lunedì 6 maggio 2019

Phil Lawler sulla “Lettera di Pasqua” che accusa il Papa di eresia.

Nella nostra traduzione da Catholic Culture pubblichiamo il commento dello scrittore e giornalista Phil Lawler sulla “Lettera di Pasqua” che accusa il Papa di eresia. Ecco un esempio del cosiddetto "fuoco amico" che in qualche modo ci aspettavamo. Non manca un certo realismo, ma sottende acquiescenza e rassegnazione, non senza qualche sofisma. Per questo ho inserito di volta in volta alcune chiose. Ovviamente mi limito a quanto suscitatomi a caldo. Consapevole, tuttavia, che ogni punto e spunto richiede discorsi più complessi e articolati. Ed è ovvio che l'auspicabile evolversi del dibattito li susciterà (M.G.)

È stata la pura frustrazione che ha spinto un gruppo di studiosi cattolici a pubblicare la Lettera aperta di accusa di eresia per Papa Francesco? Se è così, lo posso capire. Condivido la frustrazione. Il silenzio della gerarchia cattolica, di fronte alla confusione che sta lacerando la Chiesa, è esasperante.
Se il silenzio aggrava la crisi – e lo fa – ammiro coloro che si pronunciano con fermezza, ben conoscendo il rischio di dover pagare un prezzo alto. La “Lettera di Pasqua” fa domande che richiedono risposte. Inoltre ho molto rispetto per alcuni dei firmatari della lettera, alcuni dei quali considero come amici personali. Quindi sono riluttante a respingere i loro sforzi. Temo tuttavia che questa lettera faccia più male che bene, aggravando il problema che i fedeli cattolici si trovano ora ad affrontare.

Ebbene, il Papa è un eretico? Non sono qualificato per affrontare la questione. E non so chi lo sia. San Roberto Bellarmino introdusse la possibilità (si noti: la menzionava come possibilità teorica, non come certezza stabilita) che un Pontefice che avesse promosso l’eresia avrebbe perso il suo ufficio. Ma citando questo argomento si pone la domanda: chi può giudicare con autorevolezza che il Papa sia caduto nell’eresia e quindi abbia perso la sua autorità? Certamente non una manciata di studiosi indipendenti. [Se avesse letto attentamente la Lettera, dovrebbe riconoscere che i sottoscrittori non si arrogano il diritto di processare il Papa, non si avventurano sul terreno minato di un processo al Papa, ma fanno rispettosamente presente la propria opinione alle autorità, in un momento di gravissima e perdurante crisi della Chiesa, che continua a lacerare la coscienza e la logica dei fedeli; crisi della quale non si vede un minimo sbocco, stante la passività quasi generale del clero nell'affrontarla. 
Di fronte ad una situazione sempre più ingravescente resta da stabilire se si può rimanere ancorati a ipotesi di scuola che considerano la teoria del papa eretico solo un’ipotesi puramente speculativa oppure esplorare le diverse formulazioni teologiche e canoniche emerse nel corso dei secoli per cercare una posizione condivisa. 
Tra le altre critiche certamente già in cantiere mi aspetto che saranno in diversi a sostenere che sarebbe inutile tirare in ballo l'eresia per ovviare alla situazione catastrofica ecclesiale attuale, perché non siamo in presenza di alcuna eresia formale o materiale che sia a causa dell'ambigua fluidità del magistero attuale. Non mancheranno poi di tirare in ballo il rischio di aggravare la confusione già esistente. 
Ma il fatto paradossale e ineludibile è che ciò che de iure si riconosce impossibile, di fatto si presenta reale e dunque, pur consapevoli dei cavilli e contro-cavilli che i diversi pensatori in campo possono tirar fuori in una controversia del genere, occorre se non altro lanciare un grido d'allarme concreto quanto concreto è ciò che sta succedendo al di là di ogni teoria. Ed ecco, in soldoni, la prima, e non unica, ragione della lettera. Non basta più, infatti, non accogliere le pseudo-verità misericordiose, non anatemizzabili perché in fuga dal dogma, per via del cosiddetto aggiornamento divenuto pastorale rivoluzionaria. Occorre ripristinare il rapporto tra libertà e verità. Il tutto nell'ineludibile considerazione che la situazione attuale, sia nella genesi prossima e remota che negli sviluppi, è così inedita ed anomala da suscitare quanto meno perplessità in ordine alle ipotesi di scuola nelle quali possa essere inquadrata, con l'aggravante della totale assenza di dibattito ma anche delle enormi difficoltà per sostenerlo perché ormai nella Chiesa si parlano linguaggi diversi...]

A loro merito, gli autori della Lettera pasquale riconoscono la necessità di una dichiarazione autorevole, di un giudizio dei vescovi del mondo. Ma se questo fosse stato il loro obiettivo, non avrebbero dovuto rivolgersi ai vescovi più vicini in privato, tranquillamente, per esporre la loro tesi? [È realistico pensare questo quando si sono già fatte esperienze dirette di totale chiusura, persino in camera caritatis, ad un discorso sia pure rispettosamente critico? Inoltre non è molto più efficace e cattolico il coinvolgimento pubblico e universale dei vescovi de La Catholica?] Poiché, portando le loro argomentazioni ai mass media, hanno reso meno probabile che i vescovi le avrebbero sostenute. [L'obiettivo non è altro che quello di portare la questione a chi di dovere ottemperando al sacro adagio: Salus animarum prima lex. Il coram populo e l'aspetto mediatico vengono da sé  successivamente e forse, in questa epoca rispetto alle precedenti, fanno la differenza.]

Peter Kwasniewski, uno dei principali autori della lettera, ora dice [qui] che il documento elenca “istanze eretiche che non possono essere negate”. Questa, temo, è una dichiarazione manifestamente falsa. I “casi di eresia” menzionati nella lettera sono stati negati, e ripetutamente. Gli autori della lettera sono convinti dei propri argomenti, ma non hanno convinto gli altri. Infatti, loro non hanno convinto me, e se non riescono a convincere un lettore bendisposto, è molto improbabile che convincano un mondo scettico. [I casi di eresia sono stati e sono negati dai soliti 'pompieri' non convinti senza peraltro addurre le ragioni della negazione e del non convincimento.]

Ancora, è significativo, non è vero, che alcuni studiosi stanno avanzando questo argomento, anche se non su base persuasiva? Non è significativo che l’ipotesi di San Roberto Bellarmino sia citata – non solo da questi uomini, ma da molti commentatori cattolici? Certamente sono state poste domande sull’ortodossia dottrinale di papa Francesco, e a queste domande non viene data risposta.
Le domande più importanti della Lettera di Pasqua non sono proprio nuove. Sono state sollevate, con molta attenzione e rispettosamente, dai quattro cardinali che hanno firmato i dubia.[qui] Sono stati sollevati da teologi e filosofi cattolici di livello mondiale. (Si pensi, per esempio, alla lettera aperta scritta nel 2016 da John Finnis e dal defunto Germain Grisez. [qui]) Sono state sollevate come questioni, espresse per chiedere chiarimenti, piuttosto che come accuse. [Ma è proprio per essere incappati diverse altre volte in questo limite e per la situazione sempre più ingravescente, che si è reso necessario il passo successivo della Lettera]

E alle domande non è stata data risposta.

Se papa Francesco non ha risposto alle domande poste dai cardinali dei Dubia, e dalle decine di altri cattolici che hanno chiesto chiarimenti, non risponderà certo alla Lettera di Pasqua  [Infatti, proprio perché da lui non c'è da aspettarselo, si chiamano in causa i vescovi]. I suoi sostenitori hanno invece attaccato le motivazioni dei critici del Papa, accusandoli di infedeltà e scisma, arroganza e giudizi avventati.[Già spiegata sopra l'infondatezza di queste accuse]  Quelle accuse – volte a sopprimere la discussione – sono ora molto più facili da sostenere, perché gli autori della Lettera di Pasqua si sono fatti loro stessi obiettivi così allettanti. Sarà più facile, ora, classificare chiunque contesti il Papa come membro dello stesso gruppo che avanza accuse di eresia. Di conseguenza, la vita sarà più difficile per quelli di noi che non chiedono la deposizione del Romano Pontefice, ma semplicemente un chiarimento dell’insegnamento della Chiesa. [Ovvio che le difficoltà aumentano per tutti, ma non mi sembra questa una buona ragione per desistere... e tra l'altro una contestazione così prolungata comincia a diventare sterile perché viene privata di ogni efficacia proprio con l'essere sistematicamente ignorata. Le difficoltà non dovrebbero bloccare i fedeli, ma spingerli ad approfondire e affinare gli argomenti per trovare soluzioni tanto inedite quanto inedito è ciò che sta accadendo. Non è che aver ventilato l'accusa equivale a mettere i remi in barca sospendendo le critiche che, se fondate, restano aperte con necessità, peraltro, di continui aggiornamenti in base alle incalzanti cronache quotidiane.]

Mentre l’affermazione che il Papa ha commesso un’eresia è al massimo un salto della logica, l’accusa che egli ha consentito – di fatto ha causato – confusione è insopprimibile. Da molti mesi ormai, molti di noi hanno esortato i vescovi a rilasciare dichiarazioni chiare sull’insegnamento della Chiesa, per contrastare questa confusione. Ora, chiedendo ai vescovi di fare qualcosa che nessuno di loro probabilmente farà, gli autori della Lettera di Pasqua hanno dato ai timidi vescovi un’altra scusa per il loro silenzio. Gli appelli alla chiarezza possono ora essere opportunamente sommati con l’accusa di eresia, come prova di “estremismo”. [È evidente la contraddizione di chi poco sopra esorta a consultare preventivamente i vescovi e qui dichiara una plurima esperienza negativa al riguardo e prefigura un inesorabile silenzio. Va ancora una volta sottolineato che la Lettera si muove rigorosamente dentro le categorie canonistiche e teologiche tradizionali. Elencate in modo rigoroso le molteplici deviazioni dottrinali del presente pontefice, invita i vescovi ad ammonirlo affinché cambi rotta, il più presto possibile. Si pone come 'atto di conoscenza' le cui conseguenze di carattere giuridico non sono determinabili ora ed eventualmente spetterà ai vescovi stabilirle, rispettandone dunque in pieno la competenza. Quanto alla possibile accusa di "estremismo", che dire del "sì si no no" evangelico?]

Gli autori della Lettera di Pasqua aggravano il problema combinando alcune forti argomentazioni con alcune lamentele molto poco persuasive. La loro critica ad Amoris Laetitia è abbastanza convincente; il loro suggerimento che le controverse nomine del Papa siano una prova di eresia è ridicolo. [Ovviamente non sono le nomine in sé a fare problema, ma le implicazioni che affermano e favoriscono. Ma tutto ciò è abbondantemente spiegato nella lettera]  L’introduzione di queste questioni minori svaluta l’intera lettera. Sicuramente gli autori sanno – o dovrebbero sapere – che i difensori di Papa Francesco si legheranno a queste banali questioni, sfruttandole per sostenere che la lettera non dovrebbe essere presa sul serio. Così la struttura stessa della Lettera di Pasqua tradisce una mancanza di prudenza, un’incapacità di anticipare le probabili conseguenze di questa dichiarazione pubblica. [Se Lawler parla di "forti argomentazioni", senza peraltro esprimere controdeduzioni di sorta, basta associarle a cosiddette lamentele (o non si tratta piuttosto di seri motivi di allarme) per cavarsela con un "poco persuasive"? E come non pensare che proprio la serietà dei motivi di allarme ha spinto all'azione pubblica, nella quale le supposte "questioni minori" o addirittura "banali" sono veri e propri macigni?]

È questa manifestazione di imprudenza che fa sorgere il sospetto che la lettera sia il risultato di una frustrazione repressa, perché non credo che gli autori di questa lettera – almeno quelli che conosco – siano per natura imprudenti. I fedeli cattolici, che chiedono aiuto pastorale, si chiedono che tipo di azione drammatica potremmo intraprendere, per svegliare i nostri pastori dal loro sonno. La frustrazione è in costante aumento, poiché l’epidemia di confusione si è diffusa in tutta la Chiesa. Continuerà a crescere, mentre la confusione continua a diffondersi, finché i vescovi non si esprimeranno. Ma cos’è che vogliamo che i vescovi dicano? Che il Papa è un eretico? Io, per esempio, sarei contento se i vescovi chiarissero che l’insegnamento della Chiesa non è cambiato, non cambierà, non può cambiare su questioni fondamentali come l’inviolabilità del vincolo matrimoniale e la santità dell’Eucaristia. Temo che questa lettera, chiedendo ai vescovi di fare troppo, possa avere l’infelice risultato di dare loro una scusa per non aver fatto il minimo, in termini di adempimento del loro incarico di insegnamento. [Altra contraddizione: riconosce la confusione, ne riconosce la gravità insieme alla necessità che i vescovi si pronuncino. Poi esprime un pio desiderio che cozza con la realtà e rischia di rimanere tale ad aeternum. E allora? Tutto questo è forse convincente? ]

43 commenti:

fabrizio giudici ha detto...

I “casi di eresia” menzionati nella lettera sono stati negati, e ripetutamente. Gli autori della lettera sono convinti dei propri argomenti, ma non hanno convinto gli altri. Infatti, loro non hanno convinto me, e se non riescono a convincere un lettore bendisposto, è molto improbabile che convincano un mondo scettico.

Io avevo capito che la lettera è indirizzata ai vescovi perché facciano qualcosa; non ad aprire un Gran Dibattito Nazionale come fanno in Francia. Voglio dire: che persone di spicco, con competenza, pubblichino la loro opinione non è certo un male, e la leggo con interesse. Ma di questo passo moriremo di dibattiti, come il PD. Dunque, non è il "mondo scettico" che va convinto: chissenefrega. Va convinto almeno qualche vescovo, a fare qualcosa; non necessariamente proclamare l'eresia. Se un discreto numero di vescovi avessero l'umiltà, - quell'umiltà che ci predicozzano ad ogni pié sospinto e che non dimostrano mai di avere - di dire pubblicamente: "Fedeli carissimi, la Chiesa è piombata nel caos più totale, per colpa nostra e dei nostri predecessori. Onestamente, non sappiamo cosa fare. L'unica cosa che possiamo fare e chiedervi di pregare perché il Signore ci tiri fuori dal fosso in cui ci siamo cacciati". Intendo dire, chiaramente, non un generico invito a pregare, perché anche di quello sono stufo: i cattolici lo sanno benissimo che bisogna pregare in continuazione (e ormai i sedicenti cattolici che invece non lo capiscono non lo capiranno più, salvo nasata su un muro). Intendo un invito a pregare dopo aver detto con tutta la chiarezza necessaria che la Chiesa è in una situazione disastrosa. Basta con il clericalese e con le foto con sorrisini stereotipati. Solo un pugno di cardinali finora l'ha detto con sufficiente chiarezza, e solo uno (Burke) ha indetto un'iniziativa di preghiera regolare e ben motivata.

Anonimo ha detto...

Ottima conferenza del Prof. Pieluigi Pavone. è tutta da ascoltare, ma per chi ha poco tempo consiglio almeno di ascoltare dal minuto 42.50. Pavone commenta in modo eccellente e illuminante il paragrafo 22 di Gaudium et spes.
Pavone è un bravissimo filosofo cattolico e tutte le sue conferenze su youtube sono di grandissimo interesse.
https://www.youtube.com/watch?v=uohDxWj8wws

fabrizio giudici ha detto...

Infatti, loro non hanno convinto me, e se non riescono a convincere un lettore bendisposto, è molto improbabile che convincano un mondo scettico.

Più rileggo la frase, più mi rendo conto di quanto sia assurda. Ma come si può pensare che su una questione così delicata un cattolico pensi all'opinione pubblica?

mic ha detto...

Fabtizio, ed è un cattolico inseribile in una fascia di impegnati...

Anonimo ha detto...

La struttura della lettera di Pasqua...tradisce l'incapacità di anticipare le probabili conseguenze che questa dichiarazione avrà...leggo. Quali conseguenze? E' un invito a chiarire ai fedeli che la dottrina di Cristo non cambia nei secoli perché la verità è immutabile e quindi nessuno, ripeto nessuno, può adulterarla, cioè chi lo fa è eretico chiunque sia.E anatema, lo dice san Paolo. Dato che i fedeli lo hanno dichiarato, adesso i vescovi o concordano o negano o fanno silenzio come fatto sinora. Nella peggiore ipotesi quindi tacciono, nella migliore davanti a Dio dichiarano eretico chi lo è, chiunque sia. Oppure si accollano la responsabilità di dichiarare le eresie dottrina valida. Il silenzio comunque assente all'ultima gravissima responsabilità complice. Eresia formale cosa significa per voi, chiedo un chiarimento.

mic ha detto...

Nella peggiore ipotesi quindi tacciono, nella migliore davanti a Dio dichiarano eretico chi lo è, chiunque sia. Oppure si accollano la responsabilità di dichiarare le eresie dottrina valida. Il silenzio comunque assente all'ultima gravissima responsabilità complice. Eresia formale cosa significa per voi, chiedo un chiarimento.

Can. 751 CIC - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa (formale se consapevole, materiale se non consapevole). Deve essere manifestata all'esterno e pertinace, ostinata.
Non si è parlato di eresia formale finora perché cifra dell'attuale papa è l'ambiguità, il dire e non dire, il buttar lì lasciando intendere senza esplicitare, lasciare che altri dicano senza smentire.... Ma la negazione di verità rivelate da parte di Papa Francesco è evidente per ogni Cattolico istruito nella fede, il quale voglia effettivamente guardare in faccia l’evidenza.
Mntre i cattolici ritengono giustamente che il Papa si pronunci infallibilmente solo quando si verificano certe condizioni strettamente definite, la Chiesa non dice che egli non possa cadere nell’eresia, quando si esprima al di fuori di quelle condizioni.

Finché sono i soliti pompieri progressisti a dichiarare dottrina valida ciò che contraddice l'insegnamento costante della Chiesa e minaccia le fondamenta del suo patrimonio di valori, nulla quaestio....

mic ha detto...

Nella peggiore ipotesi quindi tacciono, nella migliore davanti a Dio dichiarano eretico chi lo è, chiunque sia. Oppure si accollano la responsabilità di dichiarare le eresie dottrina valida. Il silenzio comunque assente all'ultima gravissima responsabilità complice. Eresia formale cosa significa per voi, chiedo un chiarimento.

Can. 751 CIC - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa (formale se consapevole, materiale se non consapevole). Deve essere manifestata all'esterno e pertinace, ostinata.
Non si è parlato di eresia formale finora perché cifra dell'attuale papa è l'ambiguità, il dire e non dire, il buttar lì lasciando intendere senza esplicitare, lasciare che altri dicano senza smentire.... Ma la sua negazione di verità rivelate è riconoscibile da ogni Cattolico istruito nella fede, il quale voglia effettivamente guardare in faccia l’evidenza.
Mentre i cattolici ritengono giustamente che il Papa si pronunci infallibilmente solo quando si verificano certe condizioni strettamente definite, la Chiesa non dice che egli non possa cadere nell’eresia, quando si esprima al di fuori di quelle condizioni.

Finché sono i soliti pompieri progressisti a dichiarare dottrina valida ciò che contraddice l'insegnamento costante della Chiesa e minaccia le fondamenta del suo patrimonio di valori, nulla quaestio....

mic ha detto...

... nulla quaestio, per modo di dire perché ne va comunque della salus animarum.
Molto più grave se lo fanno i vescovi e non vengono corretti...

Anonimo ha detto...

Fino a quando Signore??

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13459024/papa-francesco-ordine-vaticano-matteo-salvini-elezioni-europee-chiesa-influenza-politica.html

https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13458790/vaticano-papa-francesco-bulgaria-migranti-profughi-rifugiati-.html

Anonimo ha detto...

Scrive A.M. Valli
Cari amici, vorrei tornare oggi sulla questione dei due papi. Lo faccio pubblicando un lettera che mi è stata inviata da don Alessandro Minutella e precisando subito che pur non condividendola in tutto e per tutto (don Minutella ha molte certezze, io ho soprattutto dubbi) mi sembra opportuna perché, effettivamente, credo non si possa continuare a vivere l’attuale situazione come se nulla fosse, mentre in realtà le contraddizioni stanno emergendo in tutta la loro evidenza e gravità.
La pubblicazione dei cosiddetti Appunti di Benedetto XVI dedicati alla questione degli abusi nella Chiesa ha segnato un punto di non ritorno. La decisione di rompere il silenzio ha qualcosa di sconvolgente, soprattutto perché Joseph Ratzinger non solo, derogando alla decisione di vivere nascosto, è intervenuto su un tema caldissimo, ma lo ha fatto sostenendo tesi che sconfessano la posizione sostenuta da Francesco.
Dietro la forma, come sempre, cortese e compassata, il piccolo saggio sulla questione degli abusi ha un contenuto polemico che non può essere ignorato. In pratica Benedetto XVI ha detto: “Guardate che le cose non stanno come vorrebbero farvi credere”. E se ha sentito il bisogno di parlare significa che ha avvertito un pericolo grande.
Naturalmente si può discutere (come in effetti si è discusso) sulle tesi di Benedetto XVI, ma qui il problema è un altro. Il problema è che papa Benedetto ha voluto parlare.
Non credo che, ponendo tali questioni, si possa essere accusati di dietrologia. La questione è sostanziale. Nei fatti, la coesistenza dei due papi continua a dare adito a tensioni sempre più manifeste e a domande che ancora non hanno trovato risposte adeguate, e tutto ciò non può essere derubricato come anomalia temporanea.
Come giustamente ha scritto Sandro Magister, tra i due papi ormai “è frattura”. Non c’è altra espressione da usare. Frattura confermata dalla gelida (per non dire infastidita) accoglienza data agli Appunti dai media vaticani e dal silenzio di Francesco, atteggiamento da lui assunto ogni volta che si sente messo alla prova.
D’altra parte, la reazione stizzita di alcuni commentatori favorevoli a Francesco, secondo i quali la coabitazione dei due papi sarebbe possibile solo se Ratzinger sparisse come morto, dimostra che il nervo è scopertissimo.
E di nuovo torna la domanda: fino a quando sarà possibile andare avanti con la finzione secondo cui questa situazione è normale e tutto sta andando bene?
https://www.aldomariavalli.it/2019/05/06/dove-pietro-e-chi-e-pietro-con-una-lettera-di-don-minutella/

Anonimo ha detto...

"D’altra parte, la reazione stizzita di alcuni commentatori favorevoli a Francesco, secondo i quali la coabitazione dei due papi sarebbe possibile solo se Ratzinger sparisse come morto"

Non è vero: papa Ratzinger e papa Bergoglio vanno d'accordissimo e sono pure amici. Lasciateli lavorare in pace e in armonia una buona volta per il bene di tutti noi veri cattolici!!

irina ha detto...

Questa lettera è un passo importante. Perfettibile certo, come ogni cosa al mondo. Ognuno di noi l'avrebbe scritta in maniera più così, più cosà. Evitiamo di farci le pulci reciprocamente. Esiste questa confusione diffusa? Sì. Bene. Chi risponde dello sbandamento delle pecore davanti a Dio? Il Papa. Il Papa dunque non faccia orecchi da mercante. Non deve salvare la faccia, facendo finta di non sentire. Deve salvare l'anima sua e non deve perdere neanche una pecora. Le noie di qua sono nulla, di là le sceneggiate non servono, perché sono impossibili davanti alla Verità. Quindi si affretti a riprendere la sua croce e si ravveda.

Rimango dell'idea che è meglio buttarsi il più possibile su fatti mondani, più terra terra ma, indiscutibili. La mia posizione già l'ho espressa altrove. Bisogna mettersi sul suo piano di non credente, per essere chiari. L'eresia, i dubia, le domande rispettose lui le ha messe in cantina, come metterà questa lettera, che se ho fatto i conti giusti è il quinto documento di richiamo. E' bene che questi documenti rimangano a futura e presente memoria, arriviamo a sette, poi basta. Nel mentre prendiamo l'esempio del caso McCarrick, quand'è che sono state prese iniziative rigorose rigorose? Quando il mondo laico si è alzato come un sol uomo. Se vogliamo dirla tutta, in merito, non credo che esista solo questo di caso pesante. Nonostante ciò bisogna che lui senta tremar la terra sotto i suoi piedi quando uomini e donne della terra, alzatisi, diranno: NO sincretismo, Sì Cattolicesimo. Un boato! E' inutile che andiamo pietendo di qua e di là. Ormai molti consacrati sono fatti della stessa pasta. Ma noi vogliamo essere cattolici! Sempre più,sempre meglio. Anche con tutti gli appellativi che il mondo dirà dietro di noi.

Anonimo ha detto...

l'invenzione tutta nuova e nullo cattolica del doppio papato a me risulta eresia ….

Anonimo ha detto...

Io dal contesto della frase avevo capito che con "scettico" si intendano i cattolici che stimano Bergoglio (scettici sull'idea che sia eretico)

Anonimo ha detto...

“…il Papa è un eretico? Non sono qualificato per affrontare la questione. E non so chi lo sia.” commento dello scrittore e giornalista Phil Lawler sulla “Lettera di Pasqua” che accusa il Papa di eresia.
Infatti, questo scrittore e giornalista, se non si ritiene competente nell’argomento, perche’ arrogarsi il diritto di censurare “La lettera di Pasqua” che accusa il Papa di eresia? L’incompetenza gli preclude ogni approvazione e disapprovazione di sorta! Mi meraviglia e mi irrita che si dia visibilità a degli incompetenti: io non darei da costruire un ponte a un farmacista! Questo agire contribuisce in grande misura a far crescere la confusione e i dubbi già in atto!
Voglio svelare un segreto al sig. Phil Lawler, che a qualcuno sembrerà il segreto di Pulcinella, ed è questo: è il popolo di Dio che è qualificato ad accusare il Papa di eresia ed il Papa è obbligato a rispondere se non vuole mancare al suo mandato che è quello di tenere unito il gregge e come Vicario, titolo che Bergoglio pare abbia rifiutato, fare in modo “che nessuno di quelli che mi hai dato, o Padre, vada perduto!”.
Se non il popolo, chi? Forse le alte sfere della Chiesa, avvicendate con soldataglie mercenarie e apostate? No, solo il popolo, solo pochi santi sacerdoti, e quei pochi, ormai senza voce, che vogliono onorare il colore del loro vestimento “usque ad sanguinem!”
Antonio Manzionna

fabrizio giudici ha detto...

è il popolo di Dio che è qualificato ad accusare il Papa di eresia

No. Teniamo la calma e la prudenza. Se il popolo fosse qualificato, staremmo ribaltando il concetto di gerarchia. Lawler da un certo punto di vista ha ragione sul fatto che non ci siano certezze su chi sia qualificato, nel senso che è una questione che va affrontata e la Lettera ha il merito di portarla alla ribalta.

Anonimo ha detto...

https://cordialiter2.blogspot.com/

LUNEDÌ 6 MAGGIO 2019
Premio Stalin per la pace

Spesso quando penso ai modernisti mi vengono in mente i loro compagni comunisti. Quante menzogne hanno seminato i rossi tra la gente! Sapevano mistificare la realtà in maniera spudorata: parlavano di pace, e intanto massacravano milioni di uomini e tenevano in schiavitù interi popoli. Addirittura nel 1950, in contrapposizione al “Premio Nobel per la pace”, istituirono il “Premio Stalin per la pace”. Non sto scherzando, ebbero la sfrontatezza di istituire un premio per la pace dedicandolo a “Baffone”, che durante la sua lunga tirannia causò la morte di decine di milioni di persone. È veramente una cosa assurda!


Anche i modernisti parlano di pace, fratellanza, amicizia, e intanto perseguitano continuamente quei cattolici che secondo loro sono “colpevoli” di voler rimanere fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Addirittura hanno la faccia tosta di accusare i cattolici fedeli alla Tradizione di creare divisioni nel Corpo Mistico di Cristo! Mistificano la realtà proprio come i comunisti che sulla “Pravda”, l'organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Sovietico, sparavano menzogne a raffica, calunniando, inventando fatti o stravolgendone il significato. Il comunismo e il modernismo sono ideologie fondate sulla menzogna, ed entrambe hanno una visione immanentista della vita.

I modernisti parlano di pace e intanto fanno la guerra, causando la desertificazione spirituale. E se qualche cattolico con la schiena dritta osa ricordare ai novatori il Magistero perenne della Chiesa, viene accusato ingiustamente di fomentare divisioni. Ciò mi ricorda le persecuzioni subite da San Paolo, il quale veniva scacciato dalle città in cui faceva apostolato, accusato di turbare l'ordine pubblico. Noi accettiamo tutti i dogmi di fede e tutti gli insegnamenti dei Sommi Pontefici su questioni morali, eppure siamo accusati di turbare “l'ordine pubblico” nella Chiesa. In realtà ciò che turbiamo è il tentativo dei modernisti di fondare una “nuova religione” senza dogmi definiti e senza una morale vincolante. Che cosa pretendono, che ce ne restiamo in silenzio mentre loro riducono in macerie la Chiesa? Giammai! Daremo battaglia fino all'ultimo respiro! A noi gli applausi del mondo non ci interessano, il nostro scopo è solo quello di dare gloria a Dio osservando fedelmente la sua santa Legge. Noi non odiamo nessuno, né i modernisti né i rossi, anzi preghiamo affinché lascino i loro errori dottrinali e abbraccino la Fede cattolica nella sua interezza, senza fare sconti o “depenalizzare” alcuni Comandamenti del Decalogo.

Se i modernisti dovessero intestardirsi e continuare la “lotta continua” contro la Tradizione, parlando di pace e fomentando lo scontro nella Chiesa, sappiano che andranno in contro a una disfatta tremenda, peggio di quella di Napoleone a Waterloo. Potranno pure ottenere l'approvazione e gli applausi dei rossi (una sorta di “premio di consolazione”, visto che oggi il “Premio Stalin per la pace” non esiste più), ma non riusciranno a demolire il Corpo Mistico di Cristo. Guai a chi semina scandali e trascina le anime nell'errore! Con Dio non si scherza

Anonimo ha detto...

https://www.radiospada.org/2015/01/papa-giovanni-xxii-fu-davvero-eretico/comment-page-1/#comment-41071
Non condivido la tesi, ma questo articolo ha delle citazioni di s.Alfonso che possono essere utili.
Ma....se chi deve fare non fa, non è che si slitta ai successivi?...fino al popolo? Non sarebbe neanche la prima volta che il popolo si impone...

fabrizio giudici ha detto...

Ha firmato anche Seifert. Ivereigh è un auto-iettatore.

https://www.lifesitenews.com/blogs/renowned-philosopher-signs-petition-calling-on-bishops-to-investigate-pope-for-heresy

fabrizio giudici ha detto...

https://campariedemaistre.blogspot.com/2019/05/tradizione-scrittura-ed-eresia-un.html

Anonimo ha detto...

Il prof. Seifert e il card. Mueller

Bene, se ha firmato anche Seifert, filosofo prestigioso. Mi congratulo con lui. E' una firma pesante, la sua.
Intanto LifeSite News, cioè Maike Hickson, ha pubblicato un ottimo servizio sull'ultimo intervento del card. Mueller contro Bergoglio vale a dire le sue durissime critiche sul progetto di riforma della Curia targato Bergoglio, che procede a ritmo sempre più veloce verso la demolizione della Chiesa, applicando e ampliando l'impostazione del defunto e funesto card. Martini SI, uno dei suoi maestri spirituali.
Nella "riforma" di Bergoglio verrebbe in pratica a sparire la Congr. per la Dottrina della fede (ex Sant'Uffizio), sostituita da una sorta di Congr per l'Evangelizzazione, che trasformerebbe la curia in un insieme di Commissioni al servizio delle Conferenze Episcopali.
Giustamente anche se un po' tardi Mueller lamenta la riforma della Curia iniziata da Paolo VI, che cominciò a delegare i poteri del Sant'Uffizio alla Segreteria di Stato, organo "politico".
Non si avvede tuttavia il cardinale che tutto il Vaticano II è stato condotto dai neomodernisti con l'appoggio di Giov XXIII e Paolo Vi contro la Curia e con l'intenzione di "riformarla" nel modo più ampio possibile, a cominciare dal Sant'Uffizio (organo che vegliava sulla dottrina), che avrebbe dovuto esser assai diminuito, come accadde, se non
fatto sparire, come accadrebbe adesso con la "riforma" voluta da Bergoglio.
Mueller ha anche lamentato la pochezza e confusione dottrinale, l'ignoranza in teologia che il documento dimostra. Quest'ignoranza è il risultato di tanti anni di "riforme" sbagliate delle istituzioni della Chiesa, dico io. Il card. Mueller dovrebbe trarre le conclusioni dai suoi ripetuti e coraggiosi interventi critici e, se non firmare, mostrare pubblicamente un incoraggiamento per la nostra Lettera Aperta.
Questo papa va "corretto", come dice la Lettera! Le sue eresie devono esser pubblicamente dichiarate e lo si deve invitare caldamente a fare il mea culpa.
Ci fu un ampio movimento clericale e popolare per far ritrattare Giovanni XXII, che non aveva dimostrato l'animus dell'eretico, limitandosi a proporre alla discussione una nuova ma sbagliata dottrina, che lui difendeva convinto finché si decise a ritrattarla, di fronte alla disapprovazione generale.
Dobbiamo cercare di fare lo stesso con Bergoglio, cosa molto più difficile per la vastità dei suoi errori e perché sembra proprio incaponirsi in essi, tenacemente, immerso a capofitto in essi.
Però non disperiamo perché sappiamo che non esiste una predestinazione alla dannazione ma solo alla Gloria, negli eletti. PP

Anonimo ha detto...


CONTRORDINE COMPAGNI.

Almeno in parte. Sono andato su LifeSite. Il prof.
Seifert non ha firmato la Lettera Aperta ma la
Petizione che la affianca, con 4000 firme.
Dice di aver firmato la Petizione perché è
d'accordo con la sostanza della Lettera
o con la parte essenziale di essa (the bulk,
scrive). Vi sono delle parti sulle quali
non è evidentemente d'accordo, anche se non
parti principali.
E va bene. Sempre "lento pede", con mille
distinguo. Comunque, va bene anche così.
PP

Anonimo ha detto...

Che Bergoglio sia eretico, ed eretico FORMALE, è evidente a chiunque sia ben informato e che non si ostini a negare l'evidenza:

Copio ed incollo dalla critica teologica del 2016 all'Amoris laetitia ( https://www.corrispondenzaromana.it/lesortazione-apostolica-amoris-laetitia-una-critica-teologica/ ) :


"AL 159: ‘San Paolo raccomandava la verginità perché attendeva l’imminente ritorno di Gesù e voleva che tutti si concentrassero unicamente sull’evangelizzazione: «Il tempo si è fatto breve» (1 Cor 7, 29) […] Piuttosto che parlare in modo assoluto della superiorità della verginità, dovrebbe essere sufficiente indicare che i diversi stati della vita sono complementari, e che di conseguenza alcuni possono essere più perfetti in un modo ed altri in un altro.’

Intesa come negazione del fattto che uno stato di vita verginale consacrata a Cristo è superiore in sé allo stato del matrimonio cristiano:

i) Haeretica, sacrae Scripturae contraria.

ii) Perniciosa, suspensiva gravis resolutionis.

Concilio di Trento, Sessione XXIV, canone 10: “Se qualcuno afferma che la condizione maritale supera quella della verginità o del celibato, e che non è meglio o più benedetto restare nella verginità o nel celibato piuttosto che essere uniti in matrimonio, sia anatema” (DH 1810)."

"Piuttosto che parlare in modo assoluto della superiorità della verginità" : questa frase dimostra che Bergolio CONOSCE MOLTO BENE ciò che la Chiesa ha già DOGMATICAMENTE insegnato: ogni fedele di retta coscienza può già trarre le proprie conclusioni: l'eresia è presente e non è possibile affermare che sia soltanto materiale.

Gloria.tv ha detto...

Anonimo 19:32 riporta A.M.Valli.
Un sacerdote risponde:
Carissimo Aldo, ho letto nel suo blog l’intervista a don Alessandro Minutella. Ero amico di don Alessandro. In passato l’ho sostenuto a parole e con i fatti. A parole perché l’ho spesso incoraggiato a proseguire nella sua battaglia contro i maestri di errore, e mi sono complimentato più volte con lui quando faceva le catechesi su Radio Domina e confutava le eresie. Con i fatti perché l’ho sostenuto partecipando a qualche suo incontro, inoltre perché l’ho difeso privatamente di fronte ad altri, e mi sono offerto di difenderlo – se occorreva – come avocato rotale presso i dicasteri romani, la curia di Palermo e il tribunale ecclesiastico (ma don Alessandro ha creduto opportuno rivolgersi ad altri), e sono andato a consultare in suo favore il segretario della Segnatura apostolica, con il quale ho un rapporto di cordiale amicizia, per sapere come potevo procedere in caso avessi tutelato la sua causa. Però dopo l’incontro di Verona, tenutosi il 9 giugno dell’anno scorso, don Alessandro ha fatto una svolta: ha dichiarato – come ancora va dicendo e come lei stesso, Aldo, ricorda nell’intervista – che la Messa celebrata una cum Francisco, cioè in unione con Papa Francesco, è invalida. Questo è un errore gravissimo, perché in nessun documento del magistero autentico, in nessun padre o dottore della Chiesa, e in nessun manuale di teologia aderente al magistero autentico si sostiene la tesi suddetta. La Messa è sempre valida purché: 1) il ministro sia validamente ordinato (anche se eretico, scomunicato, scismatico, peccatore, massone); 2) sia celebrata con la materia e la forma stabilite dalla Chiesa (vero pane azzimo, vero vino di vite, formula della consacrazione secondo le rubriche del Messale); 3) il celebrante abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa (questo avviene sempre automaticamente quando il celebrante pronuncia le parole della consacrazione stabilite dalla Chiesa senza alterarle, a meno che il ministro non decida con un atto positivo della volontà di non fare ciò che fa la Chiesa). La presa di posizione di don Alessandro ha causato scompiglio e confusione tra tanti fedeli. Mi è stato chiesto da più parti, data la mia amicizia con don Alessandro, di invitarlo a ritrattare questo gravissimo errore, perché tante persone non ritenevano più necessario frequentare la Messa domenicale, da loro considerata invalida, e così non adempivano il terzo comandamento (“ricordati di santificare le feste”), che come lei sa obbliga sotto peccato mortale. Ho dunque contattato in vari modi don Alessandro domandandogli di correggere le sue affermazioni sbagliate, ma inutilmente. Ho dovuto allora dissociarmi da lui con dolore, perché in pratica don Alessandro Minutella mescola verità sacrosante con falsità altrettanto sacrosante, combatte l’eresia con l’eresia. Gli è stato chiesto di confrontarsi con teologi alla sua pari (per esempio con monsignor Livi), ma si rifiuta. Proclama di avere locuzioni dal Cielo, e si basa su di esse per sostenere le sue tesi, ma evidentemente non sono autentiche, perché Gesù. la Madonna e i santi non daranno mai messaggi celesti contrari alla dottrina della Chiesa. Sono stato esorcista ufficiale in una diocesi italiana, Aldo, e so come il diavolo può ingannare le anime travestendosi da angelo di luce. Con tutto ciò ho voluto dirle la verità. Dato l’errore in cui don Alessandro è caduto, purtroppo sembra che la scomunica inferta sia valida, e le ragioni che lui porta per dichiararla invalida non hanno solide fondamenta (gli atti del pontefice attuale, per quanto egli sia sostanzialmente eretico, ma non formalmente, conservano ancora valore giuridico). Con una benedizione.

fabrizio giudici ha detto...

Scusate se non sono stato chiaro ieri sera nella mia laconica segnalazione, ma nel link si leggeva "sign-petition".

Come dice il prof PP, l'importante è il suo supporto, ovvero la richiesta che i vescovi la prendano in considerazione, e il suo sostegno alla tesi principale, ovvero che sia necessaria l'indagine.

Anonimo ha detto...


Bergoglio non può dirsi ancora eretico in senso formale

La Lettera Aperta ai vescovi accusa forse Bergoglio di essere eretico in senso
formale?
Lo accusa di propalare eresie in modo a questo punto consapevole.
Ma basta questo a farlo dichiarare eretico in senso formale?
Non credo. Occorre appunto la pronuncia di un'autorità competente,
cosa complicata quando si tratta di un papa.
L'autorità competente deve rilevare l'ostinazione dell'eretico nei suoi
errori, mantenuta dopo ripetuti ammonimenti della stessa autorità competente.
Quand'è che Lutero è diventato eretico in senso formale, cioè (credo) secondo la
forma compiuta del peccato di eresia (il peccato richiede l'intenzione consapevole
per esser tale)? Prima o dopo la condanna di 41 sue proposizioni nella Bolla Exurge
Domine di Leone X, del 15.6.1520? Dopo, in conseguenza di questa condanna
ufficiale, avutasi dopo ripetuti ammonimenti e tentativi di dialogo, di farlo
recedere dai suoi errori, che erano eresie in senso materiale.
La Lettera Aperta mette in rilievo il fatto che, a questo punto, non si può più
nascondere la consapevolezza del Papa nell'agire contra doctrinam. Non sostiene
però che egli sia già da considerarsi eretico in senso formale. Questo spetterebbe
comunque all'organo magisterialmente competente. L'ostinazione nell'errore sta
cominciando da tempo ad apparire, di fronte agli ammonimenti. Lasciando stare
quelli di laici e singoli teologi, pensiamo a quelli dei cardinali dei Dubia e ai
ripetuti interventi del card. Mueller (che sono in realtà da leggersi come
ammonimenti a riprendere la retta via), pesantissimo l'ultimo contro la "riforma"
della Curia. Ma siamo sempre lì: l'ostinazione può (deve) esser rilevata ma viene
a costituire eresia in senso formale solo in seguito alla pronuncia dell'autorità competente perché solo tale pronuncia ci convince dell'esistenza del p e c c a t o di eresia.
O no? Se queste considerazioni non sono esatte, sono ben lieto di esser corretto da chi ne sa più di me.
PP

Anonimo ha detto...

Non è vero: papa Ratzinger e papa Bergoglio vanno d'accordissimo e sono pure amici. Lavorano in pace ed armonia per la DISTRUZIONE DI TUTTI GLI ULTIMI BUONI CATTOLICI RIMASTI.

fabrizio giudici ha detto...

Un riassunto della situazione ad oggi:

https://www.lifesitenews.com/news/leading-catholics-react-to-open-letter-accusing-pope-francis-of-heresy

(l'articolo però dimentica di riportare che Condon, pur critico, ritiene che sia necessario che i vescovi accolgano la richiesta di analisi).

Anonimo ha detto...

Un anonimo sacerdote americano, che voleva firmare la Lettera Aperta in cui si definiscono eretiche le posizioni di Papa Francesco, è stato "minacciato di sospensione dai suoi superiori", ha scritto Maike Hickson su Twitter (6 maggio).

La Hickson è la moglie di Robert Hickson, uno dei firmatari e organizza gli aggiornamenti della lettera originale.

Anonimo ha detto...

Una richiesta di chiarimento: si parla di questo prossimo Sinodo sull'Amazzonia, nel quale si potrebbe discutere della possibilità dei cosiddetti "viri probati" di "celebrare" la Messa. Quali sono le caratteristiche che questi "viri" di provata fede dovrebbero avere per vedersi riconosciuto questo ruolo? Devono essere sposati? Dei celibi di provata fede che si farà? Avranno qualche chance di vedersi riconosciuto analogo "diritto"? Chi conferirà loro questo potere? I vescovi?
Grazie per una risposta.

fabrizio giudici ha detto...

@Anonimo delle 20:44

Messo per iscritto, dovremo attendere il Sinodo. Nella sostanza: faranno una gara di dizione per selezionare quelli che meglio declamano parole come "misericordia", "accompagnamento", "non giudicare".

fabrizio giudici ha detto...

Dimenticavo la più importante: "Come dice Papa Francesco...".

Anonimo ha detto...

L'eresia formale, come ha puntualizzato Mic, è la consapevolezza di essere nell'errore, cioè opporsi a qualcosa che si sa essere già definito, come giustamente l'esempio dell'anonimo 0,11 espone, Bergoglio è eretico formale, ed è solo un fatto tra i tanti, l'adulterio ad esempio è stato escluso da Gesù stesso eppure viene avvallato (già Ratzinger aveva introdotto motivi di incompatibilità psicologica per la nullità, anche questo eretico contro il Vangelo ), idem per il "chi sono io per giudicare un gay "come mons.Ricca che ho premiato allo Ior e s Marta? Va contro la Divina rivelazione: Sodoma e Gomorra, nominate nell'AT e nel NT e nel Vangelo stesso. Ed ancora. Quello che mi pare si confonda è piuttosto la dichiarazione pubblica che è la successiva presa di atto ufficiale. Faccio un esempio: quando mons.Lefebvre venne scomunicato da Giovanni Paolo II, era già scomunicato ipso facto (come ora) ma si era provveduto latae sententiae, che era solo una comunicazione ufficiale,una presa di atto dell'avvenuto. Scomunica ferendae sententiae invece è diverso,deve essere comminata, ma l'eresia non rientra in questa, ma nell'ipso facto.
http://www.cattoliciromani.com/21-diritto-canonico/54283-scomunica-ferendae-sententiae-parliamone

Anonimo ha detto...


Ma la consapevolezza è un fatto interiore, un dato di coscienza.
Come risulta essa dall'esterno?
Dal fatto del semplice opporsi ad un dogma di fede o dalla
ostinazione nell'opporsi, nonostante gli ammonimenti e gli avvisi?
Se l'eretico viene condannato solo dopo esser stato ammonito
e più di una volta, per indurlo ad abiurare i suoi errori,
non dimostra questo che occorre una prova della consapevolezza
interiore, dell'esistenza dell'animus dell'eretico nell'accusato
di eresia? E che
questa prova è data proprio dal perseverare nell'errore
nonostante i ripetuti ammonimenti (discorsi, discussioni, inviti
etc)? L'eresia è un peccato, occorre la prova che ci sia l'intenzione
di commetterlo. Per questo il CIC parla di "ostinata negazione o
ostinato dubbio" (pertinax denegatio, dubitatio, c. 751).
Non basta la negazione, deve essere "ostinata" e l'ostinazione
risulta dal perseverare nonostante gli ammonimenti pubblici.

Nel caso addirittura di un papa sospettato di eresia, ci devono
essere gli ammonimenti di rito da parte di chi ha la competenza a farli
e il suo perseverare nonostante tali ammonimenti. La Lettera
Aperta fa rilevare che l'atteggiamento ostinato del Papa comincia
a far vedere la "pertinacia" dell'eretico in senso formale, ma
non mi sembra che si arroghi l'autorità di dichiararlo tale.
PP

Anonimo ha detto...


LifeSiteNews ha pubblicato da circa mezzora una intervista del prof. Pierantoni

E' uno dei firmatari ed anzi dei protagonisti della stesura della Lettera Aperta.
L'intervista è lunga e formidabile. Con assoluta calma e precisione
spiega tutti i punti essenziali della Lettera.
Per ciò che riguarda il nostro interrogarci sul significato di "eretico
formale" il prof. Pierantoni chiarisce che tale concetto si può intendere
in due modi.
Rinvio al suo testo, data anche l'ora tarda.
(Ha anche detto che i firmatari sono ora 81).
PP

Anonimo ha detto...

Sul Sinodo dell'Amazzonia

http://m.ilgiornale.it/news/2019/05/07/niente-sara-piu-come-prima-arriva-la-rivoluzione-del-papa/1690660/

Anonimo ha detto...

https://www.radiospada.org/2019/05/il-guelfo-rosa-torna-sulla-lettera-ai-vescovi-eresie-di-bergoglio-burke-e-schneider/

mic ha detto...

Radio Spada dice, a ragion veduta, che la radice della crisi è nel concilio e definisce i firmatari della lettera "modernisti conservatori" assimilabili ai semiariani. E questo perché nella lettera e in recenti dichiarazioni vengono citate fonti conciliari e post mentre non si condanna esplicitamenteil concilio.
Faccio una considerazione molto semplice. In un habitat come quello attuale, come si può pensare di interloquire se non sullo stesso terreno? 
Siamo consapevoli, e l'abbiamo ribadito ad nauseam, che le radici del problema sono nel concilio e non semplicemente in una cattiva applicazione.
Ma quando si citano parti commestibili delle fonti incriminate mi pare che non si inganni nessuno. E da qualche parte bisogna pur cominciare... ovvio che poi bisognerà andare fino in fondo! Ma si è creato uno iato (che a lasciar correre rischia di diventare incolmabile) e che invece occorre colmare...
Non a caso mons Schneider parla di "nuovo sillabo" sancito da un nuovo papa. Umanamente può sembrere impossibile; ma bisogna pur cominciare da uno step iniziale..

mic ha detto...

Certo brancoliamo nel buio, perché il gregge è disperso rispetto alle guide terrene, ma non rispetto al Pastore Grande. Io non so come; ma se facciamo tutti del nostro meglio Lui potrà sorprenderci.

irina ha detto...

Nella ostinazione vi è sia la superbia che acceca, sia l'accidia che immobilizza. La superbia porta a considerare te stesso superiore agli altri, superiore quindi anche nella attività umana del conoscere; ma il conoscere umano è sempre limitato, anche se ogni generazione passa il suo sapere alla generazione seguente, quindi si assomma, per quel che può, al sapere dei chi l'ha preceduto. Conoscendo e sapendo si capisce quanto ancora non si sa, e si diventa più umili, sempre che la persona non sia un caratteriale, che è accecato dalla sua presunzione, dal suo pregiudizio di essere lui, comunque superiore agli altri in forza di sapere quel poco che sa e che gli è stato trasmesso da altri con l'assicurazione che questo fosse il vero e completo ed essenziale, degno di essere conosciuto. Avendo quindi evitato a se stesso di affrontare la fatica ed il dolore della sua verifica personale, aldilà di quello che amici e parenti, comunque ignoranti gli hanno trasmesso spesso nella discreta complicità affettiva , davanti a se stesso rinnega la sua capacità di giudizio e pigramente, con la pesantezza dell'inerzia e della ottusità mentale, si radica nell'errore, cioè si ostina nell'errore, credendo falsamente che questo errore ciecamente ribadito, venga dal mondo, che l'errore gli ha trasmesso, considerato una verità potente, quanto potenti sono la sua accidia e la sua superbia che lo immobilizzano nella ignoranza. Sembra un paradosso ma, spesso queste persone superbe nella percezione di se stesse ed accidiose mentalmente sono fisicamente iperattive.

fabrizio giudici ha detto...

Molti articoli di Radio Spada (e non solo) hanno un problema di fondo: pur contenendo questioni interessanti, come questo, traspare una sorta di zelo amaro: l'autore sembra guardare con sufficienza tutto il resto del mondo, convinto di avere solo lui la soluzione del problema. Solo che si limita a scriverla su Radio Spada e magari su qualche libro, agendo dal tetto della sua torre d'avorio. Così è facile dire cose nette e secche e criticare tutto il resto. Chi prova a fare qualcosa in concreto innanzitutto non può agire da solo e deve fare rete; questo vuol dire mettere d'accordo su una base comune un gran numero di persone e, nel processo, inevitabilmente esce un compromesso o un errore. Ma almeno si fa un passo concreto e si muove qualcosa.

Mi rimane poi sempre il dubbio che in fondo ci sia l'atteggiamento di Giona, che aspetta solo di vedere la punizione di Dio scatenarsi dal Cielo.

Anonimo ha detto...

Eresia formale, noi in massa siamo stati eretici materiali dopo il concilio, accettando le modifiche, siamo divenuti o diveniamo formali a gradi, man mano che aderiamo all'errore consapevolmente, pur sapendo e conoscendo (o comunque non scusati in quanto dovremmo conoscerlo) il Vangelo. La materia è eretica ma nel momento che ne divento consapevole divento formalmente eretico se non ripudio la materia. Ora il peccato diviene delitto consapevole contro Dio, il peggiore quando è poi gerarchico o addirittura del vertice. Qui scatta però l'impossibilità materiale di essere ignorante in merito, per cui l'adesione a eresie contro il Vangelo e dogmi e Magistero come sempre creduto diviene immediatamente formale. Oltre a ciò esiste la pertinacia. Certamente come fa notare Mic si tratta di colmare i vuoti del passato, ovvero direi che a causa della gerarchia accidiosa per decenni, nel nome di una papolatria sostituitasi nei seminari al posto della esatta latria a Dio Trinità,anche come conseguenza ai continuati attacchi al papato dei secoli, si tratta ora di trovare una soluzione che scavalchi i compromessi acquisiti nella seconda metà del XX secolo. Se i fatti di oggi fossero avvenuti negli anni '50, '60, si sarebbe verificata una levata di scudi immediata, oggi, a forza di compromessi digeriti, abbiamo lo stomaco deviato. La Lettera è una dichiarazione di eresia di per sé, che chiede ai Vescovi di farla propria. Non credo avverrà, il coraggio manca.

Anonimo ha detto...

Les signes des temps sont déjà commencés.