lunedì 27 maggio 2019

Intervista a un prete convertito dall’Islam

Precedenti nel blog [qui - qui - qui - qui]. Se non si fosse abbandonato l'Annuncio e la testimonianza per un malinteso proselitismo (ci siamo aggiornati sul tema qui) non sarebbero prevalsi gli pseudo-valori illuministi su quelli perenni e la conversione dall'islam è ciò che dovrebbe e potrebbe accadere in tutta Europa. Invece ci tocca assistere ad inauditi e nefasti rischi di illogica e suicidaria acquiescenza da parte della nostra fede, cultura e civiltà... (Il sito è ricco di informazioni e riflessioni sel sofferto e controverso tema, agevolmente rintracciabili con l'aiuto del motore di ricerca interno)

Molte persone lasciano l’Islam per il cristianesimo, afferma un prete cattolico, ex musulmano.

Padre Paul-Elie Cheknoun era presente a Roma il 19 marzo per partecipare alla Notte dei testimoni organizzata da Aiuto alla Chiesa che Soffre. Proveniente da una famiglia algerina musulmana, padre Cheknoun s’è convertito al cristianesimo negli anni ’90 prima di essere ordinato prete nel 2007. Per lui, molti musulmani continuano a convertirsi malgrado le persistenti difficoltà.

Lei ha fatto il grande salto convertendosi al cristianesimo, non senza difficoltà. È un caso isolato?
No: numerosi musulmani diventano cristiani, in Algeria – nel Paese dell’Islam – come pure in Francia. Solo in Algeria si stima che, dagli anni ’90, ci siano state decine di migliaia di conversioni, principalmente nella mia regione natale, la Kabylie. Si tratta essenzialmente di evangelici, molto attivi nell’evangelizzazione, ma alcuni sono diventati cattolici. Io stesso ho conosciuto Cristo nel 1999 e sono diventato cattolico nel 2005.

La conversione comporta dei rischi per quanti vogliono lasciare l’Islam?
I convertiti continuano ad essere malmenati e perseguitati. Non è raro che siano marginalizzati dalla loro stessa famiglia e dai vicini. L’Islam condanna a morte la conversione, l’apostasia, ma talvolta – per non uccidere dei musulmani – mettono gli apostati “in quarantena” e il più delle volte li allontanano fisicamente. Numerosi convertiti si ritrovano quindi per strada. Da parte mia, ho avuto la grazia di avere un padre molto aperto e che ha accettato la mia scelta. Però sono un’eccezione. Ecco perché molti sono costretti a nascondere la conversione in famiglia.

Come vive in Algeria?
In terra islamica, faccio in modo di passare inosservato. Non porto la talare né la croce, mai. Non ho alcun segno distintivo. Il colletto lo metto solo quando sono in una chiesa o in un luogo cristiano. Non mi faccio notare, è quello che fanno tutti i convertiti. In contesto musulmano, bisogna farsi dimenticare: l’Islam non ci sopporta. Tutti viviamo la nostra fede nella discrezione.

Accogliete dei convertiti ad Algeri?
Nel 2006 è stata votata una legge, dal Parlamento algerino: pretendeva di essere finalizzata a moderare i culti non musulmani. In realtà serve a frenare l’evangelizzazione e le conversioni. La legge punisce con 5 anni di prigione e con una salatissima multa ogni persona che viene trovata in possesso di letteratura cristiana, o che provi a convertire un musulmano, che critichi l’Islam o Maometto. Questo c’impedisce quindi di vivere serenamente, ma anche di evangelizzare per le strade. Ci si limita quindi in effetti ad accogliere le persone che vengono spontaneamente in chiesa, e ad accompagnarle. Comunque anche questo prende molto tempo: anche per battezzarne qualcuno bisogna discernere se si tratta di una vera conversione e se la persona si rende ben conto della portata dell’impegno.

Qual è la differenza fondamentale tra la Chiesa e l’Islam? Quella che l’ha spinta a cambiare religione.
La ragion d’essere dell’Islam è antitrinitaria, e quindi anticristiana. I musulmani rifiutano l’incarnazione e pretendono di correggere gli “errori del cristianesimo”. I musulmani pregano cinque volte al giorno e terminano sempre pregando per la dannazione dei giudei e dei cristiani. Dicono che i cristiani sono “perduti” e gli ebrei “dannati”. Numerosi versetti invitano a ucciderli, perché avrebbero falsificato i loro scritti, ucciso i loro profeti e non riconoscono Maometto. Gli jihadisti non inventano niente, questo terrorismo è scritto nel Corano.

Che cosa le ispirano i martiri algerini, presto beati?
Come ex musulmano, guardo a loro come a un esempio. Nella mia piccola città di Kabylie, quattro Padri Bianchi sono stati uccisi. All’epoca, avevo letto della loro morte nei giornali e m’ero detto che erano altre vittime del terrorismo. Non sono stato al loro funerale, ma so che tantissima gente c’era, essendo in molti costernati per la loro morte. Ma questa non è stata una sorpresa. I terroristi avevano ingiunto a tutti i cristiani di lasciare l’Algeria, e quelli che non avevano obbedito erano condannati.
[Fonte]

8 commenti:

irina ha detto...

Anche se noi spesso trattiamo l'argomento Islam, quando si legge una testimonianza diretta che viene dal loro campo, è diverso. Questo a livello di persone che non hanno alcuna responsabilità oltre il loro nascosto quotidiano. Stupisce molto di più invece la cieca propaganda di chi ha responsabilità ben diverse ed ha a disposizione il fior fiore di conoscitori e di studiosi dell'Islam che sono in grado di insegnare, di consigliare secondo verità. Ancora una volta si tocca con mano quindi la funesta azione della ideologia che, non solo interpreta secondo sue proprie categorie ma, sempre finisce con il coprire l'intera realtà fino a non vederla neanche più ed inoltre a non farla vedere a chi a lei si è affidato. Ciechi che guidano ciechi sono coloro che si affidano a qualunque ideologia, ideologia religiosa compresa come i fatti cattolici quotidianamente dimostrano.

Noi vogliam Dio......ecc. ha detto...

Sto dicendoti che noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla.

Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un’ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c’ è posto per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador.

E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli l’ Italia. E io l’Italia non gliela regalo.

(Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio, Rizzoli, 2014, 161 pagine)

http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2019/05/27/sono-nata-in-un-paesaggio-di-chiese-cristi-madonne/

Attilio Fabris ha detto...

Ringrazio vivamente p. Paolo Elia per la sua preziosa testimonianza.

Anonimo ha detto...


Non dobbiamo arrenderci ai musulmani anche in nome di tutti quelli venduti schiavi
sui loro mercati, di tutti i nostri
caduti combattendo contro di loro

Il tradimento della attuale Gerarchia cattolica, non riguarda solo i valori, religiosi
prima, culturali poi, in nome dei quali abbiamo sempre resistito all'islam invasore, in passato sotto la guida della Chiesa, dalla fede ancora intatta.
E quando abbiamo potuto abbiamo contrattacato, giustamente. Anche s. Francesco approvava
le Crociate. Riguarda anche il ricordo, la memoria condivisa come si dice oggi,
di tutti quelli che sono stati rapiti per secoli sulle nostre coste (e anche di altri paesi del Mediterraneo) e ridotti in schiavitù nei loro paesi- le nostre coste, nell'Italia meridionale, ridotte in miseria, devastate e spopolate dalla endemica pirateria degli arabi, saraceni prima e barbareschi poi, ma sempre musulmani -
Di tutti i caduti nelle sanguinose guerre e battaglie che abbiamo dovuto sostenere contro di loro per secoli, battaglie navali e terrestri, non solo per difenderci materialmente ma anche per difendere l'unica e vera fede e per difendere la sua sede fisica, geografica rappresentata da Roma.
H.

Anonimo ha detto...

Iran: cresce il popolo di Cristo nonostante le persecuzioni

In un ambiente ostile caratterizzato da persecuzioni di varia natura sta crescendo il numero di cristiani in Iran dove l’islamismo impera sia a livello sociale che politico dove il governo iraniano adotta una politica intesa a ostacolare la crescita della chiesa cristiana sul territorio iraniano.
I cittadini che accettano Gesù Cristo nella loro vita non sono liberi di manifestare la loro fede senza incorrere in coercizioni fisiche e morali. Molti dei nostri fratelli si riuniscono nelle case in modo clandestino dove la presenza di Dio non manca di benedire tramite il Suo Santo Spirito!
L’opera è di Dio e non potrà essere fermata da nessun piano d’uomo perché la volontà dell’uomo non può vincere la volontà dell’Onnipotente.

E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. (filippesi 1:6)

http://dioconnoi.altervista.org/cresce-il-popolo-di-cristo-nonostante-le-persecuzioni/

Anonimo ha detto...

Fuori tema:
La sconfitta di Bergoglio desunta dai risultati elettorali è come un novello schiaffo di Anagni.
Vedi: https://traditioliturgica.blogspot.com/2019/05/lo-schiaffo-di-anagni.html
Grazie per la lettura.

Anonimo ha detto...

Altri 4 cristiani uccisi in Burkina Faso, stavolta in una chiesa di Toulfé. È il quarto attacco ai cristiani nella ex colonia francese in un solo mese. Il grande classicista Theodor Mommsen scrisse che “il cristianesimo è diventata la religione del mondo attraverso l’Africa”. Cosa resta del cristianesimo in Nord Africa? Solo rovine. L’Islam radicale ci riprova altrove e ci riuscirà. I cristiani stanno già fuggendo dalle zone del Burkina Faso dove sono sotto attacco. Noi Occidentali esibizionisti siamo tagliati fuori dalla nostra stessa storia. E guardiamo ormai quasi con fastidio ai questi perseguitati come ai depositari di una cultura [ma innanzitutto di una fede] che noi abbiamo già perduto.

Anonimo ha detto...


La sconfitta politica di Bergoglio è come un nuovo "schiaffo di Anagni"?

Il paragone non mi sembra corretto. Bonifazio VIII perseguiva, è vero, una
politica teocratica nei confronti degli Stati.
Ma a questo l'autorità ecclesiastica era arrivata reagendo alle ingiuste
invasioni di campo del potere imperiale e monarchico nei suoi confronti,
che si focalizzavano nella questione della nomina dei vescovi, sulla quale
il potere civile voleva avere un solido controllo (e questo, anche se
giusitificato in apparenza da motivi pratici, finiva con il coartare la
libertà della Chiesa in un punto essenziale e corromperne i costumi).
Inoltre, il re di Francia
inaugurava una politica apertamente ostile al Papato in quanto istituzione
temporale, che il re voleva usare per i propri fini, come poi si vide con il
trasporto, più o meno imposto, della Sede Ap. ad Avignone.
Invece, qui da noi, nessuno vuol attentare alla libertà del Papa, totale anche come sovrano temporale: lo Stato italiano rispettosamente lo accontenta - vedi il famoso viaggio pro-migranti a Lampedusa e anche nelle isole greche.
E'invece il papa che ha dato vita ad una politica sempre più aggressiva, quasi quotidiana,
nei confronti delle forze politiche italiane che cercano di opporsi alla falsa "migrazione", in realtà una massiccia e articolata invasione musulmana dell'intera Europa, oltre che dell'Italia. Ha inaugurato una politica del tutto innaturale per la S. Sede, ponendosi addirittura come il protettore e quasi capo spirituale dell'invasione musulmana stessa!

Bonifazio VIII difendeva legittimi diritti della Chiesa, sbagliando là ove tentava di aprire ad una prospettiva teocratica; Papa Francesco, invece, stravolge la missione autentica della Chiesa, anche nel temporale, rendendola la Chiesa-istituzione parte attiva del processo di autoannientamento etico-etnico dell'Occidente, attualmente in corso.
Salvini si comporta da politico rispettoso della religione e dell'Autorità eccles., non mostra la volontà di offendere il Papa che portò allo "schiaffo di Anagni". Ha risposto educatamente ad un vero bombardamento di critiche, non solo assurde ma anche malevoli.
Come politico direttamente chiamato in causa aveva il dovere di rispondere.
PP