giani.

24 commenti:

seraafino ha detto...

Charles Maurras, riveduto e corretto alla luce di ciò che ne scrive, per esempio, don Nitoglia.

irina ha detto...

Sì, ma sempre nella consapevolezza della Fede cattolica. La terra da sola non cura. Sulla terra si son buttati e si buttano tanti altri dalle consapevolezze e dalle fedi le più diverse ed aberranti.

berni ha detto...

scusate l'O.T. -

segnalo un'articolo interessante da leggere, di Mario Adinolfi su ""la Croce quotidiano"" trovato su MIL.Messainlatino - ""o capiamo o moriamo"" sui fatti di Parigi ecc.ecc.

Anonimo ha detto...

http://www.antoniosocci.com/una-macchina-del-fango-in-vaticano/

mic ha detto...

Seraafino,
Che c'entra din Nitoglia? Maurras è citato semplicemente, nel mucchio, in una nota.

berni ha detto...

come tutte le mattine, faccio un giro su molti blogg, ed oggi ho trovato un interessante articolo di antonio socci - Una macchina del fango in Vaticano -
sarebbe interessante sentire i vostri commenti, sia di questo che di quello di Adinolfi che potrebbero avvicinarci all'articolo qui sotto ""la caduta di Roma"".
(vedo che su questo mi hanno anticipato. comunque grazie).

mic ha detto...

Leggo ora Tosatti:
http://www.lastampa.it/2015/11/19/blogs/san-pietro-e-dintorni/papa-unenciclica-sullislam-slf4cXPmNvXPNtrl2AIoSN/pagina.html

....
Il Papa non ha risposto [a chi gli ha proposto di scrivere un'enciclica sull'Islam. Dio ce ne guardi!]. Ma durante tutta la riunione è stato silenzioso, raccolto su se stesso, il capo un po’ piegato in avanti. Alla fine ha ringraziato per i contributi, senza esprimere osservazioni o pensieri.
Una valutazione spirituale e teologica delle azioni dell’Isis è invece venuta dal presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, il cardinale svizzero Kurt Koch, che parlando a Schwäbisch Gmünd davanti a un auditorio di centinaia di persone ha descritto lo Stato Islamico come un “un’organizzazione satanico terroristica”, e ha ricordato che la vita dei cristiani è a rischio in venticinque Paesi del mondo; uno “strano fenomeno” è dato dal fatto che i media ignorino quasi completamente questa verità.

Anonimo ha detto...

Noi nigeriani subiamo da anni ciò che è accaduto a Parigi e vi diciamo: il problema è la vostra tiepidezza.
http://www.tempi.it/nigeria-boko-haram-parigi

Anonimo ha detto...

Premetto che Adinolfi non mi piace, né lui né il suo giornale, quindi non commento, mi permetto di dire la mia piccola opinione sulla cosiddetta macchina del fango.......poco fa al tg hanno detto che i 2 giornalisti sono imputati, che solo uno di loro, Fittipaldi, ha accettato di essere interrogato e l'altro si è rifiutato, ho sentito parlare di mancanza di libertà di espressione in Vaticano, ora mi e vi chiedo, come mai prima era tutto permesso e cara la mia macchina del fango su Benedetto XVI, adesso che si rimestano tristi vicende peraltro già stranote e che il vdr non è nemmeno tanto invischiato, si fa il diavolo a 4? Ah, ma allora i massonmedia erano tutti, repubica in testa, a sputare veleni contro il papa e ora noli me tangere, capisco, capisco, ma non mi adeguo, anzi, mi c'inca.....volo pure per la schifosa ipocrisia trasudante, altro che lacrime di Gesù......Parigi fa trendy, i russi e gli altri morti, mussuli compresi, non fanno audience, qui si commemora solo un certo tipo di genocidio, gli altri sono corsi e ricorsi storici di vichiana memoria e, parafrasando Stalin, che se ne intendeva eccome, le poche decine di morti a Parigi fanno insorgere l'opinione pubblica, gli altri milioni di morti fanno statistica. Lupus et Agnus.

Silente ha detto...

A chi contesta l'inclusione di Charles Maurras nell'elenco di cattolici contro-rivoluzionari del '900 da parte del bravo Vassallo, ricordo che:
1) la "scomunica" di Charles Maurras da parte di Pio XI avvenne su pressione politica della Francia laicista, massonica e repubblicana. La "scomunica" venne duramente contestata dall'episcopato francese e da autorevolissimi teologi, tra cui il Cardinal Billot, grande studioso tomista che, per protesta, rinunciò al cardinalato dopo un burrascoso colloquio con Pio XI. Questa scomunica, estesa ancor più incomprensibilmente alla cattolicissima, monarchica e controrivoluzionaria Action Française, distrusse la Destra cattolica francese e favorì la successiva ascesa del Fronte Popolare social-comunista;
2) asceso al Soglio, Pio XII, di ben altra sensibilità politica, si affrettò ad annullare la "scomunica";
3) nell'ottobre 2002, la rivista cattolica Certamen, diretta da Maurizio Blondet e nel cui comitato di redazione sedeva anche Piero Vassallo, pubblicò un numero monografico in ricordo di Maurras nel cinquantenario della sua morte, causata dalla durissima incarcerazione (aveva 77 anni) a cui era stato sottoposto dai "vincitori" nel 1945, perché ritenuto "collaborazionista". Quel numero monografico di Certamen, probabilmente coordinato dallo stesso Vassallo, conteneva, tra gli altri, articoli di omaggio al grande pensatore contro-rivoluzionario francese di Gustave Thibon (la sua prefazione di un libro di Maurras), Primo Siena e Marcel de Corte. Probabilmente il pur apprezzabile don Curzio Nitoglia avrebbe da ridire anche su costoro e sul loro pensiero.

Charles Maurras rimane uno dei giganti, assieme agli altri nomi citati da Vassallo, del pensiero contro-rivoluzionario cattolico del '900. Senza se e senza ma.

mic ha detto...

Probabilmente il pur apprezzabile don Curzio Nitoglia avrebbe da ridire anche su costoro e sul loro pensiero.

Invito alla lettura. Marcel De Corte, La grande eresia. Presentazione di don Curzio Nitoglia
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/10/invito-alla-lettura-marcel-de-corte-la.html

Rr ha detto...

Silente,
una mia riflessione di questi giorni: ma se la Chiesa, intesa nella sua gerarchia, fosse stata più aperta, meno ostile alle Ddestre del Novecento, non avrebbe forse potuto evitare certi tragici eccessi ?
Rr

Silente ha detto...

Appunto, cara Mic, appunto. Contraddizioni del bravo don Curzio, che dovrebbe sapere che Marcel de Corte apprezzava, e non poco, Charles Maurras. Di lui ha scritto nell'articolo che ho precedentemente citato: "Nonostante la schiamazzo dei Tartufi, la saggezza di Maurras è una saggezza religiosa, una saggezza in definitiva cristiana".
Io, semplifico fino alla banalizzazione, sono "tradi-ecumenico" e a me don Curzio va benissimo. Compro i suoi libri e leggo i suoi articoli. Però talvolta ha delle idiosincrasie che non capisco: contro de Maistre, ad esempio, o, appunto, contro Maurras. Almeno in questo specifico caso (alcune idee di don Curzio), esercito tolleranza: "...in dubiis libertas, in omnibus caritas", anche se non posso negare di trovare irritanti certe sue prese di posizione.

Poi, so bene che rischiamo di fare polemiche da note a piè di pagina. Certamente maiora premunt.

Silente ha detto...

Sì, cara Rosa, hai perfettamente ragione. Il tema meriterebbe certamente una più approfondita riflessione e analisi storica. Pochi sanno, ad esempio (ma parliamo già del dopoguerra) che Pio XII incontrò più volte esponenti del Movimento Sociale Italiano e, con Sturzo, Lombardi e altri, sostenne inutilmente un'alleanza tra D.C. e M.S.I. alle elezioni comunali di Roma per impedire la presa di potere del P.C.I. nella Citta Santa. E si rifiutò sempre di incontrare De Gasperi, dopo che costui si era opposto a tale alleanza. Mandò anche un messaggio personale a un congresso giovanile del M.S.I. Poi arrivò il "buon" Giovanni XIII, l'abominio del concilio e del dopo-concilio, l' "apertura a sinistra", il trionfo del modernismo e l'avvio della dissoluzione.
Peraltro c'è da dire che, per tornare al pre-guerra, la Chiesa sostenne la Falange e Franco nella Cruzada spagnola, il Portogallo del cattolicissimo Salazar e le destre cattoliche in Austria. E, nonostante certi screzi, dovuti peraltro a banali concorrenze per le organizzazioni giovanili, anche il Fascismo in Italia.

Tema interessante, quello che sollevi, cara Rosa. Almeno per quello che riguarda il dopoguerra e l'Italia, è da tempo che sto raccogliendo materiale e non escludo di pubblicare qualcosa, un giorno. Certamente molto ha detto, e potrebbe ancora dire, il bravo Piero Vassallo, che fu esponente nazionale del M.S.I. e anche collaboratore diretto, con Baget Bozzo, del Cardinal Siri.

RR ha detto...

Grazie della risposta, Silente. Alcune cose che scriv,i mi erano note, altre le potevo intuire. Io però mi riferivo all'ante guerra, e precisamente al periodo tra le due guerre ed a Rivoluzione bolscevica avvenuta.
RR

RR ha detto...

A volte ho l'impressione che Don Nitoglia legga troppo, non tutto di prima mano, e faccia un po' di confusione.
RR

seraafino ha detto...

Personalmente diffido da tre pensatori, che, certi ambienti portano in palmo di mano: Muarras, Plinio Correa de Oliveira e Escrivà. Invece, ad esempio, Salazar, in confronto a loro fu un gigante e le sue visioni socio-politiche (con le conseguenti applicazione pratiche che ne potè compiere quando comandò) furono molto più fedeli alle indicazioni del pensiero della Chiesa.
Hanno scritto (Muarras, Plinio Correa de Oliveira e Escrivà) analisi ottime, ma parziali ed hanno proposto interventi inadeguati. Lo si è visto dalle scelte fatte dai loro discepoli (o presunti/sedicenti tali).
Credere di essere libero di pensarla così e dare, nel limite del nulla che possono essere le mie possibilità, un minimo di visibilità a tale mio pensiero.
Convengo che, la condanna di Maurras, in quel momento fu inopportuna, ma l'ideologia maurrasiana era meritevole di condanna.
Il principale appunto da muover al fondatore della Action F. è che rovesciava i termini del problema politico. In estrema e, forse, (per forza di cose) non proprio rigorosa sintesi, lui diceva:"Sono un patriota francese. Le tradizioni francesi sono cattoliche. Se l'ISTITUZIONE (si badi) Chiesa Cattolica non fosse mai esistita, l'Europa ed in particolare la Francia, non sarebbero mai esistite. Ergo, per essere un buon patriota, DEBBO SOSTENERE LA Chiesa". Come potete notare, in tutto questa analisi, non c'è posto per Dio, Gesù Salvatore, salvezza delle anime, etc.. Con questi presupposti, se Muarras, fosse nato in Egitto, avrebbe fondato l'Azione Egiziana, senza cambiare una virgola del suo pensiero. Solo, mettendo Islam (e/o culto di Osiride/Aton)dove c'è ISTITUZIONE (si badi) Chiesa Cattolica. La visione corretta è:"Sono un cattolico francese (egiziano, italiano, etc). Il mio primo dovere è lavorare per salvare la mia anima. Ora, il IV Comandamento, oltre all'onore dei genitori, mi obbliga al rispetto della Patria. Se voglio essere un buon Cattolico, DEBBO ESSERE ANCHE UN buon PATRIOTA". Come vedete è ben diversa L'IMPOSTAZIONE.

Anonimo ha detto...

L'anti-Marsigliese:

LA VANDEANA:
https://www.youtube.com/watch?v=69FGcDH62NQ

Silente ha detto...

Caro Seraafino,
credo che la sua interpretazione del pensiero di Maurras (si scrive così) sia quanto meno semplicistica. Il pensiero di Maurras era ben più articolato e sofisticato. Mi permetto di consigliarle qualche buona lettura su questo pensatore (anche se non opere recenti, qualcosa in giro si trova). Le sue radici intellettuali sono ritrovabili in Bossuet, de Maistre, de Bonald, nella pubblicistica monarchica, cattolica, antidreyfusarda, controrivoluzionaria francese del secondo '800 (Daudet, Barrès, Le Play, La Tour du Pin). I suoi di discepoli furono il meglio dell'intelligenza francese: Peguy, il primo Maritain, Bernanos, Brasillach, Rebatet, Bardèche, Bonnard e molti altri.
Il movimento da lui fondato, l'Action Française, era cattolicissimo e controrivoluzionario e fu attivissimo protagonista della politica francese fino all'improvvida decisione di Pio XI di scomunicarlo.

Maurras, di suo, era tendente a un agnosticismo classicheggiante, ma fu sempre uno strenuo difensore del Cattolicesimo e della sua dottrina. Morì cristianamente.
Quando venne scomunicato, sulla base di motivazioni assai deboli (i veri motivi erano politici), in molti, fatto inusuale per l'epoca, si ribellarono alla decisione di Pio XI. Non è vero che la sua visione del Cattolicesimo era solo di Instrumentum regni. Maurras era solidamente, da un punto di vista intellettuale, cattolico. Certo la sua visione era più politica ("Politique d'abord") che religiosa. Ma ciò non meritava la scomunica né la distruzione della sua opera politica, l'Action Française. La Francia la pagò con il Fronte Popolare, la sconfitta in una guerra, la distruzione della Destra francese nel dopoguerra, i massacri dei "collaborazionisti" (furono decine e decine di migliaia gli assassinati dai "vincitori", quasi come in Italia), fatti tutti che contribuirono poi, su un piano politico e di "morale interna" alle disfatte d'Indocina e d'Algeria, all'iper-laicismo di Mitterand (che pure in gioventù aveva simpatizzato per Maurras) e successori. All'immigrazione selvaggia, alla "sostituzione della popolazione" con un "sorpasso" della popolazione non-indoeuropea prevista ormai per 2030. Alla penosa situazione della Francia attuale, che i recenti fatti hanno ben dimostrato.

Più in generale, sono irritanti e contro-producenti certe prese di posizione da parte di certi cattolici "tradizionalisti" con molte puzze sotto il naso: de Maistre no, de Bonald no, Maurras no, Plinio Correa de Oliveira no e via discettando e polemizzando, spesso senza aver letto un rigo degli autori contestati, ma solo per "sentito dire" e simpatia personale.
Perché non riusciamo a cogliere in ciascuno di questi autori il meglio per il nostro tempo, vagliando sine ira ac studio il loro pensiero?

piero vassallo ha detto...

ringrazio di cuore Silente per la magnifica lezione sugli interpreti della tradizione e condivido il suo invito a cogliere negli autori che egli cita opportunamente il meglio per il nostro (tormentato) tempo

RAOUL DE GERRX ha detto...

Entièrement d'accord avec Silente 17:19.

Je conseille, à qui s'intéresse à Maurras, la lecture de : Pierre Boutang (qui fut son secrétaire et l'a connu mieux que personne), "Maurras : La Destinée et l'œuvre", Paris, la Différence, 1993, 693 p. — un livre admirable.

L'accusation de "collaborateur" qui a été faite à Maurras à la Libération, lui qui, avec son ami Jacques Bainville, avait toujours été si hostile à l'Allemagne et au pangermanisme, est une ignominie.

Pendant l'entre-deux guerres, aucun intellectuel français (pas même Maritain) n'a contribué autant que Maurras, par la profondeur de ses analyses et par l'éclat de son style, à conduire, ou à reconduire, vers l'Église, autant de Français cherchant, dans la confusion des idées dites modernes, la Vérité.

Les carmélites de Lisieux, les sœurs de sainte Thérèse notamment, lui étaient très attachées. Elles ont beaucoup contribué, par leurs prières et par leurs sacrifices, à sa conversion, confirmée par son dernier confesseur.

Je suis un vieil homme, j'ai beaucoup lu Maurras. J'affirme que c'est un penseur de première force, une des gloires de l'intelligence française, et que tous les procès qui lui ont été faits (le dernier notamment) sont d'atroces dénis de justice, inspirés par la haine et la jalousie, et que sa condamnation par Pie XI, en 1926, constituera à jamais, il m'en coûte de le dire, une tache indélébile sur la mémoire de ce pontife par ailleurs si estimable.

Autre bon livre, sur les circonstances de la dégoûtante condamnation de 1926 : Robert Vallery-Radot, "Le temps de la colère", Paris, Grasset, 1932.

Anonimo ha detto...

"Nelle cose dubbie, libertà" (Sant'Agostino)
"Esaminate e ritenete ciò che è buono" (San Paolo).

Anonimo ha detto...

Plinio Correa de Oliveira no.

mic ha detto...

Sono d'accordo: Plinio de Oliveira, no.
Aliquando bonus dormitat Silente? ;)