venerdì 6 febbraio 2015

Venerdì - Cor Jesu Sacratissimum, miserere nobis! - Adveniat Regnum tuum!

Oggi è venerdì, il giorno della Preghiera di Riparazione.

O Dio, che nella tua misericordia ti sei degnato di elargire i tesori infiniti del tuo amore nel Cuore del Figlio tuo, trafitto per i nostri peccati, concedi che, rendendoGli il devoto omaggio della nostra pietà, possiamo compiere anche l’ufficio di una degna riparazione
Pertanto: ripariamo! Affrettiamo il trionfo della Chiesa di Cristo: torni quanto prima a risplendere della luce del suo Signore nelle parole e nella vita dei suoi figli, perché il mondo creda.

Cor Iesu Sacratissimum, adveniat Regnum tuum!

Come praticare la preghiera di riparazione: ogni venerdì (possibilmente), dopo aver detto l’Atto di Offerta “Cuore Divino di Gesù”* ponendo come intenzione “in riparazione dei peccati contro il vostro Cuore sacratissimo”, recitare il S. Rosario a cui far seguire le Litanie del S. Cuore di Gesù con relativa orazione. Nei limiti delle possibilità, questa pratica si faccia davanti al SS. Sacramento o comunque si sosti almeno un quarto d’ora davanti al tabernacolo in adorazione ed espiazione. In caso di particolare necessità, verranno suggerite ulteriori forme di riparazione e di penitenza, secondo il principio dell’agere contra.
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* Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, a gloria del Divin Padre. Amen.

Litanie del Sacro Cuore di Gesù
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà - Cristo, pietà
Signore, pietà - Signore, pietà
Cristo, ascoltaci - Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici  - Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio - abbi pietà di noi
Figlio redentore del mondo, Dio - abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio - abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine-Madre - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, maestà infinita - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, tempio santo di Dio - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altissimo  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fornace ardente di carità - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, santuario di giustizia e di carità - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, traboccante di bontà e di amore - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, abisso di tutte le virtù  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori di sapienza e di scienza - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo attinto  - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, desiderio dei colli eterni - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, paziente e immensamente misericordioso - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, propiziazione per nostri peccati - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, spezzato dai nostri peccati - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, vittima dei peccatori - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, speranza di quanti muoiono in te - abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, felicità di tutti i santi - abbi pietà di noi
Agnello dì Dio che togli i peccati del mondo - perdonaci, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo - esaudiscici, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo - abbi pietà di noi
Cuor di Gesù che bruci di amore per noi: infiamma il cuore nostro d'amore per te
PREGHIAMO
Dio onnipotente ed eterno, volgi lo sguardo al Cuore del tuo dilettissimo Figlio ed alle lodi ed alle soddisfazioni che egli a Te dà per i peccatori. E, a coloro che domandano la tua misericordia, perdona nel nome del Tuo Figlio Gesù. Egli che, Dio, vive e regna con Te in unità con lo Spirito Santo, Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Riprendo i passi dell’enciclica di Pio XII “Haurietis aquas, selezionati questa settimana come strumento di formazione e di meditazione. Sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù”. Testo integrale [qui].
Vi sono anche altri, i quali, ritenendo questo culto come troppo vincolato agli atti di penitenza, di riparazione e di quelle virtù che stimano piuttosto « passive », perché prive di appariscenti frutti esteriori, lo giudicano senz’altro meno idoneo a rinvigorire la spiritualità moderna, cui incombe il dovere dell’azione aperta e indefessa per il trionfo della fede cattolica e la strenua difesa dei costumi cristiani, in mezzo ad una società inquinata di indifferentismo religioso, incurante di ogni norma discriminatrice del vero dal falso nel pensiero e nell’azione, ligia ai princìpi del materialismo ateo e del laicismo. (…) Il Mistero della Divina Redenzione, infatti, è propriamente e naturalmente un mistero di amore: un mistero, cioè, di amore giusto da parte di Cristo verso il Padre celeste, cui il sacrificio della Croce, offerto con animo amante ed obbediente, presenta una soddisfazione sovrabbondante ed infinita per le colpe del genere umano: «Cristo, soffrendo per carità ed ubbidienza, offrì a Dio qualche cosa di maggior valore, che non esigesse la compensazione per tutte le offese a Dio fatte dal genere umano »(30). Inoltre, il Mistero della Redenzione è un mistero di amore misericordioso dell’Augusta Trinità e del Redentore divino verso l’intera umanità, poiché questa, essendo del tutto incapace di offrire a Dio una soddisfazione degna per i propri delitti(31), Cristo, mediante le inscrutabili ricchezze di meriti, che si acquistò con l’effusione del suo preziosissimo Sangue, poté ristabilire e perfezionare quel patto di amicizia tra Dio e gli uomini, ch’era stato una prima volta violato nel Paradiso terrestre per colpa di Adamo, e poi innumerevoli volte per le infedeltà del Popolo Eletto.
Pertanto il Divin Redentore — nella sua qualità di legittimo e perfetto Mediatore nostro — avendo, sotto lo stimolo di una accesissima carità per noi, conciliato perfettamente i doveri e gli impegni del genere umano con i diritti di Dio, è stato indubbiamente l’autore di quella meravigliosa conciliazione tra la divina giustizia e la divina misericordia, che costituisce appunto l’assoluta trascendenza del mistero della nostra salvezza, così sapientemente espressa dall’Angelico Dottore in queste parole: «Giova osservare che la liberazione dell’uomo, mediante la passione di Cristo, fu conveniente sia alla sua misericordia che alla sua giustizia. Alla giustizia anzitutto, perché con la sua passione Cristo soddisfece per la colpa del genere umano: e quindi per la giustizia di Cristo l’uomo fu liberato. Alla misericordia, poi, poiché, non essendo l’uomo in grado di soddisfare per il peccato inquinante tutta l’umana natura, Dio gli donò un riparatore nella persona del Figlio suo. Ora questo fu da parte di Dio un gesto di più generosa misericordia, che se Egli avesse perdonato i peccati senza esigere alcuna soddisfazione. Perciò sta scritto: “ Dio, ricco di misericordia, per il grande amore che ci portava pur essendo noi morti per le nostre colpe, ci richiamò a vita in Cristo” »(32). (…)
Ed ora, Venerabili Fratelli, al fine di cogliere più abbondanti frutti da queste nostre tanto consolanti riflessioni, indugiamo alquanto nella contemplazione dell’intima partecipazione avuta dal Cuore del Salvatore nostro Gesù Cristo alla sua vita affettiva umana e divina, durante il periodo della sua vita terrena, e della partecipazione che Esso ha al presente ed avrà per tutta l’eternità. È alle pagine del Vangelo che noi domanderemo principalmente la luce per inoltrarci nel santuario di questo Cuore divino, dove potremo ammirare con l’Apostolo delle genti: «immensa ricchezza della grazia [di Dio], nella benignità verso di noi in Cristo Gesù »(57).
Palpita d’amore il Cuore adorabile di Gesù Cristo, all’unisono con il suo amore umano e divino, allorché, come ci rivela l’Apostolo, non appena la Vergine Maria ha pronunziato il suo magnanimo « Fiat », il Verbo di Dio: « entrando nel mondo, dice: “Tu non hai voluto sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo: olocausto anche per il peccato tu non gradisti: allora dissi: — Ecco io vengo — (giacché di me si parla all’inizio del libro) — per compiere, o Dio, la tua volontà ”… E in questa volontà noi siamo santificati per l’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre »(58).
Palpitava altresì d’amore il Cuore del Salvatore, sempre in perfetta armonia con gli affetti della sua volontà umana e con il suo amore divino, quando Egli intesseva celestiali colloqui con la sua dolcissima Madre, nella casetta di Nazaret, e col suo padre putativo Giuseppe, cui obbediva prestandosi come fedele collaboratore nel faticoso mestiere del falegname Parimente palpitava d’amore il Cuore di Cristo, ancora in pieno accordo col suo duplice amore spirituale, nelle continue sue peregrinazioni apostoliche; nel compiere gli innumerevoli prodigi d’onnipotenza, con i quali o risuscitava i morti, o ridonava la salute ad ogni sorta di infermi; nel sopportare fatiche, il sudore, la fame, la sete; nelle lunghe veglie notturne trascorse in preghiera al cospetto del celeste suo Padre; e, infine, nel pronunziare i discorsi, e nel proporre e spiegare le parabole, specialmente quelle che più ci parlano della sua misericordia, come la parabola della dramma perduta, della pecorella smarrita e del figliuol prodigo. E veramente, anche attraverso le parole di Dio, come osserva San Gregorio Magno, si è manifestato il Cuore di Dio: «Intuisci il Cuore di Dio nelle parole di Dio, affinché più ardentemente esperimenti l’attrattiva dei beni eterni »(59). Palpitava ancor più d’amore il Cuore di Gesù Cristo, quando dalle di Lui labbra uscivano accenti ispirati ad ardentissimo amore. Così, ad esempio, quando dinanzi allo spettacolo di turbe stanche ed affamate, esclamava: «Ho compassione di questo popolo »(60); e, nel rimirare la prediletta città di Gerusalemme votata all’estrema rovina a causa della propria ostinazione, le rivolgeva questo accorato rimprovero: « Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte io pure volli adunare i tuoi figliuoli come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali, e tu non hai voluto! »(61). Palpitava ancora di amore e di santo sdegno il suo Cuore nel veder il sacrilego commercio che si faceva nel tempio, ond’è che rivolse ai profanatori queste severe parole: « Sta scritto: “ La mia casa sarà chiamata casa d’orazione ”, e voi l’avete ridotta una spelonca di ladri»(62).
Ma particolarmente di amore e di timore palpitò il Cuore di Gesù nella imminenza dell’ora della Passione, allorché, provando naturale ripugnanza dinanzi al dolore e alla morte ormai incombenti, esclamò: « Padre mio: se è possibile passi da me questo calice! »(63); palpitò poi di amore e di intensa afflizione quando, al bacio del traditore, Egli oppose quelle sublimi parole, che suonarono come un ultimo invito rivolto dal misericordiosissimo suo Cuore all’amico, che con animo empio, fedifrago e sommamente ostinato si accingeva a consegnarlo nelle mani dei carnefici: « Amico, a che sei venuto? Con un bacio tradisci il Figliuol dell’uomo? »(64); palpiti invece di tenero amore e di profonda commiserazione furono quelli che commossero il Cuore del Salvatore, allorché alle pie donne, che ne compiangevano l’immeritata condanna al tremendo supplizio della croce, diresse queste parole: « Figlie di Gerusalemme, non piangete su me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figliuoli… Perché, se si tratta così il legno verde, che ne sarà del secco? »(65).
Ma è soprattutto sulla croce che il Divin Redentore sente il suo Cuore, divenuto quasi torrente impetuoso, ridondare dei sentimenti più vari; cioè di amore ardentissimo, di angoscia, di compassione, di acceso desiderio, di quiete serena, come ci manifestano apertamente le seguenti sue memorande parole: « Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno »(66); « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? »(67); « Ti dico in verità: oggi sarai meco in paradiso »(68); « Ho sete »(69); « Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio »(70).
E chi potrebbe degnamente descrivere i palpiti del Cuore divino del Salvatore, indizi certi del suo infinito amore, nei momenti in cui Egli offriva all’umanità i suoi doni più preziosi: Se stesso nel Sacramento dell’Eucaristia, la sua Santissima Madre e il Sacerdozio? (…)
È per altro Nostra persuasione che il culto tributato all’amore di Dio e di Gesù Cristo verso il genere umano attraverso il simbolo augusto del Cuore trafitto del Redentore, non sia mai stato completamente assente dalla pietà dei fedeli, benché abbia avuto la sua chiara manifestazione e la sua mirabile propagazione nella Chiesa in tempi da noi non molto remoti, soprattutto dopo che il Signore stesso si degnò di scegliere alcune anime predilette, cui svelò i segreti divini di questo culto e che Egli elesse a messaggere del medesimo, dopo averle ricolmate in gran copia di grazie speciali.
Sempre, infatti, vi sono state anime sommamente a Dio devote, le quali, ispirandosi agli esempi dell’eccelsa Madre di Dio, degli Apostoli e di illustri Padri della Chiesa, hanno tributato all’Umanità santissima di Cristo, e in modo speciale alle Ferite, aperte nel suo corpo dai tormenti della salutifera Passione, il culto di adorazione, di riconoscenza e di amore.
Del resto, come non riconoscere nelle parole stesse: « Signore mio e Dio mio! »(96) pronunziate dall’Apostolo Tommaso e rivelatrici della sua improvvisa trasformazione da incredulo in fedele, un’aperta professione di fede, di adorazione e di amore, che dall’umanità piagata del Salvatore si elevava sino alla maestà della Divina Persona?
Se però il Cuore trafitto del Redentore dovette sempre esercitare un potente stimolo al culto verso il suo amore infinito per il genere umano, poiché per i cristiani di tutti i tempi hanno valore le parole del profeta Zaccaria, riferite al Crocifisso dall’evangelista San Giovanni: «Vedranno Chi hanno trafitto »(97), è doveroso tuttavia riconoscere che soltanto gradualmente esso venne fatto oggetto di un culto speciale, come immagine dell’amore umano e divino del Verbo Incarnato. Volendo ora soltanto accennare alle tappe gloriose percorse da questo culto nella storia della pietà cristiana, occorre anzitutto ricordare i nomi di alcuni di coloro, che ben si possono considerare come gli antesignani di questa devozione; la quale in forma privata, ma in modo graduale sempre più vasto, andò diffondendosi in seno agli istituti religiosi. Così, ad esempio, sono benemeriti del sorgere e dell’espandersi del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù: San Bonaventura, Sant’Alberto Magno, Santa Geltrude, Santa Caterina da Siena, il Beato Enrico Susone, San Pietro Canisio, San Francesco di Sales. A San Giovanni Eudes si deve la composizione del primo ufficio liturgico in onore del Cuore Sacratissimo di Gesù, la cui festa solenne fu per la prima volta celebrata, col beneplacito di molti Vescovi della Francia, il 20 ottobre 1672.
Ma fra tutti i promotori di questa nobilissima devozione merita di essere posta in speciale rilievo Santa Margherita Maria Alacoque, poiché al suo zelo, illuminato e coadiuvato da quello del suo direttore spirituale, il Beato Claudio de la Colombière, si deve indubbiamente se questo culto, già così diffuso, ha raggiunto lo sviluppo che desta oggi l’ammirazione dei fedeli cristiani, e ha rivestito le caratteristiche di omaggio di amore e di riparazione, che lo distinguono da tutte le altre forme della pietà cristiana(98).
Basta questo rapido sguardo ai primordi e al graduale sviluppo del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, per renderci pienamente convinti che il suo mirabile progresso è dovuto anzitutto al fatto che esso fu trovato in tutto conforme all’indole della religione cristiana, che è la religione dell’amore. Tale culto, quindi, non può dirsi originato da rivelazioni private, né si deve pensare che esso sia apparso quasi all’improvviso nella vita della Chiesa; ma esso è scaturito spontaneamente dalla viva fede e dalla fervida pietà, che anime elette nutrivano verso la persona del Redentore e verso quelle sue gloriose ferite, che ne testimoniano nel modo più eloquente l’amore immenso dinanzi allo spirito contemplativo dei fedeli.

2 commenti:

RIC ha detto...

Interessante articolo di Magister sul prossimo sinodo

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350985

RIC ha detto...

E sempre in vista del sinodo ecco le parole di un vescovo polacco

http://www.lastampa.it/2015/02/04/blogs/san-pietro-e-dintorni/la-chiesa-ha-tradito-gpii-FywUMruJsU4rM2HENIoXcO/pagina.html