mercoledì 8 maggio 2013

L'ultima performance di Bruno Forte, su quel che è accaduto nei giorni scorsi a Gerusalemme...

Ecco l'ennesima quotidiana dose di melassa mediatica, inesattezze divenute regola, con conclusioni colme di vuoto spinto. Si tratta di un articolo di Bruno Forte, pubblicato da Il Sole 24Ore del 5 maggio, che trascrivo con alcune chiose. Questa realtà andrebbe chiarita una volta per tutte. E, invece, si sono pastori come Koch, Müller e troppi altri, compreso Bruno Forte, che parlano e insegnano in termini quanto meno sviati e svianti. Ma sono quelli del fronte egemone, come dovremo chiamarlo?
Bruno Forte: «Fra le più alte partecipazioni di pubblico mai registrate». Così commentava la riuscita dell'evento il responsabile della Konrad Adenauer Foundation in Israele, sponsor del convegno internazionale tenutosi in questi giorni a Gerusalemme su «Giovanni XXIII e il popolo ebraico»  a cinquant'anni dalla morte del "Papa buono" [Qui il Comunicato S.Sede_Rabbinato]. Ciò che ha sorpreso non è stata tanto la presenza di studiosi di ogni parte del mondo, cui si aggiungeva quella dei membri della commissione congiunta della Santa Sede e del Gran Rabbinato d'Israele, quanto l'interesse che l'iniziativa ha riscosso in ambito ebraico.
In realtà, è dal Venerdì Santo del 1959, quando Papa Giovanni da non molto eletto, sorprendendo tutti, aveva voluto che si eliminasse l'aggettivo "perfidi" davanti al termine "Giudei" nella preghiera per il popolo ebraico, che una nuova era ha avuto inizio nelle relazioni fra il popolo da cui è venuto Gesù, e di cui Egli fa parte per sempre, e la Chiesa da Lui voluta, affidata agli apostoli, in particolare a Pietro, il pescatore di Galilea, e ai loro successori.
Dall'insegnamento del disprezzo, che troppo a lungo aveva ispirato l'atteggiamento della maggioranza dei cristiani nei riguardi d'Israele, si è passati al rispetto e all'amicizia fra chi riconosce nell'alleanza mai revocata e nel popolo dei Patriarchi e dei Profeti la radice santa della Chiesa - come fa Paolo nella lettera ai Romani (capitolo 11) - e questo stesso popolo. L'Apostolo sottolinea, inoltre, che non è l'albero a portare la radice, ma questa a portare l'albero! Da una tale consapevolezza deriva un rapporto di coappartenenza e di fiducia tra cristiani ed ebrei, consacrato dal decreto Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, di cui è stato da poco celebrato il cinquantesimo anniversario dall'apertura. Non si può essere discepoli di Gesù e amarlo se non si ama al contempo il popolo da cui è venuto!
È pur vero che siamo innestati sulla “radice santa”: ma si tratta di quella del giudaismo pre-rabbinico ed è vero che il Dio che si è rivelato e ha portato a compimento la Storia della Salvezza in Gesù Cristo è lo stesso dei Patriarchi e dei Profeti. Tuttavia non ignoriamo che nella pienezza dei tempi Dio si è rivelato in Cristo Signore, che gli ebrei hanno rifiutato e continuano a rifiutare. Ed è Dio SS. Trinità, icona e fonte di tutte le nostre relazioni, che noi cristiani adoriamo, per averlo conosciuto attraverso la Rivelazione del Signore Gesù e degli Apostoli. E quando si parla di giudaismo in riferimento al cristianesimo, bisogna intendere il giudaismo puro, non quello spurio, che ancor oggi condanna e maledice i notzrì (cioè noi cristiani), che ha avuto inizio con l'esilio in Babilonia e sfocia, a partire dall’Assemblea di Yavne dopo la distruzione di Gerusalemme, nel giudaismo talmudico o rabbinico, quello attuale, che si è sviluppato contemporaneamente al cristianesimo in una netta differenziazione reciproca. Il cristianesimo non è una 'forma' di giudaismo - come anche ecclesiastici illustri hanno affermato - ma ne è il compimento, che significa un "andare oltre", nella Persona di Cristo Signore, nei 'tempi ultimi' e nella Nuova Eterna Alleanza sancita nel Suo Sangue Prezioso.

Questo discorso dell'«insegnamento del disprezzo» (che dimostra l'influenza di Jules Isaac su Giovanni XXIII) è il refrain che ha accompagnato tutto il post concilio, insieme alla consacrazione del concilio e della Nostra Aetate come nuovo vangelo e insieme al mantra dell'antisemitismo impropriamente usato ogni volta che si parla degli ebrei distinguendo la loro fede dalla nostra, che nessuno può negare non coincidano. Affermare questo, non significa disprezzare. Si possono prendere le distanze sul piano della fede, rispettando sul piano umano. E sarebbe opportuno ci fosse reciprocità in questo rispetto, la cui mancanza genera indebite interferenze. 
Di quale coappartenenza va cianciando l'arcivescovo? L'irrevocabilità della predilezione appartiene al Nuovo Israele, cioè alla Chiesa, fuori della quale la vecchia Alleanza non ha più senso né fine. I rami vecchi sono stati recisi, i nuovi sono innestati sul tronco dell'Israele di Abramo che ha creduto nel Cristo venturo. La Legge antica non ha di per sé più alcuna linfa ed i rami ed il tronco isteriliti potranno riavere vita solo dall'innesto in Cristo. L'irrevocabilità della predilezione è qui e solo qui. 
  • Gli ebrei che rifiutano Cristo rifiutano la predilezione.
  • Per tornare ad essere prediletti dovranno innestarsi nella nuova storia che inizia e si perpetua con Cristo.
  • L'unico soggetto della predilezione è la Chiesa. Gli ebrei increduli restano fuori dall'irrevocabilità per loro scelta
Lo si afferma come constatazione confessionale, non come pretesa dalle conseguenze temute e date per scontate ad nauseam. Non abbiamo da difendere nessun territorio, a parte quello della nostra anima e dunque della nostra Fede, secondo la quale l'Antica Alleanza vive, nella parte in cui doveva ancor continuare a vivere dopo la venuta di Cristo, nella Chiesa, Nuovo Israele, frutto della Nuova ed Eterna Alleanza. Vivendo solamente nell'Antica Alleanza, la fede degli ebrei non giustifica né salva, perché non è più la fede di Abramo e dei giusti che credettero nel Cristo venturo, né è quella di coloro che hanno accolto Gesù.

La discendenza che rifiuta di riconoscere il Signore evidentemente non Gli appartiene finché non Lo riconoscerà. Infatti, se è vero che Giovanni Paolo a Magonza ha pronunciato queste precise parole: ...« La prima dimensione di questo dialogo, cioè l’incontro tra il popolo di Dio del Vecchio Testamento(1), da Dio mai revocato (cf. Rm 11,29), e quello del Nuovo Testamento, è allo stesso tempo un dialogo all’interno della nostra Chiesa, per così dire tra la prima e la seconda parte della sua Bibbia... », è altrettanto vero che è nel Sangue Prezioso di Cristo è stata sancita la Nuova ed Eterna Alleanza, che ha portato a compimento la Salvezza che viene dai giudei, ma il compimento, per i credenti, non può operare oltrepassando il Signore. Per salvarsi agli ebrei non basta la Torah e i Profeti, ma devono riconoscere Gesù Signore come Cristo, cioè il Messia, colui che doveva venire: è proprio per la sua fede nel Cristo venturo che Abramo ha ricevuto la sua giustificazione.

Ora gli ebrei si stanno riappropriando di Cristo come rabbi, ed anche come profeta, ma non certo come Figlio di Dio e quindi come Dio. Molti rabbini, come Neusner (Disputa immaginaria tra un rabbino e Gesù, Piemme, 1996), riconoscono i Suoi insegnamenti legati anche alle fonti giudaiche, ma ne respingono il Discorso della Montagna che, guarda caso, sintetizza la Legge Nuova.... E Gesù, sia durante l'Ultima Cena che sul Calvario, nonché oltre una tomba vuota, ha fatto qualcosa di completamente nuovo che è esploso in un'altro orizzonte, quello della Creazione Nuova, iniziata dal «Fiat» di Maria e dal verginale concepimento di quel Figlio che ha detto un altro «Fiat» definitivo.
Questa è la grande meravigliosa salvifica eredità che il Signore ci ha lasciato, che è anche la nostra identità, sulla quale non accettiamo né interferenze né sconti, nel senso di diluizioni e sviamenti apportati da falsi profeti e cattivi maestri figli del modernismo. Non si può ignorare che è proprio la Croce di Cristo la ‘pietra di scandalo’ sia per gli ebrei, che per i Riformati di ieri e di oggi e per i non credenti. Stat Crux dum volvitur orbis.
Bruno Forte: Nel clima positivo e stimolante del Convegno anche i lavori ad esso seguiti della Commissione congiunta fra la Santa Sede e il Gran Rabbinato d'Israele si sono occupati dell'attualità del messaggio di Papa Giovanni e del Concilio. Se da una parte si è constatata la straordinaria crescita nella fiducia reciproca fra cristiani ed ebrei a livello ufficiale, grazie anche alla testimonianza dei Papi succedutisi a Roncalli e oggi in particolare ai rapporti che da sempre legano Papa Francesco alla comunità ebraica, molto numerosa a Buenos Aires, dall'altra si è osservato come ci sia ancora bisogno di grande impegno perché la stima reciproca e il rifiuto convinto di ogni antisemitismo pervadano mentalità e costumi.
Appare giusta ogni negazione dell'antisemitismo; ma andrebbe sgombrato una volta per tutte il campo che la distinzione tra le due fedi non genera antisemitismo ma elimina improprie confusioni o possibili strani sincretismi come purtroppo avviene in una realtà ecclesiale in particolare. Del resto lo abbiamo messo in evidenza in più occasioni [vedi anche - e qui - e qui - e qui]. Inoltre si parla di antisemitismo ad ogni piè sospinto, e la Chiesa tutta a profondersi in stucchevoli prosternazioni, mentre cresce sempre più l'odio contro il cristianesimo, di cui nessuno parla, ma del quale purtroppo la cronaca quotidianamente ci fornisce notizie: chiese violate e danneggiate (solo in Francia non si contano; ma ne ho letto anche in Italia e in Africa: basta scorrere L'Observatoire de la Christianophobie), immagini sacre distrutte, per non parlare dei cristiani perseguitati e uccisi in ogni parte del mondo. Ma questo non sembra così preoccupante. Se ne fa forse voce la Chiesa?

Il seguito del testo, che potete leggere nella sua integralità dal link alla Fonte posto all'inizio, non è altro che un guazzabuglio di parole ripetitive dei concetti già considerati, un susseguirsi di frasi convenzionali sulla "dignità del diverso", tipo l'ultima sparata sui politici nostrani che col discorso di cui sopra c'entra come i cavoli a merenda.

Ribadisco ancora una volta che non ci piace questa commedia degli equivoci che fa diventare antisemita qualunque espressione che ricordi la differenza sostanziale tra ebraismo e cristianesimo: il rifiuto della divinità di Cristo Signore; il che di certo non vede gli ebrei come nostri fratelli nella fede! Ma questo non comporta né rappresenta alcun odio nei confronti delle persone; anzi un cristiano si distingue per l'amore al nemico e per la preghiera nei suoi confronti, anch'essa abbiamo visto non gradita: si ritengono non bisognosi di conversione - che del resto nessuno vuole né può imporre - e la Chiesa glielo conferma (!?).
__________________________________
1. Si è addirittura voluto cavillare su questo termine Testamento, nel senso che il Patto o il Testamento stipulato da Dio con Mosè (1330 a. C.) sarebbe transitorio e non eterno, mentre l’Alleanza stipulata con Abramo (1900 a. C.) sarebbe permanente ed eterna. Adducendo che poiché berìt, reso con Alleanza in latino, significa solo volontà divina e non comporta la corrispondenza umana, Dio ha mantenuto l’Alleanza con Israele, anche se questo è stato infedele. Perciò l’Antica Alleanza con Abramo sussisterebbe ancora, non sarebbe mai cessata, e dunque gli ebrei, come discendenti di Abramo sarebbero ancora titolari di quell'Alleanza irrevocabile. In più, se San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi «pone in netta antitesi l’Alleanza instaurata da Cristo e quella di Mosè», le cose andrebbero diversamente tra Abramo e Cristo per il fatto che. «nel nono capitolo della lettera ai Romani» San Paolo utilizza non più il termine Patto o Testamento, ma Alleanza al plurale e «l’Antico Testamento conosce tre alleanze: il sabato, l’arcobaleno, la circoncisione» [Ho sintetizzato nei suoi termini essenziali la sottile disquisizione fatta da Joseph Ratzinger: “Molte religioni un’unica Alleanza”, Ed. San Paolo, 2007].
Del resto la spiegazione è data in maniera limpida nel brano del Vangelo, dove Gesù stesso dice espressamente: «Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò», (Gv, 8, 56) suggellando perfino il discorso con l'affermazione «Prima che Abramo fosse, Io sono". (Gv 8,58) ed è superfluo sottolineare la valenza dirompente di quell'«Io sono»!
Dunque, se l'Alleanza Nuova ed Eterna è in Cristo che è Dio, a che pro star lì a tirar fuori sottigliezze di tipo rabbinico?

51 commenti:

Anonimo ha detto...

"Il giudaismo attuale è fondato sul rigetto di Gesù, che non è riconosciuto da esso come Messia e
Figlio di Dio: pertanto non ha niente a che vedere con la fede dei Patriarchi e dei Profeti dell’Antica Alleanza, portata a compimento da Gesù, ma è una
nuova religione generatasi nel rifiuto della divinità di Cristo e quindi della sua Redenzione."

Così don Pierpaolo Petrucci in La Tradizione Cattolica n.2 del 2012.
Difficile trovare parole più chiare.

Se invece volete leggerne di più oscure di quelle dello stesso Bruno Forte (e forse ancor più svianti) c'è il solito funambolo di di don Giussani (futuro beato!)

http://www.nostreradici.it/articolo_Giussani.htm

Anonimo ha detto...

Su Giussani e lo "stupore" pubblicherò presto un magistrale articolo di mons. Gherardini.

Anonimo ha detto...


Ottimo, è bene fare un po' di chiarezza anche su certi "miti" ...

Grazie!

Anonimo ha detto...

Da un'intervista a don F. Ventorino

"E’ sempre più evidente l’apertura del movimento di CL a persone di altre fedi religiose. Ce ne sono anche di aderenti alla Fraternità di CL? In altre parole, è possibile fare integralmente l’esperienza di CL rimanendo ancorati alla fede di origine, ad esempio quella islamica?
«No, perché il movimento è un movimento cattolico quindi uno può farlo se si converte. Se uno viene agli Esercizi è perché noi vogliamo proporci a tutto il mondo, però io non posso integrare in un movimento cattolico un musulmano, gli farei violenza, lo costringerei a negare la sua identità. Se io parlo con un musulmano lo devo rispettare come un altro uomo che è chiamato da Dio ad arrivare al Mistero attraverso la via che gli ha offerto quando è nato. A meno che non gli accada un avvenimento eccezionale per il quale comprenda che la via del cattolicesimo è la più vera, la più giusta. A questo proposito ricordo un aneddoto di don Giussani al Liceo Berchet, dove c’erano molti ebrei e massoni. Una volta un ragazzo ebreo dopo una sua lezione commovente e convincente è andato a trovarlo e gli ha chiesto se poteva essere battezzato e divenire cristiano. Don Giussani gli ha detto: no, non ti battezzo perché tu finora non sei stato un buon ebreo, cioè non hai verificato fino in fondo la tradizione attraverso la quale Dio ti ha raggiunto. E come hai trattato la tua tradizione, tratteresti il cattolicesimo che mi chiedi, quindi prima comincia a prendere sul serio, a verificare la ragionevolezza che c’è nella tua tradizione, quando sarai in grado di paragonarla con quella che ti offro io allora sarà il momento semmai di decidere se chiedere il battesimo e passare al cattolicesimo.
Ecumenismo non significa fingere sulle differenze, quella è la tolleranza: io tollero che tu ci sia, diverso da me. L’ecumenismo significa che io ti valorizzo nella tua differenza e quindi non ti
voglio ridurre precocemente, violentemente, senza un atto di coscienza e di libertà, alla pienezza della verità che io ritengo di vivere e di possedere seguendo Cristo. Che mi risulti, né nel
movimento né nella Fraternità ci sono persone che non siano di fede cristiana. Altro è dire di confessioni diverse: ci sono degli ortodossi, iscritti alla Fraternità e anche nei Memores Domini,
conosco delle ragazze ortodosse che sono tra le Memores, alle quali non è stato mai chiesto di passare alla fede cattolica. Con l’ortodossia noi abbiamo un rapporto molto particolare, l’ortodossia crede in tutti i dogmi della Chiesa cattolica, c’è solo la questione del primato del Papa. Io ho tanti amici laici, Galli della Loggia, Giuliano Ferrara, Pietro Barcellona… ma non chiederò mai a Pietro Barcellona di far parte di CL. Parteciperà a tutti i momenti di CL, ma “far parte” significa una unità e una comunione di fede così profonda che non può accadere se lui non accetta liberamente di fare parte della Chiesa cattolica. Questo non è relativismo, non è dire che tutte le vie sono uguali. Innanzitutto ciascun uomo deve verificare la strada che gli è stata offerta da Dio per arrivare al Mistero, e poi semmai a partire da quello capire la preziosità e la ompiutezza che c’è nel cristianesimo. Oggettivamente le vie non sono uguali, la via è una: Cristo. La via è una sola, oggettivamente, ma ogni uomo deve arrivare a quella via in un cammino, con un metodo che Dio gli ha fissato. Soprattutto io non gli devo fare “saltare” quel metodo, perché come salta quello salterà poi l’altro»."


http://blog.messainlatino.it/2011/09/ministero-della-bellezza-intervista-don.html

Marco P. ha detto...

Primo.
Don F. Ventorino dovrebbe sapere che ciò che differenzia cattolici da ortodossi non è semplicemente una "confessione" diversa e limitata, questa diversità, al primato del Papa.
Infatti essi non riconoscono l'Immacolata Concezione, e per l'Assunzione di Maria in Cielo non lo riconoscono come Dogma e verità vincolante.
Non riconoscono poi l'Infallibilità del Papa; si differenziano dai cattolici per la negazione del rapporto tra Fede e ragione, in particolare con quanto sancito dalla Cost. Dei Filius di Pio IX.
Per quanto concerne i Sacramenti (istituiti per la nostra santificazione), mischiano tra questi e sacramentali e per ciò che consta forma, sostanza e ministro differiscono dai cattolici, quindi differenze importantissime.
C'è poi la questione del Filioque, che dovrebbe essere al primo posto, lo Spirito per loro procederebbe dal Padre ma non dal Figlio.

Secondo.
la richiesta di battesimo da parte del ragazzo ebreo citato nell'episodio non è riportato che fosse stata forzata da nessuno, era una richiesta libera e rifiutare il battesimo perché prima questi avrebbe dovuto approfondire i contenuti della sua fede per poi poter fare un confronto "libero" con la Fede cattolica, significa forzarlo a rimanere nell'errore.
E' come se uno per capire che tagliarsi un dito fa male dovrebbe prima tagliarsi volontariamente un dito, in questo modo non si taglierebbe poi le altre.

Terzo.
Se parlo con un musulmano io lo rispetto come uomo ma gli parlo della Fede cattolica come dell'unica vera e giusta, non come la "più" vera, e "più" giusta, infatti e non gli dico che la sua via al Mistero lo può portare al traguardo, ma anzi lo fa allontanare dal medesimo.

Quarto
"perfidi" nella preghiera del Venerdi' Santo stava a significare privi di Fede (il che, nonostante tutto quanto si affannino a scrivere e dire Mons. Forte et alii, corrisponde a verità). Averlo rimosso non dice che non sono infedeli (senza Fede), ma neppure lo sottolinea e con ciò non si sottolinea la necessità della loro conversione all'unica vera Fede (non alla "più" unica e "più vera....).

Louis Martin ha detto...

Bravo Marco P., condivido ogni singola parola.

Louis Martin ha detto...

Che Dio ci conceda buoni pastori ed abbia pietà di noi.
Non sia la nostra battaglia dettata da superbia, ma solo da sincero desiderio di piacere al Signore ... soli Deo placere cupiens ... come desiderava il santo patriarca Benedetto.
La tattica di CL è stimolare l'orgoglio, facendo sentire il ciellino migliore degli altri cristiani.
Noi cerchiamo solo Dio, e rendiamoci immuni da queste seduzioni.
Il Signore ci conceda l'umiltà del cuore.

Anonimo ha detto...

Primo.
Don F. Ventorino dovrebbe sapere che ciò che differenzia cattolici da ortodossi non è semplicemente una "confessione" diversa e limitata, questa diversità, al primato del Papa.
a)e se fosse NON è POCO;
b) è inesatto dire che gli ortodossi non credono ai punti indicati da Marco P.
Diciamo che la maggior parte di loro li reputa "LIBERE OPINIONI".
Poi ci sono singole figure che vanno oltre, magari accolgono e professano tali concetti, ma li rendono secondo terminilogie differenti.

Louis Martin ha detto...


C'è un abisso tra una libera opinione e un dogma!
L'Immacolata è per loro una delle maggiori pietre di scandalo!

Anonimo ha detto...

Oggettivamente le vie non sono uguali, la via è una: Cristo. La via è una sola, oggettivamente, ma ogni uomo deve arrivare a quella via in un cammino, con un metodo che Dio gli ha fissato. Soprattutto io non gli devo fare “saltare” quel metodo, perché come salta quello salterà poi l’altro»."

Ne parla come se fosse "matematica".
Hanno assolutizzato lo slogan dell'"evento", mi pare. Perché dice anche "a meno che non gli accada un avvenimento eccezionale".
Invece l'Annuncio è l'Annuncio ed è quello che apre alla conversione, altro che "metodo": un metodo è sempre una strategia umana...

Trascrivo qui quanto ho detto in un altro thread:

L'errore sta nel fatto di ridurre tutto a slogan, che colpiscono l'attenzione e il sentimento svegliano l'interesse, danno anche qualche spinta esistenziale, ma non toccano in profondità e non generano conoscenza (non si può amare ciò che prima non si conosce e non si può conoscere se non c'è uno che ne parla). Avendo ben presente che la 'conoscenza' vera, in senso biblico, è l'unione intima concreta e profonda, tratta dal linguaggio sponsale, col Signore.

Dire che "Il Signore è un evento", significa volerlo rinchiudere in uno slogan , sia pure riferito ad un fatto, per quanto di portata eccezionale, collegato all'incontro col movimento e le sue suggestioni e i suoi contenuti formativi.

L' "evento" dell'incontro e della storia conseguente con il Signore, scaturisce dalla 'narrazione' di una testimonianza, perché la "realtà viva" (Cristo Signore presente e operante) che il testimone narra e così "mostra", riesce a "passare" da chi parla dalla pienezza del cuore a chi ascolta con cuore aperto ed è lo Spirito del Signore che opera attraverso le parole o i gesti del "testimone"...

lister ha detto...

Non solo ignoranza dell'etimologia della parola "perfidia" (mancanza di Fede), ma anche nell'utilizzare il termine "antisemitismo" (coniato da W.Marr) da parte dei media giacché sono Semiti non solo gli Ebrei, ma anche gli Arabi ed anche gli Ebrei che si convertirono a Cristo e che costituirono il nuovo Israele con cui Dio, nel Sangue di Cristo, ha sancito la Nuova ed Eterna Alleanza.

Ma l'importante è mettersi a 90° davanti alle pretese degli Ebrei...

Anonimo ha detto...

"perfidi" nella preghiera del Venerdi' Santo stava a significare privi di Fede (il che, nonostante tutto quanto si affannino a scrivere e dire Mons. Forte et alii, corrisponde a verità).
in effetti il concetto è un iù esteso. Non solo privi di fede, ma che la fede, la avevno e l'ahanno persa.

rosa ha detto...

OT: qualche commento su quello che avrebbe detto oggi il Papa (uso il condizionale perche' le ho udite sul TG3 delle 14.30) ?
Rosa

RIC ha detto...

Avete letto l'odierno discorso del Papa alle Superiori Generali? Mi e' sembrato finalmente un raggio di luce dopo mesi di grigiore. Speriamo che sia solo l'inizio..

Anonimo ha detto...

Rosa,
E cosa avrebbe detto il papa?

RIC ha detto...

Parole del Papa alle Superiori Generali

http://attualita.vatican.va/sala-stampa/bollettino/2013/05/08/news/30952.html

rosa ha detto...

Non mi riferisco al discorso alle suore, ma all'omelia durante la S.Messa a Santa Matta:la Chiesa non respinge nessuno, accoglie tutti, perch e' nessuno ha la verita' assoluta, neanche il papa. Quando eravamo ragazzi le nostre famiglie dicevano dinon frequentare certe famiglie perche ' non erano sposati, oppure perche' erano socilisti o massoni. Ora e' diverso, la Chiesa accetta amche chi non e' sposato. Cito a memoria. La Chiesa deve andare in periferia, abbattere i muri
Rosa

Anonimo ha detto...

Certo che citare San Paolo per sponsorizzare atteggiamenti filo giudaici significa essere in mala fede, non potendo pensare che un teologo come Forte sia un ignorante. Basta leggere la Lettera ai Galati per capire che Paolo non puo' essere considerato antisemita (non e' ostile agli Ebrei per motivi di razza, cui egli stesso, gli apostoli, Maria e Gesu' appartenevano), ma certamente il suo pensiero e' antigiudaico, nel senso di ostile alla religione della Torah, dottrina che non e' in grado di salvare nessuno. E' incompleta e anche erronea in molti punti decisivi, evidenziati e corretti da Gesu', come l'odio per i nemici e la possibilita' del ripudio della moglie. Felice

Anonimo ha detto...

Il Papa avrebbe detto che le Suore non devono fare le zitelle, ma le madri di figli spirituali.... Ha detto anche altre cose.

Louis Martin ha detto...

“Il cristiano che vuol portare il Vangelo deve andare per questa strada: sentire tutti! Ma adesso è un buon tempo nella vita della Chiesa: questi ultimi 50 anni, 60 anni sono un bel tempo, perché io ricordo quando bambino si sentiva nelle famiglie cattoliche, nella mia: ‘No, a casa loro non possiamo andare, perché non sono sposati per la Chiesa, eh!’. Era come una esclusione. No, non potevi andare! O perché sono socialisti o atei, non possiamo andare. Adesso - grazie a Dio – no, non si dice quello, no? Non si dice quello no? Non si dice! C’era come una difesa della fede, ma con i muri: il Signore ha fatto dei ponti. Primo: Paolo ha questo atteggiamento, perché è stato l’atteggiamento di Gesù. Secondo: Paolo è consapevole che lui deve evangelizzare, non fare proseliti”. Papa Francesco

Quella "esclusione" si chiamava società cristiana.

Anonimo ha detto...

L'"atteggiamento" di Gesù non era di fare dei ponti: andava dai peccatori, ma per salvarli e convertirli. Questo dei "ponti" è solo buonismo e dialogo col mondo.
Gesù amava e insegnava, non dialogava.

Anonimo ha detto...

Basta leggere la Lettera ai Galati per capire che Paolo non puo' essere considerato antisemita (non e' ostile agli Ebrei per motivi di razza, cui egli stesso, gli apostoli, Maria e Gesu' appartenevano), ma certamente il suo pensiero e' antigiudaico, nel senso di ostile alla religione della Torah, dottrina che non e' in grado di salvare nessuno.

La confusione tra antisemitismo e antigiudaismo teologico è voluta, per andare incontro agli ebrei che sostengono che è l'antigiudaismo teologico a causare l'antisemitismo che, sappiamo bene, ha invece ben altre cause.

Le citazioni di San Paolo riportate nella nota sono di Ratzinger.

Anonimo ha detto...

e naturalmente nei Tg, e domani sui giornali, non si dara' tanto peso ale parole rivolte alle suore, ma a quelle sull' esclusione citate benissimo da Louis !
Rosa

Anonimo ha detto...

Ho letto l'omelia di Santa Marta sull'esclusione. E' terribile!
Da come parla sembra che la Chiesa prima del concilio abbia evangelizzato erigendo muri.
Non ho tempo di sviluppare ora; ma basta pensare a cone avrebbe fatto ad arrivare fin qui, agli esempi fulgidi di santi, alle missioni.
2000 anni di storia della Chiesa e di tradizione buttati alle ortiche!

Anonimo ha detto...

Direi questo, spero di sbagliarmi.
Nelle omelie mattutine - non rivedute e "corrette" - esce il vero Francesco.
Il discorso alle Superiore, per quanto contenga cose buone e ortodosse, seguirà l'andazzo....e non è farina del sacco papale...
Attenzione alle omelie mattutine...fanno capire la linea.
Anche l'udienza di oggi inquieta perché si tacciono delle verità.

Anonimo ha detto...

...vedremo cosa farà con la Tradizione...loro si, si possono escludere!

Anonimo ha detto...

Non so se essere piu' indignata o piu' desolata.

Anonimo ha detto...

Quanto alla Tradizione c'è solo da augurarsi che non prenda iniziative. Il che credo sia probabile.

rosa ha detto...

anch.'io penso che alcune omelie siano, almeno in parte, rivedute e corrette da altri - e ho anche qualche sospetto su chi - mentre a S.Marta parla a braccio, dicendo esattamente quel che pensa. ed infatti non vuole, pare, che queste omelie siano pubblicate.
Rosa

Latinista ha detto...

"Io ricordo quando bambino si sentiva nelle famiglie cattoliche, nella mia: 'No, a casa loro non possiamo andare, perché non sono sposati per la Chiesa, eh!' ... Adesso - grazie a Dio – no, non si dice quello, no? Non si dice quello no? Non si dice! C'era come una difesa della fede, ma con i muri: il Signore ha fatto dei ponti. ... Paolo è consapevole che lui deve evangelizzare, non fare proseliti".

Come si devono commentare queste parole? Magari ci fosse ancora almeno la sanzione sociale, in mancanza della sanzione comminata dalle leggi! Leggi che dovrebbero servire a garantire l'ordine nella comunità dei consociati, e invece sono sempre più al servizio della licenza dei singoli e a danno della comunità. Magari potessi ancora dire: "Tu hai tradito tua moglie, hai abbandonato lei e i tuoi figli per seguire la tua lussuria. Tu, rifiutando di sposarti con la tua donna, fai un danno all'ordine pubblico, contesti il fondamento stesso della società, sei diventato un nemico dell'ordine pubblico e della società, a partire da me: sei bandito dalla vita mia e di chi non si è disonorato in questo modo indegno, e tutti sappiano che questa è la sorte di chi si disonora in questo modo indegno". Magari potessi dire una cosa del genere senza subire io il bando della società!

C'è poco da fare, questo Papa non mi piace, niente di ciò che dice o di ciò che fa conquista la mia fiducia. Anche quando parla da Papa sembra che abbia in mente, pur con le stesse parole, cose ben diverse da quelle che si sarebbe portati a capire.

Solo nella Chiesa c'è salvezza? Allora ci spieghi bene che cos'è la Chiesa (con con frasi a effetto ma prive di senso come "è una storia d'amore"): se lo facesse sospetto che avremmo sorprese.

Cristo è l'unica porta per il Regno di Dio e gli altri sentieri sono ingannevoli? Bene, ci dica chiaramente come si entra in questa porta e soprattutto dica nome e cognome dei sentieri ingannevoli: se lo facesse sospetto che avremmo sorprese.

Evangelizzare non significa fare proseliti? Bene, allora ci spieghi che cosa vuol dire evangelizzare: se lo facesse sospetto che avremmo sorprese.

rocco ha detto...

e' di una sottigliezza incredibile. mic hai detto bene : si va ad evangelizzare non a dialogare. mi sono visto una conferenza di don curzio nitoglia su youtube di circa un' ora divisa in 6 parti. ha detto la stessa e identica cosa. non si va a dialogare . non ci si deve accompagnare a loro se non per evangelizzare , altrimenti si fa la fine di operare e poi dalla prassi si finisce anche col pensare come loro. molto interessanti anche gli appunti di etimologia. sono un "apppasionato" di etimo delle parole. giusto ieri nella stessa conferenza don curzio spiegava che la parola dogma deriva dal greco "certezza" . e' una verita' oggettiva. una certezza. vi posto il link della conferenza davvero interessante e piacevole, di grande chiarezza e semplicita'. spiega bene anche filosoficamente le radici del pensiero moderno. buona visione

http://www.youtube.com/watch?v=2Ebr0IDF0WM

rocco ha detto...

approposito di dialogo ed sulle ultime parole dette dal papa:
"Se vien qualcuno tra voi e non porta questa dottrina non lo ricevete in casa e nemmeno salutatelo "(Giov.IIª, 10)."

Latinista ha detto...

Mi spiace, ma mi sento in dovere di contraddire Rocco (e don Nitoglia) a proposito dell'etimologia di "dogma". "Dogma" deriva dal verbo greco antico "dokéo", che significa da un lato "sembrare" (io sembro), dall'altro "ritenere, credere" (mi sembra); con una sfumatura di opinabilità, di soggettività tale che tende a opporsi a "phaínomai", un "sembrare" legato all'idea oggettiva di "venire in luce, manifestarsi, essere manifesto". Quindi il greco "dógma" di per sé significa "opinione, credenza, dottrina", ed è parente del "dóxa" di platoniana memoria. "Dógma" insomma, lungi dall'essere di per sé una verità oggettiva, è ciò che è ritenuto da qualcuno, magari da qualche scuola filosofica, e credo che per questa via sia arrivato al cristianesimo, che ha poi connotato la parola col significato che sappiamo. Questo quanto all'etimologia.

a margine ha detto...

Il vescovo Forte è lo stesso che anni fa in un pubblico incontro disse che la tomba vuota di Gesù sarebbe ...
"una leggenda eziologica" ! (cercate su rinascimentosacro), quindi....nulla di nuovo da quella alta fonte di (neo)dottrina cattolica, per chi lo sente da anni esporre (e imporre) le "sue" illuminanti novità.
Ma provate a immaginare quali begli influssi "didattici" subiscono i fedeli di quella arcidiocesi, dove i movimenti sono i padroni assoluti delle parrocchie e la Messa antica è vietatissima.....una diocesi dimenticata da Dio e dagli uomini, dove non un solo prete osa soltanto nominare il MP nè la Tradizione: argomenti inesistenti, cancellati dal regno del terrore, iniziato con questa fausta nomina (bisogna dire, voluta da papa BXVI: ditemi se per caso è un dono di Dio).

Anonimo ha detto...

se il papa non vuole che si pubblichino i suoi fervorini mattutini (ne siamo certi???) perché li rendono noti? Non vi pare strano???
Secondo me è tutto studiato e calcolato...non potendo diffondere questi nuovi dogmi per via ordinaria...usano l'ambiguità.

Stefano78 ha detto...

Ma ai nostri gerarchi non viene in mente che, magari, continuare con questa retorica a tratti irreale, potrebbe essere una base proprio per rinfocolarlo questo presunto "antisemitismo"? Ovvero per CREARE o mantenere vivo (per quale necessita? Domanda retorica!) un problema che NON C'E'!

Esempio concreto: quali atti di antisemitismo, diciamo meglio antiebraismo, vengono compiuti nell'Orbe Cattolico? Dove sono questi colpevoli? Ora basta! Bisogna scovarli e nominarli direttamente! Dove sono? E soprattutto COSA HANNO FATTO? Quali ebrei sono stati perseguitati? Come e da chi? Quali atti antiebraici sono stati commessi? Dove?

O si risponde nettamente a queste domande, oppure questi "discorsi" sono solo aria fritta e provocazioni belle e buone! Oltre a confondere ancora le idee gi confuse dell'orbe cattolico, che ormai considera gli EBREI POST-CRISTIANI, quindi l'ebraismo FARISAICO, che non c'entra un'ACCA con il Cristianesimo Cattolico, come una "religone vera" tanto quanto il Cattolicesimo..!

edoardo malgarida ha detto...

A me ha fatto impressione la frase "E Gesù ci dona quest’acqua viva: essa è lo Spirito Santo, che procede dal Padre e che Gesù riversa nei nostri cuori. " Mutila il Credo ("procede dal Padre E dal Figlio).
Che sia per un ulteriore avvicinamento con gli ortodossi?

Così però si va ben oltre il dialogo...

Anonimo ha detto...

"E Gesù ci dona quest’acqua viva: essa è lo Spirito Santo, che procede dal Padre e che Gesù riversa nei nostri cuori. "

E una frase dell'Udienza dell'8 maggio, che andrebbe ripercorsa per intero.

Così, presa a sé, potrebbe effettivamente apparire mutila anche se esplicita che è Gesù (il Figlio) che lo riversa nei nostri cuori.

Comunque trovo deleterio questo stile sommario e sbrigativo di esprimersi, che può apparire 'toccante', ma non insegna e non spiega, lancia solo sciabolate che aprono forse delle brecce che, però, andrebbero riempite...

E' il discorso dello "stupore" che apre alla conoscenza, ma non è 'conoscenza', sviluppato nell'ultimo articolo...

edoardo malgarida ha detto...

Ho letto quanto riportato dalla sala stampa vaticana sull'udienza (http://www.news.va/it/news/udienza-generale-il-papa-lo-spirito-santo-ci-sping), e sinceramente, trovo quanto mdice il Papa bello e giusto (eccetto la ferse incriminata sul "procede dal Padre") ma di un mieloso che fa venire il diabete!

rocco ha detto...

ciao Latinista, non dispiacerti! anzi grazie per la correzione. pur avendo io fatto studi classici sono sempre stato piu' ferrato in latino! allora pero' mi chiedo in che senso venga usata la parola dogma. ora sono confuso! se il dogma e' opinione, come puo essere appunto verita'?

rocco ha detto...

ho trovato che dogma significa anche decisione. ma per esteso anche convincimento. forse allora il significato che ha voluto dare la Chiesa e' convinzione. e' possibile?

Luciana Cuppo ha detto...

"Credo nello Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio" recita un articolo del Credo. Il Figlio non e' un canale di distribuzione o una specie di demiurgo, intermediario fra il Padre e le Spirito Santo. Ed e' inutile arrampicarsi sugli specchi cercando di interpretare quel che non e' stato mai detto. Meglio concentrarsi, come questo blog grazie a Dio fa, sugli insegnamenti consoni alla Tradizione.

Anonimo ha detto...

Meglio concentrarsi, come questo blog grazie a Dio fa, sugli insegnamenti consoni alla Tradizione.

Infatti. E' la cosa più necessaria e più utile a non permettere che vengano sepolti i tesori della nostra Fede.

Japhet ha detto...

Sul Dogma:

dogma Nella teologia cattolica, verità rivelata da Dio e, come tale, proposta dalla Chiesa, perché sia da tutti accettata: in quanto verità soprannaturale (credibile, ma non giustificabile per la mente umana), il d. si trova in modo esplicito o implicito nella rivelazione e ha quindi valore oggettivo e immutabile; essendo necessario per la definizione dogmatica l’intervento della Chiesa docente, si riconosce l’importanza dell’elaborazione storica e teologica per esplicare tutto il contenuto della rivelazione. Dati questi presupposti, non sono d. le affermazioni del magistero ordinario della Chiesa (contenute, per es., in encicliche pontificie), come pure quelle realtà che hanno un rapporto con il d., in quanto ne costituiscono o una premessa pratica o una componente teorica, ma non sono contenute nella rivelazione (come per es. i fatti dogmatici , le conclusioni teologiche cui la Chiesa dà la sua preferenza, i concetti e i termini filosofici tradizionali con cui il d. viene espresso ecc.).
...
Il cattolicesimo ha sempre tenuto saldo l’aspetto ecclesiale o ‘sociale’ del d., offrendone tuttavia varie interpretazioni: se per lungo tempo problema centrale è stato quello di stabilire quale fosse l’autorità preposta a definirlo solennemente, nella teologia contemporanea si è fatto più vivo quello dello sviluppo del d., vale a dire del rapporto tra rivelazione e tradizione, tra verità rivelata e storia. Su questo problema alcuni teologi tendono, con una svalutazione dell’idea di tradizione ecclesiastica, a concepire lo sviluppo del d. come la storia delle conseguenze dedotte dai teologi da certi principi della fede presenti nella rivelazione; altri, più gelosi del concetto cristiano di tradizione, vedono nelle definizioni dogmatiche l’approfondimento del patrimonio rivelato, compiuto dalla Chiesa ed espresso nei termini dell’epoca in cui la definizione è formulata: sicché, fermo restando l’elemento oggettivo e soprannaturale del d., lo sviluppo consiste nella ricerca di formulazioni sempre più adeguate, però mai esaurienti, della verità rivelata.
La teologia dogmatica è la parte della teologia che studia i d. nel loro carattere teorico. Costituisce il nucleo più importante della teologia cattolica; come teologia positiva si attribuisce il compito di trovare nelle fonti della rivelazione le verità dogmatiche; in quanto teologia speculativa (o scolastica) si preoccupa di definire le relazioni fra il d. e un certo tipo di razionalità filosofica.

rocco ha detto...

grazie japhet, per l'ulteriore chiarimento. anche se ancora non mi e' del tutto chiaro come si arriva alla dichiarazione del dogma. devo studiare! se non ho capito male e' anche frutto di una speculazione razionale sulle scritture?

Anonimo ha detto...

"La rivelazione infatti è esplicita quando è espressa a chiare lettere, come il mistero della Santissima Trinità manifestatosi al Battesimo di Gesù,ma può essere anche implicita quando cioè è inclusa in un'altra verità rivelata. Per esempio è rivelato esplicitamente che Gesù ha assunto una vera natura umana ed implicitamente che ha un corpo ed un'anima come noi, poiché il corpo e l'anima fanno parte integrante della natura umana. Si parla poi di verità virtualmente rivelata quando da due premesse, una di fede e l’altra di ragione, si giunge ad una conclusione chiamata teologica, perché fondata sulla fede con l’apporto, appunto, della ragione. È il caso dell’esistenza del limbo." don Pierpaolo Maria Petrucci, La virtù di fede, in La Tradizione cattolica, 1/2013.

Latinista ha detto...

Salve Rocco, io ho illustrato l'origine della parola "dogma" secondo le moderne discipline linguistiche. Bisogna però fare attenzione: una parola, una volta che si è formata a partire da certo materiale linguistico e secondo certe regole, ha una vita propria che può portarla anche molto lontano dalla sua origine.
Un paio di esempi "classici": "penna" deriva da una radice (*pet) che nella lingua da cui è derivato il latino pare che portasse il significato di "volare"; oggi in italiano, accanto al significato originario, indica uno strumento per scrivere. "Cattivo" è parente del verbo latino (capio) che vuol dire "prendere", propriamente vorrebbe dire "prigioniero"; oggi si dice, tra l'altro, di un cibo che non ci piace.

Questo per dire che non sempre l'etimologia è significativa e può illuminare un significato attuale, se si prescinde dalla storia della parola. Quanto a "dogma", credo che che all'attuale significato cristiano sia arrivato tramite quello di "dottrina (filosofica)", partendo da quello di "credenza, opinione". Non posso metterci la mano sul fuoco, ma mi sembra la "deriva semantica" più probabile.

Se voglliamo è un po' come l'archeologismo religioso e liturgico: se si cercano solo le origini e si perde di vista la tradizione intermedia è difficile che si possa capire qualcosa del presente, si rischia di dare interpretazioni falsate. Peggio ancora se poi si travisa anche l'origine.

P. S.: anch'io non è che col greco ci vada proprio a nozze: non a caso non mi chiamo Grecista...

Marco Marchesini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco Marchesini ha detto...

Purtroppo Papa Francesco nelle sue omelie mescola abbondantemente pillole di perfetta ortodossia condite con insulti ai fedeli che non si riconoscono nelle riforme del concilio vaticano secondo per finire con i soliti slogan e giudizi temerari sulla vita della Chiesa negli anni prima del concilio.

Sulla comunicazione civile con gli a-cattolici il discoso è più ampio dei soliti slogan buttato a caso senza nessun filo logico dal Papa.

Capisco l'indignazione che è anche la mia. Ormai confesso che ho perso fiducia nelle attuali autorità romane. Per fede ritengo che il Papa non possa anatemizzare la verità e dogmatizzare l'errore. Per il resto ormai non si sorprende più niente. Speriamo nel prossimo Papa. Speriamo nella fine definitiva di questa tremenda crisi della Chiesa causata dalle stesse autorità. E' la peggiore della storia.
Si intravedono però i germogli di una nuova primavera.

Anonimo ha detto...

Caro Marco,
anch'io la vedo così. Ci resta la speranza e l'attesa, continuando a custodire la fede e a fare del nostro meglio.

Anonimo ha detto...

Parole del nuovo Papa: "Paolo è consapevole che lui deve evangelizzare, non fare proseliti"."

La religione, anche la nostra, unica vera, non si può imporre con la forza. Ma la libertà di professare la propria religione non costituisce un diritto, se le false religioni non conducono a Cristo e, quindi, non sono altro che il male. Il male non è mai un diritto. La girino come gli pare gli Amato ed anche più in su. Ma la vera libertà religiosa consiste nella libertà della Chiesa ad espandere la sua predicazione e nel far discepole (proseliti) tutte le genti. Evangelizzazione e proselitismo non sono in contrasto, ma sono un tutt'uno.