domenica 13 gennaio 2019

Diletto dell'anima mia - don Elia

Surge, illuminare, Ierusalem, quia venit lumen tuum, et gloria Domini super te orta est (Is 60, 1).

«Àlzati, illùminati, Gerusalemme, poiché è venuta la tua luce e la gloria del Signore è sorta sopra di te». La tragedia del popolo ebraico – ma anche la sua soluzione – è tutta in questo versetto: la sua luce è venuta duemila anni fa e la gloria del Signore si è manifestata su di esso, ma, eccetto quella parte di Israele che la riconobbe e accolse quindi la chiamata divina a risorgere mediante la fede in Cristo, ottenendo così ciò che Dio gli aveva promesso, la maggioranza seguì i suoi capi nel rifiuto del Messia e nel rinnegamento della fede, designato in latino con il termine perfidia (che non ha, evidentemente, lo stesso significato che in italiano). Da allora il popolo eletto, depositario della prima alleanza e rivelazione, pazientemente educato da Adonai nel corso di due millenni, dotato di una religiosità viscerale che intride ogni aspetto e momento della vita, si è privato dell’unione con il suo Dio, della quale conserva tuttavia un’inestinguibile nostalgia, alternantesi – come spesso accade nell’animo di chi per sua colpa ha perso l’oggetto del suo amore – a un’irriducibile antagonismo che lo spinge continuamente a sfidare Lui e a detestare quanti invece Lo possiedono.

Quest’inguaribile rimpianto trova sfogo in una struggente preghiera della loro tradizione (Yedid nefesh): «Diletto dell’anima, Padre di misericordia, attira il tuo servo alla tua volontà. Egli correrà come una gazzella per prostrarsi davanti alla Tua maestà. Il Tuo amore è per lui più dolce di un favo stillante e di ogni delizia». Alla luce della paternità divina rivelata da Gesù Cristo, questo canto può essere rettamente inteso come una richiesta della grazia necessaria per volgersi a Dio e adorarlo con tutto sé stessi; in questa chiave cristiana, quindi, esso potrebbe pure essere assunto nella nostra vita spirituale. Il problema è che – come sistematicamente si fa da cinquant’anni a questa parte – certi testi proposti alla pietà o allo studio dei cattolici possono sottendere visioni diametralmente opposte. Quello che stiamo considerando, in effetti, appartiene alla tradizione cabalistica, che è gnosi allo stato puro. Fatta salva la buona fede degli ebrei che credono e pregano sinceramente, il padre che intendono taluni rabbini non è certo quello rivelato dal Messia, ma una “luce” vitale le cui scintille sarebbero disperse nel mondo, prigioniere della materia, e che l’uomo pio, il khassîd, dovrebbe liberare con la propria opera illuminata.

Dopo la caduta delle origini, che avrebbe frantumato l’unità primordiale dell’universo (concepito come emanazione panteistica della luce) e quella dell’umanità (contenuta tutta nell’anima collettiva di Adamo), la missione di Israele sarebbe quella di rettificare il mondo in preparazione della sua palingenesi, nella quale dovrebbero sopravvivere solo il popolo eletto e i giusti fra le nazioni al suo servizio, mentre i suoi nemici storici dovrebbero reincarnarsi per poter essere annientati. Nell’èra messianica, a cui sarà ammessa unicamente un’umanità selezionata in grado di parteciparvi, l’uomo dovrebbe ritrovare la condizione che Adamo avrebbe avuto prima del peccato, con un immortale corpo di luce, affrancato dalla vile necessità di nutrirsi e di riprodursi, e in uno stato di connessione permanente con il “divino” nonché con gli universi spirituali paralleli (o – diremo meglio – con il mondo demoniaco), ai quali i sapienti hanno accesso fin d’ora e dai quali derivano i loro poteri di conoscenza e di “guarigione” (dicesi: occultismo o spiritismo).

Tali aberrazioni rabbiniche, in realtà, discendono direttamente dalle dottrine farisaiche, espressamente condannate dal Salvatore: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini, perché così voi non vi entrate e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci» (Mt 23, 13); di conseguenza «vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare» (Mt 21, 43). Storicamente questo passaggio avvenne quando la Chiesa formata dalla parte fedele di Israele, che con il Battesimo era entrata nella nuova ed eterna alleanza, accolse nel suo seno i pagani convertiti; quella parte che seguì invece gli insegnamenti dei rabbini, poi raccolti nel Talmud, decadde dalle promesse e, alienando i propri privilegi, si escluse da sé dall’èra messianica, iniziata il giorno di Pentecoste.

Questo triste e colpevole indurimento è efficacemente descritto da san Gregorio Magno: «In tutti i segni che furono mostrati, o alla nascita del Signore, o alla sua morte, dobbiamo considerare quanto grande fu la durezza nel cuore di certi giudei, che non lo riconobbero né mediante il dono della profezia, né mediante i miracoli. Tutti gli elementi, effettivamente, attestarono la venuta del loro Autore. Per dire qualcosa di essi alla maniera umana, i cieli riconobbero che Costui era Dio perché subito inviarono una stella. Il mare lo riconobbe perché si offrì ad essere calcato sotto i  suoi piedi. La terra lo riconobbe perché alla sua morte tremò. Il sole lo riconobbe perché nascose i raggi della sua luce. Le pietre e le pareti lo riconobbero perché al momento della sua morte si spaccarono. Gli inferi lo riconobbero perché restituirono coloro che custodivano morti. E tuttavia Colui che tutti gli elementi privi di ragione percepirono quale Signore, i cuori dei giudei increduli ancora non lo riconoscono affatto Dio e, più duri dei sassi, non vogliono aprirsi alla conversione» (Homiliae in Evangelia, 10).

La vera luce non è quella di Lucifero (il dio dell’universo della cabala), ma quella di Gesù Cristo. La soluzione della tragedia ebraica sta tutta qui: riconoscere il Messia e lasciarsi illuminare da Lui. Chi rende culto al diavolo sa benissimo che Dio esiste, ma pretende che anche Satana sia un “dio” alla pari con Lui, anzi il “dio” veramente buono e benefattore degli uomini in contrapposizione a quello geloso e severo della tradizione cristiana, che dovrebbe essere neutralizzato eliminando quanti l’ossequiano o pervertendo la loro religione in senso gnostico. Come vedete, è evidentissimo che non adoriamo affatto lo stesso Dio, né possiamo avere alcun dialogo o intesa con chi vuole deliberatamente distruggerci o, se va bene, renderci suoi schiavi. Alla luce del falso messianismo giudaico fin qui abbozzato appare chiaro, altresì, che il conflitto in Medio Oriente ha profonde radici ideologiche ed è umanamente insolubile, finché gli ebrei non si convertano. La ricostituzione dello Stato di Israele non è altro che la premessa di una presunta èra messianica in cui tutti gli uomini dovranno andare a Gerusalemme ad adorare il loro “dio” nel tempio ricostruito, se vorranno esser lasciati in vita, nella grande battaglia finale, per far loro da servi…

Chi rimanesse scettico di fronte a tali affermazioni, può consultare direttamente le fonti dell’attuale giudaismo cabalistico (cioè del giudaismo ufficiale). Per un cattolico fedele, ad ogni modo, rimane fuor di dubbio che la conversione a Cristo è l’unica via di salvezza e che non ne esiste una parallela per gli ebrei; ogni asserzione in questo senso è decisamente eretica. La sola modalità straordinaria di salvazione che, in virtù dell’universale volontà salvifica del Creatore, possiamo ammettere come estensione di quella ordinaria a favore di quanti, senza loro colpa, non conoscono il Salvatore è il desiderio, almeno implicito, del Battesimo, desiderio che Dio conosce e può accettare come merito sufficiente per evitare l’Inferno e ottenere il Paradiso, ma sempre in considerazione dell’opera redentrice di Gesù, unico titolo di riconciliazione con il vero Padre di misericordia per tutti gli uomini, senza eccezione. Chiediamo dunque, a favore del popolo ebraico, l’intercessione del fariseo folgorato dalla luce di Cristo, l’apostolo Paolo, come pure quella di convertiti più recenti, come i fratelli Ratisbonne, Edith Stein, il rabbino Zolli… Questi sono fra i più sublimi miracoli della grazia, ma sono possibili anche oggi – e sono necessari perché il Messia ritorni nella gloria.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

http://www.canoneoccidentale.it/the-benedict-option-lopzione-benedetto-una-proposta-per-la-sopravvivenza-del-cristianesimo/

Anonimo ha detto...

Festa del Battesimo del Signore

UN ARCOBALENO DIVINO SULLA NOSTRA VITA

Le parole che l’evangelista Marco riporta all’inizio del suo Vangelo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (1,11) ci introducono nel cuore dell’odierna festa del Battesimo del Signore, con cui si conclude il tempo di Natale. Il ciclo delle solennità natalizie ci fa meditare sulla nascita di Gesù annunciata dagli angeli circonfusi dallo splendore luminoso di Dio; il tempo natalizio ci parla della stella che guida i Magi dall’Oriente fino alla casa di Betlemme, e ci invita a guardare il cielo che si apre sul Giordano mentre risuona la voce di Dio. Sono tutti segni tramite i quali il Signore non si stanca di ripeterci: “Sì, sono qui. Vi conosco. Vi amo. C’è una strada che da me viene a voi. E c’è una strada che da voi sale a me”. Il Creatore ha assunto in Gesù le dimensioni di un bambino, di un essere umano come noi, per potersi far vedere e toccare. Al tempo stesso, con questo suo farsi piccolo, Iddio ha fatto risplendere la luce della sua grandezza. Perché, proprio abbassandosi fino all’impotenza inerme dell’amore, Egli dimostra che cosa sia la vera grandezza, anzi, che cosa voglia dire essere Dio.

Il significato del Natale, e più in generale il senso dell’anno liturgico, è proprio quello di avvicinarci a questi segni divini, per riconoscerli impressi negli eventi d’ogni giorno, affinché il nostro cuore si apra all’amore di Dio. E se il Natale e l’Epifania servono soprattutto a renderci capaci di vedere, ad aprirci gli occhi e il cuore al mistero di un Dio che viene a stare con noi, la festa del battesimo di Gesù ci introduce, potremmo dire, alla quotidianità di un rapporto personale con Lui. Infatti, mediante l’immersione nelle acque del Giordano, Gesù si è unito a noi. Il Battesimo è per così dire il ponte che Egli ha costruito tra sé e noi, la strada per la quale si rende a noi accessibile; è l’arcobaleno divino sulla nostra vita, la promessa del grande sì di Dio, la porta della speranza e, nello stesso tempo, il segno che ci indica il cammino da percorrere in modo attivo e gioioso per incontrarlo e sentirci da Lui amati.
(Benedetto XVI, dall’omelia nella Festa del Battesimo del Signore, 11 gennaio 2009)

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2009/documents/hf_ben-xvi_hom_20090111_battesimo.html

mic ha detto...

I domenica dopo l'Epifania, FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA

Inno "O gente felix hospita" ("O dolce e nobile casa") composto da Papa Leone XIII - Lodi mattutine

O gente felix hospita,
augusta sedes Nazarae,
quae fovit alma Ecclesiae
et protulit primordia.

Sol, qui pererrat aureo
terras iacentes lumine,
nil gratius per saecula
haec vidit aede, aut sanctius.

Ad hanc frequentes convolant
caelestis aulae nuntii,
virtus hoc sacrarium
visunt, revisunt, excolunt.

Quae mente, Iesu, qua manu,
optata patris perficit!
Quo Virgo gestit gaudio
materna obire munera!

Adest amoris particeps
curaeque Ioseph coniugi,
quos mille iungit nexibus
virtutis auctor gratia.

Hi diligentes invicem
in Iesu amorem confluunt,
utrique Iesu mutuae
dat caritatis praemia.

Sic fiat, ut nos caritas
iungat perenni foedere,
pacemque alens domesticam
amara vitae temperet!

Iesu, tuis oboediens
qui factus es parentibus,
cum Patre summo ac Spiritu
semper sibi sit gloria.

O felice, per la famiglia che ospitò,
l'augusta casa di Nazaret,
in cui i bei primordi della Chiesa
germogliarono e si svilupparono.

Il sole, che percorre colla sua fulgida
luce la distesa dei continenti,
niente ha visto lungo i secoli
di più grazioso di questa casa, o di più santo.

Ad essa in gran numero volano
i messaggeri della corte celeste,
e questo santuario della virtù
lo visitano, rivisitano e venerano.

Con che cuore Gesù, con che mano
compie i desideri del padre!
con che gioia la Vergine
si dedica ai doveri di madre!

Assiste Giuseppe la sposa
dividendone l'amore e la sollecitudine,
essi cui congiunse con mille nodi
l'autor della virtù, la grazia.

Essi, amandosi l'un l'altro,
in Gesù il lor amor concentrano,
e all'una e all'altro Gesù dà testimonianze
di carità reciproca.

Possa la carità unir noi egualmente
con legame indissolubile,
e mantenendo la pace nella famiglia
addolcire le amarezze della vita!

O Gesù, che ti facesti
obbediente ai tuoi genitori,
insieme col sommo Padre e collo Spirito S.
ti sia sempre gloria.
Amen.

Amen ! ha detto...

Museo di Haifa
https://www.quotidiano.net/esteri/haifa-mcdonald-gesu-1.4386635

« Dio mio, io credo, adoro, spero e Vi amo. Io Vi domando perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, non Vi amano. » (Ripetere per tre volte )

Preghiera dell’Angelo
« Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in ripazione degli oltraggi, dei sacrilegi, delle indifferenze da cui Egli medesimo è offeso. Per i meriti infiniti del suo Sacro Cuore e del Cuore Immacolato di Maria io Vi domando la conversione dei poveri peccatori. »

Preghiera:
Signore Gesù Cristo,
Figlio del Padre,
manda ora il Tuo Spirito
sulla terra.
Fa abitare lo Spirito Santo
nei cuori di tutti i popoli,
affinché siano preservati
dalla corruzione, dalle calamità
e dalla guerra.
Che la Signora di tutti i popoli,
la Beata Vergine Maria,
sia la nostra Avvocata.
Amen.

Anonimo ha detto...

errata corrige ...che la signora di tutti i popoli che UNA VOLTA ERA MARIA...QUESTA è LA PARTE MODIFICATA dal Vescovo per la preghiera di Amsterdam citata sopra. Maria infatti era sulla terra ed ora è la SIGNORA di tutti i popoli. Quanto a Fatima manca la terza preghiera alla Trinità (da dire 3 volte): Trinità Santissima VI adoro, Mio Dio mio Dio VI amo nel Santissimo Sacramento.

Avvocata nostra ha detto...

Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi. E mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Salve Regina in latino:

Salve, Regìna, Mater misericòrdiae, vita, dulcèdo et spes nostra, salve. Ad Te clamàmus, èxsules filii Evae. Ad Te suspiràmus gemèntes et flentes in hac lacrimàrum valle. Eia ergo, advocàta nostra, illos Tuos misericòrdes òculos ad nos convèrte. Et Iesum, benedìctum fructum ventris Tui, nobis, post hoc exsìlium, ostènde. O clemens, o pia, o dulcis Virgo Marìa!

Anonimo ha detto...

Leggete questa notizia. Gli ebrei si preparano alla venuta del Messia. Che sia l'anticristo?https://www.maurizioblondet.it/dedicato-laltare-per-il-terzo-tempio/

Anonimo ha detto...




Non è la prima volta che gli ebrei ossia che qualche setta ebraica si prepara alla venuta del Messia. Mi ricordo che diversi anni fa lessi sui giornali che la setta (nome descrittivo) intitolata ad un autoproclamatosi profeta dal nome di Lubavitch affittò uno stadio in Israele che poi si riempì in un certo giorno di devoti seguaci convinti che avrebbero assistito alla venuta del Messia. Non si specificava se a pagamento o gratis. Ma come c'era da aspettarsi il Messia non venne. I partecipanti la presero con filosofia e se ne tornarono a casa.
Il movimento per la ricostruzione del Terzo Tempio in Israele credo appartenga a questo mondo di autoproclamati profeti. Non sono cose da prendere sul serio.
O.