Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 20 luglio 2026

Arcivescovo Lorefice e remigrazione

Segnalazioni dei lettori.
Arcivescovo Lorefice e remigrazione

Che tristezza vedere un vescovo che riduce la ricchezza e grandezza del Vangelo in uno scontro politico. Insegni ad avere il cuore pieno di fede, speranza e carità; insegni a lasciarsi infuocare dalla presenza dello Spirito Santo; insegni a vivere nella grazia e il resto verrà da sé, nella concretezza delle contingenze che gli uomini devono vivere quotidianamente. Ridurre il Vangelo a slogan è sempre un pericolo.
La carità consiste nell'aiutare il prossimo in ogni occasione, ma non nel far diventare lo straniero - che non è un ospite (l'ospitalità è temporanea) ma un invasore - a padrone di casa in casa propria. Altrimenti, è come quel padre che dà una serpe ai figli; che è quanto accade con il clero odierno vatican-secondista. Perfino Benedetto XVI sottolineava, al riguardo, che l'unico diritto è quello a non emigrare.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Quella persona che andava in bici in chiesa... poveri noi

Anonimo ha detto...

Ormai non mi stupisco più di quasi nulla riguardo alla gerarchia vaticana e la CEI.

Non mi impressiona lo scandaloso e purtroppo non mi dicono quasi più niente nemmeno di credibile come autorità riconoscibile: anche le loro scomuniche sono grida manzoniane, assorbite con un po' di fastidio, senza andare al di là del comprensibile dispiacere... le hanno dette, ma si va avanti.

Prendiamo il caso di Padre Rupnik, artista ed ex gesuita, accusato di abusi sessuali.
Chi ne è stato vittima (decine di donne adulte, anche religiose) ha atteso invano giustizia e trasparenza. Siccome a pensar male qualche volta ci si indovina, non è escluso che Rupnik faccia paura a molti, essendo a conoscenza di schifezze sufficienti a trascinare nella melma chi in Vaticano lo volesse accusare fino in fondo.

La copertura delle accuse va indietro di molti anni; poi nello pseudo pontificato di Bergoglio il gesuita Rupnik ha vissuto anche di una qualche gloria prima della vergogna. Eppure sembrerebbe saldo nella sua impunibilità, vista anche la saldezza con la quale certi personaggi improbabili mantengono il ruolo (es. Tucho Fernandez).

Ma sì: comprendiamo, accogliamo, sorvoliamo, chiudiamo un occhio e anche due. Nessuno deve essere scartato e la giustizia deve essere sempre comprensiva delle fragilità umane. Le (presunte) vittime come dovrebbero sentirsi?
Nella loro fragilità certamente devono sentirsi colpevoli di rigidità nel puntare il dito.
Il loro disagio rientra nella psicologia... chiedere ossessivamente giustizia è un limite.

Saper prolungare i processi è un bel modo per proteggere i colpevoli e scoraggiare le vittime... il tempo lenisce, sbiadisce i ricordi... e poi chissà, qualcuno dei ricattabili viene meno e la matassa si dipana, permettendo di dire la verità con meno inconvenienti collaterali. Basta non chiamarla "giustizia"... Le vittime che si sono palesate pubblicamente sono come l'olio dell'ingranaggio, schiacciate tra i denti di una macchina che stritola davvero chi non ha potere, tanto meno nemmeno per ricattare.

Si torna alla perdita di credibilità e di autorevolezza delle gerarchie, che possono distinguersi solo per autoritarismo nella più pallida idea di trasparenza e diritto.
Una bella predica sulla piaga di questo di quello, ma gli intoccabili non si toccano.

Troncare, sopire... Differire... Gigioneggiare. Rupnik è solo un esemplare.
Un esemplare che evidentemente ha un potere di interdizione notevole.

Punto.

Anonimo ha detto...

Un certo numero di vescovi contemporanei si é uniformata all'aria che tira. Questo passivo uniformarsi è stato premiato con promozioni. Anime morte. Che Dio, per tempo, doni loro Vera Vita sacerdotale!

Anonimo ha detto...

Forse sente nostalgia dei tempi in cui gli Arabi dominavano quella terra?

Anonimo ha detto...

Quanti ne ospita nella curia ? almeno cinquecento ?
C. Gazzoli

Anonimo ha detto...

Vabbe' ...Lorefice. Di questo passo si finisce a citare Olivero e Castellucci.