Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 20 dicembre 2021

“Responsa ad dubia” sull'applicazione del m.p. “Traditionis custodes”. Un'analisi di Guido Ferro Canale

Ringrazio Guido Ferro Canale che ci ha fatto pervenire le sue osservazioni su Responsa ad Dubia della Congregazione del culto divino — da riguardare essenzialmente come un'istruzione sull'attuazione del Traditionis custodes — pubblicata il 18 dicembre. La trattazione ripresa di seguito è tecnica ma chiara e limpida e consente un'analisi articolata e rigorosa a tutto campo. 
Aggiungo una notazione già espressa, che svilupperò ulteriormente altrove e che purtroppo resta valida, riferita al prevalere ormai consolidato della prassi, perfino su basi arbitrarie, sulla dottrina. L'analogia con quanto ormai accade a livello civile è evidente. Ne conosciamo le cause; ma il difficile è coordinare le soluzioni. Il vero problema è che, mentre chi ama la tradizione è collocato in un ordine costituito e reagisce in punta di diritto, gli interlocutori che hanno in pugno la chiesa sono immersi nel fluido cangiante orizzonte conciliar-storicista che va oltre ogni norma e fa dell'arbitrio la sua regola aurea. Ed è per questo che, dal concilio in poi, le gerarchie ecclesiastiche non rispondono mai nel merito agli argomenti fondati sul magistero perenne, cambiando nome alla fedeltà che per loro è fissismo, rigidità, pelagianesimo... E così l'incomunicabilità è totale e, mentre le loro determinazioni incidono sulla realtà, noi non riusciamo più nemmeno ad arginarle se non con le nostre denunce per chi ha orecchi per intendere. E siamo sempre più all'angolo con la prospettiva di dover custodire il nostro tesoro in clandestinità. Tuttavia oggi, rispetto all'immediato post-concilio, il fronte di resistenza dell'intero orbe cattolico è più allargato da un lato anche grazie ai provvidenziali effetti del Summorum e, dall'altro, grazie alle comunicazioni più immediate e dirette che riusciamo ad intrecciare con impegno inesauribile. Vedremo... (M.G.)

“Responsa ad dubia” sull'applicazione del m.p. “Traditionis custodes”.
Un'analisi


Sul Bollettino della Sala Stampa della S. Sede, in data 18 dicembre 2021, sono stati pubblicati undici dubia relativi all'applicazione del m.p. “Traditionis custodes” (di cui è stato ora diffuso anche il testo latino), insieme con le relative risposte, tutte corredate di note esplicative che illustrano la mens del Dicastero, e una lettera di accompagnamento del Prefetto, Ecc.mo Mons. Arthur Roche, datata al 4 dicembre in quanto anniversario della promulgazione della “Sacrosanctum Concilium”.

Non mette conto soffermarsi sulle affermazioni di carattere generale relative al senso dell'intervento normativo pontificio, che riecheggiano quelle già formulate dal legislatore stesso (e come potrebbero fare altrimenti?). Invece, è bene esaminare le singole risposte, perché – se tutte appaiono peggiorative della condizione dei fedeli anche rispetto ad un'onesta lettura del m.p. di riferimento, quindi di legittimità almeno problematica - più di una è senz'altro contra legem.

Novena di Natale - V Giorno. O clavis David

Oggi è il quinto giorno della Novena di Natale [vedi]. Quest'anno la stiamo percorrendo ogni giorno con una delle Antifone "O" nella meditazione di dom Guéranger.

20 dicembre – IV Antifona
O clavis David et sceptrum domus Israël; qui áperis, et nemo claudit; claudis, et nemo áperit: veni, et educ vinctum de domo cárceris, sedéntem in ténebris, et umbra mortis O chiave di David e scettro della casa d’Israele, che apri, e nessuno può chiudere; che chiudi, e nessuno può aprire: vieni e trai dalla prigione il misero che giace nelle tenebre e nell’ombra della morte.

O figlio di David, erede del suo trono e della sua potenza, tu percorri, nella tua marcia trionfale, una terra sottomessa un tempo al tuo avo, e oggi asservita dai Gentili. Riconosci da ogni parte, sul tuo cammino, tanti luoghi testimoni delle meraviglie della giustizia e della misericordia di Dio tuo Padre verso il suo popolo, nel tempo di quell’antica Alleanza che volge verso la fine. Presto, tolta la virginea nube che ti ricopre, intraprenderai nuovi viaggi su quella stessa terra, vi passerai beneficando e guarendo ogni languore ed ogni infermità, e tuttavia senza avere dove posare il capo. Oggi almeno il seno materno ti offre ancora un asilo dolce e tranquillo nel quale non ricevi che le testimonianze dell’amore più tenero e più rispettoso. Ma, o Signore, bisogna che tu esca da quel beato ritiro; bisogna che tu, o Luce eterna, risplenda in mezzo alle tenebre, poiché il prigioniero che sei venuto a liberare languisce nella sua prigione. Egli giace nell’ombra della morte, e vi perirà se non vieni prontamente ad aprirne le porte con la tua Chiave onnipotente! Il prigioniero, o Gesù, è il genere umano, schiavo dei suoi errori e dei suoi vizi. Vieni a spezzare il giogo che l’opprime e lo degrada! Il prigioniero è il nostro cuore troppo spesso asservito a tendenze che esso sconfessa. Vieni, o divino Liberatore, a riscattare tutto ciò che ti sei degnato di rendere libero con la tua grazia, e a risollevare in noi la dignità di fratelli tuoi.
(Dom Prosper Gueranger, L’Anno Liturgico. Volume I. Avvento-Natale-Quaresima-Passione, Alba, 1956, pp. 308-312, 314-317)

domenica 19 dicembre 2021

Novena di Natale - IV giorno. O Radix Jesse

Oggi è il quarto giorno della Novena di Natale [vedi]. Quest'anno la stiamo percorrendo ogni giorno con una delle Antifone "O" nella meditazione di dom Guéranger.

19 dicembre – III Antifona
O radix Iesse qui stas in signum populórum, super quem continébunt reges os suum, quem gentes deprecabúntur: veni ad liberándum nos, iam noli tardáre O rampollo di Jesse, che sei come uno stendardo per i popoli; davanti la quale i re ammutoliranno e le genti offriranno le loro preghiere: vieni a liberarci, e non tardare.

Eccoti dunque in cammino, o Figlio di Jesse, verso la città dei tuoi avi. L’Arca del Signore s’è levata ed avanza, con il Signore che è in essa, verso il luogo del suo riposo. «Quanto sono belli i tuoi passi, o Figlia del Re, nello splendore dei tuoi calzari» (Cant. 7, 1), quando vieni a portare la salvezza alle città di Giuda ! Gli Angeli ti scortano, il tuo fedele Sposo ti circonda di tutta la sua tenerezza, il cielo si compiace in te, e la terra trasalisce sotto il dolce peso del suo Creatore e della sua augusta Regina. Avanza, o Madre di Dio e degli uomini, Propiziatorio onnipotente in cui è racchiusa la divina Manna che preserva l’uomo dalla morte! I nostri cuori ti seguono e ti accompagnano, e al seguito del tuo Regale antenato, giuriamo «di non entrare nella nostra casa, di non salire sul nostro letto, di non chiudere le nostre palpebre e di non concederci riposo fino a quando non abbiamo trovato nei nostri cuori una dimora per il Signore che tu porti, una tenda per il Dio di Giacobbe». Vieni dunque, così velato sotto i purissimi fianchi dell’Arca santa, 0 rampollo di Jesse, finché ne uscirai per risplendere agli occhi del popolo, come uno stendardo di vittoria. Allora i re vinti taceranno dinanzi a te, e le genti ti rivolgeranno i loro omaggi. Affrettati, o Messia; vieni a vincere tutti i nostri nemici, e liberaci!
(Dom Prosper Gueranger, L’Anno Liturgico. Volume I. Avvento-Natale-Quaresima-Passione, Alba, 1956, pp. 308-312, 314-317)

Messaggio natalizio di Mons. Viganò. Veni, Emmanuel: captivum solve Israël. Vieni, o Emmanuele: libera il Tuo popolo prigioniero

Video del Messaggio di Natale dell'Arciv. Carlo Maria Viganò. Di seguito la trascrizione. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.

Nativitas Domini nostri Jesu Christi
secundum carnem

Octavo Kalendas Januarii, Luna undetricesima, innumeris transactis sæculis a creatione mundi, quando in principio Deus creavit cælum et terram, et hominem formavit ad imaginem suam; permultis etiam sæculis ex quo post diluvium Altissimus in nubibus arcum posuerat signum fœderis et pacis; a migratione Abrahæ, patris nostri in fide, de Ur Chaldaeorum sæculo vigesimo primo; ab egressu populi Israël de Ægypto, Moyse duce, sæculo decimo tertio; ab unctione David in regem anno circiter millesimo; hebdomada sexagesima quinta juxta Danielis prophetiam; Olympiade centesima nonagesima quinta; ab Urbe condita anno septingentesimo quinquagesimo secundo; anno imperii Cæsaris Octaviani Augusti quadragesimo secundo, toto orbe in pace composito, Jesus Christus, æternus Deus æternique Patris Filius, mundum volens adventu suo piissimo consecrare, de Spiritu Sancto conceptus novemque post conceptionem decursis mensibus in Bethlehem Judae nascitur ex Maria Virgine factus homo. Nativitas Domini nostri Jesu Christi secundum carnem.
Martyrologium Romanum, 25 Dec.
Come ogni anno, nel ciclo delle stagioni e della Storia, la Santa Chiesa celebra la Nascita secondo la carne di Nostro Signore Gesù Cristo, eterno Dio e Figlio dell’eterno Padre, concepito per opera dello Spirito Santo dalla Vergine Maria. Con le parole solenni della liturgia, la Nascita del Redentore si impone all’umanità dividendo il tempo in un prima e un dopo. Nulla sarà più come prima: da quel momento il Signore si incarna per compiere l’opera della Salvezza e strappa definitivamente dalla schiavitù di Satana l’uomo caduto in Adamo. Questo, cari figli, è il nostro Grande Reset, con il quale la divina Provvidenza ha restaurato l’ordine infranto dall’antico Serpente con il Peccato Originale dei nostri Progenitori. Un Reset dal quale sono esclusi gli angeli apostati, e il loro capo Lucifero, ma che ha concesso a tutti gli uomini la grazia di poter beneficiare del Sacrificio del Dio fatto uomo e riacquistare la vita eterna a cui erano destinati sin dalla creazione di Adamo.

Resistere a una legge liturgica ingiusta - don Claude Barthe

Fioccano, soprattutto dal fronte francese e da quello USA le reazioni ferme e articolate in opposizione  ai Responsa ad Dubia della Congregazione del culto divino — da riguardare essenzialmente come un'istruzione sull'attuazione del motu proprio — pubblicati ieri 18 dicembre [qui]. Interessante scorrere, nella nostra traduzione da Le salon beige, i punti toccati da don Claude Barthe con i relativi link di riferimento. Potete trovare l'indice degli articoli sulla TC qui.

Resistere a una legge liturgica ingiusta

La Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato questa mattina le risposte ad alcune disposizioni della Lettera Apostolica in forma di “Motu Proprio” Traditionis Custodes. Le Salon beige ha intervistato padre Claude Barthe.

Padre, l'offensiva contro la liturgia tradizionale sembra intensificarsi notevolmente, a giudicare dalla pubblicazione, il 18 dicembre, dei Responsa, risposte alle domande poste o presunte alla Congregazione per il Culto Divino.

Gli oltranzisti romani, infatti, sono estremamente determinati, come dimostra l'andamento programmato della loro azione: scomparsa della Commissione Ecclesia Dei [qui - conseguenze prefigurate qui]; sondaggio dei vescovi [qui - qui - qui - qui]; motu proprio [qui]; lettera del Cardinale Vicario di Roma [qui - qui]; oggi Responsa che spiegano Traditionis custodes [qui]. Vogliono chiaramente creare l'irreversibile. Queste risposte erano note principalmente dalla lettera del cardinale De Donatis del 7 ottobre per la diocesi di Roma [qui].

Dichiarazione della FSSP sui Responsa ad Dubia

Nella nostra traduzione la Dichiarazione della FSSP sui Responsa ad Dubia [qui] della Congregazione per il culto divino del 18 dicembre. Qui l'indice dei precedenti su Traditionis custodes.
Il recente documento della Congregazione per il Culto Divino diffuso il 18 dicembre non si rivolge direttamente alle comunità dell'ex Ecclesia Dei, come la Fraternità Sacerdotale San Pietro, che possiedono un proprio statuto. 
I membri della Fraternità San Pietro hanno promesso di essere fedeli alle nostre Costituzioni al momento dell'ammissione nella Fraternità, e noi rimaniamo impegnati proprio in questo: fedeltà al Successore di Pietro e fedele osservanza delle «clausole liturgiche e delle tradizioni disciplinari” della Chiesa secondo le disposizioni del Motu Proprio Ecclesia Dei del 2 luglio 1988, che è all'origine della nostra fondazione. I superiori della Fraternità Sacerdotale studieranno con maggiore attenzione il documento mentre sarà garantito il nostro ministero ai fedeli affidati alle nostre cure. [Fonte]

Dominica Quarta Adventus - Le sette antifone "O": originale latino e traduzione

Continuiamo a proporre i testi che appartengono alla vena aurea dei tesori che La Catholica ci ha tramandato e che noi disseppelliamo per rimeditarli e perché non siano consegnati all'oblìo e possano nutrire anche questa generazione e quelle che verranno. Di seguito trovate Le Antifone "O"
Vi ricordo: Dominica Prima Adventus con La Storia dell'avvento; Dominica secunda Adventus con La Storia dell'Avvento; Dominica Tertia Adventus con La Mistica dell'Avvento.

Intróitus
Is. 45, 8 - Roráte coeli désuper, et nubes plúant iustum: aperiátur terra, et gérminet Salvatórem. Ps. 18, 2 - Coeli enárrant glóriam Dei: et ópera mánuum eius annúntiat firmaméntum.  Piovete dall’alto o cieli, e madateci il giusto, o nubi: si apra la terra e dia frutti di salvezza. I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento narra l’opera delle sue mani.

Eccoci entrati nella Settimana che precede immediatamente la Nascita del Messia: fra sette giorni al più tardi, egli verrà; e secondo la lunghezza del tempo dell'Avvento, la quale varia ogni anno, può accadere che la venuta tanto desiderata abbia luogo fra sei giorni, fra tre giorni o anche domani. La Chiesa conta le ore di attesa; veglia giorno e notte, e i suoi Uffici hanno preso una solennità insolita dal 17 dicembre. Alle Laudi, essa varia ogni giorno le Antifone; ai Vespri, esprime con tenerezza e maestà i suoi desideri di Sposa con brucianti esclamazioni verso il Messia, nelle quali gli da per ciascun giorno un titolo magnifico attinto dal linguaggio dei Profeti.

Oggi [1] essa da gli ultimi tocchi per commuovere i suoi figli. Li trasporta nella solitudine e mostra loro Giovanni Battista, sulla cui missione li ha già istruiti nella terza Domenica. La voce di quell'austero Precursore risuona nel deserto e si fa sentire fin nelle città, predicando la penitenza, la necessità di purificarsi nell'attesa di colui che sta per apparire. Ritiriamoci in disparte durante questi giorni; o se non possiamo farlo a causa delle nostre occupazioni esteriori, ritiriamoci nel segreto del nostro cuore e confessiamo la nostra iniquità, come quei veri Israeliti che venivano, pieni di compunzione e di fede nel Messia, a completare ai piedi di Giovanni Battista l'opera di preparazione per riceverlo degnamente quando fosse apparso. Ora, ecco la santa Chiesa che, prima di aprire il libro del Profeta, ci dice all'ordinario, ma con solennità sempre maggiore:

sabato 18 dicembre 2021

Invochiamo la Madonna del Soccorso - don Elia

Deus, qui salútis ætérnæ, beátæ Maríæ virginitáte fecúnda, humáno géneri præmia præstitísti, tríbue, quæsumus, ut ipsam pro nobis intercédere sentiámus, per quam merúimus Fílium tuum auctórem vitæ suscípere. Qui tecum.
In questo giorno, secondo un’antica tradizione, è possibile celebrare la festa dell’Attesa del Parto della Beata Vergine Maria. La Colletta della Messa è stata poi ripresa per la festa della Maternità divina, istituita nel 1931 da papa Pio XI per commemorare il quindicesimo centenario del Concilio di Efeso (431), nel quale fu solennemente proclamato quel dogma decisivo per la dottrina cristologica. Il suo contenuto riguarda infatti direttamente l’identità del Salvatore: il Figlio messo al mondo dalla Vergine è Dio; la natura umana assunta dal Verbo non sussiste come individuo distinto, ma unicamente nella Persona divina.
Fu una svolta molto importante per il Magistero, non solo in rapporto alla retta comprensione della verità rivelata, ma anche ai fini della nostra salvezza: se Gesù Cristo non fosse stato Dio, non avrebbe potuto salvarci, in quanto non ne avrebbe avuto il potere; d’altro canto, il Verbo ha voluto assumere la natura umana in modo che la disobbedienza dei Progenitori fosse riparata da qualcuno che fosse simile a loro. Era sommamente conveniente, infatti, che la rottura del peccato fosse risanata da uno che, avendo la nostra stessa natura e trovandosi nella nostra condizione, potesse rendere a Dio ciò che Gli era dovuto, ossia l’obbedienza e l’amore che noi Gli avevamo negato.

Ecco a voi il 'massacro di Natale' di Roche

Il preannunciato e temuto (qui - qui) 'massacro di Natale' del Prefetto del Culto divino, Arthur Roche, è stato reso pubblico oggi (vedi). 
Ho dato una rapida scorsa e scriverò più a lungo domani. Purtroppo non riesco a darmi ora il tempo per un'analisi più completa. Mi limito a dare la notizia, citando una delle tante affermazioni, che non esito a definire false e pretestuose, che mi hanno colpita scorrendo velocemente il testo :
Come Pastori non dobbiamo prestarci a polemiche sterili, capaci solo di creare divisione, nelle quali il fatto rituale viene spesso strumentalizzato da visioni ideologiche. Siamo, piuttosto, tutti chiamati a riscoprire il valore della riforma liturgica custodendo la verità e la bellezza del Rito che ci ha donato. Perché questo accada, siamo consapevoli che è necessaria una rinnovata e continua formazione liturgica sia per i presbiteri sia per i fedeli laici.
Chi riesce a far passare l'amore e la venerazione del rito dei secoli come fomite di divisione e le ragioni espresse con appassionata dovizia di argomenti e documenti per strumentalizzazioni di visioni ideologiche, non meriterebbe risposta ma andrebbe ignorato, qualora fosse possibile... Inoltre, al posto di rinnovata e continua formazione liturgica leggasi rieducazione...Vedremo.
Ma in soldoni il vero problema è che, mentre chi ama la tradizione è collocato in un ordine costituito e reagisce in punta di diritto, gli interlocutori che hanno in pugno la chiesa sono immersi nel fluido cangiante orizzonte conciliar-storicista che va oltre ogni norma e fa dell'arbitrio la sua regola aurea. Ed è per questo che non rispondono mai nel merito agli argomenti fondati sul magistero perenne, cambiando nome alla fedeltà (che non è alla lettera ma allo spirito), che per loro è fissismo. E così l'incomunicabilità è totale.

Al posto del presepe, un'opera pachamamica in San Pietro

Purtroppo anche gli anni scorsi l’appuntamento natalizio col presepe in piazza San Pietro ha ormai non rappresenta più la Natività che conosciamo. L’evento anno dopo anno mostra la nuova Chiesa pan-universale  (basti pensare al presepe gay friendly, nel quale l'attenzione era catturata da un uomo nudo [qui] o quello con i mostri alieni qui).
Scrive un lettore. Anche quest'anno è stato superato ogni limite. Al posto dell'angelo un condor, la donna e il marito ridanciani, il resto intorno è una sarabanda carnevalesca. Ma che c'azzecca tutto questo con l'evento della nascita di Gesù? La sua nascita è un fatto storico, avvenuto in un luogo definito e in un momento preciso della storia umana. I santi Sposi poi erano in atteggiamento di raccoglimento e contemplazione, non di allegria mondana.  Il Signore perdoni tutti gli incoscienti che hanno permesso questa rappresentazione falsa e blasfema, di conio pan-amazzonico teo-liberazionista. Cliccate sull'immagine per vederla ingrandita.