lunedì 6 maggio 2013

Mario Palmaro. I cattolici e quel buchino nella diga

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana 1 maggio 2013.

Giustamente il direttore della  Nuova Bussola Quotidiana ha espresso su queste pagine con molta chiarezza tutte le sue perplessità di fronte a una strana posizione che nel mondo cattolico italiano va facendosi strada in materia di unioni gay. Si tratta di una nuova dottrina che si può riassumere nello slogan: no al matrimonio tra omosessuali, ma sì al riconoscimento dei diritti civili e di forme di unioni diversamente denominate.  

Ora, la faccenda è di notevole portata, quando si pensi che a sostenere questa posizione sono, fra gli altri, monsignor Vincenzo Paglia, monsignor Piero Marini, il quotidiano della CEI  Avvenire, il portavoce della sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, il filosofo del diritto e presidente dell'Unione Giuristi cattolici Francesco D’Agostino.

Fino a qualche decennio fa, quando fra i cattolici qualcuno sbandava  e la sparava grossa, ce la si cavava dicendo: beh, è una posizione isolata, è una voce stonata fuori dal coro. Succedeva così con i teologi ribelli, le comunità di base, i preti operai, i frate mitra, i cattocomunisti del regime sandinista, i moralisti dell’università di Nimega, eccetera eccetera. Adesso il quadro si è fatto più complicato, e di fronte alla presa di posizione che caldeggia forme di riconoscimento delle unioni diverse dal matrimonio, nessuno può più cavarsela dicendo che si tratta di sparate solitarie. Anzi: i solitari rischiano di diventare quelli che a tali posizioni aperturiste provano a opporsi.
Qui assistiamo a un fenomeno organico:  dopo aver sostenuto per decenni che non c'’era alcun bisogno di legiferare per tutelare le persone omosessuali o eterosessuali conviventi more uxorio,– ragioni riassunte in modo cristallino da Gianfranco Amato sempre su queste pagine,– tutt’'a un tratto il mondo cattolico italiano ufficiale fa marcia indietro, e scopre che invece la tutela ci vuole, e che bisogna fare una legge in materia.

Era giusta la posizione precedente, o quella attuale?  Il principio di non contraddizione impedisce di ammettere che siano entrambe vere, poiché sono intrinsecamente alternative e contraddittorie fra loro. Per quale ragione Avvenire e i giuristi di area cattolica prima liquidavano i Dico del Governo dei “cattolici” Prodi-Bindi come un mostro inaccettabile, e adesso invece invocano soluzioni giuridiche che ripercorrono quella strada? Che cosa è successo? Semplice: sta per essere girata una nuova puntata della telenovela cattolica dedicata al cosiddetto male minore.

Da una decina d’anni, la dottrina del  male minore  si è impossessata  come un demone di importanti fette del mondo cattolico. In base a questa strategia, i cattolici in politica - e gli organi di informazione e formazione che li spalleggiano – non devono più “limitarsi” (sic) ad affermare i principi non negoziabili opponendosi alle iniziative legislative che li negano, ma devono assumere l’iniziativa legislativa promuovendo leggi che affermano quei principi solo in parte, ma che impediscono l’approvazione di leggi peggiori.

La madre di tutte le battaglie per il  male minore  è stata quella sulla fecondazione artificiale: gli esponenti dell’ex Pci –sinceramente non mi ricordo se all’'epoca si chiamassero Pds, Ds, o Pd – promossero una legge che avrebbe legalizzato i bambini in provetta ammettendo sia la fivet omologa che quella eterologa, e adottando una linea estremamente permissiva. A quel punto, i cattolici produssero un documento che definiva “buona” una legge che avesse vietato la fecondazione artificiale eterologa. Tra i promotori principali di quel manifesto si segnalò il professor Antonio Maria Baggio, lo stesso intellettuale cattolico che l'’altro giorno ha salutato la nomina di Emma Bonino a ministro degli Esteri dicendo: “Vorrei sottolineare, per esempio, l'’inserimento della signora Bonino nel governo, posta in un luogo come gli Esteri, che lei ha sempre vissuto in chiave soprattutto di diritti umani e di diritti dei popoli piuttosto che di rapporti tra gli Stati. Anche questa, vorrei sottolineare, è una scelta che a me sembra positiva».

La conseguenza operativa di quel manifesto fu la legge 40 del 2004,  che fu presentata dai mass media come “la legge cattolica sulla fecondazione artificiale”, e culturalmente divenne anche sul piano morale “la via cattolica alla provetta”. Sappiamo che la legge da allora è oggetto di un’'operazione di smantellamento giudiziario, al quale il mondo cattolico si oppone con particolare tenacia. Al punto che la fivet omologa viene presentata come buona, e quella eterologa come cattiva. Con il fenomeno legge 40 si compiva una svolta epocale nel modus operandi del mondo cattolico: si accettava di lavorare a favore di leggi di compromesso, allo scopo di limitare i danni, rinunciando a combattere sul piano giuridico, politico, culturale, morale e teologico per proclamare la verità tutta intera su una questione cruciale di rilevanza pubblica. Non a caso la legge 40 fotografava la prassi clinica in atto all’'ospedale “cattolico” San Raffaele, il cui comitato etico sosteneva già nel 1996 che la fivet omologa senza embrioni soprannumerari fosse conforme alla dottrina cattolica sulla procreazione. Tesi smentita – anche se non pubblicamente – dalla Congregazione per la dottrina della fede.

Una seconda puntata di quella telenovela venne girata nell’'autunno del 2008,  quando, sotto la spinta del caso Englaro - che avrebbe avuto il suo tragico epilogo nel febbraio del 2009, il presidente della Conferenza Episcopale cardinale Angelo Bagnasco decise un altro cambiamento di rotta: sì al testamento biologico, ribattezzato Dichiarazioni anticipate di trattamento, le famose Dat. Ogni studioso di bioetica sa che gli autori cattolici sono sempre stati contrari all'’uso di questo strumento. Quindi anche in questo caso si assisteva allo sdoganamento politico e giuridico di una soluzione,– quella delle Dat,– che fino a pochi giorni prima di quel discorso della Cei era totalmente osteggiato dal mondo cattolico. La legge fu sostenuta con furore dagli ambienti cattolici ufficiali, ma non passò a causa della crisi del Governo Berlusconi. Anche in questo caso, il risultato è stato che il testamento biologico viene presentato nel mondo cattolico come uno strumento buono, auspicabile, e perfino necessario.

Il caso della giravolta dottrinale sulle unioni gay si può comprendere solo dentro a questo scenario. Anche in questo caso, i cattolici temono – e hanno ragione – che la massa di deputati del Pd, di Sel, dei grillini, insieme a spezzoni dei laici del Pdl e di Scelta Civica, votino una legge sui gay del tutto simile a quella francese. Ed ecco il “colpo di genio”: prendere l'’iniziativa, promuovendo una legge che riconosca alcuni diritti civili, che permetta anche di regolamentare le unioni fra persone dello stesso sesso, rimuovendo l'’aspetto sessuale-affettivo del legame, e permettendo a chiunque – quindi anche ai gay – di beneficiare di tale normativa. In questo modo – pensano questi autorevoli cattolici – eviteremo che si usi a sproposito il termine matrimonio, e impediremo le adozioni da parte di persone conviventi dello stesso sesso.  

Come si vede, la logica è sempre la stessa: la linea del Piave morale non è più tracciata da principi invalicabili proclamati anche con l’azione politica e giuridica. Non ci si assesta più su posizioni intransigenti, del tipo: no al divorzio, no all’aborto, no ai bambini in provetta, no all’'eutanasia, no al riconoscimento dell’'omosessualità come valore che genera uno status giuridico. Per carità, queste posizioni non sono apertamente negate. Semplicemente, scompaiono dal dibattito pubblico. Il politico di riferimento, al quale i cattolici hanno appaltato i temi eticamente sensibili, su questi principi tace. E diventa molto loquace nel sostenere le soluzioni di compromesso –ovviamente lodate come punto di equilibrio alto e civile –che verranno sostenute in sede parlamentare. Dunque la linea del Piave morale per i cattolici si sposta continuamente: in un certo momento coincide con il rifiuto dei matrimoni gay; in un momento successivo, arrivate le nozze gay, coincide con il rifiuto delle adozioni per i gay; in un momento ancora successivo, giunte le adozioni, il politico cattolico sposta la trincea al punto in cui si richiede che i gay siano conviventi da almeno cinque anni, e facciano la raccolta differenziata correttamente e allevino un cucciolo di cane da almeno tre. E così via.

Insomma: al mondo cattolico sta accadendo quello che succede, da sempre, ai partiti politici, in special modo di sinistra: la “linea” del comitato centrale sostituisce e si mangia la dottrina ideologica, modificandola in continuazione. Per il militante del Pci italiano, nel 1956 i carri armati sovietici in Ungheria vanno bene, nel 1968 quelli a Praga vanno già meno bene; nel 1978 i carri armati in Polonia non vanno più bene; nel 2013 il militante ex comunista dichiara: “quali carri armati?”

Ovviamente, con riferimento alla Chiesa cattolica non stiamo parlando di una ideologia,  ma di una dottrina divinamente ispirata, fondata sulla Tradizione e sulla Sacra Scrittura. Il nostro è solo un ragionamento analogico, per capirci. Questa è la ragione per cui il cattolico, – peggio se è un intellettuale, o un giornalista, o perfino un politico –che oggi insista a testimoniare pubblicamente la non negoziabilità di certi principi, finisce in fuorigioco, fa la fine del classico giapponese che combatte nell'’isola del Pacifico una guerra che non c’è più.

Ma almeno, uno potrebbe chiedere, questa “dottrina del male minore”  porta davvero dei risultati? Sì: il disastro. Quando ero bambino, mio padre mi ripeteva spesso l'’apologo della diga. Per quanto grande e robusta possa essere una diga,– mi diceva,– se in quel cemento armato si apre un piccolo forellino, e l’'acqua comincia a passarci attraverso, è solo questione di tempo, e prima o poi la diga viene giù tutta quanta. Ecco, la dottrina del male minore ignora che ogni concessione fatta pubblicamente al male e alla menzogna è un buco nella diga della verità. Prima o poi, tutto è travolto dalla logica, distruttiva, del compromesso.

23 commenti:

Areki ha detto...

"Il buchino nella diga......"

Lo cominciò ad aprire Papa Giovanni
con la sua "medicina della misericordia" enunciata male e ancor peggio interpretata.... Nacque la chiesa buonista in perpetua sudditanza al mondo.....
"Gaudium et Spes".... va tutto bene madama la marchesa....

d. Bernardo

Anonimo ha detto...

La falsa chiesa che avanza ha sempre più spazio, raduna sempre più anime....ma per portarle dove?

http://it.gloria.tv/?media=439827

rocco e il cane ha detto...

il professor d'agostino fu il mio preofessore di filosofia del diritto alla Pontificia Universitas Lateranensis. era uno strenuo sostenitore del diritto naturale . ora gli chiederei di quale diritto naturale parla. ma in questi anni (ne sono passati 10) ho capito tante cose sul mondo del vaticano, e le ho viste e vissute sulla mia pelle. il vaticano e' alla frutta. Non la Santa romana Chiesa ma il diabolico Vaticano. credo sempre di piu' che si debba distinguere tra Chiesa e Vaticano e forse Paolo 6 avrebbe dovuto dire : il fumo di satana e' entrato in Vaticano per prendersi la Chiesa , ma i diavolacci non prevarranno.

Marco P. ha detto...

Condivido quanto scritto dal dott. Palmaro, però quando verrà giù la diga, e già ci sono segnali di "scricchiolii" piuttosto inquietanti, ad essere travolta non sarà la Verità, né la Chiesa, Una, Santa, Cattolica, Apostolica, l'unica che con queste caratteristiche è amata da Nostro Signore Gesù Cristo, che non possono esserlo, ma la menzogna ed i suoi servitori.
Occorre pregare per la propria ed altrui conversione.

non credente ha detto...

Ma lo Spirito Santo è Dio?

http://it.radiovaticana.va/news/2013/05/06/il_papa:_lo_spirito_santo,_nostro_compagno_di_strada_e_amico,_senz/it1-689434

forse ce l'ha con noi ha detto...


http://it.gloria.tv/?media=440098

Documentario prodotto da Micromegas per fondazione Joseph Ratzinger e mandato in onda da RAI 1 il giorno 11 ottobre 2012. Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=-KP3ZDt2Hr0

P.S.: pubblico questo video in risposta a quei cristiani che criticano i CVII e che non hanno capito il significato dell'obbedienza al Santo Padre e alla Santa Chiesa Cattolica.

rocco e il cane ha detto...

un conto e' la cieca obbedienza , un conto e' il giudizio dell'uomo sull'uomo, un conto e' il sacrosanto Discernimento! non confondiamo .

in risposta a tutti coloro i quali mi sbandierano in faccia l'ubbidienza, o il principio di non giudicare. se ci si dimentica che in primo luogo il Cattolico e' chiamato al discernimento, allora si cade nel tranello dell'ubidienza cieca o si sottosta' all'accusa di giudicare il papa. "Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. [7]In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. [8]Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! "

Anonimo ha detto...

Il Signore ci ha dotati di Ragione, (meglio ancora di Intelletto, Volontà e Libertà) e ci assiste col discernimento e con le luci di un Magistero bimillenario, oltre che con la grazia attuale nella Sua Chiesa.

Questo vuol dire che dobbiamo obbedienza al Papa come successore di Pietro e Vicario di Cristo, Autorità che nessuno gli disconosce e quanto ameremmo che fosse lui il primo a darsela e ad esercitarla con 'sapiente' pienezza!

Tuttavia, in una crisi seria come quella che stiamo vivendo (a chi non riconosce la crisi ricordo l'apologo sui "bei vestiti" dell'Imperatore, che invece era "nudo"), esiste un dilemma tra fede e obbedienza.
A volte e in alcuni casi è necessario disobbedire - solo apparentemente - se e quando uomini di Chiesa si fanno portatori di insegnamenti e innovazioni che contraddicono la Fede bimillenaria che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, perché in questo caso l'Autorità non sarebbe esercitata secondo Dio.

Blas ha detto...

Caro Sig. Palmaro condivido l´articolo che presenta il problema, ma mi pare trascuri una parte dello stesso, ed é una parte importante per capire le possibili soluzioni.
Questa parte importante del problema é che i cattolici siamo una minoranza ogni giorno meno influente. E questa situazione che porta i cattolici a trovare soluzioni di compromesso il male minore. Vediamo la marea che avanza portandosi via tutto é cerchiamo di salvare qualche cosa. Forse si dovrebbe accettare il fatto che il modernismo governerá il mondo e ritirarsi. Diventare una minoranza che vive diversamente con valori differenti ed opposti. Il probblema sará che purtroppo non ci lasceranno, saremo nuovamente perseguitati. A meno che abbandoniamo questa lotta intelligentemente. Se la societá secolare vuole libertá diamocela ma che quella libertá valga per noi vivere apertamente come cattolici. Esempio, loro vogliono i matrimoni come alla maggioranza piace. A questo passo tutto sara matrimonio meno quello cristiano. Andiamo oltre, contestiamo il diitto dello stato a dire cosa é o cosa non é un matrimoni. Pittosto che matrimonio sia quello che a un grillino li viene per la testa che non sia niente.

Anonimo ha detto...

Questa parte importante del problema é che i cattolici siamo una minoranza ogni giorno meno influente

Questo non esime la Chiesa dal dire quello che VA detto per illuminare le coscienze e non esime noi dal prendere le distanze da quanto viene eventualmente detto di sviante, da chiunque provenga.

Luisa ha detto...

Per chi legge il francese, l`obbedienza vista dall`abbé de Cacqueray.

http://www.laportelatine.org/publications/presse/2013/fideliter212/cacqueray_212_pape_francois.php

Cinghiale ha detto...

Perdonate l'OT. Cercando informazioni sul congresso delle Superiore Generali in corso a Roma in questi giorni, ho trovato delle simpatiche foto che mi hanno fatto progredire nella comprensione della vita religiosa... Vorrei avere il piacere di condividerle con voi. Da notare soprattutto la Suora truccata da pagliaccio
https://plus.google.com/app/basic/photos/102493196799337119988/album/5874150558380307233?rdipvld=1&source=apppromo

Anonimo ha detto...

Per chi legge il francese, l`obbedienza vista dall`abbé de Cacqueray

Caspita. Da una parte mi conforta!
Ma purtroppo, mi sembra tornato a "tuonare" come ai vecchi tempi.

Grazie Luisa.
Che non ci sia rimasto altro?

Latinista ha detto...

Io mi auguro che Palmaro abbia ragione e che sia in effetti una strategia, probabilmente miope ma che almeno implicherebbe che la Chiesa riconosce ancora qual è il bene e qual è il male, pur essendo pronta a promuovere quello minore in quanto tale.

L'alternativa è che stia spostando il confine tra bene e male, e questo lo troverei più allarmante.

In ogni caso è un cedimento, che guardo con orrore, alla pressione fortissima dell'omosessualismo in questa fase. È un po' di tempo, a memoria direi forse un paio d'anni, che vedo fare una pressione inaudita su questo punto. Ho la sensazione che l'omosessualismo abbia sostituito il multiculturalismo (soprattutto in salsa maomettana) che è stato il grande tema sociale dello scorso decennio. Non sono affascinato dai complotti, ma mi riesce difficile considerare questa coordinazione del tutto spontanea.

Certo è che comunque, con quello che abbiamo letto nei mesi scorsi sulla "mafia omosessuale" nella Chiesa, e nella persistente mancanza di un intervento di pulizia da parte del nuovo Papa, non c'è molto da sperare in una decisa opposizione. La Chiesa è già indebolita di suo, se manca pure la volontà...

edoardo malgarida ha detto...

Se in alcuni ambiti della vita umana si deve scegliere tra male minore e male maggiore (ad esempio nel caso di gravi malattie si deve scegliere tra amputazione o morte), nel caso della morale e in generale della vita spirituale la scelta per il male minore porta sempre dritti all'Inferno, sulla terra e anche dopo. Non si può scegliere in tale caso se non il martirio.

rocco e il cane ha detto...

edoardo, parole severe che condivido in pieno.

Anonimo ha detto...

Un bell'esempio di "male minore".

Ecco chi firmò la legge 194/78 (legge che ha legalizzato l'aborto)

Data a Roma, addi' 22 maggio 1978
LEONE
ANDREOTTI - ANSELMI -
BONIFACIO - MORLINO
- PANDOLFI

Visto, il Guardasigilli: BONIFACIO

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1978-05-22;194



E c'è chi ha il coraggio di definire Andreotti "un cattolico al servizio dello Stato".

Indovinate d chi si tratta ...

http://www.tracce.it/default.asp?id=376&id_n=34739

Anonimo ha detto...

Altra e' la valutazione che porta il cittadino o il politico cattolico a promuovere una legge non pienamente conforme alla dottrina ma che, attesa la situazione di fatto, rappresenta il meno peggio possibile. E' il caso della legge 40, che non e' conforme al Magistero, ma la cui abrogazione peggiorerebbe la situazione, facendo venir meno ogni limite in materia. In questo caso il politico cattolico la deve votare, e il cittadino cattolico bene ha fatto ad impedirne l'abrogazione non votando al referendum. Altro e' il caso di due vescovi che propagandano un principio contrario all'insegnamento della Chiesa: in questo caso la giustificazione del male minore non c'entra nulla, e' un'azione malvagia, che non puo' non apparire figlia della potente lobby omosex vaticana, cosi' invisa a Ratzinger.... Felice

rafminimi@infinito.it ha detto...

uesto caso il politico cattolico la deve votare,
NO!
IL POLITICO CATTOLICO, FRA il male (per quanto presunto minore) che comunque provoca con un suo atto (nella fattispecie il voto), ed il male anche ccertamente maggiore che non è in grado di impedire NON DEVE SCEGLIERE.

e il cittadino cattolico bene ha fatto ad impedirne l'abrogazione non votando al referendum.
ha fatto benissimo. Ma se, un domani, una maggioranza diversa mutasse la legge in modo negativa, e qualcun si prendesse la briga di promuovere un referendum che la ritrasformi in ciò che è oggi, anche in quel caso l'astensione sarebbe l'unica scelta moralmente giusta.

Anonimo ha detto...

Concordo con Felice a proposito della legge 40.

Quanto alla legge 194, Andreotti e Leone, quali cattolici, avrebbero semplicemente dovuto rifiutarsi di firmarla e promulgarla.
Il rifiuto estremo, se non risolvibile politicamente, avrebbe dovuto spingerli alle dimissioni. Quale male sarebbe stato minore della strage di innocenti che quella legge ha provocato con il placet dello Stato?
La legge sarebbe stata approvata comunque? Forse ... ma loro non si sarebbero macchiati di corresponsabilità in questa orrenda colpa.

Anonimo ha detto...

Non è poi possibile distinguere il "cittadino" dal "cattolico": è una classica schizofrenia liberale.

I doveri davanti a Dio valgono sia per la singola persona sia per la società: è la nozione di "regalità sociale" di Nostro Signore Gesù Cristo.




LETTERA ENCICLICA
QUAS PRIMAS
AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI
AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE
PACE E COMUNIONE:
SULLA REGALITÀ DI CRISTO.
PIO PP. XI
VENERABILI FRATELLI
SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

Regno universale e sociale

D'altra parte sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio. Tuttavia, finché fu sulla terra si astenne completamente dall'esercitare tale potere, e come una volta disprezzò il possesso e la cura delle cose umane, così permise e permette che i possessori debitamente se ne servano. A questo proposito ben si adattano queste parole: «Non toglie il trono terreno Colui che dona il regno eterno dei cieli» [27]. Pertanto il dominio del nostro Redentore abbraccia tutti gli uomini, come affermano queste parole del Nostro Predecessore di immortale memoria Leone XIII, che Noi qui facciamo Nostre: «L'impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni Ce li allontanino o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo» [28].

Né v'è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. È lui solo la fonte della salute privata e pubblica: «Né in alcun altro è salute, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale abbiamo da essere salvati» [29], è lui solo l'autore della prosperità e della vera felicità sia per i singoli sia per gli Stati: «poiché il benessere della società non ha origine diversa da quello dell'uomo, la società non essendo altro che una concorde moltitudine di uomini» [30].

Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all'impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono, con l'incolumità del loro potere, l'incremento e il progresso della patria. Difatti sono quanto mai adatte e opportune al momento attuale quelle parole che all'inizio del Nostro pontificato Noi scrivemmo circa il venir meno del principio di autorità e del rispetto alla pubblica potestà: «Allontanato, infatti — così lamentavamo — Gesù Cristo dalle leggi e dalla società, l'autorità appare senz'altro come derivata non da Dio ma dagli uomini, in maniera che anche il fondamento della medesima vacilla: tolta la causa prima, non v'è ragione per cui uno debba comandare e l'altro obbedire. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali»

Michela ha detto...

La causa di tanti equivoci è dovuta a prelati che fanno politica.
Se costoro predicassero il Vangelo, invece di voler imbeccare gli onorevoli cosiddetti cattolici, non vivremmo in questa melma che non ci fa distinguere più il bene dal male!
Poi ci lamentiamo che i politici non seguono la coscienza, ma se è la Chiesa stessa che porta le coscienze nel lassismo!

Anonimo ha detto...

Ecco l'unica famiglia possibile al di fuori del matrimonio ... famiglia non contro l'ordine naturale ma al di sopra di esso, nell'ordine soprannaturale ...


Maximes extraites de la doctrine monastique de Dom Romain Banquet (1840-1929)


« La vie monastique n'est que la consécration totale de l'existence humaine au service solennel de Dieu. »
« La Règle, voilà la vraie Passion du religieux, le vrai martyre du religieux. Car le martyre n'est pas une improvisation, excepté dans certaines circonstances particulières. Le martyre, c'est la donation totale de soi-même, non point selon la volonté de l'homme, mais selon le programme de Dieu ; ce programme, Il l'a consigné pour nous dans la Règle de saint Benoît. La Règle peut donc être pour nous un martyre, non pas une Passion éclatante, mais une Passion silencieuse, modeste, très ignorée, quotidienne, par la pratique des vertus plutôt obscures, de l'humilité surtout qui consiste à s'effacer pour laisser à Dieu toute, la gloire. »
« Dans sa constitution intime, la vie monastique présente un milieu tout-à-fait familial, avec la paternité, la fraternité, l'expansion et la stabilité. La réunion des moines forme une société complète et autonome. Les moines sont comme des enfants autour de leur père. Ce ne sont ni des étrangers, ni des pensionnaires, ni des hôtes, mais de vrais fils de famille. Le monastère n'est donc pas une simple résidence, ni une custodie, ni un couvent transitoire, mais une vraie maison paternelle, une église stable de sa nature et une famille complète. Lorsqu'une âme entre en religion, elle ne quitte la famille naturelle que pour entrer dans une famille surnaturelle. »