sabato 11 luglio 2020

Mala tempora currunt: la seconda rovinosa caduta di Costantinopoli

Vedi, nel blog, sulla deriva autoritaria e antieuropea in Turchia [qui - qui - qui - qui - qui].

Coincidenze: l'11 luglio, data in cui il mondo ha appreso che Santa Sofia, nata come cattedrale di Costantinopoli poi divenuta moschea di Istanbul e infine museo, tornerà ad essere moschea, si festeggia il Patrocinio sull'Europa di San Benedetto da Norcia.
E si festeggia inoltre Sant'Olga di Kiev, che compì un viaggio a Costantinopoli, ove richiese e ricevette il battesimo, e quando tornò a Kiev fondò una basilica anch'essa dedicata alla Santa Sofia e profuse tutto il suo impegno per diffondere il cristianesimo. L'Europa, orientale e occidentale, è nata cristiana, e Costantinopoli e la sua fu basilica cattedrale ne era uno dei centri spirituali... (R. De Albentiis)
"Davanti allo scempio odierno, davanti al quale l'Europa tace, ancora si negheranno le radici cristiane comuni dell'Europa?"
Probabilmente si negheranno, purtroppo; e l'Europa e l'Occidente apostati hanno più colpe di Erdogan...

Oh Madre di Dio risuoni in eterno il tuo santissimo Nome in Hagia Sophia
"Signore, io mi desterò dal mio sonno di marmo,
E dal mio sepolcro mistico io ritornerò
Per spalancare la murata porta d’Oro;
E, vittorioso sopra i Califfi,
Dopo averli ricacciati oltre l’Albero della Mela Rossa,
Cercherò riposo sui miei antichi confini.

Kostis Palamas - 1859-1943

Mala tempora currunt: la seconda rovinosa caduta di Costantinopoli

Con un colpo di spugna propagandistico, Erdogan cancella in un solo colpo la tradizione antichissima di Bisanzio, Costantinopoli e l’eredità stessa di Atatürk. Triste e desolante per la Turchia ma anche per l’Europa… Mala tempora currunt. Costantinopoli è caduta di nuovo. Santa Sofia, gioiello dell’architettura cristiana bizantina, modello al quale tutta l’arte bizantina ed anche islamica si è ispirata per secoli, potrebbe essere riconvertita in moschea, come all’epoca dell’arrivo di Maometto il Conquistatore, dopo l’assurda decisione del Consiglio di Stato turco: a ricordarci che viviamo in una nuova epoca di barbarie e sconvolgimenti politico-religiosi senza precedenti e che nessun simbolo è al riparo.

Dopo le statue abbattute ora anche quest’onta, il gioiello dei gioielli della Costantinopoli cristiana che potrebbe ridiventare luogo di culto per una singola religione perdendo così il suo intrinseco ecumenismo e la sua stessa sacralità e saggezza (da cui il nome “Hagia Sophia”, Divina Sapienza). E in tal modo, con un gesto arrogante e prettamente politico, verrebbe cancellata la storia d’Oriente e d’Occidente, l’apertura laica di Atatürk che giustamente l’aveva trasformata in museo dato il suo inestimabile valore, i mosaici del Cristo Pantocrator, di San Giovanni Battista ed altri simboli ieratici ancora perfettamente visibili (nonostante i tentativi iconoclasti di due religioni diverse). Con un colpo di spugna propagandistico (in vista dei 100 anni della Repubblica turca nel 2023) e sfruttando il prestigio storico-artistico e simbolico di Santa Sofia, Erdogan cancella in un solo colpo la tradizione antichissima di Bisanzio, Costantinopoli e l’eredità stessa di Atatürk. Triste e desolante per la Turchia ma anche per l’Europa.

Considerando sia la sua età (quasi quindici secoli), sia le sue dimensioni impressionanti (la navata centrale misura 70 per 80 metri e la cupola, di 32 metri di diametro, sembra sospesa a 56 metri dal suolo), sia il fatto che è ancora in piedi, solo il Pantheon di Roma (costruito quasi quattro secoli prima) può essere ragionevolmente paragonato alla bellezza senza tempo di questa basilica. La Basilica, che Giustiniano ha voluto che superasse in splendore il Tempio di Salomone, rimarrà per quasi mille anni il più grande santuario del mondo cristiano.

Fu nell’anno 325, il ventesimo del suo regno, che l’imperatore Costantino fece erigere la prima basilica, consacrata alla Divina Sapienza (in greco: Haghia Sophia), in un luogo dove erano stati già eretti templi pagani quando la città greca si chiamava ancora Bisanzio. Suo figlio la fece ingrandire e l’Haghia Sophia divenne la Chiesa Episcopale di Costantinopoli. Nel 404, sotto l’imperatore Arcadius, fu in parte incendiata durante una rivolta provocata dall’esilio di San Giovanni Crisostomo. Ricostruita nel 415 da Teodosio II, la basilica bruciò una seconda volta nel 532 durante la grande sedizione di Nika, nel quinto anno del regno di Giustiniano I. È a quest’ultimo imperatore che dobbiamo l’edificio che esiste ancora oggi. Voleva che il santuario della sua capitale fosse il più magnifico monumento visto dalla fondazione della città, così fece raccogliere i materiali più preziosi, i marmi più rari, le colonne più belle dei templi più famosi di tutte le province dell’impero. Così ricevette da Efeso otto colonne di breccia verde, probabilmente dal famoso tempio di Diana, e da Roma otto colonne di porfido, che l’imperatore Aureliano aveva rimosso in precedenza dal tempio di Giove Eliopolita a Baalbek. Dall’Egitto provennero materiali dai templi greci di Atena, Delo, Cizico, Iside e Osiride.

Due architetti greci, Anthémios di Tralles e Isidoro di Mileto, furono responsabili della direzione dei lavori, ma si diffuse la leggenda che l’imperatore avesse ricevuto da un angelo la pianta dell’edificio e il denaro necessario per la sua costruzione. Giustiniano voleva gettare lui stesso le fondamenta di un’opera che attraversasse i secoli. Una vasta spianata dunque, ricoperta da una specie di cemento laterizio che forma uno strato di venti piedi di spessore, che alla fine ha acquisito nel tempo la durezza del calcestruzzo, ed è servita come base per la costruzione. Le pareti erano costruite in mattoni, ma i pilastri furono edificati utilizzando grandi pietre calcaree cucite con spuntoni di ferro, così come le lastre di marmo: tutte le pareti erano rivestite dei marmi più preziosi dell’impero. Diecimila operai guidati da un centinaio di maestri muratori vennero impiegati nel cantiere. L’imperatore veniva a tutte le ore per sorvegliare il lavoro e premiare i più zelanti.

Per la costruzione della cupola, Giustiniano fece fare a Rodi dei mattoni di terracotta così leggera che secondo le cronache dodici di essi non pesavano più di un normale mattone. Portavano la seguente iscrizione: “È Dio che l’ha fondata, Dio l’aiuterà”. Riuscirà ad aiutarla anche contro il neo-ottomanesimo di Erdogan? Forse no. Il tempio dunque fu splendidamente decorato e completato nel 548. L’imperatore lo inaugurò con magnificenza. Dopo una marcia trionfale sull’Ippodromo, si recò alla basilica e gridò: “Gloria a Dio che mi ha giudicato degno di compiere quest’opera; ti ho superato, o Salomone!” Ci furono preghiere e feste pubbliche durate quattordici giorni. L’interno della chiesa ancora oggi è un capolavoro di leggerezza. La luce entra da tutti i lati attraverso sette ripiani architettonici ben contraddistinti. La base della cupola, a sua volta traforata maestosamente da una “corona” di 40 finestre, e affiancata a est e a ovest da due semicupole, è sostenuta da quattro pennacchi, che poggiano su massicci pilastri e permettono di passare da una pianta quadrata a una circolare (capolavoro assoluto dell’architettura dell’epoca). Questa cupola in mattoni, del diametro di 31 metri e la cui chiave di volta è posta a 55 metri dal suolo, è sostenuta da quattro massicci pilastri e dagli archi delle due semicupole. A terra il santuario si presenta internamente come un rettangolo lungo 77 metri e largo 71,20, diviso in tre campate. La navata centrale è sovrastata a est e a ovest da due semicupole. Queste semicupole, che fiancheggiano la cupola centrale, sono a loro volta affiancate da piccole cupole (una successione di volte a cascata che gli architetti ottomani ripresero nel XVI secolo). Le campate laterali sono sormontate, oltre che dal doppio nartece che dà accesso alla navata centrale, da una galleria con magnifiche colonne di marmo verde.

La ricca decorazione interna è caratterizzata da una lussureggiante policromia: marmi colorati e mosaici a fondo oro; i più famosi sono, tra gli altri, quelli che ornano il timpano della porta che si apre sul nartece (la Madonna in trono con il Bambino; al suo fianco, Costantino I le offre simbolicamente la città di Costantinopoli, mentre Giustiniano le presenta un modello di Santa Sofia) e quello sopra il timpano della Porta Reale (Cristo in trono). I mosaici sono stati liberati dall’intonaco nero che li ricopriva quando l’edificio era ancora una moschea e bisognava bigottamente cancellare tutti i simboli della cristianità. Ma il tempo li avrebbe preservati fino alla loro scoperta da parte di un architetto italiano nel XIX secolo. La cupola, costruita con eccessiva audacia, crollò nel 558 a causa di un terremoto. L’architetto Isidoro fu incaricato di ricostruirla. Ne ridusse il diametro e rinforzo’ i pilastri fissando all’esterno delle robuste e solide pareti. Nel 975, sotto gli imperatori Basilio II e Costantino IX, fu necessario un nuovo restauro. Nel 1347 un terremoto danneggiò la cupola, che dovette essere restaurata sotto la direzione degli architetti Astaros, Faciolatus e Giovanni Peralta. Il 29 maggio 1453, i turchi di Maometto il Conquistatore, dopo una strenua resistenza dei Bizantini durata diversi giorni, presero d’assalto la città dopo una serie di nefasti presagi (eclissi, statue che cadevano e si frantumavano durante processioni e veri e propri ‘bombardamenti’ ottomani con polvere da sparo). Il sultano, dopo la vittoria, fece visita a Hagia Sophia la sera stessa dando l’ordine di trasformarla in moschea. Il 1° giugno vi recitò la sua prima preghiera. Fece costruire un minareto e i due contrafforti che sostengono l’edificio a sud-est. Bayazid fece erigere il minareto di nord-est, e il sultano Selim II fece erigere il minareto occidentale e nuovi muri di contenimento. Le iscrizioni che vediamo ancora oggi sui cartigli sono state scritte da un famoso calligrafo del XVII secolo: sono i nomi di Allah, Maometto e dei compagni del Profeta, Abu Bakr, Othman, Hossein, Hassan, Ali e Omar. Nel 1847 il sultano Abdülmeçit affidò all’architetto Fossati il restauro dell’edificio, restauro che portò alla luce i meravigliosi mosaici ancora visibili oggi. Nel 1934 Atatürk la fece trasformare in un museo intuendo la sua bellezza ed il suo essere un patrimonio ecumenico dell’umanità.

Oggi però, con il Consiglio di Stato turco che ha annullato quel decreto del 24 novembre 1934, oggi come nel 1453, la Basilica di Santa Sofia viene nuovamente violata e saccheggiata ed ingiustamente trasformata in un edificio religioso che corrisponde solo ad una parentesi della sua storia (invasione degli Hyksos, verrebbe da dire con Croce). La basilica fu cristiana per molto più tempo, quasi 1.000 anni. Oggi, con questa decisione sconsiderata del Consiglio di Stato (di uno stato retto in maniera egemonica e totalitaria da un solo uomo al comando, l’islamico-nazionalista Erdogan) della storia incredibile di Santa Sofia resta solo una grottesca, squallida manipolazione politica fatta da barbari contemporanei che dopo oltre quindici secoli oltraggiano ed offendono con la propria cecità politica e culturale uno dei monumenti più preziosi e prestigiosi dell’umanità. -  Fonte

40 commenti:

Anonimo ha detto...

I meravigliosi mosaici, opere uniche dell'arte bizantina, potranno essere ancora ammirati dall'umanità?
Con il ritorno della Basilica di Santa Sofia a moschea si rinnova la caduta di Costantinopoli, la nuova Roma, erede del patrimonio unico e umanamente intramontabile dell'Impero Romano.

Anonimo ha detto...

"San Benedetto è il padre dell'Europa. Quando l'impero romano è crollato, consumato dalla vecchiaia e dai vizi, e i barbari si sono lanciati sulle sue provincie, quell'uomo, che è stato chiamato "l'ultimo dei grandi Romani", unendo allo stesso tempo la “romanità” (secondo l’espressione di Tertulliano) e il Vangelo, ha attinto a queste due fonti aiuto e forza per unire efficacemente i popoli d'Europa sotto il vessillo e l'autorità di Cristo. Infatti dal mar Baltico al Mar Mediterraneo, dall'Oceano Atlantico alle pianure della Polonia, legioni di monaci benedettini si sono diffusi, rendendo mansuete le nazioni ribelli e selvagge con la croce, i libri e l'aratro."
(Pio XII, Omelia nella Basilica Ostiense per il XIV centenario della morte di San Benedetto, 18 settembre 1947, nella festa estiva di San Benedetto da Norcia)

Japhet ha detto...

Erdogan islamizza Santa Sofia e la Santa Sede resta a guardare.

Anonimo ha detto...

Santa Sofia, le mire del sultano e una Chiesa tiepida troppo occupata con la salvaguardia del creato
https://loccidentale.it/santa-sofia-le-mire-del-sultano-e-una-chiesa-tiepida-troppo-occupata-con-la-salvaguardia-del-creato/

Anonimo ha detto...

...mentre in Europa i politici favoriscono la diffusione di moschee, in Turchia Erdogan ‘schiaffeggia’ i cristiani del mondo, spingendo alla trasformazione di Santa Sofia in moschea.

Anonimo ha detto...

L'assoluto silenzio sulla vicenda rappresenta solo ennesimo sintomo dell'inanità spirituale della "Chiesa in uscita" e sarà già molto se dal Vaticano, in relazione all'iniziativa in questione, non si farà pervenire un esplicito indirizzo di congratulazione alle Autorità turche ...

numeroventuno ha detto...

Sfortunatamente questo è soltanto l'inizio.

Erdogan non è un uomo solo al comando, il suo gesto è stato sostenuto da una larga parte dell'opinione pubblica turca, ed è stato apprezzato da molti musulmani fuori dalla Turchia.

È ormai consapevole della propria forza, oltre che della debolezza dei suoi vicini.

Solo ragionando sull'opportunità del gesto su twitter con un cittadino turco, ho potuto intuire dove andremo a finire: secondo lui il gesto è "legittimo" dal punto di vista della sovranità territoriale turca; non abbiamo alcun titolo per criticarlo, considerando che noi siamo colpevoli di aver convertito le moschee in Spagna e Sicilia in chiese, e di non averle mai restituite ai "legittimi" proprietari.

All'obiezione che i "legittimi proprietari" le avessero costruite dopo aver brutalizzato quei paesi con la spada per secoli (e non evangelizzati con la parola), il confronto è passato dalla sfera oggettiva a quella soggettiva. Mi è stato detto di essere un ignorante totale e di andare a studiare subito gli Aghlabiti, solo per averli chiamati ottomani (fatto di proposito per evitare di scrivere islam e turbare la suscettibilità dell'interlocutore). Il dialogo non poteva quindi proseguire con un tale ignorante come me: blocco su twitter e fine del discorso.
Un ennesimo e inutile esempio di dialogo interconfessionale.

La storia per loro inizia dall'occupazione araba/ottomana, non c'è un prima, e se anche ci fosse, non conta nulla. Quattordici secoli di guerre in tutto il Mediterraneo, pirateria, schiavitù, sottomissione delle altre fedi, stragi gratuite, tutto ciò non è mai avvenuto per lor signori.
Anche noi ce ne siamo dimenticati, mettendo sullo stesso piano quattordici secoli di sterminio con qualche crociata: ormai ho perso il conto delle volte che ci siamo cosparsi il capo di cenere per le crociate.

Badate bene, tutto ciò significa che proveranno riprendersi quello di cui si considerano "legittimi proprietari": ieri il nord della Siria, oggi la Libia, domani forse la Sicilia e la Spagna.

Viator ha detto...

Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha rilasciato una dichiarazione indirizzata alle autorità turche con l’invito di mantenere lo status di museo alla cattedrale di Santa Sofia a Istanbul:

“Sono profondamente preoccupato per le esortazioni di alcuni politici turchi a rivedere lo status di museo della Basilica di Santa Sofia, uno dei più grandi monumenti della cultura cristiana.

Costruito nel VI secolo in onore di Cristo Salvatore, questo tempio ha un grande significato per l’intera Ortodossia. Ed è particolarmente caro per la Chiesa Russa. Gli ambasciatori del Gran Principe Vladimir, dopo aver varcato la soglia di questo tempio, rimasero affascinati dalla sua bellezza celeste. Sentendo i loro racconti, San Vladimir si fece battezzare e battezzò la Rus’, la quale dopo di Lui fece il suo passo verso una nuova dimensione spirituale e storica – nella civiltà cristiana.

Attraverso molte generazioni, a noi è stata trasmessa riverenza per i conseguimenti di questa civiltà, di cui ora noi facciamo parte. E uno dei suoi simboli ammirati con venerazione era e rimane Santa Sofia. La sua immagine, saldamente, è entrata nella nostra cultura e storia. Ha dato forza e ispirazione ai nostri architetti a Kiev, Novgorod, Polatsk – in tutti i principali centri di formazione spirituale dell’antica Rus’.

Nella storia delle relazioni tra la Rus’ e Costantinopoli ci sono stati diversi periodi, talvolta molto difficili. Ma ogni tentativo di umiliare o calpestare la millenaria eredità spirituale della Chiesa di Costantinopoli, il popolo russo – sia nel passato come ora – lo ha percepito e lo percepisce con amarezza e sdegno. Una minaccia a Santa Sofia                 è una minaccia per l’intera civiltà cristiana, e quindi anche per la nostra spiritualità e storia. Fino ad oggi, per ogni persona ortodossa russa, Santa Sofia rappresenta un grande luogo sacro cristiano.

Il dovere di ogni stato civilizzato è quello di mantenere l’equilibrio: riconciliare le contraddizioni nella società e non acutizzarle; favorire l’unificazione delle persone, ma non la divisione.

Oggi, le relazioni tra Turchia e Russia si stanno sviluppando in modo dinamico. Va tenuto presente che la Russia è un paese dove la maggioranza della popolazione è ortodossa. Perciò, quello che potrà accadere a Santa Sofia inciderà con profondo dolore sul popolo russo.

Confido nella prudenza del governo turco. Mantenere lo status neutrale attuale di Santa Sofia, uno dei più grandi capolavori della cultura cristiana, il tempio-simbolo per milioni di cristiani di tutto il mondo, servirà a sviluppare ulteriormente le relazioni tra i popoli della Russia e della Turchia, rafforzando la pace e la concordia interreligiosa”.

+ Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

http://www.patriarchia.ru/db/text/5659210.html

Anonimo ha detto...

Mosca, Romania, Cipro, Georgia, Romania. Il mondo ortodosso reagisce duramente alla decisione di trasformare la basilica di Santa Sofia di Istanbul in moschea. “È un duro colpo per l'ortodossia mondiale”, dice senza giri di parole il metropolita russo Hilarion. “Penso che la decisione presa influenzerà sicuramente le relazioni di questo Paese con il mondo cristiano. Più di una volta, anche negli ultimi giorni, abbiamo sentito le voci dei leader cristiani che hanno invitato le autorità turche a fermarsi”. Ma non lo hanno fatto.
https://www.agensir.it/europa/2020/07/11/turchia-santa-sophia-torna-moschea-chiese-ortodosse-un-duro-colpo-ai-cristiani-di-tutto-il-mondo/

Anonimo ha detto...

E' meglio che il vaticano taccia, non conoscendo e non apprezzando la storia della Cristianità.

Sonia Sacripanti su Fb ha detto...

Non abbiamo chi difenda gli Italiani,
non abbiamo chi difende la nostra Fede,
ci è rimasto DIO... che alla fine E' TUTTO!

Anonimo ha detto...

https://www.agensir.it/quotidiano/2020/7/11/turchia-santa-sophia-moschea-padre-monge-istanbul-rispettare-storia-e-bellezza-di-uno-straordinario-monumento-da-preservare-come-tale/

Anonimo ha detto...

Ahmad Mansour: "La conversione di Santa Sofia in moschea simboleggia la strategia dell'Islam politico. Finché non si ha il potere, tolleranza e diversità; quando si è al potere, l'identità islamica deve essere dominante, il resto va sottomesso, compresa diversità e tolleranza".

Anonimo ha detto...

Il 31 marzo 2018, Erdoğan recitò il primo versetto del Corano nella Basilica di Santa Sofia, dedicandola a "coloro che hanno contribuito a costruirla ma in modo particolare a chi la ha conquistata". Il 10 luglio 2020 ha riaperto al culto islamico la Basilica. “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Matteo 16, 18)

Le vie del Signore... Toccante! ha detto...

"Buona domenica amici. Ventotto anni fa, il 12 luglio 1992, mia madre morì e fui io stesso a seppellirla nel cimitero a ridosso della Grande Moschea del Profeta Maometto a Medina, la seconda città santa dell’islam, in Arabia Saudita.
La rigida ideologia wahhabita vigente vieta il culto dei morti. Quindi non si possono mettere delle lapidi che attestino il luogo della sepoltura e ricordino i nostri cari ai posteri. In un eccesso di disumanità periodicamente le ruspe scavano, prelevano i corpi o i resti e li gettano altrove. Perché il fedele musulmano deve venerare solo Allah.
Ed è così che non ho più la possibilità di raccogliermi in preghiera sul luogo della sua sepoltura.
Ma lei è sempre viva dentro di me. A lei oggi dedico la mia riflessione e rinnovo la mia eterna gratitudine per avermi donato la vita e aver scelto di dedicare la sua vita per crescermi ed educarmi nel migliore dei modi possibili. A lei devo ciò che sono. Grazie mamma.

A mamma Safeya

Rivedo il tuo sguardo tenerissimo
specchio dell’innocenza radicata nell’anima
con gli occhi di un’orfana persi nel vuoto
privata degli affetti e sfortunata in amore.

Giovane mamma temprata dalla sofferenza
hai donato al tuo unico figlio tutta te stessa
concependomi come la missione di vita
per regalarmi quella felicità che ti fu negata.

Per te l’islam è stato un’ancora di certezza
la fede ha compensato le ingiustizie terrene
ma per un destino che non è mai casuale
mi hai affidato a un’educazione cristiana.

Da adulta con uno sforzo immane
imparasti a leggere per recitare il Corano
e a scrivere per potermi inviare delle lettere
che ad oggi mi commuovo solo a toccarle.

Il duro lavoro ti ha portato in giro per il mondo
ho patito immensamente per la tua lontananza
il collegio è stato una straordinaria scuola di vita
ma ho pianto spesso in una solitudine incolmabile.

I miei studi e soprattutto il mio amore per l’Italia
la tua scelta di vivere nella terra più sacra dell’islam
ci hanno confinato in due mondi inconciliabili
condannandoci a una dolorosa frattura familiare.

Ricordo l’ultima volta che ci siamo rivisti
isolata dietro il vetro per un male incurabile
incrociandosi i nostri sguardi hanno condiviso
che l’essenza della vita è la vita stessa.

Le mie lacrime adagiando il tuo corpo
in una fossa scavata e subito ricoperta
poco distante dalla tomba di Maometto
realizzando il tuo ultimo desiderio.

Senza una lapide sei fisicamente scomparsa
gli inflessibili custodi dell’ortodossia islamica
reprimono l’umana devozione per i propri cari
da vivi e da morti ci si sottomette solo ad Allah.

Ma tu sei sempre viva dentro di me
ciò che io sono me l’hai donato tu
l’amore assoluto e la dedizione totale
alla causa che dà un senso compiuto alla vita.

Ti rivedrò quando toccherà a me
guardare la vita per l’ultima volta
ti abbraccerò forte come non ho fatto mai
nulla e nessuno ci separerà mai più".

Magdi Cristiano Allam

Anonimo ha detto...

Santa Sofia è il simbolo della fragilità del Cristianesimo e dell'aggressività islamista.

M. Magdi Cristiano Allam.

La decisione del Presidente turco Erdogan di riconvertire la Cattedrale di Santa Sofia a moschea è la parabola della fine del cristianesimo e della vittoria dell’islam. Erdogan è considerato un “musulmano moderato”, che sta reislamizzando la Turchia, promuovendo la riesumazione del Califfato ottomano, finanziando la proliferazione delle moschee e la diffusione dell’islam in Europa e nel mondo. Nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio umano di mettere fuori legge l’islam come religione dentro casa nostra. Anche gli italiani e gli europei che legittimamente la pensano diversamente da me, sappiano che siamo tutti sulla stessa barca: o ci liberiamo tutti dall’islam o saremo tutti sottomessi all’islam

La decisione del Presidente turco Erdogan di riconvertire la Cattedrale di Santa Sofia a moschea è la parabola della fine del cristianesimo e della vittoria dell’islam nel nostro Mondo in preda alla decadenza della civiltà laica e liberale.
È successo in passato quando i musulmani hanno imposto con la violenza il loro potere sulle popolazioni cristiane nel Mediterraneo.
Succede ora sia nei territori dove i musulmani sono diventati la maggioranza della popolazione sia in un’Europa scristianizzata dove gli stessi cristiani vendono le chiese ai musulmani per trasformarle in moschee.
Succederà sempre più in futuro ovunque nell’Occidente formalmente civilizzato ma sostanzialmente sottomesso, vittima del relativismo che ha legittimato l’islam a prescindere dalla sua incompatibilità con le leggi, le regole e i valori di uno Stato di diritto e democratico, precipitato nel baratro dell’odio di se stesso concependosi come l’incarnazione di tutti i mali del mondo, razzismo, schiavismo, colonialismo e totalitarismo, da espiare mettendosi in ginocchio e cancellando la propria Storia.

Anonimo ha detto...

....segue
La Cattedrale di Santa Sofia è l’emblema della fragilità del cristianesimo e dell’aggressività dell’islam. Costruita nel 537 per volere dell'imperatore Giustiniano e della moglie Teodora che desideravano farne la più grande chiesa del mondo, fu contesa dalle Chiese cristiane. Gestita prima dalla Chiesa greco-cattolica, poi dalla Chiesa ortodossa che la trasformò in sede del Patriarcato di Costantinopoli, mentre dal 1204 al 1261 i crociati la trasformarono in una cattedrale cattolica di rito romano.
Il 29 maggio 1453, dopo la presa di Costantinopoli da parte delle truppe islamiche ottomane e la fine dell’Impero Romano d’Oriente, il Sultano Mehmet II, Maometto II, detto “Al Fatih”, Il Conquistatore”, trasformò la Cattedrale di Santa Sofia in una moschea con l'aggiunta dei 4 minareti.
Il primo febbraio 1935 per volere di Mustafa Kemal Ataturk, il “Padre della Patria”, fondatore della Repubblica della Turchia su basi laiche, la Cattedrale di Santa Sofia divenne un museo.
Il 10 luglio 2020 il Presidente Erdogan con un decreto presidenziale ha riconvertito la Cattedrale di Santa Sofia a moschea. La decisione di Erdogan è arrivata appena un’ora dopo il verdetto con cui il Consiglio di Stato turco ha annullato il decreto del 24 novembre 1934 di Ataturk che trasformava la Cattedrale di Santa Sofia in un museo. Erdogan ha detto che questa decisione è un "diritto sovrano" della Turchia ed è già stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.
Debole la denuncia della Chiesa ortodossa e ancor più tiepide le reazioni dell’Unesco, che ha inserito la Cattedrale di Santa Sofia tra il patrimonio dell’umanità, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Finora non ci sono reazioni della Chiesa cattolica.

Il protagonista della riconversione di un luogo di culto cristiano fortemente rilevante trattandosi di una delle Cattedrali più antiche, più grandi e più visitate al mondo, è un musulmano considerato moderato. Erdogan non è considerato un terrorista o un estremista. La Turchia è formalmente uno Stato laico e democratico, fa parte della Nato, del Consiglio d’Europa e vuole aderire all’Unione Europea. Eppure Erdogan è l’artefice della reislamizzazione della Turchia, promuove la riesumazione del Califfato islamico turco-ottomano anche con interventi militari in Siria, Iraq, Somalia, Libia e Qatar, è tra i più accesi finanziatori della proliferazione delle moschee in Europa e altrove nel mondo. Ed è lo stesso Erdogan che nega l’esistenza di un “islam moderato” sostenendo che “l’islam è l’islam”.

Cari amici, stiamo toccando con mano la decadenza della nostra civiltà. La causa è la nostra fragilità. Come già accadde con l’Impero Romano d’Occidente, l’Europa laica e liberale sta collassando non per la forza degli islamici o dei cinesi, ma per la propria intrinseca debolezza. Siamo a un passo dalla morte non per omicidio ma per suicidio. È arrivato il momento di riscattarci per salvaguardare il nostro inalienabile diritto alla vita, alla dignità e alla libertà. Nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio umano di mettere fuori legge l’islam come religione dentro casa nostra, all’interno del nostro Stato nazionale, esercitando la nostra legittima sovranità, per preservare noi stessi e la nostra civiltà laica e liberale. Non vogliamo fare la guerra ai musulmani o all’islam nel mondo, chi vuole praticare l’islam a casa sua è libero di farlo, ma abbiamo il diritto e il dovere di difendere la nostra civiltà sia dai terroristi e estremisti islamici, sia dai “musulmani moderati” alla Erdogan. Anche gli italiani e gli europei che legittimamente la pensano diversamente da me, sappiano che siamo tutti sulla stessa barca: o ci liberiamo tutti dall’islam o saremo tutti sottomessi all’islam. E dobbiamo agire subito. Il tempo non è dalla nostra parte.

Anonimo ha detto...

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-07/santa-sofia-conversione-moschea-turchia.html

mic ha detto...

Città del Vaticano (AsiaNews) – Pensando “a Istanbul”, oggi dopo la preghiera dell’Angelus, papa Francesco ha detto: “Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato”. La frase semplicissima e secca esprime il dolore della Santa Sede, oltre che degli ortodossi e di molto mondo occidentale, per la decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di trasformare la basilica di Santa Sofia in moschea, a partire dal 24 luglio. Questa frase è la prima e l’unica espressione di giudizio sulla vicenda da parte della Santa Sede, criticata fino ad ora da molte parti per il suo silenzio.

Anonimo ha detto...

Si faccia una cernita rigorosa dei filo/islamici nostrani e li si mandi a La Mecca. Sarà poi tutto più facile.

Anonimo ha detto...

Il problema fondamentale sono gli attributi. Chi li ha e chi non. Gli Ortodossi sopravanzano di molto i cattolici. Ora che cosa poteva uscire fuori dalla bocca del gesuita? Due coordinate completamente autoreferenziali, moderniste e sentimentali. Fuffa. Di Hagia Sophia, acqua in bocca. Ormai son tutti femminelli romantici a prescindere dalla stazza.

Unknown ha detto...

Per i mussulmani ogni nostra apertura è per loro una conquista. Credo che la porta spalancata debba essere almeno socchiusa noi cristiani dobbiamo difendere la nostra identità culturale altrimenti l'islam prendera'il soppravvento e allora....

Rovente ha detto...

Omelia di Padre Giorgio Maria Faré sull’importanza del vivere una vita santa difendendo la libertà di pensiero.
12 luglio 2020, Santuario del Carmelo di Monza.
https://www.youtube.com/watch?v=zCzzMN1lIrU&feature=youtu.be

..a seguire ha detto...

La Cirinnà, la Boldrini e le associazioni LGBT vogliono una legge contro l’omotransfobia e diverse proposte di legge sono in fase di esame al Parlamento.

Le leggi contro l’omotransfobia, con il pretesto di voler proteggere persone omosessuali e transessuali dalla violenza e dalla discriminazione, in realtà pongono in pericolo la libertà di espressione, di religione e di associazione.

https://www.provitaefamiglia.it/petizione/la-liberta-di-tutti-e-in-pericolo-firma-contro-la-legge-bavaglio-anti-omofobia

Anonimo ha detto...

Volete la verità ? Molto probabilmente sarà Erdogan a dare il via alle sommosse in tutta Europa dando l ok nelle televisioni arabe ai capi Isis e altre frange terroristiche infiltrate da tempo negli sbarchi.
Questione di mesi, massimo un anno.
Per questo Silvia Romano era venuta con giubbotto miliziano turco e per questo aveva il vestiario di Al Shabaab. Era per dare il via libera.
Questo ve l'avevo già detto ma mancava l'ultimo pezzo del puzzle: la Turchia.
Pregate lo Spirito Santo, ognuno di noi deve sapere cosa fare.

Anonimo ha detto...

‪Giulio Meotti:
“Allahu Akbar”! Manifestazione di giubilo davanti a Santa Sofia dopo la riconversione a moschea della più importante chiesa orientale. Europa, Occidente e capi della cristianità umiliati. 10 luglio 2020, sarà ricordato come un giorno profetico nel mondo islamico. Un giorno di sottomissione degli infedeli.

Anonimo ha detto...

Giubila bene chi giubila ultimo!

Diego B. ha detto...

@anonimo delle 00.07

guardi che non c'è problema. Abbiamo cacciato turchi per generazioni, riprenderemo l'antico mestiere. Il cristiano, quello vero, non è l'ultimo dei fessi, lo zerbino dei maomettani. Il vero cristiano sa quando è necessario usare mezzi spirituali e quando usare quelli materiali.
Deus vult

mic ha detto...

La Bussola titola:
Santa Sofia fa emergere il fallimento di Abu Dhabi

Il timoroso accenno di papa Bergoglio all’affare di Santa Sofia, ieri, al termine dell’Angelus, fa trasparire l’imbarazzo e la delusione per aver puntato sulla Dichiarazione di Abu Dhabi per una convergenza panislamica.

Ma più che il fallimento, è la conseguenza di Abu Dhabi e molto altro...

Anonimo ha detto...

IL PRIMATO DELLA REALTA'

"Nel 2004, Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI, disse senza esitazione che

"Storicamente e culturalmente la Turchia ha poco da spartire con l'Europa: perciò sarebbe un errore grande inglobarla nell'Unione Europea. Meglio sarebbe se la Turchia facesse da ponte tra Europa e mondo arabo oppure formasse un suo continente culturale insieme con esso. L'Europa non è un concetto geografico, ma culturale, formatosi in un percorso storico anche conflittuale imperniato sulla fede cristiana, ed è un fatto che l'impero ottomano è sempre stato in contrapposizione con l'Europa. Anche se Kemal Ataturk negli anni Venti ha costruito una Turchia laica, essa resta il nucleo dell'antico impero ottomano, ha un fondamento islamico e quindi è molto diversa dall'Europa che pure è un insieme di stati laici ma con fondamento cristiano, anche se oggi sembrano ingiustificatamente negarlo. Perciò l'ingresso della Turchia nell’UE sarebbe antistorico”.

Come sempre implacabilmente lucido e senza sbavature.

C'è una espressione su cui occorre meditare. Per Ratzinger, la Turchia "resta il nucleo dell'antico impero ottomano".

Recep Tayyip Erdoğan non potrebbe essere più d'accordo con le parole dell'ex pontefice. La riconversione in moschea di Santa Sofia è un segno eloquente di come il rais turco intenda oggi la Turchia e se stesso. Ovvero come testa di ponte di una rinascita islamica sotto la mezzaluna. Basta ascoltarlo:

“La resurrezione di Santa Sofia parla della volontà dei musulmani di tutto il mondo di uscire dall’interregno. La resurrezione di Santa Sofia è la riaccensione del fuoco della speranza non soltanto dei musulmani, ma ─ insieme a loro ─ di tutti gli oppressi, le vittime di ingiustizie, i calpestati e gli sfruttati.”

Sembra di sentire Khomeini, quando, nel 1979, si pose alla guida della rinascita islamica e si propose come patrono degli sfruttati. Ora, il ruolo se lo è intestato Erdoğan.

Il problema, chiaro come non mai a Ratzinger ed espresso innumerevoli volte in discorsi e testi, è che "il fondamento cristiano" dell'Europa, diversamente dal fondamento islamico della maggioranza dei paesi musulmani, è andato sempre più erodendosi per l'avanzare del secolarismo, così come, l'èlite politica a capo della UE ha programmaticamente espunto dalla redazione della Costituzione Europea del 2002 il riferimento al cristianesimo nella formazione dell’Europa.

Nella stesura definitiva della “Costituzione per l’Europa” del 2003, si giunse unicamente a un riferimento generico e neutro alle “eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa”. Declinazione pluralistica, anodina, improntata a una apparente par condicio rispettosa di tutti e di nessuno in nome di un ibridismo già post-identitario e pronto a non offendere sensibilità specifiche, soprattutto quelle musulmane anche in vista, all’epoca, di una possibile e futura inclusione della Turchia all’interno dell’Unione.

La Turchia non è entrata nell'Europa, non direttamente almeno, ma oggi, a distanza di diciassette anni, dell'Europa postcristiana si fa un baffo con un gesto perentorio di disprezzo.

Il masssimo che può fare il papa oggi, l'attuale pontefice che ci ha spiegato che l'Islam è una religione pacifica di cui non dobbiamo darci pensiero, è di dirsi " molto addolorato" per la decisione di Erdoğan.

Magari sarebbe stato meglio, invece dell'espressione di dolore, avere fatto all'Islam qualche carezza in meno sulla testa nella speranza vana di addomesticare chi può solo, della pecora, indossare le sembianze".

Niram Ferretti

Anonimo ha detto...

Senza parole.Andate a guardarvi il video dell'Angelus di ieri e dite se è:una protesta, una constatazione, un lamento o una resa.Guardate bene e poi dite una preghiera perché noi cattolici ne abbiamo tanto bisogno.

Anonimo ha detto...

Marco Patricelli, NewList oggi

La resa di Papa Francesco

“Ci sono processi talmente veloci che stanno scavalcando persino le capacità di analisi. La resa di Papa Francesco è nelle immagini e nelle parole. L’uomo che ha esortato a vedere il volto di Cristo nei volti dei migranti ha sorvolato sul fatto che essi sono nella schiacciante maggioranza musulmani. Non ci vuole un esperto di teologia per cogliere una profonda contraddizione in termini, non solo perché viviamo un’epoca infiammata dall’integralismo islamico prevaricante. Se veramente così fosse, Dio sarebbe Allah, che non prevede un Papa a Roma, dove già si staglia la più grande moschea d’Occidente. Obiettivo mai nascosto: allora con le scimitarre, oggi con mezzi più moderni e più efficaci delle guerre moderne e tecnologiche. San Pietro, nella Prima Roma, viene esattamente dopo Santa Sofia nella Seconda.”

Anonimo ha detto...

http://blog.ilgiornale.it/franza/2020/07/12/il-vescovo-di-ratisbona-rudolf-voderholzer-mette-in-guardia-i-cristiani-dallislamsolo-falsi-cristiani-dialogano-con-lislam/

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=mNVbDR3YI1w&feature=share

Roberto De Mattei, Prima Santa Sofia poi San Pietro

Anonimo ha detto...

I pagliacci occidentali, che hanno svenduto la loro identità per droga e sesso, non comprendono che qualcuno possa agire secondo un criterio identitario.

Nel frattempo, dopo essersi assicurato di essere ben inserito nel flusso delle opinioni mainstream, anche Papa Francesco si è detto "addolorato" per la decisione di Erdogan. 

Io invece sono addolorato per l'intronazione della Pachamama in San Pietro. A ognuno il suo dolore.

Anonimo ha detto...

Ho letto con molta attenzione l'intervista rilasciata da Silvia Romano a "La Luce" di Davide Piccardo.
Dice Silvia :
" Il velo è un simbolo di Libertà, io sento dentro che Dio mi chiede di indossarlo per elevare la mia dignità e il mio onore, perché coprendo il mio corpo so che una persona potrà vedere la mia anima ”.

Lascio perdere la "vista dell'anima" e mi soffermo sul convincimento che il "velo é simbolo di Libertà".
Affermazione quanto mai assurda e priva di ogni riscontro.
Chiedetelo alle Donne.
Quelle che vivono in Afghanistan,
Quelle che vivono in Iran,
Quelle che vivono in Arabia Saudita
Quelle che vivono nei piccoli centri rurali del Marocco, della Tunisia, dell'Algeria, della Libia,
Quelle che vivono in tutti i villaggi e i piccoli anfratti di ogni Paese arabo e musulmano.
Chiedetelo a loro se é "simbolo di Libertà"
Chiedilo a loro Silvia.

Chiedilo a Lalla Aisha, principessa del Marocco e figlia del Re Mohammed V che oso' presentarsi davanti al Consiglio Islamico del suo Regno, senza velo, capelli sciolti sulle spalle, dicendo :
"Io sono qui oggi da Donna Libera, davanti a Voi".
Chiedilo a Lei.

Oppure chiedilo a , Atussa Tabrizi, paladina dei Diritti delle Donne Iraniane, arrestata dalla Polizia Morale a Teheran perché camminava per strada senza velo, rivendicando la sua Libertà di non indossarlo.

Chiedilo, ma purtroppo non é più possibile, a, Katia Bengana, ragazza ventenne d'Algeri, ammazzata con tre colpi in testa in una strada della Capitale perché si era rifiutata di uscire di casa col velo in testa.

Chiedilo alle Donne di Kabul costrette a coprirsi interamente sotto lunghi abiti neri dai fondamentalisti afghani, controllate ogni momento dai talebani che spiano ogni centimetro del loro corpo......Cosa fanno, guardano l'anima ?

NO , non puoi arrivarti il diritto di parlare per loro.
Tu sei "Libera" di sentirti libera col velo ma non sei affatto libera di spacciarlo per simbolo di Libertà delle Donne musulmane.

E' un gesto di Fede, di appartenenza ad una Religione, ossequio ad una norma che impone, non é (quasi) mai una "libera scelta".

Per quanto mi riguarda, da domani tu puoi pure andare in giro col niqab o col burqa
E' una tua decisione.
Ma non spacciarla per "simbolo di Libertà".
Se proprio non vuoi (o non puoi) riconoscere che é esattamente il contrario, che é l'ennesimo insulto alle Donne, che é il penultimo affronto alla loro Libertà, almeno taci.
Abbi il coraggio di tacere.
Le Donne sopra citate ti ringrazierebbero per il tuo silenzio.
Claudio Khaled Ser

Anonimo ha detto...

LA BASILICA DI SANTA SOFIA TRASFORMATA IN MOSCHEA. IL FALLIMENTO DEL DIALOGO CON L’ISLAM. PERFINO BERGOGLIO DICE UNA PAROLA. ECCO PERCHE’
Posted: 13 Jul 2020

Sabato scorso “Avvenire” ha fatto un titolo quantomeno ambiguo sulla trasformazione della basilica di Santa Sofia in moschea: “Santa Sofia è di Erdogan”.

Il sottotitolo recitava: “Insorgono l’Onu, gli ortodossi, Usa, Ue e Atene”. Dall’elenco mancava clamorosamente l’istituzione che più avrebbe dovuto manifestare dolore e disappunto: la Santa Sede.

Un silenzio imbarazzante che – col passare delle ore – diventava sempre più insostenibile, perché rischiava di replicare l’analogo silenzio del papa di domenica scorsa su Hong Kong quando Bergoglio si è rifiutato di leggere, all’Angelus, un pensiero sulla repressione della libertà e dell’autonomia di Hong Kong da parte del regime comunista cinese.

Oltretutto con la replica di un altro silenzio papale, stavolta relativo all’Italia, cioè alla controversa legge sull’omofobia, in discussione al Parlamento, che – secondo vescovi, sacerdoti e laici – minaccia gravemente la libertà di insegnamento della Chiesa. Anche su questo il papa – sempre così interventista nella politica italiana – sta osservando il più rigoroso silenzio (pur essendosi pronunciato più volte, in passato, su questi temi).

Dunque Bergoglio ieri ha ritenuto che – almeno sulla vicenda di Santa Sofia – doveva dire una parola, forse anche per non esporsi troppo alle critiche di chi lo accusa di non difendere i cristiani e di chi nota la sua spiccata acquiescenza verso il mondo islamico, persecutore dei cristiani, e verso i regimi comunisti, specialmente quello cinese.

Così ieri all’Angelus papa Bergoglio ha detto una parola su Santa Sofia: si è detto “molto addolorato”. E’ poca cosa, ma è comunque un messaggio, quanto basta per non passare alla storia – fra l’altro – come il papa che è stato indifferente alla trasformazione in moschea di Santa Sofia. Il pronunciamento pontificio esprime infatti il dolore della Chiesa cattolica.

E’ un intervento significativo anche per l’Italia, dove sono stati Matteo Salvini e Giorgia Meloni a intervenire su questo caso che – peraltro – evidenzia il problema internazionale rappresentato dalla Turchia di Erdogan.

Giorgia Meloni ha scritto sulla sua pagina fb:

“Erdogan completa il processo di trasformazione della laica Turchia in un sultanato islamico convertendo (nuovamente) in moschea il museo di Santa Sofia di Istanbul. Con questo atto, che Erdogan crede essere una dimostrazione di forza della sua deriva islamista, l’aspirante sultano non fa altro che ammettere di essere incapace, nel 2020, di costruire qualcosa che possa anche solo avvicinare la maestosità della basilica di Santa Sofia costruita circa 1500 anni fa dalla cristiana Costantinopoli”.

Matteo Salvini, preannunciando anche un presidio della Lega davanti al consolato turco di Milano, ha scritto su Twitter:

“La stessa Turchia che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa, trasforma Santa Sofia in una moschea. La prepotenza di un certo Islam si conferma incompatibile con i valori di democrazia, libertà e tolleranza dell’Occidente”.

Con l’operazione Santa Sofia il “Sultano” Erdogan ha riconfermato le sue mire espansionistiche ed egemoniche che vanno addirittura dalla Spagna a Gerusalemme (passando per la Libia).

Infatti Erdogan, parlando ai turchi e ai musulmani di tutto il mondo, ha detto che la “riconversione” di Santa Sofia è “precorritrice della liberazione della moschea al-Aqsa”, cioè di Gerusalemme (gli sono giunti applausi da Hamas) e fa parte del piano che vuole risvegliare l’Islam “da Bukhara, in Uzbekistan, all’Andalusia, in Spagna”. Una sorta di Califfato. Come si vede c’è di che preoccuparsi.

Anonimo ha detto...

.... segue
Gad Lerner – sul “Fatto quotidiano” – ieri ha notato l’inquietante riferimento a Gerusalemme, mettendone giustamente in luce il senso destabilizzatore.

Poi ha sentito l’inspiegabile bisogno di improvvisarsi storico parlando del 1236 “quando la reconquista cristiana della penisola iberica fu suggellata dalla trasformazione della Mezquita islamica di Cordoba in cattedraledell’Immacolata Concezione”.

Lerner probabilmente voleva insinuare che anche i cristiani hanno fatto ai musulmani quello che oggi Erdogan fa con Santa Sofia.

La storia però dice l’opposto, perché la Spagna era cristiana, i musulmani la invasero nel 756 e a Cordova costruirono la moschea dove prima c’era la basilica visigota, del IV-VI secolo, dedicata a San Vincenzo Martire (con la sede episcopale e il seminario).

Gli islamici la demolirono e ci costruirono la Mezquita. Gli scavi archeologici del XX secolo hanno riportato alla luce i resti dell’originaria basilica cristiana. La “reconquista” – lo dice la parola stessa – non fu altro che la liberazione della Spagna dal dominio degli invasori musulmani e per questo, una volta liberata Cordova, la struttura edificata sulla basilica fu ritrasformata in chiesa. Lerner aveva esordito ammonendo che “a scherzare con la storia ci si brucia” e in effetti lui ha provveduto a bruciarsi.

Nella vicenda di Santa Sofia tutto comincia dalla tragica invasione turca che nel 1453 devastò Costantinopoli e pose fine a una civiltà millenaria che aveva illuminato tutto il Mediterraneo. Costantinopoli era letteralmente la seconda Roma.

Per la cristianità orientale di rito ortodosso Santa Sofia è la Chiesa madre, perciò è come sa da noi fosse trasformata in moschea la basilica di San Pietro.

Prima della dichiarazione di ieri del Papa, il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, aveva dichiarato che la “riconversione” di Santa Sofia avrebbe spinto “milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’islam”.

Ma soprattutto il Patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill – che giorni fa aveva già lanciato un appello per scongiurare questa decisione – ha espresso “grande pena e dolore”. Il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, l’ha definita “un duro colpo per l’ortodossia mondiale”.

Oggi però la Turchia è un problema per il mondo, non solo per i cristiani.

Antonio Socci
Da “Libero”, 13 luglio 2020

mic ha detto...

https://resistancerepublicaine.com/2015/12/03/poutine-demande-aux-turcs-de-rendre-sainte-sophie-a-leglise-orthodoxe/

Anonimo ha detto...

Giulio Meotti:
La mia analisi sullo scempio islamista a Santa Sofia è finita oggi sui media turchi. Continuo a pensare, quasi in solitudine, che sia una delle storie più importanti e che avrà maggior impatto di questi giorni. C’è tutto, in nuce: la politica di conquista islamista da parte non dell’Isis ma di uno stato addirittura membro della Nato e che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa, la fase terminale di un cristianesimo orientale massacrato, la pavidità e il flatus vocis delle democrazie occidentali che hanno rinunciato alla libertà religiosa, l’indifferenza arrendevole delle chiese. Forse, un giorno, comprenderemo il significato di questa conversione. Sarà tardi?