sabato 25 maggio 2013

L’intolleranza dei tolleranti. Quando dialogare può diventare impossibile

Come premessa al testo proposto di seguito, registro questo Comunicato della Redazione di Corrispondenza Romana: «Cari lettori, lo scorso 3 aprile abbiamo pubblicato sul nostro sito un articolo dal titolo Il dramma della sodomia nella diocesi di Roma. Oggi, 24 maggio, abbiamo ricevuto da parte del Tribunale Ordinario di Roma, un Decreto di Sequestro Preventivo che ci impone l’oscuramento della pagina relativa all’articolo. Pertanto nelle prossime ore l’articolo verrà ex auctoritate rimosso. Mentre rivendichiamo la libertà di espressione, costituzionalmente garantita, ci riserviamo di far valere i nostri diritti nelle sedi competenti. Ottemperando al diritto di cronaca e di informazione vi terremo aggiornati sulla vicenda giudiziale».
Il fatto è denso di gravi implicazioni: il 'silenziamento' di chi denuncia da parte del "più forte" che, non smentendo, conferma fatti ormai evidenziati da più parti ma nello stesso tempo non interviene. E proprio ieri è stata riferita la conferma da parte del papa del Card. Vallini, che ha brillato per la sua assenza di provvedimenti riguardo alle note vicende romane.


Riprendo da Nocristianofobia del 26 aprile scorso -   È facile parlare di tolleranza e, forti di questo argomento, zittire la controparte. Si tratta di un modo usato sempre più di frequente, specie quando i cattolici osano difendere i loro valori fondamentali. L’ultimo esempio? L’aggressione delle Femen all’arcivescovo Léonard.

Anche quelli che si definiscono tolleranti possono, di fatto, precipitare nell’intolleranza.
Questa semplice frase potrebbe non essere solo un facile e comodo gioco di parole. Ma è quello che vediamo accadere sempre più spesso.

Ha fatto molta impressione in questi giorni l’aggressione all’arcivescovo di Malines-Bruxelles, mons. André Léonard, durante un convegno sulla libertà di espressione. Quattro Femen lo hanno insultato appena ha iniziato a parlare, lo hanno vilipeso e imbrattato con la loro “acqua santa”. L’arcivescovo, con un contegno esemplare, si è distaccato con la preghiera mentre le Femen continuavano a gridargli addosso “omofobo”. Fino a quando non sono state allontanate.

Il gesto ha tutto il sapore della metafora contemporanea. Il mondo insulta e la Chiesa si ritira in preghiera, sperando che il momento passi. Invece, potrebbe non passare tanto rapidamente.

Il problema è come leggere quanto accaduto. Se molti lo interpreteranno come “hanno aggredito un intollerante”, la frittata è fatta. Pur con tutti i però del caso. Però hanno esagerato, però non dovevano farlo così, però però. Però hanno aggredito un intollerante che se lo meritava. Delle buone eroine dei diritti civili, che difendono i gruppi discriminati, hanno contestato un cattivo e oscurantista sacerdote omofobo. Quindi potevano permettersi di tutto.

D’altronde col suo essere sacerdote oggi, mons. Léonard è esponente delle Crociate di ieri, dell’Inquisizione e, perché no?, anche del Nazismo. Sono andato troppo oltre?
Non credo, visti i commenti che di solito si fanno in questi casi. Commenti generati dall’aggiunta di stereotipi storici, messi uno sull’altro. Ma uno in particolare è lo stereotipo principe, almeno in questo momento.

Quello che porta a considerare tutti i cattolici come degli omofobi, quando è palesemente falso. Quella cattolica è la difesa verso la famiglia tradizionale, il nucleo sociale minimo o “cellula fondamentale dello stato” come la definì Paolo VI [Humanae Vitae, 23], non un attacco all’omosessualità in generale.

Qualcuno, però, vuol far passare il messaggio per il quale sostenere un proprio valore sia discriminante verso tutti gli altri. Il claim potrebbe essere più o meno questo: se credi in qualcosa sei un razzista. Ovviamente questo vale solo per i cattolici, che sono cattivi. Quando invece parlano gli omosessuali, che sono buoni ontologicamente, la difesa di un loro valore non è mai discriminazione, ma “diritto”. Anche quando pretendono di squalificare un modello famigliare che, bontà sua, ha garantito la coesione sociale in tutti il mondo e per millenni.

Questo strano modo di pensare che, per includere democraticamente la minoranza omosessuale, è pronta a escludere repressivamente dal dibattito politico tutti i cattolici, è possibile solo grazie ad un gioco di prestigio. Il gioco prevede che tutti i valori abbiano lo stesso valore (mi si scusi il bisticcio), come se in un mazzo ci fosse solo una carta ripetuta 52 volte. Dopo di che estrarre una o l’altra non fa nessuna differenza e chiunque può fare il mago. Ma quando non è più importante il “cosa”, diventa fondamentale il “chi” la estrae. Se la estrae un cattolico, la carta è sbagliata a prescindere, anche perché si ostina a dirmi che non è vero che tutte le carte sono uguali. Se la estrae chiunque altro, allora è giustissima.

In un clima così non è più possibile parlare di nulla. Perché ogni sacerdote che difende la famiglia diventa automaticamente omofobo, ogni cattolico diventa automaticamente un razzista verso gli omosessuali. Lo stereotipo è in grado di fare questo. Ma è un ragionamento molto pericoloso, che porta immediatamente all’intolleranza, all’insofferenza verso tutto ciò che è in odore di Chiesa.

Ed è anche un modo per squalificare a priori ogni accenno di discussione. Già, perché prima di parlare, ogni singolo cattolico è costretto a giustificarsi, a spiegare perché ha il diritto di intervenire nel dibattito, ad allontanare da sé il sospetto di omofobia. In un’ipotetica disputa, tre quarti di una discussione saranno occupati già solo dalla difesa. L’altro quarto dalle risposte alle polemiche che nel frattempo qualcuno avrà fatto. Totale: non c’è stato nessun dialogo.

E facilmente a nessuno verrà in mente che è impossibile dialogare in questi termini, ma subito si concluderà che il cattolico è inconcludente, arroccato, omofobo (perché dovrebbe giustificarsi se, sotto sotto, non lo fosse?).
Il passaggio successivo può essere solo uno: evitiamo di considerare i cattolici come interlocutori. Tanto, a) non ci serve il loro punto di vista non-laico, b) non si può far parlare un razzista.

Ogni riflessione diventerebbe un processo di Norimberga.
Ma il cattolico non è razzista, anche se molti si compiacciono di avere questa opinione. Lo è chi, dall’alto della sua tolleranza, non tollera un’intera fetta di popolazione. Nemmeno quando esprime, con toni pacifici, valori che ritiene fondamentali.
Davide Greco

12 commenti:

Luisa ha detto...

Prima che sparisca:

http://www.corrispondenzaromana.it/il-dramma-della-sodomia-nella-diocesi-di-roma/

Luisa ha detto...

Vi ricordate di don S. che qualche anno fa cadde nel tranello tesogli dalla 7 ?
Si giustificò dicendo che stava facendo un`inchiesta sulla lobby omosessuale nella Chiesa, di lui non si sa più niente, lui senza dubbio sa fin troppo.
Non ti puniamo perchè sai troppe cose e tu ti impegni a star zitto.
Vi ricordate le notti gay di sacerdoti e seminaristi romani?
Vallini intimò loro di denunciarsi...ma su di loro cadde solo il silenzio.
Seminaristi omosessuali che diventano sacerdoti e poi parroci, arrivano in Curia, sono nominati vescovi e poi cardinali, non è difficile immaginare grazie a quali criteri salgono i gradini, ancor meno quali saranno i criteri che li "guideranno" quando saranno arrivati là dove dispongono del potere di nomina.
Oggi si direbbe che Papa Bergoglio ha spazzato via tutta la sporcizia della Chiesa, tutto è bello, puro, pulito e trasparente, non c`è più traccia di scandali e problemi, ma non siamo fessi, non tutti, non ci sfugge il gioco sporco che stanno giocando i media e chi li alimenta, e con loro certi responsabili della Chiesa, esaltando questo Papa e, in fondo, servendosi di lui.

Luisa ha detto...

Per chi capisce il francese segnalo un blog interessante:

http://lesalonbeige.blogs.com/my_weblog/

E qui quando un sacerdote dice ad un seminarista, che scopriva(!)la gravita delle persecuzioni contro i cistiani: "la cristianofobia è uno stile letterario"!

http://www.christianophobie.fr/opinion/opinion-la-christianophobie-nest-pas-un-style-litteraire

Daniele Di Geronimo ha detto...

Mi domando: chi ha fatto la denuncia contro l'articolo apparso su Corrispondenza Romana?

Anonimo ha detto...


http://www.corrispondenzaromana.it/tolleranza-zero-contro-la-pedofilia-anche-contro-la-sodomia/

da Roma ha detto...

"Mi domando: chi ha fatto la denuncia contro l'articolo apparso su Corrispondenza Romana?"

Chiamata in causa è la diocesi nella persona del cardinal Vallini del quale, si dice testualmente:

"Il Vicario Generale per la Diocesi di Roma reagì dichiarando Levi di Gualdo persona non gradita nell’ambito pastorale romano e lasciando che il prete immorale rimanesse al suo posto.
....
In un suo editoriale del 14 gennaio 2013, il direttore della “Nuova Bussola quotidiana”, Riccardo Cascioli, solleva un quesito rimasto senza risposta: «Tutti ricordiamo anche l’inchiesta del settimanale “Panorama” nel luglio 2010 sulle notti brave di alcuni preti gay a Roma. Fu un’inchiesta che generò giustamente scandalo e il vicario della diocesi di Roma, il cardinale Agostino Vallini fece affermazioni durissime contro questi sacerdoti, invitandoli a uscire allo scoperto e abbandonare il sacerdozio: eppure non se ne è saputo più niente, non ci sono state sanzioni di alcun genere sebbene alcuni dei responsabili fossero identificabili» (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-nemico–dentro-5591.htm).

lister ha detto...

Quando ero ragazzino, girava una boutade: "Non ti preoccupare, Giangi, quando saremo il 51%, saranno loro i diversi".
Ci siamo quasi...

Anonimo ha detto...

Io penso che se chi ha scritto l'articolo ha le prove di quello che ha asserisce non avrà difficoltà a difendersi da una denuncia. Mi sbaglio?

Anonimo ha detto...

Chi scrive un articolo fa informazione, non è un detective. Ovviamente, se è serio, si basa su fonti attendibili.
E' comunque possibile ad ogni Magistrato consultare e verificare le fonti nonché avviare anche indagini specifiche.
Conoscendo l'attendibilità delle fonti citate, credo che l'estensore dell'articolo non abbia nulla da temere.

DI J ha detto...

Oggi si sono svolti i funerali di Don Gallo è il cardinale Bagnasco presidente della CEI ha amministrato la Santa comunione a Vladimir Luxuria noto transgender ideatore dei Gay Party e noto nemico della Santa Chiesa questo atto sacrilego ci colpisce profondamente non perchè il soggetto interessato si fosse comunicato ma perchè non abbia mai abiurato alle sue idee Dio abbia pietà di tutti noi

Anonimo ha detto...

Quel che colpisce di tutta questa tolleranza, è che diventa indifferenza nei confronti del Signore.

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Se il Vicario stesso ha chiesto la cancellazione di questo articulo alla Corrispondenza Romana, è il mio parere che DEVE DEMETTERSI SUBITO perchè la sua ipocrisia è intollerabile.

La sua azione anche ferisce gravamente la Chiesa con una spada a due taglia: una per non rispondere alla problemma di sacerdoti peccatori, altra per calpestando un agenzia giornalistica per notificare i fideli della sua infideltà ai suoi doveri sacri....