sabato 7 novembre 2015

Don Elia. «Casta meretrix»

«Casta meretrix» è il sorprendente ossimoro coniato da Sant'Ambrogio sulla scia dei riferimenti di Origene e dei Padri e della loro utilizzazione «tipica» di Rahab, la donna di Gerico, che compare in Giosuè e perfino in Mt 1,5 nella genealogia di Gesù, alla quale è attribuita sia una professione indegna che un’azione provvidenziale.


Casta perché continuamente purificata e santificata dalla grazia dello Sposo celeste; meretrice perché composta di peccatori (convertiti dalla Sua parola e rigenerati dal Suo sacrificio) che ancora possono tornare a peccare o sono in via di progressiva correzione (non perché la Legge divina sia un remoto ideale da raggiungere e la sua applicazione graduale o variabile a seconda delle persone, ma perché la condizione soggettiva del peccatore gli impone una lunga lotta con gli effetti dei suoi peccati). Casta perché promessa qual vergine ad un unico Uomo (cf. 2 Cor 11, 2); meretrice perché sempre tentata – nelle sue guide come nei suoi membri – di scendere a patti col mondo, sposandone le idee fasulle e condividendone i nefasti obiettivi. Casta perché conserva incontaminata la sua fede, con cui rigenera i popoli alla vita del cielo; meretrice perché ripetutamente minacciata da errori ed eresie che non avrebbero corso se non fossero accolti da una parte di essa. Casta per i religiosi e le suore che perseguono la santità; meretrice per i sodomiti travestiti da frati e per gli alti prelati che li proteggono, perseguitando in pari tempo i primi sulla base di volgari calunnie.

È questo lato fragile della Chiesa terrena che può cedere alla tentazione di prostituirsi, non l’altro. È la malizia o debolezza umana dei suoi membri che, sul piano storico, possono macchiare la Sposa, non certo il tesoro soprannaturale che porta in sé – e senza il quale si sarebbe da lungo tempo estinta. È la cosiddetta apertura al mondo che, nell’ultimo mezzo secolo, l’ha fatta in buona parte deviare dal retto sentiero della verità eterna che possiede, spingendola a vivere come se non la possedesse affatto e provocando un oblio quasi generalizzato del suo fine ultramondano. Si “crede” e si va in chiesa perché aiuta a stare meglio; ci si ritiene “cristiani” perché si ammette l’omosessualità e ci si dichiara tolleranti con tutti; ci si considera “buoni” perché si versa una lacrimuccia per gli immigrati (quando affogano) e si dà di tanto in tanto un’oretta alla mensa dei poveri (quando scappa). Si pensa di essere dei “consacrati” perché ci si riempie la bocca di discorsi astratti che nascondono una vita da atei che si danno l’aria di impegnarsi nel sociale…

Etsi Deus non daretur: se Dio non esistesse, non cambierebbe assolutamente nulla per questa gente. Strano questo “cristianesimo”! Come può resistere alle seduzioni di questo mondo perverso dominato dal diavolo, che oltretutto paga ben poco le prestazioni di chi ad esso si vende? Come incolpare, d’altronde, quelle pecorelle sbandate che i loro stessi pastori hanno fuorviato? Come non compatirle, se il loro capo persiste a far telefonate a chi regolarmente sbatte in prima pagina i contenuti della loro privata conversazione? Se non ha fatto le affermazioni che gli sono attribuite, perché non le smentisce e non smette una buona volta di esporsi a questi equivoci? Astenersi da doverose precisazioni significa avallarli o farsene comunque corresponsabili. E se le ha fatte davvero, quelle affermazioni? Non c’è forse una Parola eterna a cui egli per primo è tenuto ad obbedire?

Ma no, ripeteranno i normalisti: è stato interpretato male. Leggete il discorso di chiusura del Sinodo: è un testo ufficiale, non un resoconto giornalistico. Un manifesto del relativismo più assoluto, che solo alle orecchie dei fessi può camuffarsi sotto termini fumosi come sinodalità, inculturazione, decentralizzazione… Chi abbia un minimo di acume intellettuale e conservi un barlume di fede cattolica non può non cogliere l’andamento volutamente ondivago, indefinito, inafferrabile di tutti i pronunciamenti pontifici. Il Magistero serve a chiarire ciò che non è chiaro, non deve aver bisogno di ulteriori chiarimenti; serve a indirizzare i fedeli in una direzione ben precisa, non a confonder loro le già confuse idee; serve a mostrare loro le trappole in cui potrebbero cadere, non a buttarceli dentro. A che serve un “magistero” che parla soltanto di terra, problemi sociali e salvaguardia della natura, mai di responsabilità morale, conversione interiore e cammino di santificazione?

Questo livellamento al suolo è altresì evidente nell’esercizio del governo universale della Chiesa; basti pensare alla tanto acclamata “riforma” della Curia. Gli unici ambiti in cui finora è intervenuta una decisione effettiva sono… l’economia e la comunicazione. Due gangli vitali, indubbiamente, se si trattasse di una multinazionale: unificarne la gestione è altamente funzionale all’efficienza di una società piramidale. Peccato che la Chiesa non sia questo – a meno che al suo interno non sia nato un corpo estraneo che con le sue metastasi ne abbia invaso le strutture terrene allo scopo, se mai possibile, di assimilarla a sé. Così ora le finanze vaticane sono controllate da banchieri ebrei, come prelato dello I.O.R. c’è un notorio omosessuale e – ciliegina sulla torta – una rampante donnetta di malaffare, nominata dal Pontefice (non si sa per quali specifiche competenze) nella commissione economica di studio e orientamento ha sottratto e divulgato documenti riservati, poi pubblicati dallo stesso giornalista che provocò la bufera intorno a Benedetto XVI. Ovviamente, lo fanno per difendere il povero Francesco dai lupi che si oppongono alla sua provvidenziale riforma…

Quand’anche lo scopo perseguito da simili individui sembrasse loro sinceramente buono, non potrebbe mai giustificare atti gravemente illeciti; ma questa semplice costatazione è algebra per chi è ormai assuefatto alla melassa buonista e all’imperante indifferentismo morale. In ogni caso, tutta la storia sa fin troppo di manovra orchestrata a bella posta per ridare fiato a una popolarità in declino. Non tutti – grazie a Dio – sono stupidi o si sono lasciati istupidire; non tutti hanno un televisore al posto della testa; non tutti pendon dalle labbra dei vaticanisti prezzolati. Resta il fatto che la massa, non credendo più in niente, è plagiata dai megafoni del mondo e incantata dagli assillanti ritornelli, seppure sgraziati, dei pedanti pappagalli ecclesiastici. Come faranno ormai a capire che una convivenza irregolare è sempre peccato grave davanti a Dio?… che una comunione in quello stato è un sacrilegio che li sprofonda un po’ di più all’inferno?… che un’eventuale assoluzione del prete, nella loro condizione, non ha il minimo valore?

Molti miei confratelli mi accuserebbero di essere un integralista chiuso e retrogrado. Da quanto mi riferiscono i lettori, il tenore di moltissime omelie è perfettamente in linea con il nuovo corso clerical-giacobino; per loro andare in chiesa, di conseguenza, è diventato una vera tortura. Coraggio: è soltanto il Signore che può giudicarci, e la testimonianza della nostra coscienza ci assicura che siamo nella Sua verità. Certo, sarà sempre Lui a giudicare anche la coscienza degli altri; Egli sa quante buone intenzioni non sono altrettanto rette per carenza di discernimento morale, della quale si può essere responsabili in misura variabile. Non invidio affatto, in ogni caso, la situazione di chi finisce col prostituirsi al mondo pensando di far bene – anche perché, come dimostrano i fatti, questa sventura ha consistenti ricadute sulla vita personale. In questi tempi di ribaltamento, tocca spesso ai fedeli laici strappare dal fuoco i ministri malati nell’anima, nella condotta o nell’intelletto (almeno quelli che accettano). È una bellissima missione, quanto mai necessaria: molto difficile, ma non impossibile a chi ha la fede.

5 commenti:

mic ha detto...

È proprio vero che don Elia va letto sine glossa e dicendo sì ad ogni virgola.

cattolica ha detto...

Il tenore di molte omelie è in linea.... ? Non solo le omelie ma tutto, dai corsi parrocchiali alla gente che va in chiesa, tutto è degradato e peggio che al vertice spesso e volentieri.
Da chi andremo se Tu solo hai parole di vita eterna?
Soli a pensare di esser matti. Perchè gli altri han tutti ragione...!!!

Luisa ha detto...

Sono OT, lo so, ancorchè nelle temperie attuali "tout se tient" come si dice da noi, segnalo un articolo molto interessante, ancora uno, di Magister:


"Francesco tace, ma un altro gesuita parla per lui"

È Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica". In un articolo sulla sua rivista ha già scritto che cosa dirà il papa sulla comunione ai divorziati risposati


http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351172


P. Mario ha detto...

Concordo con don Elia su tutto, tranne il titolo che appare fuorviante. Nel testo avrei voluto leggere ciò che il Card. Biffi disse e scrisse a proposito della "Casta meretrix". La Chiesa per Ambrogio e per gli altri Padri è "Meretrix" nel senso che SI PROPONE A TUTTI, proprio come fa una "prostituta"; tuttavia la Chiesa VA CON TUTTI ma solo PER PORTARE IL VANGELO DELLA SALVEZZA E INCORPORARE IN SE STESSA I PECCATORI CONVERTI PER MEZZO DELLA FEDE E DEL BATTESIMO! "Meretrix", in SENSO ECCLESIALE, non ha nulla a che fare con l'agire peccaminoso di una "prostituta.
E' impossibile che la Chiesa sia al contempo casta e peccatrice! Purtroppo dopo il Concilio Vat. II questa è stata ed è l'interpretazione pressoché unanime dei teologi e dei preti. Ma la Chiesa è e rimarrà sempre SANTA perché è il Corpo di Cristo. I figli della Chiesa SI MACCHIANO per i loro peccati MA NON POSSONO ALTERARE LA SANTITA' INCONTAMINATA e INDEFETTIBILE della Chiesa di Dio! Esplicitare questo punto è di grande conforto per tutti quelli che possono essere tentati di pensare che "la Chiesa santa" sia un retaggio del passato, che non ha più nulla a che fare con la Chiesa dei nostri tempi.
Grazie per l'attenzione. P. Mario

Anonimo ha detto...

Sono i Pastori traditori a infangare la Santità della Chiesa Santa, sono loro meretrix. Attendiamo con speranza i Pastori degni di tale nome, fieri e pronti a difendere la purezza a cui siamo e sono chiamati. Tutti i degni padri Mario o Don Elia, nella sostanza, difendono la medesima verità, da ciò che posso intendere, devono solo avere modo di unirsi anche nelle piccole sottigliezze. La Chiesa Santa sarà sempre tale perché la sua essenza è divina, ma è anche fatta di uomini, che Dio sta purificando e setacciando, finché arriverà la mietitura. Non dubito affatto che sia retaggio del passato. Sperare contro ogni speranza, a questo siamo chiamati in questo tempo, anche contro le sempre più frequenti evidenze contrarie, proprio causate dagli innumerevoli e indegni pastori, che vanno cercati, evidenziati, setacciati, perché sono altamente inquinanti. Non sarebbe invece il momento in cui i degni Pastori, invece di essere isolati, si unissero, in tutti i sensi, conoscendosi anche personalmente e fossero un cuor solo e un'anima sola? Se la rete satellitare dovesse andare in tilt, bisognerebbe aver costruito altri tipi di conoscenze più reali e concrete. Chi ha orecchi per intendere...