venerdì 31 maggio 2013

Il silenziamento è preludio d'estinzione

Un Lettore, che si firma Andrea dM, ha formulato osservazioni sull'articolo precedente, delle quali lo ringrazio e che preferisco estrarre dalla discussione per rendere più diffuso e aperto il dibattito che ne consegue, che penso richieda una maggiore visibilità e, spero, partecipazione.

Gentile Mic,
La ringrazio della sua risposta solerte. Voglio anticipare a questa mia replica che apprezzo moltissimo questo Blog, che non manco di leggere ogni giorno e che ritengo un'opera meritoria ed utile. Mi sento abitualmente in piena sintonia con quanto vi si scrive e se qualche volta dissento evito di intervenire per amor di quiete. Questa volta però me la sono un po' presa, perché se c'è qualcosa che mi inquieta è il fuoco amico. Nulla di più brutto di quando si cerca di fare qualcosa di buono e proprio chi potrebbe giovarne lo rifiuta ed anzi lo diffama. Mi pare che questo sia un po' ciò che si è fatto nel presente articolo. Specifico anche che milito da molti anni nella Tradizione, con lunghe e significative esperienze in tal senso in almeno tre distanti regioni della penisola, e che tacciarmi di "pedissequo allineamento" è un'imprudenza, scusabile però a chi non mi conosce.
Passo quindi alle "sottolineature" e alle "perplessità chiaramente espresse" da Lei, Mic, nel suo articolo:
l'intervistato viene accusato di "atteggiamento, neppur tanto nascosto, di piaggeria nei confronti del nuovo papa". Più avanti si scrive che le risposte dello stesso intervistato "una critica, pur velata, la contengono. Eccome!". Se da lettore qualsiasi sommo le due affermazioni ne devo concludere che l'intervistato ha dimostrato compiacenza con gli atteggiamenti del nuovo papa, salvo poi avanzare delle critiche. A me, molto modestamente, sembra che questo atteggiamento corrisponda semplicemente a quello di chi dimostra rispetto per un'autorità (ammesso che Lei, Mic, riconosca comunque al papa una qualche autorità), e che, da uomo libero, anzi "come ogni battezzato", avanzi delle osservazioni critiche sulla vita dell'istituzione cui quell'autorità è preposta. Mi dispiace, ma non vedo in questo alcuna piaggeria: piaggeria sarebbe dire che ciò che è male è bene, o esaltare il bene al di sopra del merito, mentre questo non è stato fatto, almeno non al punto da definire così duramente l'atteggiamento dell'intervistato. In altri tempi a noi più cari, le espressioni rivolte da un cattolico al pontefice sarebbero state ben più ossequiose di quelle che gli riserva l'intervistato in questione.
Si dice poi: "è meschino che lo si assuma prendendo le distanze dal resto della Tradizione". Potrebbe spiegare ai suoi lettori in quale parte dell'intervista (non del testo della redazione), l'intervistato abbia posto la sua opera in contraddizione con quella "del resto della Tradizione"? Forse dove ha parlato di "alcuni settori del mondo tradizionale"? Mi dispiace che Lei, Mic, si sia sentito subito tirato in causa, ma le rivelo che non è detto che l'intervistato pensasse proprio a Lei. Alcuni settori non sono "il resto della Tradizione" e negare che alcuni settori dei tradizionalisti abbiano tirato le somme su questo papa già all'indomani della sua elezione, e che alcune delle informazioni sulle quali si basavano fossero infondate (vedi questione Mons. Marini), sarebbe negare l'evidenza.
Infine, quasi a sottolineare l'inconsistenza della Sua critica all'intervistato, Lei arriva a rivolgergli quasi come un'accusa il fatto di dire "esattamente quel che diciamo noi", " ciò che ogni amante della Tradizione ha già espresso con lo stesso garbo e lo stesso rispetto nei confronti del pontefice". Ma allora, si può sapere cosa c'è che non va nei contenuti espressi dall'intervistato?
Una seconda domanda: Lei scrive: "dovrebbero chiarirci chi ha deciso e che significa quel "senza rivendicazioni", poi "in cosa consisterebbe la "dinamica nuova" alla quale saremmo chiamati". A parte che la risposta a questi quesiti è già contenuta, sebbene parzialmente, nelle risposte dell'intervistato all'ultima domanda, ma poi, usando il suo stesso tono, Lei Mic dovrebbe chiarirci questo plurale maiestatis che Lei usa (o che Voi usate), a chi si riferisce, a Lei solo? Questa domanda sembra retorica, ma non vorrebbe esserlo, mi spinge a farla l'impressione che l'autore dell'articolo del Blog (o gli autori?) si comporti tal volta più da uomo di partito o da sindacalista della Tradizione, timoroso di perdere iscritti a favore di un'altro sindacato, che non da semplice cristiano, che offre la sua libera opinione in spirito di Verità. Sia detto senza polemica.
I miei rispetti, e ancora complimenti al Blog.
Andrea dM - 30 maggio 2013 23:36 
Andrea dM, userò il tu come si conviene a fratelli che sono nella stessa barca. La tua risposta equilibrata e motivata, almeno all'apparenza, perché non mi risparmia bordate di diverso genere, mi dà l'occasione per chiarirti e chiarire ancor meglio il mio pensiero. E veniamo al dunque.

Devo innanzitutto dirti che se uso il "noi", pur scrivendo a titolo personale (il che mi pareva chiaro e dunque ovvio), è perché so di rappresentare quell'ala della Tradizione che, riconoscendo (su questo non credo di aver mai dato adito a dubbi) e rispettando l'autorità del Sommo Pontefice, non manca di esprimere col dovuto rispetto e con ineludibili e serie motivazioni magisteriali, interrogativi e perplessità su alcuni aspetti del suo governo o desistenza da esso, a seconda dei casi.

Se affermo "so di rappresentare", non lo faccio velleitariamente, anche se non è mai stata formalizzata alcuna Associazione al riguardo, ma perché mi sono sempre confrontata e continuo a confrontarmi con molti sacerdoti studiosi e fedeli, che hanno la nostra stessa sensibilità spirituale e i nostri stessi intenti legati alla Tradizione nei quali sei coinvolto anche tu.
Del resto, per appartenere alla Chiesa e testimoniare anche pubblicamente la propria fede non c'è bisogno, anche se va di moda, fondare o appartenere a movimenti o ad Associazioni, anche se queste ultime sono utili e spesso indispensabili per ragioni organizzative e interventi mirati e allargati.

È un fatto che siamo dalla stessa parte, Andrea. Cambiano solo alcuni atteggiamenti di fondo che si sono evidenziati negli ultimi anni proprio nei confronti dell'Autorità. E ti dico subito che i miei e quelli di chi segue questo blog non credo ne minino in alcun modo l'autorevolezza perché non mancano né di rispetto né di desiderio di obbedienza (lascia stare alcune sporadiche estemporanee espressioni di qualcuno che vengono registrate, pur aggiustandone puntualmente il tiro, perché rispecchiano un 'sentire' presente in questo tempo così travagliato; ma credo sia ormai chiaro a tutti che non ci rappresentano).

Tuttavia, quanto al desiderio di obbedienza - e su questo penso che almeno in linea di principio converrai, dato che affermi tu stesso di non disattivare la ragione  - non possiamo negare esso sia subordinato all'obbedienza al Signore e a quanto Egli ci ha consegnato attraverso gli Apostoli e che ci è pervenuto intatto in 2000 anni di storia travagliata ma gloriosa.

Sai bene come in campo Liturgico si sia determinata una frattura (che molti non vogliono riconoscere tale, ma che è difficile chiamare diversamente se si analizzano più in profondità le variazioni). Lo soffri e ne conosci i motivi quanto me e quanto tutti coloro che come noi sono stati "confinati nelle periferie della Chiesa" o addirittura in molte diocesi non sono accolti neppure nelle periferie.
E dunque veniamo ai tuoi interrogativi.

A quello sul "noi" ho risposto con la premessa. Ti dico subito che nella mia visione critica così chiaramente espressa non intendevo diffamare nessuno: si tratta di constatazioni e riflessioni che non vedo cosa abbiano a che fare con la diffamazione, termine che francamente mi sembra inappropriato, proprio per il fatto che il discorso innesca una dialettica, com'è necessario e produttivo in ogni situazione in cui si riscontrano motivi di perplessità.

Intanto, già il titolo, pur se coniato dalla redazione e non dall'intervistato, esprime il succo del discorso che crea una dicotomia: noi "tradizionalisti buoni", che non critichiamo il Papa e non gli siamo ostili, versus i "tradizionalisti cattivi" che invece lo criticano e gli sono ostili. Ho già espresso la non coincidenza tra ostilità e critica, quando questa è motivata e formulata nei giusti termini e con adeguato rispetto.

L'intervista non ha mancato di mettere in risalto in termini laudativi atteggiamenti e parole del nuovo Papa e fin qui nulla questio, perché alcune 'perle' delle sue omelie le abbiamo commentate favorevolmente anche noi, collocati sul versante critico, che ci riteniamo liberi - e non per questo in discomunione nelle essenze - di interrogarsi e di dissentire nonché di cercare le risposte (attendendone le conferme) orientati dal Magistero perenne: anche quello attuale lo è quando non vi si discosta. Il alcuni casi, tuttavia, è stato necessario sottolineare alcune carenze su espressioni che rischiano di essere recepite in maniera incompleta o addirittura distorta. Non scendo in dettaglio perché, visto che conosci questo blog, non hai difficoltà a rendertene conto.

Il problema è che l'uso di certe espressioni e l'aver chiamato in causa e in termini di contrapposizione anche la FSSPX, la cui regolarizzazione canonica è legata ad un filo, mi è parso controproducente per tutta la Tradizione. Intanto, perché penso che gli elementi ostili siano davvero una frangia inconsistente e, poi, perché questa innegabile "differenziazione" non può non creare divisioni, mentre bisogna fare ogni sforzo per non correre il rischio di divisioni sempre latente a causa delle note diverse sensibilità.

E dunque sarebbe bene che ognuno di noi facesse un passo indietro e focalizzasse ciò che veramente conta: la libertà di offrire il Santo Sacrificio nel Rito Romano antiquior almeno in ogni diocesi dell'Orbe cristiano e la possibilità di promuovere la pastorale corrispondente. Il che non è una graziosa concessione cui prostrarsi ossequiosamente silenti ma un diritto del cui riconoscimento essere gioiosamente grati, sancito dal motu proprio di Benedetto XVI che, se dà il nome al Coetus di nuovo conio, è innanzitutto legge per la Chiesa universale. 

Venendo al sodo, mi pare che ciò che ci differenzia sia proprio da cogliere nelle espressioni che hanno suscitato le mie perplessità: "senza rivendicazioni" e "la dinamica nuova alla quale siamo (o saremmo?) chiamati". Tu mi dici che è deducibile dalle risposte precedenti, ma da esse ho dedotto quanto già specificato fin qui.

Ebbene, non mi ritrovo (e insieme a me le persone indicate in apertura) in quel "senza rivendicazioni", se ciò significa silenziare ogni critica alle storture innescate da alcune applicazioni conciliari e anche accettare pedissequamente l'atteggiamento vessatorio della maggioranza dei vescovi nei nostri confronti. Mi sembra un atteggiamento acquiescente frutto di un concetto di obbedienza cieca e acritica che tra l'altro usa inappropriatamente il termine "rivendicazione". Non si tratta di rivendicare nulla, ma di formulare interrogativi e rappresentare istanze tendenti, col dovuto rispetto, a suscitare attenzione e possibile soluzione alle esigenze della Tradizione ed agli ostacoli che le vengono frapposti. L'atteggiamento passivo e prono cozza contro la libertà di coscienza: quella illuminata dalla fede, intendo, proprio perché si nutre della retta fede che abbiamo ricevuto nella e dalla Chiesa.

Chiamarmi infine "sindacalista della tradizione e timorosa di perdere iscritti (quali?)" mi pare un insulto gratuito ed immotivato perché non mi sono arrogata prerogative di nessun genere, non guido né sono responsabile di alcuna Associazione e neppure milito per alcun 'orticello' di nuovo o vecchio conio. Ho già precisato che per appartenere alla Chiesa non è necessario far parte di associazioni o movimenti. È ovvio che sia io che chiunque interviene in questo blog parla come credente e come persona libera e non irregimentata in nessun tipo di ideologia. E siamo sempre pronti a dare la nostra adesione a qualunque iniziativa ci trovi in idem sentire, come è stato per il primo pellegrinaggio del novembre 2012 (vedi conclusioni); il che vale anche per il prossimo già tempestivamente preannunciato qui, a prescindere dalla perplessità espresse e ribadite.

Spero quindi che possiamo incontrarci in ottobre in San Pietro, molto più numerosi del previsto. Nel frattempo e a prescindere, sarebbe bene comprendere meglio in cosa consiste il vostro "non disattivare la ragione" e però contemporaneamente astenervi completamente da ogni critica (quelle velate finali che dicevo coincidere con le nostre, più esplicite, recano tuttavia le espressioni ancora da chiarire). Ribadisco che la critica non è sempre negativa, ma si può porre in termini propositivi e dunque diventa costruttiva. È così che ne parlavo anche l'anno scorso, nel dare l'adesione al pellegrinaggio; il che mi pare tuttora valido in base a quanto si sta riproponendo oggi:
Spero che tutti i punti opachi vengano delucidati perché, se è una buona cosa e un passo importante che ci sia un gruppo che difende la Santa Messa Antica e i fedeli che la domandano, l'esigenza primaria è che esso non sia manipolato da chi ha il potere e sa essere subdolo, e quindi il gruppo stesso non divenga troppo autoreferenziale e fattore di esclusione, dunque di ulteriori divisioni al suono di i buoni siamo noi...
Senza dimenticare che il silenziamento, ben lontano dall'essere il dovuto riconoscimento, ha come conseguenza la creazione di ghetti o di riserve indiane che dir si voglia, che rischia di essere il preludio dell'estinzione. C'è la promessa del Signore del "non praevalebunt", ma non credo ci esima dal fare la nostra parte finché ci sarà possibile; il che credo significhi solo come ultima ratio, sostituire alla parola e all'azione consapevole e rispettosa, l'offerta e la preghiera.

15 commenti:

Jacobus ha detto...

Non poche, ma sentite parole.
Grazie, mic :)

Anonimo ha detto...

OT
mic,ti sarei grata di rileggere l`ultimo mio commento del thread, “Noi, i tradizionalisti non ostili a Francesco”. Perché, ci sono tradizionalisti ostili?", non è assolutamente fondamentale, anzi, di cretinetti di quel tipo ne ho incrociati più d`uno, ma visto che quel thread figura anche sul blog di Raffaella, sarebbe bene non lasciar spazio a dei provocatori ad personam.
Grazie.
Luisa

Stefano78 ha detto...

Condivido ogni singola riga di Mic.

E questa situazione generale mostra, purtroppo, il clima che si è creato. Probabilmente per un intrinseco "senso di inferiorità" che ha interessato i fedeli Tradizionali in "alcuni" casi.

E' evidente che in genere, alle Gerarchie interessi molto di più, oggi, il "metodo" che non i contenuti.

I linguaggio è certamente importante, come anche il metodo di diffusione e di critica. Ma, purtroppo, oggi non è solo importante. E' determinante. Per questo la prima accusa a chi fa delle critiche, a prescindere dal contenuto e dalla reale forma, è di disobbedienza, insubordinazione e giudizio temerario. Per non parlare di "sedevacantismo".

Per questo clima (creato a bella posta?), anche molti fedeli Tradizionali (poichè TUTTI I VERI fedeli Tradizionali sono OBBEDIENTI nel senso Teologale della parola!), si sentono di avere un DEBITO nei confronti dell'Orbe Cattolico. Come se dovessero dimostrare "oppportune e importune", che "sono obbedienti".

In questo caso si creano queste diversificazioni, questi semi di possibile divisione. Tutti creati sul "metodo" e non sul "merito".

Il problema è creato da questa Società e dalla sua forma materialistico-buonista. Sant'Agostino d'Ippona arrivava adirittura a SBEFFEGGIARE i sostenitori PALESI di errori. Oggi sarebbe etichettato come un disobbediente temerario e insubordinatore.

Un lettore ha detto...

"...mi spinge a farla l'impressione che l'autore dell'articolo del Blog (o gli autori?) si comporti tal volta più da uomo di partito o da sindacalista della Tradizione,..."

Strano che si usi il termine "rivendicazione", contestato da mic, proprio da chi la accusa di comportamenti da "sindacalista"...

Il linguaggio di mic è quello teologico non quello sindacale né partitico.

ottimo! ha detto...

E dunque sarebbe bene che ognuno di noi facesse un passo indietro e focalizzasse ciò che veramente conta: la libertà di offrire il Santo Sacrificio nel Rito Romano antiquior almeno in ogni diocesi dell'Orbe cristiano e la possibilità di promuovere la pastorale corrispondente. Il che non è una graziosa concessione cui prostrarsi ossequiosamente silenti ma un diritto del cui riconoscimento essere gioiosamente grati, sancito dal motu proprio di Benedetto XVI che, se dà il nome al Coetus di nuovo conio, è innanzitutto legge per la Chiesa universale.

Andrea Martegani ha detto...


Salve Mic (sono Andrea M., il ragazzo che conosce il prof. Radaelli).

Volevo chiederti cosa ne pensi di questo pezzo tratto dall'ultima udienza del Papa.

"Certo (la Chiesa) ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono, Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti, ma il bello è che quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona.

Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia. Alcuni dicono che il peccato è un’offesa a Dio, ma anche un’opportunità di umiliazione per accorgersi che c’è un’altra cosa più bella: la misericordia di Dio. Pensiamo a questo." (UDIENZA GENERALE Mercoledì, 29 maggio 2013, PAPA FRANCESCO)

Non si parla del pentimento, della contrizione, del proposito di non peccare più, della purificazione-santificazione, della giustizia e del timore di Dio che è "principio della sapienza"...

Anonimo ha detto...

Non si parla del pentimento, della contrizione, del proposito di non peccare più, della purificazione-santificazione, della giustizia e del timore di Dio che è "principio della sapienza"...

Purtroppo non è la prima volta, caro Andrea

Vedremo se ci si arriverà.

Anonimo ha detto...

e se qualche volta dissento evito di intervenire per amor di quiete.

Non è che su questo blog la quiete viene turbata per il dissenso oppure che si cerchi una quiete fine a se stessa.
Tra l'altro non servirebbe a nessuno e oltretutto non avrebbe senso, dato che il momento che stiamo attraversando mi pare ci renda piuttosto inquieti, pur se fiduciosi nel Signore perché a Lui affidati.

Anzi, in genere il dissenso è occasione di approfondimento e in termini più che civili, mi sembra.

viandante ha detto...

Facciamo attenzione: colui che crea divisioni, lo sapete tutti, é il nemico. Cerchiamo di non entrare in questa ottica anche nei nostri commenti.

Detto questo mi sono riletto l'articolo di Vatican Insider e le prime cose che balzano all'occhio é che il titolo non é sicuramente opera dell'intervistato e che comunque la parte che più si presta a creare divisioni (dopo il titolo) effettivamente é l'introduzione iniziale, quella in cui parla l'intervistatore e non l'intervistato!

Anch'io in un primo momento, a una lettura superficiale, non avevo prestato la dovuta attenzione a questo dettaglio.

Comunque condivido le osservazioni di Mic concernenti la Tradizione e non mi sento assolutamente di criticarla per come gestisce questo blog, anzi, ve ne fossero di simili moderatori su internet! Il modo di trattare le varie tematiche, preciso, documentato e meditato si contrappone chiaramente a certi articoli giornalistici che cercano solo lo scoop.

Silente ha detto...

Prescindo e vado oltre alla cortese e rispettosa discussione tra Mic e AdM (in merito alla quale il mio sentire è comunque più vicino a quello di Mic). Quindi, in quello che sto per dire, nessun riferimento personale all'interlocutore di Mic, che sarebbe inopportuno e ingiusto, né, tantomeno, agli organizzatori e partecipanti dell'iniziativa "Summorum" di Roma.
Tuttavia, è da rilevare l'esistenza, nel variegato, spesso rissoso mondo dei tradizionalisti, una consistente componente di "tradizionalisti liturgici". Costoro, pur con apprezzabile zelo e sensibilità estetica, limitano la loro azione al ristabilimento di un minimo di decoro nella Liturgia, senza riflettere che questa discende dalla Dottrina, di cui è espressione e traduzione in azione. Vedono e combattono il degrado negli effetti, ma ignorano (nel senso che non considerano)le cause. L'accettazione del concilio è totale e incondizionata e i più abili, preparati e soprattutto spericolati tra loro si esibiscono in perigliose arrampicature teologico-canoniche per dimostrare la perfetta ortodossia di tutto il concilio rispetto alla Dottrina di sempre nonché l'indimostrata e indimostrabile "continuità".
Nessuna critica al modernismo e al neo-modernismo dilagante, silenzio sul "trasbordo ideologico inavvertito" della Chiesa verso lidi progressisti in dottrina, morale e politica. ("Politica? qui non si fa politica, altrimenti ci accusano di essere fascisti") Nessuno di questi "tradizionalisti liturgici" avrebbe avuto il coraggio di andare a Parigi alla "Manif pour tous" con il "rischio" di confondersi con (anche)Civitas e Printemps Français, i più attivi sul piano della manifestazione ma che sono, guarda casa, di Destra. E poi c'era il rischio delle manganellate laiciste e democratiche.
A costoro sarebbe andato bene anche Don Gallo, se avesse celebrato la messa in latino: va bene pure "bella ciao", purché in latino. Ossequienti, rispettosi e ciecamente obbedienti alla Gerarchia (anche nei suoi esempi peggiori), ma feroci nei confronti della FSSPX. Poi, una volta all'anno, costoro vanno alla Messa "Summorum" di Roma, grati della "concessione" e confortandosi a vicenda: "Stiamo uscendo dal ghetto". Non capiscono che solo una Restaurazione completa della retta Dottrina -tutta - può portare a una piena Restaurazione della Liturgia.
Questi "tradizionalisti", mi si lasci affettuosamente ironizzare su una non esattamente felice espressione di Mic in un post precedente (Bondi "notoriamente di destra")stanno alla Tradizione come Bondi sta alla Destra.

Anonimo ha detto...

mi si lasci affettuosamente ironizzare su una non esattamente felice espressione di Mic in un post precedente (Bondi "notoriamente di destra")stanno alla Tradizione come Bondi sta alla Destra.

Caro Silente,
ora che me lo fai notare comprendo la tua ironia. Ma ti garantisco che nel mio "notoriamente di destra" non c'erano sfumature di giudizio, tanto meno negativo. Era proprio da prendere "alla lettera", non quadrando tra l'altro il suo essere collocato a destra col giudizio espresso...

Per quanto riguarda me, oggi come oggi, non riesco a sentirmi rappresentata né a destra né tanto meno a sinistra né altrove...

Sul discorso della dottrina, sai bene quanto condivido.

viandante ha detto...

Condivido perfettamente quanto detto da Silente!
Il mondo tradizionalista non é qualcosa di omogeneo, proprio perché non tutti intendono correttamente il significato di Tradizione. Ma questa é la logica conseguenza della nuova pastorale postconciliare che non insegna più le verità fondamentali della nostra fede con il rigore dovuto.

Silente ha detto...

Carissima Mic, il senso della mia ironia era proprio quello di dissentire su un'identificazione di Bondi come "di Destra" (al massimo, posso concordare su una sua collocazione - meramente geografica - "a destra", nel desolante panorama attuale). Più in generale, però, il mio intervento aveva lo scopo, anche, di stigmatizzare un certo "agnosticismo" politico di certi tradizionalisti, che sembrano ignorare la dimensione anche politica della buona battaglia. E questa non può che ispirarsi ai principi di gerarchia, di organicità, di difesa delle identità etniche, storiche e culturali, di radicamento nel diritto naturale. Tutto ciò io lo definisco (impropriamente e con categorie che nascono dalla Rivoluzione Francese) di Destra. Ignorare questa dimensione "politica" della Tradizione, significa tradirla. Anche perché l'abiezione si manifesta nel mondo ed è nel mondo che dobbiamo combatterla (anche se con strumenti che non sono solo di questo mondo, come la preghiera): "Bonum certamen certavi". Poi, ognuno ha il suo "carisma", per usare un'espressione su cui ho molte riserve ma che va di moda, e diverse sensibilità. Credo che ci siamo capiti.
Un carissimo saluto.

Anonimo ha detto...

Cara Mic,
ti ringrazio della lunga replica al mio commento, e mi dispiace di rispondere a mia volta solo adesso, ma proprio venerdì scorso è nata mia figlia, richiamando giustamente la mia attenzione sugli aspetti più elementari ed essenziali della vita.
Ho trovato la tua risposta assai più chiara dell'articolo precedente nell'argomentare alcune perplessità suscitate dalla lettura dell'articolo di Vatican Insider. Ora infatti le comprendo meglio e mi sento anche più in sintonia con i dubbi da te espressi. Il tuo articolo precedente mi era apparso un po' tranchant e ho commentato di conseguenza. Me ne dispiaceva, trattandosi di un argomento che ha anche a che fare con un obbiettivo operativo e immediato, quale quello del pellegrinaggio, nel quale una critica diffidente potrebbe senza volerlo inibire la partecipazione di alcuni. Ritengo che in un'occasione del genere ci sia bisogno veramente di tutti gli abili al servizio, un po' come in una grande battaglia è necessario disporre di tutti i reparti fedeli, anche se è inevitabile che la strategia pianificata non convinca qualche ufficiale, ma l'alternativa è sempre la sconfitta o la dispersione. Infatti se da un lato condivido tutte le critiche mosse contro l'organizzazione del pellegrinaggio dello scorso anno, come quelle ancora evocate da Luisa in un commento contro di me di qualche giorno fa, e spero quindi che quest'anno non si ripetano gli stessi errori (come ho buona ragione di sperare dal momento che sono stati cambiati tutti gli organizzatori, evidentemente in seguito agli errori commessi), d'altro lato mi chiedo a chi o a cosa abbia veramente giovato o ancora gioverebbe una partecipazione al pellegrinaggio striminzita ed esigua di numero. L'arroccamento sul proprio monte può alimentare l'orgoglio, ma quanto aiuta la causa? Apprezzo quindi che tu dichiari di voler operare una critica costruttiva, e sono certo che intendi questa diretta non soltanto alla gerarchia ecclesiastica ma anche alle attività del mondo della Tradizione. Sono contento perciò che auspichi la partecipazione al pellegrinaggio a dispetto delle tue stesse perplessità che forse sono anche le mie, ed è questo lo spirito che mi piace. La tua critica così potrà aiutare a migliorare il piano di battaglia, senza farlo saltare o far dubitare i soldati della bontà dei loro capitani. Mi rendo conto che la metafora militare ha dei limiti è non può rispecchiare appieno i rapporti interni al mondo della Tradizione, fatto di uomini liberi che devono obbedienza solo al Signore e al Suo corpo mistico, ma credo che sia utile per la sua immediata comprensibilità. Mi scusi quindi di questa semplificazione, ma a volte è necessaria per ricordare a tutti gli amanti della Tradizione che è importante l'unità, soprattutto la nostra unità, e già troppe divisioni e amarissime ho visto, per esempio in area veneta, che hanno prodotto solo scandalo alla fede e indurimento dei cuori.
Tralascio perciò pochi punti di discordanza dalle tue parole, perché li giudico secondari e non degni di alimentare polemiche che vanno riservate ai nemici della Chiesa. Ti ringrazio invece dell'ospitalità accordatami, e ti invio i migliori auguri e l'invito a pregare in comunione di intenti.
PS Non chiedo che questa mia risposta sia pubblicata nel Blog: questo è prima di tutto un messaggio personale da cristiano a cristiano, per non perdere di vista l'importanza di guardare oltre lo schermo, i gruppi e la religione mediatica anche quando si risponde a qualcuno che di questi mezzi di è servito.
Andrea dM

Anonimo ha detto...

Ti ringrazio per questa replica, così sentita e sincera.

Innanzitutto tantissimi auguri di ogni bene per tua figlia e tutta la tua famiglia :)

Anch'io sono molto dispiaciuta, e a volte scandalizzata, per le divisioni che riscontro nel mondo della tradizione. Una difformità di vedute ci può sempre stare, ed anzi è normale direi; ma nell'agire e nel proporre e promuovere ciò in cui si crede, bisogna guardare all'essenziale e rinserrare le fila.

Spero davvero che riusciamo ad incontrarci nel pellegrinaggio e che, nel frattempo, possiamo avere altre occasioni per confrontarci. Le critiche sincere e motivate aiutano sempre ad aggiustare il tiro, nel senso di approfondire con ragioni più valide o, se del caso, rivedere le nostre posizioni.